Alla Camera confronto tecnico su OdV, compliance e governance d’impresa
“Oggi più che mai le imprese hanno bisogno di regole chiare, controlli efficaci e strumenti moderni di prevenzione. Rafforzare gli assetti organizzativi e i flussi comunicativi tra le funzioni di controllo aziendale non è più un’opzione, ma una necessità per garantire legalità, trasparenza e competitività al nostro sistema produttivo”.
Lo ha dichiarato il deputato dem, Nicola Carè, patrocinatore dell’iniziativa, intervenendo all’incontro tecnico dal titolo “Adeguati assetti 231 e presidi di effettività: l’Organismo di Vigilanza nell’ecosistema dei controlli aziendali”, svoltosi presso la Sala Stampa della Camera e trasmesso in diretta streaming sul canale tv di Montecitorio.
L’iniziativa, coordinata da Alessandro Parrotta, componente della Commissione ministeriale di riforma al d.lgs. 231/01, ha riunito professionisti, imprese e rappresentanti istituzionali per un confronto sul ruolo dell’Organismo di Vigilanza all’interno del sistema dei controlli societari.
In apertura dei lavori, Carè ha sottolineato la crescente centralità degli assetti di compliance nella governance d’impresa, evidenziando anche la necessità di una riflessione legislativa volta a rafforzare modalità e tempistiche dei flussi informativi tra le diverse funzioni di controllo. “Il legislatore – ha aggiunto – deve accompagnare questa evoluzione, mettendo le aziende nelle condizioni di prevenire i rischi, tutelare il patrimonio e consolidare una cultura della responsabilità che sia fattore di sviluppo e non mero adempimento formale”.
Nel corso del dibattito è emersa l’esigenza di un maggiore coordinamento tra i diversi presidi di controllo societario. Valeria Raimondo, penalista e componente della Commissione di riforma al d.lgs. 231/01, ha richiamato l’importanza dell’integrazione tra OdV e collegio sindacale; Marcella Vulcano, professionista incaricata dall’Autorità giudiziaria della funzione di Commissario giudiziale nelle maxi-inchieste, ha evidenziato il ruolo dell’OdV nelle situazioni di crisi e nelle procedure concorsuali; Annalisa De Vivo del CNDCEC ha posto l’attenzione sul tema dei flussi informativi e sul rapporto tra imprenditore in crisi e assetti organizzativi. Dal confronto è emersa la necessità di collocare al centro l’Organismo di Vigilanza, indicato come perno del sistema integrato dei controlli aziendali e presidio essenziale di prevenzione e legalità.
Domani il Ministro della Giustizia Carlo Nordio sarà in Aula alla Camera per rispondere sul caso Delmastro. Il gruppo Pd ha presentato un’interrogazione a risposta immediata a cui il Guardasigilli dovrà rispondere nel corso del question time per chiarire la situazione del Sottosegretario, al centro di una vicenda che coinvolgerebbe persone legate alla criminalità organizzata. L’atto parte da quanto emerso “da inchieste giornalistiche si è appreso che Andrea Delmastro delle Vedove, Sottosegretario di Stato alla Giustizia, ha costituito nel 2024 a Biella la società ‘Le cinque forchette Srl’” insieme ad altri soci, tra cui “Miriam Caroccia, titolare del 50 per cento delle quote e amministratrice unica della società”. Un elemento centrale riguarda proprio la figura di Caroccia: “Miriam, studentessa romana allora diciottenne, è figlia di Mauro Caroccia, ‘imprenditore’ della ristorazione romana noto per i suoi trascorsi giudiziari e per i legami con il clan di camorra di Michele Senese”. L’interrogazione ricostruisce poi i fatti, a partire dalla sede della società “in via Tuscolana 452, presso ‘La bisteccheria italiana’”, fino al quadro giudiziario del padre, condannato definitivamente: “la sentenza è stata resa definitiva nel febbraio 2026 dalla Corte di Cassazione, ed è attualmente in carcere”. Sotto la lente anche una serie di passaggi societari: “il sottosegretario risulta essere protagonista di operazioni societarie a dir poco dubbie”, tra cui la cessione di quote: “nel novembre del 2025 avrebbe ceduto il suo 25% di ‘Le 5 forchette Srl’ alla ‘G&G Srl’”. E ancora: “solo otto giorni dopo la sentenza della Cassazione la G&G Srl avrebbe ceduto il 25% […] all’altra socia Donatella Pelle”, mentre “lo scorso 5 marzo, tutti gli altri soci […] avrebbero venduto le proprie quote a Miriam Caroccia”. Nel testo si segnala anche che “risulta poi che il Sottosegretario alla giustizia non abbia comunicato queste intestazioni e variazioni societarie né alla Camera dei deputati né al Ministero della giustizia” in violazione della normativa sul conflitto d’interessi. E che “sulla stampa continuano inoltre ad emergere elementi sempre più inquietanti […] che addirittura avrebbero visto Miriam Caroccia ‘risarcire’ in contanti i soci delle somme investite”. Su tutti questi aspetti le deputate e i deputati democratici - Serracchiani, Gianassi, Bonafé, Di Biase, Scarpa, Lacarra, Ghio, Ferrari, Fornaro, Casu -chiedono al Ministro Nordio chiarimenti urgenti in Aula.
“Siamo molto soddisfatti del risultato. Ora vogliamo sconfiggere Meloni alle elezioni. Il voto ha dimostrato sia nella partecipazione che nel risultato che i cittadini hanno a cuore la Costituzione, soprattutto i più giovani. Noi continueremo a sfidare il governo sui temi che toccano la vita quotidiana delle persone: sanità, lavoro, la scuola”.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, a Rainews 24.
“Il Partito Democratico è sempre stato compatto nei passaggi parlamentari sulla riforma e i nostri militanti si sono mobilitati con determinazione per raggiungere questo risultato sul cui esito ha pesato anche il contesto internazionale: Trump non spaventa solo per le guerre, per le scelte scellerate che influenzano la nostra economia, ma come modello di potere senza limiti. Un modello a cui guarda una parte della destra, da Meloni a Salvini, fino al sostegno a Orban. E i cittadini lo hanno capito” ha aggiunto Braga.
“La scelta della Segretaria Elly Schlein e del PD di fare della campagna una battaglia convinta a sostegno della Costituzione ha intercettato un sentimento profondo del Paese. Oggi il Partito Democratico è più forte ed è caricato di una responsabilità ancora maggiore. Per questo è una buona notizia che anche Conte si sia espresso positivamente sulle primarie: ora bisogna lavorare alle modalità e consolidare il lavoro fatto in Parlamento e fuori. C’è un patrimonio politico e umano che vogliamo portare al tavolo della coalizione, per rispondere alla domanda di partecipazione e di alternativa che c’è nel Paese” ha concluso la Capogruppo Pd.
Un’altra morte sul posto di lavoro. Un’altra vita spezzata a 22 anni. Un pensiero di solidarietà e vicinanza alla famiglia e agli affetti dell’operaio ventiduenne che stamattina è rimasto incastrato nel cilindro di un macchinario sul posto di lavoro a Selvazzano dentro (PD). Attendiamo che sia fatta al più presto chiarezza sulla dinamica dell’incidente, ma una cosa è certa: la sicurezza sul lavoro è un’emergenza nazionale, un problema grave e strutturale, e come tale andrebbe trattato dalle istituzioni.
“I consulenti del lavoro, così come i professionisti, svolgono una funzione essenziale nel Paese. Bisogna però fare ancora tanto per favorire il superamento del gender gap che nelle professioni è molto alto, oltre il 46%, e occorrono misure e sostegni adeguati ”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, questa mattina a Torino al Congresso interregionale del Piemonte e Valle d’Aosta dei consulenti del lavoro, dal titolo “Dentro il futuro”.
“É fondamentale in questo tempo in cui l’intelligenza artificiale impattata pesantemente riuscire a sostenere il loro lavoro - ha proseguito la deputata - Le loro professionalità e la qualità degli ordini professionali deve essere valorizzata non in modo conservativo ma multidisciplinare e avanzato”.
“Non basta la neutralità fiscale ma servono incentivi al lavoro di qualità e al sostegno al welfare dei professionisti, in modo particolare per le donne. In questa fase si discute di diverse riforme delle professioni e forse poteva essere utile un approccio più uniforme e razionale, anche per disegnare una traiettoria più lineare e trasparente, mentre attualmente ci troviamo con percorsi paralleli, velocità diverse, decreti con scadenza diverse”, ha concluso Gribaudo.
"Servono risposte chiare e tempestive dal governo sulla prospettata vendita della sede fiorentina della Rai - Radiotelevisione Italiana e sulle conseguenze per il servizio pubblico in Toscana": è quanto chiede la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè con un’interrogazione depositata a Montecitorio "che sollecita l’esecutivo a chiarire quali iniziative urgenti intenda adottare per salvaguardare la sede quale presidio strategico, se ritenga opportuno intervenire per garantire il mantenimento delle attività giornalistiche e produttive e la tutela dei livelli occupazionali, e se siano in corso o previste interlocuzioni con i vertici Rai e le istituzioni territoriali".
"E' necessario individuare soluzioni condivise che evitino la dismissione dell’immobile e assicurino, anche in futuro, una presenza capillare ed efficace del servizio pubblico radiotelevisivo nel capoluogo toscano, in coerenza con gli obblighi del contratto di servizio. Serve una verifica puntuale che possa coniugare le esigenze di gestione con la salvaguardia del pluralismo informativo e della coesione sociale": conclude.
“Mentre, dopo l’ordine di riequilibrio di Agcom, ci aspettiamo che Mediaset offra stesso spazio con stessa audience a personalità di analoga visibilità della Premier Meloni, nel vano tentativo di riequilibrare una programmazione totalmente schiacciata sul SI, osserviamo che persino lo spot di comunicazione istituzionale delle reti Mediaset somiglia moltissimo alla campagna per il SI. Il messaggio a caratteri cubitali recita “Si vota” richiamando proprio lo slogan dei comitati per il SI. I colori sono gli stessi della campagna per il SI. E c’è un appello al voto - “ogni voto conta” - rispetto alla comunicazione e illustrazione del voto. Anche in questo caso abbiamo inviato una segnalazione ad Agcom. Stiamo osservando una vera e propria regressione nella comunicazione politica delle reti private del Gruppo Mediaset della famiglia Berlusconi. Un ritorno ai tempi del far west televisivo con una violazione studiata e organizzata delle normative vigenti, cui la Presidente del Consiglio si presta. A proposito di terzietà, questa campagna ha fatto riemergere con prepotenza, accanto alla RAI di TELEMELONI, il tema del conflitto di interesse tra politica e media”. Così in una nota, i parlamentari dem componenti della Commissione di Vigilanza RAI.
“Un monologo di mezz’ora in prima serata senza contraddittorio, con un conduttore primo fan, un copione provato e recitato, è quello che Rete4, del gruppo Mediaset, ha mandato ieri in onda. Sembrava di esser tornati indietro di decenni, quando non c’erano regole nazionali ed europee, non esisteva la legge sulla par condicio né l’Authority, né il codice europeo dei media audiovisivi. Mezz’ora in cui si è potuta raccontare una versione non solo parziale ma in alcuni punti palesemente errata della proposta di riforma. Sembrava di essere a TeleTrump o a TeleOrban.
Abbiamo inviato all’Agcom la richiesta di una sanzione esemplare a questa vergogna, anche in ragione dle fatto che la trasmissione “Quarta Repubblica” ha violato ripetutamente la par condicio, proponendo in queste settimane una narrazione e un vero e proprio processo anti-magistratura. Chiediamo inoltre che si agisca subito a riequilibrare su rete4, ospitando per pari tempo, con analoga audience e con la stessa tipologia di format leader in favore del NO”. Così in una nota i parlamentari del Pd in Commissione di Vigilanza RAI.
Per la destra italiana i risultati del referendum sono una vera e propria slavina politica. Le dimissioni imposte dalla Meloni sono tardive, ma erano inevitabili. Dice che non vuole più coprire nessuno. Ma perché li ha coperti fin qui? Sembra che Meloni cerchi capri espiratori per rifarsi un’immagine più che fare i conti con quello che è veramente accaduto: un voto del popolo della Costituzione che ha lanciato anche un messaggio chiaro al governo. E che riguarda non singole figure, ma la politica generale del Governo, di cui la Premier è responsabile. Oggi in Europa è stata bocciata l’eliminazione dell’abuso d’ufficio, una delle misure più significative introdotte dal governo in tema di giustizia, coi voti di Fdi. Siamo nel pieno di una crisi politica profonda, di cui Giorgia Meloni dovrebbe affrontare con serietà, senza cercare scorciatoie. E di cui dovrebbe rendere conto in Parlamento. Non con un video su Instagram.
Lo ha detto Peppe Provenzano, deputato e responsabile Esteri del Partito Democratico, intervenendo a Rainews 24
“Quello che sta succedendo a Radio Rai uno è preoccupante ed è l’ennesimo grave episodio di come la Rai sta diventando una sorta di Radio del regime di tele Meloni. Chiediamo al direttore di Radio Rai 1 di chiarire quanto sta succedendo in merito ai comportamenti della giornalista Annalisa Chirico, alla quale viene concesso di esprimere opinioni politiche, sul referendum, ergendosi a rappresentante della destra di governo, piuttosto che giornalista e conduttrice radiofonica imparziale e democratica”. Così in una nota i parlamentari PD della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai.
Di taglio delle accise non c’è traccia se non nelle divisioni nel governo. Siamo alle prese con un Decreto bollette del tutto fuori scala, insufficiente quando elaborato con un ritardo di ben otto mesi e ora del tutto inefficace. Sulla proposta delle accise mobili invece ancora nessuna decisione, anzi una spaccatura tra Tajani che chiede l’applicazione e Urso contrario.
Intanto da giorni i prezzi dei carburanti schizzano. Ora siamo al paradosso: si invoca un intervento europeo che proprio in Europa è bloccato dai migliori amici di Meloni come Orban, che comprano gas dalla Russia e si oppongono al superamento del diritto di veto.
La guerra illegale di Trump e Netanyahu la stanno già pagando i cittadini e le imprese italiane, mentre arricchisce i grandi produttori statunitensi. Ma su questo evidentemente il Governo non vuole fare nulla.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati, intervenendo ad Agorà su Rai Tre.
Subalterno a Trump e spaccato su Russia e UE
“È ridicolo il Ministro Foti che si esercita ad attaccare le opposizioni mentre nel governo regna la più totale confusione e si naviga a vista in politica estera. È un governo imbarazzato e imbarazzante rispetto a Trump, da cui la Premier Meloni non riesce a prendere le distanze neppure quando viola il diritto internazionale, avvia guerre illegali o vuole annettere la Groenlandia. È un governo diviso sul sostegno all'Ucraina e sul rapporto con la Russia, considerando le posizioni filoputiniane di Salvini. È un governo spaccato sull'Europa, sulla difesa comune, sugli Eurobond, sull'eliminazione del diritto di veto. Prima di impartire lezioni agli altri, Foti farebbe bene a guardare in casa propria, ai suoi compagni di sventura, dove le posizioni sono tutt’altro che coerenti. Per non parlare delle tensioni interne che stanno provocando un immobilismo totale sulle risposte da dare all'aumento dei costi economici che colpiscono famiglie e imprese. In un momento così drammatico, questa è la responsabilità che invoca il governo, attaccare e fare polemiche strumentali contro le opposizioni? L'esecutivo provi a recuperare dignità, postura e credibilità nelle sedi internazionali ed europee, se vuole difendere davvero la nostra sicurezza e i nostri interessi in questa fase storica così difficile e delicata”. Lo dichiara il deputato, capogruppo del Partito Democratico in commissione politiche dell’Unione europea, Piero De Luca.
"Abbiamo presentato un’interrogazione in Commissione di Vigilanza rivolta all'Amministratore Delegato della Rai per fare piena luce sull'assunzione di Giada Balloch. Secondo quanto si apprende da organi di informazione, la Balloch risulterebbe contrattualizzata dall'azienda con una modalità 'ibrida' in qualità di social media manager. L’obiettivo della collaborazione sarebbe il rilancio dei contenuti di 'Domenica In' al fine specifico di promuovere sui social l’immagine di Tommaso Cerno, attuale direttore de 'Il Giornale', volto del programma della domenica di Rai1 e conduttore della striscia quotidiana '2 di picche' su Rai2."
"Il caso appare estremamente opaco sotto il profilo della trasparenza e dell'opportunità. Giada Balloch è infatti figlia di Stefano Balloch, esponente di spicco di Fratelli d’Italia in Friuli Venezia Giulia, il quale risulta unito civilmente dal 2022 proprio a Tommaso Cerno. Ci troviamo di fronte a un intreccio di rapporti politici e personali che solleva interrogativi inquietanti sulla gestione delle risorse del servizio pubblico e sulle modalità di selezione del personale."
"Con il nostro atto ispettivo chiediamo all'Ad Rai di conoscere ufficialmente quale sia stata la modalità di reclutamento di Giada Balloch e in base a quali comprovate competenze sia stata scelta. È necessario chiarire se, in questa selezione, abbiano influito i legami di parentela con esponenti del partito di maggioranza e i rapporti personali con il conduttore di cui la stessa Balloch dovrebbe promuovere l’immagine. La Rai non può essere utilizzata per assecondare logiche familiari o di fazione."
Così i componenti del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza Rai.
“Basta comunicati e piagnistei: ci dia una data precisa, ci convochi a un tavolo e noi ci saremo”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta su Rainews24, da cui ha lanciato l’appello a Giorgia Meloni.
“Noi non ci siamo mai negati e non ci negheremo al confronto, ma dall’altra parte non c’è una reale intenzione di aprire il tavolo - ha proseguito la deputata dem - Ieri alla Camera Meloni non si è resa disponibile, è stato solo un bluff”.
“È evidente che non è una reale proposta di collaborazione ma il solito vittimismo, dietro cui ormai siamo abituati vedere trincerarsi gli esponenti la maggioranza. Noi ci siamo: convocateci” ha concluso Gribaudo.
“Il presidente del Senato Ignazio La Russa non ne azzecca una. Dovrebbe avere più rispetto del Parlamento e del ruolo che ricopre. La Russa chieda scusa al senatore Nicita e a tutto il Parlamento”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera e di Vigilanza sulla Rai.