Espulsione giornalisti italiani viola diritto informazione
“Ennesimo sopruso da parte del regime del Marocco che dopo aver fermato due giornalisti italiani che in macchina stavano entrando nella città di Laayoune, nel Sahara occidentale, li hanno invitati a raggiungere Agadir per poi procedere verso Marrakech e lasciare immediatamente il Paese. Una espulsione in piena regola per non consentire a voci libere dell'informazione di raccontare fatti e misfatti del regime marocchino che, manu militare, ha occupato illegalmente, la Regione del Sahara occidentale cacciando dai propri territori il popolo Saharawi. Il regime marocchino ha bollato il tentativo dei due giornalisti italiani, che oggi dovrebbero rientrare in Italia, come un atto provocatorio in violazione delle leggi dello Stato. Un'evidente accusa di distrazione di massa visto che è il Marocco ad aver violato sistematicamente, a partire dal 1976, con soprusi e tirannia, i diritti all'autodeterminazione del popolo Saharawi, oggi rappresentato dal Fronte Polisario. Per questo insieme ai colleghi Furfaro, Malavasi, Scotto, Evi, Carotenuto, Fossi e Lai, ho presentato un'interrogazione al ministro Tajani per sapere quali iniziative il governo italiano intenda assumere a tutela dei giornalisti italiani e quali iniziative l'esecutivo Meloni intenda assumere per far garantire il diritto all'informazione nel Sahara occidentale senza che subentrino rappresaglie”.Così il deputato dem, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza e presidente dell’Intergruppo di amicizia con il popolo Saharawi.
"I dati Istat pubblicati oggi certificano una realtà che milioni di lavoratori conoscono già sulla propria pelle: i salari reali continuano a perdere terreno, mentre i prezzi salgono e il potere d’acquisto si sgretola. Dal 2021 ad oggi si è perso l’8% in termini reali. Ma la vera questione che il governo continua a ignorare è il drammatico differenziale salariale con il resto d’Europa. Un lavoratore italiano guadagna in media molto meno di un collega tedesco, francese o olandese, a parità di mansione. Questo squilibrio non è più sostenibile", si legge in una nota del vicepresidente del gruppo del Pd della Camera, Toni Ricciardi.
"A ciò si aggiunge il dato allarmante sugli espatri: nel 2024 si è toccato il picco massimo degli ultimi decenni, con 190 mila partenze certificate – e si stima che i numeri reali siano quasi il doppio. Come negli anni Sessanta, a spingere i giovani all’estero non è solo l’ambizione, ma il bisogno: il divario retributivo è tornato a essere il principale fattore di emigrazione. Stiamo formando intere generazioni che poi trovano lavoro e dignità fuori dai confini italiani con costi enormi per le casse dello stato. Il decreto primo maggio annunciato dal governo è l’ennesimo spot vuoto incapace di affrontare le radici del problema. Senza un intervento strutturale sui salari – a partire dall’introduzione di un salario minimo legale – non c’è futuro per il lavoro in Italia. Continuare a ignorare questa emergenza vuol dire condannare il Paese alla stagnazione e alla fuga dei talenti” conclude Ricciardi.
"Questa destra è ormai divisa su tutto: se a livello nazionale il potere è stato fino ad oggi un collante eccezionale, a livello locale proposte alternative credibili fanno emergere le evidenti contraddizioni e creare modelli di governo alternativi e vincenti. Questo è successo in provincia di Enna dove il Libero Consorzio torna al centrosinistra": è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino sui risultati delle provinciali in Sicilia.
"Con quasi il 60 per cento dei voti, la nostra provincia ha scelto di voltare pagina. Il Partito Democratico si conferma la prima forza politica, con oltre il 32 per cento dei consensi e ben 4 consiglieri eletti su 10. Un risultato che ci riempie di orgoglio, ma soprattutto di responsabilità. Il disastro del Governo Meloni e della Giunta Schifani sono evidenti: i territori marginali sono stati completamente abbandonati. In questi anni nessuna proposta avanzata in Parlamento per la Provincia di Enna è stata approvata: nessun intervento per la crisi idrica e contro il dissesto, stop alle zone franche montane che avrebbero potuto rivitalizzare le attività economiche, tagli alla sanità, presidi ed uffici pubblici chiusi, solo per fare alcuni esempi. Occorre ripartire ed in fretta; la nostra terra è ricca di potenzialità e risorse ancora inespresse", conclude Maria Stefania Marino.
“Le parole di Sergio Mattarella vanno ascoltate fino in fondo. Hanno il pregio di raccontare le cose cosi come sono, senza troppi giri di parole. E di richiamare tutti a fare la propria parte. Salari e stipendi così bassi minano la tenuta sociale e generano la fuga di migliaia di giovani dal paese. Svuotandolo di futuro e di speranza. Occorre agire subito: sono due anni e mezzo che chiediamo con tutte le opposizioni in Parlamento con atti di indirizzo e proposte legislative l’istituzione di un salario minimo legale in attuazione piena del dettato costituzionale. Dal Governo sono arrivati solo no ideologici. Accompagnati peraltro da un immobilismo senza precedenti - tant’è che è arenata da più di un anno la delega sui salari in senato. Oggi l’Istat certifica che dal 2021 i salari reali hanno perso l’8 per cento del potere d’acquisto: significa che ci sono milioni di persone che devono decidere se mangiare o mandare i figli a scuola. Basta chiacchiere: siamo pronti a confrontarci in qualsiasi momento per lavorare ad alzare le retribuzioni sia attraverso la forza della norma sia sostenendo i rinnovi contrattuali di più di cinque milioni di lavoratori. Serve un nuovo patto per la qualità del lavoro e della produzione. Con meno di questo il declino è inevitabile”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro, Arturo Scotto.
“Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non possono cadere nel vuoto. Quando il Capo dello Stato afferma che ‘le famiglie non reggono il costo della vita’, è un dovere della politica ascoltare e agire di conseguenza. Il Governo smetta di voltarsi dall’altra parte e approvi subito la nostra proposta sul salario minimo.”
Lo dichiara Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Partito Democratico, tornando a sollecitare l’esecutivo Meloni su una misura che da troppo tempo attende una risposta.
“La nostra proposta – continua Gribaudo – è chiara, concreta, urgente, sostenuta da milioni di lavoratori e lavoratrici poveri e da tutte le opposizioni.“
“Il Governo – conclude – ha scelto finora di affossare questa misura, accampando scuse e promesse mai mantenute. Ma il tempo è finito. Se davvero si vuole contrastare la povertà lavorativa e sostenere chi fatica di più, si cominci dal salario minimo. Le parole del Presidente Mattarella siano un monito per tutti.”
"Oggi la presidente Giorgia Meloni riceve a palazzo Chigi il premier turco Erdogan. Apprendiamo dalla stampa che si parlerà di immigrazione, affari e armi. Nessun accenno al caos democratico che la Turchia sta vivendo, né all'arresto arbitrario del sindaco di Istanbul Imamoglu e alle oceaniche manifestazioni di protesta che ne sono seguite. In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera Ozgur Ozel, leader del Chp, principale partito di opposizione turco a cui appartiene anche Imamoglu, lancia un allarme che non può restare inascoltato. "Nel nostro Paese c'è stato un colpo di Stato", dice. E chiede all'Italia di sostenere chi, in Turchia, difende la democrazia come Imamoglu.
Invece, finora, né Giorgia Meloni né nessuno dei suoi ministri hanno apertamente condannato quanto accaduto a Istanbul. E oggi la premier stringerà la mano all'ennesimo autocrate come ha già fatto con l'egiziano Al-Sisi e il tunisino Saied, totalmente noncurante delle violazioni dei diritti umani e politici. Così si demolisce l’autorevolezza del nostro Paese e si sdogana qualsiasi regime illiberale in nome degli affari". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Nota dell’europarlamentare PD Cecilia Strada e della deputata Rachele Scarpa rispetto all’ultima visita ispettiva effettuata nel CPR albanese di Gjader nei giorni 26 e 27 aprile 2025.
Al giorno 27/04/2025, delle 41 persone trasferite in Albania, abbiamo contato nel centro solo 25 persone. Dove sono gli altri 16? Nessuna informazione ufficiale è stata fornita in risposta alle nostre domande, né tantomeno ai diversi accessi agli atti effettuati, perciò lo dobbiamo dedurre incrociando informazioni pubbliche, registro degli eventi critici, informazioni provenienti dai legali. Oltre alla prima persona portata in Albania nel pomeriggio dell’11 aprile e riportata in Italia la mattina del 12, senza nemmeno entrare nel CPR, delle altre 15 persone mancanti all’appello riteniamo verosimile che 6 siano state riportate in Italia per mancata convalida del trattenimento, 5 perché valutate, a seguito di episodi autolesivi o criticità sanitarie, non idonee alla vita in comunità ristretta, e 4 siano state rimpatriate nel Paese d’origine (anche loro, in ogni caso, tutte riportate in Italia per poter essere espulse: il trasferimento e il trattenimento in Albania, oltre che un’inutile sofferenza per loro, è stata un’inutile spesa).
I numeri delle presenze nel CPR parlano da soli, e certificano la storia drammatica di un’operazione fatta in fretta e furia, secondo incomprensibili criteri di selezione delle persone da trasferire, in un clima sostanzialmente ostativo al pieno esercizio del potere ispettivo dei parlamentari e di assoluta e deliberata noncuranza verso le vulnerabilità dei singoli, che sono emerse in continuazione sin dal primo giorno.
"Carina, ma non è un concorso di bellezza". Ancora una volta, per attaccare una avversaria politica, si ricorre al più becero maschilismo. Questa volta è toccato alla candidata sindaca di Genova del centro sinistra, Silvia Salis, che si è sentita rivolgere questa espressione evidentemente sessista da parte del senatore Gasparri. Come se non bastasse, Gasparri spiega di avere rivolto a candidati uomini attacchi "ben più severi", e anche questa è un’altra forma di sessismo. Ha forse detto a un uomo che era "carino" ma che non stava partecipando a un "concorso di bellezza"? No.
La verità è che Gasparri non ha argomenti validi per screditare Salis quindi, essendo una donna, ricorre alla mai sopita arma del maschilismo che sia ben chiaro, qualifica chi la usa, non chi la riceve. E' inutile che tiri fuori il tema dell'esperienza per tentare di offuscare la natura, deplorevole, del suo attacco.
A Silvia Salis, che è una donna preparata e con un programma serio per il governo di Genova, tutta la mia solidarietà: avanti a testa alta". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Coordinatrice dell'Intergruppo della Camera per le donne, i diritti e le pari opportunità.
Trattori senza rolbar, Lollobrigida incalzi Salvini
“Mezzi vetusti e operatori non adeguatamente formati e protetti sono le principali cause delle morti bianche in agricoltura. Ben 120 nel 2024. Una denuncia di infortunio su quattro si conclude tragicamente. Un dato significativo ed inammissibile sul quale occorre intervenire senza indugi rafforzando prevenzione e formazione ma facendo si che le norme approvate non rimangano solo sulla carta. È il caso della mancata entrata in vigore della revisione dei mezzi agricoli prevista da un decreto interministeriale del 2015. Manca l'operatività del decreto che deve essere garantita da un decreto attuativo del Ministero dei Trasporti. In Italia circolano 1,2 milioni di trattori e mezzi agricoli sprovvisti di strumenti di sicurezza a cominciare dalle cinture. Metà del parco trattori è sprovvisto di rolbar, la struttura di protezione indispensabile per garantire la sicurezza del conducente in caso di ribaltamento. Chiediamo al Ministro Lollobrigida di farsi carico di questa inderogabile esigenza nel confronti del ministro Salvini. È una questione di civiltà ed è doveroso agire con urgenza”.
Lo dichiara Stefano Vaccari, capogruppo PD in Commissione Agricoltura e Segretario di Presidenza della Camera in occasione della Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro.
“Proprio oggi, nella Giornata Mondiale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, un operaio è morto in una cava di marmo a Carrara. La tragedia si va a sommare agli altri 138 incidenti mortali avvenuti in soli due mesi nel 2025 e alle 1090 vittime del 2024. Numeri spaventosi, come lo sono i ricordi di Brandizzo, Casteldaccia, Suviana, Firenze: tra la fine del 2023 e il 2024 si sono registrate quattro grandi stragi sul lavoro, accompagnate purtroppo da un continuo aumento giornaliero degli infortuni mortali e invalidanti”. Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia.
“Tutto questo non può rimanere in silenzio. Perché in molti casi si muore sul lavoro per mancanza di investimenti minimi, per l'assenza di presidi, per carenza di cultura della sicurezza e troppo spesso a causa del sistema di appalti e subappalti a cascata la cui incidenza di eventi gravi dovrebbe essere indagata dal Governo, come era stato promesso la scorsa estate approvando un ordine del giorno a mia prima firma - prosegue Gribaudo - Gli incidenti, non mortali, sono stati 89.556: un numero spaventoso, il segnale chiarissimo di un enorme problema di sicurezza in molti cantieri, nei terreni agricoli, nell’industria. Facciamo in modo che questa Giornata non resti l’ennesima data vuota”.
“Il Governo deve ascoltare le proposte che arrivano dalle parti sociali e dagli organismi di competenza costituzionali. Servono nuove proposte, che non mancano e che sono condivise dalle rappresentanze sindacali, come emerso dagli ultimi Stati Generali. Serve agire immediatamente. Solo così la politica può rispondere, concretamente, alle famiglie delle vittime e onorare la memoria di chi è andato a lavorare e non è mai più tornato a casa” conclude Gribaudo.
"La morte di un lavoratore in cava a Carrara ci colpisce e ci addolora nel profondo. Esprimo la mia vicinanza sincera alla famiglia, ai colleghi, a tutta la comunità e chiedo che venga fatta piena luce su quanto è successo, senza zone d’ombra. Purtroppo, l’Italia sta normalizzando l’idea di uscire di casa per lavorare e non farvi più ritorno. Lo dicono i dati delle morti sul lavoro, anche di questo 2025, che è già tragico. Siamo di fronte a bollettini di guerra e a drammi che si ripetono continuamente. Drammi che lacerano spezzano vite, lacerano famiglie e comunità, lasciando solo rabbia e dolore immensi. Sul lavoro e sulla sicurezza dobbiamo fare di più. È un dovere morale, umano, prima che politico. L’alternativa è infatti irricevibile: prendere semplicemente atto di questi bollettini di guerra e ripetere sempre le stesse parole, di cui le famiglie non se ne fanno niente: servono interventi concreti, risorse vere, controlli seri. La sicurezza deve essere una priorità, non un adempimento burocratico”.
Così il deputato dem, Marco Furfaro, della segreteria nazionale del Partito Democratico.
“138 morti nei primi due mesi del 2025, più 16 per cento di incidenti mortali sul lavoro rispetto all’anno scorso secondo i dati diffusi da Anmil nella giornata sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L’ultimo, stamattina a Massa, dove un camionista è tragicamente precipitato in una cava. E’ il bollettino di una guerra che lo Stato sta perdendo. Tutte le misure messe in campo da questo governo non solo non sono state sufficienti, ma hanno contribuito persino ad aggravare la corsa verso il ribasso dei diritti di chi lavora. Liberalizzare i subappalti e precarizzare il mercato del lavoro equivale a indebolire nei fatti la sicurezza nei luoghi di lavoro. Bisogna cambiare registro: chiediamo che la Ministra Calderone - come suo dovere secondo la norma voluta dal Pd e approvata in questa legislatura - venga in Parlamento e relazioni sullo stato della sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Noi non ci sottraiamo a un confronto, ma pretendiamo che si metta da parte la propaganda e ci si confronti con i dati reali”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Quella di Meloni è stata una strategia fallimentare: voleva essere ponte tra Europa e Stati Uniti su dazi e guerra in Ucraina ma non ha portato a casa alcun risultato, neanche la possibilità che un vertice si svolga a Roma”. Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati questa mattina a Sky Tg24.
“Le scelte del governo hanno infatti isolato l’Italia come dimostra l’esclusione dal confronto con i leader di Francia e Germania - ha sottolineato Braga - È il frutto di un atteggiamento ambiguo di chi non si è schierato in modo chiaro per non dispiacere all’alleato americano e per i problemi interni alla propria maggioranza. Questo pregiudica anche un ruolo attivo per iniziative di pace e per richiamare gli stessi Stati Uniti a una maggiore responsabilità” ha aggiunto.
“Papa Francesco ha lasciato un’impronta con la potenza di alcuni messaggi e con cambiamenti profondi: il primato della pace e del dialogo rappresenta uno dei lasciti più importanti. Così come l’apertura verso gli ultimi che ha difeso fino alla fine. Messaggi che possono trovare continuità anche nella Chiesa del futuro e essere fonte di ispirazione per chi ha ruoli di governo” ha concluso la capogruppo del PD.
“Chiediamo al ministro Piantedosi di riferire su quanto accaduto a Dongo e chiarire le modalità con cui è stata autorizzata una manifestazione che palesemente inneggia al fascismo” lo dichiara la capogruppo democratica della Camera Chiara Braga che questa mattina ha partecipato insieme al Partito Democratico provinciale di Como al presidio in piazza Paracchini organizzato dall’Anpi di Dongo e del Lario Occidentale per difendere la memoria storica contro i rigurgiti di un nazifascismo ormai sconfitto che qualche nostalgico ogni anno invece vorrebbe inutilmente risvegliare, inscenando adunate apologetiche che evocano il più oscuro ventennio della storia del nostro Paese.
“Oggi è importante essere qui Dongo - ha detto Braga - un luogo che ogni anno qualche nostalgico fuori dalla storia, pensa ancora di profanare e macchiare con ideali liberticidi. Questo invece è uno dei luoghi in cui uomini e donne si sono schierati dalla parte giusta della storia, consentendo all’Italia, grazie alla lotta partigiana, di diventare una Repubblica, di scrivere la nostra Costituzione; che ci ha permesso di costruire una democrazia che, ricordiamolo sempre, ci ha consentito di vivere lunghi anni di pace. Di quello che è avvenuto anche quest’anno chiederò conto alle autorità competenti, con un’interrogazione urgente al Ministro Piantedosi che dovrà chiarire anche tutte le modalità con cui questa manifestazione è stata autorizzata”.
"L’Eurostat conferma un dato già abbondantemente noto: il 10 per cento dei lavoratori a tempo pieno in Italia sono poveri. In alcuni casi poverissimi. Rispetto a Francia e Germania, dove le percentuali di povertà lavorativa sono nettamente inferiori, c’è un tabù che il governo Meloni non vuole rompere: si chiama salario minimo. Dopo due anni e mezzo di sabotaggio della proposta delle opposizioni chiediamo un ripensamento. Il no ideologico della destra a questa misura non solo non ha rilanciato una stagione di rinnovi contrattuali - sono quasi sette i milioni di lavoratori in attesa di rinnovo - ma ha allargato ulteriormente la fascia di occupati il cui potere d’acquisto è totalmente falcidiato. Chiediamo che il salario minimo torni di nuovo nell’agenda dibattito parlamentare: abbiamo raccolto oltre centomila firme come opposizioni per una legge di iniziativa parlamentare. E’ una vergogna che non sia stata ancora calendarizzata. Di cosa ha paura Giorgia Meloni?" Così in una nota il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo PD in Commissione Lavoro, commentando i dati dell'Eurostat sulla povertà in Italia.