"Centinaia di migliaia di persone stanno manifestando in 75 città di tutta Italia per dire basta al genocidio e per pretendere che il governo prenda una posizione chiara e netta contro le politiche di sterminio di Netanyahu.
Mentre anche i paesi del G7 stanno cominciando a riconoscere lo Stato di Palestina, Meloni e Tajani si trincerano dietro un insensato "non è il momento", allo scopo di compiacere Benjamin Netanyahu e Donald Trump.
E sappiamo bene quale sia la posizione reale del ministro Tajani: ce l'ha mostrata "Piazza pulita" giovedì scorso. Per lui la Palestina non esiste e quindi l'Italia non la riconoscerà.
Un'ipocrisia che alimenta la complicità del governo con il genocidio. Da mesi, però, è chiaro da che parte stanno le italiane e gli italiani: dalla parte del popolo palestinese e del suo diritto all'autodeterminazione e alla giustizia, come confermato anche negli ultimi giorni dalle centinaia di manifestazioni tenutesi in tutto il paese con una enorme partecipazione". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Loro lo chiamano successo, invece è discriminazione. Parlano di dare risposte ai bisogni reali, non si rendono conto che misure spot del genere vengono vinte solo dalle dita più veloci sulla tastiera e non da dati reali, come potevano essere le valutazioni su base dell’ISEE. Vesta è un’umiliazione, non un aiuto concreto”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sul click day di Vesta, il bonus pensato per le famiglie della Regione Piemonte.
“L’assessore Marrone oggi festeggia i risultati, così da lui definiti, dicendo che il 90% delle domande è stata fatta da famiglie italiane - prosegue la deputata dem - Non si rende conto che è razzismo istituzionale e che avere una connessione veloce per ottenere dei bonus non può essere il discrimine di selezione?”.
“Ancora una volta la destra fa propaganda sulla pelle di cittadini e cittadine. Non è questo il modo per fare politiche sociali che siano realmente d’aiuto alle famiglie. Così è solo generatore di ingiustizia” conclude Gribaudo.
Che il ministro degli Esteri italiano, di fronte alla guerra in Ucraina e alla catastrofe a Gaza, trovi il tempo per citarmi e per citare una mozione congressuale di un altro partito è indicativo dei tempi che stiamo vivendo e dell'inadeguatezza di questo governo. In ogni caso, il Partito Democratico, come ha già fatto in Parlamento, spiegherà le ragioni del no in tutte le sedi. Quanto al metodo, lo decideremo nei nostri organismi di partito e con le altre opposizioni. E chissà, magari si aggiungerà anche il ministro Nordio che firmò un appello contro la separazione delle carriere e, chissà perché, ora ha cambiato idea.
Così la deputata e responsabile nazionale Giustizia del Pd Debora Serracchiani.
La bagarre in aula è la conseguenza della mancata risposta alla nostra richiesta che la Presidente del consiglio venga a riferire in aula circa la situazione insostenibile che sta accadendo a Gaza. Abbiamo appreso dai giornali che il vicepresidente Fitto in Commissione Europea non si è presentato e non ha votato le sanzioni contro Israele. Inoltre, abbiamo assistito ad un ulteriore scempio delle istituzioni, facendo passare una riforma costituzionale a colpi di maggioranza su un testo del governo e con una maggioranza ed un governo che si sono lasciati andare a urla di giubilo, applausi e abbracci. Francamente, le istituzioni meritano un altro tipo di rispetto e noi glielo abbiamo fatto notare. E lo abbiamo fatto notare nei modi in cui lo fa il partito democratico, ossia nel rispetto delle istituzioni”. Lo ha detto Debora Serracchiani Deputata Pd e responsabile Nazionale giustizia intervistata a Montecitorio a margine della seduta d’aula sulla riforma della separazione delle carriere.
"Gli Usa stanno mettendo in atto una vera e propria strategia persecutoria nei confronti di chi difende i diritti del popolo palestinese e il diritto internazionale e lo sta facendo con l'odioso strumento delle sanzioni". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"E' successo al procuratore capo della Corte Penale internazionale, Karim Khan, e ad altri 8 giudici della stessa Corte che hanno emesso i mandati di cattura internazionale contro Benjamin Netanyahu e l'ex ministro Gallant - sottolinea Boldrini -. E' successo alla relatrice speciale Francesca Albanese, prima rappresentante dell'Onu a subire questo trattamento, punita per la collaborazione con la CPI e per avere denunciato, nei suoi rapporti, i crimini commessi da Israele e la complicità nel genocidio contro il popolo palestinese di grandi aziende anche statunitensi. Ed è successo con 4 Ong palestinesi colpevoli, per gli Usa, di avere collaborato con la Cpi". "In questo modo - denuncia la deputata dem - il presidente degli Usa Donald Trump mira a smantellare non solo la Corte penale internazionale ma l’intero sistema della giustizia internazionale che ha lo scopo di tutelare le vittime di crimini contro l’umanità, di guerra, e di genocidio".
"Su nessuno di questi provvedimenti il governo italiano ha espresso una posizione: l'inerzia è ormai la cifra politica di Meloni e dei suoi ministri quando si tratta di Palestina - prosegue -. Ma noi riteniamo che questo silenzio sia inaccettabile specialmente quando a subire le pesantissime conseguenze delle sanzioni c’è una cittadina italiana che viene lasciata sola a fronteggiare una situazione che non ha precedenti". Per questo, insieme alle colleghe Ouidad Bakkali, Sara Ferrari, Valentina Ghio e Rachele Scarpa e ai colleghi Mauro Berruto e Stefano Vaccari, abbiamo presentato una interrogazione per chiedere all'esecutivo che faccia pressione sugli Usa per revocare le sanzioni e sull'Ue perché adotti, come già è accaduto in altre occasioni, il "Regolamento di blocco" che rende inefficaci le sanzioni stesse fuori dagli Stati Uniti" conclude.
“La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere sta avanzando in Parlamento con un metodo che esclude ogni confronto e si fonda solo sulla forza dei numeri della maggioranza. È un approccio sbagliato e pericoloso, perché invece di risolvere i veri problemi della giustizia, a partire da processi troppo lunghi e risorse insufficienti, lancia un attacco all’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Quello che si sta costruendo non è un sistema giudiziario più efficiente, ma un impianto che riduce le garanzie dei cittadini e limita l’autonomia della magistratura. La Costituzione non può essere piegata a logiche di parte: il rispetto dell’indipendenza della giustizia è un presidio fondamentale della nostra democrazia. Per questo il Partito Democratico continuerà a opporsi con determinazione a una riforma che non modernizza il sistema, ma lo rende più fragile.”
Così Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera.
“Con il terzo passaggio alla Camera della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, prosegue l’iter di un intervento che consideriamo profondamente sbagliato e pericoloso per gli equilibri democratici del nostro Paese.
La maggioranza sta portando avanti a colpi di numeri una riforma costituzionale sulla separazione delle carriere che mina l’equilibrio tra poteri dello Stato e indebolisce le garanzie dei cittadini. È un attacco diretto all’indipendenza della magistratura e alla nostra democrazia.
Non ci piegheremo a questa logica autoritaria: il Partito Democratico continuerà a denunciare con forza una riforma scritta per limitare la libertà e ridurre i diritti. La destra vuole un Paese dove chi governa controlla anche la giustizia: non lo permetteremo.
Saranno i cittadini a decidere perché è in gioco il futuro della giustizia e delle libertà di tutti”. Lo dichiara Debora Serracchiani deputata Pd e responsabile nazionale Giustizia.
Democratici non partecipano al voto su Bartolozzi: ‘grave strappo per bloccare regolare corso giudiziario’
“La maggioranza mostra un’ostinazione incomprensibile e pericolosa nel voler insabbiare e bloccare tutto, impedendo alla giustizia di fare il proprio corso. Un atteggiamento che non ha altre giustificazioni, se non quello di coprire responsabilità politiche sempre più evidenti. Per queste ragioni il Pd non ha partecipato al voto per stigmatizzare questa gravissimo strappo che dimostra un governo sotto ricatto” così Antonella Forattini, capogruppo Pd in Giunta per le Autorizzazioni alla Camera.
“Non solo - aggiunge Forattini - il governo ha gestito il caso in maniera irresponsabile e opaca, violando leggi e trattati internazionali e arrivando a liberare un criminale responsabile di omicidi e torture ma ora tenta persino di proteggere soggetti evidentemente in grado di esercitare pressioni sull’esecutivo. Con il voto di oggi il governo dimostra tutta la sua debolezza e ricattabilità: da un lato nei confronti della milizia libica, a cui ha dovuto cedere, dall’altro sul fronte interno verso i propri funzionari, che potrebbero avere in mano documenti capaci di smontare l’intera ricostruzione altalenante e omissiva fornita finora. E non è un caso che tutto questo avvenga nello stesso giorno in cui la Camera approva la riforma sulla separazione delle carriere, che nei fatti mira a subordinare la magistratura al potere politico, stabilendo quali reati perseguire e quali no. Proprio come stanno tentando di fare oggi in Giunta. Siamo di fronte a un attacco frontale ai principi basilari della Repubblica e della nostra democrazia”, conclude Forattini.
“La maggioranza continua a procedere per strappi istituzionali. Oggi abbiamo assistito a un attacco frontale, dai toni violenti, rivolto al Tribunale dei ministri, accusato dalla maggioranza di aver agito al di fuori della legge. Le richieste di atti alla Procura e al Tribunale dei ministri relative alla vicenda Bartolozzi sarebbero, peraltro, del tutto irrituali e anomale nel corso di indagini ancora coperte da segreto istruttorio. Un’iniziativa che svela chiaramente le intenzioni del governo: regalare uno scudo giudiziario alla Bartolozzi” così la capogruppo democratica in Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Antonella Forattini al termine di una seduta che viene definita “particolarmente accesa”.
“In questo quadro - sottolinea Forattini - la maggioranza sta tentando di difendere la capo di gabinetto del ministro Nordio, nonostante il Tribunale dei ministri si sia espresso in senso opposto. È il mondo al contrario: si pretende che la giustizia assecondi le esigenze della politica.
Un’anticipazione preoccupante di ciò che stanno progettando con la riforma delle carriere.”
“Mentre i parlamentari del Pd sono in Aula da 36 ore senza dormire, l'unico a non essersi ancora svegliato da quando è in carica è il ministro della PA Zangrillo. Gli consigliamo di incominciare a leggere le migliaia di lettere che arrivano al suo ministero ogni giorno e dei 77mila contenziosi aperti nei confronti della PA, per capire che non è solo il Pd che si lamenta del suo operato e le chiede di cambiare rotta ma è l'intero Paese che è stanco di subire ingiustizie”. Così il deputato Pd, Andrea Casu, vicepresidente in Commissione Trasporti alla Camera intervenendo in replica al ministro Zangrillo durante il Question time.
“Il ministro – continua il parlamentare dem - non dà risposte concrete alle nostre interrogazioni e non si rende conto della reale condizione in cui versa la PA. Vogliamo sapere a quanto ammontano i costi diretti e indiretti dei contenzioni verso la PA conseguenti delle scelte sbagliate del governo Meloni. Ma ribadiamo che l'azione del Pd non è una attacco verso il ministro ma un 'aiuto' perché vogliamo diminuire il numero dei contenziosi, unico vero record del suo ministero, e garantire servizi migliori a tutti i cittadini”.
“Quando il Pd chiede un piano straordinario di assunzioni, di fare non solo nuovi concorsi, ma anche tutte le proroghe e gli scorrimenti degli idonei nelle graduatorie necessari, di non sbattere la porta in faccia ai precari, non lo facciamo solo per offrire un’opportunità nei confronti di chi ha studiato, fatto sacrifici e merita di entrare nella PA, ma perché vogliamo far funzionare meglio la scuola, la sanità, la giustizia, i trasporti, la sicurezza e gli enti locali”, conclude Casu.
Il Governo Meloni preferisce andare a fare i comizi elettorali piuttosto che mettere la faccia in Parlamento su una riforma devastante per l'assetto istituzionale che abbiamo ereditato dai nostri Padri costituenti. È una riforma del tutto inutile rispetto ai mali della giustizia italiana, lo ha ammesso persino il Ministro Nordio che in un momento di sincerità ha riconosciuto che questa riforma è del tutto irrilevante riguardo all'efficientamento del sistema della giustizia. Ogni giorno, nei tribunali italiani assistiamo al collasso della giustizia italiana. Ieri manifestavano 12.000 precari in un comparto così fragile, nel quale le risorse del PNRR sono a rischio, come dimostra l'urgenza con la quale il governo ha adottato un decreto legge un mese fa. Le udienze del giudice di pace sono rinviate anche al 2032. Di fronte a queste situazioni così gravi, il governo lascia che il sistema affondi, che cittadini e imprese siano abbandonati a loro stessi mentre porta avanti l’approvazione di una riforma ideologica e punitiva, esattamente come fa destra laddove governa e attacca gli organi di garanzia e di indipendenza e le opposizioni politiche. Un provvedimento scritto male, strampalato, con mille criticità, che voi stessi avete riconosciuto, ma che non avete avuto il coraggio di correggere. Ma non finisce qui. Al referendum chiederemo agli italiani se preferiscono la Costituzione scritta da Piero Calamandrei o se vogliono invece quella scritta da Carlo Nordio. Noi difendiamo, con grande decisione e convinzione, quella voluta e scritta da Piero Calamandrei.”
Così il deputato Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia alla Camera.
“Questa riforma non vuole la separazione delle carriere, ma cerca solo di indebolire la magistratura e il modo migliore per poterlo fare è attaccare l'organo di autogoverno, sdoppiandolo e indebolendolo con il sorteggio è una Alta Corte che ha vari profili di incostituzionalità.
Quello che poi non si capisce è perché, laddove c'è la necessità di trovare un riequilibrio fra poteri, vi stiate affannando in un eccesso diametralmente opposto, con la politica che invade la magistratura, la politica che dice alla magistratura quello che deve fare. Questo significa semplicemente smembrare, smantellare la nostra Carta costituzionale, la nostra idea di democrazia liberale.
L'obiettivo di questa riforma è uno solo: mettere i magistrati sotto l'Esecutivo, l'obiettivo è cambiare il volto della democrazia liberale italiana, è cancellare una Costituzione di cui non vi interessa niente, perché voi, quella Costituzione, non la rispettate, non l'avete neppure scritta. E, allora, a chi, invece, quella Costituzione, ce l'ha nel DNA, nella propria storia, a noi non solo interessa salvaguardarla ma anche attuarla come abbiamo sempre fatto". Lo ha detto in Aula Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd.
E’ inaccettabile che una riforma della Costituzione che riguarda le regole e i principi che tengono insieme l'intera società e la convivenza civile nel nostro Paese venga fatta senza il minimo coinvolgimento delle opposizioni e per una mera spartizione tra forze di maggioranza. È la prima volta che una riforma costituzionale, così come esce dal Consiglio dei ministri, uscirà molto probabilmente dal Parlamento. Questa riforma non inciderà sui veri problemi della giustizia a partire dalla durata dei processi. Peraltro, se fosse stata vostra intenzione migliorare davvero la giustizia, non avreste tagliato 500 milioni di euro nelle scorse manovre fino al 2027 e vogliamo vedere che cosa farete con la prossima manovra. Noi voteremo convintamente contro, perché non è la riforma per la separazione delle carriere, ma è semplicemente una riforma per mettere il bavaglio alla magistratura, della quale non accettate l'indipendenza e l'autonomia.
Così la vicepresidente del gruppo del Pd alla Camera, Simona Bonafè.
“La giustizia penale va riformata con urgenza. Non basta ridurre i tempi del processo: serve certezza anche nella fase preprocessuale, oggi troppo lunga e opaca”. Lo dichiara Luciano D’Alfonso, deputato Pd, che ha pubblicato sulle sue pagine social proposte per una riforma della giustizia penale.
“Le proposte principali riguardano tempi certi in ogni fase del procedimento, non solo nel processo; trasparenza delle udienze preliminari, spesso oggi incomprensibili e opache; tutela per indagati assolti o archiviati, affinché non restino marchiati dal sospetto; qualità e responsabilità negli atti giudiziari, evitando derive populiste e ideologiche”, prosegue il dem.
“Non più riforme parziali o ideologiche, ma interventi chirurgici e puntuali. Garantire durata, efficacia del filtro, neutralità dell’archiviazione e genuinità delle prove: questa la ricetta per restituire dignità e centralità al processo penale, partendo da indagini preliminari finalmente rispettose delle garanzie di tutti”, aggiunge D’Alfonso.
“La giustizia – conclude D’Alfonso – deve essere certa, equa e trasparente, capace di restituire fiducia ai cittadini e non lasciarli nel limbo del sospetto infinito”.
“Con la riforma che separa le carriere dei magistrati requirenti e giudicanti il Governo Meloni non affronta i veri problemi della giustizia, ma indebolisce l’autonomia della magistratura e concentra ancora più potere nell’esecutivo.”
Lo dichiara in Aula il deputato Silvio Lai, annunciando il voto contrario del PD alla riforma.
“Non c’è nulla sui temi reali che i cittadini attendono: processi troppo lunghi, giustizia amministrativa lenta, incertezza del diritto, carceri al collasso. Non c’è un rigo sulle altre critiche al sistema: abusi delle intercettazioni, spettacolarizzazione dei processi o porte girevoli tra politica e magistratura. Al contrario – sottolinea Lai – la maggioranza, rallentando e riducendo i finanziamenti, sceglie di alimentare la crisi del sistema per dire che non funziona e giustificare così una riforma che ha come unico obiettivo intimidire la magistratura e ridurne l’autorevolezza. Si muovono sulla magistratura come si muovono su insicurezza e immigrazione, generando dubbi e paure nei cittadini con i loro stessi interventi”.
Secondo Lai, la riforma “smonta l’unitarietà del Consiglio Superiore della Magistratura, organo costituzionale presieduto dal Presidente della Repubblica che rappresenta anche l’unità del Paese, per sostituirlo con due CSM più deboli e autoreferenziali, ridotti alla sola autogestione disciplinare”.
“E non dite la verità – aggiunge – la separazione delle funzioni già esiste con la riforma Cartabia del 2022, perché un magistrato può effettuare un solo passaggio da requirente a giudicante o viceversa. Non c’è dunque alcun bisogno di stravolgere la Costituzione. Con questa riforma non si risolvono i problemi ma si minano i contrappesi democratici, cancellando di fatto la tripartizione dei poteri”. Per Lai, “La giustizia non può diventare terreno di propaganda o vendetta personale. Deve restare presidio dei diritti e garanzia per i cittadini. Per questo dico no a una riforma ideologica, incoerente persino con la storia di chi oggi la difende, sbagliata nel merito e pericolosa nel metodo”.