“Le risorse stanziate dal governo non sono sufficienti per il disastro causato dall’uragano Harry. Non lo dice il Pd. Lo dicono le Regioni.
Il disastro a Niscemi in Sicilia è stato un disastro annunciato, da trent’anni di burocrazie, le stesse che paralizzano le rinnovabili.
Non una calamità naturale imprevedibile, ma l’esito di oltre trent’anni di omissioni amministrative, progetti bloccati e finanziamenti mai trasformati in opere di sicurezza.
Un territorio classificato da decenni come ad altissimo rischio idrogeologico, eppure la prevenzione strutturale è rimasta quasi inesistente.
Ora il governo si faccia sentire, faccia la sua parte e aumenti i fondi destinati alla ricostruzione”. Lo dichiara la deputata del Pd, Stefania Marino, eletta in Sicilia, che aggiunge:
“Anche i deputati regionali di maggioranza nel segreto all’Ars si sono espressi responsabilmente per una volta per il bene dei territori e delle comunità anziché andare dietro ad un governo che pensa solo agli slogan elettorali. Questo governo non può non tenere conto della classe dirigente della Sicilia e della loro volontà che rappresentano i territori, le persone, gli sfollati”.
“La risposta del Ministero del Lavoro al Question time è una vera e propria resa dello Stato davanti alla chiusura di Cargill a Giammoro (provincia di Messina). Governo Meloni e Regione Siciliana non solo non hanno impedito la dismissione dello stabilimento, ma l’hanno di fatto accompagnata, scegliendo l’inerzia invece della difesa del lavoro e dell’industria”.
Così la deputata Pd, Maria Stefania Marino, sulla discussione del suo atto in commissione Lavoro alla Camera.
“Dopo mesi di incertezze - ha aggiunto - è chiaro che i ministeri competenti ed il Presidente Schifani abbiano lasciato campo libero all’azienda: nessun piano industriale, nessuna proposta di reindustrializzazione, nessuna tutela occupazionale. Dalla risposta del governo non emerge alcuna strategia, ma solo un drammatico vuoto politico e istituzionale. Così si distrugge un presidio produttivo che non era in crisi e si condannano quarantanove lavoratori e le loro famiglie a pagare il prezzo dell’assenza dello Stato. La chiusura di Cargill è l’ennesima dimostrazione del fallimento della politica industriale del governo Meloni in Sicilia: si perdono competenze, salari, futuro e dignità del lavoro mentre le istituzioni restano a guardare. Il Partito Democratico - ha concluso - non accetterà questa resa: continueremo a incalzare governo e Regione in Parlamento e sul territorio finché non verranno assunte responsabilità precise e aperta una vera prospettiva occupazionale”.
La risposta del governo alla mia interrogazione conferma purtroppo quello che temevamo: nessuna certezza per il futuro dei lavoratori precari della Giustizia assunti con il Pnrr. Un testo evasivo, che non presenta impegni chiari e che di fatto non assicura la stabilizzazione di professionalità che oggi sono indispensabili al funzionamento degli uffici giudiziari. In Sicilia parliamo di centinaia di persone – da Palermo a Catania, da Trapani ad Agrigento, fino a Ragusa e Siracusa – che in questi anni hanno consentito di ridurre l’arretrato, velocizzare i procedimenti e migliorare i servizi ai cittadini. Senza di loro, i tribunali della nostra regione rischiano un grave passo indietro”: è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino sulla risposta al suo atto di controllo.
“Il Partito Democratico ha invece da tempo indicato una strada chiara: anche al Decreto Milleproroghe è stato infatti presentato un emendamento per stabilizzare tutti i precari del Pnrr del settore Giustizia. È una scelta necessaria per non disperdere competenze e per garantire una giustizia rapida ed efficace in Sicilia e in tutto il paese. Non si può parlare di riforma della giustizia continuando a lasciare nell’incertezza chi ha reso possibili i risultati del Piano nazionale di Ripresa e resilienza. Il governo smetta di rinviare e si assuma la responsabilità di una vera stabilizzazione: senza personale stabile, la giustizia non funziona”: conclude.
“Il governo Meloni non può e non deve abbandonare la Sicilia. I fondi stanziati non sono sufficienti a ricostruire tutte le infrastrutture distrutte dall’uragano Harry. Chiediamo un intervento immediato e maggiori fondi. Il governo Meloni quando vuole i fondi li trova. Basti pensare al ponte sullo stretto”. Lo dichiara la deputata siciliana del Pd, Stefania Marino, la quale aggiunge: “Stupisce che il governo non abbia nemmeno predisposto un conto corrente pubblico in caso in cui i cittadini vogliano fare delle donazioni in favore dei territori colpiti, cosa che in altre catastrofi invece è avvenuta. Per il governo la Sicilia è come al solito l’ultima ruota del carro”.
"La chiusura dello stabilimento Cargill di Giammoro, in provincia di Messina, e l’imminente licenziamento dei quarantanove lavoratori rappresentano una sconfitta per il territorio e una grave responsabilità politica. Governo nazionale e regionale hanno di fatto abbandonato i lavoratori durante una vertenza durata mesi, segnata da promesse mancate e da un silenzio assordante. Alle nostre sollecitazioni e alle interrogazioni parlamentari presentate non è mai arrivata alcuna risposta concreta, mentre veniva smantellata un’eccellenza industriale che non era affatto in crisi.
Così la deputata Pd, Maria Stefania Marino.
"La perdita di Cargill - aggiunge - significa lavoro, competenze e futuro che lasciano la Sicilia, aggravando il vuoto occupazionale dell’area industriale tirrenica. Non è accettabile che scelte industriali di questa portata si consumino senza un intervento delle istituzioni. Governo e Regione non possono restare spettatori: l’assenza di un’azione efficace e di prospettive alternative pesa oggi sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie, a cui va la nostra piena solidarietà e il nostro impegno a continuare questa battaglia".
“La Sicilia è nuovamente in ginocchio, sotto l’acqua e nel fango e ancora una volta paga il prezzo di una fragilità del territorio nota da anni e colpevolmente sottovalutata. Nelle province di Enna e Messina il maltempo sta causando gravi disagi: strade allagate e interrotte, frane, famiglie isolate, attività produttive in difficoltà, con decine di interventi dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile per fronteggiare una situazione che resta critica. Non siamo di fronte a eventi imprevedibili, ma agli effetti concreti dell’assenza di prevenzione e di investimenti strutturali”. Lo dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino.
“Il Governatore Schifani chieda subito stato di emergenza ed il Governo Meloni si attivi rapidamente per stanziare risorse straordinarie per le prime necessità, il ripristino dei servizi essenziali e la messa in sicurezza dei territori colpiti. Non bastano le dichiarazioni di circostanza: servono atti rapidi e fondi certi. Le comunità di Enna, Messina e dell’intera Sicilia non possono essere lasciate sole ancora una volta. Vigileremo perché alle parole seguano finalmente fatti concreti”, conclude la deputata dem.
“La discussione sull’accordo Ue-Mercosur impone di tenere insieme apertura commerciale e tutela concreta delle nostre filiere agricole. In particolare, destano preoccupazione alcune importazioni sensibili, soprattutto le carni, che rischiano di arrivare sul mercato europeo da sistemi di allevamento e produzione non conformi agli standard Ue su ambiente, sicurezza alimentare e benessere animale, alterando la concorrenza a danno dei produttori italiani ed europei. È su questi aspetti che servono controlli stringenti e clausole di salvaguardia realmente efficaci; meno esposti, invece, risultano settori come vino e formaggi, già fortemente regolati e competitivi”.
Così Maria Stefania Marino, deputata Pd in commissione Agricoltura.
“In questo quadro si colloca il voto espresso a livello europeo dal Partito Democratico, favorevole all’accordo solo nella misura in cui siano garantite reciprocità e tutele per l’agricoltura europea. Una posizione responsabile e diversa da quella di molte forze di destra, che in Europa votano in modo disomogeneo o strumentale: talvolta contro gli accordi commerciali in nome della difesa degli agricoltori, salvo poi indebolire nei fatti le politiche comuni di controllo, sostenibilità e qualità che sono l’unico vero scudo per il nostro sistema agroalimentare”: conclude.
"Quando un consultorio familiare rischia di chiudere non è un problema tecnico, ma una sconfitta dello Stato sul territorio. Per questo ho depositato un’interrogazione al Ministro della Salute sul futuro del Consultorio Familiare di Capo d’Orlando (in provincia di Messina), un presidio che serve circa 26.000 persone e che svolge funzioni essenziali di prevenzione, assistenza e tutela sociale. Oggi questa struttura opera già in condizioni di forte sofferenza, con un’équipe ridotta al minimo indispensabile e senza alcuna garanzia sul futuro, nonostante il ruolo centrale che la legge assegna ai consultori familiari". Lo dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino depositando una interrogazione parlamentare sulla vicenda.
"Il pensionamento annunciato della ginecologa a partire da gennaio 2026, senza una sostituzione programmata - continua la parlamentare dem - rischia di trasformarsi nel colpo definitivo: chiusura di fatto, servizi sospesi, percorsi interrotti. È una prospettiva che non può essere accettata né normalizzata. Chiedo quindi quali misure urgenti il governo intenda adottare, insieme alla Regione Siciliana e all’Asp di Messina, per garantire continuità operativa e rispetto dei livelli essenziali di assistenza". "Difendere il consultorio di Capo d’Orlando significa difendere il diritto alla salute, in particolare di donne, minori e famiglie, e riaffermare che la sanità pubblica non può arretrare di fronte alle carenze di programmazione", conclude Marino.
"Di fronte alle stragi silenziose, il governo ha scelto di dire no a una proposta di buon senso, respingendo senza appello un ordine del giorno presentato sul Decreto Sicurezza sul lavoro. Un atto che lascia sgomenti: mentre continuano a morire lavoratrici e lavoratori in ambienti confinati e sospetti di inquinamento, l’esecutivo ha rifiutato di impegnarsi su verifiche preventive obbligatorie e controlli tecnici qualificati, strumenti essenziali per prevenire tragedie ampiamente prevedibili": è quanto dichiara la deputata dem Maria Stefania Marino sul suo atto di indirizzo respinto dall'Aula di Montecitorio.
"Esperienze già consolidate nei settori a più alto rischio, come quello portuale, hanno dimostrato che certificazioni preventive, responsabilità chiare e procedure rigorose hanno funzionato. Respingere questo ordine del giorno significa rinunciare a costruire un sistema omogeneo e serio di prevenzione a livello nazionale, lasciando irrisolti vuoti normativi che mettono quotidianamente a rischio la vita delle persone": conclude.
“L’ordine del giorno approvato dal governo sulle gravissime carenze sanitarie in Sicilia – e in particolare nella provincia di Enna – rappresenta un primo passo, ma non certo una soluzione. Dopo anni di promesse mancate e continui depotenziamenti dei nostri ospedali, non basta più registrare generiche disponibilità: servono atti immediati, risorse certe e un’inversione di rotta netta rispetto a una politica che sta condannando le aree interne alla marginalità. La sanità siciliana vive un’emergenza strutturale, resa ancora più drammatica dai tagli previsti nella nuova rete ospedaliera regionale. Per questo abbiamo chiesto un impegno chiaro del Governo contro la carenza di personale e per garantire servizi essenziali che oggi non sono più assicurati”: è quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino sulla discussione del Decreto Economia svolta oggi, mercoledì 10 dicembre, nell’Aula di Montecitorio.
“Il tempo delle dichiarazioni è finito. Adesso vigileremo con la massima determinazione affinché gli impegni assunti non rimangano lettera morta. La provincia di Enna, dove la mobilità sanitaria passiva supera il 35 per cento e dove interi reparti sono stati chiusi o ridotti all’osso, non può più aspettare. Pretendiamo risposte concrete, perché il diritto alla salute non può essere un privilegio riservato ai territori più fortunati, ma deve valere per ogni cittadino, anche nelle comunità più fragili dell’entroterra siciliano”: conclude.
"Il Ministero della Cultura, con un atteggiamento grave e sfuggente, 'si lava le mani' per la situazione disastrosa in cui versa Villa Romana del Casale (in provincia di Enna) indicando nella Regione Siciliana e nel presidente Schifani — insieme ai suoi predecessori dello stesso schieramento politico — gli unici responsabili del degrado del sito Unesco. È inaccettabile che il Ministero, custode ultimo dei beni culturali italiani, si limiti a uno scaricabarile istituzionale, fingendo che la gravissima situazione dei mosaici e la totale assenza di manutenzione ordinaria non lo riguardino. E tutto questo con la complice assenza ed l'imbarazzante silenzio dei parlamentari di maggioranza del territorio". Lo dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino intervenendo in Aula sulla sua interpellanza urgente.
"La Regione Siciliana, è vero, ha competenze dirette, ma la gestione portata avanti negli ultimi anni si è rivelata incapace e priva di visione, come dimostrano tredici anni di interventi mancati, progetti annunciati e mai realizzati, e fondi utilizzati per eventi anziché per la tutela del sito. Proprio per questo il Ministero avrebbe il dovere di intervenire, coordinare, vigilare. Al contrario, oggi abbiamo assistito a un rimpallo di responsabilità indegno di un paese che si dice custode del proprio patrimonio culturale. Continuerò a vigilare e a denunciare questa paralisi amministrativa: la Villa Romana del Casale merita impegno, non abbandono istituzionale", conclude Marino.
“La situazione in molti tratti stradali della Provincia di Enna sta divenendo insostenibile. Da anni cittadini, amministrazioni locali e Forze dell’Ordine segnalano condizioni di rischio quotidiano nella S.S. 121 e della S.S. 117 (nei territori di Assoro, Leonforte e Nissoria): si tratta di infrastrutture viarie ad altissima frequentazione e completamente privi degli standard minimi di sicurezza. Di fronte a questa realtà ho presentato un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per chiedere interventi immediati e un’assunzione di responsabilità da parte di Anas”: è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino.
“L’assenza di illuminazione, gli accessi diretti alle attività commerciali, la mancanza di attraversamenti pedonali e di dispositivi di moderazione della velocità, insieme al traffico intenso – che comprende mezzi pesanti, autobus, utenti diretti all’ospedale e ai locali della zona – creano un rischio costante, confermato dai numerosi incidenti, anche mortali. Le segnalazioni inviate dai Sindaci fotografano una situazione che contrasta apertamente con quanto previsto dal Codice della Strada e dalla normativa nazionale ed europea sulla sicurezza delle infrastrutture. Per questo ho chiesto al Ministro Salvini di disporre subito verifiche ispettive e di garantire un piano urgente di messa in sicurezza, oltre all’apertura di un tavolo tecnico con Anas, Prefettura ed enti territoriali. Non è più il tempo delle attese né delle risposte informali: la tutela dei cittadini deve essere una priorità assoluta, e questi tratti stradali devono diventare finalmente sicuri”: conclude.
"La situazione della Villa Romana del Casale a Piazza Armerina in provincia di Enna rappresenta un campanello d’allarme che non può più essere ignorato. Le recenti denunce sul degrado dei mosaici, esposti all’azione corrosiva degli escrementi dei piccioni e privi di un’adeguata manutenzione ordinaria, evidenziano una gestione frammentaria che rischia di compromettere un patrimonio unico al mondo. È inaccettabile che un sito Unesco di tale valore sia affidato a interventi sporadici, mentre viene trascurata la cura quotidiana che ne garantirebbe la conservazione". Lo dichiara la deputata del Pd Maria Stefania Marino, in una interpellanza urgente.
"Il Ministero della Cultura deve chiarire quali misure intenda adottare in tempi certi per assicurare un piano strutturale e permanente di tutela: dalla presenza stabile di tecnici specializzati fino a sistemi efficaci di prevenzione contro i volatili. Le risorse generate dal sito devono essere reinvestite prioritariamente nella sua protezione, non disperse in attività che non incidono sulla salvaguardia del bene. La Villa Romana del Casale è parte dell’identità culturale italiana ed europea. La politica ha il dovere di garantire che simili capolavori non vengano consumati dall’incuria. Serve un cambio di passo immediato, fondato sulla manutenzione costante, sulla trasparenza gestionale e sull’assunzione di responsabilità verso un patrimonio che appartiene alle generazioni future", conclude Marino.
“Servono chiarezza e impegni concreti sul futuro dei lavoratori precari del PNRR Giustizia impiegati nei tribunali e nelle procure della Sicilia. Parliamo di centinaia di persone – a Palermo, Catania, Trapani, Agrigento, Ragusa, Siracusa – che da anni contribuiscono, spesso in maniera decisiva, a garantire le attività degli uffici giudiziari della nostra regione: riducono l’arretrato, migliorano i tempi dei procedimenti, digitalizzano gli atti, garantiscono servizi fondamentali ai cittadini”: è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino depositando una interrogazione parlamentare al Ministro Nordio.
“La loro professionalità è ormai parte integrante del sistema. Eppure a pochi mesi dalla scadenza dei contratti, prevista per il 30 giugno 2026, il governo non ha ancora dato alcuna risposta concreta sulla stabilizzazione. Anzi: dalle informazioni rese note dai sindacati, l’esecutivo prevedrebbe l’assorbimento soltanto della metà dei lavoratori complessivi (6mila su 12mila). In Sicilia, ciò significherebbe la perdita di competenze indispensabili e un inevitabile aggravamento della già complessa situazione dei nostri tribunali”.
“Non si può parlare di riforma della giustizia e contemporaneamente scaricare chi ha reso possibili i progressi del Pnrr. Il personale assunto con il Piano di Ripresa e Resilienza non è una parentesi: è un investimento sul funzionamento dello Stato. Il governo apra subito un confronto con i sindacati e garantisca stabilizzazioni vere, non slogan. La Sicilia non può permettersi di tornare indietro”: conclude.
"Da tempo ricevo segnalazioni e leggo testimonianze di lavoratori marittimi e portuali del porto di Milazzo che denunciano abusi, licenziamenti ritorsivi e gravi violazioni delle norme sulla sicurezza. Per questo ho presentato un’interrogazione ai Ministri del Lavoro e delle Infrastrutture, chiedendo che venga fatta piena luce su questi casi". E’ quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino che trova “inaccettabile che le decisioni della magistratura restino disattese e le autorità di vigilanza non siano ancora intervenute con la necessaria fermezza, nonostante le sentenze di reintegro già pronunciate dai giudici. Chi lavora merita rispetto, sicurezza e tutele adeguate, non ritorsioni o contratti impropri. Ho chiesto ai ministri competenti di disporre un’ispezione straordinaria al porto di Milazzo e di adottare misure urgenti per garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori e la piena applicazione della legge in un settore troppo spesso lasciato senza voce", conclude la parlamentare Dem.