"Con la scomparsa di Vladimiro Zagrebelsky perdiamo un giurista rigoroso, un magistrato autorevole e un intellettuale di alto profilo. Ha dedicato la sua vita allo studio e alla difesa dei principi costituzionali, contribuendo in modo determinante al dibattito pubblico e alla cultura dei diritti. La sua voce, sempre lucida e indipendente, mancherà profondamente in un tempo in cui è più che mai necessario difendere la legalità e la democrazia. Esprimo il mio cordoglio e la mia sincera vicinanza al fratello Gustavo e a tutta la famiglia”. Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, la deputata Debora Serracchiani.
“Altro che giornata storica: oggi è una giornata triste per il Mezzogiorno e per tutto il Paese. Il via libera del CIPESS al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto rappresenta un colossale spreco di risorse pubbliche, un monumento all’inutilità e alla propaganda di Salvini. Un’opera vecchia, contestata, irrealizzabile nei tempi e nei modi raccontati, che cancella con un colpo di spugna le vere priorità del Sud: trasporti locali, ferrovie moderne, scuole sicure, sanità accessibile e infrastrutture sostenibili.”
“Il ministro dei selfie oggi festeggia con emozione, mentre affossa ogni seria politica di riequilibrio territoriale. Parla di punto di partenza, ma l’unico punto certo è la distrazione di miliardi da opere davvero utili. Altro che sviluppo: ci troveremo con contenziosi, cantieri fantasma e promesse non mantenute. Il Partito Democratico continuerà a opporsi in tutte le sedi a questa scelta scellerata. La battaglia non è finita.”
Lo dichiara Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati.
"La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che esclude in via definitiva la cancerogenicità di alcune formulazioni contenenti biossido di titanio in polvere, rappresenta una notizia importante per tanti lavoratori e per un sito industriale strategico come quello della Venator a Scarlino, che proprio su questa produzione ha basato la sua attività” dichiara Marco Simiani, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici alla Camera dei Deputati.
“La pronuncia si fonda su evidenze scientifiche e restituisce un giudizio chiaro, inequivocabile. Adesso serve un impegno concreto, da parte delle istituzioni e delle imprese, per rilanciare una produzione sostenibile, fondata su qualità, sicurezza e innovazione. L’Europa deve tornare a credere nella propria capacità industriale, e l’Italia deve invertire la rotta di un settore produttivo in costante calo, rimettendo al centro il lavoro, la ricerca e una transizione giusta. Occorre agire subito, prima che la concorrenza dei Paesi emergenti, come Cina e India, si trasformi in un definitivo squilibrio competitivo, riducendo l’Europa, e soprattutto l’Italia, a semplici spettatori del futuro industriale” conclude Simiani.
Il gruppo del Pd alla Camera dei Deputati esprime vicinanza alla famiglia Zagrebelsky per la scomparsa di Vladimiro. Insigne giurista, intellettuale raffinato e appassionato studioso, ha speso un’intera vita a difendere i diritti delle persone e dei popoli. Ha consegnato alla giurisprudenza nuovi temi e nuovi problemi nella consapevolezza delle trasformazioni della società. I suoi insegnamenti rimangono un punto di riferimento soprattutto in una stagione difficile come quella che stiamo attraversando.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla camera dei Deputati.
“Giorgia Meloni, impugnando la legge toscana sul Salario minimo, attacca i diritti di 4 milioni di lavoratori poveri. Sotto i 9 euro non è lavoro, ma sfruttamento. E chi blocca una legge di civiltà è complice degli sfruttatori. Porteremo il salario minimo nelle piazze e in Parlamento”. Così il capogruppo del Pd in commissione lavoro della Camera, Arturo Scotto.
“Il gruppo del PD ha votato a favore della relazione sugli orfani di femminicidio, perché riconosce il lavoro plurale fatto in questi mesi, con audizioni e approfondimenti che ci hanno consentito di maturare indicazioni e proposte che tengono conto di quanto ci chiedono i familiari delle vittime di femminicidio, in termini di attenzione, tutela, accompagnamento, vicinanza. Crediamo che le differenze che esistono tra le forze politiche su questi temi, su queste battaglie, debbano trovare una ragione comune per far fare al nostro paese passi avanti sulla strada della lotta alla violenza di genere; lotta che è fatta di concretezza, di cura, di ascolto, di risposte perché non ci siano più morti di donne in quanto donne per mano di uomini. Come gruppo del Partito Democratico abbiamo partecipato attivamente ai lavori, elaborando contenuti che sono stati raccolti nella relazione come contributi di arricchimento del testo, anche con il riconoscimento del tema di genere all’origine dei femminicidi”. Lo dice la deputata Sara Ferrari capogruppo PD in commissione femminicidio.
"Apprendiamo che e stata revocata la circolare che limitava la consultabilità delle sentenze presso gli archivi di stato. Una circolare giustamente fortemente criticata dalla Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto. Avevo presentato in merito una interpellanza parlamentare. La revoca rappresenta una scelta giusta, anche se tardiva, di trasparenza, che corregge un grave errore che era stato compiuto e che certamente andava evitato". Così Andrea De Maria, deputato PD
La bomba sul Giappone fu una scelta. Come lo sono le guerre, le invasioni, le violenze contro i bambini. Possiamo scegliere la distruzione e la morte. Ma come esseri umani abbiamo il dovere di lavorare per il dialogo, il rispetto, la convivenza e la tolleranza. Hiroshima non ha futuro. La pace ne ha sempre.
Alle vittime di Hiroshima e Nagasaki, alle vittime di tutte le guerre, i pensieri e le preghiere di queste ore.
Lo ha scritto sui social Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Non possiamo restare in silenzio davanti a un progetto che calpesta ambiente, sicurezza, norme europee e buon senso. Quest’opera del Ponte sullo Stretto di Messina è sbagliata, pericolosa e nasce su presupposti infondati".
Così la deputata Pd, Maria Stefania Marino.
"Il governo ha ignorato completamente le prescrizioni ambientali della Commissione VIA VAS e ha costruito una narrativa artificiosa per evitare il parere vincolante dell’UE. Si invocano motivi di sicurezza militare, sanitaria e di protezione civile, senza alcun fondamento concreto, mentre si minimizzano o si ignorano del tutto gli impatti certi e irreversibili sull’ambiente, già ammessi perfino dai proponenti dell’opera. Senza dimenticare che per un'opera di tali dimensioni non sono stati richiesti i pareri di enti fondamentali come l'Ingv, mentre l'Ispra ha sollevato perplessità e dubbi e le penali a carico dello Stato in caso di stop ai lavori sarebbero enormi. Occorre fermare tutto prima che si traduca in un danno irreparabile per il nostro territorio e per il futuro delle prossime generazioni": conclude.
La scelta di Giuli di nominare Macciardi a seguito di una indicazione illegittima di tre membri del consiglio di indirizzo del teatro san Carlo è gravissima. Ci aspettavamo dal ministro almeno il rispetto delle regole. E invece l'ossessione per occupare il potere prevale ancora una volta. Ma davvero al ministero pensano di potere occupare istituzioni culturali la cui storia e funzione è indissolubilmente legata ai comuni che le ospitano e di gestirle da Roma contro i sindaci di quelle città? Bene fa il sindaco Manfredi a pretendere quello che dovrebbe essere scontato: il rispetto delle regole, della città di Napoli e del suo teatro” così il deputato democratico componente della commissione cultura della Camera, Matteo Orfini
“Durigon oggi spiega che l’abolizione dell’aumento dell’età pensionabile di tre mesi avverrà nel 2029. Ovvero - guarda caso - dopo le elezioni politiche del 2027. Nel frattempo, cercheranno i soldi per sospendere l’incremento nella prossima manovra di bilancio. Una toppa, non una riforma strutturale. Nei fatti la Lega firma un assegno postdatato ai lavoratori che hanno diritto di andare in pensione a 67 anni impegnando i prossimi governi e non il suo. Basta con la propaganda elettorale sulla pelle dei lavoratori: votino la nostra proposta di legge che elimina definitivamente lo scatto dei tre mesi in base all’aspettativa di vita, senza andare avanti di deroga in deroga”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Paolo Mieli lo sa perché, a differenza di quelli fascisti, nessuno etichetta come ‘comunisti’ i reati dei terroristi di sinistra, come invece il direttore chiedeva l’altra sera a In Onda su La7? Per un motivo molto semplice. Perché di fronte alla nascita delle Brigate Rosse e ai loro vili e sanguinari attentati il Partito Comunista Italiano per primo contrastò con ogni mezzo, nelle istituzioni, nelle piazze e nelle fabbriche, quell’attività criminale, ergendo un muro ideale e democratico. E pagò anche un prezzo altissimo subendo l’assassinio dell’operaio e sindacalista Guido Rossa che seguendo le indicazioni denunciò le infiltrazioni brigatiste nella fabbrica in cui lavorava. Di contro le stragi neofasciste come rilevano anche le sentenze dei tribunali, ultima delle quali riferita alla strage della stazione di Bologna, dimostrano contiguità tra esponenti e formazioni politiche di destra, come il Movimento Sociale, con quella deriva eversiva. La storia ci parla di silenzi, omissioni, coperture. Semmai bisognerebbe domandarsi perché oggi vivono rigurgiti neofascisti nella società e nella politica”.
Così il segretario di presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Ecoreati, Stefano Vaccari.
“La decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare la legge approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana, che garantisce la presenza di personale non obiettore nelle strutture pubbliche, rappresenta un segnale gravissimo. Un chiaro passo indietro sul terreno dei diritti, che mostra la deriva ideologica e reazionaria di questo Governo.”
Così Anthony Barbagallo, deputato del Partito Democratico e segretario regionale del PD Sicilia, commenta la scelta dell’esecutivo Meloni di bloccare la norma siciliana promossa dal democratico Dario Safina.
“In una regione dove l’obiezione di coscienza supera l’80%, la legge regionale rappresentava un tentativo concreto e ragionevole per garantire alle donne l’accesso effettivo a un diritto sancito dalla legge dello Stato. Impugnare quella norma significa voltare le spalle alla realtà sanitaria del Sud e mettere ancora una volta a rischio il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. È una scelta che non possiamo accettare e che contrasteremo in ogni sede.”
“La Sicilia non può diventare il laboratorio di un ritorno al passato, in cui i diritti delle donne vengono messi in discussione nel nome di un’impostazione ideologica e minoritaria. Difenderemo questa legge e continueremo a batterci affinché ogni donna, in ogni parte del Paese, possa esercitare liberamente e concretamente i propri diritti.”
“La decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare la legge approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana, che garantisce la presenza di personale non obiettore nelle strutture pubbliche, rappresenta un segnale gravissimo. Un chiaro passo indietro sul terreno dei diritti, che mostra la deriva ideologica e reazionaria di questo Governo.”
Così Anthony Barbagallo, deputato del Partito Democratico e segretario regionale del PD Sicilia, commenta la scelta dell’esecutivo Meloni di bloccare la norma siciliana promossa dal democratico Dario Safina.
“In una regione dove l’obiezione di coscienza supera l’80%, la legge regionale rappresentava un tentativo concreto e ragionevole per garantire alle donne l’accesso effettivo a un diritto sancito dalla legge dello Stato. Impugnare quella norma significa voltare le spalle alla realtà sanitaria del Sud e mettere ancora una volta a rischio il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. È una scelta che non possiamo accettare e che contrasteremo in ogni sede.”
“La Sicilia non può diventare il laboratorio di un ritorno al passato, in cui i diritti delle donne vengono messi in discussione nel nome di un’impostazione ideologica e minoritaria. Difenderemo questa legge e continueremo a batterci affinché ogni donna, in ogni parte del Paese, possa esercitare liberamente e concretamente i propri diritti.”
La decisione del governo Meloni di impugnare la legge siciliana, a prima firma dell’on. Dario Safina, deputato regionale del PD, che garantisce la presenza di medici non obiettori negli ospedali pubblici, è un atto grave, miope e profondamente ideologico.
Invece di affrontare un problema reale — in Sicilia, in molte strutture, oltre l’80% dei medici è obiettore e l’interruzione volontaria di gravidanza è di fatto impossibile — il governo sceglie di difendere lo status quo e voltare nuovamente le spalle alle donne.
Quella approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana, su iniziativa dell’on. Dario Safina, non è un’iniziativa parlamentare contro qualcuno, ma una legge finalizzata a garantire ciò che già la 194 prevede da oltre quarant’anni: libertà di scelta, tutela della salute, rispetto della dignità femminile.
Il Consiglio dei Ministri ha deciso di colpire una norma di civiltà per inseguire una linea politica che sacrifica i diritti sull’altare della propaganda e del consenso ideologico. Questo non è governare: è usare le donne come terreno di scontro politico.
La Sicilia ha avuto il coraggio di guardare in faccia un’emergenza e provare a risolverla. Roma, invece, si gira dall’altra parte e blocca chi lavora per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza.
Manifesto pieno sostegno all’iniziativa parlamentare di Dario Safina. I diritti non si toccano, la legge 194 si deve applicare, e nessuna impugnativa ci farà arretrare di un passo.
"Il primo governo guidato da una donna vuole cancellare 50 anni di conquiste e di diritti delle donne. Ci troviamo davanti a un atto gravissimo: si tenta di depotenziare una legge che ha l’unico obiettivo di tutelare la salute e la libertà. Non possiamo permettere che il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, sancito dalla Legge 194, non venga applicato": è quanto dichiara Maria Stefania Marino, deputata del Partito Democratico, intervenendo dopo la decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare la legge regionale che prevede l’assunzione di personale non obiettore nelle strutture pubbliche.
"La norma approvata dall’Ars non impone nulla a nessuno, ma colma un vuoto inaccettabile: in troppi ospedali della nostra regione l’obiezione di coscienza supera l’80 per cento, e ciò impedisce alle donne di esercitare un diritto riconosciuto dalla legge. La nostra non è una battaglia ideologica, è una battaglia di civiltà. Il governo regionale ha il dovere di difendere la legge approvata dal Parlamento siciliano, che non discrimina nessuno ma garantisce ciò che è già previsto dallo Stato. Non possiamo arretrare. Dobbiamo resistere e far valere il principio secondo cui i diritti non si toccano"' conclude.