“La proposta di nomina del nuovo Presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese appare gravemente viziata: da quanto apprendiamo non risulta pubblicato alcun avviso pubblico, come invece richiesto dalla legge nazionale, e la carica è già legittimamente ricoperta dal dott. Giuseppe Priore, reintegrato dal Consiglio di Stato con sentenza definitiva. Alla luce di questi fatti, è indispensabile sospendere immediatamente l’iter in corso e attivare ogni approfondimento necessario, coinvolgendo l’Avvocatura della Camera e il Ministro dell’Ambiente. La legalità non si aggira: si rispetta” così il capogruppo democratico nella commissione Ambiente della Camera, Marco Simiani.
"In un momento in cui nella Striscia di Gaza continua a consumarsi una tragedia umanitaria senza precedenti, con centinaia di sportivi palestinesi uccisi, impianti distrutti e un’intera popolazione privata di diritti e dignità, appare inaccettabile che si continui a fare finta di nulla, come se lo sport potesse essere estraneo alla realtà". Lo dichiara il deputato democratico, responsabile nazionale sporto del Partito Democratico, Mauro Berruto.
"Non compete certo all’Italia decidere se Israele debba o meno essere sospesa dalle competizioni internazionali, ma chiediamo con forza che questa decisione venga presa quanto prima dagli organismi competenti. La FIFA e il CIO hanno già sospeso altri Paesi in passato: non solo, recentemente, la Russia, ma per esempio il Sudafrica dell’apartheid che non poté partecipare ai Giochi Olimpici per 24 anni. Far finta che questa situazione non esista per Israele significa applicare un doppio standard ipocrita e inaccettabile", prosegue Berruto.
"In questo quadro, la partita tra Italia e Israele prevista a Udine non dovrebbe proprio svolgersi. È una scelta sbagliata, stonata, che ignora il contesto e manda un segnale pericoloso: quello dell’indifferenza. Ma se si dovesse comunque giocare, ci chiediamo almeno quale gesto simbolico deciderà di compiere la nostra Nazionale per non voltarsi dall’altra parte. Saremo in grado, almeno, per non rimanere in silenzio di fronte a un orrore che ha già colpito duramente anche lo sport palestinese, azzerando una generazione intera, di fare un gesto simile alle “magliette rosse” indossate dai nostri tennisti nella finale di Coppa Davis 1976 nel Cile di Pinochet?”, conclude Berruto.
“Ancora una volta il Governo predica tutela dei diritti ma resta immobile quando si tratta di agire davvero. Il provvedimento sull’intelligenza artificiale era un’occasione per mettere regole chiare contro lo sfruttamento selvaggio delle opere creative, e invece è stato ridotto a un elenco di buoni propositi senza alcun impatto concreto.” Lo dichiara Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico. “È inaccettabile che il governo resti alla finestra mentre le multinazionali continuano a fare profitti milionari saccheggiando contenuti protetti, spesso all’insaputa degli autori. L’intelligenza artificiale è il terreno su cui si gioca una battaglia politica, non tecnica: una battaglia tra chi ha il potere di sfruttare e chi rivendica il rispetto dei propri diritti. Ma questo Governo ha già fatto la sua scelta, e non è dalla parte dei lavoratori e delle professioni culturali.” “Finché non ci saranno regole vincolanti e strumenti reali di tutela – conclude Orfini – continueremo a denunciare con forza un vuoto normativo che favorisce l’abuso e l’impunità, nel silenzio complice del Governo e del partito della presidente Meloni.”
Il deputato democratico Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti e relatore di minoranza sul provvedimento sull’intelligenza artificiale in discussione alla Camera ha letto nell’aula di Montecitorio l’appello, scritto dall’intelligenza artificiale, per “fermare l’immane saccheggio di materiale tutelato che stanno effettuando sistematicamente i fornitori di modelli e sistemi di ai in palese violazione della normativa europea e nazionale in materia di diritto d’autore”.
Ecco l’appello letto da Casu: “APPELLO PER LA DIFESA DEL DIRITTO D’AUTORE NELL’ERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Chiediamo al Governo italiano di agire con urgenza per fermare il sistematico saccheggio di opere protette da parte dei fornitori di intelligenza artificiale. Migliaia di libri, articoli, immagini, musiche e opere creative sono stati utilizzati per addestrare modelli senza il consenso degli autori, in violazione delle normative italiane ed europee sul diritto d’autore. Questo abuso mina le basi della nostra cultura, danneggia il lavoro di milioni di creativi e mette a rischio l’intero ecosistema editoriale, artistico e professionale. Chiediamo: che siano applicate sanzioni chiare e tempestive contro chi viola i diritti d’autore; che venga imposto l’obbligo di trasparenza sui dataset utilizzati per addestrare i modelli IA; che il principio del consenso esplicito degli autori diventi irrinunciabile in ogni fase dell’uso delle loro opere. L’Italia difenda la dignità del lavoro culturale. L’intelligenza artificiale non può crescere sull’espropriazione del sapere umano”.
“L’articolo 14 del disegno di legge in discussione è, sulla carta, uno dei più significativi: ambisce a migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione, ridurre i tempi dei procedimenti e aumentare la qualità dei servizi, in linea con quanto sancito dalla nostra Costituzione. Tuttavia, manca il coraggio e, soprattutto, mancano i mezzi per farlo davvero.” Lo ha detto il deputato Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti, in merito al ddl IA in discussione alla Camera.
“La situazione nei territori meridionali – ha sottolineato l’esponente Pd - in particolare in Campania, Sicilia e Calabria, è drammatica: quasi un terzo dei comuni è in dissesto o predissesto, e si tratta spesso dei comuni più popolosi. In certe aree metà della popolazione vive in municipi che non riescono nemmeno a garantire i servizi essenziali”.
“L’emendamento presentato a mia prima firma, respinto dalla maggioranza - ha concluso Barbagallo - mirava a rendere il testo più incisivo, ponendo al centro i procedimenti e i provvedimenti amministrativi. Ma in questo provvedimento resta un vulnus evidentissimo: la totale assenza di risorse, strumenti e nuovo personale. Il comma 4 dell’articolo 14 è chiarissimo: non è previsto neppure l’acquisto di un nuovo computer. Come si può pensare di modernizzare la pubblica amministrazione, di introdurre l’intelligenza artificiale e di migliorare i servizi senza investire nulla? È un paradosso, una vera e propria presa in giro nei confronti di amministratori e cittadini”.
“I Vigili del fuoco sono un corpo insostituibile per garantire la sicurezza nei territori: servono però risorse e misure concrete per assicurare la piena e sicura operatività degli agenti in servizio. A partire da nuove assunzioni, presenza capillare in tutto il Paese e tutela nei luoghi di lavoro”. Così in una nota congiunta i deputati Pd Simiani, Malavasi, Scotto, Vaccari, Guerra, Lacarra, Marino, Forattini, Romeo, Filippin, dopo l’incontro di oggi a roma con i sindacati di categoria Cigl, Cisl e Uil.
“Le urgenze - prosegue la nota - che ci sono state sottoposte nel corso della riunione sono ampiamente condivisibili. Negli ultimi anni le risorse per il corpo sono state ridotte e con i pensionamenti di fine anno mancheranno oltre 15mila agenti in servizio, mettendo in discussione sia i comandi provinciali, sia i distaccamenti territoriali. Serve un piano nazionale di reclutamento e la piena operatività delle sezioni distaccate, che oggi vengono invece chiuse, lasciando intere zone senza presidio: garantire tempestività di intervento significa salvare vite umane, ma servono risorse adeguate e presenza capillare sul territorio. Si tratta di una priorità. Al tempo stesso è altrettanto importante assicurare la sicurezza degli agenti in servizio, con particolare riferimento alla loro salute, facendo piena chiarezza sulla presenza di materiali nocivi, composti da pfas, nei dispositivi di protezione utilizzati quotidianamente nelle loro attività, ma anche la presenza di sostanze nocive nelle schiume antincendio utilizzate nelle operazioni di soccorso".
"A tal fine - conclude la nota - proporremo una indagine conoscitiva proprio su tutti gli aspetti correlati alla sicurezza del lavoro, che, unitamente ad aspetti retributivi e assicurativi, sono stati sottoposti alla nostra attenzione. Queste proposte saranno concretizzate nell’azione parlamentare del Partito Democratico, che ha già portato al deposito di mozioni, interrogazioni e ordini del giorno. In particolare è stato da ultimo approvato un odg che impegna il governo a chiarire la presenza di pfas in tutti i dispositivi di protezione individuale e ad estendere a tutto il territorio nazionale l'indagine statistica prevista ad oggi solo per 300 vigili del fuoco dell'Emilia Romagna. Daremo continuità al nostro impegno, senza nessun passo indietro".
“Continua il trionfalismo fuori luogo ed incomprensibile del governo. Rileviamo intanto che a causa delle numerose modifiche presentate poche settimane fa, per provare a far quadrare i conti sulla settima rata, i 18,3 miliardi ad oggi ancora non sono stati erogati dalla Commissione. Parliamo solo di 6 mesi di ritardo. Se i ritmi del confronto con l'UE saranno questi anche per l'ottava rata, probabilmente i 12,8 miliardi corrispondenti saranno versati, se tutto va bene, il prossimo anno. Insomma siamo in grave affanno. A questo aggiungiamo però il dato più drammatico che il governo dimentica sempre di ricordare, quello relativo alla spesa delle risorse finora ottenute, che supera di poco il 30%, con ritardi clamorosi in tutti gli investimenti più importanti del Piano. In questo contesto fallimentare, dal Ministro Foti ci aspetteremmo delle scuse agli italiani invece del solito disco rotto di un'autocelebrazione infondata che ormai ha stancato”. Lo ha detto Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche europee della Camera.
“Per contrastare la violenza sulle donne serve educazione, non ideologia. Da due anni a questa parte tutti i soggetti pubblici e privati, collettivi e singoli riferiscono negli incontri con la commissione parlamentare di indagine sulla violenza e il femminicidio che è necessario e urgente intervenire sulla prevenzione della violenza attraverso una nuova cultura, una sicura e strutturata formazione scolastica all’affettività e alla parità. È infatti dagli stereotipi e dalle discriminazioni di genere, dai ruoli e dal potere economico e sociale diverso tra uomini e donne, che discende la violenza, la sua accettazione, il suo mancato riconoscimento, la degenerazione nel femminicidio. Opporsi, come ha fatto la maggioranza di centrodestra oggi in commissione cultura all’abbinamento delle proposte di legge sull’educazione all’affettività e alla parità presentate da PD e M5S al disegno di legge Valditara sul consenso preventivo dei genitori rileva la miopia e l’ottusità ideologica che condiziona le forze politiche di maggioranza, alla prova dei fatti si sottraggono sempre ad un confronto effettivo e di merito sul tema importante dell’educazione alla affettività. Anche oggi si è persa una opportunità per avviare insieme un percorso condiviso su temi importanti a danno di un’autentica azione di prevenzione della violenza sulle donne” così la democratica Sara Ferrari, capogruppo in commissione bicamerale sulla violenza e il femminicidio, commenta il voto contrario della maggioranza all’abbinamento in commissione Cultura alla Camera della legge sulla parità di genere al disegno di legge Valditara.
“Il governo Meloni ha un evidente problema di liquidità. Gli esponenti del centrodestra possono raccontare quello che vogliono, ma le carte parlano chiaro e confermano quanto denunciamo da mesi: sono i Comuni, le comunità locali, le piccole imprese e i cittadini a pagare le scelte di questo esecutivo.
Lo dimostrano almeno cinque fatti concreti:
1) Il Fondo di solidarietà comunale per il 2025 non è stato versato per intero. Il ministero dell’Interno, con nota ufficiale del 12 giugno, ha ammesso che non c’erano fondi sufficienti in cassa, e ha rinviato a data da destinarsi il saldo residuo. Se davvero mancano 'solo' 71 milioni, come qualcuno tenta di minimizzare, la cosa è ancora più grave: vuol dire che neppure quelle somme irrisorie sono disponibili. 2) Il bando per i piccoli comuni, previsto dall’art. 1, comma 563, della Legge di Bilancio 2023, è bloccato da quasi un anno. La graduatoria è stata pubblicata il 4 agosto 2024, ma nessuno dei Comuni beneficiari ha ricevuto alcuna comunicazione, né tantomeno le risorse. Tra questi, numerosi piccoli Comuni sardi, oggi lasciati nell’incertezza. 3) Il definanziamento delle opere comunali già appaltate ma senza contratto firmato entro il 31 dicembre 2024 è un altro indizio evidente della necessità di rastrellare risorse a danno degli enti locali. Un’interpretazione restrittiva della delibera CIPESS sta penalizzando anche Comuni che avevano già concluso le procedure di gara. 4) A tutto ciò si aggiunge il taglio di 1,6 miliardi alle Province, che aggrava ulteriormente la condizione degli enti territoriali, con effetti negativi sui servizi locali. 5) Infine, il ridimensionamento del PNRR su asili nido e case della salute, per dirottare fondi verso le grandi aziende di Stato, completa un disegno preciso: fare cassa sacrificando i territori. Tre indizi fanno una prova. Qui siamo già a cinque".
Così il deputato dem Silvio Lai, componente della commissione Bilancio.
"A fronte di tutto questo - conclude Lai - stupisce l’atteggiamento di esponenti del centrodestra pronti a difendere a spada tratta l’operato del governo. Prima di lanciarsi in arringhe d’ufficio, dovrebbe avere l’umiltà di leggere i documenti ufficiali. Si accorgerebbero che la cassa langue, e che le promesse verso i piccoli Comuni sono rimaste senza risorse e senza risposte. Il resto sono chiacchiere. E noi non ci stiamo".
“Con l’ennesimo colpo di mano, il Governo Meloni potrebbe tornare a colpire tutto l'asse adriatico, la realizzazione dell'Alta Velocità e il progetto del Corridoio Adriatico. L'esecutivo, infatti, usa i 5 miliardi del fondo stanziato per l'Alta Velocità come bancomat per altre opere rimandando sine die la realizzazione delle infrastrutture dell'asse adriatico. L’ultima bozza del decreto ‘Economia’ prevedrebbe un ulteriore definanziamento di 150 milioni di euro per realizzare l’Alta Velocità adriatica, 'scippati' anche per il completamento della diga foranea di Genova. Una decisione inaccettabile, che segue un altra sottrazione di 600 milioni già fatta dallo stesso esecutivo negli ultimi due anni. Goccia a goccia, si tolgono i soldi e non si fa partire l'opera”. Così in una nota i deputati Pd Andrea Gnassi, Ubaldo Pagano, Claudio Stefanazzi, Augusto Curti, Luciano D'Alfonso, Ouidad Bakkali, Debora Serracchiani, Nadia Romeo e Rachele Scarpa.
“Siamo di fronte a un disegno preciso - sottolineano i deputati dem - che mina alla radice ogni possibilità di riequilibrio infrastrutturale tra le aree del Paese. Il Corridoio Adriatico continua a essere il grande escluso della rete AV/AC italiana, con conseguenze gravissime per la mobilità, lo sviluppo economico e la coesione territoriale e per milioni di persone”. “Chiediamo al Governo di ritirare immediatamente questa norma e ripristinare tutte le risorse originariamente previste per il potenziamento infrastrutturale dell’Adriatico”, concludono i deputati Pd.
"Siamo contrari all'obiettivo di portare al 5% la spesa militare, è irrealistico e dannoso. Lei non ha detto la verità, vorrebbe dire 87 miliardi di più all'anno, sarebbe la fine dello stato sociale italiano, il colpo di grazia alla sanità, alla scuola, alle pensioni. Sanchez ha dimostrato che si può dire di no". Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein nelle dichiarazioni di voto, dopo le comunicazioni della premer alla Camera.
'Non capisco perchè non dite che Trump ha sbagliato' "Noi pretendiamo una parola di chiarezza sul futuro che oggi" Meloni "ci ha negato: l'Italia non si farà trascinare nella guerra e non consentirà l'uso delle basi sul territorio nazionale. Apprezzo che abbia parlato di negoziati, ma allora non capisco perché non dite che Trump ha sbagliato". Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein nelle dichiarazioni di voto, dopo le comunicazioni della premer alla Camera.
"Lei è riuscita a fare la relazione senza nominare i responsabili, Trump e Netanyahu. Trump ha agito senza il consenso del congresso. Non possiamo prevedere la reazione dell'Iran, anche della Russia e della Cina. Le ripercussioni possono essere imprevedibili. Per fortuna che Trump, il suo amico, promise di mettere fine ai conflitti in 48 ore". Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein nelle dichiarazioni di voto, dopo le comunicazioni della premer alla Camera.
"No, cara presidente Meloni, anche se lo chiede l'amico e alleato Donald Trump non può e non deve accadere che l'Italia consenta l'uso delle basi americane sul nostro territorio. Non basta dire che finora non è stato chiesto: bisogna essere chiari sul futuro. Concedere l'uso delle basi significa sia andare contro l'art.11 della Costituzione secondo cui l'Italia ripudia la guerra come strumento per dirimere le controversie tra gli stati, e anche far perdere all'Italia la posizione di neutralità". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, commentando le parole pronunciare dalla Presidente del consiglio Meloni oggi nell'aula di Montecitorio.
"Qui c'è stata un'aggressione unilaterale di Netanyahu, a cui si è accodato Trump, contro un regime che non ci piace perché è autocratico e illiberale, ma che è uno stato sovrano e, ora, aggredito - sottolinea Boldrini-.
Permettere l'uso delle basi statunitensi coinvolgerebbe l'Italia a una scelta illegittima di Israele che viola il diritto internazionale e anche a rischi enormi".
"Al contempo non è accettabile questo annuncio ribadito dalla presidente Meloni in aula di voler riscrivere le Convenzioni internazionali e smantellare il sistema dei diritti umani - prosegue la deputata dem- Una rivendicazione fatta con orgoglio che è un'altra picconata al sistema multilaterale di cui invece oggi c'è sempre più bisogno".
"Le destre vogliono passare da un sistema basato sul diritto ad uno basato sull'uso della forza. Lo vogliono fare sul piano interno e su quello internazionale. Ma questo significa trascinarci tutti verso la barbarie. E non deve accadere" conclude Boldrini.
"Oggi l'ennesima violenza sui convogli ferroviari. E' accaduta a Genova nei confronti di un capotreno e due addetti alla sicurezza nel treno regionale diretto a Savona.
Alle persone colpite tutta la mia vicinanza e solidarietà. Ma nello stesso tempo non posso non evidenziare che la gestione del traffico ferroviario continua a sfuggire di mano al Ministro Salvini.
Non solo per il cumulo di ritardi che rende sempre piu' complicato spostarsi, ma per i continui episodi di aggressione nei confronti del personale.
Chiediamo al Ministro dei Trasporti a che punto sono le misure promesse e piu volte annunciate.
Il Ministro non può continuare ad accampare scuse o ipotesi future, ci dica se e' stato fatto abbastanza per garantire la sicurezza dei lavoratori.
È inaccettabile che a chi lavora non vengano garantite le tutele necessarie alla propria incolumità", così la vicepresidente del gruppo PD alla Camera e componente Commissione trasporti Valentina Ghio in merito all'ennesima aggressione del personale ferroviario