“Le dichiarazioni scomposte del governatore della Liguria Marco Bucci avvalorano pienamente i risultati dell’inchiesta del Sole 24 Ore che colloca la provincia di Genova tra le ultime in Italia per percezione di sicurezza: tirando in ballo altre realtà metropolitane di cui non sa niente, e che secondo lui ‘starebbero peggio’ come Firenze o Bologna, il Presidente della Regione conferma di fatto il totale fallimento delle sue politiche di contrasto alla criminalità, come sindaco del capoluogo, e le stesse iniziative assunte in questi anni dal governo Meloni; dal momento che proprio a Genova sono in aumento quasi tutti i reati. E’ veramente sconcertante come questa destra, anche dopo aver governato per anni, continui a dare la colpa agli altri dei propri clamorosi ed evidenti insuccessi”: è quanto dichiara il deputato Pd Emiliano Fossi.
“Le dichiarazioni di oggi del dott. Giuseppe Siani, capo del Dipartimento di Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, confermano ciò che da tempo il Partito Democratico denuncia con preoccupazione: le tensioni commerciali internazionali e l’inasprimento dei dazi da parte degli Stati Uniti rappresentano una minaccia concreta per la nostra economia reale e per la tenuta del credito bancario, non solo nei confronti delle imprese più esposte all’export. Chi, nelle scorse settimane, ha bollato come ‘catastrofisti’ coloro che segnalavano l’impatto negativo sul sistema economico italiano, o chi ha sostenuto che ‘i dazi non si sentiranno sui consumatori italiani’, dovrebbe riflettere davanti all’autorevolezza dell’analisi offerta oggi da Bankitalia. Non si tratta di allarmismo, ma di consapevolezza. E chi ricopre ruoli istituzionali ha il dovere di ascoltare e agire, non minimizzare come ha fatto nei giorni scorsi, se non addirittura applaudire Trump in preda ad un incomprensibile innamoramento. Il nostro sistema bancario, come evidenziato da Siani, ha finora retto grazie a un’impostazione tradizionale e prudente. Ma le incertezze geopolitiche, l’aumento dell’avversione al rischio e la volatilità dei mercati finanziari possono compromettere rapidamente la qualità del credito e, con essa, la fiducia di imprese e famiglie. Serve un monitoraggio costante, come segnalato dalla Banca d’Italia, ma serve soprattutto una risposta politica forte e coesa: a sostegno degli investimenti, della competitività delle nostre imprese, dei mutui delle famiglie e della stabilità sociale. Il Partito Democratico continuerà a incalzare il Governo perché si assuma le sue responsabilità in questa fase delicata, abbandonando ogni forma di propaganda e affrontando con serietà i nodi dell’economia reale.” Lo dichiara Silvio Lai, deputato PD della Commissione Bilancio della Camera.
"Dopo le parole del collega Billi e dopo le parole del sottosegretario Perego, in un'altra epoca si sarebbe andati al Quirinale a fare una verifica di governo. Perché c'è un problema serio nella maggioranza, molto serio. Noi voteremo contro la mozione della maggioranza. Nella mozione della maggioranza le parole 'ReArm Ue' non ci sono. Questa maggioranza e questo governo non hanno idea di cosa andare a dire in Europa. Per noi del Pd il piano va radicalmente cambiato, per un motivo economico, uno di difesa e uno di politica estera. La maggioranza invece è divisa in tre posizioni: una sulla linea Trump-Putin, attaccare e distruggere l'Europa e la Lega lo dice con chiarezza; Fi è un po' più verso l'Europa ma molto timidamente; e poi c'è Fdi che si è inventata la terza posizione, 'siamo con l'Italia', come se qualcuno fosse contro l'Italia. Il Governo non ha chiaro se andare verso la difesa europea o verso il riarmo degli Stati. Noi siamo verso la difesa europea con chiarezza sapendo che ci vuole più Europa e che bisogna realizzare le condizioni per una difesa comune europea e per la pace”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, nel suo intervento in dichiarazione di voto sulle mozioni sul ReArm Ue.
“E’ inconcepibile che il decreto P.A. stia diventando lo strumento per aumentare gli staff dei ministeri, introdurre qualche norma ad personam, dividere intere categorie di lavoratori pubblici. Ormai quel decreto è diventato la buca delle lettere delle rivendicazioni dei singoli ministri. Volevano rafforzare la Pubblica Amministrazione: in realtà la stanno distruggendo continuando ad alimentare precariato e dislivelli salariali. Ogni giorno arrivano nuovi emendamenti sempre più disomogenei per soddisfare qualche micro privilegio. Tutto sulla testa del Parlamento. Chiediamo al ministro Zangrillo di venire in commissione e spiegare cosa sta accadendo. E’ ancora lui il ministro delegato oppure hanno centralizzato tutto a Palazzo Chigi?”.
Così Simona Bonafè, capogruppo Pd in commissione Affari Costituzionali della Camera, e Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
Il PD pone una questione di razionalità nell'organizzazione dei lavori in Aula che hanno, poi, una rilevante ricaduta politica. Quando i gruppi chiedono di calendarizzare delle mozioni che hanno un oggetto specifico, il criterio di abbinabilità che viene fatto su una valutazione della Presidenza, deve garantire la discussione di questi temi e che non si creino spazi di scappatoia per aggirare il dibattito. Ne approfitta infatti una maggioranza incapace di assumere una posizione unitaria su questioni fondamentali. Penso al PNRR, alla competitività europea e oggi nella discussione sul piano di riarmo europeo, che ha registrato una spaccatura dentro le forze di governo, che hanno presentato una mozione che di fatto non tratta l'argomento.
Così si compromette la qualità del dibattito democratico e il dovere dell'assunzione di responsabilità che ogni forza politica si assume su temi che hanno particolare rilevanza per le scelte che il nostro Paese è chiamato a fare.
Lo ha detto Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati intervenendo in Aula sull’ordine del giorno dei lavori.
“Sulla questione dei dazi statunitensi ci troviamo ancora una volta di fronte all’improvvisazione e all’isolamento internazionale del governo Meloni. Siamo stati per giorni a pietire un appuntamento con il presidente americano. Dopo averlo ottenuto, Giorgia Meloni si è fatta offendere dallo stesso Trump, peraltro con parole che offendono la dignità del popolo italiano”. Così il deputato Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio, commenta l’annuncio di Trump per una pausa di 90 giorni e una tariffa reciproca ridotta, durante i negoziati, al 10 per cento.
«Ancora una volta – prosegue Pagano – il governo sceglie l’isolamento, preferendo una trattativa ‘one to one’ con Washington invece di rafforzare un’azione europea comune, l’unica che può avere massa critica e autorevolezza. Serve una grande missione europea, con un piano organico condiviso tra tutti i partner dell’Unione. Meloni venga in Parlamento per costruire insieme una strategia utile per i Paese. Basta propaganda. Le imprese italiane stanno già pagando le conseguenze di una guerra commerciale folle, e il governo non ha previsto nulla di concreto per sostenerle. I fondi annunciati finora sono finti, soldi di cartone. Servono risorse vere, come fatto in Spagna, dove oltre metà del piano anti-crisi è stato finanziato con soldi freschi”.
“Non si può – conclude Pagano - lasciare solo il nostro tessuto produttivo. Serve un intervento straordinario, come quello messo in campo durante la pandemia: qualsiasi cosa serva per proteggere imprese, lavoratori e lavoratrici. Anche utilizzando i fondi del Pnrr non ancora impiegati. Ma quelli non bastano: servono nuovi stanziamenti per affrontare un’emergenza che rischia di travolgerci”.
Riforma inaccettabile, colpisce la tutela dei cittadini.
“Quella portata avanti dal governo Meloni non è una riforma della Corte dei Conti, ma un attacco diretto alla sua funzione di controllo. È coerente con il disegno di indebolimento degli organi indipendenti di garanzia che questo esecutivo porta avanti sin dall’inizio della legislatura. Prima la magistratura, poi la magistratura onoraria con la separazione delle carriere, e oggi la magistratura contabile”. Così il deputato Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, commenta l’approvazione del testo sulla riorganizzazione della Corte dei Conti, passato al Senato.
“La Corte dei Conti – sottolinea l’esponente dem - ha il compito di indagare sugli illeciti commessi dai funzionari pubblici che arrecano danni economici ai cittadini. Se l’intento fosse stato realmente quello di migliorarne l’efficienza, avremmo contribuito con spirito costruttivo. Ma l’obiettivo è un altro: svuotare l’organo di controllo, ridurre le sanzioni, accentrare i poteri e indebolire i meccanismi di tutela per i cittadini”.
“Questa riforma – conclude Gianassi - incide pesantemente sull’autonomia e l’indipendenza della Corte. Con l’introduzione di vincoli gerarchici sulle indagini, si contraddicono principi fondamentali della nostra Costituzione. Prevedere che si risponda solo per il 30 per cento del danno arrecato alla pubblica amministrazione significa che il restante 70 per cento sarà a carico dei cittadini. È inaccettabile. Il Partito Democratico si oppone con forza a questo disegno. I cittadini hanno diritto a istituzioni che vigilano e garantiscono l’uso corretto delle risorse pubbliche”.
In commissione Affari Sociali stiamo discutendo le proposte per l'assistenza sanitaria per gli italiani all'estero che in virtu' di un contributo permette l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale. Il percorso è iniziato con l'approvazione del mio ordine del giorno, votato all'unanimità nel dicembre scorso, che chiedeva di riconoscere il principio fondamentale del diritto all'accesso al Servizio sanitario nazionale da parte degli italiani iscritti all'AIRE, a fronte di un contributo. Lo ho detto Christian Di Sanzo, Deputato del PD eletto in Nord e Centro America, per il quale “Adesso è importante procedere in modo collaborativo, per cercare di apportare emendamenti al testo base che vadano nella direzione di prevedere particolari esenzioni per i pensionati che pagano le tasse in Italia e per gli studenti privi di reddito”. L'approvazione di una legge - ha concluso Di Sanzo- che permetta di iscriversi al Servizio sanitario nazionale, anche per gli italiani all'estero, è una battaglia fondamentale di diritto, sulla quale non esiteremo ad andare avanti.
"Voteremo a favore del provvedimento di oggi relativo alle associazioni sindacali dei militari. Una proroga necessaria a proseguire il percorso per garantire i diritti sindacali agli uomini ed alle donne in divisa. Una proroga dovuta a ritardi che non avrebbero dovuto esserci. Il nostro voto favorevole rappresenta uno stimolo al governo ad accelerare, con la giusta attenzione rispetto ai rilievi che le associazioni sindacali ci hanno fatto pervenire. Tutti noi ribadiamo in tante occasioni la gratitudine per le donne e gli uomini in divisa. Dare loro certezze su come esercitare le loro libertà sindacali è un modo per rendere concreta quella gratitudine". Così Andrea De Maria, deputato PD intervenendo oggi in Aula alla Camera.
«Il Governo annuncia due miliardi di euro di investimenti di Eni a Brindisi e Priolo sulla chimica verde, le stesse fatte per Porto Torres 13 anni fa: sono solo le solite promesse condite con il niente. La risposta data in aula dal Governo smaschera una strategia di disimpegno mascherata da rilancio. Sotto la retorica della “transizione verde”, si cela l’abbandono di una filiera fondamentale per lo sviluppo industriale sostenibile del Paese con il Governo che copre l’ENI che prosegue con l’inganno dei territori». Lo ha dichiarato in aula il deputato del Partito Democratico Silvio Lai, componente della Commissione Bilancio, nel corso di un intervento sulla assenza di una reale strategia per la chimica verde.
«A 13 anni dall’accordo del 2011 sulla chimica verde a Porto Torres – ha ricordato Lai – il cracking è stato dismesso in cambio di un progetto sulla chimica verde che è bloccato da anni. Nel frattempo le stesse promesse vengono fatte a Brindisi e Priolo condite con 2 miliardi di “promessi” investimenti da parte di ENI come nel 2011 fu fatto in Sardegna.
La risposta data dal governo alle interrogazioni del PD smaschera l’ennesima operazione di greenwashing, utile solo a ENI per ripulire la propria immagine, ma che non risponde né agli impegni presi nè a ciò che prevede la legge sulla cabina di regia. Il ministro in aula ha annunciato un incontro per la chimica verde per il 29 aprile se non c’è un nuovo cronoprogramma sugli investimenti e un impegno occupazionale vincolante sarà una finzione».
«Se ENI non vuole portare avanti la chimica e concentrarsi, come appare evidente solo sulla produzione di energia, lasci il settore ad altri soggetti che il Governo può trovare e non finga di farlo solo per chiudere impianti e mandare lavoratori a casa. La chimica verde è un pezzo del futuro del Paese, merita di più di questo tradimento politico e industriale», ha concluso Lai.
Giovedì 10 aprile alle ore 14.30, presso la Sala Stampa della Camera dei deputati, si terrà una conferenza stampa per la presentazione di tre proposte di legge che affrontano in modo complementare le sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione digitale, con particolare attenzione alla tutela dei diritti. Saranno presenti le deputate Anna Ascani, Chiara Braga, Marianna Madia e il deputato Piero De Luca, firmatari delle proposte. Nel corso dell’incontro verranno illustrate: la PDL n. 2212 Ascani e Braga, che introduce una disciplina sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito elettorale, per garantire trasparenza, correttezza e tutela del processo democratico; la PDL n. 1863 Madia, incentrata sulla tutela dei minori nell’uso degli strumenti digitali, con misure volte a garantire un ambiente online più sicuro per bambini e adolescenti; la PDL n. 2266 De Luca, relativa alla rimozione di contenuti illegali dalla rete Internet, con l’obiettivo di rafforzare la protezione degli utenti e combattere la diffusione di materiale illecito online. Le tre proposte si inseriscono in un quadro di iniziativa parlamentare che intende affrontare con responsabilità e visione le implicazioni sociali, democratiche e legali della rivoluzione digitale.
Info e accrediti: pd.ufficiostampa@camera.it
“Il Partito Democratico voterà contro la proposta di legge sulla Corte dei Conti, perché demolisce ogni possibilità di azione dei cittadini di fronte agli sprechi di risorse pubbliche. Non condividiamo la separazione delle carriere anche nella magistratura contabile, la gerarchizzazione del pubblico ministero e le norme che violano i principi costituzionali riguardanti l’inamovibilità del giudice e l’indipendenza del pubblico ministero. L’ipotesi poi di veder addirittura cancellate anche le sue articolazioni regionali rischia di compromettere l’efficacia di tutto il sistema. Ci troviamo di fronte a una Pdl che prevede l’impunità di fatto per il governo, con l’assoggettamento degli apparati dello Stato, lo svuotamento dei poteri e delle funzioni degli organi giudiziari e di controllo”.
Così la deputata democratica e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, motiva le ragioni del voto contrario del Gruppo alla Pdl Corte dei Conti.
“Viene il sospetto - aggiunge - che sia stata scritta proprio per proteggere l’attuale esecutivo dall’uso disinvolto dei fondi pubblici come, ad esempio, nel caso dello scandaloso protocollo Albania sui centri per migranti. Tutti i nostri emendamenti che miravano a contrastare alcune delle peggiori disposizioni introdotte, tra cui la definizione della colpa grave, l’estensione delle cause di non punibilità, la ‘pietra tombale’ del parere preventivo sugli atti successivi, la riduzione del controllo concomitante, la delega in bianco al governo per riorganizzare la Corte, sono state bocciate. Ci troviamo dinnanzi - conclude - a una riforma sbagliata e che viola gli stessi principi costituzionali”.
“Contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di stampa, non esiste nessun accordo in Parlamento sul decreto cittadinanza approvato il 27 marzo dal governo.”
A dichiararlo è Fabio Porta, deputato PD eletto all’estero, che chiarisce: “Siamo contrari al metodo utilizzato dal governo per intervenire con la decretazione d’urgenza su una materia tanto sensibile e delicata, e stiamo lavorando con i nostri gruppi parlamentari di Camera e Senato per apportare le opportune modifiche.”
“In questa fase – conclude Porta – diffondere informazioni inesatte non aiuta il serio lavoro che stiamo facendo in Parlamento e il confronto in atto tra le diverse forze politiche; siamo impegnati come sempre nell’interesse dell’Italia e delle sue grandi collettività italiane nel mondo”.
“25 miliardi di euro è, di solito, il volume di una legge di bilancio. Oggi, invece, rappresenta la prima rata da pagare per mettere a riparo l’economia italiana dai contraccolpi dei dazi americani. Gli amici di solito ti invitano a cena, mentre gli ‘amici’ di Meloni, Salvini & Co. mangiano da soli ma poi ti presentano il conto”
Così il deputato dem della commissione Finanze, Claudio Stefanazzi.
“Se ciò che si apprende dai giornali è vero - aggiunge - cioè che il governo si prepara a mettere in campo risorse pubbliche per 25 miliardi di euro, allora abbiamo una prima dimostrazione pratica e molto dolorosa di quanto il sovranismo sia dannoso per le tasche dei cittadini. Non solo, infatti, saremo costretti a pagare a caro prezzo le follie di Trump per salvare imprese e lavoratori più esposti, ma addirittura dovremo rinunciare a progetti e piani per un uguale ammontare di risorse, visto che quei soldi verranno sottratti al Pnrr e ai fondi di coesione. Uno schiaffo in pieno volto - conclude - all’idea di rilancio del Paese e alle aspettative di tanti territori che avevano visto in questi programmi di spesa un’opportunità per finanziare opere attese da decenni”.
“Sui dazi giungono dal governo dichiarazioni assurde che vanno dal loro elogio come opportunità, al sostenere l’equidistanza tra Europa e Usa, alla minimizzazione degli effetti sull’economia italiana, all’invito a non scatenare guerre commerciali. Forse sfugge il fatto che la guerra commerciale c’è già e l’ha innescata Trump. La sua idea è quella di arrivare a trattative bilaterali per disintegrare le aggregazioni politico economiche degli Stati, che sono un freno alle sue mire imperialiste. Lo ha detto volgarmente denigrando la presidente Meloni e per suo tramite il nostro Paese e il suo tessuto economico. Sapere che la premier si recherà a Washington il prossimo 17 aprile non ci tranquillizza”.
Così in Aula il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della camera, Stefano Vaccari, replicando al ministro Lollobrigida durante il Question Time sul tema dazi.
“Quell’incontro - aggiunge - non favorisce la costruzione in Europa di una posizione ferma, unitaria, mirata, graduale e con quella andare ad un negoziato senza genuflessione. Ci aspettavamo e ci aspettiamo un coinvolgimento anche di opposizioni e sindacati, perché quando ci sono in ballo gli interessi nazionali si prova a condividere un indirizzo comune. Oggi il governo dice solo che rimodulerà risorse e interventi del Pnrr e dei Fondi di Coesione, ma come nel gioco delle tre carte risorse in più non ce ne sono. Non dice quali proposte porterà in Europa perché il governo non ha una linea comune. Noi le idee chiare le abbiamo su eventuali contro dazi per alimentare un fondo che protegga imprese e lavoratori, per chiedere all’Ue di accelerare i nuovi accordi commerciali e mettere più risorse sulle nuove Ocm a partire da quella sul vino per consentire di aprire nuovi mercati. E altre ancora. Lo torniamo a dire - conclude - con le parole delle imprese agricole: in ballo c’è l’interesse nazionale toglietevi la maglietta dei sovranisti e mettetevi assieme a noi quella degli italiani convinti europeisti”.