A rischio diritto dei cittadini a libera informazione.
“La commissione di Vigilanza Rai, organismo preposto a un ruolo di grande rilievo per la tutela e garanzia della libertà di informazione riconosciuta dalla nostra Carta costituzionale, è bloccata. Questa maggioranza continua a disertare le convocazioni settimanali, impedendo il decorso ordinario della commissione». Lo denuncia in Aula il deputato del Partito Democratico Vinicio Peluffo, componente della commissione di Vigilanza Rai.
“È una situazione indecorosa – denuncia l’esponente dem - che ha due gravi conseguenze. La prima: in questo momento i cittadini non vedono garantito il proprio diritto a essere liberamente informati e ad avere un'informazione di qualità. Siamo nel pieno di una campagna elettorale su un referendum costituzionale e la commissione di Vigilanza non può esercitare il proprio ruolo di garanzia. Il secondo aspetto riguarda la qualità del servizio pubblico, che è letteralmente decaduta. Lo hanno notato tutti i cittadini: basta fare zapping per rendersene conto. Situazioni paradossali come il commento imbarazzante e sconclusionato della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali, seguita da miliardi di persone nel mondo, con elementi persino offensivi, sono il risultato del pugno di ferro del controllo politico di questa maggioranza sulla Rai”.
«I presidenti dei gruppi di Camera e Senato dell'opposizione hanno chiesto un incontro formale ai presidenti delle Camere per sbloccare questa situazione. Se la maggioranza non ha intenzione di corrispondere al proprio precipuo dovere istituzionale, chiediamo al presidente Fontana di intervenire affinché la commissione di Vigilanza RAI possa finalmente svolgere fino in fondo il proprio ruolo a tutela dei cittadini e della democrazia”, conclude Peluffo.
Autonomia e indipendenza magistratura non possono essere messe in discussione.
“Il nostro No al referendum è per la difesa dei valori costituzionali, per la difesa di un principio sacro della nostra democrazia: l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Questa riforma costituzionale è punitiva nei confronti della magistratura perché mina alle radici quel principio di autonomia e indipendenza che viene colpito con lo stravolgimento del CSM, con l’umiliazione del sorteggio imposto alla magistratura, con la mutazione genetica del ruolo del PM e con l’indebolimento della figura del giudice. Che questo sia l’obiettivo è evidente persino dalle parole della Presidenza del Consiglio che invita a votare Sì per fermare ‘l'invadenza’ della magistratura, confondendo invadenza con il potere-dovere della magistratura di verificare il rispetto del principio di legalità al cui rispetto anche il governo è tenuto. Noi votiamo convintamente No”. Così il deputato Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, intervistato da Rai Parlamento.
“No ministro Nordio, noi abbiamo ben chiara la portata enorme di questo referendum. Noi non difendiamo la magistratura, noi difendiamo la Costituzione e la Democrazia, che si nutrono dei principi fondamentali della separazione e dell’equilibrio fra i poteri e dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Noi non temiamo il controllo di legalità della magistratura sull’azione di governo. Non siamo noi che abbiamo chiesto un “riequilibrio” dei poteri; non siamo noi che abbiamo chiesto che venga posta fine “all’intollerabile invadenza della magistratura”; non siamo stati noi a dire che questa riforma “conviene” alla politica. La verità ministro è che gli italiani stanno capendo che siete voi a volere una magistratura “collaborativa” e non più autonoma e indipendente. Le chiedo ministro, senza un magistrato autonomo e indipendente, ma “ipotecato” dalla politica, noi avremmo saputo qualcosa della vicenda di Rogoredo? Io penso di no. E i cittadini lo stanno capendo ed è per questo che voteranno No” così la responsabile Giustizia del Pd, la deputata democratica Debora Serracchiani risponde al ministro Nordio che oggi ha detto che 'conviene anche a Schlein la vittoria del sì, altrimenti la politica è ipotecata'.
“Quanto accaduto è stato oggetto di una vergognosa strumentalizzazione politica da parte di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni.
Di fronte a una vicenda drammatica, con un’indagine ancora in corso e una comunità scossa, hanno scelto di usare quelle ore per raccogliere consenso, per piegare i fatti alla propaganda, per marcare una presunta superiorità nel sostegno alle forze dell’ordine o per alimentare una battaglia politica legata al referendum. Questo è inaccettabile. Le forze dell’ordine si difendono davvero sostenendo chi opera ogni giorno con dignità, professionalità e rispetto della legge. Non si difendono con la propaganda o presentando norme sbagliate come “scudo penale”, che rischiano invece di isolare proprio quegli operatori corretti che si vorrebbe tutelare.
Se c’è rispetto per le istituzioni e per il lavoro della magistratura, Salvini deve chiedere scusa e ritirare il decreto sicurezza e quelle norme che sono state utilizzate come bandiera ideologica. La sicurezza non si costruisce contrapponendo le istituzioni tra loro né mettendo in discussione l’equilibrio tra poteri dello Stato. Ancora una volta assistiamo a un governo che usa le istituzioni come palcoscenico elettorale, alimentando divisioni invece di rafforzare la coesione e la fiducia dei cittadini.”. Così Matteo Mauri Responsabile Sicurezza e deputato del Partito Democratico intervenendo in aula alla camera.
"Il lavoro dei giudici è far rispettare le leggi, non fare contenta Giorgia Meloni e i suoi ministri seguendo il loro programma di governo.
Dopo appena quattro ore dall'intervento, duro e inedito, del Presidente della Repubblica al CSM, in cui richiamava al rispetto del CSM stesso e al rispetto tra istituzioni, la presidente del consiglio Giorgia Meloni pubblica un video in cui attacca a testa bassa i magistrati per avere deciso un risarcimento alla nave di Sea Watch, illecitamente trattenuta al porto di Licata per cinque mesi nel 2019.
Quando Salvini è stato assolto, nessuna critica ai magistrati. Quando la sentenza non piace al governo, giù attacchi ai giudici e delegittimazione.
Non funziona così.
La magistratura agisce indipendentemente dal programma di governo. Di qualsiasi governo, per fortuna.
È questo che non sopportano e quindi attraverso la riforma costituzionale vogliono colpire l'indipendenza e l’autonomia della magistratura: il loro vero obbiettivo.
Impediamoglielo e al referendum votiamo No". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Quando si tratta di sicurezza sul lavoro, proviamo costantemente a costruire un’alternativa di significato che non siano solo parole vuote. Servono strumenti culturali per arrivare alle vite delle persone e l’arte è uno strumento di eternità che ci permetterà di ricordare la vicenda di Luana D’Orazio”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta della condizioni di lavoro in Italia, durante la conferenza stampa di presentazione di Elle come Luana, tributo teatrale alla giovane donna morta sul lavoro nel 2021, tenutosi questa mattina alla Camera.
“Prima di tutto serve interrompere quella narrazione che ci parla di lavoro nero e poi di morti bianche: è una deresponsabilizzazione di quanto accaduto - ha proseguito la deputata dem - Siamo in una fase di referendum: più che di sorteggi e attacchi alla Magistratura sarebbe meglio occuparsi dei problemi reali della Giustizia e di dare risposte a chi resta, perché è tristemente noto che troppi processi di morti sul lavoro cadono in prescrizione e non viene assicurata una verità”.
“In questa occasione voglio ringraziare ancora una volta Emma Marrazzo, la madre di Luana, e continuo a essere a disposizione per provare a dare risposte a chi resta, sperando di farlo con disciplina e onore come dice la nostra Costituzione” ha concluso Gribaudo.
“C'è venuto il dubbio che il ministro Ciriani stesse rispondendo a nome della Capo di Gabinetto Bartolozzi invece che a nome del ministro Nordio. La lettera con cui la Bartolozzi ha chiesto al presidente del Anm di rendere noti eventuali finanziamenti ricevuti da privati cittadini al Comitato per il No al Referendum è del tutto irrituale perché il capo di gabinetto dovrebbe sapere che tale richiesta non può essere inoltrata in quanto contraria alla legge. Perché un'analoga lettera non è stata inoltrata anche al comitato per il Sì dove ci sono sia magistrati in carica, sia membri del Csm?” Lo dichiara la deputata e responsabile Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani in replica al ministro Ciriani nel Question Time alla Camera.
“Nella lettera – sottolinea la parlamentare dem - si chiede anche di sapere quanto versato. Dopo la schedatura dei professori di sinistra, il governo vuole anche la schedatura di chi vota no al Referendum”. “È una vera intimidazione attraverso la creazione di una lista di proscrizione dei magistrati e dei cittadini. Ma i cittadini italiani ci tengono alla loro Costituzione, perché è stata il loro ombrello sotto il quale si sono riparati per 80 anni e la difenderanno votando No”, conclude Serracchiani.
“È l'ora di dire basta a pressioni e intimidazioni del ministro Nordio sul voto al prossimo Referendum costituzionale. Il Comitato del No ha il sacrosanto diritto di raccogliere fondi per la campagna referendaria e i cittadini italiani hanno il diritto di investire risorse e impegno nelle ragioni del No per difendere la Costituzione scritta dai padri costituenti anziché quella scritta da Nordio e Delmastro”. Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Giustizia, Federico Gianassi durante il Question Time con il ministro Ciriani in merito alla lettera della Capo di Gabinetto del ministro Nordio, Giusy Bartolozzi con cui ha invitato il presidente dell’ANM alla pubblicazione dei finanziamenti al Comitato del No al Referendum.
“Nordio é stato silenziato dal governo o domani ci metterà la faccia e risponderà personalmente al question time del Partito Democratico sulle “liste di proscrizione” dei magistrati e sulla richiesta dei nomi dei finanziatori del comitato per il No?”. Lo chiede la deputata democratica, responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani dopo la presa di distanza del vicepremier Salvini dalle parole del ministro della Giustizia. Sulla lettera che la Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, ha inviato al Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM), Cesare Parodi, il Pd ha presentato una interrogazione a cui sarà data risolta dal governo domani. “Importante sapere chi risponderà”, sottolinea Serracchiani.
Ecco il testo dell’interrogazione
nella citata comunicazione si inviterebbe l'ANM a rendere noti eventuali finanziamenti ricevuti da privati cittadini, facendo riferimento a un potenziale conflitto di interessi tra magistrati in servizio iscritti all'associazione e sostenitori privati;
un'iniziativa sconcertante, che, provenendo dai vertici amministrativi del Ministero della Giustizia, interviene in una fase di confronto pubblico particolarmente delicata e rischia di rappresentare una forma di pressione nei confronti dei magistrati e dell'ANM e soprattutto dei cittadini che intendono partecipare liberamente al dibattito referendario nel solco delle loro prerogative costituzionali;
la libertà di associazione e di partecipazione politica, nonché il sostegno economico a iniziative referendarie, costituiscono espressione di diritti garantiti dalla Costituzione, che devono essere tutelati da ogni possibile interferenza impropria da parte dell'Esecutivo;
sul sito del Comitato "E' giusto dire NO" è espressamente indicato come la partecipazione al Comitato sia aperta a tutti i cittadini che condividono le sue finalità e i suoi valori, e che possono contribuire con donazioni
"fondamentali per finanziare la diffusione di materiali informativi, l'organizzazione di eventi pubblici e la realizzazione di campagne digitali che possano raggiungere capillarmente l'intero territorio nazionale.";
è pertanto necessario chiarire il ruolo e la responsabilità politica del Ministro della Giustizia rispetto a quanto accaduto: -
S’interroga per sapere:
Se il Ministro sia a conoscenza e condivida
la grave iniziativa assunta dalla Capo di Gabinetto, nonché quali iniziative intenda urgentemente adottare al fine di garantire la correttezza istituzionale con riguardo alla formazione dell'orientamento dei cittadini in merito ad un referendum costituzionalmente previsto dall'articolo 138, nonché per tutelare sia la libertà dei cittadini di partecipare senza condizionamenti al confronto referendario sia la privatezza dei dati che li riguardano, e per scongiurare il rischio di creare e alimentare un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno No.
“L’ultima richiesta del Ministro Nordio si aggiunge alla lunga lista di intollerabili iniziative che questo Governo ha messo in campo per indebolire la magistratura in questi anni. Se da un lato, quindi, non stupisce, dall’altro questo modo di fare inizia a preoccupare seriamente”.
Così Marco Lacarra, deputato PD e componente della Commissione Giustizia alla Camera, in merito alla notizia per cui il Ministero della Giustizia ha chiesto all’ANM l’elenco dei donatori del comitato del No al prossimo referendum.
“Siamo di fronte a una vera e propria guerra contro i magistrati italiani, condotta senza più farsi specie dei metodi da utilizzare. Chi le ha definite ‘liste di proscrizione’ non esagera. L’intento del Governo in vista del referendum è sempre più palese: attaccare la magistratura con ogni mezzo, a prescindere dalla liceità e dalle più banali forme di rispetto verso l’istituzione e le persone che ne fanno parte. Ma tutto ciò non è altro che il più potente ed efficace spot a favore del No. ”
"Le notizie riportate da alcuni media circa la richiesta della capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio all’Associazione Nazionale Magistrati di avere l’elenco di chi ha fatto donazioni al comitato per il No al referendum costituzionale è un atto molto grave che tradisce il nervosismo che si respira nei palazzi del Governo. Un segnale che sa tanto di liste di proscrizione e di cui è difficile comprendere le ragioni. Si mette in discussione la libertà di partecipazione e si alimenta un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno NO. Il ministro chiarisca subito.
Le istituzioni e il popolo sovrano si rispettano. Non si intimidiscono". Così la deputata democratica, responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
«Le parole di Galeazzo Bignami sono gravi e inaccettabili. Attaccare la Corte di Cassazione e metterne in discussione la legittimità significa colpire un organo di garanzia fondamentale dello Stato e minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni». Lo dichiara la deputata del Partito democratico Michela Di Biase.
«È questo il vero volto della maggioranza – prosegue –: delegittimare la magistratura ogni volta che non si piega alle esigenze politiche del momento. Un atteggiamento pericoloso, che rappresenta un attacco diretto alla Costituzione e all’equilibrio tra i poteri».
«Sul terreno delicato del referendum – conclude Di Biase – la Cassazione ha riconosciuto legittima l'istanza di chi ha fatto ricorso e avviato una raccolta firme nel Paese, non sono accettabili strumentalizzazioni. Questo clima non può e non deve essere normalizzato».
“Ci risiamo: per questa maggioranza la magistratura ha ragione solo quando dà ragione al Governo. Quando invece svolge il proprio ruolo in autonomia, diventa improvvisamente parte di un complotto”. Lo dichiara Simona Bonafè, vicepresidente del Gruppo del Partito Democratico alla Camera e capogruppo PD in Commissione Affari Costituzionali.
“Sono inqualificabili le dichiarazioni di Galeazzo Bignami, che ancora una volta dimostrano un approccio maldestro e pericoloso al confronto democratico, fatto di sospetti, attacchi agli arbitri e delegittimazione delle istituzioni di garanzia.
Da settimane il Partito Democratico denuncia e documenta le criticità gravissime legate alla gestione frettolosa e opaca del referendum costituzionale: una corsa contro il tempo che ha un solo obiettivo, limitare la possibilità per gli italiani di informarsi e farsi un’opinione consapevole. Ancora più grave è il contenuto del recente decreto elezioni che impedisce a oltre cinque milioni di cittadini fuori sede di esercitare pienamente il primo e più importante diritto democratico: il diritto di voto. Tutto questo avviene per una sola ragione: la paura del giudizio degli italiani. Oggi Bignami continua sulla stessa linea, prendersela con gli arbitri perché non sa rispondere nel merito”.
“Per tutta la durata della campagna elettorale per questo referendum costituzionale abbiamo assistito a numerose e ripetute manifestazioni di una preoccupante mancanza di senso delle istituzioni e di responsabilità nel modo di condurre il confronto pubblico, in particolare da parte di chi si è fatto promotore di questa riforma.
Oggi si è compiuto un ulteriore e grave passo in avanti, con attacchi diretti e particolarmente pesanti in particolare del capogruppo di Fratelli d’Italia che non entrano nel merito di una decisione della Corte di Cassazione, ma mettono in discussione l’imparzialità della stessa. Bignami arriva addirittura a fare nomi e cognomi, quasi a voler compilare delle liste di proscrizione.
Questo nuovo attacco all’imparzialità delle istituzioni va respinto con forza. Anche per queste ragioni voteremo no: perché a sostegno del sì emerge un approccio privo di senso delle istituzioni e incapace di rispettare quell’equilibrio tra i poteri che rappresenta il fondamento stesso della democrazia”. Lo dichiara la deputata del Pd, Rachele Scarpa.