“Si tratta di un provvedimento approvato in tutta fretta solo per non perdere risorse inserite nel Pnrr. Non c’è alcuna misura in grado di stimolare la crescita del mercato e di attivare un virtuoso percorso positivo. Non ci sono norme sul commercio al dettaglio e per i servizi alle imprese, nonostante il settore viva una crisi devastante. Non si interviene per migliorare l'efficacia della pubblica amministrazione, non si riduce l'evasione fiscale, non si potenziano gli investimenti su ricerca e innovazione per contrastare con rapidità ed efficacia i cambiamenti climatici. Ci troviamo in presenza di un testo debole anche sul riordino delle concessioni autostradali sugli usi commerciali delle startup. Tutte le nostre proposte migliorative sono state sistematicamente respinte. Come quelle che intendevano garantire tariffe sostenibili agli utenti con investimenti, innovativi ed efficaci, che intervenivano sul trasporto pubblico locale e gli Ncc, che in migliaia si stanno mobilitando per poter continuare a lavorare, e sul telemarketing. Riguardo il servizio sanitario la destra ha superato e stessa riuscendo a prorogare con una deroga una legge, la legge Draghi sulla concorrenza, che dava sì la possibilità alle aziende private di poter concorrere, ma lo faceva cercando di far risparmiare la sanità”.
Così il deputato democratico e capogruppo in commissione Ambiente, Marco Simiani, intervenendo in Aula alla Camera per annunciare il voto contrario del gruppo al Ddl Concorrenza.
“Chiedo un'informativa urgente al ministro Calderoli per sapere come intenda proseguire sull'Autonomia differenziata dopo che qualche ora fa la Corte Costituzionale ha praticamente demolito l'impianto della sua ormai ex riforma. La sentenza dice che non si può più fare nulla. In qualsiasi paese al mondo probabilmente a quest'ora, dopo un fallimento del genere, il ministro competente si sarebbe già dimesso. Nel giorno in cui la presidente Meloni priva il nostro Paese del ministero per il Mezzogiorno, salta il Patto di sindacato su cui si regge questo governo: l'autonomia salta e il prossimo sarà il premierato e con lui la vostra concezione del potere mai utilizzato per cambiare l'Italia, ma solo usato per prendervela con qualcuno”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Marco Sarracino, responsabile nazionale Mezzogiorno del Partito Democratico.
“Un passaggio della sentenza secondo noi – ha concluso Sarracino - mette la parola fine a questa legge: ‘il popolo e la nazione sono unità non frammentabili. Esiste una sola nazione, così come esiste un solo popolo italiano. Sul piano istituzionale questa rappresentanza e la cura delle esigenze unitarie, sono affidate esclusivamente al parlamento e in nessun caso possono essere riferiti ai consigli regionali’. I patrioti volevano spaccare la Patria e invece la Patria si è salvata, nonostante voi. E’ il giorno in cui è meglio che ne prendiate atto”.
“L’approvazione in Commissione Affari Costituzionali del testo sulla separazione delle carriere è profondamente sbagliata e rappresenta un grave errore della maggioranza, che per equilibri interni sacrifica il funzionamento della giustizia a bandiere ideologiche e interessi di partito”. Lo dichiarano Simona Bonafé e Federico Gianassi, capigruppo del Partito Democratico nelle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera. “Riteniamo sbagliato rilanciare un tema già affrontato con la riforma Cartabia, che ha introdotto una separazione di fatto limitando a un solo passaggio il cambio di ruolo nel corso della carriera. Piuttosto che alimentare scontri e divisioni, sarebbe stato necessario monitorare gli effetti di quella norma per verificarne l’efficacia,” sottolineano i democratici.
“La separazione delle carriere non è una priorità per il sistema italiano, che attende ancora un grande piano d’investimento in ciò che conta davvero per i cittadini: risorse umane, formazione, edilizia giudiziaria e semplificazione burocratica, indispensabili per garantire processi più rapidi e diritti effettivi. “Il governo sta sprecando tempo prezioso su una questione che distrae dalle vere urgenze della giustizia e dalle reali esigenze dei cittadini,” concludono Bonafè e Gianassi.
“Chiediamo che il governo, la presidente Meloni, vengano in Aula per un'informativa urgente sull'emergenza automotive. Da ieri, gli operai di Transnova, azienda importante dell'indotto Stellantis, stanno presidiando i cancelli dell'azienda a Pomigliano, Melfi, Mirafiori e Cassino. Si tratta, complessivamente di 350 persone, a cui Stellantis ha deciso, dopo 35 anni, di non rinnovare la commessa. Un avviso chiaro di disimpegno: il primo pezzo dell'indotto che rischia di tirare giù, con un effetto domino, tutto il sistema automotive italiano. È un presagio, è un avvertimento. Qui nessuno ha interesse ad aprire polemiche. Vogliamo costruire soluzioni e aprire una discussione vera sul destino industriale del nostro Paese”. Lo ha detto in Aula alla Camera il capogruppo Pd in commissione Lavoro Arturo Scotto.
“100 milioni di buona uscita - ha aggiunto l'esponente dem - all’ad Tavares. Saranno anche le regole del capitalismo, ma quanto può reggere il patto democratico se l'amministratore delegato di una grande azienda guadagna 518 volte in più di un suo lavoratore. Il rischio di scomparsa dell'automotive dal nostro Paese reale è reale e dunque la fine dell'Italia così come l'abbiamo conosciuta, un grande paese industriale, la settima potenza economica del mondo”.
“Oggi – ha concluso Scotto - rischiamo il deserto, l'esplosione definitiva della cassa integrazione. L'ulteriore processo di delocalizzazione delle produzioni. Serve dunque una discussione vera, una politica industriale che è assente, serve il ripristino integrale del fondo per la transizione nell'automotive. Se il Parlamento chiama il capo di Stellantis risponde. Meloni decide di essere protagonista o semplice spettatore di una dismissione strisciante? Di un lento inesorabile spegnimento di questo patrimonio nazionale”.
“La decisione di ridurre la protezione del lupo da “rigorosamente protetto” a solo “protetto” non ha basi scientifiche ma è dettata solo dall’opportunismo politico di chi vuole a tutti i costi accontentare le richieste dei cacciatori.
Ma imbracciare il fucile per sparare ai lupi non porterà ad alcuna soluzione, non servirà nè per ridurre gli attacchi agli allevatori e agli agricoltori nè tantomeno ci porterà verso una migliore convivenza tra uomo e animale, semmai, purtroppo, farà l’esatto contrario.
Chi oggi festeggia questa decisione scellerata, raggiunta non senza ombre come rileva l’indagine del Mediatore europeo, in realtà si fa beffe della scienza, degli impegni sottoscritti per tutelare la biodiversità, dei cittadini e delle cittadine che hanno a cuore la fauna selvatica ma anche di quegli agricoltori e allevatori che dicono di voler difendere. Solo fumo negli occhi per assecondare la lobby venatoria”. Lo dichiarano le deputate del Partito Democratico Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, commentando la decisione de Comitato permanente della convenzione di Berna, organo del Consiglio d’Europa, di declassare lo status di protezione del lupo.
“La lettura delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale chiariscono ulteriormente i profili di grave incostituzionalità della riforma sull'Autonomia differenziata. Rappresentano una pietra tombale sul progetto secessionista della destra che viene smontato nei punti essenziali. Il governo non può più far finta di nulla. Blocchi immediatamente l'iter delle intese avviate e torni indietro su questa riforma. Si fermi e riconosca il proprio fallimento”. Così Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico nella commissione bicamerale per le questioni regionali, ha commentato il pronunciamento che boccia la riforma Calderoli.
“Le destre hanno respinto un emendamento al decreto Fiscale, a mia prima firma, sul 5 per mille per le associazioni del terzo settore, le quali, a fronte di un aumento delle scelte dei contribuenti a loro favore non ne possono comunque usufruire totalmente perché esiste un tetto massimo, raggiunto il quale le somme spettanti vengono rideterminate con un criterio di ripartizione proporzionale sulla base del limite fissato per legge. Ritengo che questa norma sia profondamente sbagliata. Il mio emendamento alzava il tetto al fine di ricomprendere il totale delle scelte dei contribuenti per aiutare un settore che, come in questo periodo, diventa essenziale per la tenuta del sistema sociale del nostro Paese”. Così il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha dichiarato inammissibili due emendamenti presentati dalla Lega nell’ambito della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere. Gli emendamenti, a prima firma Iezzi, proponevano l’eliminazione dei riferimenti ai trattati comunitari dalla Costituzione italiana e la supremazia della Costituzione sui trattati europei, segnando un passo concreto verso un indebolimento dei principi fondativi dell’Unione Europea, come già avvenuto sotto la guida dell’ex premier polacco Morawiecki.
L’inammissibilità degli emendamenti è una decisione giusta e necessaria. Tuttavia, il fatto stesso che questi emendamenti siano stati presentati evidenzia una pericolosa deriva in una parte della maggioranza, volta a minare la fiducia nei valori comunitari e a mettere in discussione la partecipazione italiana all’Unione Europea,” ha dichiarato la capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè.
“Hanno promesso di tutto, dalla soglia minima delle pensioni minime a 1000 euro, all'abolizione del Canone Rai, dal maggiore investimento nella sanità pubblica di sempre, all'abolizione della legge Fornero. Ora sappiamo che sono solo bugie, che il governo Meloni non ha cura delle persone in difficoltà e continua con la sua trita ideologia e propaganda. Il decreto del Ministero dell'Economia accerta che l'aumento delle pensioni minime sarà pari a 1,8 euro al mese: uno schiaffo in faccia a chi non arriva a fine mese, a chi merita dignità e rispetto e non vuole più essere preso in giro dalle promesse grossolane del governo”. Lo afferma la deputata dem Ilenia Malavasi, componente della Commissione Affari sociali alla Camera.
“Oggi in commissione Finanze abbiamo votato contro il decreto fiscale. Il messaggio del governo è sempre più chiaro e sempre più preoccupante: ‘per favore pagate qualcosa’. Hanno di nuovo fatto slittare i termini per il concordato preventivo a cui si aggiungono ulteriori proroghe, dilazioni, ravvedimenti operosi e imposte sostitutive che annullano tutte le altre tasse. Così facendo il governo sta compromettendo il gettito fiscale generale del nostro Paese a favore di alcune corporazioni e soprattutto sta aumentando le ingiustizie verso i lavoratori dipendenti e pensionati”. Così il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“Questo – ha concluso Merola - non è accettabile, si sta frantumando il nostro sistema fiscale. Il nostro è un voto contrario a un decreto che non farà altro che aumentare le ingiustizie, ma soprattutto non coprirà le entrate necessarie per la riforma dell'Irpef che il governo aveva messo in cantiere. Le adesioni al concordato sono molto basse e noi non riteniamo che dicendo ai contribuenti ‘per favore versate qualcosa’ si possa rimediare all’ingiustizia fiscale. Questa destra invece di aumentare i controlli aumenta le mance agli evasori e a chi elude il fisco”.
“Dalle tante promesse ai fatti: le pensioni minime aumenteranno sì, ma di soli 1,8 euro al mese. Questo è il governo Meloni, l'esecutivo che mette la testa sotto la sabbia quando c'è da aiutare i più deboli e che strizza l'occhio ai più forti. L'ideologia non riesce più a nascondere le bugie e i numeri parlano chiaro nel decreto del ministero dell'Economia che stabilisce allo 0,8% la percentuale di perequazione degli assegni del 2025. Insomma tra le tante mance senza alcun investimento e visione del futuro, con le pensioni minime si avrà diritto ad un cappuccino in più”. Così il deputato dem Gian Antonio Girelli, componente della Commissione Affari sociali alla Camera.
“È importante che ogni iniziativa legislativa del governo in tema nucleare arrivi solo dopo la conclusione dell’indagine nucleare che stiamo portando avanti in Commissione Attività Produttive. Consentire la conclusione dell’indagine permetterà al Parlamento di potersi esprimere sul tema indicando anche le vie piú opportune. Contiamo che il rispetto del ruolo del Parlamento non venga meno in una tema che ha necessariamente bisogno di una visione a lungo termine per il Paese.”
Cosí il Deputato PD dottorato di ricerca in Ingegneria Nucleare al panel del Convegno AIN insieme a parlamentari rappresentanti di tutti i partiti. “Dal governo vi è ancora una azione molto confusa con l’intento di portare avanti una agenda nucleare che assomiglia piú a un generico libro dei desideri che a un vero programma strategico. Dicono di voler puntare sui piccoli reattori che però non sono ancora pienamente commerciali. Ci preoccupa invece il silenzio del governo sulla gestione della Sogin, nonostante le notizie allarmanti riguardo la condotta dell’AD, e l’azione sul deposito unico nucleare la cui soluzione deve essere una priorità prima di riaprire una vera discussione sul tema. Se si vuole parlare del futuro del nucleare, si investa prima di tutto seriamente nella ricerca a partire dalle nostre università“
Domani conferenza stampa alla camera, ore 11.30 – Sala Berlinguer
“Domani alle ore 11.30 nella sala Berlinguer della Camera dei Deputati (via degli uffici del vicario n. 21, terzo piano) la capogruppo del Pd Chiara Braga, insieme ai deputati e senatori democratici eletti all’estero, terrà una conferenza stampa per presentare le proposte e il pacchetto di emendamenti alla manovra di bilancio per gli italiani residenti all’estero. Saranno presenti: il Responsabile del dipartimento italiani nel mondo del PD, Luciano Vecchi, e i parlamentari, Nicola Carè, Andrea Crisanti, Christian Di Sanzo, Francesco Giacobbe, Francesca La Marca, Fabio Porta, Toni Ricciardi.
"Un governo che sa solo prendere in giro i cittadini. Questo è il governo Meloni: ipocrisia e bugie. Il decreto del ministero dell'economia e delle finanze ha fissato allo 0,8% la percentuale di perequazione degli assegni del 2025. Risultato? Le pensioni minime aumenteranno di soli 1,8 euro al mese. Un caffè in più al mese, questa è la loro idea di contrasto alla povertà e alle diseguaglianze. Sono arrivati al potere promettendo di tutto: dovevano portare le pensioni minime a 1000 euro, dovevano abolire la Fornero, dovevano dare 400 euro per ogni figlio nato fino a 6 anni, dovevano abolire il canone Rai. Non hanno rispettato nessuna promessa, solo bugie e propaganda. Lasciano milioni di persone in difficoltà mentre distribuiscono mancette ai loro amici e alla sanità privata. L'aumento ridicolo delle pensioni minime è l'emblema della loro ipocrisia". Lo afferma Marco Furfaro capogruppo PD in commissione affari sociali e membro della segreteria.
“Negli istituti penali minorili è fondamentale la formazione del personale. Ma dalle dichiarazioni in audizione del capo dipartimento Sangermano e di quelle del sottosegretario alla Cultura Mazzi, che stranamente e con mio rammarico viene a rispondere alla mia interrogazione, la divisa all'interno dei DPM viene impartita per questioni di autorevolezza percepita creando distanza tra personale e i ragazzi. Così invece di formare il personale, il governo preferisce eludere il problema e dare risposte burocratiche che nulla hanno a che fare con la funzione rieducativa”. Così la deputata dem Michela Di Biase in replica all'interrogazione al ministro di Giustizia sulla circolare delle divise nei carceri minorili.
“In due anni di legislatura, questo governo ha reso gli istituti penali minorili sempre più simili ai carceri degli adulti, smantellando e sminuendo il sistema della messa alla prova e creando un sovraffollamento che prima del decreto Caivano era inesistente”, conclude Di Biase.