Sollevata questione di illegittimità costituzionale presso la Corte
“Il Tribunale di Torino ha sollevato questione di legittimità costituzionale sulla legge voluta dal ministro Tajani in materia di cittadinanza. Un passaggio giudiziario che conferma in pieno quanto abbiamo sostenuto con forza in Parlamento: quella norma è profondamente sbagliata, ingiusta e lesiva dei diritti fondamentali degli italiani nel mondo. Il tentativo del governo di restringere per via legislativa – e addirittura tramite decreto – il diritto alla cittadinanza ai discendenti degli italiani emigrati è un atto grave, che calpesta la storia e l’identità stessa del nostro Paese. L’Italia è una nazione costruita sulla migrazione. Dal 1876 a oggi, quasi 40 milioni di persone sono partite in cerca di futuro, portando con sé la lingua, la cultura e l’appartenenza italiana. Negare oggi il riconoscimento della cittadinanza ai figli e nipoti di quegli italiani significa recidere un legame storico e umano che ha reso l’Italia un Paese globale” così il vicepresidente del gruppo del Pd della Camera, Toni Ricciardi che rende noto che la Sezione specializzata in materia di Immigrazione del Tribunale di Torino ha accolto il ricorso che solleva la questione di legittimità costituzionale della nuova legge sull' Cittadinanza italiana che sarà adesso analizzato dalla Corte Costituzionale.
«L’intervista del Presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, pubblicata oggi su La Stampa, è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Una fotografia impietosa dell’Italia reale, ben lontana dalla narrazione trionfalistica della destra. A parlarci non sono opinioni, ma i numeri: i giovani italiani sono costretti a fuggire all’estero perché da noi sono meno pagati, più precari e con meno opportunità rispetto ai loro coetanei europei, anche a parità di titolo di studio. L’Italia sta perdendo il suo capitale umano migliore: innovatori, ricercatori, professionisti che potrebbero contribuire alla crescita del Paese e che invece vengono spinti via», dichiara Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Partito Democratico.
«Abbiamo un problema strutturale di lavoro povero e di svalutazione del merito che il Governo continua a ignorare. I salari reali sono crollati del 9% rispetto al 2021, mentre i giovani restano intrappolati in un ciclo infinito di contratti precari, stage gratuiti e totale incertezza. Questo non è accettabile in un Paese che vuole definirsi civile.»
«Per questo rilancio con forza l’urgenza di introdurre un salario minimo legale, che garantisca una retribuzione dignitosa e metta fine allo sfruttamento di chi lavora per poche centinaia di euro al mese. Allo stesso tempo, è indispensabile vietare gli stage gratuiti, una forma mascherata di sfruttamento che umilia competenze e aspirazioni. La mia proposta di legge in tal senso è stata depositata già nel novembre 2022, ma da allora la maggioranza di destra non ha nemmeno ritenuto di calendarizzarla in Commissione Lavoro.»
«Le soluzioni ci sono, ma il Governo Meloni continua a distogliere l’attenzione dai veri problemi, parlando ossessivamente di immigrazione e alimentando paure che non trovano riscontro nemmeno nei dati ufficiali. L’unico esodo reale che stiamo vivendo è quello dei nostri giovani migliori. E su questo non si può più tacere», conclude Gribaudo.
“Dai manganelli di Piantedosi contro gli studenti a questo decreto, il governo trasforma il nostro Paese in una democratura. Con il reato di blocco stradale non violento si nega il diritto costituzionale dei cittadini e delle cittadine ad esprimere un libero dissenso. Alle giovani generazioni Meloni impone ordine e disciplina violando libertà fondamentali di cittadinanza. Dietro alla forma di un provvedimento che avete chiamato furbescamente ‘decreto Sicurezza’ si nasconde la sostanza di un ‘decreto Repressione’. Ma sappiate che i cittadini e le cittadine non credono più alla favoletta che li state proteggendo, assicurando loro sicurezza mentre li private dei diritti fondamentali come quello a manifestare. Il re è nudo e i primi ad accorgersene sono stati proprio i più giovani. Avete iniziato questa legislatura con la penalizzazione dei rave party, avete proseguito con provvedimenti liberticidi come Cutro, Caivano e i decreti immigrazione. Da quando governate avete aggiunto 48 nuovi reati al codice penale e non vi è alcuna prova che questo abbia aumentato il livello di sicurezza personale dei cittadini. Anzi, i dati del ministero dell’Interno confermano il contrario. State per approvare una legge ignobile, che mistifica la realtà sulla sicurezza e dimostra quanto siate vigliacchi nel lanciare il sasso e nascondere la mano con una norma indegna per la nostra storia democratica”.
Così Sara Ferrari, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula sul dl Sicurezza.
"La maggioranza e il governo hanno definito questo decreto una svolta politica epocale, non una semplice norma tecnica: fine alle mafie, sicurezza nelle periferie, soluzione definitiva all’immigrazione. E allora mi domando: se sono davvero così certi della sua efficacia, perché hanno respinto il mio ordine del giorno che chiedeva di monitorarne gli effetti? Di cosa hanno paura?". Lo ha detto in Aula il deputato del Pd Mauro Laus, durante l’esame del decreto sicurezza.
"ll mio ordine del giorno – ha evidenziato l’esponente dem – non contestava il decreto, non ne chiedeva la modifica. Chiedeva solo che, entro un termine ragionevole, il governo presentasse una relazione al Parlamento con i dati sugli sbarchi, sulla localizzazione e sulla gestione dei nuovi CPR, e sulla loro distribuzione sul territorio. Si trattava di una richiesta trasparente, istituzionale, simile alle clausole valutative che nelle buone leggi servono a capire se una norma funziona davvero”.
“La valutazione degli effetti delle leggi non è un tecnicismo – ha concluso Laus - ma un presidio democratico. In un sistema afflitto da ipertrofia normativa, da decreti scritti in fretta, la clausola valutativa rappresenta un argine culturale e politico. Non si può legiferare senza assumersi la responsabilità di rendere conto. Una legge è buona se funziona, non solo se annuncia. Il rifiuto del monitoraggio è un segnale preoccupante: forse la maggioranza teme che i dati raccontino un’altra storia, quella di CPR costosi, inefficaci, con gravi criticità sanitarie e giuridiche. Pochi rimpatri, molti abusi, tanta propaganda. Non si rafforza la sicurezza negando al Parlamento il diritto di sapere. Chi crede davvero nell’efficacia delle proprie scelte non ha paura della verifica. Ma chi si affida solo alla propaganda rifugge ogni confronto. E questa domanda, prima o poi, sarà riproposta dai cittadini”.
“I dati resi noti dall’Istat confermano un allarme che denunciamo da tempo: l’Italia è un Paese che invecchia rapidamente e si impoverisce. Per la prima volta, il numero degli over 80 ha superato quello dei bambini sotto i 10 anni. Un dato simbolico ma drammaticamente reale, che fotografa la deriva demografica in corso. Eppure, il governo Meloni continua a ignorare questa emergenza, rinunciando a politiche lungimiranti e inclusive”. Così la deputata dem Rosanna Filippin, componente della commissione Politiche dell’Unione Europea.
«Il governo – prosegue l’esponente Pd – ha avuto l’occasione di intervenire anche attraverso il PNRR, ma ha preferito tagliare proprio lì dove servivano più investimenti: il numero degli asili nido è stato dimezzato, compromettendo così due leve fondamentali per contrastare l’inverno demografico: la natalità e l’occupazione femminile. È una scelta miope e dannosa, come anche quella di ridimensionare le case di comunità e gli interventi per la conciliazione vita-lavoro. A questo si aggiunge un impoverimento generalizzato delle famiglie italiane. Negli ultimi cinque anni, come certificato dall’Istat, il potere d’acquisto è diminuito drasticamente. Eppure, il governo continua a scaricare le responsabilità su altri, dopo tre anni di guida del Paese senza misure concrete per affrontare il declino demografico ed economico”.
“Oggi l’Italia scende sotto i 59 milioni di abitanti, dei quali 5 milioni e mezzo sono cittadini stranieri. Chi oggi promuove politiche restrittive sull’immigrazione – conclude Filippin – non ha chiaro che senza l’apporto degli stranieri, un Paese con un quarto della popolazione over 65 è semplicemente destinato a morire. In questo contesto, anche il referendum sulla cittadinanza dell’8 e 9 giugno è un’occasione per riaffermare un’idea di Italia aperta, dinamica, solidale. L’unica Italia possibile se vogliamo ancora avere un futuro”.
"Quello di cui stiamo discutendo in queste ore alla Camera non dovrebbe chiamarsi né "decreto immigrazione", né "decreto Albania", ma "decreto fallimento".
Perché è questo che fa: certifica il fallimento del protocollo Albania tanto voluto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Doveva essere uno strumento di deterrenza, per convincere i migranti a non partire verso l'Italia perché dovevano sapere che sarebbero finiti in Albania. Ma non ha funzionato, perché quel meccanismo è stato smontato pezzo dopo pezzo dall’applicazione delle leggi italiane ed europee a cui sono tenuti i giudici. E nel tentativo di non perdere ulteriori notti insonni "da qui alla fine del governo italiano", come ha detto la stessa Meloni giurando che i centri in Albania avrebbero funzionato, li hanno trasformati in Cpr, come ce ne sono già altri 9 in Italia, dove trasferire migranti che già sono trattenuti all’interno di una di queste strutture. Quindi addio anche all’effetto deterrenza. Peraltro i Cpr, quelli in territorio italiano, sono vuoti per metà della loro capienza. Dunque qual è il motivo di aprirne un altro in Albania? L'unico motivo è che bisognava metterci una pezza, trovare un modo per giustificare gli oltre 800 milioni di euro degli italiani spesi per questa enorme operazione di propaganda senza alcun risultato reale.
Un'operazione fatta non solo a spese degli italiani che avrebbero preferito, magari, provvedimenti che non costringessero ad aspettare sei mesi per una radiografia, ma anche a discapito dei più basilari diritti delle persone come quello alla difesa e alla salute". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, a margine del suo intervento nell'aula di Montecitorio.
“Mentre votiamo l’ennesima fiducia, questa volta al decreto sull'immigrazione irregolare, prendiamo atto che sui Cpr in Albania c’è un solo dato certo: esercitare il controllo democratico sul loro ‘funzionamento’, si fa per dire, è praticamente impossibile. Accessi agli atti negati, informazioni non date, tentativi di violazione arbitraria delle prerogative parlamentari, numeri e storie delle persone ricostruite solo grazie all’impegno di quei parlamentari che si sono recati fisicamente a verificare ciò che avviene. Un vero abisso del diritto in violazione della Costituzione. Nel Cpr di Gjader, ad esempio, nei primi 13 giorni abbiamo contato sul registro eventi 35 segnalazioni, di cui oltre la metà erano gesti di autolesionismo o tentativi di suicidio. Calcolatrice alla mano, dall’inizio della mastodontica operazione, ottobre 2024, sono state portate in Albania: 16 persone a ottobre, 9 a novembre e 49 a gennaio poi tornate in Italia. In sette mesi di attività sono transitate 157 persone in tutto. Di cosa parliamo? Restano agli atti solo le dichiarazioni trionfalistiche, gli spauracchi sui giudici comunisti, la foto delle persone ammanettate, le ridicole percentuali sui rimpatri. Il risultato finale è un buco nero che tutto risucchia e fagocita insieme al miliardo di euro dei contribuenti italiani anche i diritti delle persone. Noi a questa presa in giro crudele e vergognosa non ci stiamo e non ci staremo mai”.
Così la deputata democratica, Rachele Scarpa, intervenendo in Aula alla Camera per annunciare il voto contrario del Gruppo al Dl sull'immigrazione irregolare.
“Sono appena rientrato da Gjader in Albania, dove – insieme ad una mediatrice culturale e a un esperto in diritto internazionale – ho avuto nuovamente la possibilità di visitare una delle due ‘cattedrali nel deserto’ che nell’arco di cinque anni costeranno quasi un miliardo di euro alle casse dello Stato italiano.”
“Uno spreco di denaro pubblico evidente e motivato soltanto da esigenze di carattere elettorali e propagandistiche; il centro immigrati di Gjader è stato costruito per accogliere fino ad un migliaio di immigrati mentre ne ha ricevuto fino ad oggi soltanto poche decine, e ciò che è ancora più grottesco e paradossale è che non potendo più essere utilizzato per la deterrenza rispetto agli immigrati che arrivano in Italia è stato oggi riconvertito in un centro per rimpatrio degli immigrati che ospita coloro che sono già trattenuti nei CPR italiani (sottoposti ad una costoso e bizzarro andirivieni che li porta in Albania dall’Italia per poi riportarli nel nostro Paese in attesa del definitivo rimpatrio: un’operazione squallida fatta sulla pelle di immigrati che il più delle volte hanno soltanto reati di tipo amministrativo e che spesso si trovavano in Italia da dieci o venti anni)”.
“Nelle prossime settimane, in sede di conversione del decreto in Parlamento, raccoglieremo tutti i dati ottenuti a seguito delle visite effettuate nei centri albanesi per denunciare pubblicamente questo enorme spreco di risorse pubbliche che in nulla contribuisce alla lotta all’immigrazione illegale; purtroppo ad oggi non abbiamo avuto accesso alle informazioni necessarie (numero esatto di trattenuti, loro provenienza, reati commessi…) visto che probabilmente il governo lo impedisce per pudore o vergogna e per favorire una campagna mediatica basata su menzogne e falsità”. Lo dichiara il deputato del Pd Fabio Porta.
"Nella giornata di mercoledì abbiamo trasmesso al Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d’Europa una dettagliata relazione su quanto abbiamo testimoniato in più di 10 visite ispettive effettuate tra il 9 e il 27 aprile insieme a colleghe e colleghi delle opposizioni e con il supporto del Tavolo Asilo e Immigrazione". Così in una nota congiunta la deputata dem Rachele Scarpa e l'europarlamentare del Pd, Cecilia Strada.
"Abbiamo visto con i nostri occhi il centro - prosegue la nota - abbiamo parlato con quasi tutte le persone trattenute nelle prime due settimane e abbiamo consultato approfonditamente il registro eventi critici, facendo emergere un quadro molto serio. In due settimane si sono registrati 35 eventi critici, principalmente gravi atti di autolesionismo, fino al tentativo di suicidio. Su 41 persone trasferite, almeno 12 sono rientrate in Italia per inidoneità medica o mancate convalide del trattenimento. Come tutti i CPR italiani, quello di Gjader è un luogo patogeno; alcuni gravi problemi strutturali del CPR, come il posizionamento degli sprinkler antincendio, che sono stati utilizzati come gancio per gesti anticonservativi, e la posizione extraterritoriale che taglia fuori i trattenuti dal resto del mondo, aggravano ulteriormente, se possibile, la situazione di chi è trattenuto in Albania".
"Le testimonianze e le evidenze raccolte - concludono Scarpa e Strada - mostrano che la vita e l'incolumità di chi si trova trattenuto nel centro di Gjader sono in pericolo: per questo abbiamo ritenuto doveroso consegnare una dettagliata relazione al Comitato europeo per la prevenzione della tortura, chiedendo anche di valutare una visita urgente, alla luce delle gravi difformità tra le pratiche segnalate e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), con evidenti violazioni dei diritti fondamentali in essa garantiti".
"Oggi la presidente Giorgia Meloni riceve a palazzo Chigi il premier turco Erdogan. Apprendiamo dalla stampa che si parlerà di immigrazione, affari e armi. Nessun accenno al caos democratico che la Turchia sta vivendo, né all'arresto arbitrario del sindaco di Istanbul Imamoglu e alle oceaniche manifestazioni di protesta che ne sono seguite. In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera Ozgur Ozel, leader del Chp, principale partito di opposizione turco a cui appartiene anche Imamoglu, lancia un allarme che non può restare inascoltato. "Nel nostro Paese c'è stato un colpo di Stato", dice. E chiede all'Italia di sostenere chi, in Turchia, difende la democrazia come Imamoglu.
Invece, finora, né Giorgia Meloni né nessuno dei suoi ministri hanno apertamente condannato quanto accaduto a Istanbul. E oggi la premier stringerà la mano all'ennesimo autocrate come ha già fatto con l'egiziano Al-Sisi e il tunisino Saied, totalmente noncurante delle violazioni dei diritti umani e politici. Così si demolisce l’autorevolezza del nostro Paese e si sdogana qualsiasi regime illiberale in nome degli affari". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Meloni non continui a ignorare
“Il nuovo rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa è un atto d’accusa durissimo contro il sistema dei Centri di permanenza per il rimpatrio in Italia. Ha confermato ciò che già numerosi altri rapporti hanno raccontato: episodi di maltrattamento, somministrazione di psicofarmaci senza prescrizione, condizioni materiali disumane, totale assenza di trasparenza e monitoraggio indipendente. Non si può più parlare di “criticità”, siamo davanti a una violazione sistemica dei diritti umani”.Così la deputata del Pd, Rachele Scarpa.
“La cosa più grave - aggiunge - è che il governo Meloni ha esportato questo modello all’estero, con uno spreco spropositato di soldi pubblici. Il modello Albania, da cui continuano ad arrivarci notizie di episodi di autolesionismo, viene oggi messo esplicitamente in discussione anche dal Consiglio d’Europa. Se i Cpr in Italia sono luoghi di sospensione del diritto, figuriamoci cosa accade quando si spostano al di fuori dei confini nazionali, in un contesto dove il controllo democratico e il potere ispettivo dei parlamentari sono ancora più debole. Chi viene rinchiuso in un Cpr non ha commesso alcun reato, eppure subisce trattamenti che sarebbero inaccettabili persino in un penitenziario. Il fatto che il Cpt parli di ‘approccio sproporzionato alla sicurezza’, di ‘carceri di fatto’ e di ‘detenuti parcheggiati’, deve farci rabbrividire. Questo non è controllo delle migrazioni: è disumanizzazione. Ed è ancora più inaccettabile se a subirla sono persone vulnerabili, senza alcuna possibilità di difendersi. Il governo deve rispondere subito, assumendosi le proprie responsabilità. È tempo di chiudere i CPR e investire su canali sicuri di immigrazione regolare, rispettosi dei diritti e della dignità umana. Continuare su questa strada - conclude - significa avallare un sistema che produce sofferenza, isolamento, e in troppi casi, come ci dicono anche i dati sul suicidio, morte”.
“Rampelli prova a sviare l’attenzione, ma il punto è chiaro: il Governo ha dirottato un miliardo di euro per un’operazione di pura propaganda. E la trasformazione dei centri in Albania in CPR non ha nulla a che vedere con la gestione dell'immigrazione, ma serve solo a evitare il rischio che il governo sia accusato di danno erariale.”
Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Andrea Casu e Fabio Porta, attualmente in missione in Albania per verificare direttamente le procedure adottate dal Governo nei nuovi centri per migranti.
“Rampelli – proseguono i democratici – afferma di conoscere i reati per cui sarebbero incriminati i migranti trasferiti in Albania. Ma né noi, né le organizzazioni umanitarie che seguono da vicino il caso, abbiamo avuto accesso ad alcuna informazione ufficiale di questo tipo nonostante le ripetute richieste. Perché lui li conosce? Il Governo sta forse utilizzando dati riservati per alimentare la propria propaganda politica attraverso i partiti di maggioranza? Piantedosi e Rampelli devono chiarire subito, pubblicamente.”
“Gli italiani hanno diritto a sapere – concludono Casu e Porta – perché così tanti soldi pubblici sono stati spesi all’estero, mentre nelle nostre città mancano risorse per la sicurezza.”
"Un sistematico traffico di esseri umani gestito da apparati dello stato tunisino, con compravendita di persone, torture, stupri, deportazioni: è il quadro drammatico che emerge dal rapporto “STATE trafficking” presentato oggi al Comitato diritti umani della Camera che presiedo. Il rapporto è stato realizzato da un gruppo di ricercatori che chiedono l’anonimato per motivi di sicurezza, con il supporto di Onborders, Border Forensics e l’associazione sugli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) riguardo alle costanti violazioni dei diritti dei migranti perpetrate dal regime dell'autocrate Kais Saied.
Secondo le testimonianze raccolte dai ricercatori, gli apparati militari e di polizia tunisini vendono i migranti subsahariani a soggetti libici che gestiscono centri di detenzione i quali a loro volta obbligano i migranti a chiedere un riscatto alle famiglie per la loro liberazione. Un commercio raccapricciante in cui le persone vengono vendute come se fossero schiavi. Questo fenomeno ha subito un crescendo da quando Saied pronunciò il suo famigerato discorso di odio, a febbraio 2023, parlando di "sostituzione etnica" che i migranti subsahariani starebbero compiendo ai danni della Tunisia. Da allora le violenze dei singoli cittadini, ma anche le persecuzioni di agenti governativi, sono aumentate esponenzialmente. Inoltre, secondo quanto denunciato da Asgi nel corso dell’audizione, le autorità tunisine sono direttamente responsabili della morte di centinaia di persone al largo delle coste del paese dove le motovedette, finanziate con fondi europei e italiani, provocano volutamente naufragi per ostacolare le partenze.
La Tunisia non può restare nell'elenco dei paesi sicuri. Non è un paese sicuro quello in cui vengono costantemente e sistematicamente violati i diritti umani.
Presenteremo un'interrogazione al governo per sapere se è a conoscenza di quello che il report denuncia e come intenda assicurarsi che le autorità tunisine di impegnino per reprimere un tale disgusto fenomeno". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Un altro criminale di guerra libico si aggira per l’Italia: Abdul Ghani Al-Kikli, noto signore della guerra di Tripoli, accusato di torture, sparizioni forzate e omicidi va e viene con voli privati dal nostro paese.
Ancora una volta l’Italia, invece di collaborare con la giustizia internazionale, offre ospitalità a personaggi impresentabili. Il governo Meloni chiude le frontiere ai chi fugge da torture e accoglie torturatori e consente a chi dell’immigrazione ha fatto un business disumano di muoversi indisturbato nel nostro paese.
Questa volta non può fare come per Almasri: ogni silenzio sarà complicità.
Così in una nota, i capigruppo Pd di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, e il capo delegazione Pd al Parlamento Europeo, Nicola Zingaretti.
"Due anni fa ci davano per morti e invece siamo qui, in piena forma, il primo partito dell'opposizione. Ho apprezzato che Elly Schlein abbia iniziato la sua relazione da un'analisi dello scenario internazionale che stiamo vivendo, condannando fermamente le parole del vice presidente della Knesset che ha parlato dei palestinesi di Gaza come "feccia e subumani" auspicando l'eliminazione degli adulti. E la ringrazio per avere condannato altrettanto fermamente il raccapricciante video di Trump su Gaza "riviera del Medio Oriente".". Lo ha dichiarato, intervenendo alla direzione del Pd, Laura Boldrini, deputata dem e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Se siamo tornati a crescere è perché abbiamo una linea politica chiara: lo è sull'immigrazione, avendo preso le distanze dalla stagione dei memorandum con la Libia, lo è sulle questioni sociali che riguardano da vicino le vite delle persone: il salario minimo, la sanità pubblica, le crisi aziendali sulle quali le lavoratrici e i lavoratori sanno che sanno che siamo al loro fianco - ha proseguito -. Questo impegno ci porta naturalmente a sostenere i cinque referendum della CGIL, in perfetta coerenza con le nostre scelte per un lavoro stabile e sicuro, oltre che per la riduzione dei tempi per ottenere la cittadinanza italiana per quei ragazzi e quelle ragazze che sono nati e cresciuti in Italia".
"Ora serve meno timidezza sulla tassazione dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari: i fondi per il welfare vanno cercati dove ci sono - ha sottolineato Boldrini -. E serve anche che il Pd spinga il Partito socialista europeo e l'Ue a una risposta compatta e ferma alle pulsioni autocratiche degli Usa di Trump dove i pilastri dello stato di diritto stanno pericolosamente vacillando con l'attacco al diritto internazionale, i licenziamenti in massa di dipendenti pubblici e delle agenzie federali, le deportazioni di migranti, l'annullamento delle politiche per le persone LGBTQIA+, l'offensiva contro la libertà di stampa e l'autodeterminazione delle donne. Difronte a questa minaccia, l'Europa come ha reagito? Finora si è limitata a parlare solo di alzare la spesa militare magari pensando che ogni Stato debba riarmarsi fino ai denti, forse comprando le armi dagli Usa. Questa non è difesa comune e non è la risposta adeguata alla gravità del momento che impone un'elaborazione politica che manca". "Questi temi devono essere al centro del dibattito, anche pensando a mobilitazioni pubbliche per costruire, insieme, proposte politiche concrete che arginino questa deriva e dare un futuro alle nuove generazioni". ha concluso.