“È positivo che il ministro Giuli porti all’attenzione del Consiglio europeo il rischio dei dazi e il valore strategico dell’industria cinematografica. Ma sarebbe opportuno che mostrasse la stessa attenzione anche in Italia, dove il comparto sta affrontando una crisi gravissima, frutto di scelte politiche errate e di una costante mancanza di dialogo con il settore” lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera.
“L’industria cinematografica italiana - aggiunge Manzi - sta attraversando una crisi profonda, e le responsabilità del governo Meloni sono evidenti. Fin dall’inizio del suo mandato, l’esecutivo ha adottato provvedimenti penalizzanti, tagliando risorse fondamentali e generando un clima di incertezza che sta mettendo in ginocchio un’intera filiera produttiva.
Si tratta di un settore che rappresenta da sempre un’eccellenza del nostro Paese, riconosciuta a livello internazionale, e che oggi si trova ad affrontare danni economici e occupazionali senza precedenti.
Chiediamo al governo di fermarsi e di venire in Parlamento: è qui che intendiamo aprire un confronto pubblico, trasparente, e dare voce a tutti gli operatori e le operatrici del settore. Un confronto che deve avvenire senza attacchi o delegittimazioni da parte della maggioranza, e che abbia come obiettivo il miglioramento della legislazione esistente e il rilancio dell’audiovisivo italiano. Le critiche e le proposte che arrivano dal mondo del cinema e della cultura non possono essere liquidate con superficialità o sarcasmo: meritano rispetto, ascolto e risposte concrete” conclude la democratica.
Serve confronto in Parlamento
"È ora di smetterla con il vittimismo. Non parliamo di insulti, ma di critiche legittime e fondate. Il ministro Giuli dovrebbe comportarsi da ministro della Repubblica, rappresentando tutti i cittadini, e non limitarsi a attaccare e rivendicare un’identità di parte, come fa ogni volta che interviene pubblicamente, dichiarandosi ‘a lavoro’ per quel fantomatico 30% che sostiene il suo partito” così la capogruppo democratica nella commissione cultura della camera, Irene Manzi. “Invece di affrontare il merito delle questioni - aggiunge Manzi - Fratelli d’Italia continua a mettere in scena il solito teatrino, tentando di spostare l’attenzione dalla crisi profonda in cui il governo ha gettato l’intero comparto dell’audiovisivo, un settore strategico per il Paese. Le proteste e le voci autorevoli che si stanno alzando questi giorni sono legittime e meritano ascolto, non denigrazione. Il disagio è reale e richiede risposte concrete, non propaganda. Per questo – conclude Manzi – invitiamo Fratelli d’Italia e il ministro Giuli a un confronto serio nelle sedi istituzionali. Chiediamo al presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, di calendarizzare al più presto la proposta di legge e la risoluzione presentate dal Partito Democratico sull’audiovisivo. È in Parlamento che si devono affrontare i problemi e trovare soluzioni per il futuro del settore."
Basta piagnistei, si parli della crisi dell’industria audiovisiva causata dal governo
"Le dichiarazioni del Ministro Giuli sono inqualificabili. I suoi attacchi a chi esprime dissenso sono indegni per chi dovrebbe rappresentare e tutelare le istituzioni culturali nell’interesse di tutti gli italiani. Ancora una volta, di fronte a critiche fondate e argomentate, il Ministro preferisce rifugiarsi nel vittimismo, alzando un polverone mediatico per evitare il confronto nel merito. Nessuno ha insultato nessuno: sono state sollevate questioni reali, gravi e urgenti che meritano risposte, non denigrazione o controinformazione".
Lo dichiarano i componenti del Partito Democratico in Commissione Cultura della Camera, che aggiungono:
"Il governo sta scientemente affossando l’industria audiovisiva italiana. Serve un confronto immediato, pubblico e trasparente. Chiediamo che il presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, calendarizzi senza ulteriori ritardi la proposta di legge Schlein sul cinema e avvii un dibattito sullo stato del cinema e dell’audiovisivo in Italia. Le voci del settore devono essere ascoltate in Parlamento, in piena libertà e senza timori di essere silenziate o delegittimate".
"Non è accettabile – concludono – che ogni volta che si sollevano critiche di merito, si venga accusati di essere 'contro il Paese'. Il Ministro Giuli la smetta con i piagnistei e metta da parte l’atteggiamento permaloso e vittimistico: cominci, per una volta, ad ascoltare davvero il mondo della cultura. È tempo che si comporti da Ministro".
"Ieri durante i David il mondo del cinema ha alzato la voce in modo netto e autorevole: registi, produttori, attori e operatori del settore hanno denunciato pubblicamente una situazione ormai non più sostenibile. L’industria cinematografica e audiovisiva italiana è in crisi, e questa crisi è stata determinata dalle scelte del Governo Meloni. Con il ministro Sangiuliano, la sottosegretaria Borgonzoni e ora anche il ministro Giuli, il comparto è stato abbandonato all’incertezza normativa, alla riduzione delle risorse economiche e a un disinteresse che ha spinto via dal nostro Paese le grandi produzioni internazionali. Il risultato? Una crisi occupazionale senza precedenti e produzioni italiane costrette a rinviare progetti fondamentali. È il momento di cambiare passo. Chiediamo che il Parlamento avvii immediatamente un’indagine conoscitiva sullo stato dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana. Il Presidente della
Commissione cultura della Camera, Mollicone, non può continuare a far finta di non ascoltare e ha il dovere di fornire risposte concrete e di confrontarsi apertamente con le istanze che arrivano dall’opposizione e da tutto il settore." Così una nota di Irene Manzi, Capogruppo PD Commissione Cultura della Camera.
“Mentre il ministro Giuli si abbandona alla consueta retorica autoreferenziale parlando di una “storia d’amore” tra il MiC e il cinema italiano, il settore sprofonda in una crisi profonda e strutturale. Peccato che la sua narrazione autocelebrativa sia stata accolta con evidente disagio dai rappresentanti di una categoria che da mesi lancia l’allarme, inascoltata, sulle incertezze normative, i ritardi nei finanziamenti e il mancato dialogo con le istituzioni” così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi che aggiunge: “Fa male constatare che anche nella sede più alta della Repubblica, il Quirinale, il ministro non sia riuscito a trattenere la voglia di fare propaganda, ribadendo – con toni sempre più distanti dalla realtà – che “tutto va bene”. Nulla di più falso. L’industria cinematografica italiana è allo stremo, e il Governo è il principale responsabile di questa situazione. I numeri parlano chiaro: progetti fermi, tax credit bloccati, aziende e lavoratori lasciati nell’incertezza. Le promesse si moltiplicano, ma i fatti non arrivano. Ribadiamo – aggiunge Manzi - con forza la richiesta al presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, di avviare immediatamente un’indagine conoscitiva sullo stato dell’arte dell’industria cinematografica italiana. E’ necessario un confronto serio e trasparente con tutte le categorie coinvolte. Agire da soli, senza ascolto, sarebbe un ulteriore gravissimo errore”, conclude la democratica.
Ho il piacere di invitarla alla presentazione del libro “Portuali e marittime, perché no? La disparità di genere nei porti italiani”, scritto da Barbara Bonciani, docente all’Università di Pisa, vicepresidente dell’associazione internazionale RETE ed ex Assessora al porto del Comune di Livorno.
L’incontro si terrà martedì 7 maggio alle ore 11.30 presso la Sala Stampa della Camera dei deputati.
Il volume, edito da FrancoAngeli nella collana Social DistrActors, rappresenta il primo studio organico sulla condizione femminile nei settori portuale e marittimo, e ne analizza cause, effetti e prospettive, integrando approccio scientifico e testimonianze dirette.
Oltre all'autrice interverranno:
On. Valentina Ghio, vicepresidente Gruppo PD alla Camera e componente Commissione Trasporti
On. Laura Boldrini, Presidente del Comitato permanente sui diritti umani nel mondo
Enzo Raugei, Presidente della Compagnia Portuale di Livorno
Martina Senesi, lavoratrice portuale
Luciana Mirella Cambiaso, comandante di lungo corso
Amedeo d’Alessio, Segretario nazionale Filt-Cgil
Modera: Giulia Sarti, giornalista del Messaggero Marittimo
Sarà un’occasione importante per riflettere insieme su un tema ancora poco esplorato ma fondamentale per l’equità, l’innovazione e la competitività del nostro Paese.
Ho il piacere di invitarla alla presentazione del libro “Portuali e marittime, perché no? La disparità di genere nei porti italiani”, scritto da Barbara Bonciani, docente all’Università di Pisa, vicepresidente dell’associazione internazionale RETE ed ex Assessora al porto del Comune di Livorno.
L’incontro si terrà martedì 7 maggio alle ore 11.30 presso la Sala Stampa della Camera dei deputati.
Il volume, edito da FrancoAngeli nella collana Social DistrActors, rappresenta il primo studio organico sulla condizione femminile nei settori portuale e marittimo, e ne analizza cause, effetti e prospettive, integrando approccio scientifico e testimonianze dirette.
Oltre all'autrice interverranno:
On. Valentina Ghio, vicepresidente Gruppo PD alla Camera e componente Commissione Trasporti
On. Laura Boldrini, Presidente del Comitato permanente sui diritti umani nel mondo
Enzo Raugei, Presidente della Compagnia Portuale di Livorno
Martina Senesi, lavoratrice portuale
Luciana Mirella Cambiaso, comandante di lungo corso
Amedeo d’Alessio, Segretario nazionale Filt-Cgil
Modera: Giulia Sarti, giornalista del Messaggero Marittimo
Sarà un’occasione importante per riflettere insieme su un tema ancora poco esplorato ma fondamentale per l’equità, l’innovazione e la competitività del nostro Paese.
“I dazi al cinema annunciati dal presidente Trump rappresentano una minaccia concreta e grave per l’intera industria cinematografica e audiovisiva italiana. A rischio non è solo l’export culturale del nostro Paese, ma anche la tenuta di un settore già segnato da profonde difficoltà strutturali e normative”. Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Cultura della Camera, commentando l’intenzione annunciata dalla presidenza statunitense di imporre tariffe del 100% su tutti i film stranieri importati negli Stati Uniti. “Le decisioni unilaterali di Trump – che evocano un ritorno a forme aggressive di sovranismo economico – sono profondamente preoccupanti», prosegue Manzi. «A tutto ciò si somma il caos normativo generato in Italia dal governo Meloni, che continua a portare avanti politiche incerte e poco lungimiranti, costringendo importanti produzioni internazionali a spostarsi fuori dai nostri confini. Il combinato disposto tra dazi punitivi e l’assenza di un quadro normativo stabile e competitivo – sottolinea – rischia di infliggere un colpo mortale alla filiera del cinema e dell’audiovisivo nazionale, già fortemente provata da mesi di stallo. Per questo motivo, il Partito Democratico lancia un appello al governo: il ministro Giuli batta un colpo. Venga immediatamente in Parlamento a riferire e a spiegare come intende rispondere a questa provocazione assurda e quali misure concrete adotterà per evitare che l’Italia venga esclusa dai grandi circuiti internazionali di produzione. Servono interventi urgenti, credibili e coerenti – conclude la deputata dem – per difendere il nostro cinema, attrarre investimenti esteri e garantire che l’Italia resti un punto di riferimento mondiale nel settore culturale e creativo. Alla sfida di Trump si risponde con politiche industriali, non con il silenzio”.
“Il ministro Giuli ha ragione a chiedere maggiori risorse per la cultura, ma le sue dichiarazioni non dovrebbero finire solo sui giornali: prenda coraggio e alzi la voce in Consiglio dei Ministri”. Così la capogruppo democratica in commissione cultura della Camera, Irene Manzi che sottolinea: “I numeri parlano chiaro: con il governo Meloni i fondi per i settori culturali hanno subito tagli profondi in ogni legge di bilancio. E soltanto poche settimane fa – aggiunge Manzi - il CIPESS ha approvato la programmazione strategica destinando appena 195 milioni di euro alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Una cifra drammaticamente inferiore rispetto agli oltre 1,7 miliardi stanziati dai governi precedenti. Sono dati imbarazzanti per un Paese come l’Italia, la cui identità e attrattività internazionale si fondano proprio sulla cultura. Apprezziamo che il ministro Giuli riconosca finalmente i danni provocati dalle scelte del governo Meloni ma ora servono fatti, non interviste. Se davvero crede in ciò che dice, si batta nelle sedi decisionali per invertire la rotta e restituire alla cultura il ruolo centrale che merita nella strategia del Paese” conclude Manzi.
"Il 25 aprile è il giorno in cui il nostro Paese ha ritrovato la libertà e la democrazia, ponendo fine all’orrore del nazifascismo. Una data fondativa per la Repubblica, che ogni anno deve essere celebrata con rispetto, partecipazione e libertà. Con grande preoccupazione apprendiamo che a Orbetello la giunta comunale di centrodestra ha negato all’ANPI – storica custode della memoria della Resistenza – l’autorizzazione per organizzare le iniziative legate all’80° anniversario della Liberazione. Una decisione grave e incomprensibile, che, secondo quanto riportato da alcune fonti, sarebbe stata motivata da presunte esigenze di "ordine pubblico", senza però alcuna comunicazione ufficiale chiara e trasparente. Ieri, al Presidente provinciale dell'ANPI di Grosseto, Giulio Balocchi, è stata notificata una multa di 566 euro: un atto che suona come una clamorosa sgrammaticatura istituzionale, destinata a segnare tristemente l'80° anniversario della Liberazione.
Non possiamo non chiederci se il Comune di Orbetello abbia interpretato in modo restrittivo e strumentale l'invito del Governo alla "sobrietà" per le celebrazioni, disposto a seguito del lutto nazionale per la morte di Papa Francesco. Ma "sobrietà" non può e non deve mai tradursi in cancellazione della memoria o limitazione della partecipazione democratica. Il 25 aprile non è soltanto una data da ricordare: è la radice stessa della nostra democrazia. Difenderla significa difendere il futuro di tutti noi. ". Così si legge nell'interrogazione che i Parlamentari toscani Marco Simiani, Laura Boldrini, Emiliano Fossi, Simona Bonafé, Arturo Scotto, Dario Parrini (che presenterà l'interrogazione anche al Senato) e l'intero Gruppo parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati hanno presentato un’interrogazione urgente al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per accertare le reali motivazioni della decisione e valutarne la legittimità e affinché celebrazioni fondamentali per la storia e l’identità della Repubblica possano svolgersi liberamente, senza ostacoli o censure, in nessun Comune d’Italia.
“Alla luce dell'appello di Pupi Avati e della proposta di legge, a prima firma Elly Schlein, per istituire un'agenzia specializzata per il cinema e l'audiovisivo, il Pd vuole sapere dal ministro Giuli quali siano le azioni concrete per far fronte alla crisi del settore e non continuare a negarla. Non si può proseguire nell'indifferenza su una situazione così drammatica”. Così la deputata Pd, Irene Manzi, capogruppo in commissione Cultura, illustrando l'interrogazione urgente al ministro Giuli durante il Question time alla Camera.
“Già da molti mesi - continua l'esponente dem - ci troviamo di fronte al grido d'allarme rivolto al governo da parte del settore cinematografico italiano. Basta leggere i dati presenti nell'indagine del movimento 'Siamo ai titoli di coda', che evidenziano la drammatica situazione in termini di lavoro e occupazionali. C'è una grande incertezza sulle risorse a disposizione per l'industria cinematografica e, più in generale, incertezza sul quadro normativo. Ma tutto questo sembra non importare al governo Meloni. Le risposte date finora dal ministro Giuli sono purtroppo deludenti e non efficaci”, conclude Manzi.
“Abbiamo posto al ministro Giuli più o meno le stesse domande sette mesi fa e ci accorgiamo che nel frattempo non è successo nulla. Anzi la situazione è peggiorata e il ministro continua a negare la crisi del settore cinematografico e audiovisivo. Lo fa lui ancora oggi, lo fa la sottosegretaria Borgonzoni e insieme lo fanno ad ogni incontro con le parti. Viene da domandarsi chi siano quelle migliaia di lavoratori che continuano a manifestare in questi mesi: artisti, attori, autori, produttori, spesso con le lacrime agli occhi perché ridotti alla fame dalle scelte di questo governo. Per il ministro Giuli, queste persone non esistono. Siamo davanti al nulla che prosegue e che aumenta una crisi drammatica”. Così il deputato del PD, Matteo Orfini, in replica al ministro Giuli durante il question time alla Camera sulla crisi dell'industria cinematografica italiana.
“La crisi che il governo nega – continua l'esponente dem - è confermata dal fatto che l'esecutivo ha dovuto fare, in fretta e furia, un decreto correttivo sulla tax credit, per evitare di perdere i ricorsi presentati al Tar. Evidentemente, non era vero che andava bene quello che l'esecutivo aveva fatto. Ci saremmo aspettati da Giuli l'eventuale annuncio di un ristoro per tutte le aziende del mondo cinematografico danneggiate dalle politiche del governo o magari azioni per salvare l'anno contributivo per chi l'ha perso nel perdurare dello stallo lavorativo e produttivo. Invece ci troviamo davanti alle solite frasi di circostanza”, conclude Orfini.
Serve operazione verità, Giuli riferisca alla camera
“Le parole dell’AD di Cinecittà, Manuela Cacciamani, confermano la crisi in cui il governo ha gettato l’industria cinematografica italiana. Gli stabilimenti di Cinecittà sono stati e continuano a rimanere sostanzialmente vuoti a causa delle scelte sbagliate del governo, che ha generato un’incertezza legislativa tale da allontanare numerose produzioni internazionali e bloccare quelle nazionali. Migliaia di professionisti dell’audiovisivo sono migrati in altri settori, con un danno enorme per un’industria che si fonda sulla professionalità e sull’eccellenza delle sue maestranze”. Così una nota della capogruppo democratica nella Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, che aggiunge: “spiace tuttavia constatare, ancora una volta, il tentativo di riscrivere la storia per eludere le responsabilità e continuare a ignorare le colpe di questo governo. Per quanto riguarda la gestione di Cinecittà, sarà l’azionista a effettuare le proprie valutazioni; tuttavia, non si può ignorare il fatto che alcune scelte oggi contestate siano state approvate sostanzialmente dallo stesso CDA attualmente in carica, a partire dalla figura della presidente. Scaricare sul passato le responsabilità di oggi appare l’ennesima strategia di un governo che continua a negare l’esistenza della crisi del settore, nonostante i dati siano purtroppo sotto gli occhi di tutti. Per queste ragioni, ribadiamo la richiesta al presidente Mollicone di calendarizzare la nostra risoluzione sullo stato dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana e di aprire un confronto in Commissione Cultura alla Camera, coinvolgendo le organizzazioni di settore e invitando il ministro Giuli a partecipare. Serve un’operazione verità, la crisi è grave e non c’è altro tempo da perdere” conclude la democratica Manzi.