“La patente a crediti fa acqua da tutte le parti. Per stessa ammissione del Governo che ha risposto oggi a un question time in Commissione lavoro del Pd. Al 30 aprile su oltre 400mila patenti erogate soltanto 21 sono quelle che, dopo i controlli effettuati, potrebbero essere sospese. Delle due l’una: o tutte le imprese garantiscono la salute e la sicurezza dei lavoratori oppure i controlli sono troppo pochi. Evidentemente non funziona questo meccanismo e va cambiato. Oltre mille morti l’anno ci dicono che siamo davanti a una catastrofe contro cui vanno messi in campo strumenti all’altezza e non trovate propagandistiche inefficaci”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Mentre Giorgia Meloni prosegue con i videomessaggi il suo quotidiano racconto di un’Italia che non esiste, chiusa a Palazzo Chigi, la destra continua a negare ogni opportunità di crescita della giustizia sociale di questo Paese. In commissione Lavoro alla Camera, durante la discussione sul parere al decreto sul referendum dell’8 e 9 giugno, i deputati e le deputate del Partito Democratico, M5s e Avs, stanno intervenendo in massa per chiedere una cosa molto semplice: la calendarizzazione del dibattito in Aula della legge che introduce il salario minimo. Sotto i nove euro l’ora è sfruttamento. Semplice, ma non per la destra. Che da oltre un anno a questa parte ha scelto di evitare ogni confronto parlamentare, nascondendosi dalla parte sbagliata della storia”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Siamo di fronte all’ennesimo, squallido tentativo di scaricare responsabilità. Le Regioni – tutte, senza distinzione di colore politico – sono compatte nell’indicare nel Governo nazionale il vero colpevole del disastro delle liste d’attesa. Meloni continua a raccontare un mondo che non esiste, mentre la realtà è un’altra: milioni di italiani ogni giorno vedono calpestato il loro diritto costituzionale alla salute.” Così Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Affari Sociali della Camera, replica alle parole pronunciate oggi in Senato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Girelli aggiunge: “Da mesi denunciamo che la gente rinuncia a curarsi, che il personale sanitario è allo stremo, che i medici vanno via. E il Governo, invece di ascoltare e intervenire, si chiude nel palazzo e cerca capri espiatori. La misura è colma. Basta favole, servono scelte vere: più investimenti, valorizzazione del personale, rafforzamento del territorio, rilancio della sanità pubblica attraverso interventi strutturali, a nulla servono gli slogan da campagna elettorale.”
"Oggi Meloni si è presentata in Parlamento non per risolvere il problema delle liste d’attesa, ma per scaricare la colpa sulle Regioni. Un capolavoro di ipocrisia: il Governo prima approva un decreto a zero euro – zero! – e poi fa appelli, come se guidasse l’opposizione, e accusa le regioni. Peccato che 14 regioni su 20 sono governate dalla destra. Delle due, l’una: o sta dando degli incapaci ai governatori di destra o sta mentendo. Ci sono quattro milioni e mezzo di persone che hanno rinunciato a curarsi. Il sistema pubblico è al collasso e Meloni, anziché metterci risorse vere e affrontare il problema, fa il gioco dello scaricabarile accusando i governatori di destra. È un’ipocrisia insopportabile"
“Ora basta scaricabarile. Il governo Meloni ha avuto tempo, strumenti e responsabilità. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: nessun cambiamento concreto, zero risorse reali, solo propaganda e promesse non mantenute.” Così la deputata del Partito Democratico Ilenia Malavasi, componente della Commissione Affari Sociali della Camera, commenta le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Senato sulle liste d’attesa in sanità. “Siamo al paradosso: Meloni da un lato rivendica decreti e poteri sostitutivi, dall’altro continua ad accusare le Regioni. La verità è che questo governo ha fallito: ha ripetuto decreti inutili, ha promesso piani straordinari di assunzioni rimasti sulla carta, ha ignorato il grido d’allarme dei cittadini e degli operatori sanitari. La misura è colma, servono risorse vere e un cambio di passo immediato: più personale, più risorse, più servizi. E serve soprattutto che il governo si assuma le proprie responsabilità. Perché oggi al governo c’è Meloni. E non ci sono più scuse.”
Sfuggire o scaricare: ecco il metodo Meloni per governare il paese. Oggi dopo un anno e mezzo è tornata in Parlamento per dire che le liste d’attesa nella sanità pubblica sono responsabilità delle regioni, tra l’altro governate per lo più dal centrodestra. Un comportamento inaccettabile da parte di una presidente del consiglio e dopo un decreto approvato in tutta fretta ma che era solo tutta fuffa. Scaricare su altri non serve a nulla: servono risorse e iniziative concrete per consentire a 4 milioni e mezzo di persone che hanno rinunciato a curarsi di tornare ad aver fiducia nella sanità pubblica. Non lo chiede l’opposizione, lo dice la Costituzione.
Così in una nota, i capigruppo Pd di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia.
“Ad oggi non è stata revocata nessuna patente a crediti: un dato che finalmente ci è stato comunicato dal Governo ma che non ci stupisce. Questo perché i punti vengono detratti dopo sentenze in giudicato e conosciamo bene i tempi della giustizia: le aziende fanno in tempo a chiudere e riaprire sotto altro nome ma con gli stessi titolari. Così non va bene, non può essere sufficiente un’autocertificazione”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli incidenti sul lavoro, interrogando durante il Question Time il sottosegretario Durigon sui dati relativi alla patente a crediti.
“Le risposte ricevute non sono soddisfacenti, dimostrano che le ispezioni sono state solo 22.000, cioè meno del 5%, essendo le patenti rilasciate oltre 436mila - prosegue Gribaudo - Il problema è enorme perché quella della sicurezza sul lavoro è la vera urgenza del nostro Paese: su questa piaga, definita così anche dal Presidente della Repubblica Mattarella, serve uno sforzo in più”.
“Domani ci sarà un tavolo tra Governo e parti sociali: ciò è un bene perché su questi argomenti ci deve essere un lavoro comune, che però deve essere estremamente serio e mirato. Auspico ovviamente che l’incontro sia produttivo ma temo comunque che non sarà sufficiente. Sarebbe opportuno anche sentire chi negli organi istituzionali porta e può portare un contributo e idee perché non basta trovare risorse per redistribuirne a pioggia: abbiamo bisogno di concentrare più e meglio gli interventi perché il numero degli infortuni, delle morti, delle malattie sul lavoro purtroppo sta aumentando. Anche per questo vi avevamo sollecitato a fare in modo che gli accordi Stato Regione contemplassero una formazione diversa da quella come è stata intesa dal Governo. Noi ci siamo per fare la nostra parte, ma non svilite né il Parlamento né chi vuole lavorare quotidianamente per migliorare la sicurezza sul lavoro” conclude Gribaudo.
“Questa mattina in sala Stampa alla Camera abbiamo presentato il libro di Barbara Bonciani, sociologa e già Assessora al Porto a Livorno, sulle disparità di genere nei porti italiani, dove si evidenzia la scarsità di presenza di lavoratrici donne in ambito portuale e marittimo. Su oltre 20.000 dipendenti abbiamo un numero di donne che è poco sopra le 1200, quindi una percentuale molto bassa.
Ma questa mattina i casi concreti, ovvero l'esperienza di lavoratrici che si occupano di attività operativa come il rizzagio o anche di una capitana di lungo corso ci hanno dimostrato che i pregiudizi sono solo nella mente di chi li applica. Quindi continuare a parlarne, ma anche mettere in atto gli strumenti parlamentari e operativi necessari per superare questo gap sarà l'impegno dei giorni a venire, a partire dalla presentazione di una risoluzione rispetto alle pari opportunità di genere nel lavoro portuale e marittimo in commissione Trasporti alla Camera dal gruppo del Partito Democratico.
Inoltre va detto che i porti italiani, così come molti altri settori della nostra economia, subiscono una vera e propria carenza di manodopera specializzata. In questo contesto il riequilibrio di genere, orizzontale e verticale, diventa quindi un'occasione ulteriore per rispondere alla richiesta di forza lavoro.
La presentazione di oggi e le azioni parlamentari che ne conseguiranno, cosi come gli impegni presi questa mattina da associazioni datoriali e sindacati di settore, sono per colmare il gap di genere sul lavoro, a partire da quello portuale, come l'incremento di entrambi i generi in questo caso delle donne nel lavoro portuale". Lo hanno detto Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo Pd e Laura Boldrini presidente della commissione diritti umani alla Camera, a margine della conferenza stampa di presentazione del libro di Barbara Bonciani “Portuali e marittime, perché no? La disparità di genere nei porti italiani”.
“Gravi disagi per i pensionati italiani che percepiscono una pensione dalla Germania” lo denunciano in una interrogazione parlamentare i deputati democratici Maria Cecilia Guerra e Toni Ricciardi che sottolineano come “a causa dell’attuale blocco della procedura di rilascio dei certificati da parte del Finanzamt Neubrandenburg RiA – l’ufficio fiscale tedesco competente – migliaia di cittadini italiani che hanno lavorato in Germania rischiano di subire una doppia imposizione e di non poter compilare correttamente la dichiarazione dei redditi in Italia”.
“Secondo la Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Germania- spiegano i democratici - i pensionati italiani hanno diritto a detrarre la tassazione tedesca dal reddito imponibile in Italia. Ma per farlo è necessario ottenere un certificato dall’amministrazione tedesca. Oggi, questa procedura risulta praticamente paralizzata per l’alto numero di richieste provenienti dall’Italia, lasciando i cittadini senza strumenti e con scadenze fiscali ormai imminenti. È inaccettabile - concludono - che il diritto dei contribuenti venga ostacolato da inefficienze burocratiche. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano dovrebbe intervenire subito per garantire ai pensionati italiani il pieno rispetto degli accordi internazionali e per semplificare un iter che si sta trasformando in un vero e proprio calvario amministrativo”.
“La Giunta Comunale di Orbetello ha impedito le celebrazioni del 25 aprile perché si trattava di una “manifestazione di carattere politico”. Le motivazioni rese note dopo due settimane dal Comune sono francamente ridicole e sovversive: la Festa nazionale della Liberazione, celebrata da 80 anni in tutto il Paese dalle maggiori cariche dello Stato e giorno festivo dalla nascita della Repubblica, è stata definita da un ente pubblico un evento politico per impedire che venisse svolto liberamente? Ma stiamo scherzando? Una legge del 1946 equipara il 25 Aprile alle principali festività nazionali, come il 2 Giugno, il 1° Maggio, Natale e Pasqua. Si tratta di una ricorrenza che celebra la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e che appartiene alla storia e alla coscienza democratica del paese, al di là delle appartenenze politiche. Se questo è il nuovo criterio, ci chiediamo allora cosa accadrebbe se il Presidente della Repubblica volesse venire a Orbetello per celebrare la Festa della Repubblica: non gli verrebbe concessa la piazza? E’ oggi più che mai urgente e necessario che il ministro dell’Interno intervenga per evitare che questo episodio increscioso rimanga isolato e non consenta ad amministratori in malafede di infangare i valori fondanti della democrazia”. È quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani.
“Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza al giornalista Giorgio Saracino e alla troupe Rai aggredita brutalmente nel quartiere zen di Palermo. Episodi del genere lasciano l’amaro in bocca e non dovrebbero mai accadere. I nostri giornalisti e le nostre troupe svolgono un attento lavoro di informazione, che è democrazia e libertà”. Così in una nota i parlamentari Pd della commissione di Vigilanza sulla Rai.
“Salvini pretenda risposte da Trenitalia e apra confronto con territorio”
Il governo non può cavarsela con formule vuote, serve una risposta vera su Bardonecchia. L’interrogazione che ho presentato al ministro Salvini sulla soppressione della fermata dell’alta velocità a Bardonecchia non nasce da una logica di parte, né da uno spirito polemico. È, al contrario, l’espressione di una preoccupazione concreta e condivisa da un territorio che chiede semplicemente buonsenso. Non stiamo difendendo un privilegio, ma una scelta razionale che tiene insieme vocazione turistica, sostenibilità, mobilità internazionale e sicurezza. Bardonecchia non è una fermata secondaria, ma una località alpina strategica, snodo delle valli olimpiche e punto di riferimento per un modello di turismo integrato e rispettoso dell’ambiente. La risposta ricevuta dal governo è stata, purtroppo, generica e deludente. Parlare di “rimodulazione dell’offerta” e di “valutazioni tecniche” significa nascondere un problema dietro il paravento del linguaggio burocratico, senza affrontarne le ricadute reali. La verità è che Bardonecchia viene esclusa da un collegamento internazionale di alta velocità pur rimanendo sede operativa per i controlli di frontiera. I treni si fermano, ma i passeggeri non possono scendere: una contraddizione che grida vendetta alla logica. È inaccettabile che un’intera comunità venga penalizzata in silenzio. Il Ministero avrebbe dovuto farsi carico di questa anomalia, pretendere risposte da Trenitalia e aprire subito un confronto con le istituzioni locali. Invece si è trincerato dietro la logica del mercato, come se lo Stato non avesse alcun ruolo nella difesa dell’equilibrio tra i territori. La mobilità moderna o è coesione, o non è. E chi governa ha il dovere di non lasciare indietro le aree montane, né considerarle “distanze trascurabili” su una cartina. Chiedo al governo di tornare sul punto, con atti concreti e tempi certi. Se questa è l’idea di sviluppo che si ha per il Piemonte, allora sì, il problema è politico. Perché un’Italia che viaggia a due velocità, tra aree centrali che decidono e territori alpini che aspettano, è un Paese ingiusto. E noi non possiamo accettarlo.
Così il deputato del Pd Mauro Laus.
“È molto preoccupante che una patologia in forte crescita con ricadute pesanti su molte famiglie come l’Alzheimer sia lasciata senza riferimenti normativi certi, creando un contenzioso tra strutture, famiglie ed enti locali senza venirne a capo. In tal senso si è pronunciata anche la Cassazione con innumerevoli sentenze ma lo Stato non è intervenuto modificando la legislazione attuale. Questo comporta che molte strutture RSA, per paura e impossibilità di sobbarcarsi spese eccessive che prima erano a carico delle famiglie, rifiutino di accettare al loro interno il ricovero di malati di Alzheimer. Un altro rischio è che se molte strutture chiudono al loro interno i cosiddetti “punti Alzheimer”, si verrà a creare una disparità fra i vari territori con conseguenze di estremo disagio per i malati e le loro famiglie. Per questo ho presentato una interrogazione al ministro della Salute affinché intervenga sulla legislazione vigente per affrontare la situazione attuale”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato Pd, membro della commissione Affari sociali della Camera e vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta Covid.
“Abbiamo presentato un emendamento al dl polizze catastrofali che prevede che sono assicurabili gli immobili oggetto di sanatoria o per i quali sia in corso un procedimento di sanatoria o di condono, fermo restando che l'erogazione dell'indennizzo in caso di eventi catastrofali è condizionata all'esito positivo della procedura di sanatoria o di condono. Il nostro obiettivo con questo emendamento è chiarire che l’indennizzo assicurativo potrà essere erogato esclusivamente in caso di esito positivo delle domande di sanatoria o condono, presentate ai sensi della normativa vigente. Questo per evitare che gli immobili che presentano palesi difformità seppure piccole come una porta o una finestra irregolari non vengano poi sanati”. Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente di Montecitorio, primo firmatario della proposta di emendamento al decreto legge sull'assicurazione per i rischi catastrofali, presentata oggi alla Camera e che verrà discussa domani.
"La notizia dei bombardamenti condotti dall’India in nove località pakistane, e della conseguente reazione militare del Pakistan, desta profonda preoccupazione. Non si tratta di piccole scaramucce, ma di un'escalation pericolosa tra due potenze nucleari: un rischio altissimo per la sicurezza regionale e globale. Il mondo non può permettersi nuove guerre. Serve più diplomazia, più politica, più responsabilità. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, è già intervenuto richiamando alla massima cautela: è un appello che l’intera comunità internazionale deve raccogliere, a partire dal governo italiano". Con queste parole, la deputata del Partito Democratico Laura Boldrini è intervenuta questa mattina in Aula alla Camera, chiedendo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di "intervenire e riferire in Parlamento su come il governo italiano intende contribuire a una soluzione diplomatica rapida ed efficace".
"Siamo di fronte al più grave scontro militare tra India e Pakistan degli ultimi vent’anni – ha aggiunto Boldrini – e il confronto va immediatamente spostato dai campi di battaglia ai tavoli negoziali. È attraverso il dialogo multilaterale che si evitano disastri geopolitici e umanitari. Per questo il diritto internazionale va preservato, perché è l’unico strumento che abbiamo per evitare un conflitto globale. Quando il diritto internazionale viene ignorato, resta solo la legge del più forte, la giungla: una spirale che dobbiamo assolutamente evitare".
"Per questo – ha concluso – chiedo formalmente al Governo italiano, e in particolare alla Presidente Meloni, di attivarsi subito: chiami il Presidente Modi, prenda posizione, dia un segnale chiaro. E subito dopo il Governo venga a riferire con urgenza alle Camere su quali iniziative intende assumere per contribuire concretamente alla de-escalation di questa crisi".