“Sono intervenuto in dichiarazione di voto in Aula alla Camera per ribadire la ferma contrarietà del PD alla legge Costituzionale sulla separazione delle carriere dei giudici. Votare No al provvedimento imposto dal governo è stato un dovere morale e democratico prima ancora che politico. La riforma non ha nulla a che vedere con i problemi della giustizia. Tribunali intasati e con carenza di organici, processi senza fine, certezze di diritto non sempre tutelare, carceri strapiene come quello di Modena e dignità umana negata. Invece il tentativo è colpire i giudici per renderli sempre più vincolati con il potere politico non garantendo quella terzietà indispensabile in un Paese democratico. La destra e il governo stanno facendo la stessa cosa con quella parte di informazione considerata scomoda e non allineata. La giustizia italiana con la riforma ne esce indebolita e i limiti che pure dovevano essere affrontati (errori compresi) saranno acuiti da una separazione che porterà giudici ed avvocati a non sentirsi più parte di uno stesso sistema, per il bene comune di una società migliore e garantita dai principi costituzionali, ma avversarsi che si dovranno combattere. Non è una bella giornata per la nostra democrazia”.
Così Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Ecoreati.
Il gruppo parlamentare del Partito Democratico in visita al Campo di Fossoli e al Museo del Deportato di Carpi
Le deputate e i deputati del gruppo parlamentare del Partito Democratico si sono recati oggi al Campo di Concentramento e Transito di Fossoli e al Museo Monumento al Deportato di Carpi. Una visita simbolica, nel giorno di chiusura della Festa nazionale del PD, che conferma l’impegno del Partito Democratico per la conservazione e la trasmissione della memoria.
La capogruppo alla Camera, Chiara Braga, ha dichiarato: “Siamo qui, a Fossoli, dove sono le radici della nostra Repubblica e della democrazia. Qui passarono donne e uomini che pagarono con la vita la lotta al nazifascismo. Da questo campo transitarono ebrei, prigionieri politici e oppositori che venivano deportati nei campi di sterminio del Nord Europa. Vogliamo ribadire che l’antifascismo non è una moda stanca, ma il fondamento della libertà, della tolleranza e della solidarietà. Oggi Fossoli è un luogo della memoria che ci ricorda il monito di Primo Levi: ‘Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare’.”
A ricordare la fragilità della democrazia, anche le parole di Bertolt Brecht, poste all’ingresso del Museo del Deportato: “Occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo. I popoli lo spensero, ma non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancora fecondo.”
Il gruppo parlamentare del PD, che quest’anno ha dedicato lo stand della Festa nazionale alle celebrazioni per gli ottant’anni dal primo voto delle donne in Italia, ha ricordato come in Parlamento si sia battuto con emendamenti – poi approvati – per garantire i fondi destinati alle celebrazioni degli ottant’anni della Liberazione e proprio del voto delle donne. Un impegno che si inserisce in un lavoro più ampio per valorizzare i luoghi della memoria, fondamentale in un tempo in cui riaffiorano le ragioni dell’odio e dell’intolleranza.
“La memoria del passato deve restare viva e diventare guida per la costruzione del futuro: un popolo senza memoria è infatti un popolo senza futuro”, hanno sottolineato i democratici nel corso della visita.
“Oltre 6000 insegnanti di religione cattolica immessi in ruolo nell’anno scolastico 2025/26 stanno subendo gravi disagi economici a causa della mancanza di istruzioni operative sul calcolo dell’assegno ad personam. Le segreterie scolastiche non hanno ricevuto alcuna indicazione chiara dal Ministero e le Ragionerie stanno sollevando rilievi sui decreti, con la conseguenza che molti docenti non percepiranno lo stipendio prima di ottobre”. Così si legge nell'interrogazione presentata dalla deputata Pd Nadia Romeo al ministro Valditara per chiarire le modalità di calcolo dell’assegno ad personam per gli insegnanti di religione cattolica, di emanare una circolare esplicativa e di garantire il pagamento puntuale degli stipendi.
“Gli insegnanti di religione cattolica sono una categoria già particolare sul piano contrattuale, poiché a differenza degli altri docenti matura progressione economica anche da precaria. Non è accettabile che i docenti, già sottopagati rispetto ai colleghi europei, debbano subire anche ritardi per carenze organizzative del Ministero”, conclude Romeo.
“Quanto sta emergendo intorno a Cinecittà impone una riflessione seria e severa da parte del governo: Giuli faccia immediatamente chiarezza. Non è più tempo di scaricare responsabilità su governi passati o di piegare a propaganda politica le criticità legate al tax credit su cui in più occasioni abbiamo chiesto una riflessione sul necessario rafforzamento delle modalità di controllo da parte Mic” così in una nota il democratico Matteo Orfini componente della Commissione e cultura della Camera.
“Se venissero confermate le notizie diffuse dagli organi di stampa - prosegue Orfini - ci troveremmo di fronte non a semplici errori di gestione, ma a pratiche che esulano dalle regole e dai principi di trasparenza.
Cinecittà rappresenta il cuore pulsante dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana e non può permettersi vertici che, direttamente o indirettamente, abbiano abusato del proprio ruolo. È indispensabile fare piena luce, senza reticenze né protezioni di parte. Ci auguriamo che cessino subito le lotte interne alla maggioranza, che hanno trasformato un settore strategico in terreno di scontro politico. L’industria cinematografica italiana ha bisogno di stabilità, autonomia e una visione industriale seria, non di strumentalizzazioni ciniche e campagne di occupazione. Serve un cambio di passo immediato, nell’interesse esclusivo del Paese e della cultura italiana: Giuli e Borgonzoni ne prendano atto”, conclude Orfini commentando le notizie stampa relative a una indagine della Procura di Roma sul ruolo e le modalità di finanziamento della società di produzione cinematografica che fa capo all’amministratrice delegata di Cinecittà.
“La maggioranza sta affrontando la riforma costituzionale sulla giustizia come se fosse un decreto legge, senza alcun confronto con le opposizioni e senza ascoltare le voci del Parlamento. Siamo già in campagna referendaria e la modalità con cui questo provvedimento viene portato avanti rappresenta un vero e proprio attacco alla Costituzione e al principio della separazione dei poteri”, dichiara il deputato democratico Federico Fornaro componente dell’ufficio di presidenza del gruppo del Partito Democratico alla Camera.
“Il Partito Democratico - aggiunge Fornaro - ha promosso un ciclo di audizioni con il mondo della giustizia e la società civile per evidenziare le criticità e le preoccupazioni che questa riforma solleva. Tuttavia, la maggioranza ha scelto la chiusura totale al dialogo, mostrando chiaramente l’intento politico di blindare il testo e ridurre il Parlamento a semplice ratificatore. È il primo caso nella storia repubblicana in cui un testo costituzionale arriva in Parlamento già chiuso e inappellabile: un totale negazione della volontà dei costituenti e dello spirito della nostra Carta”.
«Manovra alle porte e Salvini come sempre torna in modalità venditore di pentole: oggi a Cernobbio ha promesso flat tax anche per i lavoratori dipendenti, pace fiscale con rottamazione delle cartelle e altri improbabili regali. Tutte misure prive di coperture, che non faranno altro che gonfiare il deficit e scaricare il peso sui cittadini onesti, quelli che le tasse le pagano davvero.
Salvini recita la parte di Robin Hood al contrario: annuncia condoni e sconti a pioggia per chi evade, mentre lascia sulle spalle delle famiglie e dei lavoratori i costi reali di bilancio, senza veri interventi per restituire capacità di spesa alle famiglie. E per giustificarsi delle favole che racconta, invece di assumersi le proprie responsabilità accusa Bruxelles, dimenticando che è lui stesso vicepresidente del Governo Meloni e non un passante.
Chissà cosa penserà del suo collega il ministro dell’Economia Giorgetti, che sia al Meeting di Rimini sia oggi a Cernobbio ha richiamato alla prudenza, alla sostenibilità dei conti pubblici, al rispetto delle regole europee e alla necessità di misure concrete per famiglie e imprese.
Intanto l’economia italiana rallenta da mesi, aumenta il lavoro precario e insicuro, diminuiscono le entrate pubbliche. Servirebbero investimenti pubblici in scuola e sanità, interventi strutturali e un piano industriale nazionale, lotta all’evasione e aumento dei salari, contrasto alle politiche dei dazi americani e rafforzamento dell’Europa. Salvini invece propone invece fantasie e promesse inconciliabili.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Bilancio della Camera.
"Il governo ha deciso l'inserimento dell'Umbria, insieme alle Marche, nelle Zone economiche speciali. È una decisione che di per sé è difficile non condividere, nonostante sia tardiva e appaia troppo smaccatamente schiacciata sulla imminente scadenza elettorale nelle Marche. Decidere queste cose alla immediata vigilia di un voto contiene un sapore elettoralistico e propagandistico, che imprese e cittadini non meritano. Comunque leggeremo bene il provvedimento, le risorse contenute, l'effettiva e reale praticabilità. Da mesi sosteniamo la necessità di aiutare le imprese, gli investimenti, le famiglie, lo abbiamo fatto con emendamenti e ordini del giorno che prevedevano sgravi fiscali e contributivi, semplificazione delle procedure, tutti respinti dall'esecutivo e dalla maggioranza. Sono misure fondamentali per le aree interne, soprattutto per quelle colpite dal terremoto. Valuteremo bene il testo del provvedimento e le risorse disponibili, chiedendo fin da ora che, anche dopo le elezioni regionali, si sostengano davvero le imprese e le famiglie, le aree interne. Lo si deve fare con politiche industriali serie, con supporto alle produzioni manifatturiere e agroalimentari, per il costo dell'energia e delle bollette, per infrastrutture ferroviarie, stradali e digitali che richiamino investimenti e promuovano innovazione. E con politiche che contrastino gli effetti dei dazi imposti da Trump, verso i quali la Presidente Meloni ha tenuto una linea troppo remissiva e accomodante. Essere inseriti nella Zes è dunque solo un primo passo, compiuto il giorno dopo una manifestazione elettorale della stessa Meloni nelle Marche. Le nostre regioni meritano molto altro e meritano attenzione sempre, non solo quando si vota". Così i parlamentari PD Anna Ascani e Walter Verini.
“L’accordo commerciale annunciato con dazi al 15% danneggia gravemente il nostro Made in Italy, colpendo in particolare settori di punta come la moda, da sempre motore del nostro export e simbolo di eccellenza nel mondo. A rendere il quadro ancora più preoccupante è il contesto valutario: la recente svalutazione del dollaro, unita all’apprezzamento dell’euro, sta già penalizzando la competitività delle imprese italiane. E lo scenario potrebbe peggiorare ulteriormente: le dichiarazioni di Donald Trump sulla volontà di politicizzare la Federal Reserve, mettendola sotto diretto controllo politico, aprono a una fase di fortissima instabilità sul fronte valutario e finanziario. In un contesto così fragile, l’Italia non può restare ferma, Meloni e Giorgetti devono chiarire subito quali contromisure metterà in campo per sterilizzare gli effetti negativi di questo accordo” Così la vicepresidente del gruppo del Pd alla Camera, Simona Bonafè.
“Sul bilancio della Camera è stato approvato il mio ordine del giorno n. 14 che chiede di informare tutti i parlamentari sulle singole voci di spesa della neo costituita società in house. Ciò consentirà la massima trasparenza, finora garantita solo ai componenti dell’ufficio di presidenza, sul rilevante impegno di spesa che la Camera dovrà sostenere a favore della stessa società (15 milioni di euro) sulla quale permangono dubbi e critiche che i riscontri economici degli ultimi mesi confermano. Positivo inoltre l'accoglimento di una proposta che ho avanzato insieme alla vicepresidente Ascani per il gruppo PD, di inserire in alcuni odg presentati da colleghi della maggioranza l’impegno a trasformare i contratti dei dipendenti, attualmente in servizio e che successivamente saranno assunti, della Società in house da part time a tempo pieno. Questo attesta, se mai vi fossero dubbi strumentalmente veicolati, che le nostre riserve non erano legate alla necessità di dare certezze di stabilità e salariali ai lavoratori ma erano e rimangono conseguenza delle modalità frettolose, unilaterali e non tecnicamente riflettute, con le quali si è costituita la stessa società in house. Da oggi monitoreremo la coerenza sugli impegni presi e ci auguriamo che non vi siano più atti d'imperio a maggioranza sulla società CD Servizi”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Ecoreati, Stefano Vaccari.
Tariffa al 30% sarà devastante per intera filiera agroalimentare, per pasta sarà addirittura del 46%
“La tariffa doganale al 30% sarà devastante, per il nostro sistema agroalimentare in primis e per altri comparti strategici come la chimica e la farmaceutica, l'automotive,
la meccanica e la metallurgia, la moda. Il racconto di "Meloni amica di Trump" è caduto e il Made in Italy è esposto a una crisi senza precedenti. I formaggi pagano già dazi del 15%, che salirebbero al 45%. La pasta oggi paga il 16%, salirebbe al 46%. E non dimentichiamo le ricadute su un settore strategico come quello del vino. L'Europa deve continuare a trattare, in maniera meno timida, e Meloni deve uscire dalla sua torre d'avorio e dimostrare di avere l'autorevolezza necessaria per tutelare il Made in Italy. Se ai dazi aggiungiamo l'ipotesi di tagli alla nuova Politica agricola comunitaria, è bene che il ministro Lollobrigida smetta di fare il passacarte e agisca, insieme al collega Fitto, per scongiurare questo scenario”. Così la capogruppo democratica nella commissione agricoltura della Camera, Antonella Forattini.
“Se chiedessimo oggi a un normale cittadino italiano se, dopo mille giorni di governo Meloni, vive meglio o peggio, la risposta sarebbe una sola: si sta peggio. Le tasse non sono diminuite e il carrello della spesa è sempre più caro. E rischia di esserlo ancora di più se entreranno in vigore i dazi del 30 per cento minacciati da Trump contro l’Europa”. Lo dichiara Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del Gruppo Pd alla Camera.
“I dazi – prosegue l’esponente dem – avrebbero un impatto gravissimo su alcuni dei settori più competitivi del nostro export, a partire dalla moda e dalla farmaceutica, colonne portanti del Made in Italy. Per questo chiediamo alla Presidente Meloni di sostenere senza ambiguità il negoziato europeo. I dazi non sono un’opportunità, come sostiene Salvini, ma un danno certo alla nostra economia”.
“È proprio questa ambiguità – conclude Bonafè – il vero problema: l’Italia non può indebolire il negoziato europeo per compiacere gli Stati Uniti come per la cancellazione della tassa minima globale al 15 per cento sulle grandi multinazionali, un favore ai giganti digitali Usa e un danno alle nostre imprese, che le tasse le pagano fino all’ultimo centesimo”.
“Il sottosegretario Butti sembra ignorare il crescente dibattito scientifico sul rapporto tra social network e salute fisica e mentale di bambini e preadolescenti. Dire che la tecnologia è neutra è una semplificazione pericolosa. Nessun pediatra consiglierebbe di mettere uno smartphone in mano a un bambino di due anni, così come non gli daremmo un’automobile.
Stabilire un’età minima non significa demonizzare gli strumenti, ma proteggere i più piccoli. La tecnologia non va fermata, va guidata, come ha ricordato Papa Leone a proposito dell’intelligenza artificiale: deve essere sempre al servizio dell’essere umano.
Aprire invece il dibattito sui contenuti da mostrare o vietare online rischia di portarci su un terreno scivoloso e pericoloso, dove qualcuno decide cosa si può o non si può mettere in rete. È sulle modalità di accesso che dobbiamo concentrarci, per costruire soluzioni efficaci e condivise a tutela dei minori.
Quanto poi all’identità digitale,
non entro nel merito su quale governo abbia introdotto sia SPID che CIE – per carità di Patria – ma i fatti sono facilmente verificabili”.
Così la deputata democratica, componente della commissione bicamerale infanzia e adolescenza Marianna Madia che, sul tema della regolamentazione dei social per i minori, ha presentato una proposta bipartisan insieme alla senatrice FdI Lavina Mennunni
«Oggi ho sottoscritto la candidatura, promossa dall'Intergruppo Pace e Palestina, di Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, al Premio Nobel per la Pace 2026. È una scelta che parla chiaro: non possiamo restare in silenzio mentre chi denuncia violazioni sistematiche di diritti umani viene attaccato e delegittimato» – dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.
«Da anni Francesca Albanese dimostra rigore, coraggio e indipendenza nel documentare violazioni di diritti fondamentali in Palestina, nonostante pressioni politiche e intimidazioni personali. Ha saputo dare voce a milioni di persone oppresse, costruendo rapporti, missioni internazionali, un lavoro meticoloso che mette nero su bianco ciò che tanti preferiscono ignorare, come la sistematica e pluridecennale occupazione dei territori palestinesi e il sistema di apartheid nei confronti del popolo palestinese.» aggiunge Scarpa.
La candidatura sottolinea, infatti, il legame con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, le Convenzioni di Ginevra e le risoluzioni ONU che riconoscono il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e al ritorno. «Questa candidatura non è solo un omaggio alla sua determinazione – continua Scarpa – ma un segnale forte per riaffermare la centralità della dignità umana, dell’uguaglianza e della giustizia come uniche basi possibili per una pace vera.»
«In un momento in cui la violenza e l’impunità rischiano di erodere la nostra coscienza collettiva, ribadire questi principi è un dovere politico e morale. Francesca Albanese rappresenta un faro di verità e responsabilità di fronte a chi continua a soffocare ogni voce scomoda. Sostenere la sua candidatura significa sostenere la legalità internazionale contro l’ingiustizia e la legge del più forte» conclude Scarpa.
"Il gruppo del Partito Democratico si è astenuto in Commissione Cultura della Camera sul parere relativo alla nomina del presidente del CONI." Lo rende noto il responsabile nazionale Sport del PD, il deputato Mauro Berruto, che spiega:
"Un’astensione che non contesta la scelta democraticamente espressa dagli 81 elettori – tra cui circa cinquanta presidenti federali – ma che vuole accendere i riflettori su un nodo strutturale: le modalità con cui vengono eletti quei “grandi elettori”, ovvero i presidenti delle federazioni."
"Abbiamo scelto di astenerci per una questione di metodo -spiega Berruto- perché nelle federazioni vige ancora un sistema elettorale medievale che si fonda sulla raccolta delle deleghe e che consente ai presidenti federali di mantenere contemporaneamente ruoli politici, anche di governo, senza alcuna incompatibilità. Questo genera un evidente conflitto di interessi e mina l’autonomia dello sport, che dovrebbe restare un ambito libero da influenze partitiche."
"Con questa astensione non guardiamo al passato né al presidente Buonfiglio, a cui rivolgiamo i nostri auguri di buon lavoro. Guardiamo invece al futuro, chiedendo un impegno concreto per riformare il sistema. Il Presidente Buonfiglio vuole farlo? Lo attendiamo in commissione alla Camera, dove gli manifesteremo la nostra richiesta urgente di intervenire per garantire maggiore democrazia, trasparenza e rappresentatività."
"Chiediamo al neo-presidente del CONI di aprire un’interlocuzione con la proposta di legge presentata dal Partito Democratico alla Camera, che introduce elementi fondamentali per il rinnovamento: voto elettronico, equilibrio di genere e generazionale, incompatibilità tra ruoli sportivi e incarichi politici, limite di tre mandati per i presidenti federali. E gli chiederemo anche quali siano le sue posizioni rispetto al tema della giustizia sportiva, altro ambito che necessita di una profonda autoriforma prima che qualcuno intervenga dall’esterno”.
"Siamo convinti che il mondo dello sport meriti regole nuove, all’altezza delle sfide di oggi. Per questo continueremo a batterci in Parlamento affinché queste riforme diventino realtà” conclude Berruto.
v“Il rispetto delle regole non è un ostacolo, ma un pilastro del vero Made in Italy: i nostri prodotti sono amati e riconosciuti a livello internazionale non solo per la loro qualità e bellezza, ma anche perché sono il frutto di un sistema che rispetta il lavoro, la trasparenza e la legalità”. Così i deputati democratici Simona Bonafè e Vinicio Peluffo intervengono sul tema degli appalti e dei subappalti nel settore della MODA con stipendi bassissimi e condizioni di lavoro precarie.
“È inaccettabile - proseguono o dem - che grandi marchi che incarnano il prestigio, l’eccellenza e la qualità del lusso e della moda italiana affidino la produzione a filiere opache, dove il lavoro esternalizzato è spesso sottopagato, non tutelato e sfruttato, in un sistema che ricorda da vicino il caporalato. Non possiamo più accontentarci di audit di facciata: serve un sistema serio, pubblico e indipendente di certificazione e tracciabilità, che garantisca qualità, rispetto dei diritti ai consumatori e al mercato.
Lo sfruttamento non può e non deve mai essere l’altra faccia del Made in Italy. Che avvenga nei campi o nei laboratori della moda, il caporalato è una piaga da estirpare. Il nostro impegno deve essere quello di difendere un modello produttivo giusto, trasparente e sostenibile, in cui il rispetto delle regole sia il marchio distintivo della nostra eccellenza”, concludono i democratici che lo scorso mese hanno presentato alla Camera, insieme al responsabile Industria del PD Andrea Orlando, le proposte del Partito Democratico per una filiera della moda più equa e trasparente.