“Esprimiamo sincera soddisfazione per la sentenza del Tribunale di Trapani che ha riconosciuto come legittima la decisione della nave Mediterranea di non dirigersi verso il porto di Genova, stabilito dal ministro Piantedosi, ma di sbarcare i migranti salvati in alto mare a Trapani. Una scelta sacrosanta che era costata però a Mediterranea il blocco amministrativo della nave e una multa salata. Abbiamo sempre detto che obbligare le Ong a trasportare i naufraghi salvati nei porti più lontani fosse un’assurdità che prolungava le sofferenze di queste persone sopravvissute a viaggi allucinanti su gommoni o carrette dei mari. Lo scopo di queste decisioni del ministero dell’Interno è chiaro e allo stesso tempo molto triste: tenere le navi delle organizzazioni umanitarie il più lontano possibile dal mar Mediterraneo centrale impedendogli di svolgere il proprio compito. Una scelta grave e inaccettabile perché può costare vite umane. Confidiamo che Mediterranea possa tornare immediatamente in mare. E ringraziamo le persone che generosamente la animano e la sostengano”.
Così il deputato Pd ed ex viceministro dell'Interno, Matteo Mauri.
«Nel condannare con fermezza ogni forma di violenza, non possiamo che criticare duramente le misure evocate dal Ministro Salvini, che mirano alla criminalizzazione del dissenso e ledono diritti fondamentali come quello di sciopero.
Salvini dimentica di essere il Ministro dei Trasporti e si sostituisce a quello dell'Interno Piantedosi, che non trova niente di meglio da fare che rilanciarne le parole.
Le dichiarazioni su leggi più severe contro le manifestazioni e addirittura sull’imposizione di cauzioni per gli organizzatori rappresentano un attacco diretto a chi si oppone alle scelte del governo, confermando l’approccio repressivo di questa maggioranza.
Salvini vuole trasformare la libertà di manifestare e scioperare in un privilegio riservato a chi dispone di mezzi economici. È evidentemente una vera e propria intimidazione.
Ci opporremo con forza a ogni tentativo di restringere la libertà di espressione e di protesta, difendendo i diritti democratici del nostro Paese. Difendiamo anche il diritto di manifestare contro di noi quando torneremo al governo. Perché per noi sopra a tutto c'è il rispetto dei diritti e la difesa della democrazia".
Lo dichiara, in una nota, il responsabile Sicurezza del Partito Democratico, Matteo Mauri.
"Le dichiarazioni di oggi del ministro Piantedosi sui cortei sono molto gravi", afferma Matteo Mauri, deputato e responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico.
"Non è accettabile – prosegue l'esponente dem – sostenere che gli organizzatori delle manifestazioni pacifiche siano responsabili di quanto possa compiere qualche isolata frangia violenta. Così come è irricevibile pensare che debbano per forza dotarsi di un servizio d’ordine, perché non tutti hanno la struttura o l’organizzazione per farlo. A maggior ragione se tali affermazioni arrivano da un ministro dell’Interno. Non è mai stato così, e il motivo è scritto chiaramente nell’Articolo 21 della Costituzione, che riconosce ai cittadini il diritto di manifestare pacificamente. Un diritto che la Legge italiana prevede che sia tutelato, oltre che dal comportamento di ognuno, dalle Forze dell'Ordine, che da sempre garantiscono, anche con grandi sacrifici personali, la sicurezza di chi sceglie di esprimere il proprio dissenso".
"Per questo – conclude Mauri – suona in modo sinistro anche la dichiarazione del ministro secondo cui avrebbe ordinato di 'stringere i ranghi per organizzarsi nelle principali piazze italiane'. Troverà noi nelle piazze d’Italia a difendere il diritto di tutti a manifestare pacificamente e a fare da sentinelle di ciò che accadrà".
“Quello che è accaduto il 22 settembre è un fatto straordinario: centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza, rinunciando a una giornata del proprio stipendio, per testimoniare la loro posizione rispetto alla tragedia che sta accadendo a Gaza. Un gesto non scontato, che ha mandato un segnale fortissimo e che rappresenta l’Italia migliore, capace di schierarsi dalla parte giusta della storia”. Lo dichiara Matteo Mauri, deputato del Partito Democratico e responsabile nazionale Sicurezza, intervistato sui canali social del deputati dem.
“Le grandi trasformazioni della politica – prosegue Mauri – sono sempre partite da segnali e simboli forti. Per questo il governo sbaglia quando liquida queste manifestazioni come inutili: al contrario, dimostrano che in questo Paese ci sono ancora valori profondi e una cultura politica di solidarietà che l’esecutivo oggi ignora, rifugiandosi nei tatticismi e nei formalismi”.
Sui disordini di Milano, il deputato dem è netto: “Li abbiamo condannati senza esitazione, perché le violenze contro le forze dell’ordine e le devastazioni che abbiamo visto sono inaccettabili. Quegli episodi tra l'altro hanno oscurato il segnale positivo delle manifestazioni pacifiche e offerto al governo il pretesto per distogliere l’attenzione dal vero messaggio della piazza”.
Infine, l’attacco all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni: “L’Italia resta isolata, insieme alla sola Germania, nel non riconoscere lo Stato di Palestina. È l’ennesima dimostrazione di un governo subalterno, incapace di assumere una posizione autonoma. Come un pupazzo controllato dagli Stati Uniti di Trump. Così il nostro Paese perde credibilità e un ruolo storico importante nel Mediterraneo e nel dialogo con il mondo arabo”.
“La pubblicazione dei resoconti ufficiali della Camera relativi alla seduta di ieri della Giunta delle autorizzazioni a procedere sul caso Almasri conferma tutta la gravità di una vicenda che getta un’ombra pesantissima sul Governo della Presidente Meloni e sui suoi principali uomini di fiducia e Ministri.
Dalla Relazione emerge che, nel corso delle riunioni straordinarie del 19, 20 e 21 gennaio, i principali esponenti di governo - tra cui il Ministro dell'Interno - hanno di fatto avallato la strategia del “mancato intervento”. Scelta politica che ha determinato la scarcerazione di un torturatore e omicida come Almasri, criminale ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità.
Legittimare un piano per lasciare libero un sanguinario capo milizia sarebbe un fatto gravissimo. Tanto più vista la retorica anti immigrazione che propinano agli italiani ogni giorno.
Altrettanto preoccupante è ciò che emergerebbe sul rafforzamento dei rapporti con la milizia Rada, organizzazione filo-islamista radicale, responsabile di violenze disumane e di persecuzioni religiose, a cui il Governo avrebbe di fatto appaltato la sicurezza degli interessi economici in zona di ENI e dei cittadini italiani in Libia.
Che sarebbero stati messi nelle mani di chi è accusato di torture, stupri e omicidi così come del traffico di esseri umani.
Il Parlamento non può tacere di fronte a una vicenda che mette a rischio la credibilità delle nostre istituzioni e la sicurezza degli italiani. È assolutamente necessario che si faccia subito chiarezza di fronte agli organi costituzionali e al popolo italiano.” così Matteo Mauri responsabile nazionale sicurezza del Pd commenta gli atti sul caso Almasri, che da oggi sono disponibili nei resoconti ufficiali della Camera.
“Le parole e i dati di Piantedosi sono stupefacenti perché provengono da un ministro di un governo che sta strumentalizzando all’eccesso il tema della sicurezza, cercando in tutti i modi – anche attraverso il servizio pubblico televisivo – di stressare questo argomento per creare allarmismo e per giustificare interventi reazionari e liberticidi, come quelli contenuti nel cosiddetto “decreto sicurezza”. Così il responsabile sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri che aggiunge: “i dati presentati dal ministro dimostrano esattamente il contrario di quello che dice. A fronte di un milione di soggetti controllati nelle cosiddette “zone rosse”, i provvedimenti di allontanamento sono stati appena 6.500: cioè lo 0,65% del totale. I casi riguardanti i cittadini stranieri sono solo lo 0,49% sul totale dei controllati. Numeri talmente esigui da smontare la retorica dell’“invasione” agitata quotidianamente dalla maggioranza”, conclude Mauri.
“Basta allarmismi, Governo apra confronto con filiera”
Secondo l’ordinanza del Tribunale di Trento l’art. 18 del decreto Sicurezza che ha messo fuori legge tutta la filiera della canapa industriale, è solo ricognitivo e non modifica quindi la sostanza della norma. Pertanto continuerebbe a valere la sentenza delle Sezioni Unite del 2019, che dichiarava che i prodotti non droganti non possono essere considerati illecito penale. Oltre al fatto che pende ancora l'ipotesi che quell'articolo sia incompatibile con il diritto UE. Questa decisione, pur provvisoria, affronta nodi fondamentali. Il Governo apra subito un confronto strutturato con la filiera per definire linee operative uniformi nel rispetto dei principi europei. Non servono forzature, servono regole chiare e controlli seri. Basta allarmismi: va contrastato l’illegale e va tutelato chi lavora nella legalità, con tracciabilità, analisi ed etichettatura in ordine. Come Partito Democratico continueremo ad opporci a una decisione assurda del Governo che, per un po' di propaganda, sta mettendo in ginocchio un intero settore produttivo.
Così Matteo Mauri, deputato e responsabile Sicurezza del Partito democratico.
Esprimo a nome del Pd grande apprezzamento per il lavoro delle forze dell'ordine e dei servizi di intelligence italiani che ha permesso di sventare nelle scorse ore un probabile attentato a Viterbo.
Un atto terroristico durante le celebrazioni della festa di Santa Rosa, che richiama a Viterbo migliaia di fedeli e di turisti, avrebbe potuto avere effetti gravissimi.
Grazie al loro intervento tempestivo, sono stati arrestati due uomini che erano in possesso di numerose armi da fuoco e pronti a usarle. Questa operazione dimostra quanto importanti siano le attività investigative di prevenzione per la sicurezza e quanto serva investire in quel campo. È necessario ora fare piena chiarezza sull’accaduto, sull'eventuale presenza di altri potenziali terroristi e sulla rete di sostegno.
Così Matteo Mauri, deputato e responsabile Sicurezza del Partito democratico.
“Ancora una volta il ministro Piantedosi preferisce attaccare le Ong invece di riconoscere lo sforzo di chi si dedica a salvaguardare e garantire la vita umana in mare. È grave che, di fronte al salvataggio di persone in condizioni di pericolo, il Viminale scelga di insistere su sanzioni e fermi amministrativi piuttosto che ringraziare chi svolge questo prezioso lavoro dove lo Stato non arriva”.
Così Matteo Mauri, deputato e responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, commenta le parole del ministro dell’Interno dopo il fermo della nave Mediterranea della ong Mediterranea Saving Humans.
“Le Ong non sostituiscono lo Stato – prosegue l'esponente dem – ma colmano vuoti che non dovrebbero esistere. Per tutta risposta questo governo costringe i migranti salvati in mare, spesso in condizioni molto precarie, a inutili giorni aggiuntivi di navigazione verso porti molto distanti dal teatro delle operazioni. Viaggi che, oltre che infliggere altre inutili sofferenze, tengono a lungo lontane le navi di soccorso dal Mediterraneo centrale, dove si continuano a consumare moltissime tragedie".
Invece di criminalizzare chi salva vite - conclude Mauri - il governo dovrebbe rafforzare le capacità di intervento istituzionali e cooperare con chi in mare agisce per umanità. E dovrebbe scusarsi pubblicamente per aver permesso a un torturatore conclamato come Almasri, di tornarsene tranquillamente in Libia. La propaganda e l'opportunismo politico non può valere più della sicurezza delle persone. La priorità, per chi ha giurato sulla Costituzione, deve essere una sola: salvare vite, sempre e senza esitazioni”.
“Le parole del ministro Piantedosi parlando a margine del Meeting di Rimini destano più di una perplessità. Oggi lascia intravedere un percorso di legalizzazione per la sede di Casa Pound. Ma solo qualche giorno fa ha ordinato dal Viminale lo sgombero del Leoncavallo ben sapendo che era in fase avanzata un accordo con il Comune per il trasferimento in una sede legale. Un evidente doppio pesismo che mina la credibilità dell’azione delle istituzioni”.
Così il deputato del Partito Democratico e responsabile nazionale Sicurezza Matteo Mauri.
“Vorrei inoltre ricordare – prosegue l’esponente dem – che il fatto che Casa Pound occupi un immobile pubblico e non privato non significa che non ci sia un danno per lo Stato. Anzi, è esattamente il contrario: parliamo di un edificio in una posizione di grande pregio, molto più centrale di quello del Leoncavallo, e dunque con un impatto economico e simbolico ancora maggiore”.
“Il punto – conclude Mauri - è semplice: il criterio della legalità deve valere per tutti e non solo per qualcuno. Non è a corrente alternata. Per usare un'espressione da prima Repubblica, "le regole non si possono applicare ai nemici e interpretare per gli amici" secondo le convenienze politiche. E questo principio deve valere anche per alcuni esponenti del governo, colleghi di Piantedosi, che sono convinti di essere al di sopra della legge".
“Lo sgombero del Leoncavallo avvenuto stamane a Milano è pura propaganda. Il governo ha voluto usare il pugno di ferro solo per dare un segnale politico in vista dell'inizio di una lunga campagna elettorale. Un'azione assolutamente inutile, visto che era già previsto lo sfratto a Settembre e che c'era una trattativa in fase avanzata con il Comune per trovare una nuova sistemazione nel pieno rispetto della legalità." Lo afferma il deputato Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Partito Democratico.
“Concordo pienamente con il Sindaco - prosegue l’esponente dem - quando dice che serve mantenere aperta un'interlocuzione con il Leoncavallo per dare continuità a un'esperienza storica di Milano che produce cultura e promuove l'inclusione”.
“Colpisce - conclude Mauri - la doppia morale del governo. Giorgia Meloni e il ministro Piantedosi parlano di ripristino della legalità nel caso di un centro culturalmente vivo e aperto alla città come il Leoncavallo. Ma tacciono sulla palese illegalità dell'immobile occupato abusivamente e trasformato in un fortino inaccessibile da CasaPound in centro a Roma, dove da anni un intero stabile è occupato abusivamente. È inaccettabile che si usino due pesi e due misure, sgomberando realtà che hanno un valore sociale riconosciuto e chiudendo gli occhi di fronte a chi si richiama apertamente a ideologie neofasciste. La legalità non può essere applicata a convenienza. O vale per tutti, o diventa uno strumento di propaganda. Il Partito Democratico continuerà a battersi per soluzioni che tengano insieme legalità, coesione sociale e rispetto delle istituzioni”.
La sentenza della Corte di Giustizia Ue sul Protocollo Italia-Albania dà completamente torto al Governo italiano e alla Presidente Meloni. E lo fa affermando un concetto molto semplice: "non si può considerare un Paese sicuro se non offre una protezione sufficiente a tutta la sua popolazione". È la dimostrazione che la nostra opposizione è sempre stata fondata sul rispetto del diritto. A differenza dell’operato di Meloni che ha sempre usato strumentalmente l'Albania e alla legge ha sostituito l’ideologia.
In tutti i sopralluoghi che abbiamo fatto in Albania abbiamo dimostrato - anche grazie al prezioso lavoro del Tavolo Asilo e Immigrazione - che il Centro di Gjader è solo un luogo di propaganda pagata a caro prezzo dai contribuenti, in cui si violano sistematicamente i diritti delle persone. Tutto per la campagna elettorale permanente di questo governo. Le dichiarazioni di oggi della Meloni denotano un grande imbarazzo, assai comprensibile per chi scandiva ad alta voce che i centri in Albania "fun-zio-ne-ran-no!”. Ci aspetteremmo ora che chiedesse scusa agli italiani per il grave spreco di soldi pubblici e investisse subito queste risorse sulla sanità e sul lavoro.
Così Matteo Mauri, deputato e responsabile Sicurezza del Partito democratico.
Mauri (Pd), governo e maggioranza sottovalutano grave rischio nazionale
“L’attacco ransomware che ha colpito la Biennale di Venezia – una delle istituzioni culturali più prestigiose del nostro Paese – rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme. Ma il rischio è che stiamo diventando sordi. In Italia siamo ormai al Far West digitale. E mentre il Regno Unito vara nuove misure coraggiose e mirate contro i ransomware, qui da noi tutto resta fermo”. Così Matteo Mauri, deputato del Partito Democratico e responsabile sicurezza del partito, commenta la notizia dell’esfiltrazione di oltre 800 GB di dati da parte della gang INC Ransom, che sono già stati in parte pubblicati sul dark web.
“Non possiamo più permetterci di affrontare queste minacce con strumenti vecchi e insufficienti. A marzo ho depositato una proposta di legge per dotare il nostro Paese di un’architettura normativa solida e moderna contro gli attacchi informatici a scopo estorsivo. Da allora, però, tutto tace. Nessuna calendarizzazione, nessuna discussione. Come se il problema non esistesse: governo e maggioranza sottovalutano un grave rischio nazionale”.
I punti chiave della proposta di legge presentata da Mauri sono:
1. Divieto di pagamento dei riscatti per i soggetti pubblici e privati inclusi nel Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica, e per quelli definiti “essenziali” e “importanti” ai sensi del d.lgs. 138/2024, salvo deroghe solo in caso di minaccia grave e imminente per la sicurezza nazionale.
2. Istituzione di un nucleo nazionale anti-ransomware, incardinato nel CSIRT Italia, con funzioni operative nelle fasi di gestione, contenimento e recupero degli attacchi, e supporto decisionale per le vittime.
3. Creazione di un Fondo nazionale per sostenere enti pubblici e privati colpiti, accessibile solo a chi rispetti le procedure di notifica e le indicazioni operative dell’ACN.
4. Rafforzamento del ruolo dell’ACN e possibilità per le Forze dell’Ordine di operare sotto copertura anche su reti e sistemi esteri.
“La legge che abbiamo proposto – conclude Mauri – è immediatamente applicabile e non ha un grammo di propaganda. È pura concretezza. L’abbiamo costruita insieme a chi quotidianamente è in prima linea per combattere questo fenomeno e introduce strumenti chiari. Sarebbe di grande aiuto anche per le Forze dell’Ordine, che oggi provano a contrastare il fenomeno Ransomware a mani nude. È ora che il Governo si rimbocchi le maniche”.
“L’arresto a Milano del capo della gang specializzata in attacchi ransomware è un risultato significativo che dimostra la capacità della nostra Polizia Postale e dei centri cibernetici di intervenire con efficacia e concretezza.
Per dare continuità a questi risultati serve un piano strutturato per prevenire la minaccia ransomware e per rispondere ai continui tentativi di estorsione informatica subiti quotidianamente da aziende e pubbliche amministrazioni.”
Lo dichiara Matteo Mauri, deputato del Partito Democratico, responsabile nazionale del tema sicurezza del PD e già Vice-Ministro dell’Interno, commentando l’operazione internazionale coordinata tra Italia, Francia e Romania che ha portato all’arresto di un 44enne, ritenuto il leader della gang “Diskstation”.
“L’operazione – portata avanti dal Centro Cibernetico di Milano e dalla Polizia Postale – smantella una rete che chiedeva riscatti in cripto valute alle nostre aziende e pubbliche amministrazioni, mettendo così al riparo l’Italia da ulteriori danni economici e informatici. È il frutto di un lavoro serio, coordinato e professionale, che merita il nostro riconoscimento.”
“Per garantire che gli attacchi ransomware diminuiscano in modo strutturale il Partito Democratico ha già da tempo depositato misure concrete per la definizione di una strategia nazionale per
il contrasto degli attacchi informatici a scopo di estorsione. È arrivato il momento che il governo si attivi contro i ransomware, che colpiscono da tempo nel profondo la nostra economia nazionale, le imprese italiane e minacciano la sicurezza nazionale".
Così in una nota Matteo Mauri, deputato del Partito Democratico e responsabile nazionale per la Sicurezza.
“La cronaca regala ogni tanto delle perle straordinarie. A questo punto ci aspettiamo che il Ministro dell’Interno si autoconfini in Albania…” Con queste parole, il responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, il deputato dem Matteo Mauri, ha commentato sui social la notizia del respingimento, da parte del governo di Bengasi, della missione “Team Europe” che includeva anche il ministro Piantedosi.
“Se non facessero pena, farebbero ridere. E meno male che – secondo la Premier Meloni – l’Italia oggi conterebbe a livello internazionale, o che – grazie al ‘Piano Mattei’ – gli africani ci guarderebbero con occhi diversi. Quello che si vede, invece, è una gigantesca figuraccia internazionale non degna della nostra storia diplomatica. Siamo davanti a un Governo incapace, confuso e arrogante, altro che prestigio: qui c’è solo improvvisazione e dilettantismo” conclude Mauri.