"Il governo ha prorogato fino al 1° maggio la riduzione delle accise già in essere, aggiungendo un credito d'imposta del 20% per le aziende agricole e qualche misura per le imprese orientate all'export. Ma questo non basta. I prezzi alla pompa hanno già azzerato completamente l'effetto del taglio disposto lo scorso 18 marzo: oggi il gasolio supera quota 2,1 euro al litro in ben nove regioni italiane, con punte di oltre 2,13 euro a Bolzano e in autostrada. Non serviva una semplice proroga, serviva un potenziamento dello sconto fiscale per riportare i listini a livelli sostenibili per cittadini e imprese". Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive, commentando il decreto approvato oggi dal Consiglio dei ministri.
"L'Italia - sottolinea l’esponente dem - paga l'energia più di Germania, Francia e Spagna. Questo dimostra che il nostro è un problema specifico e strutturale, che il governo continua a non affrontare. Il nodo principale è la forte dipendenza dal gas per la produzione di energia elettrica. Con l'aumento del prezzo del gas, i costi sono esplosi e con essi le bollette di famiglie e imprese. Il Partito Democratico ha proposto fin da subito di utilizzare uno strumento già previsto dall'ordinamento: le accise mobili, cioè usare l'aumento dell'Iva per ridurre le accise e alleggerire i costi per famiglie e imprese. Il governo ha scelto invece di intervenire a rate, trovando le risorse tagliando altrove, dalla transizione energetica alla sanità, senza mai risolvere il problema alla radice".
"Ancora una volta – conclude Peluffo – ci troviamo di fronte a un intervento tardivo, insufficiente e finanziato con tagli, senza una strategia complessiva sulla formazione del prezzo dell'energia. Non è questa la strada per dare risposte efficaci agli italiani. Serve un cambio di passo con misure strutturali per ridurre davvero il costo dell'energia".
Le liste di attesa non sono un problema tecnico, né una questione amministrativa, ma sono lo specchio di un sistema sanitario che questo governo sta lentamente, ma sistematicamente smantellando. I numeri parlano chiaro: nel 2025, 5,8 milioni di persone sono state costrette a rinunciare a cure o esami, un cittadino su 10. Non stiamo parlando di piccoli disagi, ma di diritti negati, di malattie non diagnosticate, di cure impossibili. Chi può si rivolge al privato pagando, chi non può aspetta per l’eternità o rinuncia alle cure.
Le attese medie sono di 105 giorni, per una tac fino a 360 giorni, visite specialistiche 500 giorni, colonscopia 720 giorni. A questa situazione emergenziale il governo ha scelto di rispondere con la solita propaganda, anziché con i fatti. La mozione della maggioranza è piena di desiderata e di proposte ipotetiche, senza alcun obiettivo concreto.
Il cosiddetto decreto liste d'attesa, approvato nel giugno del 2024 a cinque giorni dalle elezioni europee, è stato presentato come una svolta storica. Ma era solo uno spot elettorale. A quasi due anni dall'approvazione, dopo 660 giorni, mancano ancora decreti attuativi fondamentali. Non ci sono piani straordinari di assunzioni. Non c'è un euro aggiuntivo strutturale per il personale. L'Organismo nazionale di verifica e controllo sulle liste d'attesa, istituito nel 2024 con oltre un milione e mezzo di euro di dotazione, non è ancora operativo. Un sistema opaco, garantito dalla totale assenza di controllo. Questo non è governare la sanità: è nascondere il problema sotto il tappeto.
La situazione è chiara. Lo certifica lo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio: il sistema sanitario italiano rallenta, sotto un costante sottofinanziamento, il privato cresce e i fondi sanitari sono in forte espansione. Così le disuguaglianze aumentano e si mina il principio costituzionale di universalità delle cure.
Per il Partito democratico la difesa del sistema sanitario nazionale è una priorità, e dovrebbe esserlo per qualsiasi governo, perché su questo ci giochiamo la democrazia di un paese e l'uguaglianza dei cittadini.
Le nostre proposte sono semplici e nette: portare il finanziamento pubblico al 7,5% del PIL, la media europea, in un percorso pluriennale credibile; superare i tetti di spesa per il personale e avviare un piano straordinario di assunzioni, perché mancano quarantamila tra medici e infermieri e la situazione peggiora ogni anno, adeguando le retribuzioni e prevedendo incentivi economici per chi opera nelle aree interne o disagiate; rendere la Piattaforma nazionale delle liste d'attesa pienamente trasparente, con dati leggibili per regione e per struttura; rendere finalmente operativo l'Organismo di verifica e controllo; vietare la chiusura delle agende e garantire il pieno rispetto della normativa su intramoenia, quando il pubblico non riesce a rispettare i tempi, evitando che il costo ricada sui cittadini; rafforzare la medicina territoriale e l'investimento in prevenzione.
Sono proposte che il Partito Democratico porta avanti da anni, a partire dalla legge Schlein che la maggioranza ha bocciato con la solita arroganza. Una emergenza seria merita una risposta vera. Per questo continueremo a batterci, perché la salute degli italiani non diventi una variabile dipendente dall'indifferenza di chi ci governa”. Lo ha detto in aula Ilenia Malavasi capogruppo Pd in commissione affari sociali della camera, dichiarando il voto favorevole alla mozione del Pd e contrario a quella di maggioranza.
“I dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio certificano una realtà che denunciamo da tempo: il Governo non può far finta di nulla mentre la sanità pubblica italiana scivola sotto la media europea. Con una spesa sanitaria ferma al 6,3% del Pil e una quota crescente a carico dei cittadini, si sta progressivamente smantellando il principio di universalità del Servizio sanitario nazionale. Lasciare alle famiglie quasi un quarto della spesa significa, nei fatti, lasciare gli italiani da soli di fronte al diritto alla cura. A Meloni chiediamo un’inversione di rotta immediata: continuare su questa strada mette a rischio equità e accesso alle prestazioni”. Lo dichiara Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in Commissione Affari sociali della Camera.
Grave Mantovano che scrive a Fontana per impedire discussione interpellanza Pd.
“Che cosa sta nascondendo il governo? Perché si è trincerato dietro un’interpretazione forzata delle norme sul Copasir per non rispondere a un’interpellanza che chiede solo trasparenza?”. È quanto ha dichiarato in Aula alla Camera il deputato democratico Andrea Casu, promotore insieme al responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano dell’interpellanza parlamentare sottoscritta da 50 deputate e deputati del gruppo del Pd, non discussa a Montecitorio perché – come comunicato dal presidente della Camera Lorenzo Fontana – il sottosegretario Alfredo Mantovano ha riferito che il governo non può rispondere pubblicamente.
“Abbiamo chiesto di sapere – spiega Casu – se e quali rapporti esistano tra le amministrazioni pubbliche italiane e Palantir Technologies, la società fondata da Peter Thiel, specializzata nell’integrazione e nell’analisi di grandi quantità di dati, già utilizzata da agenzie di sicurezza e intelligence internazionali. Le notizie di stampa parlano di possibili interlocuzioni e perfino di procedure avviate, in particolare nell’ambito della difesa e della sicurezza, oltre a incontri avvenuti durante la recente visita in Italia di Thiel. Chiediamo di sapere se vi siano stati contatti con membri del governo, se esistano contratti, collaborazioni o sperimentazioni in corso, e se siano allo studio accordi in settori strategici come sicurezza nazionale, gestione dei dati pubblici, sanità, infrastrutture e intelligenza artificiale”.
“Non abbiamo chiesto informazioni classificate – sottolinea Casu – ma elementi essenziali di trasparenza: quanti e quali dati degli italiani, anche sensibili, possano essere coinvolti e con quali garanzie. Il fatto che il Copasir abbia giustamente attivato le proprie prerogative non esclude in alcun modo il diritto-dovere del Parlamento di occuparsi della questione, soprattutto quando si tratta di rendere conto di eventuali incontri e accordi con Thiel da parte della Presidente del Consiglio e dei membri del Governo.
In un contesto internazionale segnato dalla competizione su tecnologie e dati, questi temi riguardano direttamente la sicurezza nazionale e la sovranità tecnologica. È grave che il governo abbia scelto di non rispondere in Parlamento, indicando come unica sede il Copasir. Una decisione che aumenta le preoccupazioni e limita il controllo democratico”.
“Giorgia Meloni si assume una grave responsabilità nel negare al Parlamento informazioni rilevanti per la tutela dei dati dei cittadini e per le basi della nostra democrazia. Il governo deve rispondere subito e in modo completo”, conclude Casu.
“I dati di Agenas sulle Case della Comunità sono allarmanti: meno della metà delle strutture previste è attiva e solo una minima parte è pienamente operativa. Un ritardo grave su un pilastro della riforma sanitaria”.
Lo dichiara Gian Antonio Girelli deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.
“Il Governo continua a indebolire il Servizio sanitario nazionale, trascurando la medicina territoriale non investendo sufficientemente sulla prevenzione, non affrontando il nodo cruciale del personale. Anche le proposte del Ministero appaiono ancora troppo orientate sugli ospedali e prive di quella visione complessiva più che mai necessaria”.
“Se non si affronta il tema del personale non si riuscirà mai a dar vita alle case di comunità, così come se non si salda il rapporto con il socio-economico non si raggiungerà una vera e completa presa in carico”.
"Non erano passate nemmeno 24 ore da un referendum che ha consegnato un messaggio molto chiaro, ovvero non si governa con l'arroganza con cui questa maggioranza ha portato avanti la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, che il governo riparte dalla riforma elettorale. Il messaggio sembra non essere stato recepito, perché si riparte esattamente da dove eravamo rimasti: ancora una volta chiusi dentro al palazzo. La legge elettorale riguarda le regole del gioco, quindi riguarda tutti e il testo dal quale stiamo partendo è frutto di un accordo tra i soli partiti di maggioranza, che noi respingiamo al mittente". Lo afferma la deputata Simona Bonafè, capogruppo in commissione Affari Costituzionali e vicepresidente vicaria del Gruppo Pd.
"Dopo le dimissioni nel governo – prosegue l’esponente dem - dopo il regolamento dei conti interno a Fratelli d'Italia, dopo aver dato la priorità alla legge elettorale, quando cominceranno ad affrontare i problemi veri del paese? Il caro carburanti è tornato sopra i due euro nonostante il decreto del governo, il potere d'acquisto delle famiglie si erode, le imprese sono in difficoltà, la sanità non funziona come dovrebbe".
"Se neanche quel risultato referendario ha consentito al governo una riflessione profonda sul suo operato, che cosa serve – conclude Bonafè - per svegliare la Presidente del Consiglio rispetto alle urgenze del Paese? L'agenda di questo governo non corrisponde alle esigenze reali dei cittadini".
“Apprendiamo con attenzione la notizia del caso di infezione da virus influenzale aviario A(H9N2) registrato in Lombardia, primo episodio umano rilevato nel nostro Paese. Le informazioni disponibili indicano che si tratta di un caso isolato e a bassa patogenicità, ma è fondamentale non abbassare la guardia. Episodi come questo confermano quanto sia strategico investire nella prevenzione e nella sorveglianza epidemiologica, rafforzando il coordinamento tra autorità sanitarie e comunità scientifica. È necessario proseguire lungo un approccio integrato che metta in relazione salute umana, animale e ambientale. Abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere al Governo di chiarire la situazione e garantire il massimo livello di monitoraggio. La tutela della salute pubblica deve restare una priorità assoluta, soprattutto di fronte a fenomeni in evoluzione come quelli zoonotici”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato Pd e vicepresidente della commissione di inchiesta sul COVID, primo firmatario di un’interrogazione al governo sull’aviaria, insieme ai colleghi Braga, Malavasi, Roggiani, Forattini, Peluffo e Guerini.
15 milioni di No hanno aperto una vera e propria crisi politica nel governo e non possono bastare le dimissioni imposte da Meloni per chiuderla. La preoccupazione del governo di fronte a un paese che non cresce, come dice oggi anche l’Ocse, non può essere sopravvivere.
Il Pd chiede risposte urgenti ai problemi veri dei cittadini: sanità, lavoro, costo del carrello della spesa.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Il parere favorevole della commissione Ambiente al DL 19/2026 è un atto di cinismo istituzionale. In un colpo solo si avvelenano i campi, si blindano bonifiche opache, si zittiscono i Sindaci e si affossa l'economia circolare. Non è semplificazione, è Far West normativo”.
Così la deputata e i deputati democratici, Francesca Viggiano, Marco Simiani e Augusto Curti, commentando il via libera della commissione Ambiente a un pacchetto di norme che “rappresenta il più grave arretramento ambientale degli ultimi decenni: dietro la maschera dell'efficienza per il Pnrr, si nasconde un'operazione di smantellamento dei presidi di sicurezza che tutelano i cittadini e il territorio. Il decreto compie un artificio giuridico pericoloso: le soglie di contaminazione per i terreni agricoli non dipenderanno più dall'uso reale del suolo, ma da un timbro sulla carta urbanistica”.
Secondo i deputati democratici “ci troviamo davanti a una follia che ignora sentenze del Consiglio di Stato e del Tar. Un terreno coltivato, se non formalmente registrato come agricolo, potrà contenere veleni oltre i limiti di sicurezza: stanno mettendo a rischio la filiera alimentare italiana”.
Con la modifica all'Art. 242 del Codice dell'Ambiente, i permessi per le bonifiche diventano “assegni in bianco”. Una volta ottenuti, restano validi per anni senza monitoraggi automatici o obblighi di revisione, nonostante i veleni nel sottosuolo si muovano e cambino.
Viggiano, Simiani e Curti sostengono che “la maggioranza ha scelto il silenzio-assenso sulla sicurezza dei siti inquinati. Così si cristallizzano autorizzazioni che diventano inadeguate nel tempo. Il comma 3 è il colpo di grazia alla prevenzione sanitaria locale. Esentare le industrie con autorizzazione ambientale dalla classificazione di ‘insalubri’ significa togliere ai Sindaci il potere di imporre distanze minime o misure di tutela per la popolazione. L’Aia certifica la tecnologia, non la salute delle persone. Confondere i due piani è un errore tecnico grossolano o, peggio, un favore consapevole alle grandi lobby industriali. Il sindaco - concludono - massima autorità sanitaria locale, viene ridotto a uno spettatore muto mentre le fabbriche operano a ridosso delle case”.
Niente, quattordici milioni di NO e come se non fosse successo niente. Oggi la maggioranza ancora stonata dalla clamorosa sconfitta al referendum, forza la mano e impone l’esame della legge elettorale.
Ignorano le priorità del paese che sono state cause della loro debacle: dal caro benzina alle folli guerre di Trump, dai salari più bassi d’Europa alle liste d’attesa nella sanità che si allungano ogni giorno: fischiettano come i pappagallini del giardino nel video della Meloni.
La ragione richiederebbe prudenza, l’arroganza li porta a forzature. Non gli consentiremo di stravolgere le regole del gioco senza consenso parlamentare e solo per farsi una legge “su misura”.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Siamo molto soddisfatti del risultato. Ora vogliamo sconfiggere Meloni alle elezioni. Il voto ha dimostrato sia nella partecipazione che nel risultato che i cittadini hanno a cuore la Costituzione, soprattutto i più giovani. Noi continueremo a sfidare il governo sui temi che toccano la vita quotidiana delle persone: sanità, lavoro, la scuola”.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, a Rainews 24.
“Il Partito Democratico è sempre stato compatto nei passaggi parlamentari sulla riforma e i nostri militanti si sono mobilitati con determinazione per raggiungere questo risultato sul cui esito ha pesato anche il contesto internazionale: Trump non spaventa solo per le guerre, per le scelte scellerate che influenzano la nostra economia, ma come modello di potere senza limiti. Un modello a cui guarda una parte della destra, da Meloni a Salvini, fino al sostegno a Orban. E i cittadini lo hanno capito” ha aggiunto Braga.
“La scelta della Segretaria Elly Schlein e del PD di fare della campagna una battaglia convinta a sostegno della Costituzione ha intercettato un sentimento profondo del Paese. Oggi il Partito Democratico è più forte ed è caricato di una responsabilità ancora maggiore. Per questo è una buona notizia che anche Conte si sia espresso positivamente sulle primarie: ora bisogna lavorare alle modalità e consolidare il lavoro fatto in Parlamento e fuori. C’è un patrimonio politico e umano che vogliamo portare al tavolo della coalizione, per rispondere alla domanda di partecipazione e di alternativa che c’è nel Paese” ha concluso la Capogruppo Pd.
“Ha vinto la forza della Costituzione. Ogni volta che provano a toccarla, perdono. Milioni di cittadini hanno detto un NO netto alla volontà di sottomettere la Magistratura al potere del Governo. Se passavano ora, avrebbero preso tutto. Ora dobbiamo costruire l’alternativa. Perché questo è stato anche un No alla guerra, un No all’affossamento del Salario Minimo, un No al definanziamento di sanità e scuola. Continueremo testardamente unitari come ha detto Elly Schlein a unire e rinnovare il campo progressista”.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Martedi 24 marzo ore 14.30 l’on. Eleonora Evi presenterà la Proposta di Legge "Delega al Governo per l'istituzione di codici ATECO specifici, linee guida nazionali sulle pensioni feline e istituzione di un Ente Nazionale di Certificazione nel settore felino". Si tratta della prima proposta di legge per una disciplina organica nazionale dedicata ai servizi professionali rivolti ai gatti domestici.
L'Italia conta oggi oltre undici milioni di famiglie proprietarie di un gatto. Un mercato in costante espansione che include pensioni feline, servizi di cat sitting, consulenza comportamentale e day care e che si è sviluppato in assenza di qualsiasi quadro normativo di riferimento, generando incertezze burocratiche, fiscali e sanitarie tanto per gli operatori quanto per gli utenti.
La proposta di legge intende colmare questo vuoto attraverso tre strumenti di intervento coordinati, sui quali i proponenti illustreranno contenuti, motivazioni e prospettive di sviluppo nel corso della conferenza.
Alla conferenza parteciperanno Massimo Persichino Founder de “Il Condomicio” e ASS.N.O.F Associazione Nazionale Operatori Felini.
“Il decreto carburanti approvato dal Governo è l’ennesimo intervento emergenziale che non affronta le cause strutturali del caro energia e si limita a produrre un effetto annuncio di brevissimo periodo.
Siamo di fronte al quarto decreto d’urgenza in materia energetica in questa legislatura, con un’impostazione identica ai provvedimenti già adottati nel 2023: stesse misure, stessi strumenti, stessi limiti. Cambia il contesto, ma non cambia l’incapacità del Governo di costruire una strategia credibile. La verità è semplice: questo decreto non risolve nulla.
La riduzione delle accise, che rappresenta il cuore del provvedimento, dura appena 20 giorni. Non è una misura per sostenere famiglie e imprese, ma un intervento pensato per costruire un titolo di giornale. Nessuno pianifica i consumi su un orizzonte così breve: il beneficio è temporaneo, incerto e dipende interamente dalla reale trasmissione dei prezzi alla pompa.
Ancora più grave è la totale assenza di misure strutturali, come la formazione dei prezzi o la struttura delle accise nel lungo periodo.
Sul fronte della trasparenza, il Governo ripropone norme già introdotte nel 2023 e già dimostratesi inefficaci, senza aver mai fornito al Parlamento una valutazione dei risultati ottenuti. È un fatto politicamente grave: si replicano strumenti falliti senza alcuna rendicontazione. Per questo chiediamo che il Governo presenti un report sull’applicazione del DL 5/2023 come condizione per una valutazione consapevole del nuovo provvedimento”. Così in una nota Vinicio Peluffo, vicepresidente Pd della commissione Attività produttive della Camera.
"È gravissimo che il governo Meloni, per finanziare appena tre settimane di sconti sui carburanti, scelga di colpire ancora una volta la sanità pubblica sottraendo oltre 86 milioni di euro al fondo del Ministero della Salute. Questa operazione dimostra che per la destra il diritto alla cura è solo un bancomat da svuotare per coprire misure spot: togliere risorse strutturali ai malati e al personale medico per un sollievo fiscale minimo di pochi giorni è una scelta politica cinica e miope che non faremo passare sotto silenzio."
Così Ilenia Malavasi, Capogruppo PD in Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati.