"I dati diffusi oggi dall’ISTAT confermano una realtà drammatica: in Italia oltre due milioni di minori vivono in famiglie a rischio povertà ed esclusione sociale. È una vera emergenza nazionale che dovrebbe scuotere le coscienze e orientare con urgenza le scelte politiche del Governo", così la deputata Michela Di Biase, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Infanzia e Adolescenza.
"È inaccettabile che il 6,1% dei bambini e dei ragazzi nel nostro Paese si trovi in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale. E altrettanto grave è il dato sull’accesso agli asili nido: solo il 30% dei bambini può usufruirne, mentre oltre 850.000 restano esclusi da un diritto fondamentale, quello a un percorso educativo sin dai primi mesi di vita. La povertà minorile – prosegue Di Biase – non è solo una questione economica: riguarda la qualità della vita, l’accesso alla salute, alla casa, all’istruzione. Servono politiche strutturali, non interventi episodici o marginali. E invece nei piani adottati dal Governo, i servizi educativi per la prima infanzia risultano del tutto assenti o irrilevanti. È un segnale preoccupante, che rivela disinteresse verso il futuro dei nostri bambini".
"Continueremo a batterci in Parlamento per un investimento serio e continuativo sull’infanzia, a partire da un piano straordinario per nidi e scuole dell’infanzia, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il divario è più ampio. Il Governo – conclude – deve cambiare rotta: contrastare la povertà minorile non è una scelta facoltativa, è un dovere costituzionale e morale".
“Per i ministri della Cultura di Fratelli d’Italia l’estate è sempre un problema. Lo scorso anno partiva proprio in questi giorni l’affaire Sangiuliano, oggi sono le dichiarazioni di Giuli a gettare ombre sulla procedura per la selezione dei direttori dei principali musei italiani. Dopo settimane di annunci, il ministro sconfessa la commissione che il suo stesso governo ha nominato e parla di riaprire il bando, ovvero annullarlo, dopo aver visionato le terne che gli sono state fornite dalla commissione di valutazione. Una scelta anomala, molto grave che apre scenari torbidi, alimenta sospetti su nomi sgraditi o esclusioni “scomode” e mette a rischio il lavoro svolto, con possibili ricorsi e danni economici per lo Stato. Non è accettabile che il sistema museale italiano venga gestito con questa opacità. Chiederemo chiarimenti immediati in Commissione Cultura” così Matteo Orfini, componente del Pd della commissione cultura della Camera.
“L’evoluzione in atto nella guida autonoma non è solo una nuova frontiera tecnologica ma è questione industriale, sociale e geopolitica cruciale. Siamo di fronte a una rivoluzione epocale che offre opportunità e rischi e l’appello presentato oggi a Milano apre gli occhi sul fatto che l’errore più grave che possiamo commettere come Italia e come Europa è rinunciare a svolgere un ruolo da protagonista in questo cambiamento. È fondamentale un salto di qualità nel dibattito pubblico, dobbiamo unire le forze delle eccellenze che già operano nel campo della ricerca universitaria, concentrare fondi e investimenti nazionali e comunitari in progetti più grandi, diventare leader nella creazione di campioni europei in grado di competere a livello globale e coinvolgere sindacati e lavoratori per difendere insieme dentro questa trasformazione i posti di lavoro di oggi e di domani.” Dichiara Andrea Casu, deputato Pd e vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati partecipando a Milano all’evento “Guida autonoma: schierare l’Italia in prima fila” promosso dall’europarlamentare Pierfrancesco Maran. “Senza uno scatto in avanti collettivo adesso, come già successo con gli smartphone e tanti altri settori innovativi, saremo in futuro totalmente dipendenti dalle tecnologie e dai servizi che ci saranno venduti da chi oggi sta dimostrando più coraggio e determinazione di noi nel cimentarsi con la complessità di questa sfida” conclude.
“Accogliamo con favore il test dell'app europea per la verifica dell’età online, un primo passo concreto per proteggere i minori nell’ambiente digitale. È fondamentale però che l’Italia non si limiti a sperimentare soluzioni tecniche, ma intervenga anche sul piano normativo. Serve una legge nazionale che stabilisca un’età minima di accesso a internet e ai social network. Solo così possiamo garantire ai nostri bambini e ragazzi una reale tutela dai rischi online, dalle dipendenze digitali ai contenuti inappropriati, dal cyberbullismo ai contatti indesiderati” così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico.
dopo la bresaola ormonata, ora la via della soia, siamo al ridicolo
"Prima ci ha spiegato che si può fare la bresaola italiana con carne ormonata americana. Ora scopriamo che per rafforzare la filiera agroalimentare europea dovremmo importare ancora più soia dagli Stati Uniti. Il ministro Lollobrigida ci regala ogni settimana una nuova perla, e un'idea sempre più lontana dalla realtà agricola italiana, ma sempre più vicina ai desiderata della destra americana. Siamo al paradosso: il Governo Meloni parla di sovranità alimentare e poi propone di rifornirsi di proteine vegetali a stelle e strisce, con buona pace delle nostre colture, dei nostri produttori e della nostra autonomia strategica. L’unica costante di questa politica agricola è l’adesione cieca alla linea trumpiana, anche quando va contro gli interessi del nostro Paese. Lollobrigida è ormai il nuovo ministro del Made in Usa". Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione affari europei".
I dati sono preoccupanti. Solo nel 2024, l’Italia ha esportato verso gli Stati Uniti beni per circa 65 miliardi di euro, di cui oltre 7,8 miliardi nel solo comparto agroalimentare. Eppure, questi settori oggi rischiano grosso: le nuove politiche protezionistiche USA stanno causando un rallentamento dell’export italiano. Nei primi mesi del 2025, le esportazioni agroalimentari verso gli Stati Uniti sono cresciute appena dell’1,3%, contro il +28% dello stesso periodo dell’anno precedente. I settori più colpiti? Vino, formaggi, salumi e olio d’oliva. Altro che valorizzazione del Made in Italy. La linea del Governo Meloni più che una strategia, sembra una resa. Una resa senza dignità, che baratta la nostra eccellenza produttiva per un maldestro tentativo di compiacere Washington. Se questo è il livello dell'azione del governo allora è ufficiale: con Meloni e Lollobrigida avremo purtroppo dazi amari per le nostre imprese e per i nostri lavoratori." Così conclude Piero De Luca.
“Quanto emerge dall’indagine del Tribunale di Milano desta inquietudine. L’azienda Loro Piana era capofila di una catena di appalti ed esternalizzazioni, in cui comparivano imprese che non producono ma distribuiscono le commesse ad altri, con il risultato finale di comprimere i diritti dei lavoratori, pagarli quattro soldi, aggirare regole di sicurezza. L’enormità dello sfruttamento appare dal dato di prezzo: una giacca di lusso pagata 86 euro a chi la produceva davvero e commercializzata al consumatore finale a un prezzo compreso fra i 1000 e i 3000 euro. Presenteremo una interrogazione: occorre interrompere la spirale della precarietà, del sottosalario e dei subappalti che stanno impoverendo il lavoro portandolo a livelli di sfruttamento senza precedenti”.
Così la deputata dem e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, e il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“I dazi americani al 30%, sommati a quelli già in essere, avranno un effetto devastante sul nostro sistema agroalimentare e su tutti i comparti più rappresentativi del Made in Italy e del settore manifatturiero. La narrazione di ‘Meloni amica di Trump’ sta rivelando tutta la sua inconsistenza, esponendo l’export nazionale a una crisi senza precedenti e trascinando nel baratro imprese e posti di lavoro”.
Lo dichiara Antonella Forattini, capogruppo del Partito Democratico in commissione Agricoltura alla Camera, commentando l’ipotesi di nuovi dazi statunitensi sui prodotti italiani.
“I formaggi - sottolinea l'esponente dem - pagano già dazi del 15%, che salirebbero al 45%. La pasta oggi paga il 16%, che salirebbe al 46%. Dirompenti anche le ricadute sul vino, che genera un export di 2 miliardi destinato agli Stati Uniti. L’Europa deve continuare a trattare, senza complessi di sudditanza e Meloni deve dimostrare di avere l’autorevolezza e l’autonomia necessarie per tutelare il Made in Italy”.
“In questo scenario - conclude Forattini - è estremamente preoccupante l’ipotesi di tagli alla nuova PAC: è bene che il ministro Lollobrigida smetta di fare il passacarte e agisca concretamente, insieme al collega Fitto, per scongiurare questa inaccettabile eventualità”.
“Dopo la fanfara mediatica con cui era stata annunciata la commissione di valutazione per i direttori dei musei di prima fascia, apprendiamo oggi con sconcerto che il Ministro della Cultura Alessandro Giuli sconfessa apertamente a mezzo stampa il lavoro della stessa commissione, dichiarandosi “insoddisfatto” delle terne presentate e ipotizzando la riapertura del bando che, di fatto, non sarebbe altro che l'annullamento della procedura. Una decisione grave e pericolosa, che solleva interrogativi non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello della legittimità e dell’impatto economico. Il rischio è di esporre l’intera procedura a ricorsi e contenziosi, che rischiano di bloccare ancora una volta il sistema museale che con il Governo Meloni è ormai in balia di decisioni estemporanee e personalistiche del ministro di turno. In ogni caso, ci chiediamo quali siano le reali motivazioni che spingono il ministro a voler rimettere tutto in discussione. C’è forse qualche nome "sgradito" nelle terne proposte? O, al contrario, qualche nome "gradito" che non ha superato la selezione? Se così fosse, saremmo di fronte a una gestione inaccettabile e ben oltre i limiti della trasparenza e della legalità. Chiederemo conto di tutto questo in Commissione Cultura alla Camera, presentando un’interrogazione urgente. Il sistema museale italiano non può essere ostaggio dei capricci del ministro di turno: serve una guida seria, stabile e rispettosa delle regole” così Irene Manzi, Capogruppo PD in Commissione Cultura alla Camera.
Per quale ragione la Sardegna è stata interamente trasformata in una zona rossa, con blocco totale della movimentazione dei bovini, senza alcuna distinzione territoriale o proporzionalità rispetto al focolaio? Il Governo deve rispondere immediatamente». È quanto chiedono i deputati del Partito Democratico Silvio Lai, eletto in Sardegna, Marco Furfaro (capogruppo PD in Commissione Affari Sociali e Sanità) e Antonella Forattini (capogruppo PD in Commissione Agricoltura) con un’interrogazione urgente rivolta ai Ministri della Salute e dell’Agricoltura.
Dopo il focolaio di dermatite nodulare bovina (Lumpy Skin Disease) nel Comune di Orani, e gli ulteriori focolai segnalati successivamente, nella Regione Sardegna è stata estesa la cosiddetta zona soggetta a restrizione (ZUR) a tutta l’isola, impedendo di fatto la movimentazione dei bovini verso il continente e bloccando il commercio dei vitelli da ristallo. «Questa scelta appare sproporzionata perché include anche territori senza focolai e lontani dal nucleo iniziale. Non si comprende perché non sia stata prevista una zona di salvaguardia esterna alla zona di sorveglianza, dove si possa non rendere obbligatoria la vaccinazione e autorizzare la movimentazione in sicurezza.»
I deputati chiedono dunque al Governo di chiarire, anche interagendo con la Commissione europea e la Direzione Generale competente:
• i criteri per l’istituzione delle Zone di Vaccinazione 1 e 2 e se sarà imposto il 100% di copertura vaccinale per ogni azienda;
• le condizioni necessarie per il recupero dello status di indennità sanitaria della Sardegna;
• la possibilità di prevedere deroghe immediate per sbloccare almeno parte delle movimentazioni verso il continente.
Infine, i parlamentari PD sollecitano il Governo a:
• convocare un tavolo tecnico urgente con Regione Sardegna, Commissione europea, autorità veterinarie e organizzazioni agricole;
• verificare se analoghe misure vengano applicate negli altri Stati europei colpiti, come nel caso della Savoia in Francia.
«Non possiamo accettare che la Sardegna paghi da sola il prezzo di scelte non coordinate e non proporzionate, che rischiano di mettere in ginocchio l’intera zootecnia isolana», conclude Silvio Lai.
“L’arresto a Milano del capo della gang specializzata in attacchi ransomware è un risultato significativo che dimostra la capacità della nostra Polizia Postale e dei centri cibernetici di intervenire con efficacia e concretezza.
Per dare continuità a questi risultati serve un piano strutturato per prevenire la minaccia ransomware e per rispondere ai continui tentativi di estorsione informatica subiti quotidianamente da aziende e pubbliche amministrazioni.”
Lo dichiara Matteo Mauri, deputato del Partito Democratico, responsabile nazionale del tema sicurezza del PD e già Vice-Ministro dell’Interno, commentando l’operazione internazionale coordinata tra Italia, Francia e Romania che ha portato all’arresto di un 44enne, ritenuto il leader della gang “Diskstation”.
“L’operazione – portata avanti dal Centro Cibernetico di Milano e dalla Polizia Postale – smantella una rete che chiedeva riscatti in cripto valute alle nostre aziende e pubbliche amministrazioni, mettendo così al riparo l’Italia da ulteriori danni economici e informatici. È il frutto di un lavoro serio, coordinato e professionale, che merita il nostro riconoscimento.”
“Per garantire che gli attacchi ransomware diminuiscano in modo strutturale il Partito Democratico ha già da tempo depositato misure concrete per la definizione di una strategia nazionale per
il contrasto degli attacchi informatici a scopo di estorsione. È arrivato il momento che il governo si attivi contro i ransomware, che colpiscono da tempo nel profondo la nostra economia nazionale, le imprese italiane e minacciano la sicurezza nazionale".
Così in una nota Matteo Mauri, deputato del Partito Democratico e responsabile nazionale per la Sicurezza.
Presentazione ddl per una nuova regolamentazione del part-time
Domani, martedì 15 luglio, alle ore 11.00, presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati, si terrà una conferenza stampa per presentare il nuovo disegno di legge sulla regolamentazione del lavoro part-time che il Pd ha depositato al Senato a prima firma Susanna Camusso.
Interverranno la segretaria del Pd Elly Schlein, la capogruppo dem a Montecitorio, Chiara Braga, la senatrice Susanna Camusso, e la responsabile nazionale Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra.
Il disegno di legge punta a superare il part-time involontario, che colpisce soprattutto le donne, trasformandolo in una scelta libera, tutelata e reversibile. Un passo concreto per contrastare la precarietà e garantire pari opportunità nel mondo del lavoro.
“Il part-time - scrivono le Democratiche - è prevalentemente una storia di donne: la nostra proposta vuole far sì che il part-time, a partire da quello involontario, non sia una trappola di sfruttamento e mortificazione del lavoro delle donne”.
“I dati parlano chiaro: Eurostat, Ocse e Istat attestano che l'Italia è un Paese dove i redditi da lavoro sono troppo bassi e il rischio povertà è sempre più alto. Solo con questo governo lavoro e povertà sono diventati sinonimi e il 9% dei lavoratori dipendenti a tempo pieno è scivolato sotto la soglia di povertà. Per non parlare di chi ha un contratto precario o intermittente, chi vive di voucher, chi in part-time: sono oltre 6 milioni i lavoratori che vivono con meno di mille euro, e 4 milioni quelli che guadagnano meno di 9 euro lordi l'ora. Servirebbe una via d'uscita e una strategia comune in Parlamento e non anatemi contro le opposizioni”. Lo dichiara il deputato Artuto Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro, presentando la mozione dei dem sul 'lavoro povero' alla Camera.
“Se 22 paesi europei su 27 – sottolinea l'esponente Pd - hanno adottato il salario minimo legale, non sono impazziti. Occorre una riforma subito. Il salario minimo non è una misura redistributiva ma un dispositivo selettivo di politica industriale: la soglia dei 9 euro lordi che il Pd propone è sopravvivenza e lotta contro lo sfruttamento della vergogna dei contratti pirata che buttano giù il salario e la qualità del lavoro”.
“Dopo l'allarme lanciato dal Presidente Mattarella sui bassi livelli salariali e soprattutto sui rischi che questi determinano sulla fuga dei giovani dal nostro Paese, la risposta del governo è stata quella di negare la povertà e il problema salariale con un video molto discutibile della presidente Meloni proprio il 1 maggio, la Festa dei lavoratori. La risposta che l'Italia si aspetta dal governo è salari alti e tutele alte. Il fallimento del governo è sotto gli occhi di tutti: 28 mesi consecutivi di calo della produzione industriale. E quando un Paese si deindustrializza, il lavoro diventa povero”, conclude Scotto.
“Nessuno nel Pd vuole abolire la polizia, è la destra al governo che continua a prenderla in giro. Invece di alimentare fake news per colpire il partito democratico con false notizie già abbondantemente smentite dal Pd Monza e dal Pd Lombardia con la dichiarazione di Silvia Roggiani, Bignami e Del Mastro rispondano alle legittime preoccupazioni delle forze dell’ordine per le conseguenze che i dazi voluti da Trump avranno sugli stipendi degli italiani e quindi anche sui salari delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia di Stato. Non permetteremo al governo Meloni, dopo la giravolta sugli scorrimenti graduatorie, un altro ignobile scaricabarile. Chi lavora ogni giorno per difendere la nostra sicurezza deve essere rispettato e ringraziato con atti concreti, non strumentalizzato politicamente da una maggioranza disperata pronta a tutto per non parlare di dazi”.
Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Andrea Casu.
“In riferimento all’articolo pubblicato oggi, 13 luglio 2025, su il Giornale con il titolo ‘L’ira della polizia sui dem: Appoggiano chi ci odia’, è doveroso smentire con fermezza come già fatto questa mattina dal Pd di Monza e dal Circolo Cooperativo.
Il Circolo 1 'Massimo D’Antona' del Partito Democratico di Monza non ha concesso né messo a disposizione alcuno spazio per l’evento citato. L’iniziativa si svolgerà infatti presso uno spazio del Circolo Cooperativo, realtà completamente autonoma e non appartenente al Partito Democratico che pure ha dichiarato di non aver mai ricevuto quella richiesta. Ci troviamo di fronte a un errore grave e strumentale, che alimenta polemiche infondate e colpisce ingiustamente una comunità politica che agisce nel rispetto delle istituzioni democratiche e delle forze dell’ordine. Ancor più grave è che, nonostante le smentite già rese pubbliche, esponenti del governo come Delmastro e Bignami continuino ad attaccare sulla base di un fatto palesemente falso. È inaccettabile che chi riveste incarichi istituzionali così rilevanti si presti a simili operazioni di mistificazione. Dal sottosegretario Delmastro, già condannato nel caso Cospito, e dal capogruppo alla Camera di Fdi Bignami, noto per aver indossato una divisa nazista, non accettiamo lezioni. Chi ha mortificato il senso delle istituzioni dovrebbe almeno avere il pudore di tacere. Forse ricorrono a questi mezzucci squallidi per nascondere il silenzio assordante della Presidente Meloni sui dazi imposti dagli Stati Uniti, che rischiano di colpire duramente le imprese e i lavoratori italiani. Quando non si hanno risposte sui problemi veri del Paese, si prova a distrarre l’opinione pubblica con falsità e propaganda”.
Così Silvia Roggiani, deputata e segretaria regionale Pd Lombardia.
“Il Made in Italy è finito nel mirino: con l’annuncio dell’aumento dei dazi fino al 30%, Trump mette in ginocchio settori chiave della nostra economia. Agricoltura, manifattura, meccanica, agroalimentare: comparti vitali che rischiano di entrare in tilt per colpa dell’inerzia di questo governo. È indispensabile che Giorgia Meloni e il ministro Giorgetti vengano immediatamente in Parlamento a spiegare cosa intendano fare per difendere le imprese italiane”.
Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in commissione Bilancio della Camera, che avverte:
“La verità è che la linea di subalternità scelta dal governo verso Trump si è rivelata un clamoroso fallimento. La propaganda non basterà a salvare posti di lavoro. Serve una strategia chiara: misure immediate di protezione, un piano di sostegno ai settori colpiti e una posizione forte in sede europea per una risposta unitaria. Il governo la smetta con il silenzio e le passerelle: venga a riferire in Parlamento. L’Italia non può restare a guardare mentre il Made in Italy viene colpito al cuore”.