“Dal Medio Oriente ai porti italiani, il caro gasolio torna a colpire la pesca. Sui mercati portuali aumenti fino al 60% e prezzi che in diversi porti potrebbero superare 1 euro al litro. Un cosi forte aumento del prezzo del gasolio nei porti italiani rappresenta un nuovo e gravissimo colpo per il settore della pesca, già provato da anni di difficoltà strutturali. Un rincaro che rischia di rendere economicamente insostenibile l’uscita in mare per molte imprese”.
Così Stefano Vaccari, deputato dem della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“In Emilia-Romagna - aggiunge - la situazione è particolarmente preoccupante. Le marinerie dell’Adriatico, da Goro a Cattolica, passando per Porto Garibaldi, Ravenna, Cesenatico e Rimini, sono un presidio economico e sociale fondamentale per le comunità costiere. Migliaia di lavoratori e famiglie dipendono direttamente o indirettamente da questo comparto, che rappresenta anche una componente essenziale della filiera agroalimentare italiana. Il nuovo aumento del costo del carburante rischia di aggravare una crisi già pesante, segnata negli ultimi anni dal caro energia, dalle difficoltà del mercato e dai ritardi nei ristori legati al fermo pesca. Molte imprese oggi si trovano nella condizione paradossale di dover scegliere se uscire in mare lavorando in perdita o fermare l’attività. Maggiori rischi per i modelli peschereccio/azienda/famiglia. Per queste ragioni chiediamo al Governo, di intervenire con urgenza. È necessario ripristinare strumenti di sostegno immediati, a partire dal credito d’imposta sul carburante per le imprese della pesca, già adottato in passato in situazioni analoghe, e accelerare il pagamento dei ristori ancora pendenti. Altra possibile strada potrebbe essere quella di valutare anche l’utilizzo delle risorse del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura (FEAMPA), che consentono interventi mirati senza gravare ulteriormente sui plafond de minimis delle imprese. La pesca non può essere lasciata sola. Parliamo di un settore strategico per l’economia del Paese, per la sicurezza alimentare e per la tutela delle nostre comunità costiere. Servono risposte rapide e concrete - conclude - prima che questa nuova impennata dei costi metta definitivamente in ginocchio molte imprese”.
“La destra al governo e il ministro Lollobrigida in particolare hanno finalmente gettato la maschera sull’Agenzia Agea. Dopo averne decantato le lodi per l’efficienza, la tempestività nei pagamenti alle aziende agricole, puntualmente smentiti dalle Regioni, dopo averne stravolto l’organizzazione in barba ai regolamenti (inglobando un’azienda privata che forniva prima servizi e creato all’interno un clima di intimidazione), ora con il Ddl Coltivitalia ci troviamo di fronte ad un vero e proprio scandalo. Con tre emendamenti del relatore vengono trasferiti ad Agea 40 milioni di euro in tre anni sottraendoli a comparti in crisi come quello delle carni e quello del settore olivicolo. Inoltre, viene assegnata ad Agea la percentuale fissa del 2 per cento su tutte le risorse stanziate dal ministero dell’agricoltura in cambio di una generica assistenza che Agea dovrebbe già garantire per legge. ‘Un posto di lavoro sotto l’ombrello di Agea’, quindi, non si nega a nessuno come si sottolinea anche in una recente inchiesta di Fanpage. La ‘migliore gioventù’ della destra, già ex di qualcosa o figlio o amico di qualcuno, ora ha un posto stabile nell’Agenzia che in realtà dovrebbe vigilare sulla stessa Agea”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e deputato dem della commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Per le coperture finanziare durature nel tempo - aggiunge - ci pensano invece gli emendamenti ad hoc che vengono presentati dalla destra in Parlamento su provvedimenti che dovrebbero occuparsi di questioni più importanti, come sostenere il comparto agricolo in alcuni settori che a causa delle problematiche energetiche e ai mutamenti climatici vivono momenti di gravi difficoltà. Ci batteremo perché questo trasferimento immotivato ed esagerato non venga approvato perché le risorse debbono andare agli agricoltori e non a ripianare eventuali deficit dell’agenzia o peggio ancora per coprire gli stipendi di nuovi funzionari assunti o che verranno assunti. Come Gruppo Pd abbiamo presentato subemendamenti abrogativi e subemendamenti finalizzati a destinare le risorse all’occupazione giovanile, per combattere le frodi in agricole, per supportare le imprese dai danni meteoclimatici, per contrastare la diffusione della peste suina africana ed altre forme di fitopatie, per l’innovazione e per dare piena attuazione ai progetti in corso del Pnrr. Questa - conclude - sarebbe la vera funzione di Agea non quella di essere un ufficio di collocamento per il principale partito della maggioranza di governo”.
“La composizione del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale, così come voluta dal ministro Lollobrigida, finisce davanti alla Corte Costituzionale su decisione del Consiglio di Stato. Una strada obbligata visto che il ministro ha stabilito che da quel comitato, contrariamente a quanto avvenuto negli anni precedenti, fossero escluse quelle associazioni venatorie e ambientaliste che di contro la legge 157 di regolamentazione della caccia riconosce e ricomprende nella gestione degli Ambiti territoriali di caccia al fine di garantire la rappresentativa più larga possibile nella complessa azione di gestione del territorio e di tutela della biodiversità. Avevamo sostenuto la necessità di ricostituire il Comitato tecnico faunistico Venatorio e avevamo salutato con soddisfazione la decisione presa con la legge del bilancio del 2024 con il timore però, risultato fondato, che il ministro avesse esercitato la delega a comporre il Ctfvn con un successivo decreto sulla base di ragionamenti di parte”.
Così il deputato della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Ora - aggiunge - sulla questione di legittimità si pronuncerà la Corte Costituzionale. Non si modifica con un semplice decreto un Comitato che era stato introdotto da una legge statale forzando il principio di democrazia rappresentativa. Nel frattempo - conclude - insieme ai colleghi del Pd, Forattini e Rossi, ho depositato un’interrogazione parlamentare per sapere quali iniziative di competenza il ministro Lollobrigida intenda assumere al fine di fornire una adeguata rappresentanza alle regioni, alle organizzazioni professionali agricole, alle associazioni venatorie nazionali e alle associazioni di protezione ambientale in seno al Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale”.
“Quasi un italiano su due non vota più. Non è solo un problema statistico, ma il segnale di una crisi del sistema di rappresentanza”.
Così il segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, intervenendo nella Sala della Lupa di Montecitorio alla tavola rotonda “Astensionismo. Il non voto è un problema per la democrazia”, promossa dallo stesso Vaccari in occasione della presentazione del Rapporto Ipsos-Lega Coop FragilItalia 2025/2026.
“Un’astensione elevata - ha detto il deputato democratico - altera la rappresentatività delle istituzioni e può metterne in discussione la legittimità sostanziale, soprattutto quando colpisce in modo selettivo giovani e fasce sociali più fragili”.
Vaccari ha evidenziato inoltre come “non si tratta di semplice disinteresse, ma di una frattura nel rapporto di fiducia”, richiamando la necessità di interventi concreti. “Per invertire la tendenza - ha aggiunto - non basta un appello al dovere di voto. Servono trasparenza, responsabilità e strumenti che rendano la politica più credibile e verificabile. Se metà del corpo elettorale si chiama fuori - ha concluso - il problema è della politica. Dobbiamo ricostruire il legame tra cittadini e istituzioni e restituire significato alla rappresentanza”.
Le possibili soluzioni indicate da Vaccari vanno dagli
interventi strutturali per rafforzare trasparenza e rendicontazione del mandato elettivo alla lotta alle disuguaglianze economiche e sociali come priorità democratica, dalla
regolamentazione e trasparenza degli algoritmi delle piattaforme digitali alla creazione di luoghi permanenti di partecipazione nei territori, alle misure per ridurre i costi e le barriere all’accesso al voto, soprattutto per studenti e lavoratori fuori sede.
Al convegno partecipano: la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga; Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia; Anna Finocchiaro, presidente della Fondazione Italiadecide; Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera; Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria; Valentina Pazè, docente di Filosofia politica all’Università di Torino; Serena Sorrentino, presidente della commissione per il Programma fondamentale della Cgil; Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo. Coordina i lavori la giornalista e scrittrice, Flavia Perina.
Si svolgerà domani, martedì 3 marzo alle ore 10.00, nella Sala della Lupa della Camera dei deputati, la tavola rotonda sul tema: “Astensionismo. Il non voto è un problema per la democrazia”. Nell’occasione sarà presentato il rapporto Ipsos-Lega Coop FragilItalia “Astensionismo”.
Il saluto ai lavori sarà dato dal segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, deputato democratico e promotore dell'iniziativa. Partecipano: Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia; Anna Finocchiaro, presidente della Fondazione Italiadecide; Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera; Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria; Valentina Pazè, docente di Filosofia politica presso l’Università di Torino; Serena Sorrentino, presidente della commissione per il Programma fondamentale della Cgil; Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo. Conclude: Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera. Coordina: la giornalista e scrittrice, Flavia Perina.
Il rapporto Ipsos-Lega Coop FragilItalia indaga gli aspetti che influiscono sull’astensione e sulle possibilità di invertire la tendenza.
Per accreditarsi scrivere a: segreteria.vaccari@camera.it.
“Desidero esprimere il mio plauso alla Guardia di Finanza di Modena e all’Ispettorato territoriale del lavoro per l’importante operazione che ha portato all’arresto del responsabile di un grave caso di sfruttamento ai danni di lavoratori agricoli. L’attività investigativa conferma quanto sia fondamentale la presenza dello Stato nei territori per contrastare fenomeni odiosi come il caporalato. Allo stesso tempo, dobbiamo avere la lucidità di riconoscere che la sola repressione, pur necessaria, non è sufficiente a spezzare una catena dell’illegalità che continua a riprodursi. Negli anni si sono spese molte parole, anche da parte del governo, ma le cronache dimostrano che il fenomeno è ancora vivo e radicato”.
Così Stefano Vaccari, deputato dem della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Il caporale - aggiunge - non agisce nel vuoto. Opera perché esiste una domanda, perché vi sono imprese agricole disposte a violare le leggi per perseguire interessi speculativi, comprimendo il costo del lavoro fino a paghe da fame e azzerando le condizioni minime di sicurezza e dignità. Questo sistema danneggia prima di tutto i lavoratori, ma colpisce anche la stragrande maggioranza delle imprese agricole corrette, che rispettano i contratti, investono nella qualità e subiscono una concorrenza sleale inaccettabile. Intervenire significa quindi rafforzare i controlli, ma anche costruire strumenti di prevenzione più efficaci. Dalla trasparenza nelle filiere alla tracciabilità del lavoro, dall'incrocio delle banche dati agli incentivi per le aziende che rispettano le regole, a sanzioni esemplari per chi le aggira. Solo così - conclude - possiamo difendere la legalità, tutelare i diritti dei lavoratori e sostenere un’agricoltura sana, che rappresenta un presidio economico e sociale fondamentale per i nostri territori”.
“Il decreto bollette del governo è un provvedimento debole, privo di interventi strutturali e incapace di alleggerire in modo stabile i costi enormi che stanno gravando su famiglie e imprese. Siamo di fronte all’ennesimo decreto ‘fuffa’, fatto di misure frammentarie che non incidono sulle cause profonde del caro energia. Particolarmente preoccupanti sono le ricadute sulle filiere agroenergetiche e sull’economia circolare. Le modifiche ai Prezzi Minimi Garantiti rischiano di mettere in seria difficoltà centinaia di impianti di biogas agricolo, frutto di investimenti importanti realizzati negli anni da imprese e cooperative. Parliamo di una filiera che non solo produce energia rinnovabile, ma valorizza sottoprodotti agricoli e zootecnici, riduce le emissioni e contribuisce alla sostenibilità ambientale dei territori. Indebolirla significa fare un passo indietro sia sul piano economico sia su quello ambientale”.
Così il deputato PD della Commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Ancora più grave - aggiunge - è l’approccio al tema Ets, affrontato in modo unilaterale da un singolo Stato membro. Si tratta di una materia europea, che va discussa nella sede propria dell’Unione, come ha peraltro riconosciuto lo stesso ministro Pichetto Fratin. Agire diversamente significa creare incertezza e indebolire la credibilità del Paese oltre che determinare tensioni con gli altri partner comunitari. Ciliegina sulla torta è, con il carbone pricing, il rimborso indiretto ai fossili rendendo inefficace il principio di chi inquina paga. In Parlamento - conclude- lavoreremo per correggere un testo sbagliato che, così com’è, non offre risposte adeguate al sistema produttivo e ai cittadini".
“L’ipotesi di trasferire l’Agenzia ‘Italia Meteo’ da Bologna a Roma rappresenta una scelta che rischia di indebolire un presidio strategico per il Paese. Spostare la sede dall’ecosistema scientifico e tecnologico del Tecnopolo Dama, dove l’Agenzia opera in stretta sinergia con realtà di eccellenza nel supercalcolo, nell’intelligenza artificiale e nelle scienze del clima, significa mettere a rischio competenze, investimenti e continuità operativa”.
Così il deputato emiliano del Pd e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Già nel 2023 - aggiunge - con una mia interrogazione parlamentare, avevo chiesto al governo un intervento immediato per garantire il pieno e corretto funzionamento dell’Agenzia nazionale di meteorologia, evidenziandone il valore strategico e la necessità di rafforzarne autonomia ed efficacia. Oggi, alla luce delle modifiche alla governance e della prospettiva di trasferimento, quelle preoccupazioni risultano ancora più attuali. È necessario assicurare stabilità, autonomia tecnico-scientifica e valorizzazione del personale - conclude - evitando decisioni che possano compromettere il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale della ricerca meteorologica e climatica”.
“La decisione di dichiarare inammissibili una decina di nostri emendamenti al Ddl ‘Coltiva Italia’, tra cui il 5.01 e il 5.09 che consentivano alle imprese agricole della Regione Emilia Romagna di riutilizzare i fondi residui già stanziati dopo le calamità come gelate e alluvioni del 2023, è un atto grave e politicamente inaccettabile. Parliamo di risorse pubbliche già destinate ai territori colpiti, che non avrebbero comportato nuove spese per lo Stato ma avrebbero semplicemente permesso di intervenire per risarcire dei danni subiti e intervenire con tempestività per la messa in sicurezza del territorio e il sostegno alle imprese agricole ancora in difficoltà. Bloccare queste risorse significa, di fatto, sottrarre agli agricoltori emiliano romagnoli risorse necessarie per affrontare emergenze reali e documentate. È una scelta che colpisce in particolare l’Emilia-Romagna, guarda caso, e che dimostra una preoccupante distanza se non una avversità manifestata già in precedenza, della maggioranza di governo dalle esigenze concrete delle comunità locali di quella Regione”.
Così i deputati democratici della commissione Agricoltura, Stefano Vaccari e Andrea Rossi.
“Ancor più incomprensibile - aggiungono - è questo atteggiamento alla luce delle dichiarazioni pubbliche del ministro Lollobrigida, che solo pochi giorni fa, a Bologna, aveva manifestato disponibilità verso le proposte del Partito Democratico. Oggi, nei fatti, assistiamo a una chiusura che contraddice quegli impegni e che penalizza l’Emilia Romagna, che per ragioni di pregiudizio politico non gode dei favori del governo e della destra. Non vorremo però che quanto bocciato oggi possa essere ripresentato come emendamento dal governo e dal Relatore per acquisire medaglie dal chiaro connotato propagandistico. Di fronte a frane, allagamenti, infrastrutture danneggiate e aziende agricole escluse dai precedenti ristori, ci sarebbe stato bisogno di responsabilità istituzionale e coerenza, non tatticismi. Continueremo a batterci perché queste risorse vengano rese immediatamente disponibili alle Regioni. La sicurezza del territorio e la sopravvivenza delle imprese agricole - concludono - non possono essere ostaggio di logiche di parte”
Ritardi Salvini acclarati, subito i cantieri
“È stato finalmente approvato il progetto esecutivo della “Complanarina” di Modena con le modifiche e i finanziamenti necessari. I ritardi accumulati dal Ministero delle Infrastrutture tra prolungati silenzi, conflitti con Società Autostrade e i continui rinvii sono documentati. Oggi Salvini tenta di attribuirsi impropriamente meriti per un traguardo che, in realtà, è stato più volte sollecitato direttamente dal Sindaco Mezzetti, attraverso iniziative del Consiglio Comunale di Modena, nostre interrogazioni parlamentari, a sostegno della mobilitazione costante e determinata di cittadini, imprese e gli altri amministratori del territorio modenese”.
Così il deputato Pd e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Ora - aggiunge - attendiamo la firma e il testo del decreto, auspicando che l’annuncio non resti solo verbale e strumentale. Il completamento dell’opera, che collegherà direttamente la tangenziale sud al casello di Modena Sud sull’A1, rappresenta infatti un intervento strategico. Consentirà di alleggerire il traffico sulla Vignolese e su via Gherbella, intervenendo su snodi critici della viabilità e migliorando in modo concreto la qualità della circolazione.
Si tratta di un’infrastruttura attesa da tempo, che risponde a esigenze reali del territorio. Un risultato che non può essere ricondotto alla firma tardiva di un singolo decreto, ma che è frutto di un lavoro collettivo, tecnico e amministrativo, del gestore Società Autostrade, spesso silenzioso, ma determinato che ha coinvolto enti locali, progettisti, funzionari e rappresentanti istituzionali a ogni livello. Le opere pubbliche soprattutto quelle viarie non sono trofei da esibire. Per questo il nostro impegno continuerà a essere quello di vigilare affinché i cantieri vengano aperti e chiusi nei tempi previsti, le risorse siano utilizzate con trasparenza e l’intervento produca i benefici annunciati in termini di sicurezza, fluidità del traffico e qualità della vita. I modenesi - conclude - meritano infrastrutture efficienti, non narrazioni autocelebrative”.
"Il senatore La Russa ha perso l’ennesima occasione per assolvere, con disciplina ed onore, al suo ruolo di presidente del Senato e di seconda carica dello Stato. Ha trasformato la Giornata del ricordo per atteggiarsi a fazioso interprete degli avvenimenti storici facendo omissioni e strumentalizzando quanto tragicamente successo in quella parte di territorio. L’importante per La Russa non era rinnovare la memoria, in maniera condivisa, in un evento solenne davanti al Presidente della Repubblica Mattarella, per riconoscere le responsabilità, le omissioni e i silenzi certo, e riaffermare il rifiuto di ogni barbarie ma gettare discreto su altre parti politiche e istituzionali".
Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
"Ricordare le foibe e l’esodo forzato di istriani, fiumani e dalmati - aggiunge - significa confrontarsi con una delle ferite più profonde e complesse della storia europea del Novecento e il dramma vissuto dalle migliaia di italiani residenti nell’area del confine orientale, che furono uccisi o costretti ad abbandonare le proprie terre, vittime di una violenza cieca brutale che colpì anche civili innocenti e segnò intere comunità.
Significa però al tempo stesso non cancellare il contesto storico in cui maturò il dramma delle foibe a cominciare dalle responsabilità del fascismo, dalle politiche di occupazione, dalla repressione e snazionalizzazione, dalle stragi e dalle brutalità commesse nei Balcani, che alimentarono un ciclo di odio e vendetta culminato in nuove atrocità. Tenere insieme queste verità non indebolisce il ricordo, lo rafforza. Solo una memoria onesta, completa e condivisa può restituire dignità alle vittime, evitare semplificazioni ideologiche e trasformare il passato in una lezione per il presente. Il senatore La Russa - conclude - se lo ricordi la prossima volta prima di rappresentare in modo inadeguato la seconda carica dello Stato".
“Fermare il Board of Peace di Trump è un obbligo morale, politico ed istituzionale per tutti coloro che intendono affermare le ragioni della Pace a Gaza e per quanti ritengono che l‘obiettivo di prospettiva è quello di garantire sicurezza nella logica di due popoli e due Stati. In questa direzione va anche l’appello di oltre 400 ex diplomatici che non solo hanno chiesto agli stati membri dell’Unione di non aderire al Bord of Peace ma hanno anche sostenuto la necessità che l’Europa torni ad esercitare ruoli e funzioni finalizzate ad avviare un dialogo costruttivo tra le parti ponendo fine alle continue violazioni del diritto internazionale”.
Così il deputato democratico e segretario di presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Una posizione lungimirante - aggiunge - che ribadisce i valori fondanti dell’Unione e del Parlamento Europeo contro il tentativo ormai esplicito di Trump di sostituire il sistema delle Nazioni Unite con una nuova governance privatistica legata solo ai grandi interessi. Si uccide così il multilateralismo e i diritti dei popoli all’autodeterminazione dando libero arbitrio ai criminali della guerra. Nella logica perversa - conclude - che le sorti del mondo siano affidate ai più forti, conflitti ancora irrisolti dopo 50 anni come quello tra il popolo Saharawi e il Marocco dove finiranno? Nell’oblio definitivo della storia?“.
“Le dichiarazioni di Costantino Righi Riva, consigliere comunale ed ex candidato sindaco del centrodestra a Formigine in provincia di Modena, sul diritto di voto delle donne sono inermi, pericolose e indegne di chi ricopre un ruolo pubblico. Mettere anche solo in discussione il diritto di voto femminile è un attacco frontale a un pilastro della democrazia e un insulto alla storia di questo Paese”.
Così il deputato Pd e segretario di presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Il voto alle donne - aggiunge - è una conquista sancita dalla Costituzione, frutto di lotte vere, di esclusioni subite e di diritti negati troppo a lungo. Sentire oggi un rappresentante delle istituzioni parlare come se quei diritti fossero negoziabili è semplicemente inaccettabile.
Chi ha ricoperto – e ricopre – incarichi politici ha il dovere di conoscere il peso delle proprie parole. Perché normalizzare idee che negano l’uguaglianza significa legittimare una cultura regressiva, autoritaria, fuori dal tempo. Nel 2026 l’anno dell’80esimo anniversario del voto alle donne, non c’è spazio per nostalgie patriarcali mascherate da opinioni. Se il consigliere Righi Riva - conclude - non riconosce il valore universale dei diritti, allora il problema non è chi si indigna: il problema è suo e dovrebbe interrogarsi sul perché siede ancora in un consiglio comunale”.
“Non molto tempo fa, in quest’Aula, abbiamo celebrato i suoi cento anni. In quell’occasione, sappiamo di essere riusciti a strappargli un ultimo sorriso. Discreto, appena accennato, ma autentico. Oggi quell’immagine ci accompagna, perché ci ricorda che la memoria della Repubblica non è mai astratta. Ha un volto, una storia, una responsabilità. Antonio Gramsci odiava gli indifferenti, e credeva che vivere volesse dire essere partigiani. Sergio Flamigni è stato esattamente questo. Mai spettatore, mai neutrale, sempre partigiano, dalla parte della Costituzione, del lavoro, della giustizia, della verità. Anche quando la sua ricerca lo portava controcorrente, anche quando veniva frainteso o attaccato. E in un tempo in cui l’indifferenza sembra spesso prevalere, la sua lezione resta attuale e necessaria. Coltivare la memoria, difendere le istituzioni, non distogliere lo sguardo dalle zone d’ombra della nostra storia, perché è lì che la democrazia viene messa alla prova. A nome del Partito Democratico, voglio rivolgere alla sua famiglia, a tutte le persone che lo hanno affiancato nel Centro di Documentazione Archivio Flamigni presenti sulle tribune, il nostro più sentito cordoglio e il ringraziamento di un Paese che gli deve molto”.
Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, intervenendo nell’Aula di Montecitorio.
“Alla nostra interrogazione sul gioco pubblico per conoscere quali siano la raccolta complessiva, l'ammontare delle vincite e le entrate erariali dell'anno 2025 appena concluso, suddivisi per tipologia di gioco, canale di vendita (fisico e online) e ripartizione territoriale (regioni, province e comuni), la sottosegretaria Lucia Albano ci rimanda alla lettura di due link in cui viene riportato il libro blu del 2023 e i dati relativi al terzo trimestre 2025 non scomposti come chiedevamo per dati territoriali. Solo pochi dati e parziali, relativi al 2025. Ci conferma dunque l'incapacità di questo governo ad affrontare il problema del gioco d'azzardo e la copertura di un settore come quello del gioco pubblico, che richiede costanti aggiornamenti per studiarne le ricadute sui comuni”. Così in una nota congiunta i deputati PD, Virginio Merola e Stefano Vaccari in replica alla Sottosegretaria Albano durante il Question Time in commissione.
“Il settore del gioco d'azzardo in Italia – continuano i parlamentari - manifesta dimensioni economiche di assoluta rilevanza, con una raccolta complessiva che ha raggiunto circa 157 miliardi di euro nel 2024. Il volume d'affari del settore è accompagnato da un impatto sociale ed economico preoccupante per i costi sanitari e sociali connessi al Disturbo da gioco d'azzardo (Dga) e l'insorgenza di fenomeni di crisi debitoria e di infiltrazioni della criminalità organizzata. Ma di tutto questo poco importa al governo Meloni”, concludono Merola e Vaccari.