Tajani come il Marchese del Grillo: s’è svegliato! Dice che vuole occuparsi di sanità. Dopo tre anni che sta al governo e dopo inutili decreti di cui dovrebbe aver sentito qualcosa nei Consigli dei ministri. Ma mentre Tajani dormiva, quattro milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi e un diritto alla salute è diventato un privilegio per chi può permetterselo.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati
Subito una strategia chiara di contenimento e ristori certi per gli allevatori
"La progressiva moltiplicazione dei casi di dermatite nodulare bovina in Sardegna impone un intervento immediato, coordinato e trasparente. L’isola rischia oggi di essere l’unica regione coinvolta da un provvedimento sanitario che, se mal gestito, potrebbe determinare un isolamento di fatto del comparto zootecnico, come già accaduto nel passato con la peste suina africana. Una situazione inaccettabile e che va evitata con l’impegno del governo innanzitutto, per un sistema produttivo già messo a dura prova". Lo dichiara il deputato del PD Silvio Laiper chiedere "un approccio coordinato in Sardegna che garantisca un sistema di controllo delle procedure che devono essere poste in essere in piena sicurezza da parte degli operatori".
Per il parlamentare dem "serve mettere in atto una strategia nazionale che punti al contenimento, alla zonizzazione e alla sorveglianza attiva, evitando decisioni che compromettano l’intera filiera sarda e che prevenga il rischio di chiusura totale della Sardegna. Affrontare con trasparenza il nodo della vaccinazione: ad oggi è l’unica strategia autorizzata in Europa e in Italia. Attivare una sperimentazione operativa controllata per verificare se la vaccinazione in mandrie con casi attivi possa garantire protezione efficace, oppure se sia inevitabile una procedura di abbattimento estesa e non limitata al solo capo infetto. E, infine, assicurare il pieno sostegno economico agli allevatori, sia attraverso ristori diretti che misure di compensazione sui mercati". "La Sardegna non può essere lasciata sola, né sul piano sanitario né su quello economico. Serve un approccio coordinato, con regole chiare e il coinvolgimento delle autorità regionali, sanitarie e delle rappresentanze del mondo agricolo", conclude Lai.
“Sulla scelta del candidato alle prossime regionali in Toscana dobbiamo chiudere presto, con un passaggio formale nella direzione regionale del Partito Democratico". Lo dichiara la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè.
“Il presidente Eugenio Giani ha ufficializzato la sua disponibilità a ricandidarsi, un atto naturale per un presidente uscente che ha saputo guidare la Toscana in anni complessi, tra pandemia e crisi internazionali, ottenendo apprezzamenti concreti dai cittadini. Il tema della discontinuità non può ridursi a un veto su una persona: deve invece tradursi in contenuti, in una proposta rinnovata per rispondere alle nuove sfide su lavoro, sanità, tutele sociali e rilancio produttivo”.
“Come ha sottolineato il segretario regionale Emiliano Fossi, il Partito Democratico toscano deve uscire forte e unito da questa fase. Solo così potremo affrontare le prossime elezioni regionali con credibilità e determinazione,” conclude Bonafè.
«È un drammatico bollettino di guerra alla giustizia sociale quello che emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat nel Rapporto 2025 sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Più di un quarto degli indicatori registra un peggioramento e oltre il 20% è in stagnazione, sia nel breve che nel lungo periodo. Un segnale inequivocabile: il Governo Meloni non guida l’Italia verso un futuro più equo, sostenibile e inclusivo, ma rallenta ogni possibile azione in questa direzione».
Lo dichiara il deputato del PD Silvio Lai, membro della Commissione Bilancio della Camera.
«Il quadro tracciato dall’Istat è il riflesso di due anni e mezzo di politiche sbagliate e miopi. Si è parlato molto, ma si è fatto poco o nulla per rafforzare la sanità pubblica, mentre i tempi di attesa crescono e la spesa privata aumenta. Sulla parità di genere si è arretrati, con tagli ai sostegni per l’infanzia e nessun investimento serio sul lavoro femminile. Sul fronte ambientale, si continua a consumare suolo, a ignorare la crisi climatica, a non finanziare le aree protette. L’acqua si disperde nelle reti obsolete, soprattutto al Sud, e non si fa nulla per rimediare. Le istituzioni locali sono state lasciate sole, senza risorse né riforme. Invece di sostenere la coesione sociale e ambientale, il Governo ha scelto l’arretramento».
«Meloni e i suoi ministri - prosegue Lai- parlano di crescita e competitività, ma tagliano investimenti pubblici, ignorano la giustizia sociale e aumentano la precarietà. Il PNRR viene modificato senza trasparenza, i fondi di coesione rallentano, e le Regioni affrontano da sole la transizione. Altro che Agenda 2030: qui c’è un’agenda regressiva».
«Per invertire la rotta - conclude il parlamentare Dem- servono atti concreti. Va approvata una legge quadro nazionale per l’attuazione degli SDGs. Deve essere istituito un fondo nazionale per le transizioni ecologiche e sociali.
È necessaria una revisione della fiscalità che favorisca l’inclusione, l’innovazione e la giustizia ambientale.
E bisogna misurare ogni politica pubblica con gli indicatori di benessere equo e sostenibile.
Solo così potremo riportare l’Italia sulla strada dell’Agenda 2030 per lo sviluppo equo e sostenibile».
“L’Italia si sta spegnendo lentamente. La natalità è crollata e l’invecchiamento della popolazione avanza inesorabile.
I numeri parlano chiaro: Per ogni 100 persone in età lavorativa (20-64 anni), oggi ci sono già circa 58 persone a carico (bambini e anziani).Tra pochi anni saranno 70. La spesa pensionistica ha già raggiunto il 17% del PIL, oltre 300 miliardi di euro all’anno. Meno lavoratori dovranno sostenere un carico crescente di pensioni e servizi pubblici. Non è una questione ideologica, é un dato strutturale. Se non nascono più bambini, chi garantirà domani la tenuta del sistema produttivo, del welfare, dell’istruzione, della sanità? Il rischio è un collasso annunciato che avrebbe bisogno di un’azione politica condivisa e di diversi anni per produrre effetti. ll vero dramma è che di tutto questo si parla troppo poco, non è in cima all’agenda pubblica. Eppure, è il punto da cui dipende il nostro futuro”. Lo scrive sulle sue pagine social, Mauro Laus, deputato Pd componente della commissione Lavoro della Camera.
"I dati dell’ISTAT sullo sviluppo sostenibile affossano senza appello la propaganda del governo Meloni. Altro che 'il più grande investimento di sempre sulla sanità': la realtà è che l’Italia sta clamorosamente mancando l’aggancio agli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare quelli legati alla salute, come denuncia il Rapporto SDGs 2025 dell’Istat”.
Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Affari Sociali della Camera e responsabile nazionale Welfare del PD.
"Il 40% delle misure relative al Goal 3 – quello sulla salute – registra un peggioramento. È un dato gravissimo, che conferma ciò che il Partito Democratico denuncia da tempo: questo governo sta scientemente disinvestendo sulla sanità pubblica. Mentre milioni di italiane e italiani rinunciano a curarsi per ragioni economiche, il Servizio Sanitario Nazionale viene lasciato allo stremo per favorire i profitti di pochi imprenditori privati, spesso amici della maggioranza e, in alcuni casi, direttamente coinvolti nella vita politica del centrodestra."
"Il Rapporto ISTAT certifica anche un drammatico rallentamento sul fronte della parità di genere, della qualità delle istituzioni e della tutela dell’ambiente. Ma è sulla salute che il fallimento è più evidente: ospedali in affanno, liste d’attesa infinite, personale sanitario allo stremo. Una situazione che non nasce oggi, ma che oggi viene aggravata da scelte politiche deliberate e irresponsabili."
"Serve un’inversione di rotta immediata. Il diritto alla salute non è un lusso né un favore da concedere a chi può permetterselo. È un diritto costituzionale".
“Il governo Meloni continua a puntare tutto sul Ponte sullo Stretto, ma ignora le vere priorità infrastrutturali della Sicilia. Si tratta di un progetto che rischia di diventare una cattedrale nel deserto: inutile se non si interviene prima sulla viabilità ordinaria, sulle ferrovie e sui collegamenti interni. Come si può pensare di collegare due sponde, quando per andare da Catania a Trapani servono ancora otto ore?”. Così la deputata Siciliana del Pd Maria Stefania Marino, intervistata sui social dei deputati dem.
“È uno spreco di denaro pubblico – prosegue l’esponente Pd – si parla di 14,5 miliardi di euro per un’opera che molti studiosi giudicano obsoleta e non fattibile. Quelle risorse potrebbero essere investite per migliorare la sanità, combattere la dispersione scolastica, affrontare il problema della siccità e mettere in funzione invasi ancora inutilizzati per mancanza di fondi. Vorrei sottolineare come i cittadini siciliani vivano un disagio crescente: oggi in Sicilia chi si ammala fatica a curarsi, le scuole vengono accorpate, i giovani lasciano le aree interne. E il governo, invece di colmare il divario Nord-Sud, lo aumenta. Si preferisce un’opera simbolo, ma inutile, alla qualità della vita delle persone”.
“Anche sul Dl Montagna – conclude Marino – approvato ieri alla Camera, il governo ha bocciato tutti i nostri emendamenti per contrastare lo spopolamento delle aree interne. È chiaro che il Partito Democratico continuerà a opporsi, non al ponte in sé, ma a questa visione distorta delle priorità del Paese. Vogliamo un’Italia che garantisca gli stessi diritti a tutti, da Bolzano a Palermo”.
“Il comparto farmaceutico italiano è un pilastro strategico della nostra economia e un’eccellenza del Made in Italy. Con 56 miliardi di fatturato annuo, in larga parte destinato all’export e con il 20 per cento diretto verso il mercato statunitense, rappresenta un settore da proteggere con determinazione. E invece, di fronte alla minaccia dei dazi americani, il governo Meloni resta silente. Lo dichiara la deputata Pd Ilenia Malavasi, componente della commissione Affari sociali.
«Non si tratta solo di economia – aggiunge l’esponente dem - questo settore garantisce 70 mila posti di lavoro diretti e circa 150 mila nell’indotto. È un comparto che unisce innovazione, occupazione e salute pubblica. Difenderlo significa salvaguardare competenze, capacità produttive e il diritto alla salute dei cittadini. I dazi già ipotizzati al 25% rischiano di avere un impatto devastante, con una perdita dello 0,4% del PIL nazionale. Ma la prospettiva è ancora più grave: Trump ha annunciato l’intenzione di imporre dazi fino al 200 per cento”.
“Serve – conclude Malavasi - un’azione immediata e concreta da parte del governo italiano che non può limitarsi ad attendere. Chiediamo all’esecutivo Meloni di lavorare in sinergia con le istituzioni europee per proteggere la competitività di un comparto strategico e prevenire conseguenze che sarebbero pesantissime: carenze di farmaci, ritardi nelle forniture, aumento dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale e ripercussioni sui cittadini. Difendere la farmaceutica italiana significa difendere salute, lavoro e crescita. Il silenzio del governo non è più accettabile: occorre un impegno chiaro, immediato e strutturato”
“Il disegno di legge sulla montagna, così com’è stato approvato dalla maggioranza e ora destinato a un nuovo passaggio al Senato, rappresenta un'occasione sprecata. Un testo privo di visione, che più che rilanciare i territori montani, sembra sancirne l’abbandono». Lo dichiara il deputato del Pd Gian Antonio Girelli, che ieri in Aula ha annunciato il voto contrario dei Gruppo dem al provvedimento.
«Avevamo l’opportunità – aggiunge l’esponente Pd – di mettere in campo una vera politica per la montagna, intervenendo sulle tante fragilità che la caratterizzano: a partire da un serio governo del territorio, restituendo dignità e competenze alle comunità montane, potenziando la rete dei servizi come sanità, trasporti, scuola, cultura e affrontando con decisione il tema del dissesto idrogeologico. Non solo: servivano misure fiscali che incentivassero chi decide di restare o di investire in montagna, sia per acquistare una casa che per avviare un’attività economica. Ma di tutto questo, nel testo votato, non c’è traccia se non in qualche enunciazione generica. I fondi stanziati, 100 milioni il primo anno e 200 per gli anni successivi, sono del tutto insufficienti per garantire un reale impatto sulle comunità interessate”.
«Il nostro voto contrario è un no consapevole e responsabile – conclude Girelli – perché non si può prendere in giro chi vive in territori fondamentali non solo per la loro bellezza e identità, ma anche per la sicurezza dell’intero Paese. Ci auguriamo che al Senato si apra uno spazio per correggere questa impostazione. Il Partito Democratico continuerà a fare proposte serie e concrete, come già fatto con i nostri emendamenti, per superare questa pericolosa inerzia”.
"Una battaglia del Pd diventa legge: tutele per lavoratrici e lavoratori colpiti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche. Posto di lavoro garantito e permessi per curarsi. Oggi il Senato approva all'unanimità la mia proposta. Dalla parte giusta". Lo scrive su X la deputata Debora Serracchiani, dopo la definitiva approvazione al Senato del ddl sulla conservazione del posto di lavoro per malati oncologici", già approvato dalla Camera.
“Ancora una volta, la destra al governo ha scelto di voltare le spalle alla Sicilia più fragile: quella delle aree interne e montane, delle comunità che resistono allo spopolamento, alla mancanza di servizi, all’abbandono istituzionale. Tutti i miei emendamenti alla legge sulla montagna – mirati a rilanciare i piccoli comuni della nostra regione, con particolare attenzione alla provincia di Enna e Messina – sono stati bocciati in blocco. Una scelta ideologica e miope, che condanna al declino interi territori già messi in ginocchio”: è quanto dichiara la deputata PD Maria Stefania Marino, commentando l’esito del dibattito parlamentare sul Disegno di Legge Montagna in discussione a Montecitorio.
“Le mie proposte puntavano su misure concrete e immediate: l’istituzione di Zone Franche Montane per i comuni fino a 10.000 abitanti, con esenzioni fiscali e contributive per residenti e imprese; il mantenimento dei presidi sanitari e scolastici nei centri più piccoli; interventi strutturali per il contrasto alla siccità e agli incendi; il ripristino delle Camere di Commercio locali per rafforzare la presenza istituzionale e il sostegno al tessuto produttivo. Si trattava di misure di buon senso, orientate alla crescita, alla coesione e alla giustizia territoriale. Purtroppo abbiamo assistito al solito copione: il Governo Meloni e la maggioranza di destra hanno detto ‘no’ a tutto, dimostrando ancora una volta il totale disinteresse per le aree interne del Sud e in particolare per quelle insulari, che vivono condizioni ancor più complesse a causa della marginalità geografica e dell’assenza di politiche mirate. Comunque non mi arrendo: continuerò a dare voce a questi territori, a chi resiste con dignità e coraggio, e a chi ha diritto a servizi, opportunità e futuro. Perché il rilancio della Sicilia passa anche e soprattutto dalla salvaguardia delle sue aree interne": conclude Maria Stefania Marino.
“Di fronte alla gravissima situazione che sta investendo l’Ospedale San Camillo di Treviso, servono trasparenza, assunzione di responsabilità e un intervento immediato delle istituzioni per tutelare lavoratori e cittadini”. Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare al Ministro della Salute. “La struttura, accreditata e convenzionata con il Servizio Sanitario Regionale del Veneto, è gestita dall’Istituto religioso Figlie di San Camillo e impiega oltre 200 lavoratori. Negli ultimi mesi si sono susseguiti segnali allarmanti: ritardi negli stipendi, mancanza di comunicazioni ufficiali, e l’annuncio – mai condiviso con le parti sociali – di una crisi economica profonda che potrebbe portare alla vendita di numerose strutture in Italia. Durante un incontro con le organizzazioni sindacali – spiega Scarpa – il Procuratore dell’Istituto ha parlato di un’esposizione debitoria maturata in otto anni, ma non ha fornito alcuna documentazione. Nel frattempo, non è stato attivato alcun tavolo istituzionale per garantire la continuità dei servizi o per
confrontarsi con i sindacati. È inaccettabile”. Nell’interrogazione, la deputata dem chiede al Governo “se sia a conoscenza della vicenda e se intenda attivarsi presso la Regione Veneto per verificare lo stato economico-finanziario dell’Istituto e salvaguardare i livelli occupazionali. Si sollecita anche l’apertura di un tavolo di confronto tra le istituzioni, la direzione
dell’ente e le rappresentanze sindacali. Non possiamo permettere che la mancanza di trasparenza nella gestione di fondi pubblici e la rottura del dialogo sociale si ripercuotano sulla qualità dell’assistenza sanitaria e sulla dignità di chi lavora. Il San Camillo non è una clinica privata qualsiasi: è un presidio fondamentale per Treviso e il territorio”, conclude Scarpa.
Parlare di salute in Africa significa curare le persone, ma anche mettere in sicurezza ospedali e strutture, garantire nascite sicure e porre attenzione alla salute delle donne. Mai come in questi tempi è chiaro il legame tra sanità e ambiente, tra salute e crisi climatica: l’Africa è l’esempio più evidente della correlazione tra carestie, malattie e migrazioni. Grazie anche alle esperienze come quelle del Cuamm, possiamo dare significato all’espressione “aiutarli a casa loro” che sempre più deve voler dire mantenere impegni su fondi destinati ad aiuti e cooperazione e riconoscere il ruolo delle ong e degli organismi multilaterali.
Lo stesso Piano Mattei, di cui attendiamo la relazione annuale come da impegno dello stesso governo, non può essere solo un progetto imprenditoriale ma deve arricchirsi di una interazione costante con le realtà che già operano nei territori per abbattere barriere geografiche, economiche e culturali”.
Lo ha detto Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati durante la presentazione del libro di Don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa CUAMM, “Quello che possiamo imparare in Africa. La salute come bene comune”.
“Con un emendamento al decreto fiscale a firma del presidente della commissione Finanze Marco Osnato (FdI), Fratelli d’Italia tenta di reintrodurre il ravvedimento speciale per chi aderisce al concordato preventivo biennale 2025-2026, già escluso dal governo nella precedente versione del provvedimento. Siamo di fronte all’ennesimo condono mascherato, che va nella direzione sbagliata e mina la credibilità del sistema tributario”. Lo dichiara Virginio Merola, capogruppo del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera.
“Questa politica di continui condoni, rottamazioni e agevolazioni a beneficio di categorie selezionate di contribuenti – prosegue Merola – non solo incentiva l’evasione fiscale, ma riduce drasticamente il tasso di adesione spontanea al pagamento delle imposte, creando un sistema iniquo dove chi rispetta le regole è penalizzato due volte. È un colpo diretto alla fiducia dei cittadini nello Stato e alla tenuta del nostro welfare, dalla sanità all’istruzione, fino all’assistenza”.
“Il Partito Democratico – conclude – è e resterà contrario a ogni misura che favorisca i furbi a scapito della collettività. Serve un fisco equo, certo e trasparente, capace di sostenere una società giusta e inclusiva, non l’ennesimo favore elettorale camuffato da provvedimento fiscale”
"Tajani disarmante nell’audizione di oggi in Parlamento, ha evidentemente perso ogni senso delle proporzioni. A Gaza ci sono più di 133mila feriti, oltre a decine di migliaia di persone affette da patologie di vario genere che non si possono curare e rischiano di morire per mancanza di medicine e di elettricità, oltre al fatto che la stragrande maggioranza degli ospedali sono stati bombardati. E lui parla del trasferimento di 200 malati con famiglie da Gaza in Italia come un grande successo del governo italiano, un contributo straordinario. Un governo, non dovrebbe limitarsi a soccorrere malati e feriti. Dovrebbe preoccuparsi che non ci siano più persone uccise e ferite dalle bombe e dai proiettili. Dovrebbe condannare i crimini commessi da Netanyahu e incalzarlo per far cessare lo sterminio del popolo palestinese. Dovrebbe mettere le sanzioni, non solo ai coloni, come dice Tajani, ma al governo israeliano. Dovrebbe sospendere ogni accordo di cooperazione militare e commerciale, non inviare armi. Ma di tutto questo nulla viene fatto dal governo Meloni. E poi nessuna risposta alle domande su dove troveranno i fondi - decine e decine di miliardi l’anno - per arrivare al 5 per cento del Pil in spesa per la difesa. Hanno messo un’enorme ipoteca sul futuro del nostro welfare, sulla sanità, sulle pensioni, su scuole e università a favore della spesa militare e non si vogliono neanche assumere le loro responsabilità, mistificano la realtà ingannando l’opinione pubblica che chiede migliore sanità e pensioni dignitose anziché nuovi missili e carri armati". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, a margine dell'informativa dei ministri Tajani e Crosetto alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.