“Chiediamo che il ministro della Giustizia Nordio venga quanto prima a riferire in Parlamento per spiegare perché il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria abbia disposto una circolare che limita all'interno degli istituti penitenziari ogni tipo di attività culturale. Un intervento estremamente pericoloso che contrasta con il principio costituzionale del fine rieducativo della pena. Vogliamo conoscere le ragioni di questa scelta che impatta su istituti penitenziari sempre più affollati, dove addirittura per ottenere spazi nuovi vengono utilizzati dei container collocati negli unici spazi dove è possibile svolgere le attività trattamentali. Nordio venga quanto prima in Aula per adempiere a questa richiesta di informativa urgente su questo ulteriore scandalo che riguarda gli istituti penitenziari. Luoghi riguardo quali il ministro non sta facendo nulla, anzi sta peggiorando e aumentando la tensione interna”.
Così la deputata democratica e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo in Aula per chiedere un’informativa urgente del ministro Nordio.
“Oggi nel tempo obbligato di uno sviluppo che sembra essersi separato dal progresso, il tormento di Pier Paolo Pasolini appare profetico e nel ricordarlo qui in quest'Aula, a cinquant'anni dalla morte, non possiamo dimenticare che il Parlamento si occupò di lui numerose volte, ma come un tribunale davanti a un imputato: con interrogazioni, ordini del giorno e quant'altro; in pochi lo difesero. Pasolini non è classificabile con la sua irripetibile contraddittorietà e con la sua ricerca di scandalosità etica. Forse per questo è una figura che viene tirata per la camicia un po' da tutti. Favorevole al divorzio, ma contrario all'aborto, con i celerini della polizia e contro gli studenti del 68, eppure dichiaratamente marxista, comunista, antifascista. Fino all'ultimo un antifascismo che nasceva dal corpo, come chiarì con durezza nell'ultimo film Salò. La sua morte resta un mistero italiano, ma con dentro una certezza: fu ucciso da un gruppo di persone e non da Pelosi”.
Così Roberto Morassut, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula per ricordare la figura di Pier Paolo Pasolini.
“Come denunciato dalle associazioni animaliste sembra che sia in corso l’ennesimo blitz sulla caccia da parte della maggioranza che, con una forzatura delle procedure, vorrebbe inserire parti del DDL Malan, oggi arenato in commissione da oltre 2.000 emendamenti e fortemente criticato da parte dell'opinione pubblica, sotto forma di emendamenti alla legge di bilancio. Se questo fosse confermato sarebbe un sotterfugio, un artificio per continuare il lavoro di deregolamentazione della caccia, una materia che non c'entra nulla con la manovra, senza alcun vero confronto, senza trasparenza, senza valutazioni scientifiche. La maggioranza agisce, ancora una volta anche in questa legge di bilancio come in quelle precedenti, per corrispondere agli interessi della lobby degli armieri e della parte più ambigua del mondo agricolo venatorio, in un clima che riduce il Parlamento a dare copertura a pratiche venatorie illecite e al bracconaggio e in cui aumentano i rischi di incidenti anche mortali, come dimostra il numero dei sinistri. L'unico emendamento in manovra su questo tema su cui convergere tutti dovrebbe riguardare l'aumento di risorse, di donne e uomini dei carabinieri forestali per il contrasto agli illeciti e per il sostegno ai centri di recupero della fauna selvatica. Il PD chiede di investire in conoscenza abbiamo infatti chiesto una dettagliata relazione sullo stato di applicazione della legge 157/92 ascoltando anche le richieste pervenute dall'associazionismo. Anche qui la destra promuove silenzio e ignoranza. Invece siamo di fronte ad una forzatura inaccettabile che denunciamo ai presidenti di Camera e Senato ai quali chiediamo di agire per fermare questa grave iniziativa lesiva dei principi costituzionali e delle procedure democratiche”. Lo dichiarano in una nota congiunta le deputate del Pd, Eleonora Evi e Patrizia Prestipino.
“La manovra del governo Meloni non incide né sulla vita delle persone né sulla crescita del Paese. È una legge di bilancio che non risponde ai bisogni reali di lavoratrici, lavoratori e famiglie. Gli aumenti promessi con il taglio dell’Irpef, tra 138 e 440 euro l’anno, sono irrisori rispetto ai 25 miliardi sottratti con il fiscal drag. Anche sulle pensioni, dopo tanta propaganda, l’aumento di 3,7 euro al mese per le minime si commenta da solo”. Così Silvia Roggiani, deputata del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio.
“Sul fronte del pubblico impiego – prosegue l’esponente dem – il governo ha stanziato appena 50 milioni per il rinnovo dei contratti negli enti locali, una cifra del tutto insufficiente a riconoscere il valore del lavoro pubblico. Allo stesso tempo, ha operato tagli pesanti al trasporto pubblico locale, colpendo direttamente le grandi città e i cittadini che ogni giorno si spostano per lavorare o studiare”.
“Parliamo – conclude Roggiani – di 50 milioni tagliati alla metro C di Roma, 15 milioni in meno per la metro 4 di Milano e altri 15 milioni per i collegamenti tra Napoli e Afragola. Il governo che si proclama vicino alle città in realtà le penalizza, tagliando risorse strategiche per la mobilità sostenibile e per la transizione ecologica. Il Partito Democratico darà battaglia in Parlamento per cambiare questa manovra sbagliata, ingiusta e miope”.
“Non so se all'interrogazione del Pd abbia risposto il ministro dei Trasporti o il Segretario della Lega che nel 2016, durante la manifestazione dei forconi, gridava 'no al Ponte, cosa ci faccio io del Ponte sullo Stretto se non ci sono linee ferroviarie che arrivano a Reggio Calabria e che poi ripartono da Messina'.” Lo dichiara il deputato Pd Nico Stumpo in replica al ministro Salvini durante il Question Time alla Camera, sottolineando che “occorre far presente a Salvini che oggi come allora ancora non ci sono quelle linee ferroviarie e che il ministro da convinto 'no-Ponte', in barba a tutte le leggi, ha cambiato completamente idea a prescindere dell'esistenza di quelle infrastrutture che riteneva necessarie e prioritarie a qualunque ponte”.
“La stessa Corte dei Conti parla chiaramente: il Ponte non è di pubblica utilità così come concepito da questo governo. Dobbiamo dunque essere onesti perché quando si prende una posizione politica bisogna mantenerla a prescindere dal ruolo che si ricopre al governo o all'opposizione”. “La priorità è sempre la stessa: costruire le infrastrutture necessarie alla Sicilia e alla Calabria, il Ponte può anche attendere”, conclude Stumpo.
“Sul Ponte dello Stretto si spendono e si buttano soldi in deroga sugli stipendi degli amministratori e i dirigenti della Pubblica Amministrazione: è uno stipendificio. Il governo e soprattutto il ministro Salvini farebbero bene a fermare questo scempio e dirottassero le risorse alla realizzazione di opere infrastrutturali prioritarie e necessarie per migliorare la connessione e l'accessibilità della Sicilia e della Calabria e la mobilità interna delle due regioni”. Lo dichiara il deputato e componente della Commissione Trasporti, Roberto Morassut durante il Question Time alla Camera con il ministro Salvini.
“In attesa di sapere quale sarà il pronunciamento dell'organo collegiale della Corte dei Conti, sul Ponte dello Stretto la Corte si è già espressa con la delibera Cipess presentando rilievi pesantissimi sulla procedura, sulla violazione delle leggi europee, sul cronoprogramma e, soprattutto, sottolineando la mancanza di un interesse pubblico nella costruzione del Ponte così come voluto dal governo Meloni. Il governo si fermi finché è in tempo”, conclude Morassut.
“Coltivare, detenere e commercializzare la Canapa Sativa è lecito. Lo ha stabilito il tribunale di Sassari che ha annullato il sequestro e ha deciso la restituzione di 200 kg di Canapa industriale e 6.000 piante a due imprenditori costretti ad interrompere la loro attività per l'ennesima interpretazione estensiva delle norme introdotte dal decreto Sicurezza voluto dal governo. Ancora una volta è la giustizia ordinaria, in punta di diritto, a sconfessare il raptus propagandistico del governo che ha voluto fare credere di contrastare la diffusione delle droghe vietando, senza avere nessun riscontro scientifico e tantomeno di tutela della salute, la produzione della canapa anche sotto la soglia legale di Thc. Una figuraccia che si sarebbe potuta evitare se il governo avesse ascoltato la comunità scientifica e le organizzazioni degli agricoltori. Ora di fronte ad una norma che i Tribunali stanno valutando illegittima sarebbe opportuno da parte del governo fare marcia indietro precisando i limiti di applicazione della normativa. Si riuscirebbe così a salvare una filiera produttiva, fatta da giovani imprenditori, che fino a qualche mese fa era considerata una eccellenza nel mondo”.
Lo dichiarano i deputati del PD, Silvio Lai e Stefano Vaccari.
Domani giovedì 30 ottobre alle 11.30, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, si terrà una conferenza stampa congiunta delle forze di opposizione sui temi dell’università, dal disegno di legge governativo 1518, che abolisce l’abilitazione scientifica nazionale e imprime una torsione localistica al reclutamento universitario, fino alle riforme in itinere dell’ANVUR, del CUN e della governance degli atenei, che rappresentano una minaccia molto seria per l’autonomia dell’università.
Interverranno Alfredo D’Attorre per il PD, Antonio Caso per il M5S, Elisabetta Piccolotti per AVS e Davide Faraone per IV.
“La situazione dei pescatori toscani è ormai drammatica: dopo il fermo di ottobre, ora si prospetta l’ennesimo stop anche per novembre, senza che siano ancora arrivati i ristori del 2023. Una condizione insostenibile per centinaia di famiglie che vivono di pesca e per un comparto che rappresenta un pezzo fondamentale dell’economia e dell’identità della nostra costa”. E’ quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio.
“Il Ministro Lollobrigida non può continuare a ignorare un grido d’allarme che arriva da tutta la filiera: dai porti di Castiglione della Pescaia fino all’Argentario, la pesca è ferma, i costi aumentano, i rifornimenti sono difficoltosi e le barche di altre regioni sottraggono quote di attività ai pescatori locali. È una situazione che richiede un intervento immediato. Occorre prima di tutto sbloccare i risarcimenti fermi da due anni e prevedere nuove misure di sostegno per chi non può lavorare. Inoltre, è necessario rivedere la gestione delle giornate di pesca e dei contingentamenti, che stanno penalizzando soprattutto i piccoli pescatori, senza garantire un reale beneficio ambientale. La tutela del mare non può trasformarsi in una condanna economica per chi ci lavora ogni giorno. Sto valutando se presentare un’interrogazione parlamentare per chiedere un tavolo di crisi nazionale sulla pesca toscana. Non possiamo lasciare soli i nostri pescatori, che rappresentano una parte viva della nostra comunità e della nostra tradizione marittima”, conclude il parlamentare Dem.
“Oggi il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha promosso con enfasi i progetti del bando “Il cinema e l’audiovisivo a scuola”, parte del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola. Peccato che proprio le risorse di cui si vanta siano state cancellate dalla manovra di bilancio che porta la sua stessa firma. I dieci milioni di euro di cui oggi Giuli si vanta non esistono più: sono stati sforbiciati dall’articolo 110 della Legge di Bilancio depositata al senato, che interviene sui fondi previsti dalla lettera i) del secondo comma dell’articolo 27 della Legge Cinema. In questo modo è stata rimossa ogni certezza di finanziamento, anticipando di fatto un ulteriore taglio. Giuli continua così a dimostrarsi ridicolo: si vanta di progetti che la sua stessa politica sta affossando. Forse sarebbe opportuno che rivedesse la sua strategia di comunicazione — o quantomeno che facesse chiarezza tra annunci e realtà. Questi progetti, che portano il cinema e l’audiovisivo nelle scuole, sono fondamentali per la formazione culturale dei ragazzi, per educarli a un uso consapevole delle immagini, contro il bullismo, la violenza di genere e la dispersione scolastica. Non è comprensibile perché il Ministero della Cultura scelga di mettere a rischio un’esperienza così preziosa, che unisce creatività, educazione e partecipazione” così Matteo Orfini, Componente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati.
“È un bene che il Ministero del Lavoro, benché in grave ritardo, si sia finalmente deciso ad accordare le soluzioni proposte da mesi dai sindacati a tutela dei lavoratori. La proroga degli ammortizzatori sociali è una buona notizia ma non può essere un punto di arrivo: serve immediatamente la convocazione di un tavolo ad hoc al MIMIT con parti datoriali e sindacali per evitare conseguenze drammatiche per il personale e per predisporre un serio piano industriale per rilanciare l’azienda.”
Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Partito Democratico, Capogruppo Pd in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Purtroppo, in questi tre anni di Governo Meloni molte cose sono cambiate in peggio per le imprese e per i lavoratori, soprattutto nel Sud Italia. Se oggi negli stabilimenti Natuzzi, come in tante altre realtà del nostro Mezzogiorno, si osserva una crisi grave, è innanzitutto perché ai dazi di Trump, ‘amico’ della destra, si sono aggiunte decisioni scellerate come la chiusura di ‘Decontribuzione Sud’. Finora questo Governo ha preferito abbandonare il Sud ai suoi problemi piuttosto che aiutarlo a risollevarsi. Ci auguriamo che, a partire da questa vertenza, le cose cambino. Se così sarà, il PD darà tutto il suo supporto per scongiurare il crollo dell’ennesimo importante pezzo della nostra manifattura.”
"Non condivido la scelta della destra bolognese di continuare a gettare benzina sul fuoco, con una continua polemica con la giunta comunale che non ha fondamento e vuole nascondere la gravissima latitanza del Governo nelle politiche della casa. Credo che, nello stesso tempo, dal centrosinistra dobbiamo dire parole chiare sul fatto che le occupazioni non risolvono il problema della casa, rappresentano invece anch'esse un uso politico di un dramma che vivono tante famiglie e certo non aiutano a risolverlo. È nella legalità che in democrazia si difendono i diritti dei più deboli. Tutte le forze politiche dovrebbero concentrarsi sulle priorità che vanno affrontate. Servono più alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, più affitti a prezzo calmierato, un ruolo di garanzia delle istituzioni verso chi affitta, una regolamentazione più efficace degli affitti brevi". Così Andrea De Maria, deputato PD.
“I dati non mentono. Le ricette messe in campo dal governo non hanno migliorato il potere d’acquisto di chi lavora. Lo dice chiaramente l’Istat: -8,8 per cento rispetto al 2021. Serve un impulso vero ai rinnovi contrattuali, i cui tempi si allungano in maniera impressionante, e qualcosa di sicuramente più forte rispetto a una rimodulazione IRPEF che offre aumenti ridicoli al ceto medio già in crisi. Non si può affrontare la crisi salariale esclusivamente per via fiscale, ma difendendo e rilanciando la contrattazione collettiva, modificando radicalmente le norme che hanno favorito l’abuso di contratti precari e legittimando il ricorso ai subappalti a cascata e, infine, introducendo misure strutturali come il salario minimo. La propaganda del governo suona sempre più distante dalla realtà”. Lo affermano in una nota i deputati Maria Cecilia Guerra e Arturo Scotto, rispettivamente responsabile nazionale Lavoro per il Partito Democratico e capogruppo dem in commissione Lavoro.
“Il Partito Democratico vota a favore di questa mozione e lo fa con orgoglio, perché ogni volta che il Parlamento riesce a trovare unità su temi come la lotta ai tumori, manda un messaggio di speranza e di fiducia alle donne e ai cittadini che affrontano patologie oncologiche. In questa legislatura abbiamo approvato importanti misure comuni, dall’aumento dei giorni di comporto alla legge sull’oblio oncologico e oggi, con questa mozione, riaffermiamo l’importanza della nutrizione come parte integrante dei percorsi di cura”. Lo ha detto in Aula alla Camera la deputata dem Ilenia Malavasi, della commissione Affari sociali durante le dichiarazioni di voto alla mozione su alimentazione e terapie oncologiche.
“L’alimentazione non è un elemento secondario – prosegue l’esponente Pd – ma un pilastro terapeutico: la malnutrizione, spesso legata alla malattia o alle terapie, influisce sulla prognosi, sulla sopravvivenza e anche sui costi sanitari, che aumentano fino al 50 per cento. Le linee guida del 2017 sui percorsi nutrizionali vanno applicate in modo uniforme, superando le disuguaglianze regionali, per garantire equità e diritto alla cura in tutto il Paese”.
“La prevenzione e la presa in carico multidisciplinare – conclude Malavasi – sono la chiave per migliorare qualità e durata della vita. Servono investimenti e un impegno collettivo per rafforzare il Servizio sanitario nazionale, che resta uno dei più grandi patrimoni di democrazia e libertà del nostro Paese”.
“I fatti resi noti dalle indagini sul mondo della moda e la risposta sbagliata che il governo sta dando per fermare il problema dello sfruttamento del lavoro in questo settore sono qualcosa di altamente allarmante. Non va certo criminalizzato il comparto della moda, ma al contrario va salvaguardata tutta la filiera, dalle grandi ditte eccellenze mondiali alle più piccole aziende, contro questi fenomeni conclamati. Esiste una catena di forniture, appalti e subappalti, che porta in molte situazioni allo sfruttamento e al caporalato”. Lo dichiara la deputata e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra chiedendo un'informativa urgente del ministro Urso alla Camera.
“Tutte le aziende committenti – sottolinea l'esponente dem - sono chiamate a una responsabilità in solido nei confronti di quei lavoratori sfruttati che si sono rivolti alla giustizia e che devono ottenere rimborsi. Anche i committenti hanno la responsabilità di controllo della loro filiera e non si possono nascondere dietro il principio della buona fede davanti a fenomeni che sono troppo lapalissiani: se un capo viene venduto ad una cifra esorbitante e nella catena di fornitura è stato pagato ad una cifra irrisoria è impossibile che il lavoro sia stato retribuito in base alle norme contrattuali standard”. “La scappatoia che il governo ha appena fatto approvare col suo parere favorevole dal Senato di ottenere delle certificazioni che mettano in salvo le aziende rispetto alle loro responsabilità non può essere applicata al settore della moda, né tanto meno, in quei settori dove questi fenomeni di sfruttamento e caporalato si stanno ripetendo come nella logistica”, conclude Guerra.