“Voglio denunciare ancora una volta in quest’aula che stamattina alla commissione di vigilanza Rai per l’ottava volta la maggioranza non si è presentata. Facendo auto - ostruzionismo non consente di votare, tenendo di fatto in ostaggio la commissione stessa. Questo è un ricatto politico. Chiediamo con urgenza l’intervento dei presidenti delle camere, perché stiamo scivolando verso forme di autocrazia che non hanno nulla a che vedere con paesi democratici e civili.
Non è immaginabile che dopo sette mesi che abbiamo eletto il nuovo consiglio di amministrazione della Rai ancora si è bloccati e ancora per la prima volta nella storia della Repubblica il management della Rai non è venuto in audizione qui nella commissione di vigilanza, quella deputata al controllo proprio della Rai, del sistema di informazione del Paese”. Lo ha detto in aula Stefanno Graziano capogruppo pd in commissione di vigilanza sulla Rai.
“Sono ormai quattro giorni che chiediamo, senza ricevere risposta, a quale titolo la vicepresidente delle vendite commerciali di SpaceX partecipi all’evento organizzato dall’Aeronautica Militare sull’evoluzione del dominio spaziale: è presente come sponsor o come fornitore?
A questa ambiguità si aggiunge un altro fatto grave: perché il rappresentante di Elon Musk in Italia, attraverso il social X, afferma che la Marina Militare italiana sarebbe tecnologicamente inferiore persino all’esercito degli Houthi?
Siamo forse di fronte a nuove indebite pressioni e ingerenze sulle scelte strategiche e operative delle nostre Forze Armate? Un copione già visto durante la discussione sugli emendamenti al DDL Spazio, quando si è tentato di orientare la normativa a vantaggio di pochi.
Preoccupa inoltre l’atteggiamento della Lega: nelle recenti audizioni in Commissione Difesa ha posto domande che sembrano più funzionali a indirizzare, in modo implicito, le scelte commerciali del comparto Difesa, piuttosto che a cercare risposte per l’interesse nazionale.
A oggi il governo non ha fornito alcuna risposta su questi episodi. Un silenzio che alimenta la percezione – sempre più fondata – che il rappresentante di Musk in Italia stia esercitando un’influenza indebita sulle decisioni strategiche del nostro Paese, anche in ambito militare.
Serve immediatamente un chiarimento pubblico”. Così una nota del deputato democratico, Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti.
“Sull’articolo 18 del decreto Sicurezza che vieta la produzione, trasformazione e vendita dell’infiorescenze della canapa non vi è alcun emendamento correttivo da parte dei parlamentari di destra. E’ una non notizia visto che avranno ricevuto un ordine di scuderia da parte del governo, ma è certamente una notizia che sconfessa anche qualche improvvida dichiarazione di taluni esponenti di destra, compresi i presidenti di commissione, che hanno annunciato, a più riprese, l’impegno a rivedere un’assurda norma dettata da logiche di propaganda e non certo finalizzate alla tutela della salute e della sicurezza dei cittadini. Inascoltata pure la Conferenza delle Regioni. Ora ci diranno che è in corso una trattativa con il governo per emendamenti che saranno presentanti successivamente dai relatori, che comunque non potranno mai affermare la dignità e la sopravvivenza di un settore che, sulla spinta di giovani imprenditori, ha consolidato un mercato virtuoso e innovativo che ha un giro d’affari di mezzo miliardo di euro e che dà lavoro a trentamila persone”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Una scelta grave quella che si sta assumendo il governo - aggiunge - che porterà a procedimenti di infrazione da parte dell’Unione Europea e a una moltitudine di ricorsi nei Tribunali, e che sarebbe grave che venisse trattata nella logica di qualche baratto in qualche segreta stanza. Il gruppo Pd ha presentato specifici emendamenti che sono di abrogazione della norma ma anche finalizzati a farne slittare l’applicazione per consentire ulteriori approfondimenti e comunque legati alla necessità di smaltire le scorte nei magazzini e a prevedere ristori per le imprese e tutele per i lavoratori che verranno licenziati. Se hanno voglia discutere, governo e destre - conclude - noi ci siamo ma non arretreremo rispetto ad un giudizio che è severo nei confronti di chi ha voluto propagandisticamente grattare la pancia ai cittadini italiani raccontando balle sulla produzione e sull’utilizzo della canapa”.
Dopo le dichiarazioni di Emanuele Fiano, Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, risponde con una lettera aperta. Ecco il testo.
"Caro Emanuele,
ho letto il tuo commento riguardo alla mia visita a Napoli, a Nives Monda titolare della Taverna A Santa Chiara.
Mi lascia molto perplessa la tua scelta di una polemica pubblica, dati i rapporti e considerato che mai, da parte mia, c'è stato un atteggiamento simile nei tuoi confronti nonostante spesso non abbia condiviso le tue posizioni su quanto accade a Gaza e in Cisgiordania.
Ma dato che hai fatto questa scelta, ti rispondo usando lo stesso strumento.
Sono andata a trovare Nives Monda per esprimerle la mia solidarietà per la violenta gogna che l'ha travolta dopo la diffusione del video girato dai due turisti israeliani dal quale non traspare affatto che lei li abbia attaccati in quanto israeliani o perché di religione ebraica, ma in quanto negazionisti della barbarie che si sta consumando a Gaza per mano del governo israeliano di Benjamin Netanyahu. Tant'è che la coppia aveva già consumato il suo pasto quando è stato girato il video. Sono stati invitati, con i toni accesi dello scontro in corso, a lasciare il locale pur senza pagare.
Nessuno può negare gli oltre 52mila morti di Gaza, in gran parte donne e bambini, i più di 150mila feriti, il sistematico (e dichiarato) uso della fame come arma di guerra, il bombardamento indiscriminato di ospedali, scuole, edifici dell'Onu, campi profughi, case. Nessuno può tollerare il divieto imposto dalle autorità israeliane di far entrare nella Striscia beni di prima necessità, blocco che riduce migliaia di essere umani nella condizione di spettri che cercano di sopravvivere. Una crisi umanitaria senza precedenti denunciata da tutte le organizzazioni umanitarie (anche quelle israeliane audite dal Comitato diritti umani della Camera che presiedo), dalle agenzie dell'Onu, da migliaia di immagini che arrivano ogni giorno da Gaza.
Ribadire queste evidenze sta costando a Nives Monda un attacco feroce sul piano personale, lavorativo e familiare. Mentre ero lì io stessa ho assistito ad una raccapricciante telefonata anonima di minacce e insulti in cui un uomo con la voce distorta le intimava di chiudere il ristorante e lasciare la città insieme alla sua famiglia.
Per questo sono andata a Napoli. Ciò non significa che io sposi in toto qualsiasi cosa abbia detto Nives Monda nell'arco della sua vita, né quello che veniva volantinato fuori dal suo locale mentre ero lì. Pensarlo è, per usare un eufemismo, bizzarro.
Anche perché, come tu stesso ricordi, sono stata tra i primi ad esprimere tutto il mio orrore per l'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre. E l'ho ribadito più e più volte, insieme alla richiesta di rilascio degli ostaggi, quelli che Netanyahu ha definitivamente abbandonato, accecato dal desiderio di mantenere il suo potere e guidato dagli estremisti del suo governo.
Lo stesso orrore non ho, purtroppo, letto da parte di tanti, troppi, per la carneficina che si sta consumando nella Striscia dall'8 ottobre 2023. Così come mi atterrisce la mancanza di empatia, che pure esiste, verso il popolo palestinese che sta vivendo la sua ora più buia.
Anch'io condivido e sostengo l'iniziativa di Gerusalemme del prossimo fine settimana a cui fai riferimento. Ogni tentativo di aprire il dialogo e di parlare di pace non può che trovarmi d'accordo. Tant'è che mi è stato chiesto di mandare un video, che ho inviato. E proprio ieri ho parlato con uno degli organizzatori che mi ha confermato che il video sarà proiettato.
Penso che il posto naturale della sinistra sia dalla parte delle vittime e, in questo caso, le vittime sono i palestinesi di Gaza. E Nives non ha fatto altro che ribadirlo senza alcun commento sul fatto che i suoi interlocutori fossero ebrei. Ha detto che il governo israeliano sta commettendo crimini di guerra, cosa inconfutabile. E questo non vuol dire in alcun modo essere antisemiti, razzisti o sostenitori dei terroristi, come invece l’ha accusata di essere la turista israeliana. A causa di questo Nives è bersagliata da minacce e insulti che scalfirebbero la vita di chiunque. Per questo sono andata a portarle solidarietà.
Colgo l'occasione, infine, per porre alla tua attenzione i commenti che la tua dichiarazione ha scatenato sui social: non abbiamo bisogno di nuove gogne mediatiche, men che meno scatenate da noi e tra noi.
Abbiamo bisogno, invece, di dialogo e di operare per la pace ovunque, a partire da Gaza".
“Siamo abituati a questi tentativi di buttare la palla in tribuna senza mai rispondere nel merito. La verità è che per la Lega – e le parole di Iezzi lo confermano – il punto non è la sicurezza, ma il pregiudizio: "sono pericolosi, quindi vanno chiusi lì". Non è solo ignoranza. È malafede” così il deputato democratico Claudio Stefanazzi replica a Igor Iezzi della Lega.
“Quanto sta accadendo ad Agrate Brianza è grave e preoccupante. Mentre il governo e il ministro Urso tentano goffamente di tranquillizzare il Parlamento e l’opinione pubblica, presentando una realtà rassicurante, STMicroelectronics annuncia un piano di riorganizzazione che prevede almeno 800 esuberi, forse anche di più. Un colpo durissimo per i lavoratori, per il territorio e per l’intera filiera produttiva nazionale”. Così Vinicio Peluffo, capogruppo democratico nella Commissione Attività Produttive della Camera e
la deputata dem Silvia Roggiani replicano oggi a Montecitorio alla risposta del governo alla loro interrogazione, una risposta che — sottolineano — “viene completamente smentita dai fatti”. “A questo punto – proseguono Peluffo e Roggiani – ci chiediamo: il ministro Urso mente consapevolmente oppure non ha il polso della realtà? In entrambi i casi, si tratta di una situazione inaccettabile per chi ha la responsabilità di governare lo sviluppo industriale del Paese. Le preoccupazioni che avevamo già espresso, anche in occasione della recente visita agli stabilimenti insieme alla segretaria Elly Schlein e al responsabile Industria Andrea Orlando, trovano oggi una drammatica conferma. Le nostre richieste di attenzione e trasparenza sono state ignorate, e ora ne pagano il prezzo i lavoratori. Il sito di Agrate è un’eccellenza tecnologica strategica, che non può essere svuotata o indebolita. Il Partito Democratico chiede con urgenza che il governo intervenga: è il momento di smetterla con la propaganda e iniziare a difendere davvero l’industria italiana, tutelando lavoratori, territori e competenze.”
Ha dell’assurdo la risposta della presidente Meloni al premier time al Senato sul CPR in Albania. Ha detto “entro la fine della settimana il 25% dei migranti trattenuti in Albania sarà rimpatriato”: un modo nuovo e curioso di comunicare i dati, ancora prima che il dato sia reale. Dalle nostre ricostruzioni invece risulta che al 27 aprile 4 persone erano state rimpatriate, a fronte delle 55 che sappiamo essere transitate per il centro (40 inizialmente + le 15 recentemente trasferite). Le percentuali non tornano. La premier poi si dilunga nel ribadire come “quasi tutti” i trattenuti nei centri siano pericolosi criminali: un dato che è impossibile confermare, visto che nessun accesso è stato consentito non solo ai fascicoli giudiziari, ma anche solo a una lista di nomi delle persone portate in Albania. Posso sicuramente affermare di aver parlato, recandomi fisicamente nel CPR di Gjadër, con diverse persone che riportavano di non avere alcun precedente penale. Ci tengo poi a ribadire una cosa, su tutte: a prescindere da quale sia la storia giudiziaria di ciascuna di quelle persone, tutte quelle che sono state condannate per dei reati hanno già scontato la loro pena in carcere. Non possiamo accettare questa retorica strumentale, che è solo un maldestro funambolismo sul dettato costituzionale “la legge è uguale per tutti” per insinuare che ad alcune persone, in virtù del solo fatto di essere straniere, spetta una seconda pena aggiuntiva, da scontare nei CPR. Chi sta in un CPR subisce una detenzione amministrativa, e si trova lì solo perché non è in possesso di regolare documentazione. Un esempio su tutti? Abel Okubor, morto a 37 anni nel CPR di Brindisi qualche giorno fa, non aveva commesso alcun reato. Era finito in CPR per un disguido burocratico, dopo 12 anni di lavoro in Italia come bracciante. Il giorno in cui è morto aveva ricevuto una proposta di lavoro che gli avrebbe permesso di regolarizzare la sua condizione. Qualsiasi insinuazione sui reati eventualmente commessi da queste persone non c’entra nulla con il sistema CPR ed è crudele e costosissima propaganda, e in quanto tale va respinta.
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
“La lettera firmata da Sandro Ruotolo, Pierfrancesco Maran e da altri 26 europarlamentari, volta a sollecitare l’intervento della Commissione europea su Meta, è un atto puntuale: non possiamo tollerare che una multinazionale condizioni in modo opaco la visibilità dei contenuti politici e civici, influenzando di fatto la qualità del dibattito democratico in Europa”. Lo dichiara Marco Furfaro, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Affari sociali.
"Il Digital Services Act, che vieta ogni forma di manipolazione dell’informazione, non può restare solo sulla carta: serve trasparenza, servono regole pubbliche e meccanismi di controllo. Meta ha ammesso che i contenuti politici vengono penalizzati, e questo rischia di produrre una distorsione inaccettabile, in particolare in un periodo come questo. Non è accettabile che chi parla di diritti, ambiente o disuguaglianze venga oscurato da un algoritmo di cui non si conoscono criteri né logica. Un principio che intendiamo riaffermare anche qui in Italia con la Pdl a mia prima firma sulla trasparenza dei social media depositata lo scorso anno".
“Mentre il ministro Giuli si abbandona alla consueta retorica autoreferenziale parlando di una “storia d’amore” tra il MiC e il cinema italiano, il settore sprofonda in una crisi profonda e strutturale. Peccato che la sua narrazione autocelebrativa sia stata accolta con evidente disagio dai rappresentanti di una categoria che da mesi lancia l’allarme, inascoltata, sulle incertezze normative, i ritardi nei finanziamenti e il mancato dialogo con le istituzioni” così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi che aggiunge: “Fa male constatare che anche nella sede più alta della Repubblica, il Quirinale, il ministro non sia riuscito a trattenere la voglia di fare propaganda, ribadendo – con toni sempre più distanti dalla realtà – che “tutto va bene”. Nulla di più falso. L’industria cinematografica italiana è allo stremo, e il Governo è il principale responsabile di questa situazione. I numeri parlano chiaro: progetti fermi, tax credit bloccati, aziende e lavoratori lasciati nell’incertezza. Le promesse si moltiplicano, ma i fatti non arrivano. Ribadiamo – aggiunge Manzi - con forza la richiesta al presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, di avviare immediatamente un’indagine conoscitiva sullo stato dell’arte dell’industria cinematografica italiana. E’ necessario un confronto serio e trasparente con tutte le categorie coinvolte. Agire da soli, senza ascolto, sarebbe un ulteriore gravissimo errore”, conclude la democratica.
“Se davvero il 25% dei migranti trasferiti in Albania sarà rimpatriato entro la settimana, come ha annunciato oggi Giorgia Meloni, allora siamo di fronte a una clamorosa ammissione: quei rimpatri potevano essere fatti direttamente dall’Italia, senza spese inutili, senza nuove strutture fuori dai nostri confini e soprattutto senza esporre le persone a ulteriori stress e compressione dei diritti”. Lo dichiara Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Partito Democratico, intervenuto oggi in Commissione Affari Costituzionali alla Camera.
“Meloni continua a raccontare l’operazione in Albania come un modello, quando è invece un gigantesco fallimento perché inefficace, opaca nelle procedure e anche inutile. Peraltro – aggiunge Mauri - oggi abbiamo scoperto che, oltre alla nave Libra già regalata dall’Italia, con un emendamento del relatore saranno donate anche due motovedette della Guardia Costiera all’Albania. Altro che accordo alla pari: il costo di questa operazione, stimato per ora attorno al miliardo di euro, sta continuando a crescere di settimana in settimana.”
Mauri attacca anche sulla mancanza di trasparenza: “Abbiamo chiesto al Governo più volte quali siano i reati contestati alle persone trasferite nei CPR albanesi, ma non ci è mai stata data risposta. Eppure oggi Meloni snocciola pubblicamente un elenco dettagliato di accuse gravissime, come se fossero dati certi e disponibili. Se quelle informazioni esistono, perché non vengono condivise ufficialmente con il Parlamento? Siamo davanti a un uso disinvolto e gravissimo di informazioni sensibili, pubblocizzate solo quando servono a scopi politici.”
“Meloni – conclude Mauri – parla tanto di rispetto delle regole ma si muove in una zona d’ombra. La verità è che l’operazione Albania è uno spreco, uno strappo allo Stato di diritto e un danno alla nostra credibilità internazionale. Un'operazione scellerata e un danno erariale conclamato. La propaganda di questo Governo non ha limite, nemmeno quello del buon senso. Non ci faremo prendere in giro.”
“Oggi in Commissione Lavoro ho votato contro una proposta che apre la strada all’accorpamento del referendum con il secondo turno delle amministrative. Il referendum va rispettato, indipendentemente da come la si pensi sul contenuto.Il Governo ha deciso di accorpare il voto referendario al secondo turno delle amministrative: una mossa studiata per abbassare l’affluenza e far fallire il quorum. Non è una scelta tecnica, è un tentativo politico di neutralizzare la partecipazione. E poco importa se si è d’accordo o meno con il quesito: qui è in gioco un principio. La democrazia diretta non si svuota con furbizie di calendario. Chi ha il coraggio delle proprie idee, non teme il voto dei cittadini. Lo rispetta. E soprattutto, le forze politiche che oggi ostacolano furbescamente la partecipazione non potranno domani fingere stupore o dispiacere di fronte alla bassa affluenza alle urne. La credibilità si gioca anche così” così il deputato democratico Mauro Laus.
“I Cpr sono un modello disumano e sbagliato che produce morte e il ministro Piantedosi lo vuole addirittura esportare in Albania. Lo Stato ha la responsabilità di garantire la sicurezza e la salute di chi è in sua custodia. Quando una persona di 37 anni muore all'interno di un Cpr non si può parlare di semplice malore. La morte di Abel Okubor, bracciante in Italia per 12 anni e finito a passare gli ultimi giorni di vita nel Cpr di Brindisi, non è un caso isolato”. Lo ha detto la deputata PD, Rachele Scarpa, durante il Question time al ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. “Sono tante, troppe le persone che sono morte nei Cpr italiani” ha continuato l'esponente dem, “luoghi in cui da tempo si denunciano le condizioni di trattenimento inumane e non regolate da una normativa primaria. Nei Cpr la negligenza sanitaria e la contenzione tramite psicofarmaci sono all’ordine del giorno, sono luoghi patogeni dove non è improprio parlare di deriva manicomiale. E manca ancora una comunicazione ufficiale della morte di Abel”, ha concluso Scarpa.
“Il ministro Piantedosi deve spiegare il perché esistano persone che vivono in condizioni disumane nei Cpr e perché ci sia una pressione incredibile sulle autorità locali e i gestori dei centri che porta al totale embargo del fornire ogni informazione anche nei confronti di un deputato della Camera. Piantedosi, oggi non presente in Aula a rispondere alla mia interrogazione, ha confermato la posizione politica di questo governo: l'assoluto menefreghismo nei confronti della sorte degli ultimi”. Lo dice il deputato PD, Claudio Michele Stefanazzi, in replica al ministro Ciriani durante il Question time alla Camera.
“La Presidente Meloni – continua l'esponente dem - ha appena dichiarato al Senato che per lei è urgente di ricordare il curriculum delle persone nei Cpr: persone macchiate da reati gravi tra cui furti e rapine. Abel Okubur è un uomo di 37 anni, che per 12 anni ha fatto il bracciante in Italia e non aveva alcun precedente penale. È morto un giorno fa in un Cpr dove si trovava perché gli era scaduto il permesso di soggiorno per un cavillo burocratico sulla ripresentazione di nuova istanza di rinnovo. Abel viveva nel Cpr come tutti gli altri 'ospiti' imbottito di psicofarmaci, vivendo nel terrore di essere sorteggiato per un trasferimento in Albania senza comunicazioni e assistenza legale. Della vita e della morte di Abel, poco importa a questo governo. Preferisce abbandonarlo nei Cpr”, conclude Stefanazzi.
"Poche ore fa il Ministro Foti ha ribadito che bisogna togliersi dalla testa l'idea della proroga del PNRR, la cui attuazione è attualmente fallimentare a causa del governo. A questo punto credo sia necessario che facciano chiarezza al loro interno, perché il Ministro Giorgetti ha affermato più volte di voler prorogare la scadenza e in un'occasione addirittura che la richiesta italiana di proroga del PNRR era già presente in Europa e sperava venisse soddisfatta. Mentre il Ministro Foti ha ribadito che non è intenzione dell'Italia chiedere alcuna proroga. Ci chiediamo se i due Ministri parlino tra di loro perché sembrerebbe di no. Non è serio e credibile un governo che si contraddice ogni giorno. Abbiamo un ministro dell'Economia che dice l'opposto del Ministro per gli Affari europei sull'attuazione del PNRR. La gestione del PNRR da parte del governo Meloni sta diventando una barzelletta, tra ritardi e cancellazione di progetti strategici. Peccato che a perdere da questa conduzione dissennata siano gli italiani". Lo dichiara Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione politiche europee
“La patente a crediti fa acqua da tutte le parti. Per stessa ammissione del Governo che ha risposto oggi a un question time in Commissione lavoro del Pd. Al 30 aprile su oltre 400mila patenti erogate soltanto 21 sono quelle che, dopo i controlli effettuati, potrebbero essere sospese. Delle due l’una: o tutte le imprese garantiscono la salute e la sicurezza dei lavoratori oppure i controlli sono troppo pochi. Evidentemente non funziona questo meccanismo e va cambiato. Oltre mille morti l’anno ci dicono che siamo davanti a una catastrofe contro cui vanno messi in campo strumenti all’altezza e non trovate propagandistiche inefficaci”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.