“La Giunta di Cirio ha deciso di aumentare l’Irpef, con conseguenze pesantissime per le buste paga e le pensioni del Piemonte. Un’altra promessa elettorale non mantenuta, con le scuse, ridicole, di diminuire le tasse nel 2028, casualmente quando ricomincerà la campagna elettorale. Vergogna”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico e deputata piemontese.“Ringrazio l’opposizione in Consiglio regionale che per giorni ha portato avanti una battaglia contro questo blitz estivo - prosegue la deputata dem - L’aumento dell’Irpef, l’assenza dall’aula del presidente Cirio, i bonus annunciati ogni piè sospinto solo per coprire altre mancanze, sono tutte dimostrazioni di poca serietà da parte di chi amministra la Regione Piemonte”.
“Questo aumento va solo ad aggravare una situazione già insostenibile per tante famiglie piemontesi. Per fare un esempio, un mese fa cancellavano di fatto i bonus baby parking, privando oltre 3.800 bambini del territorio di un sostegno economico che fino al 2024 veniva garantito. La ‘famiglia al centro’, evidentemente, solo quando serve per propaganda o posizioni ideologiche che ledono diritti” conclude Gribaudo.
“Nel carcere di Taranto sono rinchiusi circa 850 detenuti a fronte di appena 400 posti disponibili: un tasso di sovraffollamento che lo rende tra i più affollati d’Italia. In queste condizioni, gli agenti di polizia penitenziaria, già ridotti al minimo, sono costretti a turni massacranti di oltre 12 ore. È una situazione indegna e insostenibile».
Così Ubaldo Pagano, Capogruppo Pd in Commissione Bilancio alla Camera, in merito all’interrogazione parlamentare presentata ai Ministri della Giustizia e dell’Interno sulla drammatica situazione della Casa Circondariale di Taranto, denunciata dai sindacati.
“I droni che trasportano droga e cellulari, le aggressioni e la gestione di detenuti con gravi problemi psichiatrici - aggiunge - rappresentano una minaccia non solo per il personale e i detenuti stessi, ma per l’intera comunità di Taranto. Non possiamo aspettare che accada l’irreparabile. Servono subito più agenti, più medici specialisti e un piano serio per ridare dignità al carcere e garantire la sicurezza di tutti. Già lo scorso anno, dopo una visita presso l’istituto, avevo denunciato condizioni allarmanti ma il Governo non ha fatto assolutamente niente per alleviare la situazione. Ora basta - conclude - non possono continuare a voltarsi dall’altra parte”.
Manzi e Curti: “Dalla Premier solo passerelle elettorali e promesse pelose”
“Meloni chieda scusa ai marchigiani. Le sue false promesse, rilanciate puntualmente a ridosso delle elezioni, servono solo a mascherare l’indifferenza totale del suo governo verso la nostra regione. Altro che farsi bella con il Made in Italy: nelle Marche, dove il Made in Italy ha il cuore pulsante, le imprese sono oggi sotto attacco proprio a causa delle scelte di Meloni, che ha deciso di allinearsi alle scellerate politiche dei dazi volute da Trump”.Così i deputati democratici marchigiani Irene Manzi e Augusto Curti commentano le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Nel momento in cui i dazi statunitensi colpiscono duramente i nostri settori di eccellenza – proseguono – il governo resta in silenzio, subisce e finge di non vedere. Invece di difendere il sistema produttivo marchigiano, Meloni continua a rifugiarsi nella propaganda. Come già accaduto un anno fa, torna a rispolverare provvedimenti annunciati solo a ridosso del voto. Ricordiamo tutti il decreto sulle liste d’attesa: grande enfasi, nessun risultato. Ora tocca al Consiglio dei Ministri straordinario sulla ZES Umbria-Marche. Ma anche stavolta si tratta solo di fumo negli occhi: non conosciamo il testo, non conosciamo le risorse, non sappiamo nemmeno quali territori o imprese saranno coinvolti”.“E nel frattempo tutto resta fermo. Per le imprese marchigiane colpite dai dazi non c’è nulla. Per i lavoratori che ogni giorno fanno i conti con l’inflazione, nulla. Per la sanità marchigiana, dove un cittadino su dieci ha ormai rinunciato a curarsi e le liste d’attesa hanno superato ogni soglia di decenza, ancora nulla”.
“Le Marche non hanno bisogno di passerelle elettorali, ma di misure concrete, strutturali e durature. Serve un governo che non si ricordi della nostra regione solo quando si avvicinano le urne. Meloni dovrebbe avere il coraggio di chiedere scusa ai marchigiani e smetterla di usare le Marche come scenografia per i suoi teatrini elettorali”, concludono Manzi e Curti, sottolineando che se la volontà del governo fosse stata sincera, la ZES per le Marche sarebbe potuta arrivare ben prima, in tempi non sospetti, e non sarebbero state sistematicamente bocciate le proposte avanzate dal Partito Democratico in questa direzione.
Oggi ad Ancona, Meloni ha promesso di tutto: manca solo “sarà tre volte Natale”. Lo fa per aiutare il suo amico di gioventù Acquaroli, lo fa perché sa bene che da solo il Presidente delle Marche non avrebbe niente da raccontare, visto come ha ridotto la sanità pubblica.
A Meloni, versione Wanna Marchi, non crede più nessuno: dalle accise alla riforma delle pensioni, le italiane e gli italiani hanno imparato che sono solo promesse elettorali. Nella realtà si traducono in tagli ai servizi, aumento delle tasse e della povertà.
Così in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, Capigruppo PD alla Camera dei Deputati e al Senato.
Onorare le vittime significa rispettare la verità e la giustizia. Ieri sul palco di Bologna non c’è stato un comiziaccio come lo chiama la ministra Bernini. Ha parlato chi in quella strage ha perso una persona cara e visto stravolgere la vita di un figlio. Ha chiesto a nome dei familiari delle vittime che si riconosca la matrice fascista come stabilito da numerose sentenze. È un dovere per tutti, per la ministra Bernini, per la Premier Meloni e per il governo: conoscere la storia della nostra democrazia e scegliere da che parte stare.
Così in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, Capigruppo PD alla Camera dei Deputati e al Senato.
“Il tempo delle bugie è finito da un pezzo. Oggi servono serietà e responsabilità rispetto a una vicenda che denunciamo da mesi: l’attuazione del PNRR è in grave ritardo per colpa del governo Meloni e rischiamo seriamente di perdere una parte rilevante delle risorse disponibili. La scadenza del 2026 non è in discussione. L’Europa è stata chiara: non ci saranno proroghe. Chi, nella maggioranza, continua ad alimentare illusioni su possibili rinvii mente agli italiani. Vogliamo sapere una volta per tutte come intendono salvare il PNRR che, peraltro, è l’unico fattore che sta sostenendo la debolissima crescita del Paese”. Lo scrive in una nota Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione politiche europee alla camera
“Ad oggi, i dati sono drammatici: la spesa effettiva è poco sopra il 30%, e restano da mettere a terra investimenti per oltre 120 miliardi di euro. In alcuni settori chiave, penso alla sanità, alle politiche del lavoro, alle infrastrutture, siamo di fronte a ritardi clamorosi, accompagnati da continue modifiche e revisioni del Piano che dimostrano solo confusione e mancanza di visione. Una vera e propria Caporetto. Come denunciamo da tempo, nell’indifferenza, ignavia ed incapacità del governo, ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno. Eppure, nonostante gli allarmi, si continua a perdere tempo prezioso, mentre il Paese rischia di perdere risorse decisive per il suo futuro”.
“Ogni euro non speso, ribadisce De Luca, è un’occasione persa per modernizzare l’Italia, creare lavoro, rafforzare la coesione sociale e la sostenibilità ambientale, ridurre le diseguaglianze. Non possiamo permetterci di fallire. Sarebbe una responsabilità storica. Chiediamo al Governo di smettere di prendere tempo, raccontare favolette e assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Serve un’accelerazione immediata. Il PNRR è un patrimonio nazionale ed europeo. Sarebbe un delitto non cogliere questa opportunità”. Così conclude il dem
"Oggi ho partecipato alla grande manifestazione a Bologna nell' anniversario della strage del 2 agosto. L' intervento di Paolo Bolognesi, alto e forte, ha ricordato le verità giudiziarie, affermate con sentenze passate in giudicato, sulla strage fascista, con cui tutte le forze politiche sono chiamate fino in fondo a fare i conti. Come ha ricordato autorevolmente il Presidente Mattarella tutta la comunità nazionale ha uno straordinario debito di riconoscenza verso l' Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto. La Ministra Bernini, presente a nome del governo, ha preso due impegni davanti a familiari delle vittime. Sulla legge per le vittime del terrorismo, di cui sono primo firmatario alla Camera, e sulla consultabilità delle sentenze depositate all' archivio di Stato, su cui ho presentato una interpellanza parlamentare. Ora il Governo non venga meno a questi impegni, assunti davanti ai familiari". Così Andrea De Maria, deputato PD.
uarantacinque anni dopo la strage di Bologna molte verità sono emerse, abbiamo certezze e condanne. Fu strage fascista. Contano i fatti e le parole per chiamarli. Anche questa è giustizia: per le vittime, per le famiglie, per la democrazia e per il paese intero.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
I capigruppo di opposizione di Senato e Camera Francesco Boccia, Stefano Patuanelli, Peppe De Cristofaro, Raffaella Paita, Chiara Braga, Riccardo Ricciardi, Matteo Richetti, Luana Zanella, Maria Elena Boschi, Riccardo Magi, Marco Furfaro, Marianna Ricciardi hanno inviato una lettera identica ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, per contestare la nomina del Collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità.
Nel testo si critica la mancanza di indipendenza del presidente, la scelta di componenti privi di esperienza specifica sui diritti delle persone con disabilità e la totale assenza di rappresentanza femminile, ritenuta inaccettabile per un’istituzione che nasce con l’obiettivo di tutelare inclusione, parità e non discriminazione.
“Meglio tardi che mai. Sono passati cinque giorni da quando avevamo sollecitato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ad esprimersi sulla tragedia che si sta consumando nella Striscia di Gaza, e a far uscire l’Italia all’immobilismo partecipando all’operazione umanitaria promossa da Gran Bretagna, Germania e Francia, per portare aiuto con lancio di viveri dagli aerei alla popolazione di Gaza, ed oggi finalmente il ministro Crosetto annuncia di aver dato il via libera alla nostra adesione. Ancora una volta il governo ha perso tempo prezioso, che avrebbe potuto salvare vite umane. Il lancio di aiuti scatterà dal 9 agosto, con il coinvolgimento di Esercito e Aeronautica. Bene, finalmente una scelta utile e corretta. Ringraziamo tutte le donne e gli uomini che parteciperanno all’operazione. Ma quante indecisioni, quanti dubbi, quante incertezze abbiamo dovuto registrare dinnanzi ad una popolazione ridotta allo stremo”.
Così il capogruppo Pd in commissione Difesa alla Camera, Stefano Graziano.
“La sentenza della Corte di Giustizia europea conferma ciò che denunciamo da tempo: il progetto dei CPR in Albania è sbagliato, costoso e contrario ai diritti fondamentali. Un fallimento totale, economico e giuridico": è quanto dichiara Marco Simiani, deputato Pd, che ha visitato nei mesi scorsi due volte il centro di Jader.
“Oltre 900 milioni di euro già spesi per una struttura marginale, che viola le convenzioni internazionali e priva i richiedenti asilo del diritto a una valutazione individuale. La Corte lo ha detto chiaramente: non basta definire un paese ‘sicuro’ per negare la protezione. Cade così tutto il castello di propaganda della destra che millantava il centro come modello europeo. Serve una politica migratoria seria, non spot elettorali": conclude.
La sentenza della Corte di Giustizia Ue sul Protocollo Italia-Albania dà completamente torto al Governo italiano e alla Presidente Meloni. E lo fa affermando un concetto molto semplice: "non si può considerare un Paese sicuro se non offre una protezione sufficiente a tutta la sua popolazione". È la dimostrazione che la nostra opposizione è sempre stata fondata sul rispetto del diritto. A differenza dell’operato di Meloni che ha sempre usato strumentalmente l'Albania e alla legge ha sostituito l’ideologia.
In tutti i sopralluoghi che abbiamo fatto in Albania abbiamo dimostrato - anche grazie al prezioso lavoro del Tavolo Asilo e Immigrazione - che il Centro di Gjader è solo un luogo di propaganda pagata a caro prezzo dai contribuenti, in cui si violano sistematicamente i diritti delle persone. Tutto per la campagna elettorale permanente di questo governo. Le dichiarazioni di oggi della Meloni denotano un grande imbarazzo, assai comprensibile per chi scandiva ad alta voce che i centri in Albania "fun-zio-ne-ran-no!”. Ci aspetteremmo ora che chiedesse scusa agli italiani per il grave spreco di soldi pubblici e investisse subito queste risorse sulla sanità e sul lavoro.
Così Matteo Mauri, deputato e responsabile Sicurezza del Partito democratico.
“Le due domande di pronuncia pregiudiziale sulla questione dei Paesi di origine sicuri erano state sollevate dal Tribunale ordinario di Roma già a ottobre e il governo ha scelto di ignorarle, andando avanti con i due tentativi, fallimentari, di novembre e gennaio. Ora che la pronuncia è arrivata, palazzo Chigi esprime ‘sorpresa’. Una posizione semplicemente ridicola, di un esecutivo che ha scelto deliberatamente di ignorare i dubbi evidentemente fondati posti dai giudici e che, dopo il primo tentativo, ha macchiato il nostro paese con altre due deportazioni illegali, a novembre e a gennaio. Anche la ‘la seconda fase’, quella per cui la struttura di Gjadër è diventata un Cpr italiano, è già stata messa in discussione da un’ordinanza della Cassazione che rinvia alla Corte di Giustizia europea. Il governo si fermi ora: non una vita in più rovinata, non un euro in più speso in questo progetto folle. Perseverare con questa propaganda inutile e violenta è diabolico”.
Così la deputata democratica, Rachele Scarpa.
“Lo avevamo denunciato in Parlamento, ma il governo Meloni ha preferito ignorare ogni voce critica pur di portare avanti un accordo propagandistico, costoso e in aperto contrasto con i principi europei. La Corte di Giustizia dell’UE è stata chiara: non si possono trasferire migranti in Paesi terzi considerati sicuri senza una reale garanzia di protezione per tutti.
Questo progetto si sta rivelando sempre più per quello che è: uno spreco enorme di denaro pubblico, una misura costosa, inefficace e totalmente ideologica.
Il governo si fermi, rispetti la sentenza della Corte e smetta di fare propaganda sulla pelle dei migranti e con i soldi dei contribuenti italiani” così la capogruppo democratica in commissione affari costituzionali della Camera Simona Bonafè.
"Un paese si può definire "sicuro" quando lo è per tutti i gruppi che compongono la sua società: per tutte le etnie, le religioni, gli orientamenti politici, le identità di genere. E i giudici possono valutare se un paese è sicuro oppure no. Lo stabilisce la sentenza di oggi della Corte di giustizia europea. Quindi la lista dei "paesi sicuri" stilata dal governo Meloni non è conforme al diritto europeo che è di rango superiore rispetto a quello italiano e la legge italiana non può andare contro quella europea, checché ne pensino Meloni e Piantedosi.
Ed è proprio su quella lista che nasce il malaugurato "protocollo Albania" sulla base del quale sono stati costruiti i due centri di identificazione e detenzione a Gjader e Shengjin, dove i diritti dei migranti vengono regolarmente violati e per i quali il governo sta spendendo 114mila euro al giorno per la detenzione di pochissime persone.
Non sono neanche serviti a ridurre i flussi migratori, come raccontava la propaganda del governo, dato che nei primi 6 mesi del 2025 gli sbarchi sono aumentati del 16% rispetto allo scorso anno.
Un fallimento su tutta la linea: legale, economica, umana, in termini di diritti e di politiche migratorie. Una premier con un briciolo di coscienza dovrebbe chiedere scusa per aver buttato via il denaro dei contribuenti, mettendo in piedi in Albania un sistema di centri inutilizzabili, raccontando bugie agli italiani e alla italiane". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.