“Nodo di Roma in tilt per guasto elettrico con ritardi che già alle 10 di mattina arrivano a superare le due ore e caos nelle stazioni per la mancanza di informazioni e assistenza. Presenteremo interrogazione per chiedere conto al Ministro Salvini di tutti i disagi e i disservizi che stanno subendo passeggeri e lavoratori” così il vicepresidente della commissione trasporti della Camera, il deputato democratico, Andrea Casu.
«Mimmo Cecchini ha unito con rigore il pensiero, l’azione e l’istituzione. Dal 1993 al 2001 è stato assessore all’Urbanistica nella giunta Rutelli. In quella stagione innovativa e dirompente, Mimmo fu molto più che un assessore: ne fu l’autentico interprete. Nel campo della pianificazione urbanistica è stato padre di strumenti fondamentali: la Variante di Salvaguardia, la Variante a Verde e Servizi, il Piano delle Certezze e infine il Nuovo Piano Regolatore, approvato dalla giunta e proposto al Consiglio alla fine della consigliatura Rutelli. Immaginava e progettava la città attorno a spazi pubblici di qualità, convinto che la regia pubblica dovesse essere al centro della trasformazione urbana. E alla sua visione risposero architetti di fama mondiale – Richard Meier, Renzo Piano, Zaha Hadid – che condividevano con lui quell’idea di città aperta e solidale. A lui dobbiamo la salvaguardia del verde e la realizzazione di molti dei parchi che oggi rendono vivibili le nostre periferie urbane: Parco di Centocelle, Parco di Veio, Parco della Caffarella, solo per citarne alcuni. Mimmo era un combattente. Non era incline ai compromessi, soprattutto quando si trattava di difendere ciò che riteneva giusto. Ma faceva dell’ascolto un tratto fondamentale e distintivo della sua azione di governo. A molti di noi ha detto: “Fate bene anche una cosa piccola, perché anche quella contribuisce a fare cose grandi.” A Stella e Silvia, giunga il mio cordoglio e quello di quest’Aula. Ti ricorderemo, Mimmo. I romani ti ricorderanno, con affetto e con riconoscenza. Perché Roma, anche grazie a te, è diventata un po’ più giusta, più bella, più nostra.» così la deputata Pd Michela Di Biase commemorando Mimmo Cecchini alla Camera dei Deputati.
“Nonostante l’aumento dell’occupazione, l'Italia è il paese che ha i tassi di partecipazione al mercato del lavoro più bassi d’Europa, in particolare fra le donne e i giovani. Ma l’Italia in Europa vanta anche il record negativo di avere i salari più bassi d’Europa": è quanto dichiara la vice presidente dei deputati Pd Simona Bonafè intervenendo oggi, martedì 20 maggio a Roma, nel corso del "Meeting Made in Italy - Unire le eccellenze per avere l'eccellenza" organizzato dalla Confederazione Aepi.
"Le nostre imprese devono sostenere elevati costi energetici e gli incentivi sull’innovazione tecnologica per agganciare la rivoluzione verde e digitale, come Industria 5.0, si sono rivelato un flop. Servono politiche industriali efficaci per sostenere realmente le Pmi che rappresentano la spina dorsale produttiva ed occupazionale del paese e l'eccellenza del Made in Italy nel mondo": conclude Simona Bonafè.
“Che cosa significa italianità? Dove la troviamo? Tra le comunità all’estero, nella lingua, nelle tradizioni, nell’italiano parlato in Brasile o in Argentina? Ma se vogliamo davvero una definizione comune di identità, è solo una: emigrazione”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd, esprimendo il voto contrario dei dem durante le dichiarazioni di voto finale al dl Cittadinanza.
“Rischiamo – ha aggiunto l'esponente - di avere più italiani fuori dall’Italia che in Italia. Ve ne accorgete solo ora? Siete mai stati in un paesino dell’Appennino o delle Alpi dove gli iscritti all’AIRE superano i residenti? Sapete come si chiama questo? Spopolamento. Dal 1876 al 1975, sono partite 27 milioni di persone. E oggi abbiamo superato i 35 milioni. Dal 1868 al 1955, l’Italia liberale, fascista, repubblicana, ha firmato 184 accordi di emigrazione, una cinquantina fuori dall’Europa. E oggi? Questo governo preferisce spezzare il legame con le nostre comunità nel mondo”.
“Il governo – ha concluso Ricciardi - parla di sicurezza nazionale, ma come spiegherà ai bellunesi, veneti, bergamaschi, umbri, lucchesi, marchigiani, abruzzesi, siciliani, laziali, cilentani, salentini e calabresi che i loro figli e nipoti, doppi cittadini, rischiano di non essere più italiani? A chi ha reso celebre il gelato, insegnato mestieri in Europa, inventato il fish and chips, fatto conoscere la pizza, lavorato nelle fabbriche tedesche e pagato con la vita a Marcinelle, ora voi dite che non trasmetteranno più la cittadinanza italiana. Diteglielo voi, ai vostri vicini, che i loro discendenti rischiano di perdere l’identità italiana. Non è una questione di sicurezza. Questo è un fallimento politico. Il vero pericolo per l’italianità nel mondo non sono gli italiani all’estero. Siete voi”.
“La scelta del Governo italiano di astenersi sul voto all’OMS sulla gestione delle pandemie è da un lato antistorica e sbagliata, dall’altro è figlia della cultura no vax che anima gran parte della maggioranza. Non solo: è l’ennesima dimostrazione che i partiti che ci governano sono tenuti insieme da un unico collante, il desiderio di potere. Sulle questioni importanti, sulla politica estera, sulla salute, su temi interni come il terzo mandato, su tutte le grandi questioni delicate hanno posizioni molto diverse e divisive. Questa maggioranza è spaccata: ancora una volta ce lo dimostrano. Quando iniziano ad occuparsi degli italiani e delle italiane e non delle liti di famiglia?”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Partito Democratico, in diretta al talk di Repubblica Metropolis.
Nella relazione dell’Anac, la fotografia di un Paese che mette in difficoltà la lotta alla corruzione, riduce le gare e la concorrenza, aumenta i subappalti a cascata che indeboliscono la sicurezza sul lavoro. E nonostante questo accumula ritardi su attuazione del PNRR.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
Sara Ferrari, deputata del Partito Democratico eletta in Trentino-Alto Adige, storica esperta della regione e già consigliera regionale per 15 anni al fianco di colleghi di lingua tedesca interviene sul caso della neo sindaca di Merano e il tricolore.
“Chi conosce l’Alto Adige – dichiara Ferrari – sa quanto siano delicati gli equilibri che, dal dopoguerra, tengono insieme pacificamente abitanti di lingua italiana e tedesca, dopo la stagione della snazionalizzazione fascista. In questo contesto, il gesto dell’ex sindaco sconfitto, di imporre fisicamente la fascia tricolore alla nuova prima cittadina, è stato chiaramente una forzatura. Un comportamento provocatorio che non avrebbe mai avuto nei confronti di un uomo eletto della SVP. La reazione della sindaca Katrin Zeller è stata sbagliata, e se ne è gia’ scusata. Sono sicura che, in una terra in cui valori e simboli etnici e identitari – e i loro significati – sono frutto di vicende storiche terribili e disumane, e rendono il senso e i ricordi delle sofferenze patite, Zeller saprà scegliere con convinzione di esibirli sempre tutti, rendendo loro onore. Leggere in questo episodio un voluto vilipendio alla nostra bandiera, senza sapere che i sindaci SVP, in genere, usano come simbolo della loro carica il medaglione con lo stemma del Comune, come previsto dalla normativa sugli enti locali, significa assecondare una strumentalizzazione nazionalista di cui la destra altoatesina è da sempre maestra. Personalmente, mi aspetto che d’ora in poi si discuta delle cose che la prima cittadina di Merano riuscirà a fare nel suo incarico piuttosto che dello scivolone in cui è incappata nel giorno della sua investitura”.
“Calderone e Salvini ascoltino le parole del Presidente dell’Anac Busia: sono 1448 le violazioni da parte delle imprese delle norme su salute e sicurezza sul lavoro nel 2024 fino ad oggi riscontrate dall’Inl. Numeri spaventosi. Anche perché in crescita dell’87 per cento rispetto al 2022. Significa che le politiche di deregulation, a partire dalla liberalizzazione dei subappalti a cascata come spiega anche Anac, ha contribuito a far crescere il rischio degli incidenti. Serve una risposta immediata, non qualche annuncio. Vanno responsabilizzate le imprese committenti lungo tutta la catena degli appalti. L’occasione dei referendum dell’8 e 9 giugno non va sprecata”.
Così la deputata democratica e responsabile Lavoro del Pd, Cecilia Guerra, e il capogruppo dem in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Con il CdM di ieri il Governo dichiara ufficialmente guerra alla Corte Costituzionale, aprendo un altro gravissimo conflitto tra poteri dello Stato. Nella stesura del DDL delega sui Livelli Essenziali delle Prestazioni, il Ministro Calderoli ha soltanto fatto finta di ascoltare i richiami della Consulta e seguirne le indicazioni. Al contrario, ha presentato un testo che ricalca ostinatamente i profili di incostituzionalità che erano stati rilevati con la sentenza di dicembre. È chiaro, ormai, che Calderoli e la Lega stanno combattendo una battaglia personale contro gli interessi della Repubblica e le istituzioni preposte a garantirne l’unità, nel colpevole silenzio degli alleati di Governo, nazionalisti soltanto nei simboli di partito.”
Così Claudio Stefanazzi, deputato del Partito Democratico, componente della Commissione Finanze a Montecitorio.
“Il testo presentato dal Governo non fa altro che aggirare le censure della Corte, soprattutto su due aspetti cardine: in primis, dettando principi e criteri direttivi oltremodo generici, incapaci di orientare le decisioni su standard che riguardano diritti di primaria importanza per i cittadini; in secondo luogo, mancando ancora una volta di indicare le coperture necessarie per permettere agli enti territoriali di garantire con effettività ed efficacia i servizi e le prestazioni legate ai nuovi LEP. Nei prossimi mesi, e ben prima che la Corte possa intervenire nuovamente, vedremo certamente altre forzature. Perché, occorre ricordarlo, il problema non è soltanto nei criteri e nelle risorse, ma anche nella Commissione tecnica per i fabbisogni standard che svolgerà tutto il lavoro a monte. Una Commissione che soffre di un insopportabile conflitto di interessi, a partire dalla sua Presidente, per anni stretta collaboratrice di Zaia alla Regione Veneto e parte integrante della delegazione che trattò le intese per l’autonomia.”
“Come si può avere un minimo di fiducia verso una classe dirigente che da due anni cerca esplicitamente di dividere il Paese in due? Anche in questo caso e come avvenuto per l’autonomia continueremo a dare battaglia in tutte le sedi, dai tribunali alle piazze. Perché la Repubblica - conclude Stefanazzi - è e deve restare una e indivisibile.”
"Giorgia Meloni venga domani in aula e prenda parola sull'abisso umanitario che sta vivendo il popolo palestinese a Gaza. La maggioranza voti la mozione di Pd, Avs e M5S con le misure necessarie per fermare Netanyahu. Siamo appena tornati dalla missione al valico di Rafah, al confine con Gaza. Una delegazione organizzata da Aoi, Arci e Assopace Palestina, a cui hanno partecipato parlamentari di Pd, M5S e Avs, europarlamentari dei tre gruppi, con la presenza di docenti di diritto internazionale e giornalisti. Valico che è rimasto sigillato, nonostante la nostra richiesta ufficiale di entrare: il governo di Israele non vuole testimoni che possano constatare i crimini che sta commettendo. Ci siamo spinti fino alle porte di Gaza per denunciare la complicità dei leader europei e delle istituzioni comunitarie che con il loro silenzio e la loro inerzia consentono a Benjamin Netanyahu di sterminare il popolo palestinese". Lo ha dichiarato intervenendo nell'aula di Montecitorio, Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Abbiamo incontrato uomini donne e bambini di Gaza. Ci hanno parlato di amputazioni di arti eseguite senza anestesia, di giornate trascorse in preda ai morsi della fame. Ci hanno descritto la felicità di trovare cibo per animali da dare ai propri figli. Ci hanno raccontato il dolore provato di fronte a bambine e bambini che si spengono ora dopo ora - ha proseguito Boldrini - . Ci hanno descritto cosa significa vivere con il costante rumore delle bombe che si avvicinano sempre di più, delle fughe nel cuore della notte senza sapere dove andare, dell’angoscia, della disperazione".
"Questa immane sofferenza si deve alle scelte scellerate di Benjamin Netanyahu che continua a bombardare con l’intento esplicito di uccidere i palestinesi della Striscia e di usare la fame come arma di guerra. Difronte a un tale abisso umano, tutte e tutti noi, maggioranza e opposizione, dovremmo compattamente reagire e condannare questi crimini abominevoli - ha sottolineato la deputata dem -. Invece la maggioranza si ostina a non condannare quanto accade anteponendo l'alleanza politica con Netanyahu al senso di umanità. La presidente del Consiglio, da madre e cristiana, non ha mai espresso una sola parola di cordoglio per i 17mila bambini “uccisi per hobby” come ha affermato oggi il leader dei democratici israeliani Yair Golan".
"Ieri sono entrati a Gaza appena 9 camion di aiuti di prima necessità. Prima del 7 ottobre ne entravano 500 al giorno e che con l’attuale gravissima situazione, ne servirebbero migliaia ogni singolo giorno - ha concluso -. Sia chiaro quindi che non c’è niente di umanitario in questa decisione. Netanyahu ha dichiarato che, semplicemente, con una carestia i suoi alleati non lo sosterrebbero più nell’azione militare.
Difronte a questo delirio del male, l’inerzia del mondo e dell’Ue diventa colpevole complicità".
L’audizione del presidente e ad di Renault Luca De Meo ha ricordato l’importanza del comparto automotive per l’intera industria manifatturiera italiana ed europea, la profonda trasformazione che sta attraversando e l’oggettivo gap competitivo con le case automobilistiche cinesi. L’industria europea ha di fronte a sé una finestra di 3-5 anni per recuperare il terreno perduto sull’innovazione dell’auto a trazione elettrica e sempre più digitale e connessa. Per utilizzare al meglio questo tempo, il governo italiano e la maggioranza dovrebbero dismettere i toni da crociata contro una tecnologia con cui tutto il settore automotive deve fare i conti da qui ai prossimi anni. Oggi è più che mai necessaria un’iniziativa europea per politiche industriali all’altezza della sfida, garantendo al settore strumenti di sostegno e di accompagnamento nella transizione, come il fondo automotive a livello europeo proposto dal Partito democratico e misure nazionali coerenti. Servono infatti politiche di sistema: dalle materie prime critiche allo sviluppo di gigafactory per la produzione di batterie; dall’incremento della ricerca applicata agli incentivi green per le flotte aziendali; dalla diffusione di infrastrutture di ricarica all’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili per abbattere i costi della bolletta. Un aspetto fondamentale di una strategia di rilancio è il sostegno al segmento dei veicoli mass market di più piccole dimensioni che hanno sempre rappresentato il cuore delle vendite in diversi paesi europei, a partire dall’Italia. In questo ambito la collaborazione tra produttori su piattaforme comuni è un’opportunità su cui insistere. Bene ha fatto De Meo a rilanciare la proposta di progetti europei sul modello del consorzio Airbus.
Così Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive di Montecitorio, commentando l’audizione del Presidente e AD di Renault Luca de Meo sul piano d’azione industriale europeo per l’Automotive.
“Il Pd ha presentato una questione pregiudiziale sul Dl Cittadinanza che consideriamo un atto ostile e codardo con il quale il governo taglia con un colpo d'accetta il legame profondo tra il nostro Paese e le collettività italiane sparse in tutto il mondo. Una scelta, quella del governo, impropria e inopportuna che considera gli italiani all'estero una 'minaccia' e non più una risorsa. Una decisione ipocrita e incoerente. La presidente Meloni ha fatto una campagna elettorale sullo 'ius sanguinis', fomentando una guerra tra migranti e emigrati, l'esatto contrario di quello che servirebbe: politiche inclusive e d'integrazione”. Lo dichiara il deputato Pd, Fabio Porta, intervenendo in Aula di Montecitorio sulla questione pregiudiziale al Dl Cittadinanza.
“Il governo – continua l'esponente dem eletto nella circoscrizione estero - con la decretazione scavalca il ruolo del Parlamento e gli organismi di rappresentanza, primo tra tutti il Consiglio Generale degli italiani all'estero che andava consultato. E invece, seguendo il solito copione propagandistico, il ministro Tajani taccia di opportunismo gli italiani all'estero, 'approfittatori' perché richiedenti cittadinanza italiana”. “Con questo decreto viene posta la fine della trasmissione della cittadinanza per gli italiani all’estero in maniera retroattiva. Un atto illegale e in violazione della nostra Costituzione che crea cittadini italiani di serie A e B”, conclude Porta.
“Inaccettabile il comportamento della neo eletta sindaca di Merano Katarina Zeller (SVP) che rifiuta di indossare la fascia tricolore. Rispetta la Costituzione italiana e la Repubblica! Altrimenti non ti candidare”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
"Mentre il mondo si compatta per prevenire nuove pandemie, ieri a Ginevra 124 nazioni hanno votato a favore del Patto pandemico dell’OMS, l’unico strumento globale per garantire accesso equo a vaccini, terapie e diagnostica. L’Italia, insieme a Russia, Iran e pochi altri, ha scelto di astenersi, isolandosi in modo incomprensibile e rinunciando a ogni voce nelle future negoziazioni tecniche su PABS e proprietà intellettuale. Questa decisione sacrifica la salute pubblica sull’altare della propaganda e conferma un atteggiamento provinciale e anti-scientifico, ben lontano dalle esigenze dei cittadini. Il Partito Democratico chiede con urgenza che il Governo torni al tavolo negoziale e proceda senza esitazioni alla ratifica del Patto pandemico, per garantire all’Italia protezione, trasparenza e credibilità internazionale. Non ne possiamo più di chi si definisce patriota e poi svende il nostro Paese per quattro voti dei novax e lo relega a compagno di follie di Russia e Iran". Lo dichiara in una nota Marco Furfaro, capogruppo in commissione Affari sociali e componente della segreteria nazionale PD