“A Biella, in consiglio comunale, la destra respinge mozione dell'opposizione per togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Ad Imperia il sindaco Scajola dice no ad una via da intitolare a Sandro Pertini.
Il deputato Donzelli giustifica il saluto romano dei militanti neofascisti a Milano e a Dongo.
Questa è la destra che si riconosce nei valori democratici ed antifascisti della Costituzione? D'altronde nel simbolo di Fratelli d'Italia campeggia la fiamma tricolore tanto cara al gerarca fascista e razzista Almirante. E domani faranno finta, come è avvenuto il 25 aprile con la Festa della liberazione, di festeggiare il lavoro che continuano a negare per favorire gli interessi dei potentati economici senza affrontare le vere criticità che restituiscano al lavoro dignità, opportunità per tutti, sicurezza e salari giusti”.
Lo dichiara il deputato PD, Silvio Lai.
“Nei primi mesi del 2025 abbiamo assistito a dati preoccupanti per il mondo del lavoro e dell’economia, dalla posizione dell’Italia al fondo delle classifiche europee per quanto riguarda i salari reali ai numeri tragici degli incidenti nei luoghi di lavoro. È inutile quindi che con un video social Giorgia Meloni venga a raccontarci la sua favoletta, perché i fatti sono ben altri. Le misure proposte dal Governo fin qui sono state inutili: basta bugie, si lavori con strumenti davvero utili ed efficaci sui salari e sulla sicurezza” così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sul video, diffuso da Giorgia Meloni, per fare gli auguri per il primo maggio.
“Attendiamo con trepidazione le ‘nuove misure concrete’ di cui parla Giorgia Meloni, perché ora il suo Governo non ha più scuse per non portare avanti le politiche sul lavoro di cui l’Italia necessita - prosegue la deputata dem - Sicuramente non ci basta un video propagandistico in cui la premier racconta la favola, che non corrisponde alla realtà, sulle condizioni del mondo del lavoro nel nostro Paese”.
“Le nostre proposte non sono state prese in considerazione e i soldi che arrivano dall’Inail sono inutili senza la volontà politica di cambiare realmente la situazione, perché se a queste parole non seguiranno i fatti c’è il rischio che non cambi niente. Vogliamo il salario minimo, badge elettronici nei cantieri, formazione, diritti nella catena dei subappalti, un aumento reale delle ispezioni e degli ispettori, una procura speciale” conclude Gribaudo.
Non si possono prendere in giro così lavoratrici e lavoratori, non si possono prendere in giro il giorno prima del Primo Maggio: gli stipendi italiani sono bassi e non stanno dietro al costo della vita, ma la Premier Meloni afferma che i salari reali crescono. Una bugia imperdonabile che viene smascherata da dati Istat, Ilo (Onu), Eurostat, Ocse, da studi di categoria e dai sindacati. Un paese impoverito, con 4 milioni e mezzo che non arrivano a un salario minimo, avrebbe bisogno di politiche per il lavoro serie e non di bugie seriali.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Meloni tenta in modo goffo e maldestro di nascondere una verità ormai sotto gli occhi di tutti: l'Italia è in emergenza salariale. Ma gli italiani non sono ingenui: ogni giorno fanno i conti con la progressiva erosione del loro potere d’acquisto. Lo confermano i dati dell’Istat, che oggi il governo cerca di silenziare e mettere a tacere con modalità degne dei peggiori regimi illiberali. La manipolazione dell’informazione e dei dati ufficiali è un fatto gravissimo. Nel nostro Paese è in corso una vera e propria emergenza salariale, ma l’esecutivo continua a ignorare i segnali d’allarme che si moltiplicano. È inaccettabile. Non si può più perdere tempo: serve una politica dei redditi seria ed efficace, a partire dall’introduzione immediata del salario minimo legale. Ogni giorno di ritardo è un affronto a chi lavora e fatica a vivere con stipendi insufficienti” dichiara il capogruppo democratico in commissione bilancio della camera, Ubaldo Pagano.
“Doveva fare un decreto sui salari e non l’ha fatto. Si è limitata a convocare una riunione sulla sicurezza sul lavoro con le parti sociali. Meglio di niente visto che da due anni quel tavolo era fermo. Tuttavia sconcerta la dichiarazione della Presidente Meloni sui salari reali. Per lei addirittura crescono. Eppure ieri proprio l’Istat certifica che dal 2021 i redditi non hanno recuperato almeno l’8% del potere d’acquisto mangiato dall’inflazione. Significa che tutte le misure messe in campo finora sono state insufficienti. E che il no al salario minimo è figlio di un’impostazione ideologica. Insomma una sceneggiata per fare uno spot alla vigilia del Primo Maggio: un modo per strumentalizzare una giornata di lotta per i lavoratori italiani. Insomma, o Giorgia Meloni non sa leggere i dati oppure non sa di cosa parlano tutti i giorni gli italiani al mercato. Nella migliore delle ipotesi stiamo su scherzi a parte, nella peggiore in un cinegiornale dell’Istituto Luce” così il capogruppo democratico nella commissione lavoro della camera, Arturo Scotto.
"È grave che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, continui a mentire agli italiani e faccia propaganda dalle sedi istituzionali, cercando di descrivere una realtà che non corrisponde minimamente a quella vissuta ogni giorno da milioni di cittadini." Così il deputato democratico Stefano Graziano commenta le dichiarazioni della presidente del consiglio, Giorgia Meloni, sui salari reali.
"Meloni è in evidente difficoltà. Solo ieri l’Istat ha certificato l’esatto contrario di quanto oggi sostiene: le retribuzioni reali in Italia stanno diminuendo, il potere d’acquisto delle famiglie è stato progressivamente eroso nel corso del suo governo e, in assenza di interventi strutturali, siamo di fronte a una vera e propria emergenza salariale."
"I dati, purtroppo, parlano chiaro. Ed è preoccupante che di fronte a una fotografia tanto chiara della crisi, il Governo preferisca negare l’evidenza. Ci auguriamo che l’attacco odierno non sia anche un tentativo di mettere sotto pressione l’Istat o limitarne l’indipendenza nelle future comunicazioni."
"La verità – conclude Graziano – è che il Paese ha bisogno di politiche salariali serie, di un salario minimo legale e di misure concrete per tutelare il potere d’acquisto. Meno propaganda, più responsabilità."
Domani, 1 maggio, in occasione della Festa del lavoro, l'on. Laura Boldrini sarà a Siena al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori di Beko.
Boldrini parteciperà al corteo che partirà alle 10 dai giardini della Lizza.
"Auspico che la partecipazione della città al corteo di domani sia consistente - dichiara la deputata dem -. Sebbene sia stato scongiurato il licenziamento di massa, grazie alla battaglia condotta dalle lavoratrici e dai lavoratori insieme ai sindacati, la vertenza Beko non è conclusa. Ora è necessario un piano di reindustrializzazione concreto e un investitore serio per il sito di Siena".
“Fa rabbia che la destra da mesi, nonostante le ripetute richieste dell’opposizione, si rifiuti di calendarizzare in aula la proposta di salario minimo. Oltre centomila cittadini hanno firmato la legge di iniziativa popolare, ma non si riesce a farla discutere nemmeno in commissione Lavoro. Chiediamo che in Parlamento riparta subito il dibattito sulla nostra proposta. La legge di iniziativa popolare sulla partecipazione della Cisl - come era giusto che fosse - appena consegnate le firme, è stata adottata come testo base in Commissione e poi votata in Parlamento. Va fatto lo stesso con la Lip sul salario minimo. E’ una questione di rispetto nei confronti di chi ha firmato e dei volontari di partiti e associazioni che hanno raccolto le sottoscrizioni”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Il lavoro è coesione e dignità. Per onorare la Festa dei lavoratori non servono spot o annunci. Il Governo approvi la legge sul salario minimo perché un lavoro mal pagato rende insicuri, fa crescere povertà e disuguaglianze e rende tutto il paese più debole.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Quel pugno chiuso in Italia è il simbolo di chi ha combattuto contro la tirannia nazifascista che nelle piazze, così come avviene oggi, fa il saluto romano in una chiave nostalgica e rievocativa. E quel saluto fa tutt'uno con la fiamma tricolore del vostro stemma di partito voluta dal gerarca razzista Giorgio Almirante. Quel pugno chiuso rappresenta il bello e toccante gesto di Tommie Smith e John Carlos che su un podio olimpico resero manifesta agli occhi di tutto il mondo la necessità di battersi per affermare diritti umani e civili uguali per tutti. Tanta strada ancora c'è da fare per garantire quella riunificazione che è incastonata nell'agire della Resistenza e nei valori della Costituzione. Si cominci con il togliere la fiamma tricolore dai simboli, dal cancellare le strade intitolate ad Almirante, dall'abrogare la cittadinanza onoraria a Mussolini in diverse città italiane e si riconosca Bella Ciao quale canzone di democrazia, libertà e giustizia da cantare tutti insieme il 25 aprile dopo l'Inno d'Italia. La mia proposta di legge va in quella direzione”.
Così Stefano Vaccari, deputato PD e Segretario di Presidenza della Camera dopo le dichiarazioni di Giovanni Donzelli sul saluto romano.
“Se per Giorgia Meloni il presidente turco Erdoğan – che fa incarcerare gli oppositori, attacca i diritti fondamentali, reprime con violenza la minoranza curda e soffoca ogni forma di dissenso – è un modello politico con cui stringere accordi, allora abbia il coraggio di dirlo apertamente agli italiani”. Lo dichiara in una nota il responsabile nazionale Esteri del Partito Democratico, Peppe Provenzano. “In una conferenza stampa senza domande, da Giorgia Meloni non abbiamo ascoltato una sola parola sull’arresto del leader dell’opposizione, il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, e sugli altri oppositori politici in prigione . È un silenzio che offre piena legittimazione diplomatica a chi reprime la democrazia e calpesta i diritti fondamentali. Nel giorno del rapporto di Amnesty international sui diritti umani questo silenzio è ancora più assordante”.
“Esprimiamo la nostra piena solidarietà alla redazione di Presa Diretta e al giornalista Riccardo Iacona, oggetto di un grave tentativo di delegittimazione attraverso un esposto indirizzato al coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo presso la Presidenza del Consiglio. Una situazione mai vista, gravissima. Il lavoro giornalistico di Presa Diretta rappresenta un esempio di informazione coraggiosa e documentata su uno dei più drammatici conflitti del nostro tempo. Denunciare i bombardamenti su Gaza e dare voce a osservatori indipendenti, come la relatrice ONU Francesca Albanese, è un dovere del servizio pubblico, non un crimine. Tentare di ridurre al silenzio chi racconta fatti scomodi, accusandolo di antisemitismo o disinformazione, è un attacco alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini di essere informati. In un contesto in cui la libertà di espressione è sempre più sotto pressione, è fondamentale respingere ogni tentativo di condizionare l’informazione pubblica per via politica o ideologica. Chiediamo che la RAI continui a garantire pluralismo, autonomia editoriale e il diritto dei giornalisti di raccontare la realtà, anche quando fa discutere. Questo è il ruolo del servizio pubblico. Palazzo Chigi prenda immediatamente le distanze da questo grave tentativo di ingerenza e censura”. Così una nota dei componenti democratici della Commissione di Vigilanza Rai.
“L’onorevole Sasso non è nuovo a queste imperversate, deve avere rispetto per la Regione Toscana che da sempre è terra di inclusione e di diritti per tutte e per tutti. Capiamo che sia una fissazione la sua, continua a vedere ‘ideologie’ ovunque, immaginando un mondo che esiste solo nella sua testa anche dove ci sono solo educazione, rispetto e buon senso. La sua è ormai una battaglia contro i mulini a vento, che gli ha fatto fare più di uno scivolone, costruita su slogan stanchi e paure inventate. Il progetto della Regione Toscana non indottrina nessuno: aiuta bambini e bambine a crescere senza pregiudizi, a rispettarsi e a conoscere sé stessi e gli altri.
Se per Sasso questa è una minaccia, forse il problema non è nelle scuole, ma nella sua visione della società.
Qui nessuno fa lezioni ai genitori, tantomeno 'ideologizzati'. Si lavora fianco a fianco con famiglie e insegnanti per costruire percorsi di educazione all’affettività e al rispetto, che sono fondamentali per contrastare discriminazioni e violenze. Altro che 'ideologia gender': questo è civiltà.
Già a settembre eravamo scesi in piazza, insieme a tante associazioni e cittadini, contro quella risoluzione che vuole mettere il bavaglio alla scuola e negare l’educazione all’affettività e al rispetto. Siamo orgogliosi di essere stati in quelle piazze, con Tocca a Noi, Arcigay e tante realtà che ogni giorno lavorano per una società più aperta e inclusiva. Come Pd Toscana difendiamo con orgoglio questi progetti, ci porremo sempre a difesa dell’autonomia scolastica - cosa a Sasso sconosciuta - e diciamo con chiarezza che non ci faremo intimidire da chi preferisce il buio dell’ignoranza alla luce dell’educazione” dichiara il deputato dem e segretario del Pd Toscana Emiliano Fossi.
“Il Governo continua a negare l’evidenza, incaponendosi in una crociata ideologica contro la canapa industriale che sta già causando danni enormi a un intero comparto produttivo.
Le norme contenute nel DL Sicurezza sono scellerate e ormai contestate da tutti, persino dagli assessori regionali delle forze di maggioranza”.
Lo dichiara Matteo Mauri, responsabile sicurezza del Partito Democratico, commentando la nota della Presidenza del Consiglio sul DL Sicurezza e sulla produzione di canapa.
Il PD e tutte le forze di opposizione stanno portando avanti da tempo in Parlamento una battaglia per abrogare o modificare profondamente l’articolo 18 del decreto, che di fatto vieta la coltivazione della canapa. “Non lo dice solo il PD – sottolinea Mauri – lo dicono all’unanimità tutti gli assessori regionali, compresi quelli di maggioranza questa norma mette a rischio un settore che, come ricordano loro stessi, in Italia conta 3.000 aziende, 30.000 addetti, 500 milioni di euro di fatturato e il 90% di export. E invece di correggere una misura ingiusta e dannosa – prosegue – il Governo insiste in uno scontro sterile pur di salvare l’insalvabile. È grottesco che la Presidenza del Consiglio si affretti a pubblicare una nota per difendersi dalla presa di posizione delle Regioni dove governano e per giustificare norme che uccidono l'intero comparto!
Segno di nervosismo e consapevolezza del pasticcio compiuto, quando ci sarebbe ancora tempo per correggere. Il Governo finge di non vedere – conclude – ma la realtà parla chiaro: la norma è sbagliata e in contraddizione rispetto alla normativa europea, e sta affossando un settore sano, sostenibile e ricco di giovani energie. Questa è l'ultima occasione per evitare il disastro. Il Governo smetta di fare stupida propaganda sulla pelle di imprese e lavoratori e blocchi questa assurdità".
“La decisione dell'Ungheria di uscire dalla Corte Penale Internazionale rappresenta un fatto politico gravissimo che alimenta una pericolosa delegittimazione di questo importante organismo. È preoccupante che il vicepremier del governo italiano, Matteo Salvini, esulti per questa scelta inaccettabile che pone l’Ungheria fuori da princìpi e regole internazionali condivise anche dall’Europa. Anche la premier Meloni condivide questa posizione? Davvero sosteniamo le scelte di un governo come quello ungherese? L’Italia sta pensando di uscire dalla Cpi? E necessario fare piena chiarezza al più presto: è in gioco la credibilità del nostro Paese”. Lo scrive Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche europee alla Camera.