“La maggioranza riesuma il ddl 'caccia selvaggia' e con un ennesimo emendamento alla legge di bilancio, cambia ancora la legge 157 che tutela la fauna selvatica e regola l'attività venatoria. E lo fa a colpi di blitz e forzature, chinata com’è alle assurde richieste della lobby armiero-venatoria. Così si regalano biodiversità e natura alla caccia privata, consentendo alle aziende faunistico venatorie di operare a fini di lucro e trasformandole in un vero e proprio parco giochi per ricchi per sparare a piacimento, aziende per il divertimento di figli dei potenti come Trump jr, mentre le aree protette sono sempre più derubricate, lottizzate e sempre meno finanziate nonostante la loro prioritaria funzione di conservazione e tutela della biodiversità”. Così in una nota congiunta le deputate PD, Eleonora Evi e Patrizia Prestipino.
“Questa legge di bilancio non solo dunque dimentica il lavoro, la salute, la scuola, l’ambiente ma sfregia anche le norme attuali a protezione della natura in nome di un imprecisato guadagno per pochi, ricchi e spregiudicati distruttori della biodiversità, che faranno profitto su un bene che appartiene a tutto il paese, la fauna selvatica” concludono Evi e Prestipino.
“Che fine fa oggi un pannello fotovoltaico arrivato a fine vita? E, soprattutto, chi paga per la sua gestione?”
“Il Partito Democratico denuncia una situazione ormai insostenibile che riguarda la gestione dei pannelli fotovoltaici non incentivati, destinata a trasformarsi in una vera e propria bolla con conseguenze ambientali, economiche e sociali per il Paese.
Per i pannelli incentivati, la gestione è garantita dal GSE, che assicura trasparenza ed efficacia richiedendo ai produttori un contributo di 10 euro a modulo. Un sistema che funziona e che tutela collettività e ambiente.
Diversa e preoccupante, è invece la situazione dei pannelli non incentivati.
I produttori, spesso aziende straniere, versano ai consorzi contributi irrisori, anche solo 1 euro a pannello, una cifra totalmente insufficiente a coprire i costi reali della futura gestione (logistica, trattamento, riciclo).
Se queste aziende un domani spariranno dal mercato, la collettività si troverà a dover affrontare da sola i costi del loro smaltimento. Intanto, questi contributi finiscono in trust opachi e scarsamente regolamentati, che accumulano risorse senza reali garanzie sul loro impiego.
Chiedere al governo, come fatto oggi dalla maggioranza in Commissione Ambiente, di stabilire una cifra minima per il contributo non è una soluzione: nessuno può prevedere quale sarà il costo reale per gestire un pannello fotovoltaico tra 20 anni. Oggi la stima è intorno ai 7 euro, ma il valore potrebbe cambiare sensibilmente.
Esiste però un modello collaudato, efficace e sostenibile: il modello generazionale, già applicato con successo a tutti i RAEE.
Questo sistema prevede che i costi di gestione dei rifiuti generati in un determinato anno siano coperti dai produttori che, in quello stesso anno, immettono sul mercato nuovi prodotti della stessa tipologia.
Un meccanismo solido, prevedibile e trasparente, che mette al riparo da speculazioni e assicura la sostenibilità economica e ambientale del settore.
Per questo, oggi il Partito Democratico ha presentato un parere alternativo allo schema di decreto legislativo di recepimento della Direttiva RAEE, chiedendo al governo di introdurre il modello generazionale per i pannelli non incentivati.
Evitiamo che la mancanza di regole chiare produca nel tempo un danno economico, ambientale, sociale e reputazionale per l’Italia.
Serve un sistema giusto, moderno e trasparente: il modello generazionale è la strada per garantire responsabilità e sostenibilità nel fotovoltaico del futuro”. Lo dichiara la deputata del Pd, Eleonora Evi, componente della commissione Ambiente della Camera, prima firmataria di un parere alternativo a quello della maggioranza insieme ai componenti Pd della commissione Ambiente.
OGGI ORE 16 SALA STAMPA MONTECITORIO CONFERENZA STAMPA PDL DIVIETO MACELLAZIONE CAVALLI E IMPORTAZIONE PMSG
Verrà presentata oggi alle ore 16 presso la sala stampa della Camera dei Deputati la proposta di legge a prima firma Eleonora Evi del Pd, cofirmatarie le deputate del Pd, Patrizia Prestipino e Debora Serracchiani, per definire il cavallo animale d’affezione e per il divieto dell’importazione di PMSG.
“Insieme ad Animal Equality, presentiamo alla Camera dei Deputati una proposta di legge che potrebbe cambiare il destino di tanti animali: il divieto di macellazione dei cavalli e degli altri equidi in Italia.
Questi animali sono infatti considerati da moltissime persone come compagni di vita, e non c’è più alcuna giustificazione per permettere che finiscano nei macelli.
Con Animal Equality abbiamo mostrato immagini raccolte in una recente investigazione in un macello dell’Emilia Romagna: cavalli sottoposti a maltrattamenti, stordimenti ripetuti e sofferenze estreme.
È una realtà che non può essere ignorata.
La nostra proposta prevede protezioni concrete e un percorso di riconversione degli allevamenti, perché questo cambiamento è possibile.
Inoltre la pdl prevede il divieto di importazione di PMSG, un ormone estratto dal sangue dalle giumente gravide, che vengono quasi dissanguate, per favorire la produzione negli allevamenti intensivi in Europa ed in Italia. Una pratica terribile e ingiustificata, considerate le alternative sintetiche esistenti”. Lo dichiara la deputata del Pd, Eleonora Evi che interverrà in conferenza stampa con Francesca Flati, rappresentante di Animal Equity.
“L’emergenza bracconaggio in Lombardia, su cui oggi abbiamo fatto il punto proprio nella sede del consiglio regionale lombardo grazie al WWF, è drammaticamente sottaciuta e trascurata, tanto in Lombardia quanto a Roma da parte del governo Meloni e della sua maggioranza. Ed è un fatto incontrovertibile che le continue modifiche alla legge regionale e nazionale sulla caccia, quelle fatte e quelle in cantiere - modifiche fatte surrettiziamente utilizzando la legge di bilancio, malcostume della destra - abbiano spalancato e spalancheranno ancora di più le porte all’illegalità diffusa. I dati presentati oggi da parte del CRAS Valpredina sulla fauna sequestrata nel corso del 2025 sono infatti allarmanti e registrano forti peggioramenti. Il bracconaggio alimenta un traffico illegale di animali selvatici milionario che oggi viene contrastato con mezzi e risorse drammaticamente insufficienti, che aggrava i numerosi problemi già causati dall’attività venatoria, come la diffusione di zoonosi, l’inquinamento ambientale in particolare da piombo e il rischio anche per la salute pubblica di chi consuma quelle carni contaminate, oltre che, chiaramente, alimentare una sofferenza indicibile per gli animali, che dovrebbero invece essere tutelati come chiede la nostra Costituzione. Oggi insieme al consigliere del PD Simone Negri e alle altre forze di opposizione presenti abbiamo ribadito la nostra fermezza nel contrastare il bracconaggio e qualsiasi forma di deregolamentazione selvaggia della caccia". Lo dichiara la Deputata del PD Eleonora Evi.
“Oggi presentiamo questa proposta di legge per iniziare a portare anche in Italia il deposito cauzionale. Perché? Per due motivazioni principali. La prima: in questo momento gli impianti di riciclo si sono fermati, ed è un possibile danno enorme al mercato delle materie riciclate, le materie prime seconde; secondo: noi continuiamo a sversare in mare migliaia di tonnellate di bottiglie di plastica. Questo ovviamente è inaccettabile e abbiamo bisogno di strumenti efficaci per intercettare questo materiale e recuperarlo e riciclarlo. Per noi l’obiettivo principale è quello di sostenere la filiera del riciclo, che deve essere potenziata in un’ottica di piena economia circolare e dare sostegno alle imprese che in questo momento hanno bisogno di essere aiutate.
Già 18 Paesi europei hanno introdotto il sistema di deposito cauzionale sulle bottiglie di plastica e questo funziona molto bene. Dobbiamo introdurre in Italia questa proposta perché è importantissimo recuperare questa plastica e riciclarla. Non abbiamo un mercato di queste materie prime seconde efficace ed efficiente - e in questo senso interviene anche la nostra proposta di legge”. Lo ha detto in conferenza stampa la deputata del Pd, Eleonora Evi, componente della commissione Ambiente della Camera, firmataria della proposta di legge per introdurre in Italia il sistema di deposito cauzionale sulle bevande in plastica e lattina.
Governo tenga conto di nostra pdl su introduzione DRS in Italia
“Dopo numerosi appelli inascoltati dal governo per denunciare una situazione ormai insostenibile, i riciclatori italiani fermano gli impianti che riciclano le materie plastiche. Cosa ha fatto il governo fino ad oggi e cosa intende fare per evitare il peggio? Finora, a parte votare contro il regolamento europeo PPWR che forniva soluzioni al problema, non ha fatto nulla. Nell'economia circolare, grazie soprattutto a dinamismo e creatività del nostro paese, l'Italia è da sempre in prima linea per capacità e innovazione. Ma rischiamo inesorabilmente di retrocedere e di farlo anche velocemente. La crisi è reale e rischia di continuare. Ed è inaccettabile che, con l'inquinamento da plastica che soffoca il pianeta, la plastica vergine nel 2025 sia ancora più attrattiva ed economica di quella riciclata e di quest'ultima non si riesca a sostenerne concretamente il mercato. Noi del Partito Democratico da tempo proponiamo tra le possibili soluzioni quella di introdurre velocemente un sistema di deposito cauzionale per le bottiglie di plastica, il cosiddetto DRS. Un sistema ormai presente in 18 paesi europei, fondamentale per raggiungere gli obiettivi di raccolta del 90% di bottiglie di plastica, come previsto dalle regole europee, e in grado di "chiudere il cerchio" per avere materie prime seconde "made in Italy" di alta qualità e che consente di rispettare i MRC, i contenuti minimi di riciclato per le bottiglie di plastica, su cui i riciclatori chiedono di anticipare le scadenze UE, e l'Italia è invece addirittura in ritardo.
Abbiamo interrogato il governo ricevendo balbettii come risposta. Abbiamo depositato una proposta di legge a prima firma Roggiani per introdurre il DRS in Italia. Davanti a questa emergenza ci auguriamo che il governo e la maggioranza vogliano approfondire la nostra proposta, che trova di giorno in giorno nuovi sostenitori nella società civile e nel mondo del riciclo, per discuterla quanto prima e dare soluzioni concrete al settore del riciclo delle materie plastiche”. Lo dichiara la deputata del Pd Eleonora Evi, componente della commissione Ambiente della Camera.
“Un rapporto pubblicato dall’associazione Essere Animali evidenzia che nelle razze a rapido accrescimento di polli allevati – che rappresentano circa il 90 % degli oltre 550 milioni macellati ogni anno in Italia – la prevalenza del white striping può raggiungere dal 50 % al 90 % degli esemplari. Si tratta di una miopatia che insorge quando i muscoli pettorali dei polli crescono così rapidamente da non ricevere adeguata ossigenazione e nutrimento. Ciò porta a necrosi del tessuto muscolare, sostituzione con grasso e tessuto cicatriziale, ossia la 'striscia bianca' visibile nella carne”. Così in una nota la deputata Pd, Eleonora Evi con cui annuncia un'interrogazione al ministro della Salute, Orazio Schillaci.
“Questo fenomeno – sottolinea Evi - solleva questioni rilevanti, non solo in termini di benessere animale ma anche di qualità del prodotto e informazione al consumatore: sofferenza per i polli e grassi negli alimenti”. “Se da parte del governo non c'è la volontà di promuovere l'adozione di razze a crescita più lenta e allevamenti più rispettosi del benessere degli animali, - conclude Evi - almeno chiarisca quali siano le sue intenzioni per contrastare il white striping nei polli. Se poi si riuscisse ad aderire ai protocolli internazionali più avanzati (ad es. il European Chicken Commitment), di certo, avremmo una reale riduzione delle sofferenze degli animali”.
“Arriva un segnale importante da Roma contro il disastroso ddl caccia tanto voluto da governo e maggioranza, chini alle pressioni della peggior lobby armiero venatoria, un ddl che stravolge la attuale legge che protegge la fauna selvatica e regola l’attività venatoria in Italia senza alcuna base scientifica, senza una analisi di ciò che in questi 30 anni ha funzionato e cosa no, senza un confronto con la società civile e per mezzo di blitz e forzature in parlamento. Un ringraziamento doveroso all’assemblea capitolina che, approvando la mozione che critica la riforma Lollobrigida, leva una voce forte contro la deregolamentazione selvaggia della caccia”. Lo dichiara la Deputata del PD Eleonora Evi.
“L’indagine pubblicata oggi da Greenpeace Italia rivela, ancora una volta, condizioni inaccettabili negli allevamenti intensivi di suini, con carcasse abbandonate, ratti che accedono ai box, ferite non curate, mutilazioni e fiumi di liquami che minacciano falde e territorio.
Tale quadro conferma quanto più volte denunciato: il modello degli allevamenti intensivi è non solo eticamente insostenibile ma anche pericoloso per l'ambiente e la salute. È tempo che le istituzioni smettano di girarsi dall’altra parte.
In qualità di prima firmataria della proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, ribadisco oggi con forza la necessità urgente e inderogabile di calendarizzare il suo esame in Parlamento. L'obiettivo è chiaro:
porre un freno immediato all’espansione degli allevamenti intensivi, ridurre drasticamente il numero di animali allevati con questo sistema, avviare una reale transizione verso modelli di allevamento compatibili con la tutela degli animali, dell’ambiente e della salute pubblica e fornire strumenti per sostenere una riconversione verso produzioni alimentare senza sofferenza. La Commissione Agricoltura tiri fuori dai cassetti questa proposta di legge affinché non resti un ennesimo documento in attesa, ma diventi strumento concreto di cambiamento su cui confrontarsi. Le responsabilità sono chiare: non possiamo più accettare che il “Made in Italy” si regga su pratiche di sofferenza e che umiliano la dignità animale, che distruggono territorio e generano rischi sanitari”. Lo dichiara Eleonora Evi, deputata del Pd, prima firmataria della proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”.
"Quanto può far paura e scandalizzare il racconto di una giovane alunna di una scuola Secondaria di primo grado? Un racconto corredato di disegni colorati che raffigurano mucche che mostrano cartelli con le scritte "Stop allevamenti intensivi". Un racconto pubblicato su "Diario Amico" realizzato dall’Ufficio scolastico territoriale del Verbano Cusio Ossola, uno strumento che raccoglie testi e illustrazioni nati dal concorso “Leggere la montagna”. Tra questi, l’intervista immaginaria in cui una mucca racconta la propria condizione negli allevamenti che ha generato tanto sdegno e livore da spingere alcuni deputati leghisti a presentare una interrogazione parlamentare invocando la censura e il ritiro, dunque la distruzione, delle 7.000 copie del Diario Amico.
Siamo al paradosso: invece di educare i ragazzi al pensiero critico e alla consapevolezza, si tenta di censurare un racconto che invita a riflettere sul rispetto degli animali e sull’impatto delle nostre scelte alimentari”. Lo dichiara Eleonora Evi, deputata del Partito Democratico, che ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’Istruzione e del Merito per difendere la libertà educativa e di espressione.
“È vergognoso e, questo si, profondamente antieducativo – prosegue Evi – che si tenti di imbavagliare una libera iniziativa scolastica perfettamente in linea con le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, emanate dal Ministero dell'Istruzione stesso, che prevedono esplicitamente che l’insegnamento favorisca il rispetto delle persone, degli animali e della natura.
“La scuola deve restare un luogo libero e pluralista, non piegato agli interessi di categoria o alla censura ideologica. La Lega dovrebbe preoccuparsi di migliorare la qualità dell’istruzione, non di mettere il bavaglio alle favole. Chi ha paura delle parole di una mucca, forse teme che dica troppo la verità”, conclude la deputata dem.
“Come denunciato dalle associazioni animaliste sembra che sia in corso l’ennesimo blitz sulla caccia da parte della maggioranza che, con una forzatura delle procedure, vorrebbe inserire parti del DDL Malan, oggi arenato in commissione da oltre 2.000 emendamenti e fortemente criticato da parte dell'opinione pubblica, sotto forma di emendamenti alla legge di bilancio. Se questo fosse confermato sarebbe un sotterfugio, un artificio per continuare il lavoro di deregolamentazione della caccia, una materia che non c'entra nulla con la manovra, senza alcun vero confronto, senza trasparenza, senza valutazioni scientifiche. La maggioranza agisce, ancora una volta anche in questa legge di bilancio come in quelle precedenti, per corrispondere agli interessi della lobby degli armieri e della parte più ambigua del mondo agricolo venatorio, in un clima che riduce il Parlamento a dare copertura a pratiche venatorie illecite e al bracconaggio e in cui aumentano i rischi di incidenti anche mortali, come dimostra il numero dei sinistri. L'unico emendamento in manovra su questo tema su cui convergere tutti dovrebbe riguardare l'aumento di risorse, di donne e uomini dei carabinieri forestali per il contrasto agli illeciti e per il sostegno ai centri di recupero della fauna selvatica. Il PD chiede di investire in conoscenza abbiamo infatti chiesto una dettagliata relazione sullo stato di applicazione della legge 157/92 ascoltando anche le richieste pervenute dall'associazionismo. Anche qui la destra promuove silenzio e ignoranza. Invece siamo di fronte ad una forzatura inaccettabile che denunciamo ai presidenti di Camera e Senato ai quali chiediamo di agire per fermare questa grave iniziativa lesiva dei principi costituzionali e delle procedure democratiche”. Lo dichiarano in una nota congiunta le deputate del Pd, Eleonora Evi e Patrizia Prestipino.
“Le dichiarazioni sulla presunta inefficienza della Regione Toscana sono inaccettabili e prive di fondamento. Secondo la collega di Fdi Buonguerrieri la Toscana avrebbe ricevuto 884 milioni per i danni subiti dai dissesti idrogeologici e ne avrebbe spesi solamente il 25%, cosa del tutto falsa.
Invece di alimentare scontri politici, sarebbe più utile che il Governo collaborasse concretamente con i territori colpiti dal dissesto idrogeologico. La Toscana ha dimostrato capacità di spesa e visione, con interventi reali sul territorio e una pianificazione urbanistica che è da anni un modello di sostenibilità. Il vero problema è l’inerzia dell’esecutivo, che continua a ignorare le richieste di semplificazione normativa e a ritardare l’erogazione dei fondi promessi. Servono meno slogan e più responsabilità istituzionale”. Lo dichiara Eleonora Evi, deputata Pd, in missione con la commissione parlamentare d’inchiesta dissesto idrogeologico in Toscana, replicando alle dichiarazioni della deputata di Fdi Alice Buonguerrieri, che nell’ambito dei lavori della missione “vaneggia di fantomatici 884 milioni che la Toscana avrebbe ricevuto per interventi di riduzione del rischio”.
“Dal primo giorno di audizioni in Toscana emerge chiaramente, ancora una volta, come la lotta contro il dissesto idrogeologico sia complessa eppure terribilmente urgente. È necessario uscire dalla logica emergenziale per lavorare in modo strutturale sulla prevenzione, per rendere le nostre città e i nostri territori “a prova di futuro”. Tra i tanti nodi da sciogliere ci sono responsabilità e competenze frammentate in più livelli istituzionali e addirittura in molteplici ministeri, governance confusa, normativa farraginosa e burocrazia estenuante, che rendono anche l’erogazione delle risorse sui territori particolarmente lenta e complicata, per non parlare dei tagli proprio sui fondi per il dissesto idrogeologico effettuati dal governo Meloni. Nonostante questo la Toscana ha saputo reagire dopo la devastante alluvione del 2023, mettendo in campo iniziative e progettualità per mettere in sicurezza un territorio ferito, un lavoro iniziato che deve proseguire con visione e coraggio e dovrebbe essere supportato da politiche nazionali lungimiranti”.
Lo ha detto Eleonora Evi, deputata Pd, in missione con la commissione parlamentare d’inchiesta dissesto idrogeologico in Toscana.
“Apprendiamo che la Regione Lazio stanzia 600.000 euro destinati ai Comuni per “interventi di contenimento” sugli animali domestici rinselvatichiti: cavalli, capre, maiali, mucche, e potrebbero essere a rischio anche cani vaganti.
Una misura che, di fatto, prevede l’abbattimento di questi animali d’affezione. Non basta il governo con il suo ddl caccia; non basta il fatto che la Regione Lazio non fa nulla per il recupero della fauna selvatica ferita; ora addirittura la Regione Lazio vara un bando per uccidere questi animali d’affezione rinselvatichiti, che vivono tranquillamente nei loro habitat naturali. E non è solo un atto immorale. Ma che va contro la legge nazionale 157 del 1992, nonché contro l’articolo 9 della Costituzione”. Lo dichiarano in una nota congiunta le deputate del Pd Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, che annunciano: “Presenteremo una interrogazione al governo per chiedere chiarimenti in merito”.
Patrizia Prestipino, deputata del Pd nonché Garante degli animali di Roma Capitale, rincara la dose: “Su richiesta continua di associazioni di categoria e cittadini,
stiamo facendo di tutto per attivare un servizio di recupero della fauna selvatica a Roma, mentre la Regione fa tutto il contrario, premia chi li uccide!
Tutto questo è vergognoso e merita un immediato chiarimento”.
“La crisi climatica sconvolge tutto e in particolare i cicli dell’acqua oggi sempre più imprevedibili. La resilienza idrica non è solo una sfida ma una necessità: attrezzarsi per adattarci e affrontare la crisi è prioritario”. Lo afferma la deputata Pd Eleonora Evi durante il VII Forum nazionale Acqua di Legambiente organizzato a Roma.
“Mentre il consumo di suolo avanza senza sosta impermeabilizzando tutto – continua l’esponente dem -, i soldi per l’acqua non ci sono mai. Anche quelli stanziati nel Pnrr per sistemare la rete di distribuzione ‘colabrodo’ faticano a essere messi a terra. Dal governo giungono solo misure di corto respiro senza una seria programmazione”.
“Non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi ma per iniziare a risolverli è quanto meno necessario smettere di nascondere la testa sotto la sabbia e smettere di perpetrare modelli produttivi devastanti e ingiusti, oltre che estremamente idrovori, come la zootecnia intensiva e la produzione di energia da fonti fossili. Il nesso tra acqua, energia e cibo è lì davanti ai nostri occhi, è ora di affrontarlo”, conclude Evi.
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