Oggi in Commissione Bilancio alla Camera si è discusso dell’acquisto di 12 elicotteri e della formazione dei piloti dell’aeronautica e delle forze armate. Abbiamo chiesto al Governo un chiarimento fondamentale: se questi mezzi prodotti da Laonardo siano dotati di sistemi tecnologici forniti da una nota azienda israeliana, la Elbit Systems, attiva nel campo della difesa. La sottosegretaria Albano non ha saputo, anzi voluto, rispondere a questa semplice domanda, perché saperlo “non è competenza della commissione bilancio”. Una risposta irricevibile perché ogni parlamentare ha diritto di sapere su cosa sta votando. Come Partito Democratico abbiamo votato contro, insieme a 5 stelle e AVS, perché riteniamo inaccettabile che il Parlamento venga chiamato ad autorizzare questa spesa pubblica senza sapere se stiamo finanziando la collaborazione con imprese israeliane che in questo momento traggono profitto dallo sterminio a Gaza. In coerenza con la nostra richiesta di sospendere ogni collaborazione militare con Israele, ribadiamo che non possiamo essere complici, neanche indirettamente, di quanto sta accadendo nella Striscia” così in una nota le deputate Roggiani, Guerra, Boldrini, Ferrari, Bakkali e il deputato Graziano
“Quali iniziative intende assumere la Rai per censurare il comportamento di Bruno Vespa che nell’intervistare uno dei portavoce della Global Sumud Flotilla lo ha apostrofato volgarmente, utilizzando un comportamento non certo in linea con lo stile che ci si attende da un giornalista su una rete pubblica come Rai1?”.
E’ la domanda che rivolgono alla dirigenza Rai i parlamentari democratici della Commissione di Vigilanza.
“La Rai - proseguono - ha l’obbligo non solo di essere, ma anche di essere percepita dai cittadini italiani come un luogo di libero confronto delle idee e delle posizioni e non di denigrazione dell’altro. Ancor di più in una fase così difficile che la vede continuamente perdere ascolti e gradimento. Da un giornalista come Vespa - concludono - attendiamo il pieno rispetto delle regole deontologiche e dalla Rai che le faccia applicare nelle sue trasmissioni di approfondimento”.
“Ancora una volta la destra dimostra di non avere a cuore la sicurezza dei cittadini né la tutela dei nostri territori. Oggi è stato bocciato il mio ordine del giorno che chiedeva al governo di prevedere nella prossima Legge di Bilancio risorse adeguate e vincolate per sostenere la Toscana, una delle regioni più colpite dagli eventi climatici estremi degli ultimi anni”. E’ quanto dichiara Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario Dem della Toscana sul suo atto discusso dall’Aula di Montecitorio.
“Parliamo di comunità devastate dalle alluvioni, di famiglie che hanno perso case e attività, di agricoltori che hanno visto spazzati via mesi di lavoro, di infrastrutture pubbliche e private ancora oggi danneggiate e non ripristinate. Di fronte a questa emergenza la destra ha scelto di girarsi dall’altra parte. Il mio ordine del giorno chiedeva tre cose semplici e di buon senso: ristori rapidi e certi per i territori colpiti, investimenti nella prevenzione contro il dissesto idrogeologico e una pianificazione strutturale di lungo periodo che superasse la logica dell’emergenza. Tutti principi che dovrebbero unire, non dividere. Invece la maggioranza ha deciso di bocciarli, confermando la linea dei tagli alla prevenzione e portati avanti in questi anni”.
“Il Partito Democratico continuerà a battersi in Parlamento e sul territorio perché i cittadini colpiti dalle calamità non vengano abbandonati e perché la Toscana, insieme a tutto il paese, abbia finalmente una strategia seria contro il dissesto idrogeologico e per l’adattamento climatico”, conclude Fossi.
“Contestiamo questo decreto sia nel metodo che nel merito. Avevamo chiesto un approccio diverso, con alcune proposte chiare, che la maggioranza ha però respinto: più risorse per le bonifiche e con continuità pluriennale; più strumenti per i comuni, che devono poter disporre di fondi per videosorveglianza, controlli e raccolta straordinaria; maggiori strumenti per l'educazione ambientale, a partire dalle scuole; più trasparenza nella gestione dei fondi, con la pubblicazione periodica dei dati sugli interventi e sulla spesa. Era necessaria l’istituzione di una cabina di regia nazionale che lavorasse insieme alla regione Campania, agli enti locali, alle associazioni e ai cittadini per evitare che la salute e la sicurezza ambientale fossero sacrificate ai tempi della burocrazia, all'assenza o alla ricerca di risorse che appaiono insufficienti, e invece nulla di tutto questo. Nel decreto ci sono solo inasprimenti di pene senza una adeguata corrispondenza con il rafforzamento delle politiche di prevenzione e di bonifica”.
Così il deputato democratico, Stefano Graziano, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Gruppo Pd al Dl Terra dei Fuochi.
“Ma non è tutto - ha aggiunto - perché nel corso dell'esame al Senato è stato introdotto un emendamento che nulla ha a che vedere con la Terra dei Fuochi: e cioè l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un nuovo Dipartimento per il Sud, che dovrebbe acquisire le competenze e le prerogative della Struttura di missione per la zona economica speciale unica. Una scelta improvvisata, di cui non si era discusso prima, calata dall'alto, che cambia l'architettura e l'impianto organizzativo e istituzionale della Zes, senza alcun confronto, senza alcun dibattito preventivo, senza alcun ascolto dei territori, senza chiarezza sulle risorse e sugli obiettivi. Del resto - ha concluso - la grave vicenda dell’incendio di Teano e il voto contrario al nostro emendamento sono l’esempio che questa maggioranza è contro il Mezzogiorno”.
“La bocciatura da parte del governo e della maggioranza del nostro ordine del giorno per estendere e rafforzare gli incentivi fiscali nelle Zone Logistiche Semplificate è un atto grave e miope. Avevamo chiesto una misura di buon senso, sostenuta anche dai Governatori di Regioni guidate dalla destra: garantire almeno per il prossimo triennio un credito d’imposta stabile e adeguatamente finanziato, pari ad almeno 160 milioni di euro annui, per sostenere investimenti, sviluppo produttivo e occupazione nei territori svantaggiati. Ogni nostra proposta è stata respinta. Il governo continua a parlare di rilancio industriale, ma nei fatti smantella gli strumenti più utili e concreti per le imprese. Ancora una volta la destra preferisce gli annunci ai fatti: mentre i nostri territori chiedono certezze, stabilità e investimenti per coniugare risanamento ambientale e crescita economica, governo e maggioranza scelgono di voltare le spalle. Il Partito Democratico continuerà a battersi in Parlamento perché non si cancellino strumenti essenziali per il lavoro e la coesione territoriale”.
Così i deputati democratici Marco Simiani, Valentina Ghio, Nadia Romeo, Andrea Casu, Augusto Curti, Alberto Pandolfo, Vinicio Peluffo, Silvia Roggiani sul loro Odg discusso dall’Aula di Montecitorio.
“La Flotilla rischia di oscurare una trattativa? Mi pare eccessivo, anzi: questo è il tempo della responsabilità, quella vera. Quel movimento dal basso risponde a questa necessità e a un principio di umanità che per fortuna sopravvive all’inerzia di Governi e politici deboli. Il ministro Salvini e la premier Meloni seguano l’esempio”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta a Tagadà su La7.“Non si deve usare la parola pace a sproposito. Ci sono ministri, come Crosetto, che parlano con cognizione - ha proseguito la deputata dem - Ma Giorgia Meloni deve smettere di attaccare la Flotilla e iniziare a condannare i crimini vergognosi di Netanyahu: riconosca lo Stato di Palestina. Poi c’è Salvini, che ha detto parole indecenti: pensi ai treni e a ciò che gli compete”.
“Ci auguriamo che le imbarcazioni non vengano fermate, o peggio. Servono attenzione e mobilitazione, sono doverose Se ciò avverrà, saremo in piazza con i sindacati” ha concluso Gribaudo.
«La bocciatura da parte della maggioranza del mio ordine del giorno sul decreto Terra dei Fuochi rappresenta un fatto gravissimo e incomprensibile. Con la mia proposta chiedevamo una misura di buon senso: evitare la localizzazione di nuovi impianti di trattamento rifiuti in aree già sature, in particolare nei territori più martoriati come la Terra dei Fuochi. È inaccettabile che il Governo e la maggioranza abbiano respinto questa richiesta, scegliendo di aggravare ulteriormente un’emergenza sanitaria e ambientale che da anni mette a rischio la salute dei cittadini. Così facendo si tradisce lo spirito stesso del decreto Terra dei Fuochi, nato per bonificare e risanare, non per caricare ulteriormente quei territori di impianti. È evidente che questo esecutivo continua a voltare le spalle al Mezzogiorno, dimostrando totale disinteresse per la salute e l’ambiente dei cittadini campani. Continueremo a batterci perché i territori già devastati non vengano ulteriormente penalizzati. La difesa della salute pubblica e dell’ambiente non può e non deve essere piegata a logiche di convenienza politica o di gestione emergenziale».
“L'incapacità del governo Meloni, rischia di rendere l'ex Ilva uno spezzatino industriale. È chiaro che non si può pensare di affrontare la crisi, ambientale e produttiva di Taranto, e dell’ex Ilva tutta comprese Genova e Novi Ligure, senza una regia pubblica. La situazione è grave ma solo il governo Meloni la sottovaluta e continua con promesse sapendo che non le ha mai mantenute e difficilmente le manterrà”. Così il deputato e componente della Commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo intervenendo durante il Question time al ministro Urso alla Camera.
“Siamo di fronte alla nuova fase delicata per l'ex Ilva: la vendita degli asset produttivi” continua il parlamentare. “Oggi il ministro Urso ci conferma che delle 10 offerte presentate solo due riguardano l'intera azienda e fatte da fondi di investimento senza alcuna competenza siderurgica. Uno scenario inquietante perché non riflette né sulla coerenza delle proposte con l'obiettivo della decarbonizzazione, né sulla tenuta dell'occupazione della filiera siderurgica nazionale”. “Dopo tre anni di propaganda, il governo Meloni è il principale responsabile di una crisi industriale che sembra non avere fine”, conclude Pandolfo.
Il gruppo del Pd in Commissione sanità e affari sociali alla Camera ha presentato, a firma Malavasi, Furfaro, Girelli, Ciani, Stumpo, un’interrogazione al Governo per chiedere di conoscere nel dettaglio le intenzioni dei Commissari sia sul futuro dell’ospedale di Agnone che sulla ventilata riorganizzazione dei punti di continuità assistenziale e, più in generale, sul Piano Operativo Sanitario. “Dopo 16 anni di commissariamento per i cittadini del Molise l’accesso alle cure è sempre meno garantito. “- dichiarano in una nota l’on. Ilenia Malavasi e la responsabile nazionale sanità del Pd Marina Sereni. “In questi giorni è in corso una forte mobilitazione di sindaci, associazioni e cittadini per difendere la sanità pubblica e per chiedere che non vengano smantellati i servizi nelle aree interne e disagiate della Regione. Con questo atto ispettivo vogliamo chiedere chiarezza e trasparenza poiché finora il Consiglio Regionale non è stato coinvolto e non è stato possibile conoscere gli atti formali che i Commissari stanno predisponendo. Nell’indifferenza della destra al governo del Paese e del Molise, le aree interne rischiano di pagare in modo particolare il sotto finanziamento della sanità pubblica. Il diritto alla salute non può dipendere dal luogo di nascita o di residenza” Concludono Malavasi e Sereni.
“La risposta del governo al question time in cui chiedevamo una replica precisa ai rilievi posti dalla Corte dei Conti è stata evanescente. La realtà è che l’esecutivo continua ad aggirare gli ostacoli posti dalla magistratura contabile. Eppure la Corte dei Conti ha bocciato la delibera Cipess sul Ponte sullo Stretto con cinque pagine di rilievi tecnici e procedurali. Un documento che conferma tutte le criticità già emerse sulla sostenibilità economica, sul rispetto delle norme europee e sulle valutazioni ambientali. Avevamo chiesto al governo di informare puntualmente il Parlamento con chiarezza e trasparenza, proprio per non esporre le istituzioni al rischio concreto di un uso non corretto delle risorse pubbliche. Basta con la propaganda e con la consueta litania sul ‘progetto che non è in discussione’. Chiediamo che venga immediatamente ritirata la delibera Cipess, proprio perché la risposta del Ministero di oggi conferma tutti i nostri dubbi. Il governo abbia il coraggio di dire la verità ai cittadini italiani”.
Così i capigruppo Pd in commissione Ambiente, Marco Simiani, e in commissione Trasporti, Anthony Barbagallo.
Nazionalizzazione dell'acciaio unica soluzione
“Sull'ex Ilva il governo ha preso degli impegni che non riesce a mantenere. La situazione è drammatica e l'incapacità dell'esecutivo porta ad una sola soluzione: la nazionalizzazione dell'acciaio mettendo risorse pubbliche e affidandole a Cassa depositi e prestiti o ad altro soggetto pubblico capace di bonificare e decorbonizzare la fabbrica. Ogni risposta del ministro Urso sul futuro dell'ex Ilva è ondivaga, come sempre negli ultimi 3 anni. Il governo continua a traccheggiare e perdere tempo mentre lo stabilimento di Taranto cola a picco. Chi ha gestito l'ex Ilva ha dato informazioni fasulle mentre esplodevano pezzi di fabbrica e migliaia di lavoratori rimanevano a casa in cassaintegrazione”. Così il deputato e capogruppo Pd in Commissione Bilancio, Ubaldo Pagano intervenendo in replica al ministro Urso durante il Question time alla Camera.
“Oggi – continua l'esponente dem - la situazione è ancor più paradossale: delle 10 offerte di acquisizione degli asset produttivi, solo 2 riguardano l'intera azienda e sono fatte da operatori che non sono soggetti industriali ma fondi di investimento senza competenze ed esperienze nel comparto siderurgico”. “Il presagio di una nuova speculazione è dietro l'angolo. La fabbrica è a pezzi e i lavoratori sul lastrico. In questi anni il governo Meloni non è riuscito in nulla e tutte le promesse fatte sono rimaste lettera morta”, conclude Pagano.
“Chi - durante la consegna del Primo Tricolore a Francesca Albanese - ha contestato il Sindaco di Reggio Emilia non ha colto che l’essenza del suo messaggio introduttivo era la condanna di tutte le violenze e degli estremismi, senza eccezioni. Sappiamo bene che di fronte a scelte simboliche, così cariche di significato, le opinioni possono dividersi. È legittimo ed è parte della vita democratica di una città viva come Reggio Emilia. Quello che invece indebolisce il dibattito pubblico è l’atteggiamento di chi coglie ogni pretesto per trasformare un gesto di pace in una polemica”.
Così Andrea Rossi e Ilenia Malavasi, deputati PD eletti a Reggio Emilia.“Il riconoscimento ad Albanese - proseguono - non è stato pensato per dividere, ma per sottolineare che la pace non nasce dall’indifferenza o dall’equilibrismo, bensì dal rifiuto di ogni violenza. Per questo crediamo sia giusto leggere in quel riconoscimento non solo una contingenza politica, ma una prospettiva più ampia e questo significa prima di tutto riconoscere l’impegno per i diritti umani e per il diritto internazionale. Il sindaco Massari, consegnandole il Primo Tricolore, ha fatto bene a scegliere parole che tengono insieme verità difficili da pronunciare, ma che vanno ricordate, con onestà: il terribile attacco del 7 ottobre e i crimini che la popolazione di Gaza ha subito prima e dopo quell'attentato non possono essere giustificati né accettati, perché sono facce dello stesso disamore per la vita, per il diritto, per la pace. Dire che entrambe le cose rappresentano una ferita insanabile non è uno schierarsi, ma l’unico modo per ribadire che ogni estremismo, ogni violenza, tradisce i valori che la nostra bandiera incarna. Per questo riteniamo doverose le parole che il Sindaco Massari ha avuto il coraggio di esprimere pubblicamente ciò che sta alla base della nostra Costituzione e cioè che l'Italia, il nostro popolo, la nostra comunità ripudiano la guerra, in ogni sua forma".
“La decisione di Cargill di chiudere lo stabilimento di Giammoro, che da anni produce pectina ed ha garantito occupazione diretta a quasi 50 lavoratori e a tutto l’indotto, è un colpo durissimo per il territorio messinese e per l’intera Sicilia. La multinazionale motiva la chiusura con problemi di mercato e costi energetici, difficoltà che tuttavia interessano la gran parte delle imprese italiane ed europee e che non giustificano affatto la scelta di smantellare l’unico sito produttivo italiano salvando invece quelli di Francia e Germania. Appare evidente che pesino altri fattori, tra cui il diverso livello di sostegno istituzionale messo in campo dagli altri paesi”: è quanto dichiara la deputata dem Maria Stefania Marino, annunciando una interrogazione parlamentare sulla vicenda.
“Non possiamo accettare che l’ennesimo presidio industriale del Mezzogiorno venga abbandonato senza alcuna prospettiva, privando un intero territorio di lavoro e futuro. È indispensabile che si apra immediatamente un tavolo di confronto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con la partecipazione di Cargill, delle organizzazioni sindacali, delle istituzioni locali e della Regione Siciliana, per individuare soluzioni che garantiscano la continuità produttiva e occupazionale. Non è pensabile che, ancora una volta, l’area industriale di Giammoro debba rassegnarsi alla desertificazione. Il governo siciliano e nazionale è chiamato ad una azione di responsabilità: non può rimanere spettatore passivo. Servono atti concreti per difendere lavoro, sviluppo e dignità di decine di famiglie e dell’intera comunità. Mi auguro che il Ministro convochi senza indugio il tavolo istituzionale richiesto dai sindacati e dagli enti locali, e che si valutino anche eventuali progetti di riconversione industriale in grado di assicurare occupazione stabile nel tempo”, conclude la deputata dem siciliana .
“La decisione della Giunta per le autorizzazioni di respingere, nella vicenda Almasri, la richiesta di procedere nei confronti dei ministri Nordio, Piantedosi e del sottosegretario Mantovano rappresenta purtroppo un epilogo annunciato”. Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, in un’intervista ai canali social dei deputati dem.
“Il caso Almasri – sottolinea l’esponente Pd – è stato gestito con opacità. Nei primi mesi il governo ha negato le vere ragioni che avevano portato alla sua liberazione e al trasferimento in Libia: la paura di ritorsioni da parte di gruppi paramilitari. Solo dopo l’inchiesta del Tribunale dei ministri e la relazione inviata alla Giunta, la versione è cambiata: da una narrazione falsa si è passati a evocare una generica ‘ragione di Stato’. Ma questa motivazione non è stata mai chiarita né supportata da prove concrete”.
“La scelta di sottrarre un criminale internazionale alla giustizia per ricondurlo con un volo di Stato in Libia – conclude Gianassi - è un atto grave, che il governo ha coperto con versioni contraddittorie. Invece di difendersi davanti a un giudice, i ministri vogliono un salvacondotto dal Parlamento, confermando la fragilità di un esecutivo che a parole dice di voler combattere i trafficanti, ma nei fatti si è piegato a un ricatto. Il 9 ottobre non ci aspettiamo sorprese dal voto dell’Aula. Ma il Pd continuerà a incalzare la maggioranza, in nome della verità e dell’autorevolezza delle istituzioni parlamentari, che non possono sottrarsi alle proprie responsabilità”.
“Quello della Corte dei Conti è un ulteriore schiaffo politico e istituzionale al ministro Salvini sul Ponte sullo Stretto”. Lo dichiara Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, intervistato per i canali social dei deputati dem.
“La magistratura contabile – prosegue l’esponente Pd – ha confermato quanto il Partito Democratico denuncia da anni: il progetto presenta lacune evidenti sotto il profilo paesaggistico e della vulnerabilità sismica. Inoltre, la Corte ha fatto riferimento a quanto espressamente sancito dal Codice degli Appalti: il limite del 50 per cento è invalicabile. Significa che, a distanza di anni, se il costo dell’opera aumenta oltre questa soglia, è obbligatoria una nuova gara pubblica e nel caso del ponte siamo a piu' del 400 per cento. La decisione del governo quindi di affidare con decreto legge i lavori direttamente al consorzio Eurolink è quindi in palese violazione delle regole”.
“La Corte – conclude Barbagallo – in considerazione della mole dei chiarimenti richiesti, ha persino invitato a valutare il ritiro del progetto. Questo conferma che il Ponte non vedrà la luce neanche in questa legislatura. Tutte le forzature imposte dal centrodestra finiranno per infrangersi contro i ricorsi delle associazioni ambientaliste o le contestazioni di chi oggi subisce le procedure di esproprio. Da siciliano ribadisco che le vere priorità dell’isola sono altre: dal completamento della Siracusa-Gela alla Nord-Sud, dalla Palermo-Agrigento fino al nodo ferroviario di Catania. Salvini e la destra continuano a illudere il Sud con uno specchietto per le allodole utile solo alle campagne elettorali”.