La sua intuizione e il suo coraggio hanno reso possibile il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni. Il suo assassinio fu un attacco allo Stato. L’eredità di Pio La Torre vive oggi nella lotta per legalità e giustizia sociale.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei deputati
Dall’Europa arriva un segnale chiaro: senza consenso è stupro. È un passo fondamentale per affermare i diritti e la libertà delle donne e per rafforzare una cultura del rispetto e dell’autodeterminazione.
Anche l’Italia deve fare la sua parte: il ddl sul consenso, già approvato alla Camera, è fermo al Senato e va sbloccato subito. Non sono più accettabili ritardi su un tema di civiltà.
Accanto alle norme, servono formazione e un impegno serio sull’educazione sessuo-affettiva, per prevenire la violenza di genere e costruire una società più giusta.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Il Paese è fermo: crescita al palo, debito in aumento e pressione fiscale ai massimi. Ma il governo non fa nulla per sostenere salari e investimenti per la sanità. Serve un cambio di rotta immediato per rilanciare l’economia reale e aiutare famiglie e imprese.
Lo ha detto ai tg Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Anche quest’anno a Dongo, luogo simbolo della resistenza e della lotta di liberazione, non ci hanno risparmiato l’ignobile spettacolo di apologia del fascismo. Un insulto alla nostra storia e alla memoria di chi ha dato la vita per la libertà. Per questo è inaccettabile che un gruppo di nostalgici possano sfilare impunemente in camicia nera, esibendo simboli e rituali, come il saluto romano, che la nostra Costituzione condanna senza appello.
C’è un’ipocrisia di fondo che questo Governo non riesce più a nascondere: da un lato si usa il pugno di ferro contro il dissenso pacifico, introducendo decine di nuovi reati e norme repressive che sanno di autoritarismo; dall’altro, si mostra una tolleranza imbarazzante verso chi inneggia apertamente alla dittatura.
Rinnovo la richiesta al Ministro Piantedosi perché garantisca l’identificazione di tutti coloro che si sono resi protagonisti di questi atteggiamenti e si ponga fine a queste manifestazioni che ogni anno si svolgono con lo stesso vergognoso rituale.
Chi governa ha il dovere di fare i conti con la storia una volta per tutte, invece di continuare a strizzare l'occhio a un passato che l'Italia ha già giustamente condannato e superato ottant'anni fa”. Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati
“Quello che celebriamo oggi è un patto solenne tra cittadini scritto nella nostra carta costituzionale. È un patto che si fonda sull’antifascismo. Dobbiamo dirlo chiaramente l’antifascismo non è una scelta politica, non è una bandiera di parte. È il valore fondante su cui poggia la nostra democrazia. Senza l’antifascismo, non avremmo la Repubblica. Per questo dobbiamo difendere la nostra Costituzione anche e soprattutto dalla destra che oggi governa e dimostra di non aver mai fatto i conti con il passato, con il fascismo e le sue responsabilità storiche. Dobbiamo essere grati a chi 81 anni fa ebbe coraggio di scegliere da che parte stare, di abbandonare la vita di sempre per combattere e liberare l’Italia. A loro va il nostro ringraziamento e alla loro memoria vogliamo rendere merito. Ricordare la Resistenza significa ricordare che la democrazia si costruisce ogni giorno. Con la partecipazione e il coraggio della coerenza. Di fronte a un mondo sconvolto dal ritorno dei nazionalismiquel grido di libertà del 1945 deve essere la nostra bussola. Difendiamo quel patto, difendiamo la costituzione”.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati, in un video per i social.
Il decreto sicurezza, rimasto fermo al Senato per settimane per divisioni interne alla maggioranza, è arrivato a Montecitorio senza un vero esame parlamentare, con tempi compressi e senza il coinvolgimento delle Commissioni. Il parlamento è stato ridotto a mero luogo di ratifica di decisioni assunte prima e altrove.
Nel provvedimento è presente una norma ritenuta palesemente incostituzionale, che lo stesso governo si appresta a correggere con un nuovo decreto: una forzatura grave che rappresenta un precedente senza eguali e un vulnus per l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Per il PD, la sicurezza non si costruisce con propaganda e repressione, ma con prevenzione, investimenti sociali e rafforzamento delle forze dell’ordine. Dopo oltre tre anni di governo, il Paese è più fragile, con più precarietà e meno sicurezza reale.
Il decreto, basato su nuove fattispecie di reato e pene più dure, rischia solo di aggravare il sistema giudiziario e il sovraffollamento carcerario, senza affrontare le cause profonde dell’insicurezza.
Alla vigilia del 25 aprile ribadiamo la difesa dei principi costituzionali e del diritto al dissenso, contro un provvedimento che indebolisce le istituzioni e comprime le libertà fondamentali.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, nella dichiarazione di voto sul Decreto Sicurezza
Si terrà oggi alle ore 14 presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati la presentazione del volume “Resistenza. La guerra partigiana in Italia (1943-1945)”, a cura di Filippo Focardi e Santo Peli.
Il volume offre un’occasione di riflessione su uno dei passaggi fondamentali della storia italiana contemporanea.
Attraverso il dialogo tra autori e studiosi, l’incontro approfondisce il significato della Resistenza come esperienza militare, politica e civile, mettendone in luce la complessità e il ruolo nella nascita della democrazia repubblicana.
Un momento di confronto e memoria, particolarmente significativo in prossimità delle celebrazioni della festa della Liberazione il 25 aprile.
Dialogheranno con gli autori Liliosa Azara, Chiara Braga, Andrea De Maria, Marco De Nicolò.
“Il governo Meloni ha fatto perdere tempo al Paese e agli italiani: un tempo che altrove non è stato perso e che i nostri principali competitor stanno usando per correre più avanti. I numeri sull’andamento economico confermano il fallimento della ricetta dell’esecutivo e consegnano un dato inequivocabile: il bilancio della legislatura è definitivo ed è fallimentare sia da un punto di vista istituzionale che economico e sociale”. Lo afferma Chiara Braga capogruppo del Pd alla Camera.
“Sul piano economico l’esecutivo non ha salvaguardato il potere d’acquisto né varato politiche efficaci per rilanciare la produzione industriale. Le criticità sui conti pubblici dimostrano che senza PNRR il Paese sarebbe in recessione. Inoltre, le misure adottate in questi anni di legislatura hanno avuto effetti recessivi, rallentando la crescita sostenuta dal PNRR, che resta l’unica leva di sostegno della nostra economia”.
“Il quadro è quello di un esecutivo depotenziato – aggiunge Braga –: la presidente del Consiglio incapace di reagire alla batosta referendaria; il ministro della Giustizia fuori gioco; il ministro degli Esteri che ha marginalizzato l’Italia nei principali tavoli internazionali; il ministro dell’Interno sfiduciato in parlamento dalla stessa premier per le risposte inefficaci sulla sicurezza; e il ministro dell’Economia ora chiamato a chiarire come intervenire sui conti, dopo un impianto fondato sull’uscita dalla procedura di infrazione. C’è da essere molto preoccupati: il bilancio politico della legislatura – conclude Chiara Braga – è chiuso e certifica il fallimento dell’azione di governo su tutta la linea”.
Quello che sta succedendo alla Camera sul Decreto Sicurezza fa danni al di là del contenuto formale del provvedimento. Su più fronti: il Parlamento viene esautorato e ridotto a ratificare decisioni già prese; il governo appare arrogante e poco rispettoso delle regole costituzionali; il Presidente della Repubblica viene costretto a confrontarsi con atti tra loro incoerenti.
La verità è che questa destra, incapace di produrre risultati concreti per il Paese, prova a nascondere una legislatura inconcludente attraverso forzature continue e una deriva autoritaria. Si colpiscono le istituzioni, si comprimono gli spazi di confronto, si reprime il dissenso, trattando gli organismi democratici come fossero una proprietà di parte.
Per il Pd difendere il Parlamento, la Costituzione e il rispetto delle regole non è un’opzione, è un dovere.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
Una vera e propria sveglia per il governo arriva dalla relazione dell’ANAC sulla corruzione in Italia. Un documento che mette nero su bianco limiti, ritardi e rischi delle scelte compiute finora, in particolare sul terreno delicatissimo degli appalti pubblici.
La relazione è chiara: la corruzione è diventata più insidiosa, più difficile da intercettare e arriva a lambire anche i livelli istituzionali più alti. Ancora più allarmante è il dato politico: chi punta a violare le regole lavora per riscriverle, indebolendo dall’interno gli strumenti di controllo.
Non siamo solo di fronte a un aumento del fenomeno, ma a un arretramento. Gli interventi messi in campo rischiano di abbassare il livello di vigilanza e prevenzione, proprio mentre servirebbe l’esatto contrario.
Non basta la propaganda, non bastano gli annunci sulla sicurezza e sulla legalità, se poi si continua ad allentare i vincoli e i presìdi contro la corruzione. Le conseguenze sono gravissime: si sprecano risorse, si mettono a rischio i lavoratori, si comprimono concorrenza e trasparenza.
È lì che la corruzione “inquina la democrazia”. Ed è da lì che bisogna ripartire, rafforzando controlli, regole e responsabilità, non smantellandoli.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Trent’anni fa l’Italia voltava pagina. Con la vittoria dell’Ulivo guidato da Romano Prodi si apriva una stagione di speranza, di responsabilità e di riforme, fondata su un’idea chiara: unire le forze progressiste per modernizzare il Paese e rafforzarne la democrazia.
Quella vittoria non fu un incidente della storia: fu il frutto di un lavoro politico serio, di una coalizione che seppe mettere da parte le differenze per costruire qualcosa di più grande. Per parlare alla borghesia, ai cattolici democratici, ai riformisti di ogni provenienza, senza inseguire le posizioni più radicali ma senza nemmeno rinnegarle.
Ha lasciato un’eredità enorme: l’ingresso nell’eurozona, le riforme del welfare, una credibilità internazionale ritrovata. Trent’anni dopo, quella stagione non è nostalgia.
Quella esperienza ha dimostrato che quando il centrosinistra è capace di essere largo, credibile e radicato nella società, può guidare l’Italia con serietà e visione europea. Oggi, in un contesto profondamente cambiato, quello spirito resta una bussola: costruire unità, difendere i diritti, promuovere sviluppo sostenibile e giustizia sociale.
Ricordare l’Ulivo non è solo un esercizio di memoria, ma un impegno per il presente e per il futuro. Perché l’Italia ha ancora bisogno di una politica che unisca, che ascolti e che sappia guardare lontano.
Lo ha scritto sui social Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Non ci sono le condizioni per avviare l’esame del decreto sicurezza senza un chiarimento definitivo del governo. Il provvedimento è stato tenuto in ostaggio al Senato per gran parte del tempo utile alla conversione, senza un confronto reale: arrivato senza mandato al relatore e chiuso senza che si entrasse mai nel merito. Anche alla Camera le Commissioni non sono state convocate, nonostante il vulnus riconosciuto. E infine ieri si è arrivati a uno scontro istituzionale senza precedenti.
Nella fretta si producono norme sbagliate: a partire da quelle che incidono sull’indipendenza dell’avvocatura, principio essenziale dello Stato di diritto, e che presentano profili di manifesta incostituzionalità. Dopo la visita di ieri del Sottosegretario Mantovano al Quirinale, è doveroso sapere dal Governo come si intende procedere per correggere questa norma vergognosa. Il Parlamento non può essere umiliato né chiamato ad approvare norme a rischio incostituzionale. Per questo chiediamo l'immediata convocazione della Conferenza dei capigruppo per scongiurare ulteriori forzature.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Prima la magistratura ora l’avvocatura, continuano i tentativi della destra di smantellare i pilastri della democrazia e del diritto. Inutile la lezione di 15 milioni di NO. Vogliono far diventare gli avvocati strumenti di attuazione delle politiche governative. Una norma palesemente incostituzionale che non può essere aggirata con un ordine del giorno o con rinvii a future norme attuative.
È necessario fermare l’iter di questo provvedimento ed eliminare quantomeno le disposizioni contestate. Su temi così delicati non sono ammesse forzature né scorciatoie: serve responsabilità istituzionale, rispetto dei principi costituzionali e tutela dei diritti fondamentali.
Della delicatezza del momento molto dice la decisione del sottosegretario Mantovano di recarsi al Quirinale.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Lettera al Presidente per convocare commissioni.
E’ in corso un tentativo da parte della maggioranza di indebolimento del procedimento legislativo che sempre più rischia di compromettere la capacità dell’Assemblea di deliberare in modo pienamente informato, anche su aspetti sensibili come diritti fondamentali e profili costituzionali.
È quanto denuncia una lettera al Presidente Fontana contro la decisione di non convocare le commissioni per i pareri sul Decreto Sicurezza inviata da Chiara Braga e Luana Zanella, capigruppo del Pd e di Avs alla Camera dei Deputati.
Di seguito il testo della lettera.
Egregio Presidente, Roma, 20 aprile 2026 Al Presidente della Camera dei deputati On. Lorenzo FONTANA SEDE con la presente si intende sottoporre alla Sua attenzione una questione di particolare rilievo concernente le modalità di esame del disegno di legge A.C. 2886, recante la conversione del decreto-legge in materia di sicurezza. Come è noto, il corretto svolgimento del procedimento legislativo, anche con riferimento ai disegni di legge di conversione dei decreti-legge, presuppone il pieno coinvolgimento delle Commissioni parlamentari competenti, sia in sede referente sia in sede consultiva, al fine di garantire una valutazione approfondita, sistematica e tecnicamente adeguata dei contenuti normativi. Nel caso di specie, il provvedimento è stato assegnato in sede consultiva alle Commissioni III (Affari esteri), IV (Difesa), V Bilancio e Tesoro), VI (Finanze), ai sensi dell'articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria, VII (Cultura), IX (Trasporti), XI (Lavoro), XII (Affari sociali), XIV (Politiche dell'Unione europea). Tuttavia, allo stato, risultano convocate per l'espressione del prescritto parere unicamente le Commissioni III (Affari esteri) e V (Bilancio e Tesoro), mentre le ulteriori Commissioni assegnatarie non risultano poste nelle condizioni di esercitare le proprie prerogative. È ben noto come nella prassi parlamentare non manchino precedenti di provvedimenti pervenuti all'esame dell'Assemblea in assenza dei pareri delle Commissioni in sede consultiva. Tuttavia, nel caso in esame, tale circostanza si inserisce in un quadro procedurale già compromesso, alla luce delle modalità con cui il decreto-legge è stato esaminato nel precedente ramo del Parlamento e della inaccettabile ristrettezza dei tempi disponibili presso la Camera. In tale contesto, la mancata attivazione della sede consultiva determinerebbe un ulteriore vulnus al corretto procedimento legislativo, incidendo in modo rilevante sulla pienezza del coinvolgimento delle Commissioni competenti, sulla qualità complessiva dell'istruttoria parlamentare e sulla possibilità per l'Assemblea di deliberare su un testo adeguatamente istruito sotto tutti i profili rilevanti, inclusi quelli costituzionali, ordinamentali, finanziari e di tutela dei diritti fondamentali. Alla luce di quanto sopra esposto, si chiede pertanto che la Presidenza voglia valutare l'opportunità di assumere le necessarie iniziative affinché tutte le Commissioni competenti in sede consultiva siano tempestivamente convocate e possano esprimere i rispettivi pareri sul disegno di legge A.C. 2886, in coerenza con le finalità di garanzia e di qualità della legislazione sottese al sistema delineato dal Regolamento della Camera. Confidando nella Sua attenzione al rispetto delle prerogative parlamentari e delle garanzie procedurali, si porgono distinti saluti.
Chiara Braga, Luana Zanella
“I continui tagli al cinema italiano sono un fatto gravissimo e rappresentano l’ennesima dimostrazione di un atteggiamento ostile e miope da parte del governo Meloni verso un settore strategico della nostra cultura e della nostra economia. Dall’inizio della legislatura assistiamo a scelte sbagliate, fatte di forti riduzioni di risorse e incertezze normative, che stanno mettendo in ginocchio l’industria cinematografica italiana”.
Lo ha detto la capogruppo del Pd alla Camera dei deputati, Chiara Braga, a margine della proiezione del documentario “Il delitto Matteotti”, nel centenario della nascita del regista Florestano Vancini.
“Al di là delle dichiarazioni di facciata – ha detto Braga – questo governo sta di fatto penalizzando un intero comparto e dimostra di non riconoscere il ruolo fondamentale del cinema nella costruzione di una memoria collettiva e condivisa”.
“Il cinema - ha aggiunto nel suo intervento di apertura - è un linguaggio potente, immediato, capace di parlare a tutti e soprattutto alle nuove generazioni. Non è solo intrattenimento, ma strumento di conoscenza, di crescita e di consapevolezza civile.
Il cinema ha la capacità di rendere vivi i fatti storici, di trasformare nomi e date in storie, volti, emozioni. Permette di comprendere più a fondo ciò che è stato, e quindi di interpretare meglio il presente.
In questo senso, il lavoro di Vancini è esemplare. Regista profondamente legato alla storia italiana del Novecento, ha saputo raccontare con rigore e passione i momenti più complessi della nostra vicenda nazionale, intrecciando sempre narrazione cinematografica e impegno civile con una costante attenzione alla verità dei fatti, alla responsabilità della memoria, alla necessità di non semplificare mai i passaggi più difficili della nostra storia”.