“Da Musumeci abbiamo ascoltato una stanca relazione su fatti già noti. Purtroppo, nonostante le sue parole, resta il fatto che la Regione Sicilia, da lui governata fino a non molto tempo fa, è l’ultima nella graduatoria sui fondi non spesi per il dissesto idrogeologico, come messo in luce in più relazioni della Corte dei Conti. Per una prevenzione efficace occorre unire la pianificazione degli interventi di adattamento e mitigazione, che sono in carico alle Autorità di Distretto, e la loro attuazione, che spetta alle Regioni che non riescono a spendere le risorse. Bisogna accorciare la filiera dell’emergenza. Le Autorità di Distretto vanno trasformate anche in enti operativi”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Con Ileana Argentin ci lascia una donna esemplare. Forte e coraggiosa. Che ha rovesciato l’idea della fragilità come debolezza o rassegnazione. Fino all’ultimo è stata in campo per i diritti delle persone fragili e meno fortunate. Ha lottato nelle istituzioni locali e in Parlamento per una società più giusta e meno egoista capace di includere tutti. Con umiltà la ricordo. Perché ci ha insegnato che la forza morale, intellettuale, emotiva, la forza della differenza e della sofferenza può essere una energia imbattibile”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Il nostro lavoro va verso un esito finale. Ci sarà una relazione conclusiva che, credo, raccoglierà le varie ipotesi formulate nel tempo con il sostegno dei documenti e delle audizioni. La mia impressione è che il nucleo della verità di cosa accadde davvero quel pomeriggio del 22 giugno del 1983 vada ricercato nelle primissime indagini. Le indagini ‘fresche’ svolte dalla Squadra mobile e dai Carabinieri”. Così il deputato Roberto Morassut, vicepresidente della Commissione d’inchiesta sul Caso Orlandi e Gregori, intervistato da Radio Radicale.
“Sono indagini - spiega Morassut - nel corso delle quali furono subito attive delle iniziative depistatorie di vario tipo e con vari obbiettivi e motivazioni. E che si sono incastrate, sommate, aiutate pur senza magari provenire dallo stesso ‘cervello’. Però è all’inizio che stanno i semi del vero. Di cosa ha fatto veramente Emanuela davanti a quella fermata del 70. Sulla reale esistenza del fatidico ‘uomo Avon’. Il caso di Mirella è probabilmente diverso ma è stato montato ad arte da qualcuno ai primi di agosto del 1983, a seguito di un articolo che accostò le due vicende, per dare corpo alla pista del ricatto internazionale poi esclusa nel 1997 dal GI Adele Rando e alle quali motivazioni, personalmente, credo. Un qualcuno che poteva probabilmente avere accesso alle ancora scarne e scarse fonti del fascicolo su Mirella. Sono ovviamente mie valutazioni che sorgono da elementi peraltro noti. Lavoreremo ancora nei prossimi mesi e ritengo che qualche lume in più possa essere offerto”.
“Sono trascorsi esattamente 60 anni dal crollo di Agrigento e dalla catena di alluvioni che nello stesso anno colpirono vaste zone del Polesine e Firenze. Furono eventi che segnarono la storia del Paese e di una generazione. Il crollo di Agrigento portò ad alcune riforme urbanistiche parziali ma importanti come quella della norma sugli standard pubblici. L’ondata di mareggiate che si è abbattuta su Calabria, Sicilia e Sardegna, con il crollo di Niscemi, ci riportano alla fragilità del nostro territorio, aggravata dalla crisi climatica e dalla perdurante inadeguatezza delle norme e degli strumenti per contrastare il dissesto idrogeologico”. Lo scrive in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Il silenzio del Governo, della Presidente Meloni, dei Ministri competenti - continua Morassut - è davvero scandaloso. Le politiche per la lotta al dissesto, alle frane, alle alluvioni sono state un palleggio di modelli e responsabilità. I soldi non mancano. Ma vanno spesi bene. E rapidamente. I progetti per il dissesto idrogeologico sono progetti molto speciali perché si confrontano con un territorio che cambia continuamente. La lotta per creare modelli per accaparrarsi, tra Regioni e uffici centrali, le grandi risorse disponibili è scandalosa”.
“Oggi - spiega ancora il deputato Pd, ex sottosegretario all’Ambiente - c’è una separazione assurda tra le Autorità di Bacino che pianificano gli interventi di adattamento e di contrasto e le Regioni che dovrebbero realizzare le opere conseguenti. Bisogna accorciare le distanze e fare delle Autorità di Bacino le istituzioni che, d’intesa con le Regioni, pianificano e realizzano le opere. Ma questo vuol dire sottrarre un po’ di potere alla politica delle spartizioni e degli appalti con le enormi risorse della lotta al dissesto”.
“Infine - conclude Morassut - serve una legge nazionale generale sul governo del territorio, non una misera legge sulla rigenerazione urbana per far fare soldi ai grandi investitori e condannare i poveracci all’abusivismo di necessità su lembi di terra disgraziati. Il territorio si cura con politiche integrate e pubbliche. Mai più si deve costruire in zone di rischio”.
“Sui salari italiani Meloni pensa di ingannare gli italiani e la stampa oppure non sa nulla di economia e parla con la stessa logica con la quale Mussolini illudeva il mondo facendo passare il nostro esercito di cartone per un’armata invincibile. L’Ocse e l’Istat hanno dimostrato che la media dei salari italiani è scesa, dal 2021, del 7,5% e che tra il 2024 e il 2025, malgrado la leggera crescita registrata a livello europeo, quella italiana è la più brasa dell’Ue, senz’altro inferiore alla crescita del costo della vita e del tasso d’inflazione. Ovviamente questa situazione è più grave per i salari più bassi. E certo il ritocchetto Irpef inserito nella ultima legge di bilancio non aiuta, ma semmai premia gli stipendi medio alti e regala mezza lenticchia a quelli medio bassi. Quindi, nonostante le bugie di Meloni, questo resta un governo di classe e di ingiustizie sociali che con le sue politiche condanna alla povertà milioni di italiani”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Ricorrono oggi cento anni dalla morte di Anna Kuliscioff. Una donna, una socialista, che ebbe un ruolo fondamentale nella nascita del Partito Socialista e del movimento per l’emancipazione femminile. Scrisse testi memorabili sulla rivista Critica Sociale diretta da Filippo Turati, uno dei quali, ‘Il monopolio dell’uomo’, è ancora un punto di riferimento centrale per chi si batte per superare il patriarcato come struttura sociale ed economica. Kukiscioff si battè per il diritto di voto alle donne e la parità salariale e per il pieno riconoscimento paritario delle donne nei luoghi decisionali della politica. Intramontabili le sue battaglie per la tutela dei minori e dell’abbandono infantile. Ecco perché Kukiscioff è una figura moderna, presente, ancora nel vivo delle lotte attuali. Una figura che scavalca i confini delle forze politiche ma che ancora parla ai democratici e ai socialisti di tutto il mondo”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico,
Credo che tutto quello che si sta approfondendo sul caso di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori dovrebbe rimanere coperto dalla massima riservatezza e protetto dalla comprensibile ma non positiva diffusione di notizie sui fatti e sulle persone sottoposte a a indagini dalle procure o ad approfondimenti della Commissione parlamentare. Personalmente sono sconcertato anche se non sorpreso della facilità con cui certe cose filtrano e dall’eco che assumono. Questa vicenda ha generato una enorme letteratura che ha stravolto, distorto, deformato tante situazioni, il ruolo di personaggi e mondi. Se si vuole giungere ad illuminare almeno una parte della verità bisogna agire con molta misura altrimenti è tutto inutile”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Il ministro Salvini non pago di aver presentato un ‘piano casa’ utile solo ai fondi immobiliari si prepara a sottoporre al Parlamento una revisione del Testo Unico per l’Edilizia che è una delega in bianco al Governo per riscrivere le norme urbanistiche e edilizie fondamentali dello Stato nella direzione dell’assoluto interesse privato. L’Italia è un paese alla deriva. Senza più, da anni, un governo pubblico del regime dei suoli che valorizzi l’iniziativa privata ma garantisca la tutela degli interessi pubblici per la casa, l’ambiente e i servizi. Servono norme semplici e di principio valide per l’intero territorio e traducibili in forma concorrente nelle Regioni. Norme semplici. Non semplificate. Questo deve essere un impegno centrale del programma del centro sinistra”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Il circolo Ardeatino Montagnola è stato oggetto questa notte dell’ennesimo atto vandalico di provocazione contro le sedi del Pd. Atti che non intimidiscono ma che ci inducono a rinnovare, come già fatto in via diretta, alle autorità di pubblica sicurezza e alla prefettura la richiesta della massima vigilanza e tutela della sicurezza degli iscritti e dei cittadini”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Gravissime scelte del Governo nel ddl semplificazioni grazie al quale sono rese di fatto edificabili aree a rischio idrogeologico. Si rendono più indifese popolazioni e insediamenti, si colpisce la sicurezza e lo sviluppo delle aree interne. Gli uffici comunali di tutta Italia vengono esposti al rischio di reati penali. Siamo in presenza di una delirantee illusoria ricerca di consenso che produrrà, se non fermata, rischi per la vita stessa delle persone”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Fratelli d’Italia pesca a strascico sul Paese proponendo il classico condono. Il piatto di lenticchie ai poveri e l’arrosto per i ricchi. Perche gli abusi edilizi sono questo. Da sempre. Vergogna. La Presidente del Consiglio perdona i reati?”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut
“Ha fatto bene Elly Schlein a porre tra le priorità programmatiche del Pd la riforma della legge urbanistica nazionale. Finalmente dopo anni si mette al centro questa emergenza. L’equo governo del suolo e l’equa ripartizione delle risorse che la sua trasformazione genera sono, in fin dei conti, alla base di un’efficace politica di sviluppo, crescita e occupazione. Perché senza governo della ‘terra’ non si fanno né servizi, né opere pubbliche, né case e non si tutelano i bilanci dei comuni. E non si mettono in sicurezza le comunità di un Paese bello ma fragile come l’Italia”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Una grave contraddizione”, così il deputato democratico Roberto Morassut intervistato sui canali social dei deputati dem definisce la manovra del governo Meloni, che da un lato discute la legge costituzionale su Roma Capitale e dall’altro taglia le risorse destinate ai trasporti. “È un paradosso – spiega – perché stiamo parlando di una riforma che dovrebbe attribuire nuove competenze alla Capitale, ma senza garantire le risorse necessarie per esercitarle”.
L’esponente Pd ricorda che il Partito Democratico ha chiesto “una legge ordinaria da approvare contestualmente, che destini fondi adeguati alle nuove funzioni della Capitale. Tuttavia, il governo, mentre in teoria si impegna, in pratica già toglie risorse fondamentali, a partire dal trasporto pubblico locale e dai finanziamenti alla metropolitana. È un esecutivo che opera in un clima di confusione. I conti non tornano, non sanno dove reperire le risorse e stanno facendo una legge di bilancio puramente ragionieristica, priva di visione e di prospettiva. Ma quando si galleggia, alla fine si rischia di affondare”.
“Il trasporto pubblico locale – conclude Morassut - coinvolge circa 100 mila lavoratori che attendono il rinnovo del contratto. Se continuano i tagli, il rischio è un peggioramento delle condizioni di lavoro e dell’efficienza del servizio. Serve, invece, un piano di investimenti vero, soprattutto a Roma, dove il sistema dei trasporti sconta anni di difficoltà aggravate dal caro energia e dal post-Covid. Il costo dell’energia resta un nodo irrisolto: Meloni aveva promesso interventi rapidi, ma nulla è accaduto. Anzi, i costi in alcuni casi sono aumentati. Questo perché manca una strategia sull’ampliamento delle fonti rinnovabili: il governo resta ancorato alle energie fossili. Una linea miope che espone il Paese a problemi ancora più gravi”.
“Una delle più grandi urgenze e disgrazie di questo Paese è la ormai quasi totale nudità delle città e dei territori di fronte alle potenti incursioni (non c’è altro termine) del capitale finanziario e immobiliare che decide, di fatto senza pagare pegno e senza confronto democratico, dove collocarsi, cosa fare, come farlo. Senza una legge urbanistica nazionale leggera ma forte come le reti da pesca e senza ordinamenti evoluti delle grandi città e delle province, avremo solo problemi sempre più gravi nelle aree urbane e in quelle cosiddette interne”. Lo ha dichiarato il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, intervenuto a Firenze nel corso del convegno indetto annualmente dell’Inu, Urbanpromo, sul governo del territorio e delle città.
“In Italia - ha spiegato Morassut - non c’è un quadro di riferimento unitario per la tutela del suolo, la sua messa in sicurezza, una fiscalità urbana degna di un paese europeo e civile, un arco di regole minime per la partecipazione popolare ai processi di trasformazione urbana, una politica abitativa seria. Nn Tutto avviene come un vorticoso moto trainato dalle incursioni di chi può decidere o imporre quasi tutto. Fare delle leggine hamburger sulla rigenerazione dove c’è di tutto e dove sono d’accordo tutti non ha alcun senso ed è un qualcosa di profondamente inquietante”.
“Su queste cose - ha continuato il deputato dem - ci vuole un confronto ed uno scontro tra visioni e prospettive diverse. Nel Pd per esempio sì sonnecchia, si svicola, si sottovaluta, si ammicca e non ci si rende conto che è dal governo dei territori, dalla forma delle città e dalle regole che le possono salvare o meno che dipende la stessa economia nazionale. Perché se non governi la ‘terra’ non fai niente. Solo chiacchiere”.
“L’idea che sembra avanzare dal governo di un piano casa di un miliardo e mezzo su un tempo di quattro anni come si intende svilupparsi? Su quali aree, su quali localizzazioni? Il problema dell’erp e dell’ers in Italia non sono i soldi, ma le aree. Se si intende agire per via espropriativa - ha concluso Morassut - bisogna sapere che questa è una strada che porterebbe un grande regalo alla rendita che, in base alle norme europee, incasserebbe soldi stando semplicemente ferma, perché i prezzi di esproprio da almeno venti anni non sono che prezzi di mercato. Bisognerebbe mettere in gioco del patrimonio pubblico ma questo vorrebbe dire dare all’Agenzia del Demanio e a tutte le agenzie territoriali un indirizzo generale che destini parte non trascurabile del patrimonio dismesso e disoonibile alle politiche per la casa e non solo a valorizzazioni di cassa. Sono cose da chiarire. Mettere soldi sulla casa senza affrontare questi nodi non vuol dire nulla. Anzi può essere controproducente”.
“Nella direzione del Pd ho proposto già molti mesi fa l’introduzione di una patrimoniale e condivido quindi che Elly Schlein l’abbia posta come uno dei punti programmatici del Pd. Il dibattito da fare non è se introdurla o meno, ma come tecnicamente collocarla ad un’altezza che non colpisca i ceti medi produttivi. Due milioni di euro è una soglia bassa. Mentre vi sono fortune, rendite e patrimoni molto maggiori, che sono cresciuti negli anni della globalizzazione non solo per merito dei loro titolari ma soprattutto per un posizionamento che ha consentito lievitazioni finanziarie enormi. È una misura riformista, se posta tecnicamente dentro un certo alveo. Bisogna riequilibrare le ingiustizie, risollevare i consumi, rimettere soldi nelle tasche dei cittadini, potenziare i servizi, rispondere all’impoverimento del ceto medio e del proletariato. Perché il proletariato è tornato: ci sono milioni di famiglie con un reddito di 1300 euro al mese che non possono evitare di mandare a lavorare i figli, che fanno lavori precari e nei casi più gravi finiscono nell’illegalità, magari a spacciare droga. Ai miei amici e compagni che dicono che questa misura spaventa il ceto medio rispondo che invece deve aiutare il ceto medio e il proletariato in difficoltà. Del resto quando abbiamo, giustamente, salvato il Paese partecipando a governi di coalizione ampia che hanno imposto sacrifici ai ceti popolari, non ci siamo potuti nemmeno porre il problema dello spavento di questi ceti. Eravamo obbligati ad agire per l’interesse nazionale. Ora siamo obbligati ad agire per l’interesse nazionale che coincide con la ripresa dei redditi bassi e dei consumi”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, intervistato da Radio Radicale.