“Finalmente l’ufficio di Presidenza della commissione Lavoro ha deciso di calendarizzare per la prossima settimana l’esame in sede referente e la discussione delle proposte di legge sul salario minimo. Si tratta in particolare della C.210 a prima firma Serracchiani, della C.216 a mia prima firma e della c.306 sottoscritta da Conte. Anche in questa legislatura il Partito Democratico è stato tempestivo nel presentare le sue proposte. Adesso è giunto il momento della chiarezza e delle scelte politiche conseguenti. I Gruppi parlamentari non potranno più fare ammuina. Dobbiamo dare al Paese un quadro legislativo degno che salvaguardi i lavoratori dal rischio di un vero e proprio sfruttamento”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Mauro Laus.
“Curioso come a volte alcuni esponenti politici pensino che per rendere vera un'affermazione, sia sufficiente dirla ad alta voce, anche in un'intervista. Mi riferisco a quanto dichiarato dalla vicepresidente del Senato del M5s, Maria Domenica Castellone, oggi su La stampa in un articolo a firma Niccolò Carratelli, riguardo al salario minimo. Nell'intervista dichiara: ‘Noi una proposta di salario minimo l’abbiamo messa sul tavolo in tutti i governi di cui abbiamo fatto parte, ma gli alleati si sono messi di traverso, Pd compreso: ricordo che, nella scorsa legislatura, hanno presentato gli stessi emendamenti di Forza Italia’. La senatrice sa bene di affermare il falso. Posso dimostrare con documenti alla mano depositati, discussi e bloccati in commissione Lavoro di cui ero capogruppo nella scorsa legislatura, che se oggi non esiste una legge sulla rappresentanza con il relativo salario minimo la responsabilità è esclusivamente del M5s. Il resto sono chiacchiere da bar”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Mauro Laus.
“Una notizia che lascia sgomenti, disarmati, la morte di Bruno Astorre. A lui mi legava una sincera amicizia, una persona dalla simpatia rara, presente e fidata. Alla famiglia e ai suoi cari le mie più sentite condoglianze”.
Così Mauro Laus, capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“Il recente attacco hacker su scala mondiale, che ha visto circa duemila server infiltrati, e che ha colpito anche il nostro Paese, dimostra ancora una volta quanto sia necessario dotarsi di piani più inclusivi di protezione che consentano di allargare gli obblighi per la sicurezza informatica e prevedano seri programmi formativi nei confronti dei soggetti più deboli. Occorre maggiore consapevolezza dei rischi ai quali oggi siamo esposti per poter così tutelare al meglio i cittadini, le imprese e gli enti pubblici. Per questa ragione, nonostante le recenti rassicurazioni del sottosegretario, Alfredo Mantovano, ho presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo quali urgenti iniziative intenda adottare, con il coinvolgimento dei soggetti economici e sociali e il sistema della pubblica amministrazione allargata, al fine di affrontare le problematiche, ma anche quali strategie si intendano mettere in campo per affrontare e rimuovere il divario digitale territoriale, generazionale e sociale del Paese, e per accrescere la consapevolezza sui rischi informatici”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Mauro Laus.
Dichiarazione di Mauro Laus, capogruppo Pd in Commissione Lavoro della Camera
Durante la discussione alla Camera per istituire la commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, a spezzare il clima di totale unanimità e collaborazione, ci pensa il deputato Donzelli che irrompe con parole violente e fuori luogo contro il PD, dando vita ad una bagarre dentro e fuori l'aula. Nei giorni seguenti, anziché placare gli animi e chiedere scusa, esponenti di punta di Fratelli d'italia continuano ad alzare i toni alimentando lo scontro e la polemica.
Oggi l'appello della presidente Meloni che, come catapultata da Marte, da un lato chiede di ridimensionare i toni e dall'altro rincara le accuse.
Uno scenario surreale e paradossale da teatro dell'assurdo, nel quale tutto si fa e si dice tranne che parlare di salari, scuola, inflazione. Probabilmente non è tutto frutto dell'animositá che muove alcuni colleghi di maggioranza nei loro interventi in aula, ma di una strategia ragionata e pensata a tavolino per distogliere l'attenzione dai nodi veri che affliggono quotidianamente i cittadini.
Uno spettacolo che inevitabilmente lascia senza parole, allibiti. Ecco, è così che mi sento.
“Il silenzio della presidente del Consiglio Meloni sulla questione Donzelli e Delmastro è più eloquente di tante parole e non lascia spazio a molte interpretazioni: o ritiene che diffondere informazioni riservate e tacciare il principale partito di opposizione di avere rapporti con mafiosi e terroristi non siano fatti gravi e pericolosi per la sicurezza nazionale e per la democrazia stessa, oppure, anche se consapevole della gravità e della superficialità con cui alcuni ‘suoi’ uomini dello Stato assolvono al proprio ruolo, ha deciso di dar loro copertura politica, condividendone intenzioni e parole”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Mauro Laus.
“Anziché colmare un divario che continua a fare del Nord e del Sud due nazioni che procedono a velocità totalmente differenti, il governo Meloni che fa? Propone, per bocca del ministro Valditara, di stabilire stipendi diversi per i docenti su base territoriale. Ancora una volta, dunque, ai principi di uguaglianza e a una riflessione seria e non più procrastinabile sulla questione salari, si preferisce alimentare il divario e la disuguaglianza tra Nord e Sud, innescando una nuova guerra tra poveri e sacrificando, come sempre, le fasce più deboli del Paese. Un copione già viso nelle scorse settimane applicato ai benzinai e oggi replicato sugli insegnanti. Non permetteremo che si perseveri con questa politica fatta di trattamenti di serie A e di serie B, il ministro dell'Istruzione impieghi le sue energie per trovare il modo di applicare un aumento agli stipendi dei docenti in linea con i livelli europei”.
Così Mauro Laus, capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera.
Il deputato Pd Mauro Laus ha presentato una interrogazione al ministro della Salute
“Il nostro sistema sanitario ha necessità di avere in tempi rapidi una circolare, anche di natura transitoria, che autorizzi gli infermieri pediatrici all'assistenza e alle cure esclusivamente dei pazienti maggiorenni già in carico, affetti da patologie insorte in età pediatrica, garantendo così la continuità assistenziale” . E’ quanto ha chiesto, attraverso una interrogazione urgente al ministro della Salute Orazio Schillaci, il deputato del Pd Mauro Laus. “Da 25 anni – ricorda Laus- gli infermieri pediatrici assistono neonati, bambini, adolescenti e le loro famiglie garantendo la migliore qualità delle cure sanitarie. La nostra normativa – scrive il parlamentare Dem al ministro Schillaci- prevede due diverse professioni infermieristiche, ciascuna con una propria formazione di base ben distinta, e oggigiorno sono circa 12.000 gli infermieri pediatrici presenti sul territorio nazionale. L'infermiere pediatrico – aggiunge Laus- è il professionista sanitario che, in possesso del titolo abilitante e dell'iscrizione all'ordine delle professioni infermieristiche, è responsabile dell'assistenza infermieristica pediatrica”. Laus, ha infine ricordato al ministro Schillaci che il “Codice del diritto del minore alla salute e ai servizi sociali” del 2013, indica che "in caso di ricovero in ospedale e dopo la sua dimissione, al fine di garantire la continuità assistenziale, il minore - in particolare se affetto da malattie croniche o disabilità - ha diritto di essere preso in carico da una rete multidisciplinare integrata, tra strutture universitarie o ospedaliere di riferimento e strutture sanitarie e sociali territoriali": Per Laus, se “viene definito il diritto alla continuità dei trattamenti, non si ravvisa però un successivo percorso di transizione dalla gestione pediatrica a quella dell'adulto (transitional care) per tutte le patologie complesse, croniche o disabilitanti, secondo le modalità più appropriate a garantire la continuità dell'assistenza sanitaria anche perché tali percorsi sono stati attivati solo in alcune Regioni”. E al ministro della Salute, Laus ha pertanto chiesto se non “intenda sollecitare le Regioni ad attivare le reti multidisciplinari integrate tra strutture universitarie o ospedaliere di riferimento e strutture sanitarie e sociali territoriali che permetteranno il passaggio dalla fase di assistenza dell'adolescente a quella della maggiore età.”
“L’arresto di Matteo Messina Denaro non rappresenta soltanto una vittoria dello Stato ma anche di tutto quel pezzo di Paese fatto di persone pulite e perbene che quotidianamente scelgono di fare dell'onestà la propria bandiera etica e civile. Alla magistratura, ai carabinieri e tutte le forze dell’ordine i più sentiti complimenti”. Così il deputato dem Mauro Laus, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“Quali iniziative intendono adottare i ministri del Lavoro e dell’Interno per favorire il rapido avvio di una seria trattativa tra le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali per il rinnovo del contratto nazionale delle guardie giurate, scaduto da sette anni, in un settore che coinvolge circa 100mila lavoratori, nonché, in prospettiva, per avviare un percorso di riforma dell’intero comparto?”.
E’ la domanda contenuta nell’interrogazione ai ministri, Marina Calderone e Matteo Piantedosi, presentata dal Partito democratico alla Camera a prima firma Chiara Gribaudo, vicepresidente della commissione Lavoro, e sottoscritta anche da tutti i deputati Pd-Idp della commissione, Arturo Scotto, Marco Sarracino, Mauro Laus ed Emiliano Fossi.
“Il mancato rinnovo del contratto della vigilanza privata e dei servizi fiduciari - si legge nel testo - sta generando una perdita di salario non indifferente, visto che le retribuzioni sono ferme dal momento in cui lo stesso è scaduto e richiama tutti ad una iniziativa specifica per dare risposte a un settore che riveste un ruolo necessario se non insostituibile per nostra comunità. Complessivamente, appare sempre più necessario un intervento di revisione profonda della normativa che regola il settore della vigilanza privata, al passo con i tempi e con le tante funzioni che negli ultimi anni si sono incrementate. Nonostante la rilevanza e la delicatezza di dette funzioni, una guardia giurata ha uno stipendio che oscilla all'incirca dalle 1.000 euro per il sesto livello alle 1.300 euro per il quarto livello. Il fenomeno del lavoro povero, particolarmente diffuso nel nostro Paese, e di cui il settore della sicurezza privata rappresenta uno degli esempi più negativi, ha riproposto con forza la questione salariale”.
“Quali iniziative intendono adottare i ministri del Lavoro e dell’Interno per favorire il rapido avvio di una seria trattativa tra le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali per il rinnovo del contratto nazionale delle guardie giurate, scaduto da sette anni, in un settore che coinvolge circa 100mila lavoratori, nonché, in prospettiva, per avviare un percorso di riforma dell’intero comparto?”.
E’ la domanda contenuta nell’interrogazione ai ministri, Marina Calderone e Matteo Piantedosi, presentata dal Partito democratico alla Camera a prima firma Chiara Gribaudo, vicepresidente della commissione Lavoro, e sottoscritta anche da tutti i deputati Pd-Idp della commissione, Arturo Scotto, Marco Sarracino, Mauro Laus ed Emiliano Fossi.
“Il mancato rinnovo del contratto della vigilanza privata e dei servizi fiduciari - si legge nel testo - sta generando una perdita di salario non indifferente, visto che le retribuzioni sono ferme dal momento in cui lo stesso è scaduto e richiama tutti ad una iniziativa specifica per dare risposte a un settore che riveste un ruolo necessario se non insostituibile per nostra comunità. Complessivamente, appare sempre più necessario un intervento di revisione profonda della normativa che regola il settore della vigilanza privata, al passo con i tempi e con le tante funzioni che negli ultimi anni si sono incrementate. Nonostante la rilevanza e la delicatezza di dette funzioni, una guardia giurata ha uno stipendio che oscilla all'incirca dalle 1.000 euro per il sesto livello alle 1.300 euro per il quarto livello. Il fenomeno del lavoro povero, particolarmente diffuso nel nostro Paese, e di cui il settore della sicurezza privata rappresenta uno degli esempi più negativi, ha riproposto con forza la questione salariale”.
“Le mancate risposte del governo su un tema sociale drammatico sono molto gravi. Oggi la ministra del Lavoro si è limitata a fare il notaio. Ma la questione del potere di acquisto dei salari, sotto attacco di una spirale inflazionistica che nel dicembre scorso è arrivata all’11,6%, è purtroppo un’emergenza impellente. Ancor di più dopo le misure parziali e contraddittorie contenute nella recente Legge di bilancio. In assenza di iniziative concrete e urgenti del governo per scongiurare i ritardi nei rinnovi dei contratti nazionali, che oggi interessano oltre 6 milioni di lavoratori, sono solo due le soluzioni possibili ed efficaci: l’introduzione del salario minimo legale, che però il governo ha escluso nascondendosi dietro una direttiva Ue che non risolve il problema, e la legge sulla rappresentanza, per dare validità erga omnes ai contratti sottoscritti dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative. Il rifiuto di governo e maggioranza di destra di intervenire immediatamente su queste due priorità condannano di fatto ad un ulteriore impoverimento milioni di cittadini lavoratori dipendenti. Una condizione già difficile, come evidenzia il Rapporto Inapp 2022, che segnala l’Italia come unico Paese Ocse nel quale, dal 1990 al 2020, il salario medio annuale è diminuito (-2,9%), contro il +33,7% della Germania e il +31,1% della Francia”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Mauro Laus, intervenendo in Aula nel corso del question time con il ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone.
“Ho letto delle preoccupazioni intorno alla proposta di rifunzionalizzare l’impianto da Bob di Cesana, sollevate dal sindaco Roberto Vaglio, e riprese dalla deputata del M5S, Chiara Appendino. Premesso che, se Torino avesse portato fino in fondo la sua candidatura come città ospitante, oggi staremmo facendo altri discorsi, condivido in pieno l’attenzione alla gestione del dopo olimpiadi e per questo sostengo con forza la proposta di portare la gara in Piemonte”. Lo dichiara il deputato dem Mauro Laus, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera.
Secondo la Fondazione XX marzo – prosegue l’esponente Pd – stando alle cifre da loro fornite quando Chiara Appendino era sindaca del capoluogo piemontese, ristrutturare la pista sarebbe costato circa 15 milioni di euro, smantellarla altri 10, per un totale di 25 milioni, contro i 60 milioni impegnati dal governo per realizzarla ex novo a Cortina, a cui si aggiungono gli ulteriori 20 della Regione Veneto. Sono cifre importanti, se si pensa che il motivo per cui Torino, sotto la guida del M5S e dell’ex sindaca Appendino, si ritirò dalla corsa per la candidatura olimpica fu la, già allora eclatante, menzogna per cui il governo non avrebbe finanziato con un solo euro la manifestazione olimpica”.
“In poche parole – conclude Laus - venendo in Piemonte, il Veneto risparmierebbe 20 milioni e il governo oltre 30. Il Piemonte otterrebbe una gara olimpica importante e risolverebbe una volta per tutte il destino di una struttura abbandonata rifunzionalizzandola e, eventualmente, abbattendola dopo.
Certo è interessante lavorare anche per portare gare in impianti ancora funzionanti, come l’Oval, ma questo lascia del tutto aperto il tema della riqualificazione dell’area bob di Cesana. Questa è invece una occasione da non lasciarsi scappare”.
Dichiarazione di Mauro Laus, deputato Pd
"l'Iva sarà ridotta al 5% anche al settore del teleriscaldamento. È questa la proposta presentata insieme ad altri colleghi e accolta dal governo nell'ambito della discussione del bilancio. É vero, è una piccola goccia nel mare di una manovra iniqua e inadeguata. Ma è qualcosa che andrà incontro in maniera concreta alle difficolte quotidiane delle famiglie. Il mio impegno non si ferma qui, convinto che ogni energia vada investita per fare quelle piccole ma significative "correzioni' in grado di alleviare la preoccupazione che accomunano tanti in questo momento di sacrifici."
"Lavoreremo, faremo, ci impegneremo" queste le parole declinate al futuro, pronunciate oggi dal ministro del Lavoro Calderone ascoltata in audizione alla Camera. Un impegno a "fare" ma senza specificare il "come". Grandi assenti nelle sue comunicazioni il tema del precariato, della giusta retribuzione e del salario minimo, strozzati da un'inflazione che ha raggiunto ormai quasi la doppia cifra e su cui è impensabile continuare a far finta di niente. Su tutto questo il ministro ha ritenuto di non dover spendere neppure una parola.
Così il deputato del Pd Mauro Laus, componente della commissione Lavoro della Camera.