“La commissione europea sbugiarda il governo Meloni rimarcando la possibilità per Ilaria Salis degli arresti domiciliari nel nostro paese. Questa situazione che stiamo ribadendo da giorni è infatti - come ricorda la commissaria McGuinness - in linea con la normativa europea e con le conclusioni del Consiglio sulle misure alternative alla detenzione adottate durante la presidenza finlandese nel 2019”.
Così il capogruppo democratico nella commissione Affari europei della Camera, Piero De Luca, che si dice ‘molto preoccupato’ dal grido d’allarme lanciato dal padre di Ilaria Salis che ha detto di essere stato “lasciato solo”. “Il governo- conclude - intervenga e si attivi affinché l’esecuzione delle misure cautelari domiciliari avvenga in Italia durante lo svolgimento del processo in Ungheria”
“Come ribadito giustamente dalla segretaria Schlein, il Governo è stato fermo e ha taciuto per mesi sulla vicenda di Ilaria Salis. Eppure, la normativa europea richiede il rispetto di standard minimi di civiltà e dignità per le condizioni di detenzione negli Stati membri. Ma non solo. Contrariamente a quanto continua a sostenere Tajani, il diritto UE, in particolare la decisione quadro 2009/829/GAI, insieme alla normativa sul riconoscimento reciproco di misure e decisioni giudiziarie in Europa, consente all’autorità competente dello Stato di residenza di chiedere l’esecuzione sul proprio territorio di misure cautelari, privative della libertà personale, imposte ad un suo cittadino, anche durante lo svolgimento del processo in un altro Paese europeo. La possibilità che in Italia possano essere applicate misure meno restrittive della detenzione carceraria, come la custodia cautelare, non impedisce di effettuare questa richiesta. Questa richiesta poteva dunque essere effettuata da subito dalle autorità giudiziarie del nostro Paese, tramite il Ministero della giustizia. Il Governo invece è stato colpevolmente inadempiente finora. Non ha fatto nulla per pretendere il rispetto dei diritti umani di Ilaria né per farla rientrare immediatamente in Italia. Si attivi per recuperare il tempo perso”.
Lo dichiara Piero De Luca della presidenza del gruppo Pd alla Camera e capogruppo Pd in commissione Politiche Ue di Montecitorio.
*Pd ha presentato interrogazione perlamentare*
“Non è più tollerabile che le risorse FSc 2021-2027, finalizzate all’attuazione dell’obiettivo costituzionale di rimozione degli squilibri economici e sociali, siano ancora in attesa di essere assegnate a tutte le Regioni italiane, in particolare a quelle del Mezzogiorno cui spetta l'80%. Mancano al Sud circa 25 miliardi di euro già stanziati e ripartiti, ma bloccati in modo inaccettabile dal Governo e dal Ministro Fitto. La destra ha complicato la burocrazia e imposto nel Decreto Sud un controllo del Governo con gli Accordi di Coesione che sono partiti e portati avanto con enorme ritardo e appesantimento amministrativo. Il tutto sta penalizzando gravemente le Regioni del Sud che non possono neppure cofinanziare i fondi strutturali europei o accompagnare progetti del Pnrr decisivi per le comunità. Per questo abbiamo presentato una nuova interrogazione parlamentare per chiedere al Ministro Fitto, che è colpevolmente assente e silente sul tema, quali siano le iniziative intenda assumere per erogare concretamente tali risorse e sbloccare interventi necessari alla rimozione degli squilibri economici e sociali” così il capogruppo democratico nella commissione affari europei, Piero De Luca, primo firmatario dell’interrogazione presentata da diversi deputati del gruppo Pd della Camera.
“Siamo estremamente preoccupati per il futuro degli stabilimenti Stellantis di Pomigliano e Mirafiori, dopo le dichiarazioni di Tavares che paventa tagli per i mancati sussidi statali all’acquisto di auto elettriche. Il Governo batta un colpo e intervenga subito convocando azienda e sindacati. Bisogna fare di tutto per evitare una chiusura che sarebbe drammatica da un punto di vista economico e occupazionale, anche ragionando di un intervento diretto dello Stato nell'azionariato della società".
“Come avevamo preannunciato, il ddl sulla carne coltivata presenta delle criticità insanabili che ne mettono in discussione l'efficacia. Il pressapochismo e l'approssimazione del Governo si scaricano ancora una volta sulle spalle dei nostri cittadini e degli operatori lasciati in una situazione oggi di drammatica incertezza. È l'ennesimo bluff, l'ennesimo atto di propaganda che torna indietro come un boomerang. Le norme contenute in questo provvedimento dovevano essere notificate a Bruxelles prima della loro entrata in vigore in base alla direttiva 2015/1535, perché avevano un impatto sul funzionamento del mercato interno. Non essendo stata effettuata questa notifica preliminare, la legge italiana è inapplicabile, ai sensi della giurisprudenza costante europea. Tutto questo creerà una confusione enorme e il rischio di contenziosi giudiziari infiniti. Oltre al danno la beffa”. Così il deputato democratico, capogruppo nella commissione Affari europei della Camera, Piero De Luca.
Il PD è sempre stato vicino all'Ucraina senza ambiguità o esitazioni. Per difendere la libertà, la sovranità e l'autodeterminazione di questo popolo. Ma anche per affermare il rispetto di diritti fondamentali, valori e princìpi di democrazia che sono a fondamento della nostra Costituzione e dell'intera Unione europea. Siamo orgogliosi di aver contribuito ad adottare a livello europeo misure senza precedenti, di sanzione al regime di Putin per aver riportato carrarmati e bombe ai confini dell’Europa, così come di sostegno con tutte le forme di assistenza necessarie al popolo e alle istituzioni ucraine. Senza il nostro sostegno, anche militare, non avremmo ottenuto la pace, avremmo avallato la guerra e la sopraffazione. Il risultato? L'Ucraina non esisterebbe più come Stato sovrano e sarebbe in pericolo tutta l’Europa. L'obiettivo finora, dunque, non è stato quello di fornire armi per alimentare il conflitto, ma per indurre Putin ad un cessate il fuoco immediato, premessa indispensabile per una forte iniziativa diplomatica di pace che è e dev'essere sempre più il punto centrale del nostro impegno a livello europeo ed internazionale.
Lo dichiara Piero De Luca della presidenza del gruppo Pd alla Camera e capogruppo Pd in commissione Politiche Ue di Montecitorio.
“Le immagini di Ilaria Salis in manette e al guinzaglio sono indegne per un Paese democratico. Così come è inaccettabile l’atteggiamento del Governo e della maggioranza con il silenzio di Meloni, il no comment di Lollobrigida e la dichiarazione infelice del vice segretario della Lega Crippa, secondo cui “un Paese adotta le misure punitive che crede giuste”. Per non parlare di quelle di Tajani che - in modo imbarazzante e imbarazzato - esentano da responsabilità Orban, restando “in punta di diritto”. Ribadiamo che la normativa europea richiede il rispetto di standard minimi di civiltà e di dignità per le condizioni di detenzione negli Stati membri. Non solo, il diritto UE lascia aperta anche la possibilità di eseguire nello Stato di origine misure cautelari, privative della libertà personale, in attesa della definizione del processo in un altro Paese europeo. Il Governo dovrebbe attivarsi subito allora, recuperando 11 mesi persi senza fare nulla, per pretendere il rispetto dei diritti umani di Ilaria e per farla rientrare immediatamente in Italia, operando insieme con le autorità giudiziarie competenti. E chiediamo che la Premier Meloni riferisca in Parlamento su cosa accaduto in questi mesi anche rispetto ai rapporti con la nostra ambasciata, per fare chiarezza su un caso in cui pare che l’amicizia della destra con Orban abbia reso troppo soft l'atteggiamento del Governo nei confronti della violazione dei diritti umani dei suoi cittadini. Si metta prima possibile la parola fine a questa vicenda vergognosa”. Così Piero De Luca, capogruppo Partito democratico in Commissione Politiche Ue a Montecitorio, intervenendo stamattina a Coffebreak su La7.
“La normativa europea richiede il rispetto di standard minimi di civiltà e dignità per le condizioni di detenzione negli Stati membri. La stessa Commissione ha avanzato nel dicembre 2022 delle apposite raccomandazioni al riguardo. Ma il diritto UE, in particolare la decisione quadro 2009/829/GAI del Consiglio, del 23 ottobre 2009, applicata insieme alla Decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio europeo, del 27 novembre 2008, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea lascerebbe aperta la possibilità di eseguire nello Stato di origine misure cautelari, privative della libertà personale, anche in attesa della definizione del processo in un altro Paese europeo. Sbaglia dunque il ministro Tajani e il Governo dovrebbe attivarsi per pretendere il rispetto dei diritti umani di Ilaria e per farla rientrare immediatamente, eseguendo direttamente in Italia le misure cautelari domiciliari durante lo svolgimento del procedimento penale in Ungheria”. Così il capogruppo democratico nella commissione Affari europei della Camera, Piero De Luca.
“La proposta di autonomia differenziata del Governo avrebbe effetti devastanti nel Paese creando un vero e proprio disastro sociale nel Mezzogiorno distruggendo l'unità nazionale. Già oggi al Sud la spesa pubblica pro capite complessiva è di 5000 in meno rispetto al Nord, cosa che porta ad avere minori servizi sanitari o scolastici. La destra propone di cristallizzare i divari esistenti e di aumentarli in futuro, poiché la riforma non prevede di finanziare prima i Lep in tutta Italia, non prevede un fondo di perequazione adeguato e ammette che residui fiscali possano sostenere le competenze che le Regioni più ricche richiedano togliendo risorse allo Stato da distribuire sul territorio nazionale. Questo porterà ad istituzionalizzare il fatto che in Italia ci siano cittadini di serie A e di serie B quanto ai servizi essenziali come sanità, assistenza sociale, scuola, trasporto pubblico locale. L'esatto opposto di quello che abbiamo fatto noi democratici con il Pnrr e di quello che serve per ricucire l'Italia. Daremo battaglia in ogni sede, in Parlamento e nel Paese, per evitare questo scempio”. Lo ha detto Piero De Luca, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, ospite di Agorà Rai Tre.
“Dall’opposizione Meloni tuonava a difesa degli interessi dell’Italia e degli italiani. Ora giunta al governo, pur di far cassa nel tentativo di nascondere il flop delle promesse elettorali tradite nella Legge di bilancio, mette in vendita all’asta imprese e asset strategici del Paese per 20 miliardi di euro. E purtroppo fanno sul serio, come dimostra la vicenda della rete di Tim già ceduta al fondo Kkr. Meloni abbia il coraggio di spiegare in modo trasparente agli italiani la verità, dicendo quali pezzi di Paese abbandonerà, dall’Eni alle Poste. Noi contrasteremo in Parlamento e nel Paese questa scelta strategica che fa cassa con il futuro dell’Italia. Dopo lo sgretolamento del Pnrr, giorno dopo giorno sempre più a rischio di tramutarsi in occasione gettata al vento, ora arriva la svendita dei ‘gioielli di famiglia’. Dobbiamo fermarli”.
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera.
“Come stiamo denunciando da tempo, è sempre più evidente che l'Autonomia differenziata “Spacca Italia” avrà un effetto devastante nel Paese non solo perché cristallizza e aumenta nel tempo i divari tra Nord e Sud, ma anche perché tradisce lo spirito e gli obiettivi del Pnrr, vanificando importanti risorse che arrivano dall’Europa. Noi democratici abbiamo creato un Piano per ridurre le diseguaglianze e far crescere l'Italia intera assegnando almeno il 40% dei fondi al Sud. La destra sta approvando una riforma che va in senso opposto. Perché non solo sottrarrà risorse al Mezzogiorno ma metterà anche a rischio l'attuazione stessa del Pnrr. Un esempio su tutti lo fa Nino Cartabellotta - presidente Gimbe - sulla Stampa, in merito all'assistenza agli anziani. Entro il 2026, con il Pnrr dovremmo infatti aumentare di oltre 800mila i pazienti over 65 in Assistenza domiciliare integrata (Adi): ma questo obiettivo con la Riforma dell'autonomia diventa impossibile per le Regioni meridionali, chiamate oggi a colmare un gap enorme. Insomma, per uno scambio politico scellerato, la destra distrugge l'unità nazionale e tradisce anche il Pnrr, rischiando il fallimento di un Piano straordinario che avrebbe dovuto migliorare i servizi, diritti ed opportunità soprattutto dei più fragili e delle aree più svantaggiate dell'Italia”.
“La destra ha preso di mira, dopo la sanità, anche l’istruzione pubblica, con un accanimento particolare nei confronti dei più fragili e dei cittadini del Mezzogiorno. Prova ne sono la mancanza di investimenti da un lato e i tagli operati, dall’altro, sulle sedi di tanti istituti scolastici, costretti ad accorpamenti che impattano negativamente soprattutto nelle aree interne e nel Sud. Una mannaia che si aggiunge alla scellerata riforma sull'Autonomia “Spacca Italia” - voluta dalla Lega - che non fa altro che aumentare il divario tra Nord e Sud del Paese, alle spalle del Meridione. La destra sta mettendo in discussione il diritto allo studio e dunque il futuro di migliaia di ragazze e ragazzi. Solo in Campania, per fare un esempio, il numero di autonomie per l’anno scolastico 2024/2025 passerà da 873 a 839, con 860 scuole rispetto alle 967 presenti oggi, comunque con grande riduzione rispetto alle 899 ricavabili sulla scorta degli accorpamenti già previsti dalla Regione. Per questo, chiediamo che il Ministro dell'Istruzione riconsideri i piani di dimensionamento imposti alle Regioni, anche attraverso l’individuazione di nuovi criteri condivisi con le Regioni stesse, per l’attribuzione degli organici del personale docente, dirigente, amministrativo e Ata di pertinenza di ciascun territorio regionale". Così Piero De Luca (PD) Michele Gubitosa (M5S), primi firmatari di un'interrogazione parlamentare rivolta al Ministro Valditara, depositata oggi insieme ai capigruppo in Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, Irene Manzi e Antonio Caso, nonché alle colleghe e ai colleghi campani di PD e M5S.
“Il Governo distrugge l'Italia unita. Oggi più che mai conferma la sua volontà di essere ricordato come il più antimeridionalista della storia. La riforma “spacca Italia” sull’Autonomia differenziata, voluta della Lega, infatti aumenterà drammaticamente ancora di più il divario tra Nord e Sud del Paese nei settori e nei servizi essenziali ai cittadini. Parliamo di assistenza, sanità, scuola, trasporti. Senza una definizione ed un finanziamento preliminare dei livelli essenziali delle prestazioni, senza la previsione di un adeguato fondo di perequazione, questa riforma porterà a dilatare le diseguaglianze territoriali che invece dovremmo ricucire. Si istituzionalizza per legge l'esistenza di cittadini di serie A e cittadini di serie B, con conseguenze negative per l'intero Paese. Con nuove generazioni che saranno costrette sempre più ad emigrare per costruire un futuro dignitoso. Continueremo, come Partito democratico, a portare avanti ogni battaglia possibile per impedire che questo scempio venga approvato definitivamente”.
Abbiamo scelto di presentare questo importante emendamento al Milleproroghe con cui diamo la possibilità di ricorrere ai trattamenti di integrazione salariale per cinquantadue settimane, entro il 31 dicembre 2023, a quei datori di lavoro che, dovendo fronteggiare processi di riorganizzazione o ipotesi di grave difficoltà economica di imprese rientranti nel campo di applicazione della CIGS, non potevano più ricorrere ai trattamenti straordinari di integrazione salariale. Con l’approvazione di questo emendamento si
consente agli stessi datori di lavoro che non hanno usufruito di tale trattamento per tutte le cinquantadue settimane autorizzate, di completare il periodo totale, al fine di fronteggiare i processi di riorganizzazione già in corso o ipotesi di grave difficoltà economica di imprese rientranti nel campo di applicazione della CIGS. Una misura che può aiutare molte realtà del Sud come del Nord ad affrontare processi di riorganizzazione, oltre che segnale importante nei confronti dei lavoratori e delle imprese che confidiamo possa essere votato da tutte le forze politiche del Parlamento.
Così i deputati Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche Ue della Camera e Marco Sarracino, responsabile Sud della segreteria nazionale del Pd.
“È inutile nascondersi dietro ad un dito, diciamolo chiaramente: quella della Premier Meloni con la Von der Leyen in Emilia Romagna ha l'aria dell'ennesima passerella, utile solo alla propaganda elettorale della destra. Una destra che, dopo le ultime vicende del Mes, ha bisogno di rifarsi un profilo europeista in vista delle prossime elezioni. Una mossa elettorale che copre le promesse finora tradite verso la popolazione romagnola, che sta pagando ancora il prezzo della terribile alluvione di maggio scorso. Le risorse stanziate per la ricostruzione pubblica e per i ristori a famiglie e imprese sono assolutamente insufficienti rispetto a gli 8,5 miliardi di danni subiti. E non si prevede neppure il rimborso dei beni mobili. In questo contesto, il sostegno di 1,2 miliardi di euro dal Pnrr è in sé positivo, ma va ricordato che si tratta di fondi che andranno alle opere pubbliche e non ai cittadini. Non solo, facciamo attenzione a che queste risorse siano davvero aggiuntive rispetto a quelle già previste dal governo, altrimenti saremo di fronte all’ennesimo bluff a cui questa destra ci ha abituato, in particolare nella pessima gestione del Pnrr”. Così Piero De Luca, capogruppo dem in commissione Politiche europee a Montecitorio, intervenuto stamattina ad Agorà su Raitre.