Deputati dem: Mic ha autorizzato sfregio della Rai?
“I deputati del Partito Democratico della Commissione Cultura della Camera hanno predisposto un’interrogazione parlamentare al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, per fare piena luce sull’utilizzo dell’immagine dell’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci nella sigla delle Olimpiadi trasmessa dalla RAI.
L’interrogazione chiede di sapere se la RAI sia stata formalmente autorizzata all’uso dell’immagine e se, nell’ambito di tale eventuale autorizzazione, la Direzione dei Musei Reali di Torino — che detiene la responsabilità e la tutela di questa straordinaria opera, capolavoro assoluto e patrimonio dell’umanità — abbia consentito modifiche o alterazioni dell’immagine originale.
L’Uomo Vitruviano non è un’immagine qualunque: è uno dei simboli più alti dell’arte e dell’ingegno italiani, sottoposto a precise norme di tutela e a procedure rigorose per la riproduzione e l’utilizzo, anche a fini televisivi e promozionali. Per questo riteniamo necessario chiarire se tutte le procedure previste dalla legge siano state rispettate.
È compito del Ministro Giuli rispondere con puntualità e trasparenza. Occorre capire se ci troviamo di fronte a una svista del Ministero, che non avrebbe adeguatamente monitorato l’utilizzo delle immagini relative al nostro patrimonio culturale, oppure se la RAI abbia violato le normali procedure che prevedono la richiesta e l’autorizzazione preventiva per l’impiego di opere di tale rilevanza. Lo sfregio é evidente, qualcuno ha sicuramente sbagliato.
La tutela del patrimonio culturale non può essere considerata un aspetto secondario o formale. È una responsabilità istituzionale che riguarda il rispetto delle regole, delle competenze e del valore universale delle nostre opere d’arte”.
Così i deputati del Partito Democratico della Commissione Cultura della Camera
Da Petrecca ancora gaffe che umilia patrimonio culturale italiano
“Il sito del Corriere della Sera denuncia un fatto molto grave: nella sigla Rai dei Giochi Olimpici di Milano Cortina l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci è stato manomesso e censurato, con l’eliminazione dei genitali presenti nell’opera originale. Siamo di fronte a una scelta incomprensibile e inaccettabile: davvero la Rai arriva a modificare Leonardo? È possibile che il direttore di Rai sport Petrecca autorizzi ogni giorno la messa in onda di una versione alterata di uno dei simboli universali dell’arte rinascimentale? La Rai, che un tempo era considerata la più importante azienda culturale del Paese, non può ridursi a intervenire su un capolavoro che appartiene al patrimonio mondiale. Alterare l’arte significa umiliarla, impoverirla, non certo tutelarla. Il servizio pubblico ha il dovere di valorizzare la nostra storia e la nostra identità, non di riscriverle per eccesso di prudenza o per interpretazioni burocratiche dei regolamenti.
Chiediamo alla Rai di chiarire immediatamente le ragioni di questa decisione. E chiediamo al Governo, a partire dalla Presidente Meloni, di porre fine a queste continue gaffe che danneggiano la credibilità culturale dell’Italia. Il Ministro Giuli davvero non ha nulla da dire davanti a questo sfregio al patrimonio culturale? Non possiamo presentarci al mondo censurando Leonardo proprio durante le Olimpiadi”. Così Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera.
Presentata interrogazione al ministro Giuli da parte delle deputate siciliane Dem Giovanna Iacono e Maria Stefania Marino
“Abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, in merito alla destinazione dell’Ecce Homo di Antonello da Messina, recentemente acquisito dallo Stato italiano.
Il dipinto rappresenta un rarissimo capolavoro del Rinascimento italiano ed è probabilmente l’ultimo lavoro del maestro siciliano rimasto fino ad oggi in una collezione privata.”
Secondo quanto riportato da organi di stampa, l’opera sarebbe destinata al Museo di Capodimonte. Una scelta che ha suscitato un ampio dibattito, in particolare in Sicilia e a Messina, città natale dell’artista, dove si moltiplicano gli appelli affinché il dipinto possa essere esposto nel territorio di origine.
“Abbiamo chiesto al Ministro se sia a conoscenza della destinazione prevista e se non ritenga opportuno valutarne la collocazione presso il Museo Regionale “Maria Accascina” di Messina, anche d’intesa con la Regione Siciliana, in considerazione del profondo legame storico e identitario dell’opera con il territorio di origine dell’artista, nonché della piena coerenza e integrazione del dipinto con la collezione museale già esistente, che annovera altri capolavori di eccezionale rilievo.”
“La collocazione dell’Ecce Homo presso il Museo Regionale “Maria Accascina” di Messina consentirebbe di rafforzare il dialogo scientifico e culturale con le collezioni già presenti e di valorizzare in modo organico il contesto storico-artistico di riferimento dell’artista.”
“Tale scelta rappresenterebbe, inoltre, un’occasione di straordinaria valorizzazione culturale e identitaria, rafforzando il legame tra l’opera, l’artista e il territorio di origine”.
Il Giorno del Ricordo rende omaggio alle vittime delle foibe, agli esuli giuliano-dalmati, ai loro familiari e alle associazioni che da anni custodiscono con tenacia la memoria di una tragedia segnata dal dolore, dal lutto e dalla perdita.
Donne e uomini, anziani, molti bambini, furono costretti a lasciare le proprie case, perseguitati per la loro appartenenza etnica e culturale, per le idee politiche, per la fede.
Di fronte a quella storia di odio e divisione, rinnoviamo oggi il nostro impegno a costruire pace e giustizia, affermando con forza i valori della convivenza, del rispetto e della dignità della persona. È anche grazie a una grande idea di Europa, fondata sulla riconciliazione e sulla cooperazione tra i popoli, se questi valori hanno potuto affermarsi. Ma non dobbiamo mai darli per scontati.
Se oggi la tragedia delle foibe è riconosciuta come tragedia nazionale, è anche grazie a un lavoro condiviso, non a una battaglia di parte. Siamo convinti che la memoria serve a costruire una società più giusta, non a riaprire ferite per convenienza politica.
Le foibe sono una pagina tragica della nostra storia e meritano memoria, rispetto e verità.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
De Luca e Graziano: assenza requisiti genera gravi responsabilità, giù le mani da patrimonio UNESCO
“Di fronte a scelte gravi e opache, il Ministro Giuli evita il confronto pubblico e istituzionale, sottraendosi al dovere di rispondere e rendere conto delle proprie azioni.
Per questo motivo abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare, chiedendo che il Ministro riferisca direttamente nelle sedi parlamentari in merito alle nomine politiche nei Consigli di amministrazione dei musei statali.
Tentare di piegare a logiche politiche un sistema culturale che rappresenta un’eccellenza mondiale e che tutto il mondo ci invidia è un atto grave e irresponsabile. Un atto fuori dalla legge che parla chiaro quando dice che devono essere nominate personalità dichiara fama nella gestione del patrimonio culturale. Vogliamo vedere i curricula delle recenti nomine. Giù le mani dalla Reggia di Caserta. Le scelte compiute rischiano di compromettere non solo la qualità e la neutralità della gestione, ma anche il mantenimento stesso dei requisiti necessari al riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Quella messa in atto da Giuli è una modalità di gestione del patrimonio culturale pubblico che espone i nostri beni più preziosi a rischi inaccettabili e mina la credibilità delle istituzioni. Il patrimonio culturale italiano non è terreno di spartizione politica. È un bene comune da tutelare con competenza, trasparenza e rispetto” così i deputati democratici Piero De Luca e Stefano Graziano che hanno depositato un’interrogazione parlamentare sul caso.
Qui di seguito il testo integrale dell’interrogazione parlamentare depositata
Interrogazione parlamentare
Al Ministro della Cultura – Per sapere –
premesso che:
• la Reggia di Caserta è un istituto dotato di autonomia speciale ed è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, con conseguente obbligo di rispetto dei principi di tutela, indipendenza gestionale, trasparenza e neutralità amministrativa previsti dalle convenzioni e dalle linee guida UNESCO;
• il decreto del Ministro della Cultura (DM 23/12/2014) in materia di governance dei musei autonomi e di composizione dei Consigli di amministrazione stabilisce che i componenti dei CDA debbano essere individuati tra soggetti di chiara e comprovata fama, in possesso di specifiche competenze ed esperienze nella gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, nel rispetto dei principi di buon andamento, imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa, come previsto dall’articolo 97 della Costituzione;
• Tale esperienza è necessaria vista la delicatezza e l’importanza delle funzioni del Consiglio di amministrazione di un museo autonomo che: determina le linee di ricerca e gli indirizzi tecnici dell’attività, in coerenza con le direttive del Ministero della Cultura; adotta lo statuto; approva la carta dei servizi, i programmi annuali e pluriennali e ne verifica la sostenibilità finanziaria; approva il bilancio di previsione, le variazioni e il conto consuntivo, incidendo sulla gestione economica; valuta e monitora i servizi affidati in concessione rispetto ai progetti di valorizzazione del direttore.
• Per l’ampiezza e la delicatezza di tali funzioni, il CDA deve essere composto da figure indipendenti, di comprovata competenza e piena neutralità, soprattutto in presenza di un sito patrimonio UNESCO.
• le linee guida UNESCO in materia di gestione dei siti iscritti nella World Heritage List impongono una rigorosa separazione tra indirizzo politico e gestione dei beni culturali, richiedendo che gli organismi di governo operino in condizioni di piena autonomia tecnica e scientifica, al fine di evitare interferenze di natura partitica che possano compromettere l’integrità del bene e la credibilità internazionale del Paese;
considerato che:
• con decreto datato 30 gennaio 2026 sono state rese note le nomine dei nuovi componenti del Consiglio di amministrazione della Reggia di Caserta, tra i quali figurerebbero soggetti espressione diretta di forze politiche, come nel caso del coordinatore cittadino Fdi a Caserta;
• tali nomine hanno sollevato forti perplessità, non solo degli scriventi, circa il rispetto dei requisiti di competenza, indipendenza e neutralità previsti dalla normativa vigente, nonché circa l’aderenza ai protocolli di gestione UNESCO;
• una gestione percepita come politicizzata di un bene riconosciuto patrimonio dell’umanità potrebbe esporre l’Italia a rilievi formali da parte degli organismi UNESCO competenti e, nei casi più gravi, all’avvio di procedure di monitoraggio rafforzato o di infrazione, con un grave danno all’immagine, alla credibilità e agli interessi culturali del nostro Paese;
si interroga il Ministro della Cultura per sapere:
1. quali siano i criteri adottati per la nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione della Reggia di Caserta e se tali criteri siano pienamente coerenti con quanto previsto dal decreto ministeriale in materia di governance dei musei autonomi;
2. se intenda rendere pubblici i curricula vitae completi dei neo nominati componenti del CDA della Reggia di Caserta, al fine di consentire una verifica trasparente del possesso dei requisiti di chiara e comprovata fama nella gestione e tutela del patrimonio culturale;
3. se ritenga compatibile con i principi di imparzialità, autonomia e neutralità gestionale la nomina di soggetti con incarichi politici o di partito all’interno degli organi di amministrazione di istituti culturali dello Stato, in particolare quando si tratti di siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO;
4. se il Ministero abbia valutato i possibili rilievi da parte dell’UNESCO in relazione alle suddette nomine e quali iniziative intenda assumere per scongiurare il rischio di procedure di infrazione o di danni reputazionali per l’Italia;
5. quali misure intenda adottare per garantire che la gestione dei musei e degli istituti culturali statali rimanga estranea a logiche di appartenenza politica e sia orientata esclusivamente all’interesse pubblico, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale nazionale.
De Luca e Graziano presentano interrogazione. “Vogliamo vedere i curricula, legge parla chiaro: possono essere nominati solo esperti di chiara fama nella gestione del patrimonio culturale”
“Quanto accaduto alla Reggia di Caserta è estremamente grave e rappresenta l’ennesima conferma di una strategia che il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, sta portando avanti su tutto il territorio nazionale: la politicizzazione di istituzioni che dovrebbero, per loro natura e per legge, rimanere fuori da ogni logica di parte”.
Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Piero De Luca e Stefano Graziano, che già nella giornata di ieri hanno sollevato il caso.
“I musei e gli istituti culturali dello Stato – proseguono – non sono proprietà dei partiti politici né strumenti di propaganda. Sono luoghi che devono operare esclusivamente nell’interesse pubblico, con l’obiettivo della tutela, della salvaguardia e della valorizzazione del patrimonio culturale, agendo con piena autonomia e con la massima neutralità di giudizio”.
“Per queste ragioni – annunciano De Luca e Graziano – presenteremo un’interrogazione parlamentare per conoscere nel dettaglio i curricula dei neo nominati componenti del Consiglio di Amministrazione della Reggia di Caserta che risultano espressione diretta di forze politiche, come nel caso del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia. Riteniamo doveroso verificare il pieno rispetto delle normative vigenti, che prevedono la nomina nei CDA di persone di chiara e comprovata fama nella gestione e nella tutela del patrimonio culturale. La vicenda assume contorni ancora più allarmanti – aggiungono – se si considera che la Reggia di Caserta è un bene patrimonio dell’umanità UNESCO. I protocolli di gestione UNESCO sono estremamente rigidi e impongono una assoluta neutralità gestionale. Le decisioni assunte dal Ministro Giuli potrebbero esporre il nostro Paese a rilievi e persino a una procedura di infrazione in sede UNESCO, con un danno gravissimo per l’immagine e la credibilità dell’Italia. Quello messo in campo dal Ministro – concludono De Luca e Graziano – è un atto politicamente e istituzionalmente irresponsabile. Il patrimonio culturale italiano non può essere piegato a logiche di appartenenza politica: va tutelato, valorizzato e gestito nell’interesse esclusivo della collettività”. Così Piero De Luca e Stefano Graziano Deputati del Partito Democratico alla Camera.
"Giù le mani dalla Reggia di Caserta. Un luogo simbolo dell’Italia, patrimonio dell’umanità UNESCO, non può essere svenduto agli interessi di partito". Così il deputato democratico casertano Stefano Graziano interviene in merito alla notizia della nomina del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia nel Consiglio di Amministrazione della Reggia di Caserta da parte del Ministro Giuli.
"Si tratta di una scelta scandalosa – prosegue Graziano – che conferma un uso sempre più irresponsabile del ruolo istituzionale da parte del Ministro, piegato alla logica della spartizione e del favore politico. La gestione e la tutela del nostro patrimonio culturale devono essere sottratte a ogni forma di lottizzazione e garantite da competenze, autonomia e visione, non da amichettismo e appartenenze di partito".
"La Reggia di Caserta appartiene ai cittadini, all’Italia e al mondo intero – conclude il deputato democratico – e non può diventare terreno di conquista per interessi di parte. Giù le mani dal patrimonio culturale".
Piero De Luca (Pd): Nominato nel Cda il coordinatore di Fdi di Caserta
“Serve un chiarimento politico immediato, ma anche un approfondimento amministrativo serio. Non è possibile che il ministro Giuli utilizzi i musei statali come strumenti di occupazione politica, piazzando amici ed esponenti di partito e politicizzando istituzioni che dovrebbero essere autonome e libere. La misura è colma, la lista é troppo lunga”.
Lo dichiara Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Partito Democratico, commentando la pubblicazione del decreto di nomina dei componenti del Cda della Reggia di Caserta.
“Come emerge dal decreto di nomina, nel CDA della Reggia di Caserta figura il coordinatore di Fratelli d’Italia a Caserta. È una modalità di gestione imbarazzante e inaccettabile, soprattutto quando riguarda un luogo simbolo dello Stato e patrimonio culturale riconosciuto dall’UNESCO”.
“Non siamo di fronte a un caso isolato, é una pratica che si sta diffondendo su scala nazionale: Giuli si avvale della delega alla Cultura per fini politici e per sistemare dirigenti e amici di partito. Una deriva mai vista prima”.
“Il Ministro Giuli deve chiarire immediatamente: la Reggia di Caserta e il patrimonio culturale dello Stato non possono essere trasformati in strumenti di propaganda politica, ma sono beni pubblici che devono essere tutelati e gestiti nel rispetto dell’autonomia, della competenza e della trasparenza”.
“Oggi è il 3 febbraio. Dieci anni fa veniva ritrovato il corpo di Giulio Regeni nei pressi di una prigione dei servizi segreti egiziani”. Lo ha ricordato in Aula il deputato del Partito Democratico Gianni Cuperlo, intervenendo a fine seduta nel decennale del ritrovamento del corpo del ricercatore italiano.
“Dieci anni - ha aggiunto l’esponente dem - sono molti: dieci anni di bugie, di depistaggi. Ma nonostante questo una famiglia e un’intera comunità si sono battute ogni giorno per la verità e la giustizia. Paola e Claudio, i genitori di Giulio, Irene la sorella, Alessandra Ballarini, l’avvocato della famiglia, sempre presenti a Fiumicello ogni 25 gennaio. Nel docufilm di Simone Manetti ‘Giulio Regeni:tutto il male del mondo’, con testimonianze pazzesche di quanto accaduto nei giorni del sequestro e della tortura, basate anche sulle dichiarazioni rese da un testimone oculare nel processo a carico di quattro ufficiali della National Security egiziana. Ora quel processo riprenderà, dopo una sentenza della Corte costituzionale, giungerà a sentenza per dare giustizia ad un ragazzo e dignità ad un Paese che, nel definire l’Egitto un Paese sicuro, ha sacrificato una parte della propria dignità sull’altare degli interessi”.
“Vittorio Foa - ha concluso Cuperlo - quasi centenario diceva ai ragazzi di un liceo di Formia: ‘i valori non si insegnano, i valori si vivono’. Giulio lo ha fatto, e anche per questo, come dicono Paola e Claudio ‘lui che non c’è più oggi continua a fare cose’. Mi piace pensare che il Parlamento della Repubblica italiana si inchini alla sua memoria”.
“Il ministro dell’Interno Piantedosi e il suo omologo egiziano Mahmoud Tawfik si sono incontrati e hanno espresso soddisfazione per l’ottima cooperazione tra le Forze di Polizia che hanno sviluppato una collaborazione molto proficua. Questo sarebbe quanto emerso dall’incontro.
Domenica a Fiumicello ho visto il docufilm su Giulio. La descrizione delle torture che ha subito. I depistaggi e le volgarità delle autorità egiziane proseguite negli anni. E il ministro degli Interni italiano parla di “collaborazione molto proficua”.
Mi vergogno per lui e per la sua immoralità”. Lo scrive sui social il deputato Pd Gianni Cuperlo in riferimento a quanto emerso sulle agenzie di stampa a proposito delle dichiarazioni del Ministro Piantedosi a margine dell’incontro con il suo omologo egiziano, a pochi giorni dal decennale dell’omicidio di Giulio Regeni, torturato e poi ucciso in Egitto.
“Si tratta di una grande occasione persa, che farà compiere un grave passo indietro al nostro ordinamento”, dichiara Michela Di Biase (PD), relatrice del testo approvato all’unanimità a Montecitorio. “La Presidente della Commissione Giustizia del Senato, senatrice Giulia Bongiorno, ha presentato e anche votato — aspetto questo che non può passare inosservato — un emendamento che compromette totalmente la proposta di legge sul consenso, già approvata all’unanimità alla Camera e che, recependo la Convenzione di Istanbul, avrebbe rappresentato un salto in avanti per la legislazione italiana, adeguandola a quella di numerosi altri Paesi che lo hanno già fatto”.
“Il testo dell’emendamento è stato scritto da una donna ma dettato dal patriarcato”, aggiunge Di Biase, “lo giudico retrogrado e pericoloso, perché si allontana dal solco tracciato dalle sentenze della Corte di Cassazione, che riconoscono il consenso come elemento centrale. Con questo emendamento, il consenso scompare dall’ordinamento, rappresentando un arretramento inaccettabile per la tutela delle donne”.
“Gli attacchi contro Ghali sono del tutto inaccettabili: da una parte il Ministro Abodi, che vorrebbe una censura preventiva, dall’altra la Lega, che lo attacca con insulti inqualificabili. L’arte è libera e non può essere strumentalizzata per motivi politici o ideologici. Il Ministro Giuli batta un colpo: dovrebbe sentire la responsabilità di intervenire e prendere le distanze da queste reazioni. Ghali merita rispetto per il pregevole lavoro artistico e culturale che porta avanti: ogni forma di intimidazione verso un artista è inaccettabile in un Paese civile.” Così Irene Manzi, Capogruppo PD nella Commissione Cultura della Camera.
Dieci anni di menzogne e depistaggi, dieci anni di dolore. Non smettiamo di chiedere giustizia per Giulio Regeni. Siamo vicini ai genitori Paola e Claudio in questa battaglia per la libertà e la democrazia. Il Governo ottenga collaborazione dall’Egitto perché si accerti la verità
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Il museo è un’istituzione che monumentalizza la memoria per costruire civiltà, un compito incompatibile con chi, nel suo ruolo di preside, ha commesso il grave errore di restare in silenzio davanti all’esecuzione di ‘Faccetta nera’ durante un’esperienza scolastica. Quella condotta ha rappresentato una forma di consenso statuale a un inno del ventennio che collide con la funzione di chi deve sovrintendere ai musei abruzzesi. Non mettiamo in dubbio la persona, ma la sua condotta pubblica: quell’errore va riconosciuto e distanziato dalle sedi in cui si tutela l’identità collettiva, evitando che le nomine diventino un veicolo di superficialità o nostalgismo.”
“Questa querelle nasce da una scelta del Presidente Marsilio che, per ragioni di contabilità elettorale, ha suggerito un nome che trascina il Ministero della Cultura in una zona d'ombra non meritata. È necessario un dibattito pubblico per evitare che gli interessi di parte prevalgano sul prestigio delle istituzioni. Arrivo a esprimere una sincera solidarietà al Ministro Giuli: non merita di essere tirato per la giacchetta da richieste territoriali così malamente motivate che tentano di aggiustare i conti del passato, intrappolando il Dicastero in dinamiche che non gli appartengono.”
Così il deputato del Pd Luciano D'Alfonso.
Bocciata alle elezioni, nominata nel Cda dei Musei statali d’Abruzzo
“Apprendiamo dalla pubblicazione sul sito del MiC che il ministro Giuli è stato accompagnato per la nomina nel Cda dei Musei statali della regione Abruzzo di una candidata bocciata dagli elettori alle ultime elezioni regionali con Marsilio, oggi probabilmente richiedente e riconoscente. Una scelta che appare come una ricompensa politica e che sconcerta, anche alla luce di precedenti noti alle cronache, come la gestione di un istituto scolastico in cui agli studenti veniva imposto di cantare Faccetta nera. Una decisione che non può essere considerata isolata, ma che si inserisce in un sistema di potere avallato e sostenuto dal presidente Marsilio, che continua a causare – se non a promuovere da protagonista – scelte spregiudicate e di chiara matrice partitica nella gestione delle istituzioni pubbliche.
Con quale criterio il ministro continua a consentire l’occupazione delle istituzioni culturali con esponenti del proprio partito, trasformando incarichi di prestigio in parcheggi per candidati bocciati e figure ideologicamente segnate e discutibili? Il tutto avviene nell’anno in cui l’Italia e l’Abruzzo celebrano L’ Aquila Capitale italiana della Cultura, un appuntamento che meriterebbe competenza, autonomia e una netta distanza da nostalgie che l’Italia democratica dovrebbe aver definitivamente sepolto. Queste nomine non fanno bene né alla cultura abruzzese né a quella italiana” così una nota del deputato democratico Luciano D’Alfonso.