“È grave che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni continui a far finta di non comprendere la situazione istituzionale che si sta determinando. Il Parlamento Italiano si appresta a votare una norma manifestamente incostituzionale, da sottoporre poi alla firma del Presidente della Repubblica Italiana. Siamo di fronte a un evidente pasticcio istituzionale, frutto di una gestione confusa e di una programmazione inefficace dei lavori parlamentari”.
Lo dichiara Piero De Luca, deputato e capogruppo in Commissione Affari Europei della Camera. “Il provvedimento presenta criticità rilevanti, in particolare quella sulla lesione dell’autonomia e libertà dell’avvocatura. Si tenta di introdurre un’ingerenza indebita nell’esercizio della professione forense, con un pericoloso tentativo di sottoporre l'azione forense a indirizzi politici governativi, in aperto contrasto con i valori costituzionali dello Stato di diritto e i princìpi deontologici della categoria, che infatti ha già espresso fortissima contrarietà. La Presidente Meloni, mentre si propone come garante della stabilità e sicurezza, sta in realtà alimentando una crescente fibrillazione istituzionale, mettendo ancora una volta sotto pressione gli equilibri del nostro sistema democratico”.
“Cosa pensano la Presidente del Consiglio e il Ministro della Cultura dell’iniziativa della Lega sulla Biennale di Venezia? Condividono la posizione che il partito del vicepremier Salvini sta portando avanti in Europa oppure no?” Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari europei della Camera.
“Sulla vicenda della Biennale siamo di fronte a un fatto politico gravissimo: una forza di maggioranza sceglie di muoversi in totale autonomia in Europa, nonostante le dichiarazioni della Presidente del Consiglio e del Ministro della Cultura, assumendo una posizione di fatto opposta a quella espressa dal Governo.”
“È una scelta che rappresenta un attacco diretto alla linea indicata dalla Presidente del Consiglio e dal Ministro della Cultura, e che certifica una frattura evidente all’interno della maggioranza. Sono fuori controllo”. “La Presidente del Consiglio ha infatti rivendicato il ruolo del Governo nella politica estera, mentre il Ministro della Cultura ha preso le distanze dal Presidente della Fondazione della Biennale. In questo quadro già confuso, la Lega interviene direttamente presso le istituzioni europee con una propria linea, diversa e incompatibile con quella dell’Esecutivo.”
“È evidente che non esiste una posizione unitaria. Ci chiediamo allora: chi guida davvero la politica culturale ed estera del Paese? Chi rappresenta l’Italia nel confronto con l’Unione Europea? Chiediamo al Governo di chiarire immediatamente quale sia la posizione ufficiale dell’Italia sulla Biennale e nei rapporti con l’Unione Europea, mettendo fine a questo caos e assumendosi la responsabilità politica delle proprie scelte.”
"Abbiamo espresso ferma condanna per l'attacco di Trump nei confronti della Presidente del Consiglio italiano. Come ricordato dalla segretaria Elly Schlein, la libertà, la sovranità e l’autonomia del nostro Paese da attacchi e ingerenze esterne vanno difese sempre, a prescindere dal colore dei governi di turno: ne va della dignità dell’Italia.
Tuttavia, quella che viene definita come una svolta della premier Meloni, in realtà, è una giravolta. Una giravolta tardiva, poco credibile e inefficace. I danni al nostro Paese sono già stati enormi. L’Italia oggi è isolata in Europa e irrilevante a livello internazionale.
La Presidente del Consiglio aveva dichiarato di voler fare da pontiera con Trump e si è invece ritrovata a essere portabandiera della sua ideologia politica e culturale. In questi anni ha scelto la subalternità anche quando ciò metteva a rischio la credibilità e la tenuta economica del Paese. Ha difeso più un rapporto politico che gli interessi nazionali.
Lo abbiamo visto sul “Board of Peace” che ha minato le Nazioni Unite. Con i silenzi sulle minacce militari alla Groenlandia e alle offese rivolte all’Europa. Con l'accondiscendenza sui dazi, considerati a tratti come un’opportunità, quando invece rappresentano una mannaia sull’export, sull’occupazione e su settori strategici del Paese. E lo abbiamo visto anche sull’Iran: ha impiegato giorni per una timida presa di posizione, quando invece avrebbe dovuto prendere con nettezza le distanze da un conflitto illegale che viola il diritto internazionale e che sta danneggiando famiglie e imprese italiane, con l’aumento dei carburanti, delle bollette e del costo della spesa.
Oggi Meloni prova ad uscire dall’angolo dell'imbarazzante rapporto con Trump che appare fuori controllo, ma resta il dubbio che sia solo calcolo politico. Se il cambio è reale, sia coerente: difenda il diritto internazionale, rafforzi l’Europa e metta al primo posto gli interessi dell’Italia. Altrimenti è solo opportunismo. In ogni caso, è del tutto evidente che la linea seguita finora era sbagliata e che la politica internazionale del governo Meloni è stata un errore colossale". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e Capogruppo in commissione politiche europee, a 4 di sera su Rete4.
Quello che è successo ieri sera in Ungheria è molto più di un risultato elettorale: è la prova che l'Europa sa resistere, e sa rinascere. Gli ungheresi hanno detto no a sedici anni di democrazia illiberale, di smantellamento dello Stato di diritto, di ostruzionismo antieuropeo.
La sconfitta di Orbán, punto di riferimento europeo di quell'internazionale sovranista che da Trump a Meloni, da Salvini a Putin, ha lavorato per indebolire l'Unione europea dall'interno, è la sconfitta di un modello politico, ideologico e culturale che ha tentato di convincere i cittadini europei che il nazionalismo sovranista è strumento di sicurezza e protezione. Non era così. Non è mai stato così.
Ricordo a tutti che il vicepresidente Vance è volato a Budapest per sostenere la campagna di Orbán: anche quella è una sconfitta. Ogni voto per Magyar è stato un voto contro quella rete di potere che vuole distruggere la UE;
Questa è una vittoria dell'Europa, dei suoi valori, della sua idea di futuro. E deve far riflettere chi, anche in Italia, ha scelto di schierarsi con Orbán: chi ha applaudito la sua autocrazia, chi lo ha sostenuto con video e dichiarazioni pubbliche, chi ha preferito l'asse con Budapest piuttosto che stare dalla parte delle istituzioni europee. Meloni e Salvini hanno sostenuto il modello che gli ungheresi hanno respinto con forza. Questo è il verdetto delle urne. Il cuore dell'Europa oggi pulsa più forte. Ora al lavoro insieme.
Lo dichiara Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e capogruppo in commissione politiche europee.
“Il conflitto illegale avviato da Trump in Iran sta incendiando il mondo, provocando un terremoto geopolitico ed economico. Siamo di fronte a un attacco barbaro al diritto internazionale e alla diplomazia, privo di strategia e carico di rischi globali. Il governo non si sta dimostrando all’altezza del ruolo che l’Italia dovrebbe avere a livello internazionale. È ambiguo, subalterno, schiacciato sulle posizioni di Trump e non ha preso le distanze da una guerra illegale, illogica, irrazionale e pericolosa. Speriamo solo che la flebile tregua regga”. Lo afferma Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche Ue della Camera.
“Sul piano economico – evidenzia l’esponente dem – ci sono ricadute dirette sui cittadini. Questa crisi sta generando uno shock energetico con effetti pesanti soprattutto per il nostro Paese: aumento del costo dei carburanti, delle bollette e del carrello della spesa. Il governo è stato immobile e inadeguato, intervenendo con enorme ritardo e con misure inefficaci e insufficienti, peraltro finanziate tagliando risorse a sanità e servizi”.
“Serve – conclude De Luca - un cambio di passo netto. Il governo dovrebbe recuperare autorevolezza se ne è capace, difendere la costituzione e il diritto internazionale, dire no agli alleati quando sbagliano e lavorare in Europa per recuperare un ruolo da protagonista che oggi purtroppo manca”.
“Meloni fa finta di non rendersi conto che la crescita che l’Italia ha registrato dopo la crisi sanitaria, di cui sta ancora godendo il suo governo, deriva da una gestione oculata dell’emergenza, con politiche mirate a sostenere cittadini e imprese attraverso ristori e strumenti economici efficaci. In un contesto di grande difficoltà, grazie anche al programma europeo del PNRR — mai sostenuto e voluto dalla stessa Meloni e che oggi è la sua unica scialuppa di salvataggio davanti alla recessione — l’Italia evita il collasso economico. Eppure, il Governo continua a sminuire i risultati degli esecutivi precedenti, attaccandoli sulla gestione dell’emergenza” così Piero De Luca, Capogruppo PD nella Commissione Affari Europei della Camera dei Deputati che chiude dicendo “il PNRR è l’unico motivo per cui il Paese non è in recessione ed è ancora in piedi, nonostante l'assenza di politiche economiche ed industriali dell'attuale governo che pure ne sta sprecando le potenzialità. Meloni farebbe bene a riconoscerlo. Piuttosto che attaccare o sfidare le opposizioni, dovrebbe riconoscere i meriti di chi, con responsabilità e visione, ha guidato l’Italia fuori dalla crisi”.
“Nel Decreto Pnrr ci sono già le risorse per realizzare la Tirrenica, utilizzando i fondi non spesi che il provvedimento riassegna ad opere specifiche non ancora finanziate. Mi appello ai deputati di destra perché sostengano questa scelta, votando il mio ordine del giorno che vincolerebbe il Governo Meloni a completare una infrastruttura fondamentale per la Toscana e l’intero centro Italia”.
Così Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente della Camera, sulla discussione del provvedimento prevista per oggi, giovedì 9 aprile, nell’Aula di Montecitorio.
“Il governo in questi tre anni non ha rispettato alcun impegno togliendo addirittura risorse già stanziate. Gli interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della strada sono necessari e non più rinviabili anche per fermare una scia drammatica di incidenti che si verificano lungo il percorso. Confido nella sensibilità dei colleghi della maggioranza per ottenere un risultato condiviso ma qualora anche questo tentativo fallisse sarebbe un tradimento verso elettori, cittadini ed interi territori. Chi in Parlamento vota contro la Tirrenica abbia almeno la decenza di non presentarsi venerdì 17 aprile alla manifestazione pubblica promossa a Capalbio”: conclude.
“Il Pd stigmatizza l’ennesima questione di fiducia posta dal governo che calpesta e offende il ruolo del Parlamento. È un modo infatti per comprimere il dibattito in Aula e fuggire dal confronto vero sul Pnrr. E’ sintomo di paura e preoccupazione. Occorrerebbe entrare nel merito del fallimento di questo governo nell'attuazione del Pnrr, che non è il piano di un partito politico, ma un piano fondamentale per il Paese. Risorse che abbiamo ottenuto attraverso le emissioni di Eurobond per la prima volta nella storia dell'Europa. Un successo raggiunto nella precedente legislatura dalle forze di centrosinistra, nonostante il mancato sostegno della destra, e che questo governo sta dilapidando: i dati sull'attuazione della spesa, quelli disponibili, perché non abbiamo ultimi dati ufficiali dal governo, ci dicono che la spesa è attorno al 55% delle risorse. Rischiamo di perdere investimenti strategici per l'Italia, per le imprese, per le famiglie, per i lavoratori. La destra, anziché battersi per un nuovo Next Generation strutturale, si sta assumendo la responsabilità nei confronti della storia e degli italiani di far fallire il Piano attuale".
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera, intervenendo in Aula per contestare la decisione del governo di porre la questione di fiducia al Dl Pnrr.
Difenda la Costituzione e dica no alle basi militari
"Il governo sta navigando a vista e si sta dimostrando inadeguato a difendere la credibilità politica internazionale del Paese e la tenuta economica di famiglie ed imprese. L'esecutivo continua ad avere un atteggiamento di totale subalternità nei confronti di Trump e di ambiguità rispetto ad un conflitto pericoloso ed illegale. Bisogna interloquire a schiena dritta, come stanno facendo i premier di Spagna, Francia e Austria, che hanno negato l’utilizzo dello spazio aereo ai velivoli destinati a combattere in Iran. La Premier Meloni ha impiegato dodici giorni prima di venire in Parlamento. Per settimane ha detto che non condivideva e non condannava questo attacco; solo qualche giorno fa ha affermato di non essere d’accordo. La premier italiana dovrebbe condannare e prendere le distanze con forza da un’azione illegale che rischia di incendiare il mondo e portarci nel baratro. Abbiamo chiesto che si dicano parole nette da questo punto di vista. E vorrei essere molto chiaro rispetto alle parole di Meloni e Crosetto: non accettiamo lezioni dalla destra come opposizioni. Noi stiamo dimostrando responsabilità, chiedendo al governo di difendere il diritto internazionale e la Costituzione del Paese. La destra quando era all’opposizione non ha mostrato la stessa responsabilità: strizzavano l’occhio ai No Vax, ai No Mask e ai No Green Pass. Ora noi chiediamo parole chiare: l’Italia non deve entrare in una guerra illegale contraria al diritto internazionale e pericolosa per la sicurezza globale. Sul fronte economico, il governo peraltro sembra limitarsi a tentativi di restyling politico e distrazioni mediatiche, senza ottenere risultati concreti. Famiglie e imprese continuano a pagare aumenti di bollette, carburanti e carrello della spesa, peraltro non solo a causa della guerra, ma anche per l’incapacità del governo di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Servono azioni urgenti e una strategia chiara con misure strutturali. Non basta un viaggio come tentativo di restyling politico e come azione di distrazione mediatica. Finora, le iniziative adottate sono state insufficienti e sbagliate". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee a Tagadà su La7
“Sul Pnrr si sta consumando il più grande fallimento del governo Meloni. Questo piano è stato reso possibile grazie al lavoro del Pd e dei governi di centrosinistra, con oltre 200 miliardi ottenuti in Europa per rilanciare il Paese su infrastrutture, digitale, transizione energetica, sanità e scuola, coesione sociale e territoriale. Oggi consente all’Italia di reggere economicamente ed evitare una recessione drammatica, ma la destra sta sprecando questa occasione storica”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei.
“I dati sull’attuazione disponibili - sottolinea l’esponente dem - sono preoccupanti: siamo a pochi mesi dalla scadenza e la spesa effettiva è ferma a poco meno del 55%. Restano decine di miliardi da investire e rischiano di saltare interventi strategici su ambiente, territorio, scuola, sanità e servizi. Il governo ha perso più tempo a modificare il Piano che ad attuarlo. Le responsabilità dei ritardi sono chiare e riguardano l’esecutivo e i ministri che si sono succeduti. Particolarmente grave la situazione nelle azioni legate al sociale e alla Sanità: l’allarme della Fondazione Gimbe parla di un vero rischio fallimento, con divari territoriali in aumento tra Nord e Sud. Significa perdere l’occasione di ridurre disuguaglianze storiche e rafforzare servizi essenziali come le cure sanitarie”.
“La Sanità - conclude De Luca - è il settore in cui questo governo sta disinvestendo per fare cassa, riducendo le risorse in rapporto al Pil e non mettendo a terra quelle già disponibili nel Pnrr. Il risultato è un Paese sempre più diviso, con cittadini di serie A e di serie B a seconda del territorio in cui vivono, anche a causa dell'incapacità di attuare a pieno il Pnrr. È una responsabilità politica gravissima del governo che sta compromettendo un’opportunità unica per il futuro dell’Italia e per garantire diritti fondamentali a tutti”.
MACCHIA INDELEBILE PER ITALIA
"Il deferimento dell'Italia all'Assemblea degli Stati parte della Corte Penale Internazionale è un atto politico e diplomatico di gravità eccezionale, che conferma ciò che avevamo denunciato fin dal primo giorno: la gravità della condotta del governo Meloni che ha scelto deliberatamente di non rispettare i propri obblighi internazionali, rimpatriando in Libia con volo di Stato Almasri, un assassino, torturatore e trafficante di esseri umani ricercato dalla CPI. Avevamo chiesto alla Presidente Meloni di riferire immediatamente in Parlamento per spiegare chi avesse autorizzato quella grave decisione e perché l'Italia avesse scelto di voltare le spalle alla giustizia internazionale. Non è mai arrivata una risposta seria. Oggi arriva invece la risposta della Corte dell'Aia: l'Italia viene deferito per inadempimento ad una richiesta di cooperazione e dunque per violazione dello Statuto di Roma. L'Italia, che ha ospitato la firma di questo Statuto, rischia dunque una condanna formale che sarebbe una macchia indelebile sulla reputazione internazionale del nostro Paese. Il governo Meloni si assumerà anche questa grave responsabilità di fronte alla storia." Lo dichiara Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e capogruppo in commissione politiche europee.
L’approvazione della direttiva anticorruzione da parte del Parlamento Europeo certifica l'ennesimo fallimento politico e giuridico della linea del ministro Nordio. Mentre il governo Meloni si ostina a smantellare i presidi di legalità cancellando il reato di abuso d'ufficio, l'Europa ci ricorda che la lotta alla corruzione richiede strumenti forti e rigorosi. Avevamo avvertito la maggioranza in ogni sede: eliminare questa fattispecie rischiava di porre il nostro Paese fuori dal solco delle convenzioni internazionali e del diritto dell'Unione. Il voto del Parlamento europeo sconfessa la propaganda della destra e isola l'Italia, esponendoci a rischi di procedure d'infrazione qualora l'Italia non si adegui. Il Ministro Nordio prenda atto di questa sonora sconfitta e fermi una deriva che danneggia la credibilità internazionale del nostro Paese. È tempo di tornare indietro e costruire norme che proteggano davvero l’interesse pubblico, come richiesto dai nostri partner europei."
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei alla Camera.
“Ancora una doccia fredda per il governo. Dopo la netta bocciatura popolare al referendum sulla giustizia, arriva oggi il Report dell’Ocse che taglia ancora le stime di crescita del Paese. È la conferma di quanto stiamo denunciando da tempo come PD, ossia l'assenza totale di una strategia di sviluppo da parte del Governo. Siamo ormai al terzo anno di calo della produzione industriale e il dato vero è che senza il PNRR, mai votato dalla destra, l’Italia sarebbe in recessione. Le politiche economiche dell’esecutivo sono purtroppo assolutamente inefficaci e stanno rallentando il Paese. Invece di occuparsi di temi politici interni, come la legge elettorale, dopo il segnale arrivato pochi giorni fa dalle urne, Meloni dovrebbe iniziare ad ascoltare e ad occuparsi dei problemi reali degli italiani, con cui ha perso completamento contatto”.
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei alla Camera che definisce ‘fallimentare la ricetta economica di Meloni’.
“Il parere favorevole della commissione Ambiente al DL 19/2026 è un atto di cinismo istituzionale. In un colpo solo si avvelenano i campi, si blindano bonifiche opache, si zittiscono i Sindaci e si affossa l'economia circolare. Non è semplificazione, è Far West normativo”.
Così la deputata e i deputati democratici, Francesca Viggiano, Marco Simiani e Augusto Curti, commentando il via libera della commissione Ambiente a un pacchetto di norme che “rappresenta il più grave arretramento ambientale degli ultimi decenni: dietro la maschera dell'efficienza per il Pnrr, si nasconde un'operazione di smantellamento dei presidi di sicurezza che tutelano i cittadini e il territorio. Il decreto compie un artificio giuridico pericoloso: le soglie di contaminazione per i terreni agricoli non dipenderanno più dall'uso reale del suolo, ma da un timbro sulla carta urbanistica”.
Secondo i deputati democratici “ci troviamo davanti a una follia che ignora sentenze del Consiglio di Stato e del Tar. Un terreno coltivato, se non formalmente registrato come agricolo, potrà contenere veleni oltre i limiti di sicurezza: stanno mettendo a rischio la filiera alimentare italiana”.
Con la modifica all'Art. 242 del Codice dell'Ambiente, i permessi per le bonifiche diventano “assegni in bianco”. Una volta ottenuti, restano validi per anni senza monitoraggi automatici o obblighi di revisione, nonostante i veleni nel sottosuolo si muovano e cambino.
Viggiano, Simiani e Curti sostengono che “la maggioranza ha scelto il silenzio-assenso sulla sicurezza dei siti inquinati. Così si cristallizzano autorizzazioni che diventano inadeguate nel tempo. Il comma 3 è il colpo di grazia alla prevenzione sanitaria locale. Esentare le industrie con autorizzazione ambientale dalla classificazione di ‘insalubri’ significa togliere ai Sindaci il potere di imporre distanze minime o misure di tutela per la popolazione. L’Aia certifica la tecnologia, non la salute delle persone. Confondere i due piani è un errore tecnico grossolano o, peggio, un favore consapevole alle grandi lobby industriali. Il sindaco - concludono - massima autorità sanitaria locale, viene ridotto a uno spettatore muto mentre le fabbriche operano a ridosso delle case”.
"Questo governo continua a mostrarsi colpevolmente immobile di fronte alle conseguenze economiche drammatiche che il conflitto sta scaricando sulle famiglie e sulle imprese italiane. I segnali sono sotto gli occhi di tutti: il prezzo dei carburanti è alle stelle, le bollette aumentano, e a cascata cresce il costo del carrello della spesa. Una pressione insostenibile per milioni di cittadini, a cui l'esecutivo non ha ancora dato alcuna risposta concreta. E non si tratta solo di inerzia economica. Ci sono voluti dodici giorni alla Presidente del Consiglio per presentarsi in Parlamento e illustrare la posizione ufficiale dell'Italia sul conflitto illegale avviato da Trump insieme a Netanyahu in Iran e lo ha fatto dopo aver dichiarato in televisione, poche ore prima, di non condividere e non condannare quell'intervento. Una posizione non solo tardiva, ma politicamente inaccettabile. Il Partito Democratico con la segretaria Elly Schlein ha chiesto di assumere una posizione politica di netta contrarietà alla guerra e di indisponibilità all'utilizzo delle basi militari per sostenere gli attacchi. Ed ha avanzato anche una proposta chiara e immediatamente praticabile per aiutare famiglie e imprese: attivare il meccanismo delle accise mobili, utilizzando cioè l'extra gettito IVA generato dai rincari, per abbassare il prezzo della benzina e alleggerire il peso del carrello della spesa per famiglie e imprese. Dal governo non è arrivata alcuna risposta. Tante dichiarazioni, nessuna misura. Solo buone intenzioni, ma nessuna azione concreta. Un silenzio che ha un costo reale, e lo stanno pagando gli italiani". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee a Tagadà su La7