“Forzando i tempi del normale dibattito parlamentare, la maggioranza questa mattina ha approvato in Aula la legge sull'autonomia differenziata. Ci siamo opposti per tutta la notte a norme che spaccano e dividono il Paese, aumentando le disuguaglianze. Lo abbiamo fatto in Aula, continueremo a farlo nel Paese. La piazza unita di ieri, a Roma, è infatti l'immagine di una mobilitazione che coinvolge i cittadini e che fermerà il disegno scellerato che questa destra ha in mente". Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase.
“Hanno forzato le regole parlamentari per imporre una seduta fiume e votare, nottetempo e non alla luce del sole, un'autonomia differenziata senza paracadute. Una forzatura per potere ed interessi delle forze politiche della destra, l’autonomia ad uno, il premierato all’altra, la separazione delle carriere alla memoria del terzo.
Calderoli ha fatto il giocatore di poker, ha fatto buio senza vedere le carte perché non si sa, e questa notte lo ha ammesso, quanti soldi servono e a cosa toglierli. Intanto si prepara l’arma poi si vedranno i danni è la filosofia del Governo, che ha deciso di dividere il Paese con questa scelta spregiudicata. Pagheranno caro questa scelta, tutti gli italiani, anche i pochi che, apparentemente, potrebbero trarne un vantaggio e a maggior ragione ci rimetteranno i cittadini del Mezzogiorno e delle Isole che si vedranno ridurre ancora di più diritti e servizi rispetto alle regioni del centronord. Sanità, assistenza, scuola, ambiente non avranno le risorse necessarie in egual misura in ogni parte del territorio. Cresceranno le disuguaglianze, aumenterà la precarietà, si innescheranno nuovi conflitti sociali. Continueremo a dare battaglia in Parlamento per impedire l'approvazione definitiva delle altre riforme costituzionali e porteremo nelle piazze il disagio di quanti la vivranno sulla loro pelle. Se pensano di averci piegato sbagliano e di grosso, non ci fermeremo”. Lo dichiara il deputato del PD, Silvio Lai.
"Andremo avanti tutta la notte a illustrare i nostri emendamenti sull’autonomia differenziata, finché avremo i tempi a disposizione mentre la maggioranza è muta, senza proferire verbo. In aula non parlano, ma votano la seduta fiume per un provvedimento che non ha alcuna urgenza di essere approvato se non la propaganda del governo: l'ennesimo atto di forza per tenere fede ad uno scellerato patto interno alla destra - autonomia differenziata voluta dalla Lega in cambio del premierato agognato da Giorgia Meloni. Continueremo fino al voto finale per non lasciare nulla di intentato. Con il suo silenzio in Aula la maggioranza svilisce il Parlamento impedendo alle opposizioni di dare un contributo per tentare di migliorare un testo pericoloso per la tenuta del nostro Paese". Lo dichiara dall'aula di Montecitorio, Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"La seduta fiume è finita alle 7.50 di mattina: da ieri e per tutta la notte abbiamo discusso ogni singolo emendamento, finché abbiamo avuto i tempi a nostra disposizione, nel silenzio più assoluto della maggioranza. Loro non parlano, non si confrontano, non discutono: loro eseguono gli ordini. E gli ordini erano chiari: approvare l'autonoma differenziata entro questa mattina, costi quel che costi.
Qual era l'urgenza?
L'urgenza è chiara: portare lo scalpo del Sud del Paese ai governatori leghisti del Nord. Le bandiere delle piccole patrie, destinate a contrapporsi, esposte alla fine della seduta dai banchi della Lega ne sono la prova inequivocabile. E Giorgia Meloni, la patriota, cede al ricatto e preferisce ridurre il Paese a brandelli pur di non rischiare di perdere la partita sul premierato. Due riforme che danneggiano tutta l'Italia, anche il Nord.
Ma il messaggio della affollatissima manifestazione di piazza Santi Apostoli di ieri è stato chiaro. La battaglia per salvare la Costituzione e l'unità del Paese non finisce qui". Lo dichiara alla fine della seduta Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Opposizioni unite cantano inno di Mameli e sventolano tricolore durante il voto finale al ddl autonomia mentre dai banchi della Lega spuntano le bandiere della Serenissima.
“Un provvedimento che divide e crea diseguaglianze che viene approvato di notte nella vergogna. Con questo voto sancite che esistono cittadine e cittadini di serie e A e serie B” ha detto la segreteria del Pd, Elly Schlein, nella dichiarazione di voto finale.
Si è consumato lo scambio indecente nella maggioranza. Uno sfregio alle istituzioni e un danno per i cittadini. L’abbiamo combattuta con ogni forza in Parlamento, continueremo a farlo nel Paese, con i tanti che difendono un’Italia unita e solidale.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Nel giorno degli esami di maturità per decine di migliaia di ragazze e ragazzi, pronti a navigare in un mare aperto, con tanti obiettivi e tanti sogni da realizzare, questa destra, forzando le regole parlamentari e imponendo una seduta fiume senza senso, consegna al Paese con il favore delle tenebre e senza una necessità sulle scadenze, una legge sull'autonomia differenziata che dividerà il Paese e che annullando servizi uguali per tutti i cittadini, avrà conseguenze disastrose per il sistema educativo nazionale, la sanità, l’energia e l’ambiente, creando disparità tra le regioni e riducendo i diritti e le condizioni per i cittadini e le cittadine. Ai nostri giovani ora va il nostro pensiero e il nostro augurio di successo e la garanzia di un impegno a continuare la battaglia nel Paese e in Parlamento per il loro futuro”.
Così il deputato democratico, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera.
“In migliaia a Piazza Santi Apostoli, per opporci all'Autonomia Differenziata della destra. Diciamo no con forza ad una riforma secessionista, che spacca il Paese, creando per legge cittadini di serie A e di serie B.
Diciamo no ad una riforma incostituzionale che distrugge l'unità e la coesione nazionale. Diciamo no ad una riforma devastante che renderà impossibile vivere al Sud nei prossimi anni. Continuiamo a lottare insieme, per l'Italia unita”. Così il deputato democratico Piero De Luca.
“Unità’, una parola bellissima gridata da questo popolo. L’alternativa è il nostro dovere!”.
Così Nicola Zingaretti dalla piazza commenta sui social la manifestazione unitaria delle opposizioni contro l’autonomia.
“Sono sconvolgenti le frasi di Carmine Alfano, primario a Salerno e candidato sindaco per la destra a Torre Annunziata, che inneggia ai forni crematori per gli omosessuali. FdI, Forza Italia e Italia Viva prendano le distanze: queste non sono opinioni, sono crimini d’odio. Basta”.
Così sui social il deputato democratico, Alessandro Zan, responsabile Diritti del Pd.
"Una riforma che non solo spacca l'Italia, ma di cui non si conoscono neanche i costi. Il ministro Calderoli è venuto oggi in Parlamento a biasimare chi parla di 80 miliardi, ma senza sapere dire quanto costerà al Paese la sua autonomia differenziata. "Vedremo", "strada facendo", "li aggiusteremo". Ma ci rendiamo conto?
Se fosse il funzionario di un'azienda o di un pubblico ufficio o di una qualsiasi organizzazione, sarebbe stato licenziato in tronco per avere portato un progetto mastodontico senza prevedere obbiettivi, un budget, le coperture, senza sapere quanto costerà.
Ma in che mani siamo? Perché si stanno accanendo contro l’Italia?
Siamo molto preoccupati di una tale improvvisazione amatoriale e per questo, oggi, scendiamo in piazza per dire no all'autonomia differenziata e al premierato: due riforme dannose e scellerate che renderanno peggiore la vita di tutti e tutte noi". Lo ha dichiarato oggi dell'aula di Montecitorio, Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Un consigliere di FDI appena eletto a Manfredonia che dice che loro sono "abituati ai forni crematori" e la platea ride, il monumento alla memoria di Matteotti danneggiato con la scritta "w fascio", la tomba di Enrico Berlinguer, mai toccata prima, profanata per la terza volta in due mesi, l'inchiesta di Fanpage sui militanti di Gioventù nazionale che inneggiano a Mussolini e gridano "Sieg Heil", l’aggressione fisica di un deputato, il segno della Decima Mas e l'urlo "Presente!" fatti nell'aula di Montecitorio: questi sono i fatti accaduti in meno di una settimana.
Ci accusano di parlare sempre di fascismo e di antifascismo ed è vero. Non passa giorno infatti che la destra non faccia o dica cose gravissime che non possono essere trascurate. Tacere infatti sarebbe complice. E' il tentativo di normalizzare metodi, linguaggi, atteggiamenti inaccettabili in una democrazia matura, e che hanno una matrice chiara e inequivocabile e sui quali la presidente del Consiglio, che ufficialmente celebra Matteotti, non dice una sola parola finendo per farsi isolare nei consessi internazionali. Com'è accaduto ieri a Bruxelles dove la Commissione europea non ha potuto che condannare "la simbologia fascista", definendola "non appropriata" e "moralmente sbagliata".
Quanto dobbiamo aspettare, ancora, prima di sentire da Giorgia Meloni e dai ministri del suo partito parole chiare di condanna e presa di distanza da fatti del genere? O dobbiamo pensare che la sintonia e l’affinità siano tali da coprire tutto? E per questo proprio non riescono a dichiararsi antifascisti, nonostante abbiano giurato sulla Costituzione antifascista?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Continueremo alla Camera la nostra ferma opposizione al premierato. Una riforma sbagliata, una vera e propria violenza alla nostra Costituzione che mina l’equilibrio fra i poteri della Repubblica e cambia la nostra forma di Stato. Non accetteremo ulteriori forzature e strappi regolamentari da parte del governo e della maggioranza” così in una nota la capogruppo democratica nella commissione Affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè.
“Con questo emendamento chiediamo di salvaguardare l’interesse nazionale nelle richieste di funzioni da parte delle regioni. L’autonomia infatti deve rispettare la solidarietà e l’interesse nazionale, altrimenti non è autonomia ma secessione. Oggi, lo ha certificato lo stesso ministro Calderoli, sappiamo che non ci sono risorse per i Lep, cioè del principale strumento redistributivo, di eguaglianza e di pari opportunità per i servizi e le prestazioni dei cittadini. Il sogno anacronistico del federalismo della prima Lega, in assenza di qualsiasi fondo perequativo, diventa così un incubo. Così si spacca l’Italia in 20 corporazioni istituzionali. Si fa male al Nord e non solo al Sud, escludendo di fatto i comuni e le città metropolitane, e si affida ai soli esecutivi regionali e di governo l’esito delle cosiddette trattative”.
Così il capogruppo Pd in commissione Finanze, Virginio Merola, intervenendo in Aula alla Camera sul Ddl Autonomia.
“In realtà - aggiunge - lo scambio denunciato tra autonomia differenziata e premierato rientra nella logica politica di questa maggioranza: frammentare, consolidare corporazioni, affidare alla decisione del premier eletto l’equilibrio e l’accoglimento delle richieste, nella logica del ‘divide et impera’, come già stiamo sperimentando con la riforma fiscale di questo governo, che contrappone lavoro autonomo a lavoro dipendente. Si aggravano le condizioni del Sud, ma anche di quelle del Nord, perché queste hanno bisogno di stare in Europa per crescere e investire. Hanno bisogno di uno Stato capace di cedere sovranità all’Europa, non di creare un nazionalismo e regionalismo corporativo. Oggi - conclude - la priorità è un Italia unita nel sostenere il federalismo europeo, e voi invece rendete istituzionale e sistematico un miope egoismo che condanna al declino il nostro Paese, che produrrà meno democrazia e più diseguaglianze”.
Contro il Presidente della Repubblica e contro il Parlamento. Ecco cos’è il Premierato. Una destra che non vuole governare ma comandare, dopo 56 fiducie in 20 mesi, oggi approva in Senato una legge che stravolge la Costituzione nata dalla lotta di liberazione antifascista.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati