“Questa mattina un operaio è morto all’Ex Ilva di Taranto: il 2026 è appena iniziato e le morti sul lavoro non si arrestano, dopo un 2025 che è stato una strage”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia.
“L’anno scorso si contano almeno 1450 morti sui luoghi di lavoro secondo l’Osservatorio di Bologna e il 2026 parte senza cambiare direzione - prosegue la deputata dem - Aspetto che per questo ennesimo decesso si svolgano le dovute indagini ed esprimo le mie condoglianze ai famigliari della vittima, appoggiando lo sciopero indetto dai sindacati, ma non basta”.
“Invito quindi il Governo ad accelerare i tempi per mettere in pratica, con i decreti, le poche e insufficienti novità del Decreto Sicurezza sul Lavoro e a discutere insieme, in Parlamento e nelle sedi opportune, per un vero cambio di passo su un tema che, come giustamente detto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, necessita di un superamento delle divisioni politiche e di un lavoro bipartisan. Solo così potremo invertire la tendenza e rendere il 2026 un anno più sicuro” conclude Gribaudo.
“Il governo apra un tavolo con Cgil, Cisl e Uil sul destino di 7000 lavoratori dei call center in outsourcing per Enel, Enel X e E-distribuzione. Questi dipendenti sono da sempre impegnati in prima fila nel rapporto con la clientela per garantire un servizio pubblico. Oggi sono scesi in piazza per chiedere l’applicazione della clausola sociale per oggi e per domani, compresa quella territoriale, negli appalti. Bisogna ascoltarli”. Così il deputato e capogruppo PD in Commissione Lavoro, Arturo Scotto.
“Giorgia Meloni vive sulla luna. Racconta un’Italia dove i salari crescono. Dimentica che il carrello della spesa è esploso e nemmeno un terzo del potere d’acquisto perduto si è recuperato. Questo non accade nei decenni precedenti, accade negli ultimi quattro anni, tre e passa dei quali governati da lei. Il suo è il Governo che ha negato il salario minimo, rinnovato contratti pubblici senza garantire il recupero totale dell’inflazione, tagliato il reddito di cittadinanza, ridotto gli ammortizzatori sociali, alimentato il ricorso ai subappalti e liberalizzato contratti a termine e intermittenti. Le cause dei bassi salari sono nelle sue scelte politiche. Ormai è chiaro a tutti gli italiani, tranne che a lei.” Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro di Montecitorio.
Oggi in conferenza stampa la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto il solito gioco delle tre carte parlando della Sicurezza. Ha nascosto la diminuzione degli organici delle forze dell'ordine, si è ben guardata dal dire che il nuovo contratto non ha coperto nemmeno l'inazione e che in Legge di Bilancio hanno addirittura aumentato l'età pensionabile di poliziotti e carabinieri.
È l’ennesima dimostrazione che il governo cerca di coprire il proprio fallimento sulle politiche della sicurezza con slogan e propaganda, invece di intervenire concretamente.
“Parola d’ordine: propaganda, propaganda e ancora propaganda”, commenta Matteo Mauri. La verità è che gli agenti continuano a lavorare in condizioni difficili, senza aumenti di stipendio, con organici sotto soglia e con l’età pensionabile aumentata. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, a fine 2025 gli organici della Polizia di Stato si sono ulteriormente ridotti di 1.500 unità, segnando un sottorganico di quasi 13.000 agenti: un minimo storico inaccettabile.
Meloni mente anche sulle interpretazioni dei dati: non solo il governo non ha fatto assunzioni straordinarie, ma non è nemmeno riuscito a coprire il turn-over dei poliziotti andati in pensione. Mentre usa i fatti di cronaca in modo spudorato per attaccare la magistratura, dimentica completamente quelli che dimostrano il fallimento del suo governo nella sicurezza.
Il governo ha sistematicamente risposto “no” sia all’aumento degli organici sia a trattamenti migliorativi per chi garantisce la sicurezza dei cittadini, anche nell’ultima legge di bilancio. Qui si vede tutta la distanza tra propaganda e realtà.
A farne le spese sono sempre le persone più fragili o più esposte, e gli agenti che ogni giorno presidiano il territorio con responsabilità immense. “Il ministro dell’Interno prova a dire il contrario via social, ma la realtà è questa”, conclude Mauri. “Il gioco delle tre carte della Presidente Meloni non cambia i fatti: il governo non sta garantendo la sicurezza degli italiani e una qualità del lavoro adeguata alle Forze dell'Ordine”.
“Nel formulare le congratulazioni voglio sottolineare il rilievo strategico dell’Australia per l’Italia sul piano politico, economico e istituzionale, evidenziando come la nomina dell’Ambasciatore Lener rappresenti un passaggio significativo nel rafforzamento della presenza italiana nell’area indo-pacifica. Auspico che il mandato dell’Ambasciatore possa continuare nello sviluppo di una collaborazione solida e articolata tra i due Paesi, fondata su valori condivisi, sul dialogo politico e su un partenariato economico in costante crescita. Viene inoltre richiamata l’importanza dell’azione diplomatica italiana a sostegno delle imprese, della cooperazione scientifica e culturale e della promozione del sistema Paese, in un contesto internazionale in rapida evoluzione.
Nel ribadire i migliori auguri di buon lavoro, voglio evidenziare infine il ruolo centrale della numerosa e storica comunità italiana in Australia, elemento fondamentale di collegamento tra le due Nazioni e risorsa strategica per il consolidamento delle relazioni bilaterali.”
“Gli unici record del Governo sono l’ aumento dei prezzi dei generi alimentari, l’allungamento delle liste d’attesa e 6 milioni di italiani che rinunciano a curarsi. Questo è il Paese reale e questi sono i fallimenti di Giorgia Meloni. Noi continueremo a chiedere più soldi per la sanità e più tutele per lavoro, famiglie e imprese”. Così il deputato democratico Andrea Casu che sottolinea come “i dati Istat usciti oggi certificano il fallimento di Meloni e quanto il governo sia assente nel dare risposte alle emergenze carovita e sanità”.
“Le aperture annunciate dalla Commissione europea in merito alla Politica agricola comune nel prossimo Quadro finanziario pluriennale rappresentano un segnale politico che va nella direzione giusta, ma che non scioglie ancora i nodi strutturali che da tempo indeboliscono il ruolo della PAC nel progetto europeo. Allo stato attuale, si tratta quindi di un passo positivo ma insufficiente.” Lo affermano i componenti della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Forattini, Rossi, Romeo, Marino e Vaccari.
“L’annuncio di un possibile incremento delle risorse destinate alla PAC nel periodo 2028-2034 è un elemento che va accolto con attenzione – prosegue la Commissione – ma resta centrale il tema della certezza delle risorse realmente aggiuntive e, soprattutto, della natura autenticamente comune della politica agricola. Il ricorso a meccanismi di flessibilità, come l’anticipo di stanziamenti o l’utilizzo di strumenti quali il fondo unico privo di vincoli stringenti, rischia di tradursi in una rinazionalizzazione di fatto della PAC, lasciando agli Stati membri un’eccessiva discrezionalità e indebolendo l’impianto unitario della politica agricola europea.”
“Particolarmente rilevante è l’indicazione secondo cui almeno il 10% delle risorse dei Piani di partenariato nazionali e regionali dovrà essere destinato alle aree rurali. Per un Paese come l’Italia, in cui le aree interne e rurali rappresentano una parte essenziale del territorio e svolgono una funzione strategica sul piano produttivo, ambientale e sociale, questo vincolo può rappresentare un’opportunità significativa.”“Vincolare risorse a questi territori nel Piano nazionale che anche l’Italia sarà chiamata a definire significa offrire strumenti concreti di sviluppo, contrastare lo spopolamento, sostenere i servizi essenziali e creare le condizioni affinché agricoltura, lavoro e qualità della vita possano continuare a convivere nelle aree più fragili del Paese.”
“Proprio per questo – concludono i componenti della Commissione Agricoltura della Camera – è fondamentale che tale impegno si traduca in interventi realmente aggiuntivi, mirati e verificabili, capaci di rafforzare la vitalità economica e sociale delle aree interne. Senza criteri chiari e un monitoraggio efficace a livello europeo, il rischio concreto è che il vincolo del 10% resti una soglia formale, priva di reale impatto, e che le risorse destinate all’agricoltura finiscano per entrare in competizione con altre politiche strategiche anziché rafforzare uno sviluppo equilibrato dei territori.”
"Esprimo la mia piena solidarietà alla CGIL di Roma e Lazio e alla Camera del Lavoro di Civitavecchia Roma Nord Viterbo per il gravissimo atto intimidatorio avvenuto nella sede di Primavalle. Cinque colpi di arma da fuoco contro un sindacato rappresentano un fatto inquietante e inaccettabile, che colpisce non solo una organizzazione dei lavoratori ma i principi stessi della democrazia e della libertà di rappresentanza".
Lo dichiara la deputata del Pd Michela Di Biase, che aggiunge: "È indispensabile che venga fatta piena luce sull’accaduto e che i responsabili siano individuati al più presto. Di fronte a episodi di violenza e intimidazione non possono esserci ambiguità: le istituzioni devono reagire con fermezza e unità, a tutela dei diritti, del lavoro e della convivenza democratica".
“ Dopo le rivelazioni dell’inchiesta di Report su presunti condizionamenti sulla sentenza della Cassazione del 2014 che assolse l’imprenditore svizzero Stephan Ernest Schmidheiny dall’accusa di disastro ambientale relativa alla produzione di amianto nello stabilimento Eternit di Casale Monferrato, per cui era stato condannato a 18 anni di carcere, vi è assoluta necessità di fare chiarezza e soprattutto di riaffermare il diritto della comunità di Casale Monferrato e del casalese di avere giustizia.
Lo dobbiamo alle migliaia di morti, alle loro famiglie, a tutti coloro che stanno
ancora lottando contro il mesotelioma e anche al principio costituzionale che nessuno è al di sopra della legge, anche se protetto da una rete internazionale tutta da scoprire nella sua pervasività e capacità di influenzare le decisioni magistratura.
Il Parlamento e il Governo italiani non possono rimanere inerti di fronte alla gravità di quanto emerge dal prezioso quanto inquietante lavoro d’inchiesta di Report”.
Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera dei Deputati
"Licenziare 70 lavoratrici e lavoratori con una videochiamata improvvisata è un atto di arroganza inaccettabile e una violazione grave della dignità del lavoro". Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario Dem della Toscana, che ha annunciato un’interrogazione parlamentare sulla chiusura dello stabilimento Amom di Badia al Pino, in provincia di Arezzo.
"Qui non siamo di fronte solo a una crisi industriale - continua l'esponente dem - ma a un comportamento irresponsabile che cancella ogni rispetto per le persone, per le relazioni sindacali e per un territorio già messo alla prova. Trattare lavoratrici e lavoratori come comparse da liquidare da remoto è indegno di un paese civile. Il governo non può voltarsi dall’altra parte mentre multinazionali che hanno beneficiato di ammortizzatori sociali e interlocuzioni istituzionali decidono unilateralmente di chiudere, rendendo inutili tavoli e impegni già assunti". "Ho chiesto verifiche immediate sulla legittimità delle procedure e l’attivazione di un tavolo nazionale di crisi: serve tutelare occupazione e reddito e impedire che scelte di questo impatto sociale vengano scaricate sui lavoratori senza confronto. La dignità del lavoro non è una variabile dipendente dei bilanci aziendali", conclude Fossi.
“Auspico che venga fatta chiarezza molto presto sulle indiscrezioni che vorrebbero un collegamento tra il maxi processo Eternit e Jeffrey Epstein, un criminale condannato per abusi sessuali e traffico internazionale di minori. Il mio pensiero, nel frattempo, va ai famigliari delle vittime, che anche in questo caso attendono da oltre vent’anni una giustizia che è stata per loro più volte deludente e che, con queste ultime notizie, hanno vissuto l’ennesima presa in giro a prescindere dalla veridicità dei fatti”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di Lavoro in Italia, alla luce delle indiscrezioni di Report che collegano il maxi processo Eternit ed Epstein.
“Le immagini del latte buttato nelle stalle lombarde rappresentano una situazione inaccettabile che non può essere archiviata come una normale dinamica di mercato. È il risultato di accordi disattesi e di una filiera lasciata senza governo. La denuncia di Copagri Lombardia conferma ciò che gli allevatori segnalano da tempo: disdette unilaterali dei contratti, assenza di garanzie sul ritiro del latte e totale scarico del rischio economico su chi produce. Tutto questo avviene nonostante gli impegni assunti nei mesi scorsi al tavolo con il Ministero, che avrebbero dovuto garantire stabilità contrattuale e strumenti di gestione delle crisi. In sede di approvazione della legge di bilancio 2026, la Camera ha approvato un ordine del giorno che riconosce le criticità del comparto lattiero-caseario e impegna il Governo ad adottare misure di salvaguardia e compensazione. Un atto politico che conferma come il problema sia noto e riconosciuto. Tuttavia, tra gli impegni formali e la realtà delle stalle si è aperto un divario evidente. Gli accordi non vengono rispettati, le tutele non arrivano e intanto il latte viene buttato, con un danno economico, ambientale e sociale enorme. Dietro ogni litro di latte ci sono lavoro, investimenti e dignità. Continuare a rinviare o a nascondersi dietro il mercato significa accettare che a pagare siano sempre gli stessi: gli allevatori. Non è spreco. È una crisi che va affrontata ora, dando seguito agli impegni presi e intervenendo per ristabilire regole e responsabilità nella filiera”. Così la Capogruppo del Pd in commissione agricoltura della camera, Antonella Forattini.
“La mancata proroga degli sgravi fiscali per l’assunzione di donne e giovani nel Mezzogiorno è un altro regalo che la destra fa alla parte più debole del Paese. Lo hanno fatto sparire dal Milleproroghe e ora provano a recuperare con un emendamento in extremis. Non si capisce chi sia il responsabile di questo pasticcio che in ogni caso allungherà di molto i tempi per l’entrata in vigore della misura. Siamo alle solite: la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra. Di fronte a tanta improvvisazione chiediamo alla ministra Calderone di venire a riferire in Commissione Lavoro. Il Parlamento deve essere informato”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Destra costringe i giovani a lasciare Paese
"Giorgia Meloni si occupa di lavoro solo quando commenta in modo parziale e fuorviante i dati sull’occupazione, costruendo una narrazione autocelebrativa che non corrisponde alla realtà. I numeri raccontano altro: da anni la condizione dei giovani in Italia è negativa, tra precarietà diffusa, salari bassi e assenza di prospettive. È anche per questo che sempre più ragazze e ragazzi stanno lasciando il paese. In questo quadro, interrompere gli sgravi per le assunzioni stabili non è un dettaglio tecnico, ma una scelta politica che penalizza il lavoro dignitoso e scoraggia le imprese che vogliono investire sui giovani".
Così il deputato Dem e segretario Pd della Toscana, Emiliano Fossi, sugli incentivi cancellati dalla destra.
"Lo stesso approccio miope colpisce le donne. Il governo di Giorgia Meloni parla di record occupazionali, ma intanto smantella incentivi fondamentali per ridurre il divario di genere nel mercato del lavoro. Senza politiche strutturali, le donne continuano a essere relegate nei lavori più precari e peggio retribuiti, soprattutto nel Mezzogiorno. Tagliare o rinviare questi strumenti significa accettare che la disuguaglianza diventi strutturale. Serve una politica del lavoro seria, che punti su occupazione stabile e salari dignitosi, non propaganda basata su dati raccontati a metà": conclude.
“Mentre il mondo dorme, tante Ong non potranno più operare nei Territori palestinesi occupati da Israele. Per capirci: non entreranno Save the Children e Medici Senza Frontiere. Quando si parla della più grande democrazia del Medio Oriente bisognerebbe contare fino a dieci”.
Così sui social il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.