«Da Nordio uno schiaffo alla libertà di stampa». Così Piero De Luca, deputato democratico e capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Affari Europei della Camera, commenta la decisione del Governo di esprimere parere negativo all’emendamento del gruppo PD che proponeva di recepire subito, nell’ambito della discussione sulla legge di delegazione europea, la direttiva anti-SLAPP — la norma europea che tutela giornalisti e operatori dell’informazione dalle querele temerarie, spesso usate come strumenti di intimidazione per limitare la libertà di stampa.
«Il Ministro della Giustizia Nordio – spiega De Luca – per il tramite del sottosegretario Ostellari ha espresso parere contrario al recepimento della direttiva nell’ordinamento italiano».
«Una posizione – aggiunge De Luca – che si somma alle gravi parole pronunciate proprio oggi dal sottosegretario Fazzolari sulla volontà di denunciare Ranucci. È un atto inaudito, soprattutto da parte di un Governo che a parole proclama solidarietà al mondo dell’informazione, ma nei fatti continua ad ostacolare l’introduzione di norme europee che ne garantirebbero la tutela. Solo un anno fa lo stesso esecutivo si era detto favorevole a un rapido recepimento della direttiva. Oggi compie un pericoloso passo indietro».
Il Partito Democratico -conclude De Luca - ripresenterà in Aula alla Camera l’emendamento per recepire subito la direttiva anti-SLAPP in Italia, riaffermando che la libertà di stampa è un pilastro della democrazia va tutelata dalla politica”.
“Un’intervista rivelatrice, che spiega con chiarezza il punto di vista del governo e il fastidio nei confronti di una trasmissione come Report — e, più in generale, del giornalismo d’inchiesta. Allusioni e intimidazioni, mancava solo che Fazzolari dicesse che le puntate dovrebbero essere supervisionate e autorizzate prima di andare in onda” così i componenti del Pd in commissione di vigilanza rai.
“Davanti alle dichiarazioni di Fazzolari, secondo cui la richiesta di secretare la risposta di Ranucci in Commissione antimafia sarebbe stata un modo per alimentare sospetti - aggiungono i democratici - viene in mente il vecchio adagio: “la malizia è nell’occhio di chi guarda”. Forse è lui a vedere ombre dove non ce ne sono — o, chissà, sa qualcosa che noi non sappiamo. La solita strategia, alzare il polverone pur di non rispondere alla domanda principale: il governo ha spiato Report e Ranucci?” concludono.
“L’indagine pubblicata oggi da Greenpeace Italia rivela, ancora una volta, condizioni inaccettabili negli allevamenti intensivi di suini, con carcasse abbandonate, ratti che accedono ai box, ferite non curate, mutilazioni e fiumi di liquami che minacciano falde e territorio.
Tale quadro conferma quanto più volte denunciato: il modello degli allevamenti intensivi è non solo eticamente insostenibile ma anche pericoloso per l'ambiente e la salute. È tempo che le istituzioni smettano di girarsi dall’altra parte.
In qualità di prima firmataria della proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, ribadisco oggi con forza la necessità urgente e inderogabile di calendarizzare il suo esame in Parlamento. L'obiettivo è chiaro:
porre un freno immediato all’espansione degli allevamenti intensivi, ridurre drasticamente il numero di animali allevati con questo sistema, avviare una reale transizione verso modelli di allevamento compatibili con la tutela degli animali, dell’ambiente e della salute pubblica e fornire strumenti per sostenere una riconversione verso produzioni alimentare senza sofferenza. La Commissione Agricoltura tiri fuori dai cassetti questa proposta di legge affinché non resti un ennesimo documento in attesa, ma diventi strumento concreto di cambiamento su cui confrontarsi. Le responsabilità sono chiare: non possiamo più accettare che il “Made in Italy” si regga su pratiche di sofferenza e che umiliano la dignità animale, che distruggono territorio e generano rischi sanitari”. Lo dichiara Eleonora Evi, deputata del Pd, prima firmataria della proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”.
Presentata interrogazione
"Il Decreto Flussi, così com’è, non funziona. Non solo non garantisce l’ingresso regolare di lavoratrici e lavoratori stranieri, ma li espone a truffe, irregolarità forzata e sfruttamento. È inaccettabile che persone arrivate in Italia con un visto regolare per lavoro finiscano senza permesso di soggiorno a causa di mancanze e inadempienze dei datori di lavoro. Lo Stato non può permettere che i lavoratori siano puniti per colpe che non hanno commesso". Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, annunciando il deposito di un’interrogazione al ministro dell’Interno e al ministro del Lavoro.
"I dati della campagna 'Ero Straniero' - spiega la deputata dem - sono impietosi: solo il 13 per cento delle quote 2023 e appena il 7,8 per cento di quelle del 2024 si sono tradotte in domande finalizzate, e i permessi effettivamente rilasciati superano appena il 7 per cento. La procedura è farraginosa, i controlli inesistenti, e il risultato è che né il fabbisogno delle imprese è soddisfatto, né i lavoratori riescono a essere assunti. È un sistema che genera precarietà, irregolarità e terreno fertile per lo sfruttamento".
Scarpa ricorda anche il grido d’allarme lanciato dalla comunità bengalese: "Lo scorso 29 ottobre a Roma, 800 cittadini bengalesi da tutta Italia hanno denunciato di essere arrivati con un visto regolare e di essere poi rimasti senza contratto e senza permesso per colpa dei datori di lavoro spariti, inesistenti o inadempienti. In queste condizioni, molti sono costretti a chiedere protezione internazionale solo per non finire nel sommerso. Una follia amministrativa che crea vulnerabilità invece di prevenirla".
L’interrogazione chiede al governo di intervenire subito, ripristinando una tutela già prevista in passato:
"Basta ipocrisie: è necessario reintrodurre il permesso per attesa occupazione nei casi in cui la mancata firma del contratto non sia imputabile al lavoratore. Esistono precedenti circolari del Viminale che lo prevedevano: è ora di ripristinare questa misura di giustizia minima. Noi continuiamo ad avanzare proposte in tal senso, anche sotto forma di emendamenti, che puntualmente la maggioranza non accoglie".
"Se il governo vuole davvero combattere il lavoro nero e la tratta di esseri umani - conclude Scarpa - deve cominciare da qui: smettere di trasformare un canale legale di ingresso in una trappola burocratica e di ricattabilità e superare finalmente la Bossi-Fini, che negli anni ha reso impossibile implementare delle politiche migratorie eque ed efficaci".
“Una notizia allarmante, la vicenda Paragon e’ grave quanto l’impunità su chi lo ha usato. Ti chiedi in che paese viviamo dove ognuno può essere spiato senza una ragione. La mia piena solidarietà a Francesco Nicodemo” così sui social il deputato democratico Enzo Amendola.
“La dinamica economica del Paese sta rallentando e la produzione industriale nel 2024 è diminuita del 3,5 per cento rispetto all’anno precedente. La manovra del governo Meloni non contiene misure per la crescita: la politica industriale di questo esecutivo è pari a zero”. Così il deputato dem Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive.
“Programmi come Transizione 5.0 – evidenzia l’esponente dem - si sono rivelati un flop totale, mentre intere filiere strategiche, automotive, moda, tessile, acciaio, chimica di base, sono in crisi. Servono interventi mirati e politiche industriali coerenti con quelle europee, a partire da un fondo per accompagnare la doppia transizione ecologica e digitale e un fondo specifico per l’automotive, tagliato del 75 per cento nell’ultima legge di bilancio. In Italia i costi energetici sono tra i più alti d’Europa. Occorre intervenire subito sul meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità, sganciandolo dal gas e investendo di più sulle rinnovabili, anche semplificando le procedure e incentivando i contratti a lungo termine. Solo così si potrà abbassare la bolletta e restituire competitività alle imprese”.
“Infine – conclude Peluffo – i dazi imposti dagli Stati Uniti rischiano di colpire duramente il nostro export, uno dei motori dell’economia italiana. Mentre altri Paesi europei hanno già agito, il governo Meloni è rimasto fermo e in testa indossa sempre il cappellino ‘Make America Great Again’ e fa gli interessi di Trump, non quelli del nostro Paese”.
“Il Pil italiano è fermo da tre trimestri consecutivi e la produzione industriale ristagna da oltre due anni. In questo contesto, il governo Meloni approva una legge di bilancio che, secondo gli stessi documenti del MEF, non avrà alcun impatto positivo sulla crescita. È scritto nero su bianco: la manovra non farà aumentare i consumi interni e avrà effetti negativi sugli investimenti”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, deputata e responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“La premier Meloni – spiega l’esponente dem - racconta un’Italia che non esiste, promettendo un rilancio che non arriverà. Se oggi non fossimo sostenuti dai fondi del PNRR, il Paese sarebbe già in recessione. Il problema non è solo economico ma politico: manca una strategia industriale capace di orientare la crescita e affrontare le sfide globali. Il Partito Democratico chiede al governo di unirsi a un’iniziativa comune in Europa per rafforzare le politiche su innovazione, energia e infrastrutture. Non possiamo competere da soli con giganti come Cina e Stati Uniti: servono investimenti di scala e una transizione tecnologica sostenuta a livello europeo”.
“Sul piano nazionale – conclude Guerra – è urgente intervenire sul costo dell’energia. Le nostre proposte mirano a sganciare il prezzo del gas da quello delle rinnovabili, in modo da far scendere le bollette e migliorare la competitività delle imprese. Inoltre, il governo non può continuare a ignorare le conseguenze delle politiche economiche americane: i dazi di Trump impongono una strategia di sostegno alle esportazioni e alla manifattura italiana. Serve una politica industriale seria, non propaganda”.
"Con la Legge di Bilancio il Governo Meloni continua a penalizzare le imprese. Dal 1° gennaio 2026, per banche, intermediari finanziari e compagnie di assicurazione non sarà infatti più possibile compensare i crediti d’imposta derivanti dai bonus edilizi con i contributi previdenziali e i premi assicurativi contro infortuni e malattie professionali. Dal 1° luglio 2026 il divieto sarà poi esteso anche ad altri soggetti e ad altri tipi di crediti d’imposta, non solo quelli edilizi. Significa che le aziende non potranno più utilizzare i crediti fiscali per compensare i contributi dovuti a Inps e Inail. Una scelta che rischia di creare nuove rigidità e di togliere liquidità a chi produce e investe". E’ quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani.
"Mentre la destra si riempie la bocca con il sostegno alle imprese ed il rilancio dell’economia - prosegue Simiani-, nei fatti continua a complicare la vita a chi lavora e a chi produce. Invece di sbloccare i crediti e sostenere la ripresa, si sceglie ancora una volta la via delle restrizioni e dei divieti. È una norma miope, che rischia di rallentare occupazione e crescita, proprio quando servirebbe una spinta alla fiducia e agli investimenti verdi", conclude il parlamentare Dem .
“Sono sconcertato dalla notizia pubblicata oggi su Fanpage dove viene rivelato che anche Francesco Nicodemo, fondatore dell’agenzia di comunicazione Lievito Consulting, è stato vittima di spionaggio. Come già lo stesso direttore Cancellato, il giornalista Pellegrino, Don Mattia Ferrari ed attivisti come Luca Casarini. Mi aspetto che si faccia chiarezza sul perché un cittadino che non ha incarichi pubblici e che offre consulenza per le campagne di comunicazione di partiti di opposizione e di candidati alle elezioni si trovi in questa condizione. E’ un fatto molto grave che non va preso sottogamba”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Domani il governo risponderà in aula alla Camera alla mia interpellanza urgente sui numerosi episodi di violenza neofascista che si sono verificati nel Paese nell'ultimo mese, gli ultimi in ordine di tempo al Liceo Righi di Roma. Una interpellanza che nasce da una importante e forte presa di posizione pubblica del Presidente nazionale dell' Anpi Gianfranco Pagliarulo. Una dichiarazione importante, che non deve essere sottovalutata. Crescono nel Paese fenomeni di vera e propria eversione di estrema destra, come sempre più sono le occasioni in cui si manifesta esplicitamente l'apologia del fascismo. Ho quindi voluto sollecitare il Ministero dell'Interno con lo strumento della interpellanza urgente".
Così Andrea De Maria, deputato PD
I dati Istat confermano un quadro preoccupante che colpisce le lavoratrici e i lavoratori italiani. A settembre 2025, le retribuzioni contrattuali in termini reali restano inferiori di oltre l’8% rispetto ai livelli del 2021. Significa, in parole semplici, che negli ultimi anni le famiglie italiane hanno perso l’equivalente di uno stipendio mensile ogni anno. I dati allarmanti, però, non preoccupano Meloni, che con la quarta manovra del governo ribadisce la sua volontà di non fare alcun passo avanti per sterilizzare Gli effetti della perdita del potere d’acquisto delle famiglie ne sul salario minimo, proseguendo invece la politica dei tagli al welfare”.
Così una nota del capogruppo democratico in commissione bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano.
“I dati diffusi dall’Istat sono inequivocabili e certificano il fallimento delle politiche del governo Meloni sulle liste d’attesa. Nel 2024 quasi il 10% degli italiani – parliamo di 5,8 milioni di persone – ha rinunciato a curarsi. La prima causa? Le liste d’attesa troppo lunghe. È una situazione gravissima e senza precedenti nelle dimensioni”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Affari sociali della Camera.
“Di fronte a questi numeri – prosegue Girelli – il governo continua a raccontare che i decreti sulle liste d’attesa funzionano. Ma la realtà fotografata dall’Istat è opposta: sempre più cittadini, soprattutto donne e anziani, sono costretti a rinunciare alle cure. È una frattura sociale che mette a rischio il nostro Servizio sanitario nazionale”.
“Non servono annunci o operazioni propaganda: servono soluzioni. Il diritto alla salute non può dipendere dalla fortuna o dal conto in banca, ma servono investimenti strutturali, assunzioni stabili e una programmazione reale dell’offerta sanitaria”, conclude Girelli.
In una sola intervista un compendio di arroganza, minacce e allusioni da parte di una delle persone più vicine alla premier Meloni. Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, oggi torna ad attaccare Sigfrido Ranucci e lo fa in spregio a un attentato gravissimo solo qualche settimane fa. Ancora una volta la prova dell’ipocrisia della destra: mentre esprime solidarietà pensa a come attaccare un giornalista del servizio pubblico volendolo screditare e mettendo in dubbio la sua professionalità. La destra è insofferente alla libertà di stampa vuole limitarla, qui in Italia e ovunque governa.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Desidero esprimere un sincero ringraziamento al Capo di Stato Maggiore uscente per il lavoro svolto e rivolgere i migliori auguri di buon servizio al nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina. È un momento significativo per l’intera Forza Armata e il nostro Paese.
Possano continuare a guidare questa straordinaria realtà con visione, competenza e senso delle istituzioni”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo pd in commissione difesa di Montecitorio, che partecipa dalla nave Trieste alla cerimonia di avvicendamento del Capo di Stato Maggiore della Marina a Civitavecchia.
“La Marina Militare rappresenta ogni giorno un presidio di sicurezza, professionalità e dedizione. Le donne e gli uomini della Marina operano con competenza e coraggio nella difesa delle nostre acque, nella tutela degli interessi nazionali e nella salvaguardia della pace e della stabilità nel Mediterraneo e nelle acque internazionali.
Il loro impegno, spesso lontano dai riflettori, è fondamentale anche nelle missioni umanitarie e nelle operazioni di soccorso, dimostrando l’eccellenza del nostro Paese e dei suoi valori”, conclude Graziano.