“Il Dl Sicurezza è una prova di accanimento del governo Meloni che si ostina a procedere nonostante le sberle clamorose e continue. Dopo quasi quattro anni senza risultati concreti su economia, salari e sanità pubblica, dopo una politica estera fallimentare, ecco un’altra operazione di facciata per mascherare il fatto che l’esecutivo non ha saputo dare risposte ai bisogni delle persone”. Lo dichiara la vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, Valentina Ghio durante la discussione notturna sul Dl Sicurezza che aggiunge “siamo difronte a un decreto dove la sicurezza si costruisce soltanto aumentando le pene e le fattispecie di reato, incuranti del fatto che, durante il governo Meloni, i reati sono aumentati del 6,4% e gli organici delle Forze dell'ordine sono diminuiti”.
“Senza affrontare i problemi – sottolinea la parlamentare- il governo intercetta l'emotività generata dai fatti di cronaca e si scaglia contro quelle categorie che, di volta in volta, sceglie come bersaglio delle responsabilità. I giovani sono il capro espiatorio più gettonato che pagano il prezzo più alto di scelte sciagurate come l'anticipazione della sanzione, l'inasprimento delle misure e dell'estensione degli strumenti punitivi. Il governo interviene quando il problema è già esploso senza investire in modo significativo nella scuola, nei servizi sociali, nelle periferie, nel sostegno alle famiglie, in politiche educative”.
“Con il fermo amministrativo – avverte - si considera il dissenso come un problema da contenere e si limita la libertà personale sulla base di una previsione e non di un fatto. Così il rischio di abuso non è teorico, è reale. Questa misura richiama i tempi più bui della nostra storia”.
“Infine, l'articolo 30-bis e l’incentivo di 615 euro agli avvocati per convincere a far ‘tornare indietro’ i loro assistiti è totalmente incostituzionale per la violazione di un principio intoccabile: il diritto alla difesa. Siamo alla vigilia della Liberazione e con questo decreto la destra dimostra ancora una volta la sua lontananza dai principi della Costituzione”, conclude Ghio.
“Questa mattina ho depositato un’interrogazione al Ministro Abodi per chiedere di che cosa conosca della incredibile situazione della Federazione Atletica Leggera purtroppo protagonista nelle ultime settimane non dei tanti successi sportivi cui i nostri atlete e atleti ci hanno abituato, ma di una spy-story dai contorni davvero poco chiari ed edificanti nella governance della federazione stessa. Leggiamo di cimici negli uffici, di intercettazioni ambientali, di richieste di intervento delle forze dell’ordine, di dimissioni e di buonuscite di enorme entità economica. Poco ci interessano le guerre intestine a una federazione che sembra allo sbando, ma sottolineiamo che non ci si può dimenticare che la Fidal, come tutte le federazioni, riceve un contributo di denaro pubblico che nel suo caso, nel 2025, è stato di poco inferiore ai 15 milioni di euro. Riteniamo dunque necessario che il Ministro riferisca quanto sa, e che se non sa si informi, dell’ennesima tristissima storia che si declina fra i successi sul campo, grazie a una eccellente scuola tecnica, al talento e alla fatica degli atleti e delle atlete sul campo che ormai sembrano vincere “nonostante” le loro governance federali” così il responsabile nazionale sport e deputato del PD, Mauro Berruto.
"Annuncio il voto contrario del Partito Democratico sulla fiducia a questo decreto Pnrr. Un voto contrario netto. E sia chiaro: non è un voto contro il Pnrr, è un voto contro il modo in cui questo governo lo ha gestito. Perché oggi possiamo dirlo senza tema di essere smentiti: il Pnrr, per come è stato condotto, è diventato in larga parte un'occasione perduta". Lo ha detto in Aula alla Camera Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio, intervenendo in dichiarazione di voto sulla fiducia al decreto.
"Un'occasione perduta per il Mezzogiorno – ha proseguito l’esponente dem - che doveva ricevere il 40% delle risorse e che invece ha visto interventi insufficienti persino a evitare l'ampliamento dei divari. Un'occasione perduta per giovani e donne, indicati come priorità e poi tra i primi a essere sacrificati. Un'occasione perduta per rafforzare la pubblica amministrazione. Questo decreto non rilancia il Pnrr: ne gestisce la fase finale. È un decreto di fine corsa. Il suo cuore politico non è una visione degli investimenti, ma un 'salvare il salvabile'. State allungando la gestione, non completando il lavoro. Il decreto è un omnibus che contiene tutto, Pnrr, coesione, sanità, scuola, giustizia, trasporti, previdenza, industria e questo non è un caso: quando un decreto contiene tutto, significa che manca una linea politica chiara. Il risultato è sempre lo stesso: meno trasparenza, meno controllo parlamentare, più opacità”.
“E intanto – ha concluso Lai - scaricate sui territori il rischio dei fallimenti: Palazzo Chigi annuncia, i Comuni pagano. ANCI denuncia definanziamenti, i sindaci segnalano interventi sociali a rischio. Sulla sanità non governate, contabilizzate. Sulla politica industriale siete assenti: avete tolto 5 milioni al CNR già in sofferenza. E con l'articolo 30 vi riservate la gestione di oltre 1,5 miliardi accantonati, riallocati con un Dpcm senza criteri chiari, senza coinvolgimento del Parlamento, senza trasparenza. State costruendo un fondo significativo per fare politica di bilancio fuori da qualsiasi controllo parlamentare. Questo decreto segna un arretramento politico. Il Pnrr doveva lasciare un'eredità: una pubblica amministrazione più forte, riforme realmente attuate, una capacità stabile di governo dello sviluppo. Questo salto non c'è stato. Era un'occasione storica e non è stata pienamente utilizzata".
“Sul Pnrr si sta consumando il più grande fallimento del governo Meloni. Questo piano è stato reso possibile grazie al lavoro del Pd e dei governi di centrosinistra, con oltre 200 miliardi ottenuti in Europa per rilanciare il Paese su infrastrutture, digitale, transizione energetica, sanità e scuola, coesione sociale e territoriale. Oggi consente all’Italia di reggere economicamente ed evitare una recessione drammatica, ma la destra sta sprecando questa occasione storica”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei.
“I dati sull’attuazione disponibili - sottolinea l’esponente dem - sono preoccupanti: siamo a pochi mesi dalla scadenza e la spesa effettiva è ferma a poco meno del 55%. Restano decine di miliardi da investire e rischiano di saltare interventi strategici su ambiente, territorio, scuola, sanità e servizi. Il governo ha perso più tempo a modificare il Piano che ad attuarlo. Le responsabilità dei ritardi sono chiare e riguardano l’esecutivo e i ministri che si sono succeduti. Particolarmente grave la situazione nelle azioni legate al sociale e alla Sanità: l’allarme della Fondazione Gimbe parla di un vero rischio fallimento, con divari territoriali in aumento tra Nord e Sud. Significa perdere l’occasione di ridurre disuguaglianze storiche e rafforzare servizi essenziali come le cure sanitarie”.
“La Sanità - conclude De Luca - è il settore in cui questo governo sta disinvestendo per fare cassa, riducendo le risorse in rapporto al Pil e non mettendo a terra quelle già disponibili nel Pnrr. Il risultato è un Paese sempre più diviso, con cittadini di serie A e di serie B a seconda del territorio in cui vivono, anche a causa dell'incapacità di attuare a pieno il Pnrr. È una responsabilità politica gravissima del governo che sta compromettendo un’opportunità unica per il futuro dell’Italia e per garantire diritti fondamentali a tutti”.
A seguito delle informazioni riportate in queste ore dai maggiori quotidiani, il gruppo Pd alla Camera ha presentato un interrogazione a firma Serracchiani- Bonafè per chiedere al Governo di chiarire gli incarichi pubblici affidati alla giornalista Claudia Conte, che secondo la stessa avrebbe una relazione con il Ministro dell’interno. Nell’atto ispettivo si chiede di verificare trasparenza, modalità di selezione, eventuali compensi e possibili conflitti di interesse. Di seguito il testo integrale.
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
presentata dall'On. DEBORA SERRACCHIANI il 02/04/2026 18:38
Al Presidente del Consiglio dei ministri - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato da numerosi organi di stampa nazionali in data 1° aprile 2026, la giornalista e organizzatrice di eventi Claudia Conte avrebbe dichiarato l’esistenza di una relazione personale con il Ministro dell’interno Matteo Piantedosi; indipendentemente dalle scelte di vita del ministro che non sono soggette al giudizio degli interroganti, le medesime fonti riferiscono che la stessa Claudia Conte è stata nominata, in data 12 febbraio 2026, consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sul degrado delle città e delle periferie, con incarico a titolo gratuito e a tempo parziale; ulteriori notizie di stampa evidenziano che la medesima avrebbe intrattenuto ulteriori rapporti di collaborazione con strutture riconducibili all’amministrazione dell’interno, tra cui attività presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia, sebbene in parte ricondotte formalmente a moderazione di eventi e tavole rotonde; secondo le stesse fonti, risultano altresì attività professionali e incarichi in ambito pubblico e parapubblico, incluse collaborazioni con la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo (Rai Radio
1) e la partecipazione ad iniziative istituzionali in materia di difesa, sicurezza e legalità; la concomitanza tra rapporti personali dichiarati con il Ministro dell’interno e incarichi o collaborazioni riconducibili a organismi pubblici o collegati allo Stato ha determinato un rilevante dibattito pubblico e politico, con richieste di chiarimento circa la sussistenza di possibili profili di opportunità istituzionale, trasparenza e conflitto di interessi; tutto ciò premesso, si chiede di sapere:
quali siano, in modo puntuale e documentato, tutti gli incarichi, le consulenze, le collaborazioni o i rapporti professionali intercorsi, a qualsiasi titolo, tra la signora Claudia Conte e amministrazioni dello Stato; enti pubblici; società partecipate o controllate dallo Stato; quali siano state le procedure di selezione e di conferimento dei suddetti incarichi, con particolare riferimento alla pubblicità degli avvisi; ai criteri di valutazione dei curricula; alla eventuale comparazione tra candidati; se tali incarichi abbiano comportato compensi, rimborsi o altri benefici economici, anche indiretti, e in quale misura; quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di garantire la piena trasparenza e l’assenza di ogni possibile interferenza e conflitti di interesse tra relazioni personali e conferimento di incarichi pubblici o para-pubblici.
Serracchiani, Bonafe’
Presentatore
On. DEBORA SERRACCHIANI
Data presentazione: 02/04/2026 18:38
Fare chiarezza sull’attivazione dei percorsi quadriennali “4+2” della filiera tecnologico-professionale e verificare il rispetto delle procedure previste dalla normativa vigente. È questo l’obiettivo di un’interrogazione rivolta al ministro dell’Istruzione e del Merito dai deputati democratici Lai, Manzi, Iacono, Orfini, Casu, Vaccari e Prestipino, alla luce delle criticità segnalate in alcuni istituti, tra cui Sassari e Roma.
“Emergono - affermano le deputate e i deputati Dem - gravi criticità nel rispetto delle procedure democratiche interne alle scuole e, in diversi casi, il Piano Triennale dell'Offerta Formativa (Ptof) sarebbe stato modificato senza una regolare deliberazione del collegio dei docenti e in altri i percorsi 4+2 sarebbero stati attivati nonostante il parere contrario degli insegnanti o addirittura in assenza di un progetto didattico completo. Il ministro - concludono - chiarisca immediatamente se sia legittimo autorizzare tali percorsi senza il coinvolgimento degli organi collegiali, se il decreto n. 221 del 2025 possa essere interpretato in modo da aggirarne il ruolo e se intenda intervenire con verifiche puntuali e un indirizzo nazionale vincolante per fermare possibili forzature e garantire legalità, trasparenza e qualità dell’offerta formativa”.
“Servono strumenti per capire, non solo misure securitarie”.
"Gli ultimi episodi di violenza giovanile ci costringono a fare una cosa scomoda: guardare in faccia un fenomeno che è evidentemente molto più complesso di come lo si racconta. Nel caso dello studente di 13 anni di Trescore, siamo di fronte a un ragazzo isolato che intercetta online un linguaggio che trasforma la sua frustrazione in un'architettura, un piano di vendetta. Questo ragazzo ha intercettato una cultura di internet che arriva e parla a tantissimi giovani, senza che la politica, la scuola e le istituzioni abbiano anche solo gli strumenti per comprendere veramente quello che sta succedendo". La deputata Rachele Scarpa, responsabile nazionale Giovani del Partito Democratico, interviene sugli episodi di violenza giovanile nelle scuole, chiedendo una risposta più profonda e strutturata rispetto all'approccio securitario del governo.
“Limitare il possesso delle armi da taglio per i minori – sottolinea l’esponente dem - può essere una delle misure da percorrere, e su questo esiste anche una proposta di legge del PD, ma non può essere la risposta esaustiva. Serve parallelamente imparare a conoscere bene questi fenomeni: che cos'è la radicalizzazione nichilistica online, come funziona l'estremismo nichilistico che i nostri ragazzi incontrano ogni giorno sul web. Serve riflettere seriamente su come la scuola possa intercettare e prevenire questi fenomeni, smettendo di demonizzare l'educazione sessuale e affettiva".
"Serve anche immaginare – conclude Scarpa - una regolazione degli algoritmi delle Big Tech, che danno ai nostri adolescenti contenuti radicalizzati con una facilità che non può lasciarci indifferenti. Non possiamo continuare a ignorare quello che accade online mentre i ragazzi ci crescono dentro".
“Dopo l’approvazione unanime della Camera nell’ottobre scorso, il Senato ha approvato oggi, all’unanimità e in seconda lettura, la proposta di legge a mia prima firma sull’utilizzo delle palestre scolastiche per le società sportive che le usano in orario extracurriculare. Adesso, a tutti gli effetti, il testo è legge dello Stato. Le palestre scolastiche, fatte salve le necessità legate ai piani triennali di offerta formativa, tornano al termine delle lezioni nella piena disponibilità dei loro proprietari (comuni, province, città metropolitane) che le potranno assegnare alle società sportive attraverso apposite convenzioni. La legge permetterà l’utilizzo delle palestre scolastiche anche nei periodi estivi in cui la scuola è chiusa e alle società sportive senza fini di lucro di proporre interventi di ammodernamento e riqualificazione della palestra scolastica, ottenendone l’utilizzo gratuito per un periodo di tempo proporzionale all’investimento. In tanti comuni del nostro Paese questo rapporto funzionava già in modo virtuoso, ma in tantissimi purtroppo no. Questa legge rende finalmente giustizia e ci avvicina a quel diritto allo sport che dal 2023 è richiamato dall’art 33 della Costituzione. Dal deposito della mia proposta è stato un percorso lungo, quasi quattro anni, che con tenacia oggi si completa. Voglio ringraziare i ministri dello sport e dell’istruzione, i rispettivi uffici legislativi e tutte le colleghe e colleghi deputati e senatori che nei lavori di commissione hanno, in maniera trasversale, contribuito a restituire spazi pubblici che sono ossigeno per migliaia di società sportive” così il deputato democratico e responsabile nazionale sport del Pd, Mauro Berruto, commenta l’approvazione definitiva della sua proposta da parte del Senato.
“Non sono sufficienti campagne di sensibilizzazione per contrastare il disagio giovanile e i fenomeni di devianza, ma servono interventi strutturali, a partire da una regolamentazione dell’accesso dei minori all’ecosistema digitale”.
È la posizione espressa da Stefano Vaccari, deputato del Partito Democratico e segretario di Presidenza della Camera, in un articolo pubblicato dal giornale l'Unità, che richiama il caso del 13enne di Bergamo e più in generale il tema della sicurezza dei giovani.
Secondo Vaccari, “il fenomeno non può essere affrontato con misure emergenziali o esclusivamente repressive, ma va inserito in un quadro più ampio che tenga insieme prevenzione, responsabilità delle piattaforme e politiche educative”. In particolare, il parlamentare sottolinea come “l’esposizione precoce e non regolata ai contenuti online, dai social al gioco digitale, rappresenti un fattore di rischio crescente per i minori”.
In questo contesto si inserisce la proposta di legge presentata alla Camera (A.C. 2798), che punta a introdurre sistemi efficaci di verifica dell’età degli utenti delle piattaforme digitali, rafforzare gli strumenti di tutela dei minori e responsabilizzare i gestori dei servizi online.
Il testo, depositato il 13 febbraio 2026, prevede misure specifiche per limitare l’accesso dei minori a contenuti e piattaforme a rischio, intervenendo anche sul fronte delle sanzioni e degli obblighi per le aziende tecnologiche.
Vaccari collega l’iniziativa legislativa alle esperienze internazionali, in particolare al modello spagnolo, dove sono allo studio o già adottate norme per la protezione dei minori online basate su sistemi di verifica dell’età e controllo dell’accesso ai contenuti sensibili.
Per il deputato dem, dunque, “la risposta deve essere multilivello. Rafforzamento della scuola e dei presidi educativi nei territori, interventi nelle periferie sociali e, soprattutto, una regolazione più stringente dell’ambiente digitale, considerato oggi uno dei principali fattori che incidono sui processi di crescita dei minori”.
“Quella che si sta consumando è una grave ingiustizia ai danni di migliaia di aspiranti docenti. Un fallimento organizzativo che rischia di trasformarsi in una discriminazione inaccettabile tra chi può permettersi percorsi più costosi e chi no”.
È una denuncia netta quella della parlamentare PD Giovanna Iacono, che ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Università e della Ricerca e dell’Istruzione e del Merito sulla gestione dei percorsi abilitanti da 30, 36 e 60 CFU.
“I ritardi accumulati sono evidenti e ingiustificabili: iscrizioni prorogate fino a fine febbraio e corsi avviati tra fine marzo e inizio aprile comprimono drasticamente i tempi. In queste condizioni, per molti candidati diventa materialmente impossibile conseguire l’abilitazione entro il 30 giugno 2026”.
Una situazione che rischia di avere conseguenze pesantissime: “Dopo aver pagato fino a 2.000 euro, migliaia di aspiranti docenti potrebbero essere esclusi dalla prima fascia delle GPS 2026 per responsabilità che non sono loro. È inaccettabile”.
Al centro della denuncia anche una evidente disparità di trattamento tra sistema pubblico e privato: “Si sta creando un doppio binario, dove chi può permettersi percorsi più onerosi riesce a rispettare le scadenze, mentre altri restano indietro a causa di inefficienze organizzative. Non è questo il principio di uguaglianza che deve garantire lo Stato”.
“Se non si interviene subito – prosegue Iacono – migliaia di persone perderanno un anno di lavoro, con un danno economico e professionale enorme, mentre il sistema scolastico continuerà ad alimentare precarietà”.
Per questo si chiede al Governo un intervento urgente e concreto per garantire tempi certi e uniformi per tutti gli atenei, prorogare i termini per lo scioglimento della riserva nelle GPS 2026 e prevedere misure di tutela per gli iscritti, anche rispetto ai costi già sostenuti.
“Non si possono chiedere sacrifici economici ai giovani e poi lasciarli soli davanti a disfunzioni del sistema. Il Governo intervenga subito: è una questione di equità, credibilità delle istituzioni e rispetto per chi vuole insegnare”.
“Sul grande capitolo della scuola il lavoro delle opposizioni ha prodotto in questi anni atti parlamentari e proposte concrete che, purtroppo, hanno trovato spesso un muro da parte della maggioranza. Abbiamo avanzato proposte sul welfare studentesco a partire dai costi che famiglie e studenti sostengono per libri e trasporti, e interventi per rafforzare i Patti educativi di comunità, strumenti fondamentali per garantire più tempo pieno e ampliare l’offerta formativa. Parliamo di esperienze che in molte citta’ del nostro Paese hanno già trovato applicazione concreta, grazie alla collaborazione tra scuole, enti locali e terzo settore. Sono tutte proposte che abbiamo cercato di portare all’attenzione del ministero dell’Istruzione, con emendamenti, mozioni e atti parlamentari”. Lo dichiara Irene Manzi, deputata del Partito Democratico e capogruppo in commissione Cultura.
“Purtroppo – sottolinea l’esponente dem – con risultati molto limitati, perché la maggioranza continua a sottrarsi al confronto su temi centrali come quello dell’istruzione. Il governo preferisce imboccare la strada più facile degli slogan o degli interventi annunciati a mezzo stampa, invece di costruire soluzioni strutturali. Lo vediamo anche nelle dichiarazioni più recenti del ministro Valditara di fronte a fatti gravi e drammatici: si insiste su risposte esclusivamente penalistiche, quando servirebbe invece una strategia educativa di lungo periodo, fondata sulla prevenzione”.
“La scuola – conclude Manzi – non può essere lasciata sola. Serve un’alleanza forte tra scuola e famiglia, le due principali agenzie educative, per sostenere docenti, studenti e genitori che oggi si trovano spesso in difficoltà. Solo così si possono affrontare davvero le criticità del sistema educativo”.
“Siamo molto soddisfatti del risultato. Ora vogliamo sconfiggere Meloni alle elezioni. Il voto ha dimostrato sia nella partecipazione che nel risultato che i cittadini hanno a cuore la Costituzione, soprattutto i più giovani. Noi continueremo a sfidare il governo sui temi che toccano la vita quotidiana delle persone: sanità, lavoro, la scuola”.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, a Rainews 24.
“Il Partito Democratico è sempre stato compatto nei passaggi parlamentari sulla riforma e i nostri militanti si sono mobilitati con determinazione per raggiungere questo risultato sul cui esito ha pesato anche il contesto internazionale: Trump non spaventa solo per le guerre, per le scelte scellerate che influenzano la nostra economia, ma come modello di potere senza limiti. Un modello a cui guarda una parte della destra, da Meloni a Salvini, fino al sostegno a Orban. E i cittadini lo hanno capito” ha aggiunto Braga.
“La scelta della Segretaria Elly Schlein e del PD di fare della campagna una battaglia convinta a sostegno della Costituzione ha intercettato un sentimento profondo del Paese. Oggi il Partito Democratico è più forte ed è caricato di una responsabilità ancora maggiore. Per questo è una buona notizia che anche Conte si sia espresso positivamente sulle primarie: ora bisogna lavorare alle modalità e consolidare il lavoro fatto in Parlamento e fuori. C’è un patrimonio politico e umano che vogliamo portare al tavolo della coalizione, per rispondere alla domanda di partecipazione e di alternativa che c’è nel Paese” ha concluso la Capogruppo Pd.
“Ha vinto la forza della Costituzione. Ogni volta che provano a toccarla, perdono. Milioni di cittadini hanno detto un NO netto alla volontà di sottomettere la Magistratura al potere del Governo. Se passavano ora, avrebbero preso tutto. Ora dobbiamo costruire l’alternativa. Perché questo è stato anche un No alla guerra, un No all’affossamento del Salario Minimo, un No al definanziamento di sanità e scuola. Continueremo testardamente unitari come ha detto Elly Schlein a unire e rinnovare il campo progressista”.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"La pioggia non ha fermato la piazza di Roma, gremita di persone. Questo è un altro 8 marzo di lotta per la parità e i diritti delle donne. Abbiamo un governo, per la prima volta guidato da una donna, che boccia e ostacola qualsiasi provvedimento dell'opposizione che vada nella direzione dell'uguaglianza. Hanno bocciato il salario minimo quando la donne sono pagate il 20 per cento meno degli uomini, hanno affossato il congedo genitoriale paritario quando il gap occupazionale tra padri e madri è del 30 per cento, hanno tolto opzione donna e le consigliere di parità, hanno svuotato la legge sul consenso nei rapporti sessuali trasformandola nel suo contrario, hanno vietato l'educazione sessuale e affettiva nella scuola primaria e non l'hanno resa automatica in quella secondaria fingendo di dimenticare che senza cultura del rispetto non si cambia la mentalità. Si limitano a provvedimenti bandierina da potere usare l'8 marzo. Con quale coraggio Giorgia Meloni sostiene che con il suo governo le donne hanno fatto passi avanti? È esattamente il contrario e questa piazza, come le tante altre in tutta Italia, lo testimonia". Lo dichiara, dalla manifestazione di Roma, Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“É un dovere essere dove si ricorda chi va a lavorare e non torna a casa, perché ci impone di non togliere lo sguardo e di non aspettare la prossima tragedia per occuparci di sicurezza sul lavoro. È una memoria attiva, soprattutto nei confronti di un uomo che ha sacrificato la propria vita nel tentativo di trarre in salvo i colleghi, finché non ci sarà giustizia”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, oggi a Napoli all’Istituto Tecnico Industriale "A. Righi" nel quartiere di Fuorigrotta, dove si è tenuta la cerimonia di svelamento della targa commemorativa dedicata a Vincenzo Garzillo, morto sul lavoro nella strage della centrale idroelettrica di Bargi mentre tentava di dare l’allarme. L’evento è in occasione della Giornata cittadina per la sicurezza sul lavoro.
“Intitoliamo un laboratorio scolastico a un morto sul lavoro e questo non è un atto simbolico - ha proseguito la deputata dem - Rappresenta invece la volontà ferma delle istituzioni, che su questo tema devono muoversi insieme e senza bandiere politiche per migliorare la situazione, di ribadire che la sicurezza non è un costo ma il pilastro fondante della dignità del lavoro”.“Lo dico qui, in una scuola, a questi ragazzi e a queste ragazze: la cultura della sicurezza e la formazione sono fondamentali. Lo dobbiamo a loro, ai lavoratori e alle lavoratrici di domani, di proseguire oggi su questa strada affinché tragedie come quella di Bargi non avvengano più” ha concluso Gribaudo.