“Ministro Nordio, questo è il calendario della Polizia di Stato con i poliziotti in ospedale insieme a un bambino; qui abbracciano degli immigrati all’arrivo; qui invece ecco i carabinieri sempre con un bambino, mentre qui sono con un’anziana. Nel calendario della Polizia penitenziaria, invece, a marzo l’immagine è di un addestramento con messa a terra per il contenimento fisico di una persona, con tre poliziotti addosso. Ad aprile, agenti antisommossa con scudi, caschi e manganelli in bella vista. A giugno, agente che spara al poligono. A settembre, uomini con il volto coperto e un mitra in mano. Qual è la differenza, le chiedo ministro Nordio? Perché dare questa rappresentazione della Polizia penitenziaria che fa un lavoro durissimo, delicatissimo, alla quale dobbiamo rivolgere un grande ringraziamento? Se la Polizia di Stato dipende dal ministro Piantedosi e i carabinieri dal ministro Crosetto, se la Polizia penitenziaria dipende da lei, la differenza la fa soltanto il ministro?”.
Così la deputata democratica e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, nell’illustrare in Aula il Question Time rivolto al ministro Carlo Nordio sull’iniziativa ‘Il nuovo volto della Polizia penitenziaria 2025’, mostrando alcune immagini anche dei calendari di Polizia di Stato e Carabinieri.
“Chiediamo al Governo di ritirare immediatamente il nuovo calendario della polizia penitenziaria e di interrompere una campagna di comunicazione che tradisce i principi costituzionali di umanità e la funzione rieducativa della pena sanciti dalla Costituzione.
La rappresentazione delle carceri come esclusivo teatro di conflitto e violenza rischia di legittimare approcci repressivi, in netto contrasto con il ruolo che il sistema penitenziario dovrebbe svolgere: favorire il reinserimento sociale delle persone detenute e garantire il rispetto della loro dignità.
Invitiamo il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a cui chiediamo se ha visto e condiviso il video e il calendario prima della loro pubblicazione, a riferire con urgenza in Parlamento sulle recenti scelte comunicative e operative del suo dicastero e del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Abbiamo depositato una interrogazione parlamentare a riguardo e chiederemo che anche il Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria riferisca in commissione giustizia su questa vicenda.
Riteniamo che le istituzioni abbiano il dovere di promuovere un modello di giustizia che sia equilibrato, rispettoso dei diritti umani e orientato alla rieducazione. Qualsiasi altra direzione e rappresentazione rappresenta un pericoloso passo indietro per lo Stato di diritto. Auspichiamo che una presa di posizione come da noi indicata, venga assunta anche dal Garante nazionale dei detenuti”. Così il gruppo parlamentare del Pd annuncia l’interrogazione a prima firma della deputata Michela Di Biase e sottoscritta dalla responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani.
“Sentiamo sempre più l'esigenza di fare chiarezza tra i dati ufficiali del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e quelli che vengono rilevati dagli enti e associazioni che operano nel sistema carcerario. La nota del DAP conferma un dato allarmante: sono 79 le persone detenute che si sono suicidate dal 1 gennaio 2024 nelle carceri italiane ma il numero potrebbe essere maggiore se si considerano i cosiddetti casi ancora 'da accertare'. È un problema gravissimo che va affrontato con impegno e serietà perché non risponde ad alcun principio del sistema di riabilitazione che le carceri dovrebbero avere”. Così il deputato dem Gian Antonio Girelli, componente della Commissione Affari sociali.
“Negli istituti penali minorili è fondamentale la formazione del personale. Ma dalle dichiarazioni in audizione del capo dipartimento Sangermano e di quelle del sottosegretario alla Cultura Mazzi, che stranamente e con mio rammarico viene a rispondere alla mia interrogazione, la divisa all'interno dei DPM viene impartita per questioni di autorevolezza percepita creando distanza tra personale e i ragazzi. Così invece di formare il personale, il governo preferisce eludere il problema e dare risposte burocratiche che nulla hanno a che fare con la funzione rieducativa”. Così la deputata dem Michela Di Biase in replica all'interrogazione al ministro di Giustizia sulla circolare delle divise nei carceri minorili.
“In due anni di legislatura, questo governo ha reso gli istituti penali minorili sempre più simili ai carceri degli adulti, smantellando e sminuendo il sistema della messa alla prova e creando un sovraffollamento che prima del decreto Caivano era inesistente”, conclude Di Biase.
"L'Italia sosterrà l'introduzione del reato di "segregazione di genere" nella convenzione sui cimini contro l'umanità in discussione all'Onu. Dopo una lunga trattativa, la risoluzione, a mia prima firma e sostenuta da tutto il gruppo del PD in Commissione esteri, è stata approvata all'unanimità. A marzo 2023 le attiviste afghane e iraniane hanno lanciato la campagna "End gender apartheid today". Un anno dopo è stata la premio Nobel Narges Mohammadi, detenuta nelle carceri iraniane per essere un'attivista per i diritti delle donne, a chiedere l'istituzione del reato di apartheid di genere, cioè la segregazione sociale delle donne. La campagna è stata rilanciata in Italia da associazioni tra cui Pangea e Amnesty international. E il Pd, che da sempre, è accanto al movimento "Donna, vita, libertà" non poteva lasciare che proprio le voci delle donne afghane e iraniane restassero inascoltate. Con l'approvazione della nostra risoluzione, l'Italia prende una posizione chiara e inequivocabile: la segregazione delle donne, la loro esclusione da qualsiasi forma di vita sociale, il divieto perfino di cantare, parlare e pregare in pubblico, diventi "crimine contro l'umanità" riconosciuto dall'Onu". Lo dichiara laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il carcere ormai è una vera e propria emergenza nazionale. Riteniamo che ci siano delle persone che non devono neanche entrarci: sono quei detenuti che hanno un disagio psichiatrico, hanno una dipendenza o addirittura una doppia diagnosi sia psichiatrica che di dipendenza. In carcere non solo non possono essere curati, ma non riescono neppure a migliorare quelle che sono le loro condizioni. A queste persone dobbiamo fare una proposta alternativa”. Così la deputata dem Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico, a margine della conferenza stampa a Montecitorio organizzata dal Coordinamento nazionale comunità accoglienti.
“Le proposte alternative ci sono – ha aggiunto Serracchiani - dall'affidamento in prova, all'ingresso nelle comunità terapeutiche. Quest’ultime oggi ci dicono che hanno posti a disposizione. Tuttavia, manca la volontà politica di far sì che queste persone invece di stare in carcere possano andare in quelle comunità. Questo è un problema di sicurezza anche per noi che siamo fuori. Prima o poi quei detenuti escono, se escono peggio di come sono entrati è un problema di sicurezza anche per noi”.
Questa mattina le deputate del Partito Democratico Debora Serracchiani, Antonella Forattini, Ilenia Malavasi e Valentina Ghio hanno visitato il carcere femminile della Giudecca a Venezia ed il padiglione Vaticano della Biennale, dove è stato proiettato un docufilm dedicato al tema carcerario.
“La visita al carcere della Giudecca – spiegano – ha evidenziato diverse criticità, seppur meno gravi rispetto a quelle presenti in altri istituti penitenziari italiani. Tuttavia, porteremo queste problematiche all’attenzione del Ministro Nordio con un’interrogazione parlamentare. Tra le questioni principali ci sono le condizioni obsolete della struttura, con stanze grandi che ospitano fino a dieci detenute con qualche difficoltà di convivenza. Nell’istituto sono presenti però notevoli spazi esterni ed interni che consentono varie attività trattamentali come i corsi scolastici, l’orto e la sartoria. La sanità penitenziaria soffre di un sottodimensionamento dell’organico, in particolare di specialisti psicologi e psichiatri, nonostante la presenza di detenute con problemi psichiatrici e tossicodipendenze che dovrebbero essere affidate a strutture di cura adeguate anziché rimanere in carcere. A questo proposito uno sforzo in più va fatto sul fascicolo sanitario affinché vi sia un maggior coordinamento fra la sanità e il sistema penitenziario, con particolare riguardo alle detenute con problemi psichiatrici o di dipendenza”.
Un ulteriore problema riguarda la sezione ICAM (Istituti a Custodia Attenuata per Madri), dove le donne vivono con i loro bambini. “Manca una puericultrice – sottolineano – e, sebbene il personale faccia il possibile, permangono difficoltà nell’accompagnare i bambini all’asilo nido e alla scuola per l’infanzia. Sarebbe opportuno, in questi casi, considerare soluzioni alternative, come il trasferimento delle madri e dei loro figli in case famiglia più idonee a garantire il benessere dei minori”.
“La situazione attuale del sistema carcerario italiano – concludono le deputate – richiede interventi urgenti. È necessario un maggiore investimento nell’adeguamento delle infrastrutture, nel potenziamento del personale penitenziario e sanitario, e nella revisione delle politiche che hanno portato a un incremento insostenibile della popolazione carceraria. Il rischio è quello di aggravare ulteriormente una situazione già al limite”.
Chiediamo una informativa urgente del ministro Nordio sui gravissimi fatti avvenuti nel carcere di Trapani con accuse molto gravi di tortura e sistemi di detenzione che superano la legalità. Questi episodi sporcano il lavoro durissimo che correttamente svolgono quotidianamente le donne e gli uomini della polizia penitenziaria con senso del dovere e svolgendo mansioni che spesso neppure gli competono. Noi chiediamo che venga fatta chiarezza in primo luogo in Aula dal ministro Nordio oppure dal sottosegretario Delmastro che ha la delega al dipartimento penitenziario, magari evitando che lo facesse con intima gioia.
Così Debora Serracchiani, deputata dem e responsabile nazionale Giustizia del Partito democratico, intervenendo in Aula.
Regeni torturato in carcere, ma Governo fa finta di non vedere
Nella notte sono stati bocciati tutti gli emendamenti delle opposizioni che chiedevano di escludere l’Egitto dalla lista dei "Paesi sicuri" prevista dal decreto flussi.
"È grave e oltraggioso – ha dichiarato il deputato democratico Gianni Cuperlo nel suo intervento in commissione – che questa decisione sia stata presa proprio nel giorno in cui, nel processo per l’omicidio di Giulio Regeni, è stata acquisita la testimonianza di un detenuto dello stesso carcere che ha raccontato di aver visto Giulio condotto nella stanza degli interrogatori con mani ammanettate dietro la schiena e occhi bendati, e successivamente riportato in cella in condizioni gravissime, trasportato a spalla, sfinito dalle torture. Lo stesso testimone – ha sottolineato Cuperlo - ha riferito che altri prigionieri rientravano dagli interrogatori con segni evidenti di violenze subite confermando le sistematiche violazioni dei diritti umani che si consumano nelle carceri egiziane. Davanti a tutto questo è incomprensibile che il governo italiano faccia finta di non vedere e continui a considerare l’Egitto un Paese sicuro. Peraltro - ha sottolineato Cuperlo - anche il rapporto di Freedom House classifica l’Egitto come un ‘Paese non libero’ a causa dei sistematici abusi delle forze di sicurezza, condizioni carcerarie disumane e un preoccupante aumento delle condanne a morte e delle esecuzioni sotto il regime di al-Sisi. Un quadro allarmante che rende la decisione di bocciare tutti gli emendamenti delle opposizioni non solo inaccettabile, ma moralmente insostenibile".
“Toppa peggio del buco. Oggi la presidente del consiglio passa il tempo a dare interpretazioni improbabili alle parole inqualificabili del suo governo. Dopo Valditara, Meloni arriva addirittura a difendere le dichiarazioni indegne di Delmastro che ha detto, testualmente, che “non lasciare respiro ai detenuti è un’intima gioia”. Meloni ha sbagliato anche anche oggi: invece di difendere Delmastro avrebbe dovuto pretenderne le dimissioni” così la responsabile nazionale giustizia del Pd, la deputata democratica, Debora Serracchiani.
Parole Delmastro indecenti
“La riforma Calderoli non esiste più”. Lo ha detto Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, a Sky tg24 Agenda. “La Corte costituzionale ha colpito al cuore l’Automia, proprio nei punti su cui il Pd, le opposizioni, ma anche pezzi della maggioranza avevano evidenziato problemi e contraddizioni. Ora il governo blocchi le intese avviate con le singole regioni poiché è saltato il disegno di riforme inefficaci che volevano indebolire il paese”.
“Indecenti le parole del sottosegretario Delmastro - ha poi commentato la Braga - sintomo di una cultura repressiva in cui si lede la dignità delle persone in forme inaccettabili senza mai occuparsi veramente dei problemi. Cosa che dovrebbe fare il sottosegretario viste le condizioni delle carceri italiane”.
“Le parole del sottosegretario Delmastro trasudano violenza e crudeltà, come nella miglior tradizione fascista. Un sottosegretario alla Giustizia capace di esprimere concetti tanto barbari e orribilmente compiaciuti non è degno di rappresentare le istituzioni italiane. Il carcere non ha il compito di umiliare o torturare, ma quello di rieducare. E’ scritto nella nostra Costituzione, sulla quale pure avrebbe dovuto aver giurato Delmastro: ‘Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato’. Si vergogni Delmastro e si dimetta per aver infangato le istituzioni”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Le parole vergognose del sottosegretario alla Giustizia Delmastro sono inaccettabili. Superano il confine dello stato di diritto e dovrebbero indurlo alle immediate dimissioni. Non si può svolgere un ruolo così importante e rilasciare dichiarazioni prive di umanità contro i detenuti. Sono dichiarazioni che smascherano l'ossessione repressiva di questo Governo, incapace di adottare provvedimenti nonostante il record negativo di suicidi in carcere. Ora Meloni ci dica se Delmastro e le sue idee sono compatibili con il suo governo". Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
"L'ossessione repressiva ai tempi del governo Meloni arriva negli istituti penali minorili con l'obbligo di indossare la divisa per il personale della polizia penitenziaria. Lo prevede una circolare del mese scorso del Capo del Dipartimento di giustizia minorile Antonio Sangermano. È solo l'ultimo atto, dopo gli inasprimenti di pene del decreto Caivano, per affermare il modello autoritario anche nelle carceri minorili a danno dei principi rieducativi. Parliamo di ragazzi giovanissimi, per i quali servirebbero invece modelli di dialogo e reinserimento sociale”. Lo ha detto la deputata del partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Insieme ai colleghi deputati della commissione Giustizia ho depositato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro Nordio per conoscere le ragioni di questo provvedimento, che appare peraltro in pieno contrasto con la direttiva ministeriale del 2004 che disciplina l’utilizzo dell’uniforme negli Istituti penali minorili” ha aggiunto Di Biase, prima firmataria dell'interrogazione.
“In tutti questi anni gli agenti della polizia penitenziaria hanno usato abiti civili negli Ipm proprio per rafforzare il messaggio di inclusione che deve essere caposaldo per il funzionamento di un istituto per giovanissimi. Oggi cambia tutto e si procede a grande velocità per una omologazione del sistema penale minorile a quello per adulti. E’ un fatto gravissimo su cui chiediamo immediati chiarimenti al ministro” ha concluso la deputata Pd
Viaggio nell'inferno di Ponte Galeria. Si presenta così il rapporto sul CPR nel territorio comunale di Roma, redatto da CILD (Coalizione italiana libertà e diritti civili), alla cui presentazione ho avuto l'onore di intervenire questa mattina. Ponte Galeria ha le fattezze di carcere, in cui però i detenuti non scontano alcuna pena, in cui sono sedati continuamente e soprattutto passano le giornate senza alcuno scopo. Ci sono stata anche io in visita ispettiva in quel CPR, e posso constatare che il rapporto CILD riporta fedelmente l'assurdità di quel luogo. Un luogo in cui un ragazzo di vent'anni, Ousmane Sylla, si è tolto la vita. Un luogo su cui è intervenuta anche la CEDU, su iniziativa mia e delle reti associative e di avvocati, indicando all'Italia di trasferire le persone su cui abbiamo sollevato l'attenzione, confermando che i CPR sono luoghi patogeni, per niente in grado di garantire i diritti fondamentali e poco trasparenti nel loro funzionamento. La natura patogena dei CPR, e di quello di Ponte Galeria nello specifico, è stata ancora più manifesta nel caso di C.F., donna con evidenti difficoltà psichiatriche, tenuta in isolamento per nove mesi, con un background di violenza, che una volta trasferita in una struttura sanitaria adeguata, solo dopo l'intervento della CEDU, è tornata cosciente e ha mostrato evidenti segni di miglioramento.
Le visite fatte, il rapporto presentato oggi, le sentenze della CEDU, sono elementi incontrovertibili del fatto che questi luoghi non siano compatibili con uno Stato di Diritto come l'Italia e vanno chiusi. Il nostro Paese non deve permettere di continuare a rivestirsi della vergogna di avere sul proprio territorio delle carceri amministrative dove tutto è concesso e i diritti sono sospesi. Un modello violento, inefficace e irrispettoso della dignità umana, che va portato alla luce anche perché è lo stesso che il governo sta cercando, in spregio della legislazione internazionale, di esportare in Albania.