“Persino il Cnel è costretto ad ammettere nel suo rapporto annuale che l’emergenza italiana è il lavoro giovanile e femminile. Che ci colloca in coda alla classifica di tutta Europa. Chiediamo al governo meno trionfalismi e più fatti. Servono risposte su salari, a partire dal salario minimo, e l’eliminazione delle leggi sulla precarietà del lavoro. Anche per questo l’appuntamento referendario dell’8 e 9 giugno è decisivo: si può invertire finalmente la rotta. Il lavoro povero non può essere la condanna di intere generazioni”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Con questo Documento di Finanza pubblica ci troviamo di fronte a una brutta pagina per il Parlamento, che viene privato del suo diritto di indirizzo e controllo dell’attività del governo. Da documento di ‘programmazione’ abbiamo subito la sua trasformazione in atto di semplice ‘monitoraggio’, con la scusa che ci troviamo in un momento di incertezza. Ma è proprio nei momenti di incertezza che il Parlamento deve essere messo in condizione di sapere dove la maggioranza intende condurre il Paese. Come avvenuto anche al tempo del Covid. Tutto il potere è oggi invece nelle mani del governo con una totale assenza di trasparenza. Tutto questo con deputati di maggioranza che non prendono mai la parola. Silenzio assoluto. Una maggioranza schiacciante e schiacciata sul governo. Non vengono forniti dati e nota metodologica. Si citano ‘politiche invariate’ senza dire quali esse siano. Nulla sui dazi. Sulla difesa non sappiamo neanche quanto stiamo spendendo oggi e su quali voci, altro che annunci della Meloni sul 2%. Anche su pensioni, sanità e fiscal drag, questo documento rappresenta uno schiaffo al Parlamento”.
Così la deputata democratica e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, intervenendo in Aula nella discussione generale sul Documento di Finanza pubblica.
"C'è una evidente schizofrenia della destra che tradisce una sconcertante incapacità ad affrontare i problemi reali dei territori. Sul Decreto Pa i comuni geotermici della Toscana avevano chiesto di assumere personale per gestire in modo efficace i nuovi investimenti previsti nei Piani pluriennali finanziati da Enel con il rinnovo delle concessioni: una norma di buonsenso, peraltro a costo zero, che veniva incontro alle necessità delle popolazioni. Il governo ha però bocciato il nostro emendamento, facendo però marcia indietro dopo poche ore approvando l'ordine del giorno Pd con le medesime motivazioni. Siamo di fronte ad una continua approssimazione sulle norme in discussione che lascia francamente esterrefatti e conferma la cronica incapacità della destra e del Governo Meloni di confrontarsi sul merito con le opposizioni".
Così i deputati del Partito Democratico, Marco Simiani ed Emiliano Fossi.
“Questo Documento di Finanza pubblica più che tracciare una direzione per il futuro del Paese, fotografa il fallimento delle politiche del governo. Un atto che non programma, non pianifica, che certifica l’incapacità della maggioranza di affrontare le crisi con strumenti adeguati. Le previsioni di crescita del Pil per il 2025 si dimezzano rispetto a quelle presentate sei mesi fa: dallo 1,2% previsto dal Psb, ci ritroviamo a un desolante +0,6%. Un dato che potrebbe aggravarsi se le politiche daziarie statunitensi dovessero essere confermato o addirittura inasprirsi. Questo Dfp è un documento vuoto. Manca un quadro programmatico, e non a caso la Corte dei Conti ha parlato di ‘indicazioni limitate’, di ‘mancanza di dettaglio informativo’. Il Ssn è gravemente sottofinanziato. Il concordato fiscale ha avuto un’adesione risibile e i disastri nel riformare aliquote e detrazioni Irpef si traducono in un flop totale. Sul Pnrr i ritardi si accumulano e gli obiettivi rischiano di non essere rispettati. Su Transizione 5.0 risultano prenotati solo 678 milioni su 6,3 miliardi disponibili. Rinominiamola ‘Stallo 5.0’. E mentre in Europa si discute di dazi, mentre gli Stati Uniti alzano barriere commerciali, l’Italia resta muta, appiattita, immobile”.
Così il capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano, intervenendo in Aula nella discussione generale sul Documento di Finanza pubblica.
"Nella vigente legge di bilancio è stato istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, un fondo di 700000 euro, al fine di consentire lo svolgimento di iniziative per la celebrazione dell'ottantesimo anniversario della Resistenza e della guerra di liberazione, della Repubblica e del voto alle donne e della Costituzione. Tale fondo viene attribuito alla Confederazione fra le associazioni combattentistiche e partigiane. Malgrado si sia già arrivati alla ricorrenza del 25 aprile non sono stati ancora assunti gli atti necessari a rendere il fondo effettivamente disponibile. Ho presentato una interpellanza parlamentare per sollecitare il governo ad assumere le iniziative necessarie perchè il fondo sia reso effettivamente disponibile". Così Andrea De Maria, deputato PD
“Sulla canapa la destra getta la maschera. Parole al vento quelle relative alla disponibilità di rivedere le assurde norme di divieto di produzione, trasformazione e commercializzazione della canapa contenute nel decreto Sicurezza. Solo una imbarazzante finzione visto che nell’iter parlamentare di conversione del decreto si continua a perseguire, come un rullo compressore, l’inspiegabile divieto sia dal punto di vista della tutela della salute che dal punto di vista della sicurezza. Anzi si fa di più. Questa mattina in Commissione agricoltura, nonostante l’invito ad un ulteriore approfondimento che come gruppo Pd abbiamo rivolto al relatore e ai colleghi di maggioranza, la destra ha votato un parere con il quale si giunge ad apprezzare le disposizioni che prevedono ‘il divieto di importazione, cessione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione e consegna delle infiorescenze della canapa anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli olii da esse derivati’”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Una maggioranza - aggiunge - sorda agli appelli di un comparto che fino ad ora rappresentava un fiore all’occhiello del nostro Paese, ma anche un monito a chi pensa che ci possano essere spazi di trattativa con il perverso ideologismo securitario del governo e della destra. Ringraziano commossi tremila imprenditori, ora considerati delinquenti spacciatori, che non sapranno nemmeno dove smaltire scorte di produzione presenti in magazzino e i trentamila addetti prossimi al licenziamento, che non avranno a disposizione neanche gli ammortizzatori sociali”.
“Questo Decreto Pubblica amministrazione è l’ennesima occasione persa che governo e maggioranza portano al voto del Parlamento. Sarebbe stata necessaria una riforma per innovare e rendere efficiente la Pa, che vuol dire avere servizi migliori per i cittadini, e non invece l’ennesimo decreto confuso, dove purtroppo c’è dentro di tutto. Mancano gli investimenti per affrontare l’arretratezza tecnologica e un piano straordinario di assunzioni per colmare il gap rispetto agli altri Paesi. La maggioranza non si è occupata di rendere la Pa efficiente, ma solo di occupare posti. Vengono aumentati a dismisura consulenti, consiglieri e gli uffici di diretta collaborazione dei ministri. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio clientelismo di governo in un decreto di cui contestiamo metodo e merito”.
Così la vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, Simona Bonafé, spiega le ragioni del voto contrario del Partito democratico al Dl Pa.
“Noi - aggiunge - abbiamo un’idea diversa della pubblica amministrazione. Una Pa dove il criterio costituzionale di imparzialità e indipendenza valgono più della fedeltà politica e dove il concorso resta lo strumento ordinario di accesso; dove gli idonei non sono ‘bocciati’, come dice il ministro Zangrillo; dove se vuoi una Pa di qualità devi prevedere anche stipendi adeguati. Poi - conclude - ci sono anche alcuni punti qualificanti che giungono grazie al contributo del Pd, come ad esempio i 20 milioni destinati all’edilizia scolastica e la stabilizzazione dei precari”.
"Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è stato chiaro: la flat tax non solo è ingiusta, ma danneggia l’economia e ostacola la crescita. Serve ampliare la base imponibile e tornare a un sistema fiscale equo e progressivo. Lo dice un organismo internazionale, non un presunto complotto della sinistra, come questa destra ama raccontare". Così il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
"Il governo - conclude Merola - continua a difendere uno strumento sbagliato, ideologico, che tutela pochi a scapito di molti. È appiattito sugli interessi delle proprie corporazioni di riferimento, tra condoni e privilegi. Ma la verità è che un fisco giusto e progressivo è nell'interesse di tutti, non solo di chi ha già molto".
“Alla luce dell'appello di Pupi Avati e della proposta di legge, a prima firma Elly Schlein, per istituire un'agenzia specializzata per il cinema e l'audiovisivo, il Pd vuole sapere dal ministro Giuli quali siano le azioni concrete per far fronte alla crisi del settore e non continuare a negarla. Non si può proseguire nell'indifferenza su una situazione così drammatica”. Così la deputata Pd, Irene Manzi, capogruppo in commissione Cultura, illustrando l'interrogazione urgente al ministro Giuli durante il Question time alla Camera.
“Già da molti mesi - continua l'esponente dem - ci troviamo di fronte al grido d'allarme rivolto al governo da parte del settore cinematografico italiano. Basta leggere i dati presenti nell'indagine del movimento 'Siamo ai titoli di coda', che evidenziano la drammatica situazione in termini di lavoro e occupazionali. C'è una grande incertezza sulle risorse a disposizione per l'industria cinematografica e, più in generale, incertezza sul quadro normativo. Ma tutto questo sembra non importare al governo Meloni. Le risposte date finora dal ministro Giuli sono purtroppo deludenti e non efficaci”, conclude Manzi.
“Abbiamo posto al ministro Giuli più o meno le stesse domande sette mesi fa e ci accorgiamo che nel frattempo non è successo nulla. Anzi la situazione è peggiorata e il ministro continua a negare la crisi del settore cinematografico e audiovisivo. Lo fa lui ancora oggi, lo fa la sottosegretaria Borgonzoni e insieme lo fanno ad ogni incontro con le parti. Viene da domandarsi chi siano quelle migliaia di lavoratori che continuano a manifestare in questi mesi: artisti, attori, autori, produttori, spesso con le lacrime agli occhi perché ridotti alla fame dalle scelte di questo governo. Per il ministro Giuli, queste persone non esistono. Siamo davanti al nulla che prosegue e che aumenta una crisi drammatica”. Così il deputato del PD, Matteo Orfini, in replica al ministro Giuli durante il question time alla Camera sulla crisi dell'industria cinematografica italiana.
“La crisi che il governo nega – continua l'esponente dem - è confermata dal fatto che l'esecutivo ha dovuto fare, in fretta e furia, un decreto correttivo sulla tax credit, per evitare di perdere i ricorsi presentati al Tar. Evidentemente, non era vero che andava bene quello che l'esecutivo aveva fatto. Ci saremmo aspettati da Giuli l'eventuale annuncio di un ristoro per tutte le aziende del mondo cinematografico danneggiate dalle politiche del governo o magari azioni per salvare l'anno contributivo per chi l'ha perso nel perdurare dello stallo lavorativo e produttivo. Invece ci troviamo davanti alle solite frasi di circostanza”, conclude Orfini.
“E’ davvero stupefacente la capacità del deputato di Fdi, Dario Iaia, di negare e distorcere la realtà dei fatti. Ugualmente sorprendente è la conversione del commissario Ferrarese, che si riscopre nel ruolo di paciere dopo due anni di protagonismo e passerelle, che hanno regalato alle cronache tante foto e interviste e pochissimi fatti”.
Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Partito Democratico.
“Innanzitutto - aggiunge - va ricordato che se i Giochi del Mediterraneo si terranno a Taranto il prossimo anno, lo si deve esclusivamente alla Regione Puglia e al presidente Emiliano, che oggi non si perde occasione di offendere e provocare. Quella candidatura è stata pensata e proposta all’interno di un’ampia strategia di rinascita della città di Taranto che già da qualche anno ha iniziato a dare i suoi frutti. L’assegnazione è stata una vittoria per tutti, per la classe dirigente che ci ha creduto sin dall’inizio e per tutta la comunità di Taranto, che ha risposto nella manifestazione tante speranze di veder riqualificato il territorio a partire dalle sue infrastrutture sportive. Oggi quelle aspettative rischiano di infrangersi sul muro di una serie di decisioni sbagliate prese dal Governo Meloni. Nel 2022 era già pronta una prima tranche di risorse pubbliche. 150 milioni di euro stanziati dal governo Draghi che avrebbero consentito a tutti i comuni coinvolti di avviare le progettazioni esecutive ed i lavori di adeguamento degli impianti sportivi necessari per i Giochi. Eppure, il collega Iaia dovrebbe ricordarlo, si scelse un’altra strada, si scelse di bloccare tutto. Uno stop non di certo sostenuto dalla necessità di accelerare le opere, come hanno poi dimostrato i fatti visti finora. Ma una decisione dettata dal misero bisogno di protagonismo del nuovo Governo, testardamente determinato ad estromettere il Comune di Taranto, i territori e la Regione Puglia dalla cabina di regia per appropriarsi interamente della gestione della manifestazione. È su queste basi che i Giochi vengono commissariati. Il commissariamento, però, non è affatto servito a sveltire le procedure e realizzare prima le opere. Al contrario, si è perso inutilmente più di un anno per approvare, alla fine, un masterplan identico per il 95% a quello già pronto nel settembre 2022. Nell’ultimo anno abbiamo visto avviare cantieri solo per stralci, grazie a deroghe al codice appalti generosamente offerte dal Governo e, nonostante ciò, decine di opere restano ancora sulla carta. Quella dello sperpero di denaro per noleggiare le navi da crociera è solo l’ultimo degli errori gravissimi che si stanno compiendo. I Giochi del Mediterraneo devono essere un’opportunità per lasciare un’eredità importante al territorio e alle giovani generazioni e non per arricchire qualche armatore, peraltro con tante strutture alberghiere che avrebbero potuto essere utilizzate. Tutte le opere che dovevano essere realizzate per Taranto e per la Puglia - conclude Pagano - ora sembrano appannaggio di un commissario che ancora non riesce ad ammettere i suoi fallimenti. E quando l’ultima nave da crociera andrà via, dei Giochi del Mediterraneo rischia di restare nulla o quasi. Una vergogna”.
“È necessario che il governo venga a riferire in Aula sulla crisi idrica che sta colpendo la Basilicata. Le risposte fornite in Commissione, in particolare sulle dighe del Rendina e del Camastra, sono profondamente insoddisfacenti. Non vengono forniti né dati chiari, né impegni precisi da parte dell'esecutivo, ma solo un elenco di buoni propositi o interventi dannosi, senza un crono-programma ed effettive risorse assegnate”. Così i deputati Mauro Laus e Enzo Amendola, a nome del Gruppo Pd, chiedono al governo di riferire sulla crisi idrica lucana. “La Basilicata è ora allo stremo, abbandonata dal governo mentre milioni di metri cubi d'acqua si disperdono in una rete idrica ormai obsoleta. La comunità lucana non può più assistere a questo immobilismo: la Basilicata merita rispetto, interventi immediati strutturali e non dichiarazioni di facciata”, concludono Laus e Amendola.
Se guardiamo a questo decreto, la sobrietà che tanto in questi giorni di lutto chiede il governo, difficilmente si concilia con gli aumenti degli uffici di collaborazione diretta dei ministeri. Una sobrietà che si scontra con i numeri di un clientelismo di Stato che delinea un'idea della PA come luogo da occupare e non da riformare. Il ministro Zangrillo parla di merito mentre mette nelle mani dei dirigenti la sola possibilità di promuovere o meno i dipendenti. Merito e fedeltà non sono sinonimi”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro, intervenendo sulla fiducia posta dal governo sul cosiddetto Dl Pa”. Questo – continua l'esponente dem - è un provvedimento che non prevede un piano di nuove assunzioni per il turn-over, né una spinta sui salari che incida sulla perdita del potere d'acquisto per i lavoratori a seguito dell'aumento dell'inflazione. Inoltre congela il tetto del 20% sulle graduatorie degli idonei non vincitori dei concorsi per soli due anni, contrariamente a quanto voluto dallo stesso ministro. Le contraddizioni nell'esecutivo sono enormi: il ministro Zangrillo è lo stesso che, con il favore delle tenebre, è venuto a spiegare che chi è idoneo ai concorsi, in realtà è bocciato, insultando i sacrifici di migliaia di ragazze e ragazzi. La presidente del Consiglio va in gita alla Casa Bianca per regalare un pezzo della nostra sovranità energetica a Trump, per riscattare l'opinione diffusa di un Paese degradato a una colonia servile”, conclude Scotto.
Oggi, 23 aprile 2025, alle ore 14.30 presso la Sala “Giacomo Matteotti” della Camera dei Deputati, verrà presentato “Il sangue mai lavato”, il documentario di Luciano Toriello sulla storia di Francesco Marcone, il direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia ucciso dalla criminalità organizzata il 31 marzo 1995.
Alla presentazione, su iniziativa dell'On. Claudio Stefanazzi che introdurrà l’incontro, interverranno: Daniela e Paolo Marcone, figli di Francesco; Luciano Toriello, regista e autore del documentario; Felice Sblendorio, autore; Giovanni Dello Iacovo, giornalista e la senatrice Vincenza Rando.
Modererà il dibattito Gennaro Pesante, giornalista dell’Ufficio Stampa e Comunicazione della Camera dei Deputati.
Per accreditarsi si prega di scrivere a fabio.mancini@camera.it, indicando, se del caso, la presenza di dispositivi per video e foto.
"Finalmente ieri il governo pare abbia risolto la questione degli acconti Irpef per il 2025, che saranno calcolati correttamente in base alle tre aliquote attualmente in vigore e non più secondo le quattro precedenti. Un intervento necessario e atteso, previsto dal decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri, che corregge una stortura evidenziata prima dai Caf Cgil e successivamente dal Partito Democratico in un question time presentato in Commissione Finanze lo scorso 26 marzo”. Così il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“Rimane ancora aperta e urgente - prosegue l’esponente dem - la questione dei redditi più bassi, in particolare quelli compresi tra 8.500 e 9.000 euro, che a causa delle modifiche fiscali introdotte da questo governo rischiano una perdita secca di 1.200 euro all’anno. Il 29 gennaio scorso, la rappresentante del governo aveva annunciato un impegno all’estensione del trattamento integrativo, attraverso una revisione dei criteri di spettanza per garantire un sostegno maggiore ai lavoratori a più basso reddito”.
“Ora attendiamo - conclude Merola - che a quell’impegno seguano atti concreti: non possiamo accettare che le fasce più fragili vengano lasciate indietro da una riforma fiscale che dovrebbe invece tutelarle”.