“Domani chiederemo al ministro Nordio nel Question Time in Parlamento di chiarire le ragioni per cui omise negli interventi in Aula di comunicare quello che si è letto sui giornali in queste settimane e cioè che il ministero della Giustizia in relazione all’arresto di Almasri sarebbe stato informato già dal 19 gennaio e conseguentemente di spiegarci le motivazioni per cui il Ministero ne ha determinato la liberazione”. Così Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio, annunciando il Question time del Pd che stigmatizza, inoltre, gli attacchi portati avanti dal ministro Nordio e da esponenti del governo e della maggioranza nei confronti della magistratura.
“Oggi, come ieri e come una settimana fa, l'IDF ha aperto il fuoco contro i civili in fila per un pugno di riso e per una bottiglia d'acqua potabile. Qualche giorno fa l'attacco alla Chiesa della Sacra Famiglia, violazione di un luogo religioso e chiaro messaggio che 'qui nessuno è al sicuro'. Sono stanco di chi si appella all'intervento della comunità internazionale. È una formula ambigua e vuota. Cosa vuole fare l'Italia difronte all'orrore quotidiano a Gaza? Il governo venga in Aula a riferire e non si limiti alle sole parole 'cessate il fuoco'". Lo dichiara il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera.
“È troppo tempo che le opposizioni chiedono di agire - sottolinea il parlamentare dem - ma non è arrivata dal governo alcuna sanzione verso Israele, nessun embargo sulle armi, nessuna sospensione del memorandum militare, né del trattato con l'UE. Di doppia morale un Paese può morire e, sicuramente, è condannato al declino”. “Oggi la doppia morale è entrata alla Camera con il vicepremier Salvini che ritira il premio Italia-Israele. In questo luogo dove il diritto dovrebbe prevalere sulla prepotenza, la ragione sulla follia delle armi, la coesione di una nuova coesistenza pacifica sulla logica della geopolitica del caos. Oggi la Camera è stata violata”, conclude Scotto.
“Siamo di fronte all’ennesima presa in giro da parte del Governo che va avanti a colpi di decreti e di fiducie a raffica. Sulle carceri nulla di concreto ancora.
È l’ennesima prova che al ministro Nordio e a questo esecutivo non interessa affatto la drammatica condizione in cui versano le carceri italiane, dove ogni giorno si consumano violazioni dei diritti e si rischiano nuove tragedie”.
Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata del Partito Democratico e responsabile Giustizia nella segreteria nazionale del partito.
“Sul sovraffollamento – prosegue Serracchiani – finora non è stato fatto assolutamente nulla. La proposta parlamentare per la liberazione anticipata, a prima firma del collega Roberto Giachetti, che il Partito Democratico ha appoggiato da tempo, è stata bloccata in Aula proprio dalla maggioranza. E ora, quando potrebbero approvarla in tempi rapidi, la tengono nel cassetto per portare avanti uno schema di decreto che non affronta il nodo strutturale. È evidente che non c’è alcuna volontà politica di intervenire realmente”.
“Anche sulla questione dei detenuti tossicodipendenti – aggiunge Serracchiani – siamo di fronte a una colpevole inerzia. Da oltre un anno è in vigore il cosiddetto ‘decreto carceri’, in cui si prevedeva che i detenuti tossicodipendenti fossero inviati in comunità o strutture residenziali adeguate, ma nulla è stato fatto per attuare quella norma. Solo oggi, in fretta e furia, portano in pre- Cdm un nuovo provvedimento, che rischia di restare l’ennesima operazione di facciata”.
“Chiediamo con forza che si smetta di perdere tempo e si approvino subito misure efficaci: una nuova disciplina sulla liberazione anticipata, un piano serio per la presa in carico dei detenuti vulnerabili, investimenti sulle strutture alternative al carcere e sul personale penitenziario. Ogni giorno di ritardo – conclude Serracchiani – aggrava una situazione già insostenibile. Il ministro Nordio dimostri, almeno una volta, di avere un minimo di responsabilità istituzionale”.
“Chiediamo al ministro Schillaci di fare chiarezza su una decisione tanto grave quanto incomprensibile che apprendiamo a mezzo stampa: il rifiuto, da parte del governo italiano, di aderire agli emendamenti 2024 al Regolamento Sanitario Internazionale adottati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Uno strappo inaccettabile che rischia di isolare il nostro Paese proprio su un tema cruciale come la salute pubblica globale”.
Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del PD e vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Covid, primo firmatario di una interrogazione al ministro Schillaci.
“In una lettera inviata dal ministro Schillaci al direttore generale dell’OMS Tedros Ghebreyesus, l’Italia comunica il proprio no agli emendamenti, ritenuti dal governo una minaccia alla ‘sovranità nazionale’ e strumenti per un presunto controllo dell’informazione da parte dell’OMS. È un cambio di rotta pericoloso e non motivato, che ci allontana dalla comunità internazionale e rischia di compromettere la nostra credibilità e la sicurezza sanitaria collettiva”, aggiunge Girelli.
“Alla luce di questa palese contraddizione tra parole e atti – conclude Girelli – chiediamo al Ministro di venire immediatamente in Parlamento per spiegare le ragioni di questa scelta e chiarire se intenda davvero portare l’Italia fuori dal circuito multilaterale della salute pubblica. La pandemia ci ha insegnato che le risposte sanitarie non possono essere affrontate da soli. Non possiamo permettere che il nostro Paese venga isolato su un terreno tanto strategico come quello della cooperazione globale per la salute”.
“Il ritiro dell’emendamento Pogliese è una vittoria delle opposizioni. Volevano con una furbizia travolgere il diritto del lavoro e imbracare la magistratura sulle sentenze che restituivano il giusto salario ai lavoratori. Hanno dovuto fare un passo indietro, nonostante sostengano che lo presenteranno in un altro provvedimento. Troveranno un muro da parte nostra: l’articolo 36 della Costituzione non può essere aggirato”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Apprendiamo con profonda preoccupazione la notizia del ritiro, annunciato dal presidente Donald Trump, degli Stati Uniti d’America dall’Unesco. Si tratta di una scelta grave, miope e profondamente ideologica, che rappresenta un ulteriore attacco al principio di multilateralismo su cui si fondano le relazioni internazionali e la cooperazione culturale globale. L’Unesco svolge un ruolo insostituibile nella tutela del patrimonio culturale dell’umanità, nella promozione del dialogo interculturale e nella valorizzazione della cultura come strumento di pace e comprensione reciproca – valori oggi più che mai essenziali in un mondo attraversato da nuove tensioni e conflitti. Le accuse rivolte all’Unesco appaiono non solo strumentale, ma profondamente lesive del lavoro imparziale e coraggioso condotto dall’Agenzia nel corso degli anni a difesa della diversità culturale e della memoria collettiva. Sarebbe importante e doveroso, a questo punto, conoscere con chiarezza la posizione del Governo italiano. Da che parte sta l’Italia? Riteniamo indispensabile una presa di posizione netta della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Ribadiamo il nostro sostegno pieno e convinto all’Unesco, alla sua missione e ai suoi operatori in tutto il mondo” così la capogruppo democratica in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi.
“Sul carcere non è più il tempo di annunci, bluff e rinvii. Serve una svolta immediata.
Le carceri vertono in condizioni drammatiche, il numero dei suidici è spaventoso. E’ passato un anno dal decreto-legge sul carcere e non è stato fatto nulla, nemmeno il decreto attuativo che doveva essere adottato entro 6 mesi. Vediamo cosa farà oggi il governo in CdM, ma serve serietà, concretezza e un radicale cambio di passo”. Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.
Perché il criminale Almasri non è stato processato in Italia? Perché le donne ucraine che hanno subito stupri e ora sono rifugiate in Italia non possono avere giustizia nel nostro Paese? Come si può impedire che l'Italia diventi il rifugio di persone sospettate di crimini internazionali commessi a Gaza o in Sudan? Domani, mercoledì 23 luglio alle ore 11.30, presso la sala stampa della Camera dei Deputati (via della Missione 4) si terrà la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge "Codice dei crimini internazionali" a prima firma di Laura Boldrini. Un testo che dà risposte a tutte queste domande e garantisce la piena attuazione degli obblighi previsti dallo Statuto di Roma approvato nel 1998, permettendo all'Italia di cooperare pienamente con tutti quei paesi che prevedono già questi crimini nel loro ordinamento.
Interverranno: Laura Boldrini, Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, Federico Gianassi, capogruppo del Pd in Commissione Giustizia alla Camera, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, e gli esperti che hanno collaborato alla stesura del testo: Alessandra Annoni, professoressa ordinaria di diritto internazionale presso l'Università di Ferrara, Triestino Mariniello professore ordinario di diritto penale internazionale Liverpool John Moores University (UK) e rappresentante legale delle vittime di Gaza presso la Cpi e Antonio Marchesi, professore associato di diritto internazionale, Università di Teramo.
“Le aree interne non sono periferie dimenticate, ma il cuore pulsante e troppo spesso ignorato del Paese. In particolare negli ultimi anni abbiamo assistito a tagli, promesse disattese e a una totale assenza di visione da parte del governo in carica. A differenza del centrodestra, che sembra optare per una sorta di “declino programmato”, in questi giorni presentiamo una proposta di legge concreta per rilanciare questi territori e rimettere al centro il diritto a restare”. Lo dichiara il deputato del Pd, Augusto Curti, annunciando l’iniziativa del gruppo del Partito Democratico sui territori.
“Sulla scomparsa di Mirella Gregori qualche importante passo avanti si può fare. Nell’ultima audizione sono emerse in modo palese delle contraddizioni tra le dichiarazioni di Sonia De Vito e quelle di Giuseppe Calì. Mirella entrò in quel bar e poi sparì. Stette venti minuti nel bagno con l’amica Sonia, uscì e poi scomparve. Cosa si dissero? Cosa fecero? Mirella si cambiò di abiti? Sì truccò? La signora De Vito non ricorda o nega queste circostanze. Il signor Calì le afferma. Chi mente? Questo va appurato. Perché da quì alcune cose possono uscire dal mistero”. Così il deputato Roberto Morassut, vicepresidente della commissione di inchiesta sui casi Orlandi e Gregori, in un’intervista a Radio Radicale.
“Del resto - continua il deputato Pd - in bagno è lecito ritenere che due ragazze non vadano solo per parlarsi ma che si possano cambiare e truccarsi. Se è così dove era diretta allora Mirella? Chi doveva incontrare? Nessuno vuole e può trarre conclusioni che non siano fondate ma la signora De Vito forse può aiutarci di più. Oggi non ricorda nulla ma è lecito pensare anche che certi ricordi siano indelebili.
Mirella doveva davvero vedere Alessandro De Luca, un ragazzo che le piaceva e non vedeva da tanto tempo o qualcun altro? De Luca dimostrò un suo alibi. Allora chi era l’uomo presso il quale Mirella ritenne di presentarsi truccata e meglio vestita? Insomma, chi là ingannò? Perché la signora De Vito nega la circostanza del cambio di abiti e del trucco? Circostanze che si sposano con la sosta nel bagno. Su questo diaframma sempre più labile bisogna lavorare e la signora De Vito può aiutare. Se ha delle paure le deve vincere”.
Conferenza stampa domani mercoledì 23 luglio alle ore 13 presso la Sala stampa di Montecitorio.
“Serve un quadro normativo chiaro, moderno e coerente per un settore strategico per l’economia rurale, la cultura agricola e il benessere animale come quello dell’ippicoltura e delle attività equestri”. Lo affermano in una nota congiunta i deputati Pd Marco Simiani e Stefano Vaccari, in merito alla loro proposta di legge “Disciplina dell’ippicoltura nonché disposizioni per la promozione delle attività equestri e il benessere degli equidi” che verrà presentata domani mercoledì 23 luglio alle ore 13 presso la Sala stampa di Montecitorio.
“Il comparto equestre - aggiungono i deputati dem - nonostante la sua importanza storica e socioeconomica, è stato per troppo tempo lasciato in un limbo normativo e fiscale che ha penalizzato allevatori, operatori e territori. È arrivato il momento di riconoscere pienamente l’ippicoltura come attività agricola, con tutti i diritti e le agevolazioni del settore primario. La proposta di legge si pone, in questa direzione, obiettivi diversificati: dal riconoscimento dell’ippicoltura come attività agricola, con relativa estensione del regime fiscale e previdenziale agevolato, alla valorizzazione delle attività connesse, come la doma, l’addestramento, il turismo equestre e l’ippoterapia. Tra i punti centrali della proposta anche la pensione equina, ovvero la possibilità per le aziende agricole di ospitare cavalli a fine carriera in modo etico e sostenibile, e la regolamentazione delle professioni equestri, con particolare attenzione alla figura del maniscalco, oggi priva di un adeguato riconoscimento giuridico nonostante il suo ruolo essenziale per il benessere degli animali".
“La nostra proposta - concludono Simiani e Vaccari - prevede inoltre misure concrete per incentivare l’occupazione giovanile nel settore equestre, sostenere le imprese che investono in turismo rurale e attività terapeutiche con i cavalli, e valorizzare le tradizioni agricole legate al cavallo come parte del patrimonio culturale italiano. Il rilancio dell’ippicoltura non è solo una scelta economica, ma anche culturale e ambientale. Integrazione tra cavalli e agricoltura significa sviluppo sostenibile delle aree interne, tutela della biodiversità, promozione del benessere animale e nuove opportunità per i territori rurali”.
“Qualche anno fa feci restaurare, a mie spese, una targa distrutta sotto il monumento di Matteotti. Purtroppo accade spesso. Il giardinetto è in un punto poco accessibile e buio. Ci vorrebbe una luce e una piccola cancellata. E anche una telecamera posta in modo da prevenire futuri atti di vandalismo. Penso che, nel suo insieme, il monumento di Iorio Vivarelli possa essere meglio valorizzato anche trasformando il giardinetto in una piccola area pubblica. Insomma forse andrebbe ripensata. Attualmente mi sembra un po’ clandestina, nascosta. È un vecchio tema che ci siamo sempre posti”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
"In questi anni la destra ha solamente penalizzato le aree interne: tagli alla sanità, alla scuola, ai trasporti, ai servizi; e la Sicilia è risultata tra le più colpite anche a causa di un governo Regionale compiacente e succube. La scelta di Meloni di abbandonare i territori marginali a se stessi e di promuoverne di fatto l'abbandono nasce quindi da lontano. Il Pd ha idee completamente diverse e la proposta di legge presentata oggi vuole indicare una inversione di rotta chiara ed inequivocabile": è quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino.
"Il provvedimento stanzia infatti risorse concrete, individuando le coperture economiche sostenibile e propone interventi mirati per contrastare lo spopolamento delle zone periferiche rispetto ai centri di erogazione dei servizi essenziali, incentivando al tempo stesso lo sviluppo sociale, economico, culturale e ambientale. La proposta di legge garantisce inoltre una migliore accessibilità ai servizi fondamentali, in particolare quelli relativi al trasporto pubblico locale, all’istruzione e all’assistenza socio-sanitaria, nei comuni delle aree interne. L'alternativa all'abbandono di terre ricche di storia, cultura e tradizione è possibile": conclude.
Il vile atto vandalico contro il monumento a Giacomo Matteotti, avvenuto oggi a Roma, non offende soltanto la Capitale né solo il Polesine, sua terra natale. È un affronto a tutto il Paese. Colpisce uno dei figli più illustri dell’Italia repubblicana, simbolo di coraggio, legalità, democrazia e libertà. Un uomo che ha pagato con la vita la sua opposizione al fascismo, divenendo martire della libertà e della giustizia. Che si tratti di un gesto deliberato, con una precisa matrice politica, o di un atto vandalico “cieco”, il movente resta comunque uno: l’ignoranza. Solo chi ignora – o rifiuta – il messaggio di Matteotti, che va oltre ogni bandiera di parte per affermarsi come patrimonio comune di ogni democrazia, può pensare di colpirne il simbolo. Alla condanna ferma e senza esitazioni si unisce oggi un sentimento profondo di tristezza. Perché atti come questo non feriscono solo la memoria, ma mettono in discussione i valori su cui si fonda la nostra convivenza civile”. Così la deputata democratica, Nadia Romeo.
Oggi pomeriggio una delegazione del Pd guidata dalla segretaria Elly Schlein, insieme alla nostra capogruppo Chiara Braga e al presidente dei senatori Francesco Boccia si è recata sul Lungotevere Arnaldo da Brescia presso il monumento dedicato a Giacomo Matteotti, gravemente danneggiato da un atto vandalico nelle scorse ore, per deporre un mazzo di rose rosse a nome dei deputati e senatori e di tutto il Partito democratico. Un gesto importante per ricordare il sacrificio di Matteotti e manifestare tutta l'indignazione verso un atto inaccettabile che non colpisce solo la nostra comunità e le culture politiche che hanno fatto parte della Resistenza, della Costituente ma che colpisce il cuore della Repubblica. Quest'Aula, che per supremo rispetto ha deciso di lasciare vuoto per sempre lo scranno da cui è stato pronunciato il discorso del 30 maggio 1924 con cui Matteotti denunciò con coraggio la violenza del fascismo, ha compiuto non solo un atto formale, dedicandogli per sempre quello scranno, ma una scelta sostanziale e irrevocabile. Abbiamo scelto tutte e tutti insieme di dare un segnale molto forte e chiaro nei confronti della storia, ma anche nei confronti del futuro. Vogliamo ringraziare il sindaco Gualtieri per essere immediatamente intervenuto per ripristinare il monumento e ringraziamo tutte le istituzioni che hanno fatto sentire in queste ore la propria voce. Ma fra queste voci è indispensabile che ci sia un segnale netto e inequivocabile anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tutte le istituzioni unite devono esprimere la condanna più ferma perché chi vuole riscrivere le pagine più nere della nostra storia, deve sapere che le istituzioni democratiche sono pronte a reagire e sono pronte a impedire che venga calpestata la memoria di un eroe, di un martire di tutti noi.
Così il deputato Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd, intervenendo in Aula.