“Di fronte al crollo della produzione industriale e al rallentamento della domanda interna certificati dall’ISTAT, il governo Meloni continua a restare inerte, incapace di offrire risposte efficaci a una crisi che sta mettendo in ginocchio il sistema produttivo italiano”. Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in commissione Bilancio alla Camera, intervistato per i canali social dei deputati Pd.
“A maggio avevamo registrato qualche timido segnale positivo, ma a giugno la situazione è drasticamente peggiorata: la produzione industriale ha subito un calo vicino all’1 per cento su base annua. È la dimostrazione più evidente – prosegue l’esponente dem – che il Paese sta esaurendo la spinta propulsiva post-pandemia, costruita grazie agli investimenti europei e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una spinta che questo governo non ha saputo consolidare, lasciando inutilizzate risorse fondamentali e perdendo occasioni preziose di rilancio”.
Pagano lancia poi l’allarme sull’impatto dei dazi annunciati da Donald Trump: “Come temevamo la trattativa è tutta in salita. Il padrone Trump si comporta come un bambino capriccioso che vuole punire il mondo intero, e l’Europa non può permetterselo. L’Unione Europea deve reagire con forza e compattezza. Ma per farlo servono governi nazionali seri, competenti, autorevoli. Non certo quelli, come l’esecutivo Meloni, che fino a ieri hanno blandito l’ex presidente americano, dimostrandosi più preoccupati di compiacerlo che di difendere l’interesse nazionale.”
“Il tempo dell’amichettismo – conclude Pagano – è finito. Occorre invece che l'Unione Europea parli con una voce unica, avendo anche la forza di dire a un alleato storico come gli Stati Uniti che in questa fase vuole, di fatto, aprire una guerra commerciale che il mondo non può permettersi”.
“Sulla scelta del candidato alle prossime regionali in Toscana dobbiamo chiudere presto, con un passaggio formale nella direzione regionale del Partito Democratico". Lo dichiara la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè.
“Il presidente Eugenio Giani ha ufficializzato la sua disponibilità a ricandidarsi, un atto naturale per un presidente uscente che ha saputo guidare la Toscana in anni complessi, tra pandemia e crisi internazionali, ottenendo apprezzamenti concreti dai cittadini. Il tema della discontinuità non può ridursi a un veto su una persona: deve invece tradursi in contenuti, in una proposta rinnovata per rispondere alle nuove sfide su lavoro, sanità, tutele sociali e rilancio produttivo”.
“Come ha sottolineato il segretario regionale Emiliano Fossi, il Partito Democratico toscano deve uscire forte e unito da questa fase. Solo così potremo affrontare le prossime elezioni regionali con credibilità e determinazione,” conclude Bonafè.
"Ieri, durante la discussione sul decreto Infrastrutture, il governo ha accolto l'ordine del giorno che ho presentato che chiedeva l'impegno a procedere rapidamente con la definizione dell’assetto definitivo dell’Autorità per la laguna di Venezia e con la costituzione della società in house prevista dalle norme vigenti. Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.
«Si tratta - conclude Scarpa - di un passaggio importante, perché la tutela della laguna di Venezia è una questione di interesse strategico nazionale e internazionale. L’Autorità lagunare, se pienamente operativa e dotata di strumenti adeguati, può garantire interventi efficaci, trasparenti e coordinati per la salvaguardia di un ecosistema così delicato. Accogliamo con favore il parere positivo del governo, ma ora è fondamentale che questo impegno non resti lettera morta. Servono atti concreti e tempi certi per dare attuazione a quanto previsto da una legge approvata ormai 5 anni fa. Ci auguriamo che alle parole seguano i fatti, perché la laguna non può più aspettare".
“Nonostante le tante promesse, la destra non vuole alleggerire le spese degli italiani ma, al contrario, continua ad aggravarle. Il governo aveva diverse buone ragioni per evitare il pedaggio del tratto autostradale sul quadrante di Roma Est e soprattutto fare fede a quanto detto da Meloni, quando in campagna elettorale diceva: 'siamo a non far pagare il pedaggio ai cittadini di Lunghezza e altri quartieri romani che vengono discriminati dal fatto di pagare 1,20€ per arrivare in città passando per l'A24'. E invece il partito di Meloni ha votato contro Giorgia: il pedaggio rimane e i cittadini continuano a pagare per avvicinarsi al centro”. Lo dichiara la deputata Pd, Patrizia Prestipino dopo la bocciatura dell'odg presentato dai dem al decreto Infrastrutture sul pedaggio della bretella romana dell'A24.
“L'ingiustizia per il quadrante Est di Roma non solo non viene sanata ma addirittura peggiorata dopo l'ennesimo voltafaccia di un governo, vero professionista scaricabarile. E il Presidente 'fidato' del Municipio 6 di Roma, che dovrebbe curare gli interessi dei suoi cittadini ed esprimere almeno una protesta, si gira dall'altra parte e fa finta di niente”, conclude Prestipino.
“Non era accettabile che un provvedimento così delicato e impattante sulla biodiversità, come il disegno di legge sulla caccia, venisse esaminato con un iter semplificato e tempi ridotti. Il ritiro della sede redigente è un primo risultato importante per le opposizioni, che insieme hanno impedito una forzatura istituzionale e democratica su un tema che riguarda la tutela del patrimonio naturale del Paese.” Lo dichiarano in una nota congiunta Eleonora Evi, Patrizia Prestipino e Annalisa Corrado del Partito Democratico. “Il Partito Democratico ha contribuito con determinazione a fermare questo tentativo della maggioranza, che ora è costretta a fare marcia indietro. È un primo colpo per chi voleva blindare una proposta controversa, che fin dall’inizio ha suscitato forti critiche da parte di esperti, cittadini e associazioni. Ringraziamo le senatrici e i senatori del Partito Democratico che hanno contribuito al risultato raccogliendo le firme decisive e tutte di peso, rappresentando l’ufficio di presidenza del gruppo. Ringraziamo inoltre le realtà ambientaliste e animaliste che hanno accompagnato questa battaglia con impegno, competenza e mobilitazione. Ora si apra un confronto vero, trasparente e basato su evidenze scientifiche. La legge 157 sulla protezione della fauna e la regolamentazione dell’attività venatoria è un presidio da difendere e aggiornare nel segno della sostenibilità, non da smantellare con colpi di mano”.
"Con l’approvazione del mio ordine del giorno al Dl Infrastrutture, il governo si impegna finalmente ad acquistare una nave dissalatore da destinare alla Sicilia. Si tratta si un primo passo importante, ma che arriva tardi e dopo scelte inefficaci che hanno lasciato la mia terra, ancora una volta, in balìa di un’emergenza idrica senza precedenti". Lo dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino, sul suo ordine del giorno al decreto Infrastrutture, approvato oggi giovedì 10 luglio, dall'Aula di Montecitorio.
"Il governo - continua la parlamentare dem - ha scelto una linea miope, bocciando pochi mesi fa un emendamento che proponeva esattamente la stessa misura. Oggi è costretto a inseguire una crisi che non è più emergenza, ma quotidianità. I tre dissalatori mobili previsti dalla Regione Sicilia – a Porto Empedocle, Gela e Trapani – si sono rivelati insufficienti, come già denunciato da esperti e stampa specializzata. In molte zone dell’isola l’acqua manca per giorni, e le isole minori restano completamente isolate dal punto di vista idrico. L’ordine del giorno approvato oggi vuole cambiare passo: basta soluzioni tampone e rincorse all’estate". "È il momento di guardare al futuro con coraggio e razionalità. Le navi dissalatori sono già una realtà in paesi come Israele e Spagna: si tratta di unità autosufficienti, versatili e sostenibili, capaci di garantire acqua potabile in modo continuativo anche alle aree più isolate. Non è solo una scelta di buon senso economico, ma di giustizia sociale: il diritto all’acqua è un diritto umano, e lo Stato deve garantirlo a ogni cittadino, ovunque viva. Vigilerò sull’attuazione dell’impegno assunto oggi dall’esecutivo e continuerò a battermi affinché alla Sicilia sia restituito ciò che le spetta: rispetto, attenzione e infrastrutture adeguate", conclude Marino.
“Le ultime rivelazioni aggravano un quadro già opaco e preoccupante. Se il ministro era informato e non ha detto la verità, è gravissimo. Se non sapeva, è altrettanto allarmante. In entrambi i casi, non è più sostenibile restare in silenzio.” Lo dichiara Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico.
“Il Parlamento è stato messo di fronte a reticenze inaccettabili. Il ministro Nordio deve assumersi le sue responsabilità politiche e, se avesse un minimo di dignità istituzionale, si dovrebbe dimettere all’istante. Ma a questo punto è evidente che una responsabilità diretta pesa anche su Palazzo Chigi. Non è più tollerabile che resti un’ombra sul ruolo e sulle azioni della Presidente del Consiglio e del sottosegretario Mantovano. Le istituzioni meritano rispetto e trasparenza: su questa vicenda serve chiarezza, fino in fondo”, conclude Serracchiani.
“L’accordo quadro siglato oggi tra le organizzazioni sindacali, le imprese coinvolte, le istituzioni locali e il Ministero del Lavoro rappresenta un passo in avanti concreto per il rilancio del polo siderurgico di Piombino. Si tratta di un risultato frutto della determinazione dei lavoratori, della serietà del confronto sindacale e dell'impegno dei territori. I contenuti dell’intesa – in particolare le tutele occupazionali, gli investimenti promessi, la sostenibilità ambientale e sociale del piano industriale – rispondono a numerose istanze promosse in questi anni dal Partito Democratico e ribadite anche recentemente nella interrogazione parlamentare del 28 maggio scorso depositata a Montecitorio, con cui sollecitavamo il governo un impegno chiaro e vincolante per il futuro di Piombino”. Così in una nota congiunta i parlamentari Pd toscani Emiliano Fossi, Marco Simiani, Simona Bonafè, Federico Gianassi, Marco Furfaro, Laura Boldrini, Christian Di Sanzo, Dario Parrini, Ylenia Zambito e Silvio Franceschelli.
“Ora però non possiamo permetterci zone d’ombra. Chiediamo trasparenza totale sull’attuazione dell’accordo, certezze sui tempi di realizzazione delle opere, verifica puntuale degli investimenti annunciati e, soprattutto, che il governo non consideri chiusa la partita. È fondamentale che Palazzo Chigi continui a seguire passo dopo passo l'evoluzione del piano, garantendo risorse e strumenti per accompagnare la transizione industriale e vigilando sul rispetto degli impegni assunti da JSW e Metinvest. Questo accordo può rappresentare la vera svolta per Piombino, ma solo se accompagnato da atti concreti e da un monitoraggio costante. Continueremo a sollecitare il governo e a sostenere, in Parlamento e sul territorio, le nostre proposte per coniugare il rilancio sociale ed occupazionale della città con lo sviluppo di una siderurgia moderna e sostenibile”, concludono i parlamentari Pd.
“Le misure unilaterali annunciate ieri dall’Amministrazione statunitense contro Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, rappresentano un fatto gravissimo e senza precedenti: punire con sanzioni e restrizioni varie una funzionaria ONU per il suo lavoro di monitoraggio equivale a delegittimare l’intero sistema di protezione dei diritti umani e questo non si può tollerare”. Così il deputato Ubaldo Pagano, capogruppo PD in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“A quanto pare - continua l'esponente dem - la colpa della relatrice è aver denunciato i crimini di guerra commessi a Gaza e aver chiesto l’applicazione delle stesse regole internazionali che valgono per ogni altro conflitto. Un attacco inaccettabile che si aggiunge al presunto dossier commissionato da Netanyahu per screditare il lavoro di Albanese". "Davanti a tutto ciò, il Governo italiano continua a nascondere la testa sotto la sabbia. Prona a Trump e all’esecutivo israeliano, la Presidente Meloni ignora la strage di civili in Palestina e non riesce a dire una parola nemmeno sulle sanzioni a Francesca Albanese, anche se il nostro Paese avrebbe il dovere di tutelare i propri cittadini quando subiscono ritorsioni politiche per il loro lavoro istituzionale. E' ormai chiaro che questo Governo è disposto a tutto, anche a svendere la dignità e la credibilità del nostro Paese, pur di servire Donald Trump”, conclude Pagano.
“Avevamo già denunciato nei mesi scorsi che la difesa del ministro Nordio era stata una fiera delle reticenze e un festival delle omissioni. Ma quanto sta emergendo in queste ore è ancora più grave e francamente scandaloso. Ci troviamo di fronte a un bivio inquietante: o il ministro ha mentito al Parlamento, oppure non è in grado di governare le strutture del suo Ministero. In entrambi i casi, la situazione è inaccettabile. Andremo fino in fondo, perché vogliamo che tutta la verità venga a galla. La vicenda politica non può e non deve fermarsi qui. Per decenza istituzionale, Nordio dovrebbe dimettersi: se non lo farà, continueremo ad incalzarlo senza sosta, finché ogni responsabilità politica non sarà chiarita” così Federico Gianassi, Capogruppo PD nella Commissione Giustizia della Camera.
“Sei anni fa la Presidente Meloni aveva strumentalizzato i bambini per ragioni di bieca contrapposizione politica. Aveva dato il via a una gogna mediatica indecente contro gli amministratori del PD. Adesso i giudici hanno ristabilito la verità. E lei è muta a difendere le bugie dei suoi ministri. Solidarietà a coloro che hanno subito un processo durato troppo a lungo e vergogna per chi ha usato i bambini contro il Pd” così la deputata democratica Debora Serracchiani.
“È inaccettabile che il governo Meloni continui a parlare di sostegno alle famiglie senza mettere in campo servizi concreti, accessibili ed efficaci. In particolare, durante il periodo estivo, l’assenza di un piano per garantire attività educative e ricreative per bambini è il segno evidente di una visione miope e inadeguata di welfare”. Lo dichiara la deputata Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione Infanzia e Adolescenza e prima firmataria della proposta per il finanziamento di contributi destinati alle famiglie con redditi medio-bassi, da impiegare per l'accesso ai centri estivi o per il ricorso a figure di babysitting.
“Abbiamo chiesto al governo – spiega l’esponente dem - di riconoscere un sostegno economico concreto alle famiglie che, durante la chiusura delle scuole, si trovano in seria difficoltà nel garantire la cura e l’assistenza ai propri figli. Una misura semplice, di buon senso, che avrebbe dato respiro a migliaia di genitori e favorito anche l’emersione dal lavoro nero di molte lavoratrici impiegate come babysitter. Il Partito Democratico, quando era al governo, ha investito risorse importanti su questi servizi, consapevole del ruolo cruciale che svolgono nella vita delle famiglie italiane. E oggi ci troviamo con un esecutivo che si ricorda dei bambini solo a luglio e agosto, senza alcuna programmazione strutturale”.
“Abbiamo presentato emendamenti in ogni provvedimento utile, inclusa la legge di bilancio, ma la maggioranza ha sempre respinto ogni proposta. È evidente che per questo governo la centralità della famiglia è solo uno slogan. Le famiglie non vanno lasciate sole: serve una presa in carico vera, seria, e continuativa, non annunci estivi senza ricadute concrete”, conclude Di Biase.
“Il voto odierno sulla mozione di censura contro la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, certifica ancora una volta il caos e la profonda frattura all’interno della maggioranza di governo italiana in materia di politica europea”. Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera, commentando gli esiti del voto a Strasburgo.
“La Lega – conclude De Luca - ha scelto di votare a favore della mozione di censura, esprimendo di fatto un giudizio di sfiducia verso Ursula von der Leyen e l’intero esecutivo europeo. Forza Italia, invece, ha confermato il proprio sostegno alla presidente della Commissione, schierandosi apertamente in senso opposto. Fratelli d’Italia, infine, ha scelto di non partecipare al voto, trincerandosi dietro un ambiguo disimpegno politico. Una decisione che testimonia l’imbarazzo di un partito diviso tra sovranismo e responsabilità istituzionale. Ci troviamo di fronte a un governo italiano che, sulla tenuta della principale istituzione dell’Unione, si esprime in tre modi differenti. Un fatto senza precedenti, che mina la credibilità del nostro Paese in Europa e rende l’Italia un partner inaffidabile nei momenti chiave della legislatura europea”.
No a fondo amianto incrementato e esteso e nessun riconoscimento del lavoro portuale usurante
“Dopo tre anni che presentiamo emendamenti, ordini del giorno e interventi, non si può più accettare la parola 'valutazione' quando si parla del tema della tutela del lavoro portuale. Sul Dl infrastrutture ne abbiamo visto di tutti i colori: tentativi di allentare le normative anti-mafia, emendamenti per avere carta bianca nella destinazione militare di alcune opere, deroghe sparse ma totale assenza di una strategia e di pianificazione del sistema infrastrutturale e nessuna attenzione sul lavoro”. Lo dichiara la deputata Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo sull'ordine del giorno proposto al Dl Infrastrutture.
“Questo decreto doveva trattare anche di portualità, ma aspettando la fantomatica riforma degli scali, di misure sui porti neanche l'ombra”, ha sottolineato Ghio. “Soprattutto nessuna delle misure attese per i lavoratori portuali: nessun riconoscimento del lavoro usurante, nessuno sblocco del fondo per l'anticipo pensionistico promessa anche questa volta non mantenuta. Analogo ragionamento va fatto sui nostri emendamenti respinti sul fondo amianto: nessun incremento e nessuna estensione di applicazione alle compagnie portuali come abbiamo richiesto". “Dopo tre anni, continuare a dire 'valutiamo' significa voltare le spalle a lavoratori e loro famiglie che hanno patito le estreme conseguenze per patologie correlate all'amianto e non all'obbligo morale di riparare, almeno in parte, una tragedia che le istituzioni non hanno saputo prevenire. È una questione di dignità, che purtroppo il governo non ha”, conclude Ghio.
“Ancora una volta Meloni e Salvini voltano le spalle a migliaia di pendolari soprattutto della Toscana ma anche di Umbria e Lazio, colpiti dai disagi quotidiani causati dal disastro ferroviario lungo l’asse Firenze-Roma. Parliamo di ritardi cronici, treni soppressi, coincidenze saltate, viaggiatori abbandonati in stazione: una situazione indegna per un paese che parla di infrastrutture strategiche e Pnrr, ma che nei fatti sacrifica i servizi essenziali per migliaia di studenti, lavoratori e famiglie”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati Pd Emiliano Fossi, Simona Bonafè, Federico Gianassi e Marco Simiani sul loro ordine del giorno al Decreto Infrastrutture respinto dall’Aula di Montecitorio.
“La nostra era una proposta concreta - continuano i parlamentari dem - sottoscritta da 31 sindaci e da migliaia di cittadini che da mesi denunciano il trasferimento sistematico dei treni regionali e intercity sulla ‘linea lenta’. Chiedevamo tre impegni concreti: sospendere l’applicazione di una delibera folle dell’Autorità di regolazione dei trasporti, convocare un tavolo interregionale di crisi, e prevedere misure di compensazione per chi è costretto a subire i danni. Tutto è stato respinti a scapito dei servizi pubblici. "Non possiamo accettare che chi governa ignori le istanze di territori interi e continui a ragionare solo in termini di rendita infrastrutturale, penalizzando la mobilità di chi ogni giorno usa il treno per vivere, per lavorare, per studiare. Noi continueremo a batterci in Parlamento e sul territorio, al fianco dei sindaci, dei comitati e dei cittadini, per pretendere rispetto, trasparenza e un servizio ferroviario degno di un paese civile. Il governo oggi ha perso un’occasione per ascoltare. Ma la mobilitazione non si ferma”, concludono Fossi, Bonafè, Gianassi e Simiani.