Schlein e Sarracino, ‘usiamo i soldi del Ponte per il futuro del Paese’
“Le aree interne dell’Italia non sono periferie dimenticate: sono il cuore vivo e spesso ignorato del nostro Paese. Sono terre ricche di bellezza, storia, saperi e relazioni. Ma sono anche luoghi feriti dalla disattenzione del governo, da tagli, da mancate risposte e dalla totale assenza di una strategia di crescita e sviluppo” così la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein annuncia la presentazione alla Camera della proposta di legge per il rilancio e la valorizzazione delle aree interne per un investimento pari a 6 miliardi di euro.
“Con la nostra proposta di legge vogliamo rimettere al centro una visione alternativa che sia in grado di combattere lo spopolamento e affermare il diritto a restare. Troppe ragazze e ragazzi sono costretti ogni anno ad andarsene, a lasciare i luoghi in cui sono cresciuti perché lì non trovano possibilità di futuro. A loro vogliamo offrire un’alternativa concreta” prosegue il responsabile coesione, sud e aree interne del Pd, Marco Sarracino.
La proposta di legge - a cui ha lavorato anche il responsabile del dipartimento aree interne del Pd, Marco Niccolai - introduce misure strutturali per rivitalizzare questi territori: benefici fiscali per le imprese che investono nelle aree interne; agevolazioni per l’acquisto della prima casa e per favorire lo smart working; incentivi per il personale scolastico e sanitario per garantire servizi di qualità; un piano straordinario di investimenti pubblici per infrastrutture, mobilità e servizi essenziali. Le coperture per sostenere questi investimenti sono ricavate prevalentemente da un diverso utilizzo del fondo per il Ponte sullo stretto di Messina: “un’opera inutile che sottrae sviluppo, diritti e futuro”.
“La nostra proposta di legge non resterà chiusa nei cassetti del Parlamento - concludono Schlein e Sarracino - la porteremo in ogni regione, in ogni valle, in ogni borgo e ne chiediamo una rapida calendarizzazione. Perché crediamo che il rilancio delle aree interne sia una sfida nazionale, non locale: una battaglia per l’equità territoriale, ma anche per un’Italia più giusta, più coesa, più sostenibile”.
“Un uomo di 54 anni si è tolto la vita nel carcere di Rebibbia. È il 41esimo suicidio tra i detenuti dall’inizio dell’anno. Se si aggiungono anche le morti tra gli operatori penitenziari, siamo davanti a una vera e propria strage silenziosa che si consuma dentro le mura delle nostre carceri. Uno Stato civile non può tollerare che la detenzione si traduca, di fatto, in una condanna a morte.” Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Il carcere di Rebibbia - spiega la deputata - ospita oggi più di 1.560 detenuti, a fronte di una capienza di poco superiore ai mille. Il sovraffollamento è a livelli intollerabili, le condizioni igienico-sanitarie e psicologiche sono critiche, e chi lavora in questi istituti è lasciato solo. Di fronte a questa emergenza, il Governo tace o, peggio, minimizza. Le dichiarazioni del Ministro Nordio sono inadeguate e offensive verso una realtà che grida vendetta. Le carceri italiane sono allo stremo - conclude Di Biase - e chi ha la responsabilità politica della giustizia non può continuare a voltarsi dall’altra parte.”
“La Dogaia è il simbolo di un sistema penitenziario al collasso. La morte di un detenuto è l’ennesimo fallimento di uno Stato che abbandona i suoi doveri costituzionali”. Lo dichiara Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del PD.
“Sovraffollamento, organici ridotti, assistenza sanitaria e psichiatrica assente: in queste condizioni il carcere non rieduca, non restituisce dignità. È solo una fabbrica di disperazione. Da anni denunciamo questa emergenza, ma il governo resta in silenzio. Ogni morte in carcere è una ferita alla democrazia”.“Servono interventi strutturali: ridurre il sovraffollamento, rafforzare gli organici, potenziare l’assistenza psichiatrica e le misure alternative. Le carceri non devono essere un deposito di umanità abbandonata, ma luoghi di dignità. Il PD continuerà a battersi affinché le nostre richieste siano finalmente prese in considerazione dal governo”.
“Il Ministro Urso freni gli entusiasmi che, rispetto alla situazione generale che circonda il dossier ex Ilva, risultano inopportuni, se non completamente fuori luogo. A partire dal fatto che si tratta di un atto che, ricordiamolo, autorizza la produzione di 6 milioni di tonnellate annue con il ciclo integrale per i prossimi 12 anni.”
Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese e Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Innanzitutto l’approvazione dell’AIA smentisce tutti coloro che insistevano nel dire che l’accordo di programma era indispensabile per dare il via libera all’autorizzazione stessa. I fatti hanno dimostrato che il Governo, grazie a norme adottate ad hoc, è riuscito a sfondare le resistenze degli enti territoriali e ad approvare comunque l’AIA con il sostanziale parere positivo dell’Istituto Superiore di Sanità.”
“Ora – continua Pagano – invece che festeggiare anzitempo, il Ministro deve spiegarci dove troverà il miliardo di euro che serve per attuare tutte le prescrizioni. Se saranno soldi pubblici oppure se ha incontrato la disponibilità di un eventuale acquirente a coprire quei costi. Perché, in mancanza di questi chiarimenti, rischiamo di essere di fronte ad un fuoco di paglia che peraltro aggrava il peso ambientale su Taranto. Adesso, in ogni caso, la palla passa ad Urso e al Governo Meloni. Hanno preso un impegno formale con Taranto e, di conseguenza, devono garantire la decarbonizzazione completa dello stabilimento nel tempo minore possibile e senza gravare sull’ambiente e sulla salute dei tarantini, garantendo al contempo mezzi e risorse per diversificare l’economia dell’area jonica. Siamo fiduciosi che il Ministro saprà mantenere questo impegno. Perché, altrimenti, passerà alla storia come il più grande illusionista della politica italiana.”
“La legge regionale urbanistica del Lazio approvata in nottata, seppur migliorata dalle opposizioni in alcuni punti, costituisce un grave arretramento di civiltà. Si formalizzano norme in chiaro conflitto con lo spirito della Costituzione autorizzando l’abitabilità di ambienti in contrasto con gli standard stabiliti dall’Istituto superiore di sanità”. Lo scrive in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Già nel ‘Salva Casa’ promosso dal Governo su iniziativa di Matteo Salvini - continua Morassut - si era aperta la strada alla modifica dei minimi di superficie e di altezza per rendere abitabili cantine e sottotetti. Ma le persone non sono né topi né piccioni. Con questa legge la Destra dà ai poveri e alle famiglie un piatto di lenticchie nella certezza che i ricchi sapranno auto tutelarsi da soli in quartieri e in abitazioni sempre più belle, ecologiche e sane”.
"Le denunce dei sindacati Anaao Assomed e Cimo-Fesmed non possono restare inascoltate. Gli emendamenti presentati dalla maggioranza al DDL sulle prestazioni sanitarie rappresentano un attacco inaccettabile al cuore del nostro Servizio Sanitario Nazionale e ai professionisti che ogni giorno lo rendono possibile. Appaltare a terzi la gestione delle prestazioni ospedaliere, esternalizzando interi settori e imponendo obblighi agli specializzandi senza adeguate tutele e risorse, significa smantellare il sistema pubblico e minare alle fondamenta la qualità delle cure. I gettonisti, gli appalti ad esterni e le farmacie non possono sostituirsi alla sanità pubblica, né tantomeno ai medici formati e stabilmente inseriti nelle strutture ospedaliere". Lo dichiara in una nota Ilenia Malavasi, deputata del Pd della commissione affari sociali. "Ancora più grave -aggiunge la dem- è la proposta di sottrarre oltre 200 milioni di euro dai fondi contrattuali destinati alla valorizzazione di tutto il personale medico, per destinarli esclusivamente a una sola area, creando divisioni e disparità inaccettabili all’interno della categoria. Una misura miope e divisiva. Esprimo la mia piena solidarietà ai sindacati dei medici e lavoreremo in Parlamento per fermare queste misure. Serve un investimento serio e strutturale sulla sanità pubblica, non scorciatoie che indeboliscono il servizio e umiliano i professionisti".
Per quale ragione la Sardegna è stata interamente trasformata in una zona rossa, con blocco totale della movimentazione dei bovini, senza alcuna distinzione territoriale o proporzionalità rispetto al focolaio? Il Governo deve rispondere immediatamente». È quanto chiedono i deputati del Partito Democratico Silvio Lai, eletto in Sardegna, Marco Furfaro (capogruppo PD in Commissione Affari Sociali e Sanità) e Antonella Forattini (capogruppo PD in Commissione Agricoltura) con un’interrogazione urgente rivolta ai Ministri della Salute e dell’Agricoltura.
Dopo il focolaio di dermatite nodulare bovina (Lumpy Skin Disease) nel Comune di Orani, e gli ulteriori focolai segnalati successivamente, nella Regione Sardegna è stata estesa la cosiddetta zona soggetta a restrizione (ZUR) a tutta l’isola, impedendo di fatto la movimentazione dei bovini verso il continente e bloccando il commercio dei vitelli da ristallo. «Questa scelta appare sproporzionata perché include anche territori senza focolai e lontani dal nucleo iniziale. Non si comprende perché non sia stata prevista una zona di salvaguardia esterna alla zona di sorveglianza, dove si possa non rendere obbligatoria la vaccinazione e autorizzare la movimentazione in sicurezza.»
I deputati chiedono dunque al Governo di chiarire, anche interagendo con la Commissione europea e la Direzione Generale competente:
• i criteri per l’istituzione delle Zone di Vaccinazione 1 e 2 e se sarà imposto il 100% di copertura vaccinale per ogni azienda;
• le condizioni necessarie per il recupero dello status di indennità sanitaria della Sardegna;
• la possibilità di prevedere deroghe immediate per sbloccare almeno parte delle movimentazioni verso il continente.
Infine, i parlamentari PD sollecitano il Governo a:
• convocare un tavolo tecnico urgente con Regione Sardegna, Commissione europea, autorità veterinarie e organizzazioni agricole;
• verificare se analoghe misure vengano applicate negli altri Stati europei colpiti, come nel caso della Savoia in Francia.
«Non possiamo accettare che la Sardegna paghi da sola il prezzo di scelte non coordinate e non proporzionate, che rischiano di mettere in ginocchio l’intera zootecnia isolana», conclude Silvio Lai.
Tajani come il Marchese del Grillo: s’è svegliato! Dice che vuole occuparsi di sanità. Dopo tre anni che sta al governo e dopo inutili decreti di cui dovrebbe aver sentito qualcosa nei Consigli dei ministri. Ma mentre Tajani dormiva, quattro milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi e un diritto alla salute è diventato un privilegio per chi può permetterselo.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati
Subito una strategia chiara di contenimento e ristori certi per gli allevatori
"La progressiva moltiplicazione dei casi di dermatite nodulare bovina in Sardegna impone un intervento immediato, coordinato e trasparente. L’isola rischia oggi di essere l’unica regione coinvolta da un provvedimento sanitario che, se mal gestito, potrebbe determinare un isolamento di fatto del comparto zootecnico, come già accaduto nel passato con la peste suina africana. Una situazione inaccettabile e che va evitata con l’impegno del governo innanzitutto, per un sistema produttivo già messo a dura prova". Lo dichiara il deputato del PD Silvio Laiper chiedere "un approccio coordinato in Sardegna che garantisca un sistema di controllo delle procedure che devono essere poste in essere in piena sicurezza da parte degli operatori".
Per il parlamentare dem "serve mettere in atto una strategia nazionale che punti al contenimento, alla zonizzazione e alla sorveglianza attiva, evitando decisioni che compromettano l’intera filiera sarda e che prevenga il rischio di chiusura totale della Sardegna. Affrontare con trasparenza il nodo della vaccinazione: ad oggi è l’unica strategia autorizzata in Europa e in Italia. Attivare una sperimentazione operativa controllata per verificare se la vaccinazione in mandrie con casi attivi possa garantire protezione efficace, oppure se sia inevitabile una procedura di abbattimento estesa e non limitata al solo capo infetto. E, infine, assicurare il pieno sostegno economico agli allevatori, sia attraverso ristori diretti che misure di compensazione sui mercati". "La Sardegna non può essere lasciata sola, né sul piano sanitario né su quello economico. Serve un approccio coordinato, con regole chiare e il coinvolgimento delle autorità regionali, sanitarie e delle rappresentanze del mondo agricolo", conclude Lai.
“Sulla scelta del candidato alle prossime regionali in Toscana dobbiamo chiudere presto, con un passaggio formale nella direzione regionale del Partito Democratico". Lo dichiara la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè.
“Il presidente Eugenio Giani ha ufficializzato la sua disponibilità a ricandidarsi, un atto naturale per un presidente uscente che ha saputo guidare la Toscana in anni complessi, tra pandemia e crisi internazionali, ottenendo apprezzamenti concreti dai cittadini. Il tema della discontinuità non può ridursi a un veto su una persona: deve invece tradursi in contenuti, in una proposta rinnovata per rispondere alle nuove sfide su lavoro, sanità, tutele sociali e rilancio produttivo”.
“Come ha sottolineato il segretario regionale Emiliano Fossi, il Partito Democratico toscano deve uscire forte e unito da questa fase. Solo così potremo affrontare le prossime elezioni regionali con credibilità e determinazione,” conclude Bonafè.
«È un drammatico bollettino di guerra alla giustizia sociale quello che emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat nel Rapporto 2025 sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Più di un quarto degli indicatori registra un peggioramento e oltre il 20% è in stagnazione, sia nel breve che nel lungo periodo. Un segnale inequivocabile: il Governo Meloni non guida l’Italia verso un futuro più equo, sostenibile e inclusivo, ma rallenta ogni possibile azione in questa direzione».
Lo dichiara il deputato del PD Silvio Lai, membro della Commissione Bilancio della Camera.
«Il quadro tracciato dall’Istat è il riflesso di due anni e mezzo di politiche sbagliate e miopi. Si è parlato molto, ma si è fatto poco o nulla per rafforzare la sanità pubblica, mentre i tempi di attesa crescono e la spesa privata aumenta. Sulla parità di genere si è arretrati, con tagli ai sostegni per l’infanzia e nessun investimento serio sul lavoro femminile. Sul fronte ambientale, si continua a consumare suolo, a ignorare la crisi climatica, a non finanziare le aree protette. L’acqua si disperde nelle reti obsolete, soprattutto al Sud, e non si fa nulla per rimediare. Le istituzioni locali sono state lasciate sole, senza risorse né riforme. Invece di sostenere la coesione sociale e ambientale, il Governo ha scelto l’arretramento».
«Meloni e i suoi ministri - prosegue Lai- parlano di crescita e competitività, ma tagliano investimenti pubblici, ignorano la giustizia sociale e aumentano la precarietà. Il PNRR viene modificato senza trasparenza, i fondi di coesione rallentano, e le Regioni affrontano da sole la transizione. Altro che Agenda 2030: qui c’è un’agenda regressiva».
«Per invertire la rotta - conclude il parlamentare Dem- servono atti concreti. Va approvata una legge quadro nazionale per l’attuazione degli SDGs. Deve essere istituito un fondo nazionale per le transizioni ecologiche e sociali.
È necessaria una revisione della fiscalità che favorisca l’inclusione, l’innovazione e la giustizia ambientale.
E bisogna misurare ogni politica pubblica con gli indicatori di benessere equo e sostenibile.
Solo così potremo riportare l’Italia sulla strada dell’Agenda 2030 per lo sviluppo equo e sostenibile».
“L’Italia si sta spegnendo lentamente. La natalità è crollata e l’invecchiamento della popolazione avanza inesorabile.
I numeri parlano chiaro: Per ogni 100 persone in età lavorativa (20-64 anni), oggi ci sono già circa 58 persone a carico (bambini e anziani).Tra pochi anni saranno 70. La spesa pensionistica ha già raggiunto il 17% del PIL, oltre 300 miliardi di euro all’anno. Meno lavoratori dovranno sostenere un carico crescente di pensioni e servizi pubblici. Non è una questione ideologica, é un dato strutturale. Se non nascono più bambini, chi garantirà domani la tenuta del sistema produttivo, del welfare, dell’istruzione, della sanità? Il rischio è un collasso annunciato che avrebbe bisogno di un’azione politica condivisa e di diversi anni per produrre effetti. ll vero dramma è che di tutto questo si parla troppo poco, non è in cima all’agenda pubblica. Eppure, è il punto da cui dipende il nostro futuro”. Lo scrive sulle sue pagine social, Mauro Laus, deputato Pd componente della commissione Lavoro della Camera.
"I dati dell’ISTAT sullo sviluppo sostenibile affossano senza appello la propaganda del governo Meloni. Altro che 'il più grande investimento di sempre sulla sanità': la realtà è che l’Italia sta clamorosamente mancando l’aggancio agli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare quelli legati alla salute, come denuncia il Rapporto SDGs 2025 dell’Istat”.
Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Affari Sociali della Camera e responsabile nazionale Welfare del PD.
"Il 40% delle misure relative al Goal 3 – quello sulla salute – registra un peggioramento. È un dato gravissimo, che conferma ciò che il Partito Democratico denuncia da tempo: questo governo sta scientemente disinvestendo sulla sanità pubblica. Mentre milioni di italiane e italiani rinunciano a curarsi per ragioni economiche, il Servizio Sanitario Nazionale viene lasciato allo stremo per favorire i profitti di pochi imprenditori privati, spesso amici della maggioranza e, in alcuni casi, direttamente coinvolti nella vita politica del centrodestra."
"Il Rapporto ISTAT certifica anche un drammatico rallentamento sul fronte della parità di genere, della qualità delle istituzioni e della tutela dell’ambiente. Ma è sulla salute che il fallimento è più evidente: ospedali in affanno, liste d’attesa infinite, personale sanitario allo stremo. Una situazione che non nasce oggi, ma che oggi viene aggravata da scelte politiche deliberate e irresponsabili."
"Serve un’inversione di rotta immediata. Il diritto alla salute non è un lusso né un favore da concedere a chi può permetterselo. È un diritto costituzionale".
“Il governo Meloni continua a puntare tutto sul Ponte sullo Stretto, ma ignora le vere priorità infrastrutturali della Sicilia. Si tratta di un progetto che rischia di diventare una cattedrale nel deserto: inutile se non si interviene prima sulla viabilità ordinaria, sulle ferrovie e sui collegamenti interni. Come si può pensare di collegare due sponde, quando per andare da Catania a Trapani servono ancora otto ore?”. Così la deputata Siciliana del Pd Maria Stefania Marino, intervistata sui social dei deputati dem.
“È uno spreco di denaro pubblico – prosegue l’esponente Pd – si parla di 14,5 miliardi di euro per un’opera che molti studiosi giudicano obsoleta e non fattibile. Quelle risorse potrebbero essere investite per migliorare la sanità, combattere la dispersione scolastica, affrontare il problema della siccità e mettere in funzione invasi ancora inutilizzati per mancanza di fondi. Vorrei sottolineare come i cittadini siciliani vivano un disagio crescente: oggi in Sicilia chi si ammala fatica a curarsi, le scuole vengono accorpate, i giovani lasciano le aree interne. E il governo, invece di colmare il divario Nord-Sud, lo aumenta. Si preferisce un’opera simbolo, ma inutile, alla qualità della vita delle persone”.
“Anche sul Dl Montagna – conclude Marino – approvato ieri alla Camera, il governo ha bocciato tutti i nostri emendamenti per contrastare lo spopolamento delle aree interne. È chiaro che il Partito Democratico continuerà a opporsi, non al ponte in sé, ma a questa visione distorta delle priorità del Paese. Vogliamo un’Italia che garantisca gli stessi diritti a tutti, da Bolzano a Palermo”.
“Il comparto farmaceutico italiano è un pilastro strategico della nostra economia e un’eccellenza del Made in Italy. Con 56 miliardi di fatturato annuo, in larga parte destinato all’export e con il 20 per cento diretto verso il mercato statunitense, rappresenta un settore da proteggere con determinazione. E invece, di fronte alla minaccia dei dazi americani, il governo Meloni resta silente. Lo dichiara la deputata Pd Ilenia Malavasi, componente della commissione Affari sociali.
«Non si tratta solo di economia – aggiunge l’esponente dem - questo settore garantisce 70 mila posti di lavoro diretti e circa 150 mila nell’indotto. È un comparto che unisce innovazione, occupazione e salute pubblica. Difenderlo significa salvaguardare competenze, capacità produttive e il diritto alla salute dei cittadini. I dazi già ipotizzati al 25% rischiano di avere un impatto devastante, con una perdita dello 0,4% del PIL nazionale. Ma la prospettiva è ancora più grave: Trump ha annunciato l’intenzione di imporre dazi fino al 200 per cento”.
“Serve – conclude Malavasi - un’azione immediata e concreta da parte del governo italiano che non può limitarsi ad attendere. Chiediamo all’esecutivo Meloni di lavorare in sinergia con le istituzioni europee per proteggere la competitività di un comparto strategico e prevenire conseguenze che sarebbero pesantissime: carenze di farmaci, ritardi nelle forniture, aumento dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale e ripercussioni sui cittadini. Difendere la farmaceutica italiana significa difendere salute, lavoro e crescita. Il silenzio del governo non è più accettabile: occorre un impegno chiaro, immediato e strutturato”