“Decreto Sicurezza un vero disastro. A certificarlo la Corte di Cassazione con la relazione dell'Ufficio del Massimario e del Ruolo, Servizio Penale. Cosa diranno ora Meloni e le destre Che è sempre colpa dei giudici politicizzati o che, come si dovrebbe, avvieranno una rigorosa riflessione per correggere le astruse e pericolose norme approvate? Non siamo in realtà così ottimisti poiché è ormai chiaro che le destre non vogliono governare ma comandare, su tutto e su tutti, anche annullando i poteri di equilibrio e di bilanciamento imposti dalla Costituzione. Ed allora continuano ad abusare della decretazione d'urgenza anche quando le circostante non lo consentirebbero, mettendo insieme argomenti tra loro eterogenei”.
Così il capogruppo Pd in Commissione parlamentare d’inchiesta sugli Ecoreati e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Severa - aggiunge - è la critica della Cassazione su questa metodologia ma anche nel merito sono molti i rilievi che attestano l'esuberanza legislativa del governo pronta a colpire il dissenso anche quello pacifico, ad aggravare le criticità nelle carceri, a superare il buon senso con l'allargamento dello spettro dei reati e delle pene.
Come se non bastasse il governo si inventa la misura proibizionista sulla canapa in spregio alle regole comunitarie e inventandosi una pericolosità inesistente. Mettono sul lastrico un intero comparto senza prevedere periodi transitori per consentire, attraverso sostegni economici dovuti, la riconversione delle imprese. Ed ora? Sorgeranno conflitti costituzionali e ci saranno vertenze nel Tribunali. Non se ne sentiva davvero il bisogno - conclude - ma ancora una volta in sede di governo si ragiona con la pancia e le manette anziché utilizzare testa e costituzione per rispondere agli interessi del Paese”.
"La Cassazione, in una relazione diffusa in questi giorni, boccia punto per punto lo sciagurato "decreto sicurezza" voluto dal governo e dalla maggioranza. Tutte le criticità che noi avevamo denunciato sia in commissione sia in aula, sono ora evidenziate dall'autorevole parere della Cassazione. Il "decreto sicurezza" è un provvedimento liberticida che mina diritti fondamentali dei cittadini come la libertà di manifestare e di protestare. Per non parlare dell'art.31 che legittima la creazione e la direzione si organizzazioni terroristiche da parte di agenti dei servizi segreti.
Un provvedimento che niente ha a che fare con la sicurezza dei cittadini ma che punta alla repressione dei diritti e delle libertà fondamentali.
Davanti al parere della Cassazione, il governo non può restare indifferente: faccia un passo indietro e riconsideri tali norme". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“In Germania il salario minimo passerà da 12,82 a 14,60 euro entro il 2027. È la dimostrazione che una soglia legale per tutelare i lavoratori non solo è possibile, ma è una scelta di civiltà. E non lo fanno pericolosi estremisti: lo ha introdotto Angela Merkel, lo conferma oggi il premier Merz. Due cancellieri conservatori.”
Lo dichiara Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Partito Democratico.
“In Italia invece – continua Gribaudo – il governo Meloni non vuole nemmeno aprire una discussione sul salario minimo. Si nasconde dietro le finte soluzioni, lascia che milioni di persone lavorino per 4 o 5 euro all’ora e ignora il grido d’allarme che arriva dal mondo del lavoro. È una scelta ideologica e profondamente ingiusta.”
“Il Partito Democratico non ha cambiato idea: la nostra proposta resta quella di un salario minimo di almeno 9 euro lordi l’ora. Continueremo a batterci in ogni sede per ridare dignità e sicurezza a chi lavora.”
"Giulio Tremonti, presidente della commissione esteri della camera ed ex ministro dell'economia, esprime oggi una posizione che appare antitetica a quella della premier Meloni sulla difesa. Ma siamo ormai abituati a una maggioranza di governo che sulla politica estera va in ordine sparso. Prendiamo atto che per Tremonti la via maestra è quella della difesa comune europea da finanziare in particolare con gli eurobond. È nella sostanza la posizione che stiamo invitando il governo a sostenere da mesi. Per avere maggiore sicurezza è indispensabile creare una vera difesa UE con fondi comuni, per programmi condivisi ed interoperabilità in mezzi, tecnologie e infrastrutture, con rafforzamento dell'industria europea in modo anche da razionalizzare le spese, invece di aumentarle in modo non coordinato e instabile. Invitiamo allora la presidente del consiglio a correggere la rotta. È tempo di costruire un pilastro europeo nella Nato, per evitare il rischio di impegni per centinaia di miliardi solo di risorse nazionali, a vantaggio peraltro soprattutto dell'industria statunitense, oggi privi di copertura economica, che richiederebbero dunque più debito o tagli pericolosi. Ci fa piacere che questa idea si faccia largo tra importanti esponenti della maggioranza. La premier dovrebbe ascoltarli di più". Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
Il governo difende i potenti, non i fragili.
“La tecnologia non è mai neutrale. E senza trasparenza rischiamo di rafforzare nuove oligarchie, mettendo in pericolo la democrazia e i diritti dei cittadini”. Lo dichiara la vicepresidente della Camera e deputata del Partito Democratico Anna Ascani, intervistata sui social dei deputati dem in merito al disegno di legge in materia di intelligenza artificiale.
“La tecnologia – prosegue l’esponente Pd - può rappresentare un’opportunità straordinaria: può aiutarci a curare malattie oggi considerate incurabili, a migliorare la sicurezza sul lavoro, la tutela dell'ambiente, la formazione. Ma tutto questo è possibile solo se c’è chiarezza su come vengono addestrati gli algoritmi, su come si usano i nostri dati, su chi decide e con quali finalità. Se questo non accade, lasciamo che a beneficiarne siano solo pochi grandi attori privati, mentre i cittadini restano esposti. E ancora una volta il governo Meloni preferisce schierarsi con i forti, come Elon Musk, piuttosto che proteggere i più deboli”.
“Il Partito Democratico – conclude Ascani – ha chiesto di specificare che i dati, in particolare sensibili e strategici, devono essere conservati in server collocati in Italia o nell’UE, in linea con il regolamento europeo sull’AI e con il GDPR. Inspiegabilmente il governo ha bocciato i nostri emendamenti su questo come quelli sulla trasparenza degli algoritmi e sull'addestramento degli LLM. Stessa sorte per quelli indirizzati a investire nella ricerca, unica via per evitare di essere colonie dei nuovi imperi tecnologici. L’Italia deve contribuire a costruire un modello europeo di intelligenza artificiale: etico, trasparente, e fondato sulla tutela dei diritti, non sull’arricchimento di pochi”.
"Ancora una volta il Governo va a sbattere. E lo fa perché resta ideologicamente bloccato sulle proprie posizioni, incapace di aprirsi a un confronto serio e costruttivo: né con le opposizioni in Parlamento, né con il mondo del diritto e i giuristi, né con il terzo settore e l’associazionismo. Tutti soggetti che, durante i lavori parlamentari sul cosiddetto ‘decreto sicurezza’, avevano chiaramente segnalato le criticità di un provvedimento scritto male e pericoloso."
Lo dichiara Simona Bonafè, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari Costituzionali della Camera, commentando la dura presa di posizione della Corte di Cassazione, che ha evidenziato con chiarezza le profonde falle del decreto, tanto nel metodo quanto nel merito.
"Il Governo ha prodotto norme sbagliate, inefficaci e potenzialmente dannose, che non migliorano affatto la sicurezza dei cittadini, ma al contrario comprimono diritti fondamentali e minano l’equilibrio del nostro ordinamento. La Cassazione – massimo organo della giustizia italiana – ha parlato con nettezza: il decreto presenta gravi profili di illegittimità, contraddizioni evidenti e almeno trenta osservazioni critiche, molte delle quali riguardano le norme ‘antidissenso’ pensate per limitare manifestazioni, cortei e proteste."
"Chiediamo che il Governo si assuma la responsabilità di questo disastro e riveda immediatamente un provvedimento che non regge sul piano giuridico. Si riapra in Parlamento una discussione vera, libera da logiche propagandistiche, per restituire al Paese leggi serie, giuste e coerenti con la nostra Costituzione."
Altre 15 persone sono state portate ieri nel CPR di Gjader dai CPR italiani, nonostante i due rinvii pregiudiziali operati dalla Corte di Cassazione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Una forzatura politica grave: in sostanza il Governo va avanti per la sua strada, deportando persone e ignorando deliberatamente le pronunce dei giudici, in quello che è evidentemente ormai interpretato dall’esecutivo come un mero braccio di ferro con la legge, tutto a spese dei contribuenti italiani, giocato sulla pelle di poche persone deportate solo per ragioni di propaganda.
Ricordo infatti che, dopo i rinvii pregiudiziali dell’ultima ordinanza della Corte di Cassazione, almeno nell’attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia, l’unico esito ipotizzabile è la totale cessazione del trattenimento nel centro di Gjader sia dei cittadini stranieri espulsi che non presentano domanda di protezione internazionale a Gjader, sia di coloro che invece presentano domanda dal centro stesso. Le ipotesi sono due: o il governo non ha letto questa ordinanza, o la sta deliberatamente ignorando.
Non è un caso infatti che di questo ultimo trasferimento, apprendiamo solo da fonti albanesi. Il governo non osa darne notizia, perché è consapevole di muoversi in un terreno scivoloso, operando dei trattenimenti senza finalità e fuori dal perimetro della legge. Questo, insieme al rimpatrio illegittimo di 5 persone egiziane direttamente dall’Albania, in aperta violazione della direttiva rimpatri, disegna un quadro inquietante di spregiudicatezza: un governo che, sprovvisto di argomenti giuridici seri, punta a dimostrare il “funzionamento” dei suoi centri a suoni di forzature. Non mi sorprenderei se nei prossimi giorni si tentassero altri rimpatri illegali, solo per aumentare le percentuali che il ministro Piantedosi ha disperato bisogno di sbandierare in diretta e che Meloni ha disperato bisogno di portare in Europa. Eppure, dietro alle retoriche trionfalistiche, parliamo pur sempre di poco più di un centinaio di persone: secondo i miei calcoli, così salgono a 119 le persone che da aprile sono transitate per il CPR di Gjader. Ecco la “svolta storica” nelle politiche migratorie che la destra italiana propone in Europa: la persecuzione ossessiva di 100 disgraziati, al modico prezzo dell’evaporazione della legge, del calpestamento del diritto comunitario, della perdita di ogni senso logico e logistico di utilità e di finalità di ciò che si fa. Conta solo la propaganda.
Cosí la deputata del Pd Rachele Scarpa.
"Oggi ho partecipato a Bologna alla cerimonia per il 45° anniversario della strage di Ustica. Le istituzioni non devono lasciare soli i familiari delle vittime di Ustica. Non si può rinunciare alla verità ed alla giustizia. Ribadisco quanto ho sostenuto anche in una recente interrogazione parlamentare. Il Governo deve assumere subito una iniziativa verso paesi amici dell' Italia, come Francia e Stati Uniti, per assumere informazioni su quella che è stata una vera e propria battaglia aerea sui cieli del nostro Paese". Così Andrea De Maria, deputato PD.
Presentata mozione in Parlamento con le forze d’opposizione
“La Commissione di Vigilanza Rai, di cui sono capogruppo per il Partito Democratico, è purtroppo bloccata da mesi. La maggioranza ha scelto di paralizzare di fatto un organo di garanzia fondamentale per il pluralismo e la trasparenza. Questo stallo è aggravato dal mancato rinnovo dei vertici aziendali della Rai, che riflette una volontà politica di mantenere il controllo sulla governance del servizio pubblico. È inaccettabile che, mentre l’Europa ci chiede più indipendenza e trasparenza, il governo italiano continui a occupare la Rai invece di occuparsene.
Per questo motivo, insieme ad altri colleghi delle opposizioni, ho promosso una mozione parlamentare che impegna il Governo a rispettare le scadenze previste dall’European Media Freedom Act (EMFA), entrato in vigore nel 2024 e pienamente applicabile in Italia dall’agosto 2025. Il regolamento europeo impone standard chiari: nomine trasparenti, indipendenza editoriale, finanziamenti pubblici non condizionati dal potere politico. La nostra mozione chiede l’avvio immediato dell’iter legislativo per adeguare la governance della Rai a questi principi, restituendo centralità al pluralismo dell’informazione e alla libertà di espressione.
Oggi la Rai rischia seriamente di non essere più un servizio pubblico, ma un megafono del governo di turno (TeleMeloni). Il canone pagato dai cittadini non può finanziare una televisione piegata alla propaganda. Per questo serve una riforma vera, coraggiosa, che garantisca autonomia e indipendenza, come previsto dalla Costituzione e ora anche dall’EMFA. Senza un cambiamento strutturale, ogni altro discorso è secondario. La Rai deve tornare a essere uno spazio di confronto libero, pluralista, al servizio della democrazia.
Il tempo delle ambiguità è finito. O si sceglie la trasparenza e l’indipendenza, o si tradisce la missione del servizio pubblico. Io ho scelto da che parte stare”. Lo ha detto Stefano Graziano capogruppo Pd in commissione di Vigilanza sulla Rai nel corso del suo intervento presso la Summer School “Tutta un’altra Europa” del Parlamento Europeo.
“In Germania il salario minimo salirà da 12,82 a 14,60 euro l’ora. Una scelta intelligente e coraggiosa per contrastare le disuguaglianze che stanno colpendo i paesi Europei. In Italia, invece, grazie al Governo Meloni, non ci sarà alcun salario minimo legale. Per la destra è normale che esistano contratti da 5 euro l’ora. È normale che migliaia di persone lavorino senza diritti, nella precarietà, spesso sotto la soglia della povertà. Ma noi non ci stiamo. Il Partito Democratico, insieme alle altre forze di opposizione, continuerà a battersi per una misura di giustizia sociale e dignità, che esiste in gran parte d’Europa e che in Italia viene ancora negata” così il deputato democratico, componente delle segreteria nazionale del Pd, Marco Sarracino.
Ufficio Stampa Gruppo Partito Democratico.
“La Germania aumenterà il salario minimo orario di quasi due euro entro il 2027. Fino ad arrivare a 14,60 euro. E lo fa un Governo di collaborazione nazionale tra centrodestra e socialdemocratici. In Italia invece la destra discute di tutto tranne di come garantire il potere d’acquisto di chi lavora. Chiediamo ancora una volta la calendarizzazione della proposta di Salario minimo legale su cui le opposizioni hanno raccolto oltre centomila firme. E’ inaccettabile che il governo Meloni, dopo quasi tre anni, continui a sabotare una misura di civiltà che esiste in tutte le principali democrazie europee”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Né incidente, né cedimento strutturale: ciò che sappiamo sulla tragedia di Ustica ci spinge a chiedere ancora verità. Per le 81 vittime, per il dolore dei loro cari, per avere giustizia. Solidarietà alle famiglie e alla magistratura italiana che non si sono mai arrese.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei deputati.
“L’intelligenza artificiale è una sfida cruciale per il futuro del nostro Paese. Proprio per questo non può essere affidata a una gestione spezzettata tra agenzie governative: serve un'autorità indipendente, dotata di competenze, visione e autonomia”, così Andrea Casu, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Trasporti.
“Abbiamo provato in Parlamento a correggere gli errori del governo – prosegue l’esponente dem - ottenendo alcuni risultati: un ruolo prioritario per la collaborazione con soggetti italiani ed europei per l’Agenzia per la Cybersicurezza, il principio del riconoscimento della necessità del sostegno pubblico alle micro piccole e medie imprese e del fatto che non possano essere introdotti nuovi oneri rispetto alle scelte comunitarie. Ma tutto questo non basta. L’esecutivo continua a ignorare i nodi fondamentali: nessuna risorsa stanziata, nessuna norma per tutelare il diritto d’autore contro il saccheggio delle opere di artisti e creativi per l’addestramento dell’IA, nessun investimento per potenziare la formazione per docenti e studenti, nessuna protezione concreta dei dati strategici e sensibili della pubblica amministrazione”.
“Abbiamo proposto – conclude Casu - di usare l'IA per la sicurezza sul lavoro, per prevenire incidenti e salvare vite. Ma ci siamo scontrati con un governo incapace di scegliere di inviare un segnale forte ai nuovi oligarchi digitali per la difesa del futuro dell’Italia e dell’Europa. La battaglia ora prosegue in Senato perché l’interesse nazionale e la sicurezza non si tutelano solo a parole, ma con leggi serie, investimenti mirati e scelte coraggiose. Il Partito Democratico è pronto a continuare questa sfida in Parlamento e nel Paese”.
“Il governo Meloni deve intervenire immediatamente contro il caro carburanti. Dopo mesi di promesse e propaganda, oggi ci ritroviamo con un prezzo alla pompa che continua a salire, nonostante il calo del prezzo del petrolio sui mercati internazionali. È una situazione inaccettabile che colpisce famiglie, lavoratori e imprese”, dichiara il deputato Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive.
“Ricordiamo bene – evidenzia l’esponente dem - i video della presidente Meloni, in diretta dai distributori, mentre prometteva l’abolizione delle accise. Oggi, quelle promesse sono svanite nel nulla. Chi viaggia per lavoro o vuole semplicemente godersi un periodo di vacanza, si trova davanti a prezzi in forte aumento sia per benzina che gasolio”.
“Secondo i dati raccolti dal Pd – conclude Pandolfo - il rincaro medio registrato nell’ultima settimana ha raggiunto i 40 centesimi al litro, con punte di 2 euro in autostrada, e addirittura fino a 2,30 euro al litro per il rifornimento servito. Prezzi stellari che impediscono a tanti cittadini di spostarsi, di lavorare, di vivere il Paese e tutto questo mentre il governo resta in silenzio”.
"La sentenza della Corte d’Assise di Vicenza sul disastro ambientale da PFAS rappresenta un passaggio cruciale nella lotta contro l'inquinamento industriale e rafforza la necessità non più rinviabile di iniziare un processo graduale che metta al bando queste sostanze pericolose". Lo dichiara Marco Simiani, apogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio.
"Il riconoscimento – sottolinea il parlamentare dem - seppur in primo grado, delle gravi responsabilità degli ex vertici delle aziende coinvolte dimostra quanto sia fondamentale il lavoro portato avanti in questi anni dai comitati, dalle associazioni ambientaliste e dalla società civile. Occorre intervenire con tempestività, per evitare che i Pfas siano il nuovo amianto" conclude Simiani.