“Proprio oggi, nella Giornata Mondiale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, un operaio è morto in una cava di marmo a Carrara. La tragedia si va a sommare agli altri 138 incidenti mortali avvenuti in soli due mesi nel 2025 e alle 1090 vittime del 2024. Numeri spaventosi, come lo sono i ricordi di Brandizzo, Casteldaccia, Suviana, Firenze: tra la fine del 2023 e il 2024 si sono registrate quattro grandi stragi sul lavoro, accompagnate purtroppo da un continuo aumento giornaliero degli infortuni mortali e invalidanti”. Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia.
“Tutto questo non può rimanere in silenzio. Perché in molti casi si muore sul lavoro per mancanza di investimenti minimi, per l'assenza di presidi, per carenza di cultura della sicurezza e troppo spesso a causa del sistema di appalti e subappalti a cascata la cui incidenza di eventi gravi dovrebbe essere indagata dal Governo, come era stato promesso la scorsa estate approvando un ordine del giorno a mia prima firma - prosegue Gribaudo - Gli incidenti, non mortali, sono stati 89.556: un numero spaventoso, il segnale chiarissimo di un enorme problema di sicurezza in molti cantieri, nei terreni agricoli, nell’industria. Facciamo in modo che questa Giornata non resti l’ennesima data vuota”.
“Il Governo deve ascoltare le proposte che arrivano dalle parti sociali e dagli organismi di competenza costituzionali. Servono nuove proposte, che non mancano e che sono condivise dalle rappresentanze sindacali, come emerso dagli ultimi Stati Generali. Serve agire immediatamente. Solo così la politica può rispondere, concretamente, alle famiglie delle vittime e onorare la memoria di chi è andato a lavorare e non è mai più tornato a casa” conclude Gribaudo.
"La morte di un lavoratore in cava a Carrara ci colpisce e ci addolora nel profondo. Esprimo la mia vicinanza sincera alla famiglia, ai colleghi, a tutta la comunità e chiedo che venga fatta piena luce su quanto è successo, senza zone d’ombra. Purtroppo, l’Italia sta normalizzando l’idea di uscire di casa per lavorare e non farvi più ritorno. Lo dicono i dati delle morti sul lavoro, anche di questo 2025, che è già tragico. Siamo di fronte a bollettini di guerra e a drammi che si ripetono continuamente. Drammi che lacerano spezzano vite, lacerano famiglie e comunità, lasciando solo rabbia e dolore immensi. Sul lavoro e sulla sicurezza dobbiamo fare di più. È un dovere morale, umano, prima che politico. L’alternativa è infatti irricevibile: prendere semplicemente atto di questi bollettini di guerra e ripetere sempre le stesse parole, di cui le famiglie non se ne fanno niente: servono interventi concreti, risorse vere, controlli seri. La sicurezza deve essere una priorità, non un adempimento burocratico”.
Così il deputato dem, Marco Furfaro, della segreteria nazionale del Partito Democratico.
“138 morti nei primi due mesi del 2025, più 16 per cento di incidenti mortali sul lavoro rispetto all’anno scorso secondo i dati diffusi da Anmil nella giornata sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L’ultimo, stamattina a Massa, dove un camionista è tragicamente precipitato in una cava. E’ il bollettino di una guerra che lo Stato sta perdendo. Tutte le misure messe in campo da questo governo non solo non sono state sufficienti, ma hanno contribuito persino ad aggravare la corsa verso il ribasso dei diritti di chi lavora. Liberalizzare i subappalti e precarizzare il mercato del lavoro equivale a indebolire nei fatti la sicurezza nei luoghi di lavoro. Bisogna cambiare registro: chiediamo che la Ministra Calderone - come suo dovere secondo la norma voluta dal Pd e approvata in questa legislatura - venga in Parlamento e relazioni sullo stato della sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Noi non ci sottraiamo a un confronto, ma pretendiamo che si metta da parte la propaganda e ci si confronti con i dati reali”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Quella di Meloni è stata una strategia fallimentare: voleva essere ponte tra Europa e Stati Uniti su dazi e guerra in Ucraina ma non ha portato a casa alcun risultato, neanche la possibilità che un vertice si svolga a Roma”. Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati questa mattina a Sky Tg24.
“Le scelte del governo hanno infatti isolato l’Italia come dimostra l’esclusione dal confronto con i leader di Francia e Germania - ha sottolineato Braga - È il frutto di un atteggiamento ambiguo di chi non si è schierato in modo chiaro per non dispiacere all’alleato americano e per i problemi interni alla propria maggioranza. Questo pregiudica anche un ruolo attivo per iniziative di pace e per richiamare gli stessi Stati Uniti a una maggiore responsabilità” ha aggiunto.
“Papa Francesco ha lasciato un’impronta con la potenza di alcuni messaggi e con cambiamenti profondi: il primato della pace e del dialogo rappresenta uno dei lasciti più importanti. Così come l’apertura verso gli ultimi che ha difeso fino alla fine. Messaggi che possono trovare continuità anche nella Chiesa del futuro e essere fonte di ispirazione per chi ha ruoli di governo” ha concluso la capogruppo del PD.
“Chiediamo al ministro Piantedosi di riferire su quanto accaduto a Dongo e chiarire le modalità con cui è stata autorizzata una manifestazione che palesemente inneggia al fascismo” lo dichiara la capogruppo democratica della Camera Chiara Braga che questa mattina ha partecipato insieme al Partito Democratico provinciale di Como al presidio in piazza Paracchini organizzato dall’Anpi di Dongo e del Lario Occidentale per difendere la memoria storica contro i rigurgiti di un nazifascismo ormai sconfitto che qualche nostalgico ogni anno invece vorrebbe inutilmente risvegliare, inscenando adunate apologetiche che evocano il più oscuro ventennio della storia del nostro Paese.
“Oggi è importante essere qui Dongo - ha detto Braga - un luogo che ogni anno qualche nostalgico fuori dalla storia, pensa ancora di profanare e macchiare con ideali liberticidi. Questo invece è uno dei luoghi in cui uomini e donne si sono schierati dalla parte giusta della storia, consentendo all’Italia, grazie alla lotta partigiana, di diventare una Repubblica, di scrivere la nostra Costituzione; che ci ha permesso di costruire una democrazia che, ricordiamolo sempre, ci ha consentito di vivere lunghi anni di pace. Di quello che è avvenuto anche quest’anno chiederò conto alle autorità competenti, con un’interrogazione urgente al Ministro Piantedosi che dovrà chiarire anche tutte le modalità con cui questa manifestazione è stata autorizzata”.
"L’Eurostat conferma un dato già abbondantemente noto: il 10 per cento dei lavoratori a tempo pieno in Italia sono poveri. In alcuni casi poverissimi. Rispetto a Francia e Germania, dove le percentuali di povertà lavorativa sono nettamente inferiori, c’è un tabù che il governo Meloni non vuole rompere: si chiama salario minimo. Dopo due anni e mezzo di sabotaggio della proposta delle opposizioni chiediamo un ripensamento. Il no ideologico della destra a questa misura non solo non ha rilanciato una stagione di rinnovi contrattuali - sono quasi sette i milioni di lavoratori in attesa di rinnovo - ma ha allargato ulteriormente la fascia di occupati il cui potere d’acquisto è totalmente falcidiato. Chiediamo che il salario minimo torni di nuovo nell’agenda dibattito parlamentare: abbiamo raccolto oltre centomila firme come opposizioni per una legge di iniziativa parlamentare. E’ una vergogna che non sia stata ancora calendarizzata. Di cosa ha paura Giorgia Meloni?" Così in una nota il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo PD in Commissione Lavoro, commentando i dati dell'Eurostat sulla povertà in Italia.
"Il 25 aprile è il giorno in cui il nostro Paese ha ritrovato la libertà e la democrazia, ponendo fine all’orrore del nazifascismo. Una data fondativa per la Repubblica, che ogni anno deve essere celebrata con rispetto, partecipazione e libertà. Con grande preoccupazione apprendiamo che a Orbetello la giunta comunale di centrodestra ha negato all’ANPI – storica custode della memoria della Resistenza – l’autorizzazione per organizzare le iniziative legate all’80° anniversario della Liberazione. Una decisione grave e incomprensibile, che, secondo quanto riportato da alcune fonti, sarebbe stata motivata da presunte esigenze di "ordine pubblico", senza però alcuna comunicazione ufficiale chiara e trasparente. Ieri, al Presidente provinciale dell'ANPI di Grosseto, Giulio Balocchi, è stata notificata una multa di 566 euro: un atto che suona come una clamorosa sgrammaticatura istituzionale, destinata a segnare tristemente l'80° anniversario della Liberazione.
Non possiamo non chiederci se il Comune di Orbetello abbia interpretato in modo restrittivo e strumentale l'invito del Governo alla "sobrietà" per le celebrazioni, disposto a seguito del lutto nazionale per la morte di Papa Francesco. Ma "sobrietà" non può e non deve mai tradursi in cancellazione della memoria o limitazione della partecipazione democratica. Il 25 aprile non è soltanto una data da ricordare: è la radice stessa della nostra democrazia. Difenderla significa difendere il futuro di tutti noi. ". Così si legge nell'interrogazione che i Parlamentari toscani Marco Simiani, Laura Boldrini, Emiliano Fossi, Simona Bonafé, Arturo Scotto, Dario Parrini (che presenterà l'interrogazione anche al Senato) e l'intero Gruppo parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati hanno presentato un’interrogazione urgente al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per accertare le reali motivazioni della decisione e valutarne la legittimità e affinché celebrazioni fondamentali per la storia e l’identità della Repubblica possano svolgersi liberamente, senza ostacoli o censure, in nessun Comune d’Italia.
“Denunciare e punire i due agenti che ad Ascoli Piceno hanno identificato una cittadina che aveva esposto uno striscione antifascista per la festa del 25 aprile. Gli agenti si sono permessi di identificare la signora senza un motivo lecito. Non siamo in uno Stato di Polizia. La legge è con quella donna. Questa è una Repubblica antifascista. Gli agenti hanno commesso un gravissimo abuso di potere e un atto illegale”. Lo scrive in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
"Ancora uno stop dal governo sulla richiesta del PD di effettuare una indagine urgente sulla presenza di Pfas sui dispositivi utilizzati dal Vigili del fuoco. Nonostante gli effetti nocivi sulla salute umana siano stati ampiamente provati ed i casi di decessi sospetti registrati nei mesi scorsi. Se a questo si sommano le ripetute titubanze della destra sulla mozione tematica approvata nelle scorse settimane dall'Aula di Montecitorio e le numerose interrogazione delle opposizioni presentate in Parlamento ancora senza risposta, possiamo dire di essere di fronte ad un governo negazionista che non tutela chi rischia la vita ogni giorno per la sicurezza dei cittadini": è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente sul suo ordine del giorno al Decreto Pa respinto alla Camera dei Deputati.
"E' oggi necessario ed urgente sgombrare ogni dubbio sulla presenze di Pfas su ogni materiale utilizzato dai Vigili del Fuoco. A seguito delle morti ad Arezzo sono stati depositati decine di esposti per chiedere di svolgere accertamenti nelle aree prospicienti i 36 presidi antincendio presenti in Italia. Non ė possibile perdere altro tempo": conclude Marco Simiani.
"Domani festeggerò l'80esimo anniversario della Liberazione a Grosseto e Orbetello. La mattina alle 9.45 sarò a Grosseto per partecipare al corteo organizzato da Anpi che partirà dal Bastione della Rimembranza. Intorno alle 13 mi sposterò ad Orbetello da dove, poco fa, è arrivata la notizia che il Comune ha negato il suolo pubblico all'Anpi per le iniziative che ha previsto e per le quali aveva, per altro, già pagato le spese. Un diniego senza una motivazione ufficiale che ha tutto il sapore di una precisa quanto inaccettabile scelta politica. Del resto, stiamo parlando dello stesso sindaco Casamenti che intende intitolare un parco a Italo Balbo, squadrista violento e fascista della prima ora che organizzò la marcia su Roma. Avevo già in programma di partecipare alle iniziative di Orbetello e adesso lo farò con ancora più convinzione. Porterò la mia solidarietà e il mio sostegno ad Anpi e alle cittadine e ai cittadini di Orbetello che conoscono il valore del 25 Aprile e della Liberazione. E' evidente che questa giornata non può essere di sola memoria, ma di resistenza. Ottant'anni fa come oggi. Non ci lasceremo certo intimidire: ci vediamo in piazza". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo
“Negare l’uso del suolo pubblico per la celebrazione della Liberazione, senza fornire una motivazione oggettiva e trasparente, è una decisione gravissima e incomprensibile da parte della giunta comunale di Orbetello. Una scelta che crea un pericoloso precedente e che mina i valori fondanti della nostra democrazia. Non intendo entrare nel merito delle ragioni, che ad oggi non sono state chiarite, ma è un dato di fatto che a Orbetello governa una coalizione che nega la possibilità di celebrare pubblicamente le libertà sancite dalla Costituzione italiana.
Per questo motivo presenterò un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno. Passare alla storia per aver negato l’autorizzazione alla manifestazione dell’80° anniversario del 25 aprile rappresenta una scelta non solo incomprensibile, ma profondamente sbagliata.”
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Marco Simiani.
“Nel corso dell’esame della proposta di legge sul telemarketing aggressivo, nelle Commissioni Trasporti e Attività produttive, abbiamo presentato come PD una serie di emendamenti, che riprendono in particolare la proposta di legge a mia prima firma sulla stessa materia e che la maggioranza non ha ritenuto di integrare nel testo base. Il nostro obiettivo era e resta quello di assicurare un effettivo contrasto al marketing telefonico selvaggio attraverso: la creazione di un apposito Registro delle Autorizzazioni alle comunicazioni commerciali per il passaggio al sistema opt-in, che prevede il consenso preventivo da parte del consumatore a ricevere le chiamate commerciali, e la nullità degli eventuali contratti conclusi per telefono in mancanza di tale consenso preventivo; l’introduzione di numerazione dedicata e chiaramente identificabile per gli operatori dei call center, per contrastare il fenomeno dello ‘spoofing’, ovvero l’uso di numeri fittizi che sembrano veri; infine, nel caso in cui sia il consumatore a cercare di contattare un customer service, la previsione di un numero dedicato, con la garanzia di poter parlare entro 1 minuto con un operatore umano. Dobbiamo introdurre nuove soluzioni, che consentano di prestare attenzione al lavoro di tanti operatori, ma rafforzino gli strumenti per difendere la libertà e serenità di vita delle nostre famiglie. Speriamo che la maggioranza decida di ascoltarci e accogliere queste nostre proposte serie e ragionevoli”.
Così il capogruppo Pd in Commissione Politiche europee, Piero De Luca.
“È inaccettabile che a mesi di distanza dalla prova scritta del concorso Ripam Coesione Sud non siano ancora state pubblicate le graduatorie. Nessun elenco di idonei, nessuna informazione su quanti siano per regione, nessuna possibilità di verifica per migliaia di candidati che hanno partecipato con serietà e impegno a una selezione pubblica fondamentale per il rafforzamento della Pa nel Mezzogiorno. Il silenzio degli enti organizzatori è incomprensibile e mina la credibilità stessa delle istituzioni. In un momento in cui la pubblica amministrazione è chiamata a essere motore di attuazione del Pnrr e dei Fondi di Coesione, ritardi e opacità non sono tollerabili. Per questo chiediamo che vengano pubblicati subito gli esiti del concorso, con i codici identificativi come previsto dalle buone prassi, e che siano fornite ai candidati tempistiche chiare e trasparenti. Chi ha partecipato a questo concorso merita rispetto. E lo merita anche un Paese che ha bisogno di una Pa efficiente, moderna e credibile”.
Così i deputati democratici Marco Sarracino, della segreteria nazionale del Pd, e Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
"Le risorse destinate all'edilizia scolastica stanziate con il Decreto Pa potranno essere utilizzate anche dai comuni che hanno usufruito del Pnrr ma rischiano di non riuscire a completare i lavori a causa di cause esterne, come il fallimento delle imprese assegnatarie": è quanto dichiara la vicecapogruppo dei deputati Pd Simona Bonafè sul suo ordine del giorno approvato alla Camera.
"A seguito di comprovate cause non imputabili alla stazione appaltante l'ente che rischia di perdere le risorse comunitarie potrà ricevere il sostegno dello Stato. Si tratta di una possibilità che potrà aiutare i comuni come quello toscano di Barberino Tavarnelle, oggi in difficoltà per responsabilità del fallimento della ditta che aveva vinto la gara per i lavori, ed assicurare alle comunità territoriali le nuove scuole. E' ora necessario che i decreti interministeriali previsti dalla nuova legge per assegnare le risorse definiscano nel dettaglio queste casistiche": conclude Simona Bonafè.
"Che questa maggioranza, questo governo, queste presidenze delle Camere non abbiano particolarmente a cuore il 25 aprile è cosa nota.
Ma l'80esimo anniversario meritava una celebrazione importante, solenne, che non passasse inosservata. Dieci anni fa, in occasione del 70esimo, da Presidente della Camera invitai i partigiani e le partigiane a Montecitorio dove molti di loro non erano mai stati e dove, invece, dovevano sentirsi non ospiti ma padroni di casa.
Insieme a loro c'erano parlamentari, il presidente del Senato, il presidente del consiglio, i ministri e anche il presidente Mattarella che era stato eletto poche settimane prima. Alla fine dei lavori nell’emiciclo si levarono spontaneamente anche le note di "Bella ciao". Ci fu la diretta televisiva e tante persone da casa seguirono l’evento e omaggiarono la Liberazione.
Per l'80esimo anniversario, invece, una celebrazione in tono minore. Un atto dovuto, non sentito, non partecipato.
Ricordare quando l'Italia si liberò dal nazifascismo aprendo la strada alla repubblica democratica che è oggi, celebrare le donne e gli uomini che furono protagonisti di quella lotta di liberazione dovrebbe renderci orgogliosi di essere italiani. Questo dovrebbe voler dire essere patrioti, non tentare di riscrivere la storia e cancellarne le fondamenta". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.