“Sulla vicenda dell’emendamento relativo all’aumento dei pedaggi autostradali, stiamo assistendo al goffo tentativo di Fratelli d’Italia di prendere le distanze. Come riportato dalle agenzie di stampa, emergono "voci di disappunto" nella maggioranza. Ma il punto è semplice e non lascia spazio ad ambiguità: l’emendamento che ci è stato inviato oggi porta la doppia firma del Partito di Giorgia Meloni visto che è sottoscritto da tutti e 4 i relatori di maggioranza compresi gli onorevoli Milani e Baldelli di FDI. Non contano le voci ma i fatti: se vogliono esprimere il loro disappunto possono ritirare la loro firma. Il Partito Democratico è contrario a ogni ipotesi di aumento dei pedaggi che gravi su cittadini e pendolari”. Così il vicepresidente della commissione trasporti della camera, il deputato democratico Andrea Casu.
“Quelle di Rixi sono affermazioni gravi e inaccettabili soprattutto se arrivano da chi ricopre un ruolo di governo, quello stesso governo che da due anni tiene commissariato il porto di Genova e che non rende consultabile la relazione della commissione ispettiva del MIT piu ' volte formalmente richiesta. Rixi si mostra nervoso oltre misura e l'annunciata riformulazione dell’emendamento di cui ha parlato ne e' la prova oltre che una clamorosa marcia indietro. Lunedì in commissione trasporti verificheremo a cosa corrispondono i ripensamenti del vice ministro e nel frattempo continuiamo a chiedere il ritiro dell’emendamento così formulato come abbiamo già fatto. Le norme vanno discusse in modo organico e in un contesto di chiarezza, non si procede a colpi di emendamenti su questioni toccate da procedimenti giudiziari in corso.”, così la vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e componente Commissione trasporti Ghio e i deputati PD Pandolfo e Pastorino
“L’emendamento della Lega sulle concessioni portuali che discuteremo la prossima settimana alla Camera è sbagliato. Non è opportuno intervenire su una materia così delicata con emendamenti inseriti in modo estemporaneo, tanto più se riguardano un tema attualmente oggetto di contenzioso giudiziario, pendente sia davanti al Consiglio di Stato che alla Corte di Cassazione. È tempo di visione di sistema, non di scorciatoie normative, né di provvedimenti spezzettati che già in passato hanno prodotto malfunzionamento e stallo nello sviluppo delle aree portuali, che in taluni territori perdura ancora oggi”, così i deputati PD Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino e il senatore PD Lorenzo Basso sull’emendamento presentato dalla Lega al decreto infrastrutture, sulle concessioni portuali.
“Se il Governo e la maggioranza sentono la necessità di intervenire per rivedere le norme concessorie in ambito portuale, ciò non può esaurirsi ed essere trattato col testo proposto dall’emendamento leghista che prevede che le caratteristiche e la destinazione funzionale delle aree portuali siano d’ora in avanti riferite agli ambiti considerati nel loro complesso, così come delineati nel Piano Regolatore Portuale, e non più alle singole porzioni di concessione che li compongono. Un emendamento che, soprattutto a Genova entra a gamba tesa nel contenzioso relativo alle aree Spinelli e che vedrà il nostro voto contrario”.
“Riteniamo che una discussione su questo tema debba essere affrontata in modo organico, attraverso un confronto ampio e trasparente, nel contesto adeguato per tale discussione, ad esempio a partire dalla riforma complessiva del settore, quella riforma più volte annunciata e mai presentata dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, oltre che naturalmente negli strumenti urbanistici e regolatori previsti dalla legge ossia il nuovo Piano regolatore portuale. Percorso che prendendo il caso di Genova va avviato con sollecitudine per garantire alla città di Genova opportunità e risposte che aspetta da tempo e per assicurare ogni tutela ai lavoratori del settore che rappresentano la priorità da cui partire nella discussione futura”, concludono Ghio, Pandolfo, Pastorino e Basso.
“Quanto accaduto il 30 giugno lungo la linea ferroviaria Pisa–Livorno è l’ennesima prova del disastroso stato in cui versa il trasporto ferroviario italiano sotto la gestione del Ministro Salvini: guasti tecnici, incendi, mancanza di manutenzione e una gestione dell’emergenza semplicemente inadeguata. Su questa vicenda presenteremo una interrogazione parlamentare”: così i deputati del Pd Marco Simiani ed Andrea Casu, in riferimento al grave episodio che ha causato l’interruzione della circolazione ferroviaria all’altezza di Pontedera a partire dalle ore 16:10, con la cancellazione di tutti i treni – regionali e Frecce – in transito sulla linea.
“Ma il vero caos è iniziato quando i passeggeri, evacuati dai treni, si sono ritrovati senza adeguata assistenza. A Pisa, oltre mille persone – tra cui famiglie, turisti e stranieri – sono state abbandonate nel piazzale della stazione, con un sacchetto contenente due biscotti e una bottiglietta d’acqua come unica forma di supporto. Alle 20:30, più di quattro ore dopo l’incendio, non era ancora stato predisposto un numero adeguato di pullman sostitutivi, lasciando le persone sotto il sole, confuse, senza informazioni, con appena tre operatori presenti, sovrastati dalla folla. I guasti possono sempre accadere, quello che non è accettabile è che migliaia di persone vengano lasciate sole per ore, senza soccorso e senza informazioni. È inaccettabile che tutto questo accada con temperature torride, mettendo a rischio la salute dei viaggiatori e del personale. Salvini ha trasformato il Ministero dei Trasporti in un palcoscenico elettorale, dimenticandosi della sicurezza e della dignità dei cittadini. Serve una svolta immediata nella gestione delle infrastrutture e dell’assistenza: basta propaganda, servono risposte concrete".
“L'emendamento del governo approvato oggi in commissione sul dl infrastrutture e' un preoccupante passo indietro sulla normativa antimafia in un settore particolarmente permeabile come quello dell'autotrasporto”, così il capogruppo democratico in commissione trasporti della camera, Anthony Barbagallo che aggiunge “si tratta di un pericoloso passo indietro che restringe molto il campo dei controlli antimafia”.
“Se le anomalie e le distorsioni nel mercato dell’energia sono state possibili, come emerge dal rapporto ARERA, allora è evidente che c’è stata una grave falla nei meccanismi di controllo e vigilanza. E questa è, a tutti gli effetti, una responsabilità politica. Il governo non può limitarsi a fare finta di niente: se per mesi non ha vigilato, se non ha chiesto conto, se ha ignorato gli allarmi lanciati da più parti sul caro energia, oggi deve fare ammenda. Deve ammettere che qualcosa non ha funzionato – e che a pagarne il prezzo sono state famiglie e imprese. 5 miliardi sono una cifra enorme su cui serve trasparenza: non è un favore, è un dovere istituzionale che il governo deve garantire”. Lo dichiara Andrea Casu, della presidenza del gruppo Pd alla Camera e vicepresidente della commissione Trasporti di Montecitorio.
“L’ANSFISA è nata dopo la tragedia del Ponte Morandi per vigilare sulla sicurezza delle ferrovie e delle grandi infrastrutture, ma oggi verserebbe in una condizione di paralisi gestionale, con personale tecnico insufficiente, concorsi falliti, incarichi dirigenziali opachi e l’assenza di un vero corpo ispettivo operativo”. Lo rendono noto i deputati del Pd, Silvio Lai e Anthony Barbagallo, che hanno presentato un’interrogazione parlamentare urgente, a prima firma di Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti della Camera, sullo stato di grave disfunzione dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali (ANSFISA).
“L’Agenzia, preposta a garantire la sicurezza dell’intero sistema ferroviario italiano e di numerose infrastrutture critiche, è stata oggetto di una denuncia unitaria da parte di tutte le rappresentanze sindacali, che ne segnalano il possibile ruolo nell’origine di numerosi episodi di guasti e ritardi che affliggono le ferrovie italiane.
Secondo la denuncia unitaria dei sindacati (FP CGIL, UILPA, CONFINTESA, CIDA, USB), l’Agenzia disporrebbe di appena 270 tecnici su 668 unità previste, con intere regioni prive di ingegneri incaricati dei controlli, rendendo impossibile l’attività di vigilanza che dovrebbe essere la vocazione esclusiva dell’ente. ANSFISA, invece, sarebbe stata riempita di personale amministrativo non tecnico, snaturando la sua funzione originaria.
I ritardi, i blocchi e i disservizi che colpiscono quotidianamente il sistema ferroviario nazionale – proseguono i deputati dem – non sono frutto del caso. Se l’Agenzia deputata alla sicurezza viene privata di risorse, personale e strumenti, è inevitabile che il sistema ne risenta gravemente, con ricadute dirette sulla vita dei cittadini”.
L’interrogazione, sottoscritta anche dai deputati PD Casu, Ghio, Morassut e Graziano, chiede “al Ministro Salvini conto dell’istituzione di una quarta Direzione Generale, che assorbirebbe ulteriori risorse per nuovi incarichi dirigenziali, invece di risolvere le attuali e gravi criticità ispettive, unica vera funzione dell’Agenzia.
Particolarmente grave è lo stato di abbandono delle sedi territoriali, che dovrebbe allarmare qualunque governo attento alla sicurezza pubblica. A Cagliari, la sede è priva di pulizie da oltre due mesi; a Catania, la sede è chiusa da tempo, con il personale costretto a lavorare in modalità agile in modo permanente. Una situazione indegna di un’Agenzia nazionale per la sicurezza”.
“Il Governo – concludono Barbagallo e Lai – ha il dovere morale e politico di intervenire subito. Non si può accettare che chi dovrebbe garantire la sicurezza dei trasporti sia messo nelle condizioni di non poterlo fare”.
“Proprio mentre si espone a Montecitorio la borsa di Paolo Borsellino come simbolo del contrasto alla criminalità organizzata, il Governo in fase di conversione del decreto presenta un emendamento al DL Infrastrutture che va nella direzione opposta: dare rilevanza soltanto alle comunicazioni interdittive della prefettura e non più alle informazioni interdittive significa restringere di molto il campo dei controlli antimafia.
È un passo indietro pericoloso. Significa abbassare la soglia di attenzione e aumentare il rischio di infiltrazioni mafiose nei cantieri pubblici. Uno strumento rigoroso viene oggi messo in discussione con una forzatura che il Quirinale aveva già evidenziato in passato. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di una scelta politica. Una scelta che, combinata al DL Sicurezza, disegna un sistema opaco e pericoloso: da un lato si limita il dissenso delle comunità e dei territori su temi che li riguardano, dall’altro si accelerano gli affidamenti smorzando l'entità dei controlli, anche per opere già senza trasparenza sui costi, come il Ponte sullo Stretto”, dichiara Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo PD alla Camera e componente della Commissione trasporti.
“Abbiamo presentato immediatamente un sub emendamento per contrastare questa deriva pericolosa: la prevenzione antimafia non è un ostacolo, ma una garanzia per lo Stato, per le imprese sane, per i cittadini. la legalità si difende, ogni giorno, con scelte coerenti e responsabili, non indebolendo i suoi strumenti più solidi”, conclude Ghio.
“E’ appena pervenuto un emendamento firmato dal governo, in fase di conversione del Decreto Infrastrutture, che di fatto allenta le maglie della legislazione antimafia. La destra ci aveva già provato in passato, ma il Quirinale era intervenuto. Passare dalla informativa alla comunicazione restringe la platea di quelli che non avrebbero i requisiti per partecipare alle gare e aumenta il rischio di permeabilità rispetto alle infiltrazioni mafiose. Non possiamo permettercelo. Utilizzeremo tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per impedire questo scempio”.
Così il capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo.
"L'odissea quotidiana che ormai sono costretti a vivere i pendolari e i passeggeri di Trenitalia, dovuti ai gravissimi disservizi che si verificano quotidianamente nella principali stazioni ferroviarie del Paese, a partire da quella di Roma Termini, ma anche Firenze, Napoli, il nodo di Genova e su tutta la linea a macchia di leopardo, dovrebbero imporre alla presidente Meloni un intervento immediato con il ministero dei Trasporti, delega che Salvini non ritiene di esercitare dedicandosi ad altro, e con gli stessi vertici di Ferrovie dello Stato. Quello che si verifica nelle stazioni e lungo i binari del Paese è una vera e propria limitazione di un diritto alla mobilità, gravemente pregiudicata, che un'azienda pubblica evidentemente non è in grado di garantire a danno dei cittadini, in giornate particolarmente difficili viste le temperature torride. Non si può tollerare che sia penalizzato chi non ha alternative all'utilizzo del mezzo privato o chi per scelta preferisce muoversi con i mezzi su rotaia". Così la deputata e vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, Valentina Ghio.
“Dopo il weekend nero dei voli e dei treni e i disagi di ieri, anche oggi la condizione dei trasporti in Italia è a dir poco indecente. Per l'ennesimo guasto sulla linea di Alta Velocità tra Roma e Firenze, si stanno registrando ritardi di oltre 90 minuti e cancellazioni di treni. Una situazione imbarazzante gestita, anzi 'non gestita' da un ministro fantasma: Salvini, il peggior ministro dei Trasporti d'Europa. La stazione di Roma Termini vive la sua quotidiana emergenza fatta di passeggeri parcheggiati a terra, persone soccorse per il grande caldo, file interminabili ai box di informazioni dove gli operatori, loro sì incolpevoli, sono costretti a reggere da soli alla rabbia dei viaggiatori”. Così in una nota il deputato Andrea Casu, vicepresidente in Commissione Trasporti alla Camera.
“Non ci sono più parole per evidenziare il completo fallimento del Governo Meloni nel comparto Trasporti: il Ministro Salvini smetta di fuggire calla realtà e venga in Parlamento”, sottolinea il deputato Pd.

“Il ministro Salvini non può continuare a scappare dalle sue responsabilità perché il sistema complessivo dei trasporti in Italia continua ad essere al collasso. Solo questo fine settimana abbiamo assistito ad aerei a terra per il blocco dei radar, infiniti ritardi dei treni e persone che aspettano al sole per ore il traghetto per le isole maggiori. Un tam tam di comunicati e scaricabarile dalle parti in causa e nessuna scusa per i tanti passeggeri, in primis da parte del ministro. L'Italia merita più rispetto, Salvini venga in Aula a informare sul caos dei trasporti”. Lo dice il deputato Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in Commissione Trasporti alla Camera.
“Sabato – sottolinea il parlamentare - il blocco dei radar nel Nord Ovest ha portato ritardi per 320 voli aerei. Enav ha scaricato le colpe su Tim che, a sua volta, si è detta estranea a tutti i fatti accaduti. Qualsiasi siano le ragioni dei guasti, gli italiani hanno diritto di sapere cosa è successo veramente e avere la garanzia che questi disguidi non accadano più. Vedere migliaia di turisti 'parcheggiati' in aeroporto o nelle stazioni non è l'immagine che vogliamo vedere della nostra Italia”, conclude Barbagallo.
“Dopo aver annunciato con enfasi che avrebbe seguito "personalmente" l’evoluzione del disservizio aereo che, secondo il presidente di ENAC, rappresenta lo stop ai voli più grave degli ultimi 30 anni, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini è letteralmente scomparso dai radar. Da allora, nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna assunzione di responsabilità, nemmeno la buona educazione di scusarsi pubblicamente con le migliaia di cittadini bloccati negli aeroporti in piena estate. È anche fallito il tentativo di scaricabarile, immediatamente smentito dai chiarimenti di Tim, e non è stata invece fornita nessuna informazione utile a verificare il concreto funzionamento delle norme per garantire la sicurezza e la continuità dei servizi essenziali per il Paese. Indipendentemente dalla natura dell’incidente infatti, è indubbio che l’evento abbia messo alla prova la resilienza del nostro sistema. È il governo non può fare finta che non sia accaduto. Un atteggiamento che purtroppo non è nuovo, ma che ormai è diventato una vera e propria patologia gestionale nel comparto trasporti sotto il governo Meloni. Quel che è certo è che Matteo Salvini si conferma il peggior Ministro dei Trasporti della storia repubblicana: treni in ritardo, aerei fermi, caos logistico e nessuna strategia per affrontare il periodo di massimo flusso turistico dell’anno.
Dopo il sabato nero del trasporto aereo abbiamo vissuto infatti l’ennesima domenica da incubo per il trasporto ferroviario: con oltre 760 treni in ritardo, 93 cancellati, 81 cancellati in parte e con l’altissima media ritardo per treno di 23 minuti nel sistema Frecce.”
“Davanti a un’intera nazione in ostaggio dell’inefficienza, Salvini ha scelto il silenzio. Serve chiarezza, responsabilità e un cambio di passo immediato. Il trasporto pubblico non può essere lasciato nelle mani di chi scappa nel momento del bisogno.” così una nota del vicepresidente della commissione trasporti della Camera, Andrea Casu.
"Non è più rinviabile il riconoscimento dei comuni montani insulari all'interno dei provvedimenti normativi dello Stato. Si tratta di territori che vivono una duplice condizione di svantaggio: da un lato, la montagna con tutte le sue fragilità e difficoltà; dall’altro, l’insularità, che acuisce l’isolamento e rende più onerosa ogni attività, dalla scuola alla sanità, dal lavoro ai trasporti": è quanto dichiara la deputata PD Maria Stefania Marino, commentando il suo emendamento al disegno di legge sulla Montagna in discussione a Montecitorio. La proposta prevede che all'interno della classificazione delle zone montane, siano
individuati e distinti ulteriori criteri che definiscono le zone montane costituite dai comuni montani insulari.
"La Costituzione riconosce il diritto delle isole a misure speciali. È ora che questo principio venga finalmente attuato nei fatti, anche attraverso il pieno riconoscimento dei comuni montani insulari nei criteri legislativi. È una battaglia di giustizia territoriale, non solo una correzione tecnica. Mi appello in particolare ai colleghi della maggioranza eletti nelle isole: è tempo di superare le appartenenze politiche per dare risposte concrete a comunità che, troppo spesso, si sentono abbandonate. Una montagna su un’isola resta montagna, ma con sfide ancora più complesse. E lo Stato ha il dovere di riconoscerle e affrontarle": conclude.
Doveva abbassare le tasse, invece aumentano: la pressione fiscale è al 37,3%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Ecco il regalo del governo Meloni per le vacanze. Lo dice oggi l’Istat che dice pure che è aumentata l’inflazione, è aumentato il costo del carrello della spesa e sono aumentati i prezzi del trasporto aereo. Non si governa senza una politica economia strategica e solo mantenendo in ordine i conti, magari con qualche accorgimento contabile. Si chiama “vivacchiare”, non si dà futuro a un paese e chi non arriva a fine mese scivola verso la povertà.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.