“Il ministro Salvini invece di assumersi le sue responsabilità sui disservizi nei trasporti pubblici preferisce occuparsi del reato di tortura, proponendo di rivederlo e circoscriverlo. Un’uscita grave, inaccettabile, che getta un’ombra inquietante sulla volontà della destra di depotenziare una norma di civiltà, introdotta per tutelare la dignità delle persone nei luoghi di detenzione.”
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia, commentando le parole del vicepremier al convegno della Lega sul sistema penitenziario.
“Il reato di tortura è stato introdotto dopo anni di pressioni internazionali e non è un attacco alle forze dell’ordine, ma uno strumento per isolare chi, tradendo il proprio ruolo, compie abusi – prosegue la deputata Pd -. La grande maggioranza degli agenti penitenziari lavora ogni giorno con serietà e fatica, ma la tutela dei diritti umani non è negoziabile e non può essere sacrificata sull’altare della propaganda. Se davvero Salvini vuole occuparsi della sicurezza dei cittadini – conclude Di Biase - cominci a far funzionare i treni, invece di cercare titoli sui giornali a scapito dello Stato di diritto.”
“Il governo Meloni arriva al Consiglio Europeo in una condizione di marginalità evidente. Mentre Francia, Germania e Regno Unito lavorano da tempo in modo coordinato per costruire una voce europea autorevole sullo scenario internazionale, a partire dalle crisi in Medio Oriente, l’Italia appare isolata e priva di una strategia. È una debolezza che non danneggia solo il governo, ma l’interesse dell’intero Paese”. Così il deputato dem Gianni Cuperlo.
“La presidente Meloni – prosegue l’esponente Pd - si difende dicendo che quel formato a tre esiste da vent’anni, ma questo non è un buon motivo per restare passivi. È urgente colmare il vuoto di credibilità e autorevolezza della nostra diplomazia. In merito al rapporto con gli Stati Uniti, preciso che parliamo di un alleato storico, che ha contribuito alla nostra liberazione. Ma l’amicizia vera si misura nella capacità di dire con franchezza quando l’alleato sbaglia. E oggi, le scelte dell’amministrazione Trump rischiano di incendiare il quadro globale. Prometteva pace in 48 ore, ma stiamo assistendo all’esatto contrario”.
“L’uso dello slogan ‘Si vis pacem, para bellum’ – conclude Cuperlo - va bene al liceo classico in tempo di esami, ma usato fuori contesto rappresenta una forzatura culturale. L’Unione Europea è nata per garantire pace dopo i drammi del Novecento, non per militarizzarsi. Serve un investimento politico e diplomatico nella pacificazione del continente, dove da tre anni l’Ucraina subisce un’aggressione che ha già provocato oltre 600 mila vittime. Il Partito Democratico chiede il riconoscimento dello Stato palestinese, il cessate il fuoco immediato, la liberazione incondizionata degli ostaggi e l’apertura di corridoi umanitari. Quella carneficina è un’offesa alla civiltà.
Necessaria chiarezza sul ruolo del governo.
Nel corso della seduta odierna della commissione Finanze della Camera, il deputato del Gruppo del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, Bruno Tabacci, è intervenuto in replica alla risposta fornita dal sottosegretario Freni in merito all'interrogazione a risposta immediata presentata dai deputati dem Serracchiani, Merola, Pagano, Stefanazzi e lo stesso Tabacci, primo firmatario, sulla cessione del 15 per cento di Monte dei Paschi di Siena da parte del MEF, avvenuta nel novembre 2024 tramite procedura accelerata (ABB). Tabacci ha espresso apprezzamento per la disponibilità del rappresentante del governo, ma ha evidenziato gravi perplessità sulle modalità e sugli effetti dell’operazione: “Questa cessione si discosta in maniera evidente dalle precedenti, portando a una concentrazione della quota venduta in mano a soli quattro soggetti – tra cui Caltagirone, Delfin e Banco BPM – con elementi che suggeriscono un’azione concertata. Tali azioni andrebbero dichiarate, pena un rischio di manipolazione del mercato”.
L’esponente Pd-Idp ha quindi sollevato interrogativi sul possibile conflitto di interessi nella scelta di Banca Akros – controllata da Banco BPM – come intermediario unico italiano, incaricato dal MEF per il collocamento: “L’incarico è avvenuto nel rispetto della direttiva del 2020, ma l’intreccio tra ruoli pubblici e soggetti acquirenti, unito all’esclusione di altri operatori interessati come Unicredit, impone una riflessione seria sulla trasparenza e sull'equità della procedura”, e ha poi ricordato come la Commissione Europea e la Procura della Repubblica di Milano stiano già esaminando l'operazione, sottolineando la delicatezza istituzionale e politica della vicenda: “Siamo di fronte a una questione che non può essere ridotta a un’ordinaria operazione di mercato. La concentrazione delle quote e i tempi dell’operazione evocano scenari che ci riportano a stagioni buie della finanza italiana, come quella dei ‘furbetti del quartierino’”.
Tabacci ha infine richiamato il governo al rispetto delle regole del mercato e dell’autonomia delle autorità di vigilanza: “Se il mercato diventa succube dell’esecutivo, la democrazia rischia un danno irreparabile. Serve vigilanza, serve indipendenza, serve trasparenza”.
Governo tuteli settore strategico Paese
“Siamo fortemente preoccupati per il futuro dello stabilimento Leonardo di Pomigliano d’Arco e, più in generale, per tutti i siti del gruppo presenti in Campania. Lo sciopero di oggi è un segnale chiaro e inequivocabile: le lavoratrici e i lavoratori esprimono una profonda apprensione per l’assenza di una reale prospettiva di sviluppo industriale sul territorio. Le voci sempre più insistenti su possibili partnership e joint venture – anche con fondi sovrani stranieri – impongono un’immediata chiarezza. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione al Governo: vogliamo sapere quali siano le reali intenzioni dell’esecutivo e di Leonardo riguardo al futuro degli stabilimenti campani. Per noi la priorità è una sola: tutelare il know-how industriale in un settore strategico per il Paese e salvaguardare ogni singolo posto di lavoro. Su questo terreno non siamo disposti a fare alcun passo indietro”.
Lo dichiarano il deputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico, Marco Sarracino, e il deputato e capogruppo in commissione Lavoro, Arturo Scotto.
"Il governo Meloni vuole riaprire le centrali nucleari ma non riesce nemmeno a gestire in maniera seria ed efficace la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi presenti attualmente nel nostro Paese. Sul deposito unico siamo tornati al punto di partenza e il ministro Pichetto Fratin in audizione oggi alla Camera continua ad alimentare l’incertezza sullo smaltimento delle scorie nucleari dopo un imbarazzante avanti e indietro che ha fatto perdere tre anni di tempo e che sta creando solo problemi.
Sulle politiche energetiche in generale e sul nucleare in particolare non c’è nessuna programmazione seria, mentre viene boicottato il rilancio delle rinnovabili. Ancora oggi non sappiamo quale sia davvero il piano del governo e i risultati sono purtroppo evidenti: costi insostenibili e in aumento per famiglie ed imprese ed extraprofitti solo per i grandi colossi del settore”.
Così in una nota congiunta la presidente del Gruppo Pd della Camera Chiara Braga e i deputati Pd in Commissione Ambiente ed Attività Produttive di Montecitorio Simiani, Pandolfo, Curti, Evi, Ferrari, De Micheli, Di Sanzo, Gnassi e Peluffo.
"Celebriamo domani gli 80 anni dall'approvazione della Carta dell'Onu, anniversario che cade in uno dei momenti più bui e critici, in cui il diritto internazionale, in più circostanze, è stato violato per lasciare il posto all'uso della forza, alla sopraffazione, alle armi e allo spregio delle istituzioni multilaterali, dall’Onu alla Corte penale internazionale". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"I principi fondamentali del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale sono stati calpestati in Ucraina come anche a Gaza dove l’esercito israeliano ha bombardato indiscriminatamente abitazioni, scuole, ospedali, ambulanze, uffici dell’Onu e di ONG, uccidendo migliaia di civili - denuncia la deputata dem -. Abbiamo assistito al tentativo di normalizzare l'attacco di Israele all'Iran che viola ogni legge internazionale perché la legittima difesa preventiva non esiste".
"Mentre si condanna, giustamente, la Russia per i crimini commessi, non si fa altrettanto quando è Israele a violare la sovranità di altri paesi con le bombe, come ha fatto a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Siria, in Yemen e, infine, anche in Iran - aggiunge -. Il doppio standard minaccia la tenuta del diritto internazionale e degli strumenti che permettono di risolvere le controversie tra Stati con metodi diplomatici e pacifici. Si spalanca la porta alla guerra. Così come non reagire di fronte agli attacchi che taluni rivolgono all’Onu e alle sue emanazioni si traduce in complicità nello sfaldamento dell’intero sistema".
"La Carta dell'Onu, nata dopo la Seconda Guerra Mondiale, mette le basi del sistema multilaterale che, con tutti i suoi limiti, è stato per decenni garanzia di giustizia dando alla comunità internazionale gli strumenti per incontrarsi e trovare le mediazioni giuste. Ora quelle regole vengono calpestate lasciando spazio solo alle armi, alle guerre, alla legge del più forte. E a farne le spese sono i popoli, che perdono le loro tutele, le possibilità di sviluppo e non ultima la pace" conclude Boldrini.
“Con la pdl sulla sanità avremmo voluto discutere dei problemi demografici legati all'allungamento dell'età delle persone e del fatto che tra 25 anni, 2 italiani su 5 avranno oltre 65 anni e saranno affetti almeno da una patologia cronica. Avremmo discusso della continuità assistenziale dove i progressi restano troppo timidi, della carenza del personale sanitario e delle diseguaglianze territoriali, sapendo che in Italia 5 Regioni non hanno un solo posto letto di neuropsichiatria infantile. Ma la maggioranza ci risponde con la solita frase trita: non ci sono le risorse e cancella qualunque dibattito. Le risorse vanno impegnate per la sanità non per i centri in Albania o per la propaganda e l'ideologia del governo”. Lo dice il deputato Paolo Ciani, Vicepresidente del Gruppo Pd-Idp, intervenendo sulla pdl per il rifinanziamento e la riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.
“La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti”, continua Ciani citando l'art. 32 della Costituzione. “Tina Anselmi, che nel 1978 firmò la legge che istituiva il SSN, sintetizzò il nuovo sistema come basato sulla globalità delle prestazioni, l'universalità dei destinatari, l'eguaglianza dei trattamenti, il rispetto della libertà e della dignità della persona. Trascorsi 47 anni e dopo una pandemia dimenticata con troppa fretta, dispiace che non si possa discutere di una pdl sulla sanità ma che l'intento della maggioranza sia solo quello di sopprimere”, conclude Ciani.
“Nell’interesse di chi il Governo Meloni ha lasciato inascoltato l’appello che abbiamo rivolto in Aula - uniti come opposizione - per modificare l’articolo 25 sul copyright visto che gli emendamenti erano stati presentati anche dalla maggioranza sia al Senato che alla Camera? A maggior ragione, considerando che proprio ieri era in discussione una risoluzione del Presidente Mollicone che chiede maggiori tutele sul diritto d’autore anche con la previsione di un consenso esplicito e preventivo e una licenza di sfruttamento per le opere tutelate”. Lo dichiara Andrea Casu, relatore di minoranza e deputato Pd dopo la bocciatura degli emendamenti sul Ddl IA.
“Il provvedimento sull’intelligenza artificiale - sottolinea il parlamentare dem - poteva indicare un posizionamento chiaro per tutelare realmente artisti, creativi, lavoratori e utenti, ma si è rivelato invece un testo debole, pieno di buone intenzioni ma privo di vincoli effettivi che possano fermare il saccheggio del patrimonio culturale italiano”. “La richiesta del Governo di riformulare perfino l’ordine del giorno che abbiamo presentato con l’indicazione 'a valutare l'opportunità di assicurare nella delega' conferma che su questo punto cruciale il Governo Meloni non ha ancora deciso da che parte stare: se difendere l’interesse nazionale o piegarsi supinamente agli interessi delle nuove oligarchie che, nel mondo dell’intelligenza artificiale, si stanno facendo largo”, conclude Casu.
“Il governo aveva illuso il Paese: l’Italia, dicevano, avrebbe avuto voce in capitolo sui dazi USA. Oggi Giorgetti ammette che non si punta al miglior risultato, ma ci si accontenta: “Meglio un compromesso dell’incertezza”, dice il ministro dell’economia. Ma la verità è un’altra: sui dazi commerciali la competenza è esclusiva dell’Unione Europea, non dei singoli Stati. L’Italia non tratta con Washington, lo fa Bruxelles. Eppure il governo ha preferito vendere propaganda, fingendo di contare qualcosa dove non può nemmeno sedersi al tavolo. Ora, con Trump che attacca apertamente l’Europa, il governo Meloni si piega. Accetta condizioni al ribasso, senza nemmeno provare a difendere le imprese italiane. È il solito copione: retorica sovranista in patria, subalternità totale all’estero e il costo ricadrà sui cittadini che vedranno lievitare i prezzi e comprimere il potere d’acquisto” così il capogruppo democratico in commissione bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.
Il governo Meloni isola l’Italia.
“Il governo Meloni ha dimostrato finora un’assoluta mancanza di chiarezza e determinazione nella politica estera, non all’altezza della tradizione diplomatica dell’Italia. La subalternità della premier al presidente americano Trump ha condotto il nostro Paese all’irrilevanza internazionale e all’isolamento in Europa”. Così il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche dell’Unione Europea, alla vigilia del Consiglio Europeo.
“In Aula – prosegue l’esponente dem – la Presidente del Consiglio si è limitata a un elenco sterile delle crisi in atto nel mondo, senza assumere una posizione politica, senza indicare responsabilità, né avanzare proposte concrete. Nulla sulle gravi violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza, nulla sulla crisi delle istituzioni multilaterali sotto attacco proprio da parte dell’amministrazione Trump. È questo silenzio che contestiamo con forza. Non si difende la pace preparando la guerra come ha dichiarato Giorgia Meloni. L’aumento delle spese militari senza copertura, a discapito del welfare e dei servizi ai cittadini, è una strada sbagliata e pericolosa. La pace si difende rafforzando l’Europa, rilanciandone il ruolo diplomatico e politico”.
“Il Partito Democratico – conclude De Luca – chiede con forza la costruzione di una vera difesa europea, con investimenti comuni, interoperabilità e coordinamento tra Stati membri. Solo così potremo dare corpo a un’autentica autonomia strategica, rafforzare il pilastro sociale europeo e consolidare l’Unione come attore internazionale credibile. Serve un’Europa protagonista, non un’Italia allineata in silenzio a una visione sovranista e regressiva della politica globale”.
“Un cittadino italiano, ligure ma residente in Sardegna, non vede suo figlio da sei mesi. Una sentenza definitiva della Corte d’Appello di Cagliari, che ha affidato al padre il minore Daniel Arcuri Rivas, viene ignorata in Spagna. Si tratta di una violazione gravissima del diritto dell’Unione, che chiama in causa la responsabilità politica del Governo italiano e la tenuta stessa del progetto europeo.”
Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Silvio Lai (eletto in Sardegna), Alberto Pandolfo e Luca Pastorino (entrambi liguri come il padre del minore), che hanno presentato un’interrogazione parlamentare urgente e sottoscritto una lettera indirizzata alla Commissione europea.
“Non è solo un drammatico caso familiare – spiegano i parlamentari – ma una vicenda che mette in discussione il principio del mutuo riconoscimento delle sentenze tra Stati membri, sancito dal Regolamento (UE) 2019/1111. La giustizia italiana si è espressa chiaramente: affidamento esclusivo al padre, diritto di visita ristretto alla madre. Tuttavia, da dicembre 2024 il minore è trattenuto in Spagna in aperta violazione della sentenza.”
Nell’interrogazione, Lai, Pandolfo e Pastorino chiedono al Governo:
• di attivarsi formalmente presso la Commissione europea per denunciare l’inadempimento della Spagna;
• di garantire piena assistenza consolare e diplomatica al padre;
• di promuovere un coordinamento tra autorità giudiziarie per superare lo stallo internazionale.
“In parallelo – aggiungono – abbiamo trasmesso alla Direzione Generale Giustizia della Commissione europea una lettera per chiedere di valutare l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti della Spagna, affinché venga tutelato il diritto europeo e quello del minore.”
“Un padre ligure, che vive a Carloforte, si vede privato del proprio figlio senza che una sentenza italiana venga fatta rispettare. Se l’Europa non è in grado di garantire la cooperazione giudiziaria su un tema così delicato, come può pretendere fiducia dai suoi cittadini? Qui – concludono – non si chiede un favore: si chiede il rispetto delle norme europee, della legge e dei diritti fondamentali della persona.”
“Di fronte alla prospettiva di dazi al 10 per cento sull’export agroalimentare verso gli Stati Uniti, il governo Meloni mostra ancora una volta improvvisazione e sudditanza politica. È incredibile che si possa accettare una misura così penalizzante senza un confronto chiaro né con il Parlamento, né con le organizzazioni di categoria. Un settore strategico come quello agroalimentare merita ben altra attenzione”. Lo dichiara la deputata Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura.
“I dazi – prosegue l’esponente dem – rappresentano una vera e propria sciagura per un comparto che vale circa otto miliardi di euro e che è già duramente provato dai cambiamenti climatici, dalle epidemie e dalla necessaria transizione ecologica. Non si può aggiungere ulteriore incertezza e penalizzazioni a un settore che è un pilastro dell’economia italiana. Dove è finita la Meloni che in Aula si professava leader riconosciuta a livello mondiale? L’impressione è che oggi si limiti a fare da pontiere verso Trump, piegandosi a un’impostazione che danneggia l’Italia”.
“Chiediamo un cambio di rotta, basta propaganda. Servono politiche serie, di lungo respiro, e soprattutto un confronto reale soprattutto con chi ogni giorno lavora la terra e produce valore. Gli agricoltori devono essere messi in condizione di affrontare le sfide future, e il tema dei dazi si inserisce in un contesto già complesso. In gioco c’è il reddito degli agricoltori – conclude Forattini – e la sostenibilità di un intero comparto. Il governo torni sui suoi passi prima che sia troppo tardi”.
Apprendo con estrema preoccupazione che il 9 maggio scorso alcune persone di nazionalità egiziana, trattenute nel CPR di Gjadër in Albania, sarebbero state rimpatriate direttamente da Tirana al Cairo, senza mai transitare dall’Italia. Un’operazione che, se confermata, rappresenterebbe non solo un grave precedente, ma una vera e propria violazione della Direttiva europea in materia di rimpatrio, delle garanzie procedurali, del diritto a un ricorso effettivo e del principio di non-refoulement.
Ho immediatamente depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Ministro dell’Interno su quale base giuridica sia stato disposto questo rimpatrio forzato, avvenuto da uno Stato extra-UE come l’Albania, con modalità che sembrano più simili a una consegna arbitraria che a un’operazione condotta nel rispetto del diritto. La domanda è semplice: sotto quale giurisdizione si trovavano quelle persone, quando sono state accompagnate in aeroporto per essere rimpatriate coattivamente?
Non è la prima volta che denunciamo le gravi criticità dell’accordo Italia-Albania, ma stavolta siamo davanti a un salto di livello che conferma come l'intera operazione propagandistica del Governo Meloni si muova continuamente in una zona grigia giuridica e politica, dove il diritto sembra sospeso e il controllo democratico azzerato. E intanto continuano a fioccare centinaia di milioni di euro di denaro pubblico per finanziare un’operazione fallimentare, inefficace e potenzialmente illegittima sotto diversi punti di vista. Serve trasparenza, serve responsabilità politica e serve subito uno stop a queste derive. Il Parlamento e l'opinione pubblica non possono essere tenuti all’oscuro da rimpatri coatti effettuati in sordina. Il Governo deve rispondere, e deve farlo ora.
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
“Dobbiamo tutti essere consapevoli che senza risorse non si fa nulla. L’approccio della maggioranza e del governo a questo provvedimento credo che sia un vero e proprio insulto al lavoro del parlamento. Non si può pensare di affrontare quanto emerso dopo il Covid solo pensando di attingere ai fondi del PNRR. Se gli investimenti non sono accompagnati da un cambio di paradigma non andiamo da nessuna parte. Servono investimenti in innovazione tecnologica ma anche in prevenzione. Occorre ricostruire una medicina di prossimità che dia risposte alle tante criticità che ogni giorno i cittadini denunciano, al problema delle liste d’attesa, al numero crescente di persone che rinunciano alle cure, alla carenza di personale in alcuni settori strategici. Tutti questi problemi devono farci necessariamente riflettere che un cambio di paradigma è necessario partendo dal tema delle risorse.
C’è un dialogo europeo aperto sulla destinazione dei fondi destinati alla prevenzione, ma sicuramente va rafforzato e approfondito.
C’è la necessità di capire come possiamo reggere nella frammentazione dei 21 modelli territoriali rispetto a una necessità sempre più centrale, dove la dimensione stesso dello Stato rischia di essere poca cosa rispetto alla programmazione.
Occorre investire su scienza e ricerca per creare farmaci innovativi che possano curare patologie che prima portavano alla morte mentre ora le aspettative di vita si possono allungare grazie proprio a questi farmaci innovativi. Ma senza investimenti e senza risorse tutto questo non è possibile. Mi auguro che ci sia un sussulto d’orgoglio da parte del parlamento per dire no ad un modo di lavorare così sbagliato”. Lo ha detto in aula Gian Antonio girelli Deputato Pd e vicepresidente della commissione parlamentare di inchiesta sul Covid, intervenuto sull’articolo 1 della pdl sul funzionamento del servizio sanitario nazionale.
“La lettera recapitata a Sigfrido Ranucci ha il tono di un’intimidazione e rappresenta un atto grave nei confronti di chi fa giornalismo d’inchiesta nel servizio pubblico. Porteremo questo ennesimo episodio in Commissione di Vigilanza, dove chiederemo all’azienda un chiarimento formale” così i componenti democratici della commissione di vigilanza Rai commentano il contenuto della lettera firmata dall’amministratore delegato dell’azienda, Giampaolo Rossi e il direttore delle risorse umane di via Mazzini. “Anche questo intervento - sottolineano i democratici - si inserisce nel clima di pressione che da tempo colpisce diverse trasmissioni di approfondimento della Rai. Un segnale preoccupante, soprattutto a poche settimane dall’entrata in vigore del Media Freedom Act, che impone all’Italia di garantire un servizio pubblico radiotelevisivo indipendente dalla politica. Serve un cambio di rotta: il pluralismo e la libertà d’informazione vanno difesi con determinazione”.