Accertare irregolarità struttura Palazzo San Gervasio (Pz)
“In merito all'udienza preliminare sul Centro di permanenza per i rimpatri di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, non posso che confidare nell’azione dei magistrati ed auspicare un rapido accertamento delle responsabilità e delle irregolarità denunciate. I Cpr rappresentano da anni un sistema disumano e opaco, un luogo dove i diritti fondamentali delle persone detenute vengono quotidianamente calpestati”.
Così la deputata democratica, Rachele Scarpa.
“Ho avuto modo - aggiunge - di verificare con i miei occhi la realtà di questi centri, incluso quello di Palazzo San Gervasio, dove ho effettuato diverse ispezioni, l'ultima a dicembre scorso. Le condizioni di detenzione, l’assenza di trasparenza e le gravi violazioni documentate sono la prova lampante di un modello che non funziona e che mina i valori fondamentali del nostro Stato di diritto. Non basta più, però, parlare di singoli episodi o irregolarità: è il concetto stesso dei Cpr a dover essere messo in discussione. Questi Centri non possono continuare a esistere come zone grigie, dove la dignità umana è costantemente minata e le garanzie costituzionali ridotte a un'eco lontana. La politica deve assumersi la responsabilità di affrontare questa vergogna e costruire un modello alternativo, basato sull’inclusione e sul rispetto dei diritti umani. Ho piena fiducia nell’azione dei magistrati - conclude - ma voglio ribadire che politicamente e umanamente il vero problema è l’esistenza stessa di queste strutture, che devono essere superate con urgenza”.
“Torna all’ordine del giorno del Parlamento la proposta di legge sulla riduzione dell’orario a parità di salario, frutto di una sintesi, difficile e coraggiosa, tra Pd, M5s e Avs. Il Governo, come fu già per il salario minimo, ha osteggiato la proposta fino alla presentazione di un emendamento integralmente soppressivo. Abbiamo ottenuto un rinvio per un confronto col governo dopo una dura lotta parlamentare, ma è evidente la loro ostilità ideologica”.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera, oggi dalle colonne del Manifesto.
“La destra italiana va in direzione esattamente opposta di quanto accade nella Spagna socialista, che a fine dicembre ha siglato un’intesa tra ministero del Lavoro e sindacati denominato ‘Accordo sociale per la riduzione della giornata lavorativa. Lavorare meno, vivere meglio’”, spiega il deputato del Pd illustrando il progetto spagnolo della ministra Yolanda Diaz che condurrà alla settimana corta di 37,5 ore entro il 2015 e l’introduzione del diritto alla disconnessione.
“Nel progetto per l’Italia avanzato da Elly Schlein - aggiunge - si sostiene che il Paese non reggerà sulla scena internazionale competendo sui costi, alimentando un modello di capitalismo che scommette su lavoro povero e compressione dei diritti. La sfida sull’orario di lavoro rappresenta inoltre liberazione di spazi per la vita quotidiana, formazione come diritto soggettivo permanente, partecipazione consapevole alla costruzione di una società più giusta e inclusiva. La transizione - conclude - se guidata dalla politica può avere un doppio dividendo: sociale e ambientale. Se riesce a farlo la Spagna, può riuscirci benissimo anche l’Italia”.
Ministro della Salute intervenga e chiarisca
"Il 26 novembre scorso il Ministero della salute ha emanato un decreto che aggiorna, dopo oltre vent'anni, il nomenclatore delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e protesica. Secondo quanto sostenuto dal Governo, questo aggiornamento sarebbe finalizzato a garantire l'erogazione uniforme dei nuovi livelli essenziali di assistenza (LEA) su tutto il territorio nazionale, superando le attuali disomogeneità assistenziali tra i cittadini. Non sembra, però, che negli aggiornamenti delle tariffe si sia tenuto conto proprio del tempo trascorso, e, quindi, di un aumento dei costi che non può essere tralasciato per consentire una vera sostenibilità del sistema sanitario; proprio per questo, a quanto si apprende da notizie stampa, oltre trecentocinquanta strutture sanitarie hanno presentato ricorso al TAR. Il tar dapprima avrebbe sospeso il decreto ma successivamente ha annullato la sospensione. Questa situazione è segnale di grande confusione e imprevidenza da parte del Governo, oltre al fatto che si sono immediatamente verificati problemi relativi a codici e dizioni che non corrispondono a quanto previsto dalla norma. Inoltre, molti CUP sono stati obbligati a rifiutare le nuove ricette, mentre i pazienti e le loro famiglie erano costretti a stressanti andirivieni per ottenere una prenotazione.
Ancora una volta assistiamo ad un disastro annunciato, poiché all'emanazione di un decreto da parte del Governo non è seguito poi un adeguamento nei tempi previsti delle infrastrutture tecniche, creando una grande confusione e disagio per le famiglie e i cittadini, oltre che per le strutture sanitarie. Come sempre da parte del Governo prevale una grande e inspiegabile fretta nel voler emanare un provvedimento che attendeva da venti anni e che, quindi, poteva e doveva essere messo a punto in maniera seria e non inutilmente frettolosa.
quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere il Ministro interrogato per rispondere alle giuste esigenze portate avanti dagli operatori sanitari relativamente alle tariffe da adeguare;
Chiediamo quindi un intervento del Governo, su quali iniziative intenda intraprendere per evitare che questo caos annunciato si ripeta, causando ulteriori costi economici e sociali, a carico dei pazienti e delle famiglie". Lo dichiara il deputato del Pd, Gian Antonio Girelli, primo firmatario di una interrogazione al ministro della Salute in commissione Affari sociali di Montecitorio.
"Sono molto preoccupato di un accordo con un privato su informazioni duali, civili e militari, che a mio avviso vanno assolutamente divise. Quella civile riguarda un tema di mercato, sul quadro militare invece non consegnerei mai delle infrastrutture importanti ad un altro Stato, se non con oggettive condizioni molto restrittive del proprio Stato. A mio avviso dobbiamo ragionare su un tema di infrastrutture. I satelliti hanno una serie di informazioni che vanno oltre la sicurezza del Paese. Quindi occorre verificare bene le condizioni e capire bene quali sono i reali interessi, in questo caso di Elon Musk e degli Usa. Qui rischiamo di trasferire quelli che sono i confini degli Stati ai confini delle multinazionali. E questa è fantascienza". Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, ospite di Coffee Break su La7.
"Questa riforma non risponde alla domanda fondamentale dei cittadini: migliorare la giustizia. È, invece, animata da un intento punitivo verso la magistratura e da una visione populista che mina la cultura costituzionale della separazione dei poteri". Così Federico Fornaro, deputato democratico e componente dell'Ufficio di Presidenza del Gruppo PD alla Camera, è intervenuto in Aula durante l'esame della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere.
Fornaro ha denunciato l’obiettivo dichiarato della maggioranza di “indebolire lo Stato di diritto e di colpire l’architettura costituzionale sancita nel 1948”. "La creazione di due CSM e un'Alta Corte rappresenta un modello indiscutibilmente meno forte e meno autorevole rispetto a quello basato su un unico CSM. Questa riforma è un grimaldello per ridurre l'autonomia e l’indipendenza della magistratura, pilastri fondamentali della democrazia". Fornaro ha poi stigmatizzato “l'assenza di una reale cultura costituzionale nella maggioranza. Siamo di fronte a un fatto senza precedenti nella storia repubblicana: il testo della riforma costituzionale, voluto dal governo, sarà approvato dal Parlamento senza alcuna modifica rispetto a quanto deliberato dal Consiglio dei Ministri. È una negazione dello spirito costituzionale, che richiede dialogo, ascolto e confronto con le opposizioni, specie quando si parla di regole che riguardano tutti". Fornaro ha infine ricordato che "la Costituzione non è proprietà della maggioranza di turno, ma patrimonio di tutti i cittadini. Modificarla è possibile, ma richiede un approccio rispettoso e condiviso, non azioni unilaterali che indeboliscono le fondamenta della nostra democrazia”.
“Gravissima la decisione del governo, dichiarata oggi in aula alla Camera in risposta ad un question time, di utilizzare i 500.000 € ottenuti in legge di bilancio dalle opposizioni su proposta dell’onorevole Magi, per “corsi per i docenti sull’infertilità“, anziché per l’educazione “all’affettività e alla sessualità” nelle scuole, come approvato dal Parlamento. È sconcertante che una piccola conquista delle opposizioni nella direzione dell’educazione scolastica volta alla prevenzione della violenza di genere e per promuovere la cultura del rispetto tra le nuove generazioni, venga stravolta nei suoi obiettivi per organizzare invece formazione rivolta agli insegnanti riguardo alla prevenzione dell'infertilità. Quest’operazione politica manipolatrice, volta a soddisfare la “fissazione sessuofobica di certa destra”, non solo indegna per il metodo, ma irresponsabile nei confronti della lotta ai femminicidi e alla violenza contro le donne e contemporaneamente incapace di rispondere alla domanda pressante dei giovani e dei docenti di avere informazione ed educazione sul fenomeno della violenza. Basta frequentare davvero una qualsiasi scuola e lo si può verificare”. Così le deputate del PD Sara Ferrari, Antonella Forattini e Valentina Ghio della Commissione bicamerale femminicidio e violenza.
“Ci sono almeno tre buone ragioni per essere soddisfatti dell’approvazione dell’Accordo tra Italia e Albania. Anzitutto per le lavoratrici e i lavoratori tanto albanesi quanto italiani che ora possono totalizzare i periodi di assicurazione nei due Paesi per ottenere prestazioni sociali, a partire dalle pensioni e non solo. In secondo luogo perché ci siamo impegnati perché si colmasse il ritardo accumulato negli anni lavorando con le associazioni dei cittadini di origine albanese e premendo per calendarizzare il provvedimento in Commissione. Infine perché viene riconosciuta la vicinanza territoriale, storica e culturale con un Accordo che prevede il riconoscimento di diritti dopo aver passato mesi a discutere del fallimentare e costosissimo progetto del Governo per costruire centri di detenzione per migranti proprio in Albania. Ora auspichiamo che si lavori con lo stesso metodo anche su altri accordi sospesi o richiesti da altri paesi. Ad esempio il Perù, la Colombia, l’Ecuador, il Cile e il Brasile con cui occorre rinnovare la convenzione.” Lo dichiara la vicepresidente del Partito Democratico Chiara Gribaudo al termine delle votazioni sull’Accordo tra Italia e Albania per la sicurezza sociale dei lavoratori.
«Ho depositato un’interrogazione a mia prima firma al Ministro degli Affari Esteri, sottoscritta anche dai colleghi Enzo Amendola, Giuseppe Provenzano e Fabio Porta, per chiedere al governo di dire una volta per tutte la verità sull’invio di armi dall’Italia a Israele dopo il 7 ottobre 2023.
Diverse ricerche e inchieste giornalistiche, che vengono citate nell’interrogazione, dimostrano che un flusso di materiali d’armamento è proseguito anche nei mesi nei quali l’esercito israeliano ha scatenato a Gaza un massacro di civili senza precedenti: sono ben oltre 45mila le persone uccise, per la maggior parte donne e minori.
Dal 1990 l’Italia si è dotata di una legge, la 185, che vieta la vendita, la concessione di licenze, il trasporto e perfino il passaggio nei porti o sul territorio nazionale di armi, munizioni e strumenti bellici verso paesi che violano le convenzioni internazionali sui diritti umani.
Sia la Corte Penale Internazionale sia la Corte Internazionale di Giustizia hanno accertato che, con i bombardamenti indiscriminati e con il blocco di aiuti umanitari, il governo di Israele sta violando le convenzioni internazionali in materia di diritti umani. Quindi, secondo la legge 185, dall’Italia non possono essere inviate armi e loro componenti verso Israele.
Ma le inchieste citate nell’interrogazione dicono che invece proprio questo sta avvenendo, e che vengono perfino vendute armi cosiddette “a uso civile”, classificazione bizzarra e sconosciuta alla legislazione italiana, vendute ai coloni degli insediamenti illegali per essere usate contro le famiglie palestinesi.
Il governo risponda e dica la verità. Noi ci auguriamo di essere smentiti: sarebbe di una gravità inaudita scoprire che il governo italiano sta collaborando al massacro di decine di migliaia di persone innocenti, violando la legge nazionale e il diritto internazionale».
Lo dichiara in una nota Laura Boldrini, deputata PD e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Fare le nomine è sempre un esercizio di equilibrismo complicato, eppure c'è un limite: se un ex parlamentare che di professione fa il medico endocrinologo e non si è mai occupato della materia previdenziale, forse doveva essere nominato altrove e non alla presidenza della Commissione di vigilanza sui fondi pensione”. Così il deputato democratico Arturo Scotto in replica alla ministra del lavoro, Marina Elvira Calderone, durante il Question time alla Camera in cui il gruppo del Pd ha chiesto la revoca della nomina di Mario Pepe a presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione per mancanza dei requisiti previsti dalla legge.
“Pepe – continua il capogruppo Pd in Commissione Lavoro - si è occupato dell'istituzione di case da gioco stagionali nei comuni di Anzio e Ariccia e della tutela dell'olio extravergine di oliva. Peraltro - ha aggiunto Scotto - da deputato ha fatto parte di tre Commissioni, della Giunta alle autorizzazioni e perfino del Comitato per il servizio sanitario del Pronto soccorso ma mai della Commissione sugli Enti gestori. Inoltre - sottolinea Scotto - nel corso della sua audizione in parlamento Pepe ha testualmente detto che: 'le idee luminose di Berlusconi sulle pensioni minime', scivolone che si poteva risparmiare al Parlamento, che dimostra non è indipendente rispetto ai partiti che lo hanno nominato. La sua nomina è in violazione di legge, chi deve dirigere la Covip non può avere requisiti inferiori a quelli richiesti ai gestori dei fondi su cui il presidente deve vigilare: il controllore non può saperne di meno di chi deve controllare. È l'ennesima occupazione degli spazi pubblici dello Stato, una caratteristica di questo governo molto pericolosa per la stabilità del Paese”, conclude Scotto.
“La lotteria degli scontrini, nata come strumento di incentivazione ai consumatori e ai commercianti per contrastare l'evasione fiscale, inizialmente ha suscitato molto interesse nel 2021, ma appare oggi essere stata messa da parte dall’attuale Governo che non ha intrapreso alcuna azione di rilancio in questi anni. Se nel 2021 gli scontrini registrati furono 131 milioni, nel 2022 questa cifra è calata fino a poco più di 40 milioni. Circa centomila scontrini al giorno in tutta Italia.
Questa diminuzione denota che l’intervento del Governo tarda ad arrivare. La sottosegretaria Albano ha presentato dei dati parziali, anche perché occorrerebbe un aggiornamento per i registratori di cassa telematici per poter stampare un codice scansionabile da smartphone, tramite app. In altre parole i registratori che utilizzano gli esercenti devono essere adeguati e quest’operazione è tutt’ora in corso. Resta dunque il dato oggettivo che il governo ancora non si è attivato adeguatamente per far ripartire tutta la macchina della lotteria degli scontrini”. Lo ha detto Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze di Montecitorio, intervenendo in commissione Finanze alla Camera.
Interrogazione su ritardi e inefficienze transizione energetica
“Dal 2024 anche le compagnie di navigazione devono pagare per l’eccesso di produzione di C02 in base ad una direttiva europea, la 2023/959, che ha applicato gli obblighi derivanti dalla direttiva 2003/87/CE alle emissioni prodotte dal trasporto marittimo. Si tratta di una direttiva di 21 anni fa, ampiamente conosciuta anche perché aggiornata nel 2015 con la 757 che introduceva un monitoraggio e la comunicazione alle autorità preposte delle emissioni di anidride carbonica generate dal trasporto marittimo”.
Lo denunciano i deputati Pd, Silvio Lai e i capigruppo delle commissioni competenti, Anthony Barbagallo, Marco Simiani e Stefano Vaccari. “Eppure - aggiungono - mentre nel Nord Europa si sono attrezzati a superare i sistemi di propulsione tradizionali, anche utilizzando risorse europee, oggi le compagnie che non hanno usato questi 21 anni per ammodernarsi pretendono di ribaltare i costi dei ritardi e e delle inefficienze sui cittadini e sulle piccole imprese di trasporto merci. È inaccettabile e il ministero competente in Italia, quello dei Trasporti di Matteo Salvini, sta accettando quanto sta avvenendo senza nessuna iniziativa e senza una reazione adeguata. Le compagnie di navigazione sono in un regimo oligopolistico privo di una reale concorrenza e hanno fatturati miliardari con utili da centinaia di milioni di euro e neanche il loro stato di salute economica può quindi giustificare una iniziativa così scorretta, con evidenti rischi di sovraincassi ingiustificati ed effetti inflativi sulle tariffe, su cui il Governo deve vigilare. Lo Stato rischia peraltro di autorizzare contemporaneamente l’aumento del costo del trasporto merci e insieme di finanziarlo attraverso le leggi che finanziano queste tratte come alternative al trasporto su gomma nei percorsi lunghi Sud-Nord come dalla Sicilia a Trieste. In questo contesto le isole sono particolarmente penalizzate in termini di costi dalla mancanza di alternativa di trasporto su gomma e su ferro. E al maggior costo sulle merci si affiancherà quello del traffico passeggeri le cui tariffe sono già insopportabili da almeno 4 anni. Una tassa occulta sull’insularità - concludono - sulla quale il Governo deve intervenire o bloccando gli armatori, anche attivando le indagini delle authority nazionali preposte o trovando le risorse per coprire questi maggiori costi che la Sardegna non può ne deve sopportare”.
“La giornalista Cecilia Sala è libera e sta facendo ritorno in Italia. Una gran bella notizia. La notizia che aspettavamo. A lei e alla sua famiglia, vogliamo far arrivare tutta la nostra vicinanza. Grazie al Governo, alla diplomazia, ai servizi e a tutte le strutture del Paese che hanno lavorato per la sua liberazione in questi giorni di ansia e angoscia. Il risultato ottenuto oggi è un successo e una vittoria di tutta l'Italia” così ok capogruppo democratico nella commissione Affari Europei della Camera, Piero De Luca.
“Rinnovo a nome del Partito Democratico la richiesta avanzata da mesi che la presidente Meloni venga in aula a dirci esattamente quali sono i termini del negoziato che ha in corso con Elon Musk, di cui crediamo - salvo smentite - che ne abbia parlato anche in questi ultimi giorni. Quali sono i termini di un’interlocuzione confermata sempre di più da voci autorevoli, qual è il costo di questa operazione, quale interesse viene spartito tra l’uomo più ricco del mondo e il nostro Paese.
Non è sufficiente la smentita - che poi non è una smentita - letta nella velina di Palazzo Chigi, quando da giorni sugli organi di stampa, una delle agenzie più accreditate, Bloomberg, e anche da parte di alcuni autorevoli esponenti di governo, come il vicepremier Salvini, vengono rilanciati riferimenti più o meno espliciti a questa contrattazione in corso, e dallo stesso Elon Musk, che usa la sua piattaforma per scambiarsi complimenti e civetterie proprio con Salvini.
Vogliamo sapere dalla presidente del consiglio se è vero che sta impegnando il nostro paese su una cifra rilevante, di 1 miliardo e mezzo di euro per questa fornitura, perché noi sappiamo che siete abituati agli sprechi, come gli 800 milioni per i centri di immigrati in Albania, centri completamente vuoti.
È inaccettabile che una spesa di questo tipo possa solamente essere pensata senza i necessari passaggi di informazione e di condivisione con il Parlamento, di verifica dell’esistenza di un effettivo interesse nazionale, che non può essere discusso nelle segrete stanze dall’altra parte dell’oceano.
È quanto più necessario che la presidente Meloni venga a riferire in Aula perché oggi prendiamo atto che c’è una spaccatura all’interno della maggioranza, con l’altro vicepremier di Forza Italia, Tajani, che frena sul progetto. Una spaccatura che mette a serio rischio la credibilità del nostro Paese.
Lo ribadiamo ancora una volta: l’Italia non si svende e non lo consentiremo.
Non vogliamo che il destino dell’Italia venga messo nelle mani di un privato
che non è solo un uomo d’affari ma che ha chiari interessi politici nei confronti del nostro Paese”. Lo ha detto intervenendo in aula la capogruppo del PD Chiara Braga.
“In questi minuti Cecilia Sala sta tornando a casa e questo è ciò che davvero conta. È un profondo sollievo, una grande soddisfazione e un forte sentimento di gratitudine perché c'è un tempo per la polemica politica e un tempo in cui bisogna unirsi tutti come Paese per essere più forti come è successo questa volta: dietro l'appello del Presidente Mattarella, tutti uniti per riportarla a casa”. Così il deputato dem Peppe Provenzano intervenendo in Aula sulla liberazione della giornalista Cecilia Sala.
“A nome del Pd – continua il responsabile Esteri del Pd - mi unisco ai ringraziamenti al governo, agli uomini e alle donne della diplomazia, dell'intelligence e a tutti coloro che hanno lavorato con determinazione e discrezione per il raggiungimento di questo risultato. Ringrazio anche coloro che sono rimasti in silenzio, le opposizioni, le associazioni femministe, che si sono astenuti solo per senso di responsabilità dal manifestare tutta la rabbia e l’indignazione nei confronti del regime iraniano per i giorni di ingiusta detenzione. Proteggere la libertà di stampa significa proteggere la democrazia. Il giornalismo non è mai un crimine. Chi ha calpestato la dignità di Cecilia Sala calpestava la dignità dell’Italia intera. La sua liberazione restituisce onore a tutto il Paese”, conclude Provenzano.
"Con le novità annunciate ieri, Meta ha fatto due mosse. La prima - con la rimozione del factchecking - permette alla multinazionale di allinearsi al trumpismo, rendendosi disponibile a diventarne il megafono attraverso la promozione di contenuti falsi per alimentare la rabbia delle persone verso nemici immaginari e dando alibi e consenso alle forze reazionarie di destra. Con la seconda - dichiarando di voler rimuovere le restrizioni ai contenuti politici - ha confermato che le nostre denunce sull'utilizzo di pratiche di alterazione dell’informazione politica erano fondate. La multinazionale quattro anni fa avrebbe infatti implementato un sistema tramite il quale controllava, alterandola secondo criteri sconosciuti, la visibilità di tutta l’informazione politica. Per questo, anche su nostra segnalazione, la Commissione Europea pochi mesi fa aveva avviato un’indagine formale, dato che quella pratica viola il Digital Service Act (DSA), il quale vieta il cosiddetto "shadow banning". Oggi Zuckerberg fa retromarcia su questa pratica perché teme un’ennesima multa. In caso di sanzione, e quindi certificazione della violazione del DSA, decine di migliaia di politici, giornalisti ed influencer europei potrebbero infatti far causa alla multinazionale chiedendo i danni: per Meta sarebbe un disastro reputazionale ed economico di dimensioni gigantesche.
Noi però non ci fermiamo e andiamo avanti spediti con la nostra proposta di legge sulla trasparenza dei social e continuando a chiedere all’UE di indagare su quanto fatto dalla multinazionale americana e da tutte quelle che orientano, direttamente o indirettamente, l'opinione pubblica tramite i social network". Così in una nota Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico.