“Il Partito Democratico voterà a favore di questo provvedimento, perché è importante per rafforzare la partecipazione dell’Italia ai fondi multilaterali e quindi alla cooperazione internazionale. Tuttavia – afferma Lia Quartapelle, deputata Pd e vicepresidente della commissione Esteri – è difficile non notare il tono trionfalistico della maggioranza, a fronte di un ritardo evidente con cui il governo porta in Aula una ratifica essenziale, a pochi giorni dalla fine dell’anno”.
“Viviamo in un tempo in cui la cooperazione e la solidarietà globale non sono più di moda – sottolinea l’esponente dem – ma questo provvedimento dimostra che l’Italia crede ancora nel multilateralismo. Anche se questa maggioranza va a braccetto con Donald Trump che è il primo a voler disfare gli organismi multilaterali che noi giustamente con questo provvedimento invece andiamo a rafforzare. Purtroppo però, come troppo spesso accade con il governo Meloni, anche in questo caso si arrivi tardi e con argomentazioni superficiali. Colpisce, ad esempio, che il governo dica no a un ordine del giorno, presentato dal collega Mauro, che chiedeva semplicemente di destinare i fondi della Banca africana per lo sviluppo alle finalità del piano Mattei”.
“Il governo – conclude Quartapelle – parla di visione e di gloria, ma dimostra trascuratezza e poca attenzione al dialogo parlamentare. Servirebbe meno propaganda e più concretezza: il piano Mattei non può essere solo un titolo, ma deve diventare una vera politica estera condivisa, fondata sulla cooperazione e sulla credibilità internazionale dell’Italia”.
“Sul Decreto Sicurezza attendiamo di avere il testo approvato dal Cdm per fare le opportune valutazioni sul merito ma i proclami della destra in un paese come l’Italia dove si sono registrati nei primi nove mesi del 2025, 791 morti sul lavoro (con un aumento del 7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024 e con cifre molto superiori rispetto alla media europea) ci lasciano però perlomeno perplessi. Da quanto emerge dai media sarebbero state finalmente recepite alcune indicazioni del Pd delle associazioni sindacati come l’introduzione del badge digitale nei cantieri e l’aumento di personale preposto ai controlli. Rimarrebbero però escluse norme fondamentali per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro come lo stop ai subappalti selvaggi, la verifica della competenza della manodopera impiegata e l’istituzione di una Procura nazionale per i reati sul lavoro, capace di assicurare giustizia rapida e uniforme. Quello che appare certo è che le risorse, annunciate da mesi da Giorgia Meloni, slitteranno almeno al 2026. L’obiettivo del Partito Democratico sarà adesso quello di migliorare questo decreto in Parlamento”. Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato dem in commissione Lavoro e segretario Pd della Toscana.
"Orban viene in Italia a sparare a zero contro l'Unione europea e trova in Salvini una sponda in quello che viene definito "un incontro affettuoso". Tra supporter di Putin, si capiscono bene. Ma mette in imbarazzo Meloni che sta facendo di tutto per fare dimenticare le sue storiche posizioni antieuropeiste. Ricordiamo tutti il suo "la pacchia è finita" urlato in campagna elettorale riferita proprio all'Europa. E l'imbarazzo della premier è tale che da palazzo Chigi non è uscita, come avvenuto per incontri con altri capi di Stato, una nota congiunta dopo il colloquio di ieri. Orban arriva in Italia, tra l'altro, nei giorni in cui il governo ci accinge a festeggiare la separazione delle carriere dei giudici, che sarebbe più appropriato chiamare la separazione delle magistrature, voluta al solo scopo di indebolire il potere giudiziario, obbiettivo questo già ottenuto da Orban in Ungheria fino al punto da costringere l'UE ad aprire una procedura di infrazione.
Orban, amico e ispiratore del governo Meloni, ma allo stesso tempo ospite ingombrante perché troppo sfacciato. Antieuropeisti in campagna elettorale e con gli alleati, ma poi a Palazzo Chigi, antieuropeisti senza dare troppo nell'occhio". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Verrebbe da dire: al fatto di cronaca, il governo Meloni risponde con un decreto legge. È accaduto con il decreto Rave, poi con quello Caivano e con i mille decreti sicurezza. Oggi tocca al cosiddetto ‘decreto Maturità’ figlio dell’ennesima reazione a caldo, nata sull’onda delle proteste studentesche di questa estate”. Lo ha detto in Aula alla Camera, Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, durante le dichiarazioni di voto finali al decreto per la riforma dell’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e con le norme per il regolare avvio dell’anno scolastico 2025/2026. “Quelle proteste, condivisibili o meno, lanciavano un allarme – spiega – sulla capacità del nostro sistema di valutare davvero il percorso di crescita degli studenti. Potevano essere l’occasione per aprire un dibattito serio e laico, coinvolgendo studenti, docenti, famiglie, sindacati, esperti. Invece si è preferito ricorrere ancora una volta al decreto legge”.
“La riforma del governo – aggiunge l’esponente dem – non rivede in profondità i meccanismi di valutazione, ma si limita a cambiare nome all’esame e a bocciare chi prova a protestare. Si riduce il numero dei commissari, non per finalità pedagogiche ma per risparmiare, e si torna a un modello di scuola trasmissivo, che rinuncia all’interdisciplinarità e alla costruzione di competenze trasversali. Si invoca l’ordine e la disciplina, ma si dimentica che la scuola non è una caserma o un carcere: è un luogo che deve attrarre, motivare, sostenere chi apprende”.
“Il governo – conclude Manzi - continua a svuotare la scuola di risorse e di visione. Mancano fondi veri, idee nuove e rispetto per chi ogni giorno tiene insieme studenti, docenti e famiglie. Dopo anni difficili, segnati dalla pandemia, servirebbero investimenti, partecipazione e fiducia. Invece arriva un decreto senz’anima, utile solo a titolare sui giornali. Ma il futuro del Paese nasce in quelle aule: alla scuola vanno dedicati tempo, passione e ascolto, non slogan e decreti d’urgenza”.
“Il vero fallimento delle politiche sul lavoro di Giorgia Meloni sta in questo dato: +80% di contratti a termine nel 2024. Lo dice l’Inps, non la Cgil. Insomma, cresce il lavoro precario, diminuisce quello stabile. Se non vogliamo che migliaia di ragazzi e di ragazze continuino a lasciare l’Italia bisogna cambiare nettamente segno alle politiche occupazionali. Il contratto a termine deve costare di più di quello a tempo indeterminato e vanno reintrodotte le causali per evitare l’abuso sistematico della precarietà”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Oggi sono tornata insieme all’On. Orfini e all’On. Magi, nell’ambito del monitoraggio promosso dal Tavolo Asilo e Immigrazione, a Gjadër, nel centro di permanenza per il rimpatrio in Albania. Ciò che abbiamo trovato è, ancora una volta, un monumento allo spreco, alla propaganda e alla disumanità.
All’interno del centro abbiamo contato appena 25 persone trattenute, e abbiamo constatato che il Governo continua a trasferire illegittimamente decine di persone dai CPR italiani, ignorando l’ultima ordinanza della Corte di Cassazione, che ha sollevato gravi dubbi di compatibilità con il diritto europeo.
Questi trasferimenti avvengono nel silenzio e nella totale assenza di trasparenza: non sarebbero emersi senza le nostre visite ispettive.
Abbiamo consultato il registro degli eventi critici: oggi ne risultano 95, 20 in più rispetto a luglio, quasi tutti episodi di autolesionismo, e persino uno sciopero della fame. Numeri che descrivono con chiarezza la sofferenza e la disperazione all’interno della struttura.
Dal mese di aprile 2025, quando il centro è entrato in funzione come CPR, circa 220 persone sono transitate a Gjadër.
La stragrande maggioranza di loro è tornata in Italia per mancata convalida del trattenimento o per sopravvenuta non idoneità.
I rimpatri effettivi rappresentano solo una quota esigua, e avvengono comunque passando per l’Italia.
Un bilancio che smentisce ogni narrazione del governo e conferma come l’intera operazione non abbia alcuna utilità concreta, se non quella di alimentare la propaganda.
Si impone un isolamento assurdo e inutile, si infligge una enorme sofferenza a poche decine di persone, si mantiene aperta una struttura mastodontica e costosissima, mentre personale delle forze dell’ordine viene impiegato all’estero invece che sul territorio nazionale.
Tutto questo mentre il Governo continua a rivendicare l’efficienza di un modello che è, in realtà, un fallimento sotto ogni punto di vista: umano, giuridico ed economico.
Una vergogna di Stato, come tutti i CPR.
Vanno chiusi.
Così la deputata democratica, Rachele Scarpa.
“La nomina di Davide Gariglio alla presidenza dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale è una scelta di competenza e di responsabilità. Dopo mesi di stallo e rinvii, il via libera della commissione Ambiente del Senato restituisce finalmente piena operatività a un sistema portuale strategico per tutto il paese”. Lo dichiara il capogruppo del Partito Democratico in commissione Ambiente alla Camera, Marco Simiani, commentando l’approvazione delle nuove nomine dei presidenti delle Autorità di sistema portuale, tra cui quella di Gariglio, che guida l’AdSP di Livorno, Piombino e Portoferraio.
“Gariglio - prosegue l'esponente dem - ha già dimostrato in questi mesi di reggenza come Commissario straordinario di essere all’altezza del compito, lavorando con serietà, visione e capacità di dialogo con istituzioni, operatori e territori. La sua esperienza e la sua sensibilità per i temi della sostenibilità ambientale rappresentano una garanzia per la crescita dei porti del Tirreno settentrionale, che devono diventare un volano di sviluppo economico e occupazionale per tutto il Centro Italia”.
“Livorno - conclude Simiani - ha le potenzialità per affermarsi come uno dei principali scali polivalenti dell’Europa occidentale, integrando logistica, innovazione e transizione ecologica. È ora necessario che, dopo questa nomina, il governo assicuri pieno sostegno agli investimenti infrastrutturali e alla pianificazione strategica del sistema portuale, perché il lavoro di questi mesi non vada disperso. Con Gariglio presidente, il Tirreno settentrionale può guardare al futuro con fiducia e con una guida solida, capace di coniugare efficienza, crescita e sostenibilità”.
“Le dichiarazioni del ministro Crosetto appaiono, quando meno, sorprendenti. Siamo contrari a ogni forma di violenza e per questo reputiamo che sarebbe stato auspicabile che affermazioni di tale portata fossero rese nelle aule parlamentari o quantomeno in sedi istituzionali, dove possano essere oggetto di verifica, dibattito e approfondimento. Alcune delle parole del ministro gettano peraltro un’ombra che rischia di derubricare come “infiltrazioni” o “manovre destabilizzanti” le tante e legittime proteste che si sono svolte nel nostro Paese in questi mesi. Se il ministro della Difesa dispone di elementi concreti relativi a presunte infiltrazioni o atti di corruzione volti a destabilizzare l’Italia, la sede opportuna non è un libro o un’intervista, ma la Procura della Repubblica, dove tali informazioni devono essere immediatamente denunciate.
È dovere delle istituzioni tutelare la sicurezza nazionale, ma anche il diritto dei cittadini e delle forze sociali a manifestare liberamente le proprie opinioni, senza essere arbitrariamente associati a presunte operazioni di influenza straniera” così il capogruppo democratico in commissione difesa della Camera, Stefano Graziano.
“E’ grave e inquietante la minaccia rivolta al sindaco di San Giuseppe Vesuviano, Michele Sepe. A lui va la piena e sincera vicinanza da tutto il Pd nel proseguire con determinazione il suo lavoro al servizio della comunità. Siamo certi che le forze dell’ordine e gli organi inquirenti facciano piena luce sull’accaduto, restituendo serenità al sindaco Sepe, alla sua famiglia e all’intera comunità di San Giuseppe Vesuviano” così il deputato democratico Marco Sarracino.
“Confermate in appello le condanne dei sei fascisti che sfasciarono la sede della Cgil nazionale nell’ottobre del 2021. Era dal Ventennio che non assaltavano la Casa dei lavoratori. Ora con fiducia attendiamo che Giorgia Meloni individui finalmente la ‘matrice’ di quell’attentato”.
Così sui social il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Solidarietà a Emanuele Fiano a cui è stato impedito di parlare all'università Ca' Foscari di Venezia. È noto che le nostre posizioni sulla politica di Israele e su quanto accade a Gaza e in Cisgiordania sono divergenti al punto da avere portato Fiano ad attaccarmi pubblicamente. Ma sono fortemente convinta che in un paese democratico ognuno deve avere la possibilità di esprimere pacificamente la propria posizione e il confronto deve mantenere toni civili". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Piena solidarietà a Emanuele Fiano. È inaccettabile che in un Paese come l’Italia, a ottant’anni dalla Liberazione, gli sia stato impedito di parlare”. Così in una nota Vinicio Peluffo, deputato del Partito Democratico e commissario del Pd di Pisa.
“Impedire a qualcuno di intervenire in un’università - aggiunge Peluffo - è un gesto grave e intollerabile. La libertà di parola e di confronto sono pilastri della nostra democrazia e vanno difesi senza ambiguità.
Emanuele rappresenta da sempre un punto di riferimento per la nostra comunità democratica, per il suo impegno costante nel difendere i valori della Costituzione, della memoria e dell’antifascismo, e per la coerenza con cui ha portato avanti la sua azione politica, dentro e fuori il Parlamento.
Chi tenta di colpire Fiano non colpisce solo una persona, ma il senso stesso di una cultura politica che si fonda sul rispetto, sulla libertà e sulla democrazia”, conclude Peluffo.
“Voglio che quest’Aula metta agli atti l’espressione di una piena solidarietà all’onorevole Emanuele Fiano, che ieri, come sapete, è stato oggetto di un’aggressione che gli ha impedito di parlare”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato del Partito Democratico, Piero Fassino, presidente del comitato Medio Oriente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, nel corso della seduta odierna.
“Quell’aggressione – ha proseguito l’esponente dem – è stata giustamente condannata in modo corale da tutte le forze politiche, e credo di poter ringraziare, anche a nome di Fiano, tutti coloro che hanno espresso la loro solidarietà. Tuttavia, è doveroso sottolineare che quanto accaduto ieri non è un episodio isolato: da mesi, in molte università italiane e in diversi luoghi del Paese, chi si presenta con opinioni non allineate alle parole d’ordine dominanti è oggetto di aggressioni, discriminazioni e atteggiamenti che sono del tutto inaccettabili in una democrazia”.
“Solo poche settimane fa – ha ricordato Fassino – anche il rettore dell’Università di Genova ha subito un trattamento analogo. È evidente che esiste un problema serio di rispetto delle regole democratiche, che devono valere per tutti. Non possiamo accettare un doppio standard, per cui si condanna o si giustifica un atto in base al colore politico di chi lo compie o di chi lo subisce. Gli atti di violenza, intimidazione o prevaricazione vanno sempre condannati, senza ambiguità e senza eccezioni”.
“Come è possibile che davanti all'ingresso del liceo Einstein di Torino ci siano alcune persone tra i 30 e 40 anni, sicuramente non studenti di quella scuola, che in maniera provocatoria fanno del volantinaggio contro la “cultura maranza”? E come è possibile che dalle tensioni che ne derivano, con studenti liceali che entravano per fare regolarmente lezione con scontri anche con le forze dell'ordine, uno studente sedicenne venga fermato e ammanettato, che quelle immagini facciano il giro del web, e che quel ragazzo venga portato in questura? Era necessario tutto questo?” Lo dichiara il deputato torinese del Pd, Mauro Berruto intervenendo in Aula per chiedere un'informativa urgente del ministro Piantedosi su quanto accaduto nel quartiere Barriera di Milano, a Torino, davanti al liceo Einstein.
“L’attacco da parte dell’esecutivo ungherese al quotidiano nazionale La Repubblica è veramente sproporzionato e in palese contrasto con i principi fondamentali della libertà di stampa e dell’indipendenza dei media, valori che dovrebbero essere condivisi e rispettati a livello europeo. È imprescindibile che ogni giornale possa svolgere il proprio lavoro in piena autonomia, senza intimidazioni o ostacoli da parte di poteri pubblici o esecutivi.
Qualsiasi ripercussione, aperta o velata, nei confronti di un organo di stampa indipendente suscita allarme perché mina il valore della trasparenza e della responsabilità pubblica. Ci stupisce che né la presidente Meloni, né i vicepremier Salvini e Tajani, grandi amici di Orban, abbiano speso una parola in merito”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza sulla Rai.