“Il riferimento fatto oggi dal ministro Piantedosi al caso Cecilia Sala è del tutto fuoriluogo: parliamo infatti di una vicenda che nulla aveva a che vedere con la Corte penale internazionale e che non è in alcun modo paragonabile al caso del torturatore Almasri”. Lo dichiara la capogruppo democratica nella Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Antonella Forattini.
“Ancora una volta il ministro cerca di trovare giustificazioni al ricatto al quale il governo ha deciso di cedere. Cambiare continuamente le carte in tavola, rendere sempre più confusa e opaca la ricostruzione dei fatti e costruire una verità a posteriori e su misura per coprire un atto grave che ha fatto perdere credibilità al Paese. È grave e irrispettoso nei confronti del Parlamento che queste nuove versioni arrivino tramite interviste televisive e non nelle sedi istituzionali – come la Giunta per le autorizzazioni o l’Aula – dove invece avrebbe dovuto riferire la verità.
Non comprendiamo perché il ministro non abbia detto subito ciò che il governo ha poi inserito nelle memorie depositate. Continuare a modificare la narrazione li ha resi poco credibili e imbarazzanti. Il Parlamento merita chiarezza e rispetto: chiediamo che il governo si assuma fino in fondo le proprie responsabilità e dica una volta per tutte la verità sul caso Almasri”.
“Ancora una volta i vertici del governo scelgono la via della fuga. Il ministro Nordio, che non perde occasione di rilasciare dichiarazioni sui giornali, in televisione e in ogni intervista, quando è chiamato a rispondere davanti alla Giunta per le autorizzazioni, di fronte al Parlamento, si sottrae. Non ha il coraggio di metterci la faccia. Non è un atto formale, è un atto politico: si tratta dell’ennesimo segnale di mancanza di rispetto verso il Parlamento e verso i cittadini. Di fronte a una vicenda grave come il caso Almasri, Nordio, Piantedosi e Mantovano scelgono di inviare una memoria scritta, evitando il confronto diretto, il dibattito, le domande” così la capogruppo democratica in giunta per le autorizzazioni a procedere Antonella Forattini.
«Quanto emerge oggi dagli atti ufficiali della Camera dei deputati sulla seduta di ieri della Giunta delle autorizzazioni a procedere sul caso Almasri è di una gravità senza precedenti. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha mentito al Parlamento e agli italiani quando ha sostenuto che la scarcerazione di Almasri fosse stata una scelta autonoma della magistratura. L’istruttoria del Tribunale dei ministri dimostra invece che vi fu una precisa strategia del Governo, concordata nelle riunioni del 19 e 20 gennaio, fondata sul “mancato intervento” del Ministero della Giustizia: una scelta politica che ha reso inevitabile la liberazione del criminale libico. È altrettanto evidente che la successiva espulsione di Almasri non fu il frutto di un automatismo tecnico, come fatto intendere da Meloni, ma l’esito di un piano deciso a tavolino, con tanto di volo già predisposto prima ancora della scarcerazione. In quella riunione del 20 gennaio – a cui parteciparono ministri, sottosegretari e i vertici dei nostri apparati di sicurezza – si discusse consapevolmente di come non intervenire per lasciare che la Corte d’Appello disponesse la liberazione, così da poter poi procedere all’espulsione. Siamo davanti a una menzogna inaccettabile da parte della Presidente del Consiglio. Per questo chiediamo che venga immediatamente a riferire in Parlamento: la trasparenza è un dovere, non un optional” conclude Antonella Forattini, capogruppo democratica in Giunta delle autorizzazioni a procedere commentando gli atti sul caso Almasri, che da oggi sono disponibili nei resoconti ufficiali della Camera.
«L’ordinanza del Tribunale di Trento, che conferma la linea delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 2019, ribadisce un principio fondamentale: la canapa è legale quando priva di efficacia drogante. È una chiarezza importante per gli operatori del settore, che in questi mesi hanno vissuto nell’incertezza a causa di norme scritte male e di annunci contraddittori da parte del Governo».
Lo dichiara Antonella Forattini, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Agricoltura alla Camera.
«Il Tribunale – prosegue – ha chiarito che l’articolo 18 del decreto-legge n. 48/2025 ha natura meramente ricognitiva e non modifica il quadro penale definito dalla Cassazione nel 2019, che resta dunque pienamente valido: la commercializzazione dei derivati della canapa industriale non è penalmente rilevante se i prodotti sono privi di effetti psicotropi. Un principio già riconosciuto anche dal TAR Lazio e in linea con le indicazioni europee sulla libera circolazione delle merci».
«Il settore della canapa industriale rappresenta un’importante leva di sviluppo anche per l’agricoltura italiana: significa sostenibilità, innovazione, nuove filiere produttive, possibilità di reddito per imprese e lavoratori, soprattutto nelle aree rurali. Per questo chiediamo al Governo di smettere di creare confusione e di aprire un confronto serio con il Parlamento e le associazioni di categoria, per arrivare a una normativa chiara, stabile e coerente con l’Europa. Non servono propaganda e divieti ideologici, servono certezze per chi investe e lavora ogni giorno in questo comparto».
“Le immagini che arrivano dalla laguna di Orbetello come dal Delta del Po sono impressionanti e descrivono una realtà drammatica. Se dal Commissario straordinario per il granchio blu, Enrico Caterino, e dal governo, non arriveranno risposte immediate, la situazione rischia di diventare irreversibile”. Così in una nota i deputati Antonella Forattini e Marco Simiani, rispettivamente capogruppo in commissione Agricoltura e capogruppo in commissione Ambiente e i deputati dem in commissione Agricoltura Marino, Romeo Rossi e Vaccari.
“Alla ripresa dei lavori parlamentari – prosegue la nota – interrogheremo il ministro per capire se intenda finalmente rimuovere un commissario inadeguato o se preferisca lasciare che un settore primario come la pesca scompaia del tutto. In commissione Agricoltura abbiamo ascoltato un commissario che ha offerto una rappresentazione lontanissima dalla realtà, parlando di un comparto ormai desertificato, con centinaia di partite Iva perse, redditività e produttività azzerate, e senza alcuna prospettiva di rilancio. Un quadro che peggiora di giorno in giorno, senza che in due anni di emergenza sia arrivata una sola risposta concreta”.
“La pesca italiana – concludono gli esponenti dem – non può morire nell’indifferenza del governo. Non basta incentivare il consumo del granchio blu, serve una strategia seria per salvaguardare un comparto che rappresenta lavoro, identità e presidio ambientale. Noi continueremo a chiedere interventi immediati e strutturali”.
“La Dichiarazione Congiunta tra Commissione Europea e governo americano conferma la resa del governo Meloni alle imposizioni Usa sui prodotti agroalimentari italiani. È certamente positiva la tariffa omnicomprensiva al 15 per cento applicata a molti prodotti, ma il Made in Italy del settore primario ne è escluso: nessuna esenzione o riduzione è infatti prevista per i prodotti agricoli, dalla pesca ai vitivinicoli, che sostengono gran parte dell’export verso gli Stati Uniti e che sono espressione di migliaia di imprese e di posti di lavoro’. Così la deputata Antonella Forattini, capogruppo PD in commissione Agricoltura.
“Mentre la Germania - prosegue l’esponente dem - è riuscita a difendere le proprie posizioni nel mercato dell’automotive, l’Italia ha svenduto il Made in Italy agroalimentare per l’incapacità del governo di rappresentare gli interessi del Paese e per la totale sottomissione di Meloni e dei suoi ministri alla partita verso l’“amico” Trump, che, di contro, pretende azzeramenti e sostanziali riduzioni dei dazi sui prodotti americani. L’entusiasmo di Fitto che parla di ‘accordo che rafforza i rapporti economici tra le due sponde dell’Atlantico’, è perciò completamente fuori luogo e suona offensivo nei confronti dei produttori agricoli italiani. Il danno per filiere fondamentali come formaggi, vino, pasta e conserve sarà infatti catastrofico, con perdite nell’ordine di miliardi di euro”.
“Perché - conclude Forattini - il governo Meloni non era presente quando si decideva il futuro del vino, dell’olio, del comparto caseario italiano? Ancora una volta, l’Italia si ritrova spinta ai margini delle trattative internazionali. Il Partito Democratico continuerà a battersi, sia in sede europea sia nazionale, per ottenere riduzioni reali dei dazi, tutele per le filiere DOP e IGP, e un piano straordinario di promozione del Made in Italy agroalimentare, prima che sia troppo tardi”.
Le deputate del Partito Democratico, Eleonora Evi, Antonella Forattini e Patrizia Prestipino, hanno presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo un aggiornamento urgente sullo stato di attuazione della legge n. 157 del 1992, norma quadro per la protezione della fauna selvatica e la regolazione dell’attività venatoria in Italia.
La legge 157/1992, frutto di un equilibrio condiviso tra mondo ambientalista, agricolo e venatorio, non riceve una relazione ufficiale sul suo stato di attuazione da parte del Governo dal 2009. Un ritardo inaccettabile, aggravato da profondi mutamenti ambientali e dall’aumento di criticità legate alla gestione della fauna selvatica, in particolare degli ungulati.
Le deputate dem chiedono se il Governo intenda finalmente presentare al Parlamento una relazione aggiornata sugli anni 2022, 2023 e 2024, come previsto dalla legge, e se non sia necessario rivedere la composizione del Comitato faunistico venatorio, la cui rappresentatività è stata fortemente ridotta, e riattivare un tavolo di confronto con tutti gli attori coinvolti, nel rispetto dell’art. 9 della Costituzione.
«La mancata attuazione degli strumenti di monitoraggio e partecipazione previsti dalla legge – dichiarano Evi, Forattini e Prestipino – è sintomo di una gestione unilaterale e non trasparente. Serve un approccio serio e condiviso per aggiornare la legge senza snaturarne i principi, a partire da una fotografia chiara e aggiornata della realtà”.
“Solo 9,3 milioni di euro spesi su 500 stanziati per l’innovazione e la meccanizzazione in agricoltura. Una cifra che equivale all’1,89% delle risorse disponibili e che racconta, meglio di qualsiasi slogan, il fallimento di questa misura strategica del PNRR.” Lo dichiarano in una nota congiunta le deputate e i deputati del Partito Democratico Antonella Forattini, Stefano Vaccari, Enzo Romeo, Irene Marino e Andrea Rossi, che hanno presentato un’interrogazione al Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
“La Corte dei Conti, nella sua ultima relazione, ha certificato i gravi ritardi nell’attuazione di questo investimento, destinato a sostenere 15.000 aziende agricole per l’acquisto di macchinari innovativi, la sostituzione dei vecchi trattori, l’introduzione di tecniche di precisione e tecnologie Agricoltura 4.0. Un’occasione fondamentale per rendere il settore più sostenibile, efficiente e competitivo – aggiungono – che rischia di andare perduta per l’inadeguatezza gestionale di questo Governo.”
“È inaccettabile che uno strumento pensato per accompagnare la transizione ecologica e valorizzare il Made in Italy alimentare resti impantanato tra ritardi burocratici e piattaforme digitali obsolete. Il Ministro venga in Commissione a riferire con chiarezza: quali misure intende adottare per sbloccare i fondi? Quali interventi saranno rimodulati o, peggio, cancellati?”
“Il comparto agricolo non può più aspettare. Ogni ritardo danneggia le imprese, compromette gli obiettivi ambientali e mina la credibilità del nostro Paese in Europa. È ora che il Governo Meloni si assuma le proprie responsabilità.”
“La definizione dei dazi al 15 per cento da parte degli Stati Uniti, rappresenta una vera e propria tragedia annunciata per il nostro agroalimentare e, più in generale, per tutto l’export italiano”. Lo dichiara Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura alla Camera.
“Parliamo – evidenzia l’esponente Pd - di un impatto diretto su un export che vale circa 65 miliardi di euro verso gli USA, e che oggi subisce un colpo durissimo. Il contraccolpo ricadrà sui consumatori, ma soprattutto sulle nostre imprese, già provate da una congiuntura economica difficile. Quel che colpisce maggiormente è l’atteggiamento del governo Meloni, che ha scelto di disinteressarsi totalmente della partita, lasciando che la trattativa tra Europa e Stati Uniti si consumasse senza alcuna voce italiana autorevole al tavolo. Il governo si è persino fatto promotore di un ministero del Made in Italy, salvo poi voltargli le spalle nel momento più delicato. Mascherarsi dietro un generico ‘vedremo i dettagli dell’accordo’ è una risposta inadeguata di fronte a una situazione così grave”.
“Recuperare quel 15 per cento imposto – conclude Forattini - sarà molto difficile, ma ciò che è urgente è mettere subito in campo risorse straordinarie per sostenere le imprese colpite. Il Partito Democratico continuerà a battersi, in Italia e in Europa, per difendere un settore che è eccellenza assoluta del nostro Paese”.
«Il comparto zootecnico sardo è ad altissimo rischio a causa dell’epidemia di dermatite nodulare bovina, e non può essere lasciato solo. La destra, in Sardegna, propone di stanziare oltre 30 milioni di euro a carico della Regione. Ma le norme europee parlano chiaro: è il Governo, e in particolare il Ministro dell’Agricoltura, che può attivare il fondo nazionale previsto dalla PAC per queste emergenze. E deve farlo subito».
È quanto dichiarano il deputato sardo Silvio Lai, con i colleghi Antonella Forattini e Stefano Vaccari della Commissione Agricoltura, firmatari di un’interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro Francesco Lollobrigida.
«Il Regolamento (UE) 2021/2115 – spiegano – mette a disposizione oltre 450 milioni di euro per l’Italia, anche per casi come la dermatite nodulare. Ma per sbloccare queste risorse servono atti formali: una delibera della Regione, una ricognizione dei danni, una richiesta ufficiale del MASAF a Bruxelles. Vogliamo sapere se il Ministro si è già attivato, e in che tempi intenda farlo».
L’interrogazione chiede anche chiarezza su quali siano i tempi previsti per l’attivazione del fondo e l’erogazione degli aiuti, se siano state attivate le procedure previste o se si stia pensando ad altri fondi ordinari e, infine, se siano in corso le necessarie modifiche ai parametri ISMEA troppo bassi che oggi stabiliscono i ristori.
«Le tariffe attuali – denunciano i parlamentari PD – non coprono minimamente i costi reali dei capi abbattuti o dichiarati improduttivi. Così si scarica il peso della crisi direttamente sugli allevatori».
«Chiediamo al Governo, in questo caso al Ministero dell’agricoltura – concludono Lai, Forattini e Vaccari – di assumersi la propria responsabilità e di agire con la massima urgenza non solo nell’accompagnamento alla dimensione epidemiologica ma anche sul piano economico delle imprese. L’emergenza è nazionale, non regionale. E l’Europa ha già previsto gli strumenti per affrontarla anche in Italia. Non si perda altro tempo».
"Il settore agroalimentare italiano, uno dei pilastri della nostra economia e della nostra identità, viene messo in ginocchio da un accordo che favorisce la concorrenza sleale e premia le imitazioni. Altro che protezione del Made in Italy: il governo sembra piuttosto lavorare per promuovere le patacche, quei prodotti che si travestono da italiani — il cosiddetto Italian sounding, dal parmesan alla mozzarella finta — ma che con la qualità e la filiera italiana non hanno nulla a che vedere.
Il danno economico e d'immagine è enorme. Se Meloni e Lollobrigida volevano a parole difendere il Made in Italy, con la loro inerzia il risultato è l’esatto opposto: l’accordo con gli Stati Uniti apre la strada a chi copia e declassa le nostre eccellenze.
Serve un cambio di rotta immediato e una chiara indicazione delle misure compensative che il governo intende mettere in campo." Così in una nota Antonella Forattini, capogruppo Pd in Commissione Agricoltura alla Camera.
“Accogliamo con favore l’attenzione che il Governo ha voluto riservare al settore agricolo con il ddl 'Coltivaitalia' e con l’annuncio di nuove risorse destinate alla sovranità alimentare, alla filiera del frumento, al ricambio generazionale e alla digitalizzazione. Tuttavia, ancora una volta si tratta di interventi frammentati e non strutturali, privi di una visione strategica di lungo periodo che servirebbe per accompagnare davvero la transizione ecologica, sostenere la qualità delle produzioni e rafforzare la competitività del nostro sistema agricolo”. Lo dichiara la deputata Pd Antonella Forattini commentando le misure del governo sul settore agricolo definite dall'ultimo Consiglio dei ministri.
“È sul piano europeo – sottolinea l'esponente dem - dove è mancato un segnale politico forte. Mentre la Commissione UE porta avanti l’ipotesi di un fondo unico che rischia di depotenziare la Politica Agricola Comune, non abbiamo registrato alcun impegno concreto da parte del Governo italiano per difendere le prerogative nazionali e garantire risorse stabili e certe ai nostri agricoltori”.
“Serve una strategia coerente che tenga insieme politiche nazionali e azione europea, con l’obiettivo di tutelare il reddito agricolo, promuovere il ricambio generazionale e valorizzare la qualità che contraddistingue il Made in Italy”, conclude Forattini.
Tariffa al 30% sarà devastante per intera filiera agroalimentare, per pasta sarà addirittura del 46%
“La tariffa doganale al 30% sarà devastante, per il nostro sistema agroalimentare in primis e per altri comparti strategici come la chimica e la farmaceutica, l'automotive,
la meccanica e la metallurgia, la moda. Il racconto di "Meloni amica di Trump" è caduto e il Made in Italy è esposto a una crisi senza precedenti. I formaggi pagano già dazi del 15%, che salirebbero al 45%. La pasta oggi paga il 16%, salirebbe al 46%. E non dimentichiamo le ricadute su un settore strategico come quello del vino. L'Europa deve continuare a trattare, in maniera meno timida, e Meloni deve uscire dalla sua torre d'avorio e dimostrare di avere l'autorevolezza necessaria per tutelare il Made in Italy. Se ai dazi aggiungiamo l'ipotesi di tagli alla nuova Politica agricola comunitaria, è bene che il ministro Lollobrigida smetta di fare il passacarte e agisca, insieme al collega Fitto, per scongiurare questo scenario”. Così la capogruppo democratica nella commissione agricoltura della Camera, Antonella Forattini.
“La decisione del presidente americano Donald Trump di aumentare i dazi al 30 per cento a partire dal 1° agosto rappresenta un serio rischio per il settore agroalimentare italiano,” dichiara Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura alla Camera. “Parliamo di misure che colpiscono prodotti simbolo del Made in Italy – dai formaggi alla pasta, fino al vino – in un contesto già segnato dalla svalutazione del dollaro. Il mercato americano è tra i principali sbocchi per le nostre esportazioni agroalimentari, e questa escalation tariffaria rischia di generare pesanti ricadute economiche”.
“La questione – sottolinea l’esponente dem - non riguarda solo l’Italia. Anche altri Paesi europei, con cui condividiamo un sistema commerciale integrato, si trovano nella stessa condizione. Le conseguenze di questi dazi potrebbero quindi riflettersi sul PIL di diverse economie dell’Unione e sull’intero sistema dell’export agroalimentare europeo. È necessario attivare con urgenza un confronto a livello comunitario”.
“In questa fase delicata – conclude Forattini - riteniamo fondamentale che il governo italiano assuma un’iniziativa politica chiara. Abbiamo chiesto che la Presidente del Consiglio venga a riferire in Parlamento su quanto sta accadendo e sulle azioni che l’esecutivo intende intraprendere. È importante che l’Italia faccia sentire la propria voce, anche in sede europea, per difendere un comparto chiave della nostra economia e tutelare migliaia di imprese e lavoratori coinvolti”.
“Dietro gli scaffali ordinati dei supermercati si nasconde una filiera ingiusta: i produttori agricoli vengono sistematicamente penalizzati da contratti sbilanciati e richieste di sconto imposte dalla grande distribuzione.” Lo dichiara Antonella Forattini, capogruppo PD in Commissione Agricoltura.
“Il paradosso – spiega Forattini - è che quei ribassi non si traducono in risparmi per i consumatori: i prezzi al dettaglio restano invariati, mentre chi coltiva vede ridursi il proprio reddito”.
“Serve più trasparenza e un riequilibrio dei rapporti di forza nella filiera. L’agricoltura italiana può reggere le sfide ambientali solo se chi lavora la terra è messo nelle condizioni di vivere del proprio lavoro. Basta extra-profitti sulla pelle degli agricoltori”