Auspichiamo che le altre forze politiche firmino la nostra legge
“Potrebbe sembrare un tema marginale ma non lo è per nulla. Oggi milioni di famiglie che condividono la loro vita con un gatto spesso si affidano a professionisti per prendersene cura in loro assenza o quando hanno necessità specifiche. E infatti il settore delle professioni feline, dagli hotel per gatti, ai cat sitter fino ai consulenti felini è in grande crescita. Eppure tale significativo aumento è avvenuto in assenza di una cornice normativa univoca e coerente, determinando incertezze burocratiche, fiscali e assicurative sia per gli operatori che per gli utenti. La normativa vigente presenta una frammentazione che, oltre a rendere complesso l'avvio e la gestione delle attività, non garantisce standard minimi omogenei su tutto il territorio nazionale. In particolare, le strutture ricettive per gatti non sono individuate da un codice ATECO specifico, con ricadute negative su autorizzazioni, inquadramento fiscale, accesso alle coperture assicurative e certificazioni di qualità. Questo vuoto normativo produce conseguenze concrete per le oltre 11 milioni di famiglie italiane che possiedono un gatto e che non dispongono di strumenti per orientarsi tra operatori seri e improvvisati.
La proposta di legge che presentiamo oggi, a prima firma mia e della collega Prestipino, vuole essere una prima risposta alle esigenze manifestate dai tanti operatori del settore che chiedono certezze: in primo luogo, la definizione di codici ATECO specifici per le strutture e i servizi rivolti esclusivamente ai gatti, così da eliminare ogni ambiguità interpretativa e semplificare gli adempimenti per gli operatori.
In secondo luogo, la definizione di linee guida nazionali uniformi per la gestione delle strutture ricettive feline, in linea con gli standard etologici più avanzati, che promuovano ambienti arricchiti sul piano sensoriale, sociale e strutturale, privi dell'utilizzo di gabbie e adeguati al benessere psicofisico dell'animale.
In terzo luogo, l'istituzione di un ente certificatore nazionale con il compito di riconoscere e certificare le strutture feline e di definire i percorsi formativi e di qualificazione per cat sitter, consulenti del comportamento felino e operatori di strutture ricettive.
Un settore, quello degli operatori felini, che oggi deve essere guardato con occhi nuovi, anche per le opportunità lavorative e di sviluppo che può portare, che sta già portando nel paese e i dati lo confermano. Un settore che rientra, in qualche misura, nella grande dimensione dell'economia della cura, in questo caso è la cura di altri esseri senzienti che fanno parte a pieno titolo delle nostre famiglie, ne sono componenti fondamentali. Dunque sia i gatti che gli operatori meritano dignità, rispetto, qualità e attenzione. In questo momento la politica deve rispondere a tutto ciò. Da qui l'appello a tutti i colleghi e le colleghe di ogni schieramento politico a firmare e sostenere questa proposta di legge, per, auspicabilmente, vederne la sua approvazione al più presto”. Lo dichiara la deputata del Pd, Eleonora Evi, che ha presentato la proposta di legge a sua prima firma e della collega Patrizia Prestipino sul settore felino.
“Rendere immediatamente pubblico lo studio relativo all’esposizione ai Pfas avviato dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco in collaborazione con l’Università di Bologna e predisporre indagini simili su tutto il territorio nazionale”: è quanto chiede una interrogazione del Partito Democratico sottoscritta dai deputati Marco Simiani, Chiara Braga, Maria Stefania Marino, Augusto Curti, Ilenia Malavasi, Sara Ferrari, Antonella Forattini, Eleonora Evi, Federico Fornaro, Nadia Romeo, Rosanna Filippin, Stefano Vaccari .
“Parliamo di sostanze altamente persistenti e pericolose, associate anche a patologie oncologiche, rispetto alle quali alcune categorie professionali risultano particolarmente esposte. Non è accettabile che i risultati, la metodologia e i protocolli scientifici – come segnalato dalle associazioni sindacali - non siano pienamente accessibili e verificabili. È inoltre urgente valutare l’estensione di indagini analoghe su scala nazionale, anche alla luce delle attuali limitazioni nell’accesso ai test per la rilevazione dei Pfas nel sangue, che rappresentano un ulteriore elemento di criticità per la tutela della salute dei cittadini”: concludono i deputati Dem.
Domani il Ministro della Giustizia Carlo Nordio sarà in Aula alla Camera per rispondere sul caso Delmastro. Il gruppo Pd ha presentato un’interrogazione a risposta immediata a cui il Guardasigilli dovrà rispondere nel corso del question time per chiarire la situazione del Sottosegretario, al centro di una vicenda che coinvolgerebbe persone legate alla criminalità organizzata. L’atto parte da quanto emerso “da inchieste giornalistiche si è appreso che Andrea Delmastro delle Vedove, Sottosegretario di Stato alla Giustizia, ha costituito nel 2024 a Biella la società ‘Le cinque forchette Srl’” insieme ad altri soci, tra cui “Miriam Caroccia, titolare del 50 per cento delle quote e amministratrice unica della società”. Un elemento centrale riguarda proprio la figura di Caroccia: “Miriam, studentessa romana allora diciottenne, è figlia di Mauro Caroccia, ‘imprenditore’ della ristorazione romana noto per i suoi trascorsi giudiziari e per i legami con il clan di camorra di Michele Senese”. L’interrogazione ricostruisce poi i fatti, a partire dalla sede della società “in via Tuscolana 452, presso ‘La bisteccheria italiana’”, fino al quadro giudiziario del padre, condannato definitivamente: “la sentenza è stata resa definitiva nel febbraio 2026 dalla Corte di Cassazione, ed è attualmente in carcere”. Sotto la lente anche una serie di passaggi societari: “il sottosegretario risulta essere protagonista di operazioni societarie a dir poco dubbie”, tra cui la cessione di quote: “nel novembre del 2025 avrebbe ceduto il suo 25% di ‘Le 5 forchette Srl’ alla ‘G&G Srl’”. E ancora: “solo otto giorni dopo la sentenza della Cassazione la G&G Srl avrebbe ceduto il 25% […] all’altra socia Donatella Pelle”, mentre “lo scorso 5 marzo, tutti gli altri soci […] avrebbero venduto le proprie quote a Miriam Caroccia”. Nel testo si segnala anche che “risulta poi che il Sottosegretario alla giustizia non abbia comunicato queste intestazioni e variazioni societarie né alla Camera dei deputati né al Ministero della giustizia” in violazione della normativa sul conflitto d’interessi. E che “sulla stampa continuano inoltre ad emergere elementi sempre più inquietanti […] che addirittura avrebbero visto Miriam Caroccia ‘risarcire’ in contanti i soci delle somme investite”. Su tutti questi aspetti le deputate e i deputati democratici - Serracchiani, Gianassi, Bonafé, Di Biase, Scarpa, Lacarra, Ghio, Ferrari, Fornaro, Casu -chiedono al Ministro Nordio chiarimenti urgenti in Aula.
“Addio ad un grande maestro della musica italiana. Ha saputo trascinare la musica italiana verso la modernità. È stato protagonista di una vera e propria rivoluzione culturale. Con lui se ne va un pezzo di storia della cultura musicale italiana”. Lo dichiara il deputato del Pd, Stefano Graziano.
“Siamo molto soddisfatti del risultato. Ora vogliamo sconfiggere Meloni alle elezioni. Il voto ha dimostrato sia nella partecipazione che nel risultato che i cittadini hanno a cuore la Costituzione, soprattutto i più giovani. Noi continueremo a sfidare il governo sui temi che toccano la vita quotidiana delle persone: sanità, lavoro, la scuola”.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, a Rainews 24.
“Il Partito Democratico è sempre stato compatto nei passaggi parlamentari sulla riforma e i nostri militanti si sono mobilitati con determinazione per raggiungere questo risultato sul cui esito ha pesato anche il contesto internazionale: Trump non spaventa solo per le guerre, per le scelte scellerate che influenzano la nostra economia, ma come modello di potere senza limiti. Un modello a cui guarda una parte della destra, da Meloni a Salvini, fino al sostegno a Orban. E i cittadini lo hanno capito” ha aggiunto Braga.
“La scelta della Segretaria Elly Schlein e del PD di fare della campagna una battaglia convinta a sostegno della Costituzione ha intercettato un sentimento profondo del Paese. Oggi il Partito Democratico è più forte ed è caricato di una responsabilità ancora maggiore. Per questo è una buona notizia che anche Conte si sia espresso positivamente sulle primarie: ora bisogna lavorare alle modalità e consolidare il lavoro fatto in Parlamento e fuori. C’è un patrimonio politico e umano che vogliamo portare al tavolo della coalizione, per rispondere alla domanda di partecipazione e di alternativa che c’è nel Paese” ha concluso la Capogruppo Pd.
“Il risultato del referendum conferma, semmai fosse ancora necessario, che la Costituzione è un patrimonio che i cittadini italiani difendono come baluardo di democrazia e convivenza civile. Il merito tecnico del referendum è andato via via scemando, per lasciare il posto ad una vera e propria resistenza civile contro un tentativo, peraltro maldestro, di ottenere un plebiscito utile, nel pensiero della presidente Meloni, a rafforzare il proprio potere e ad ottenere un via libera a modificare la Costituzione a maggioranza. È la sconfitta della Meloni e la vittoria delle forze che hanno, incessantemente spiegato con pazienza e determinazione quello che questo referendum realmente nascondeva. Ora è necessario un lavoro, davvero condiviso, per migliorare la giustizia e renderla più efficace e coerente con le aspettative dei cittadini. Ma questo, gli italiani lo hanno chiarito, potrà avvenire solo nella cornice della Costituzione vigente, nel rispetto assoluto dell’equilibrio e della divisione dei poteri che i nostri padri costituenti hanno saputo consacrare. L’idea che Meloni vagheggiava, di una Repubblica con il potere esecutivo immanente e legislativo e giudiziario al guinzaglio, rimarrà nei sogni della nostra presidente.” Così Claudio Stefanazzi, deputato del Partito Democratico.
“Il voto dimostra che la Costituzione è un valore profondamente radicato nel popolo italiano. Perché è costato sangue, sofferenze e battaglie che sono presenti nella storia delle famiglie e delle generazioni. Chi lo vuole demolire viene demolito”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Ha vinto la forza della Costituzione. Ogni volta che provano a toccarla, perdono. Milioni di cittadini hanno detto un NO netto alla volontà di sottomettere la Magistratura al potere del Governo. Se passavano ora, avrebbero preso tutto. Ora dobbiamo costruire l’alternativa. Perché questo è stato anche un No alla guerra, un No all’affossamento del Salario Minimo, un No al definanziamento di sanità e scuola. Continueremo testardamente unitari come ha detto Elly Schlein a unire e rinnovare il campo progressista”.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
È un risultato straordinario, con il quale gli italiani mandano un messaggio forte e chiaro al Governo: la Costituzione antifascista non si tocca. Alla propaganda autocelebrativa, arrogante e scorretta del centrodestra, i cittadini hanno risposto con una partecipazione al voto che non si vedeva da tempo e con la bocciatura di una riforma che avrebbe consentito alla maggioranza di far saltare l’equilibrio dei poteri e di procedere spedita verso il premierato. La narrazione meloniana non regge più perché non è sostenuta da autorevolezza, credibilità e risultati concreti, ma piuttosto da pericolose ambiguità sia sul fronte interno che internazionale. Mi auguro che sia iniziata la fase del disincanto che, come Partito Democratico, cercheremo di portare avanti con tutto l’impegno possibile.
Così la deputata democratica Antonella Forattini.
“La vittoria del NO è una sonora sconfitta politica per il Governo Meloni. Una bella festa della democrazia, segnata da una grande partecipazione anche di chi si era astenuto in precedenza, dal forte voto del sud e dei giovani per il NO.
Il referendum ha lanciato un messaggio chiaro: la giustizia non va riformata scassando la Costituzione.
La vittoria del NO non è difesa dello status quo, ma richiesta di interventi concreti sui problemi veri: processi più rapidi, più risorse, digitalizzazione, carceri dignitose e accesso equo alla giustizia.
I cittadini chiedono serietà, non propaganda. Ora serve un’agenda condivisa e credibile per una giustizia più efficiente, giusta e vicina ai bisogni reali del Paese.
E serve inoltre che il governo si spogli dagli atteggiamenti arroganti e propagandistici che hanno messo in campo anche per la riforma elettorale, la legge sull'autonomia differenziata e il premierato. Serve un progetto diverso per il Paese, e il centrosinistra ora ha una grande responsabilità nel raccogliere la speranza racchiusa dentro questo voto e farla diventare idee per l’alternativa alla destra, per batterla alle prossime elezioni politiche”.
Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Il responso delle urne determina il trionfo della partecipazione consapevole di un popolo che ha saputo distinguere la necessità di migliorare il sistema dall'insidia di una riforma sbagliata. La vittoria del "No" è, prima di tutto, una vittoria della tenuta delle nostre istituzioni.
Ho esercitato con convinzione il mio impegno di rappresentante dei cittadini in questa campagna elettorale, percorrendo il territorio per spiegare — centimetro dopo centimetro — i torti di un impianto normativo che ritenevo privo di intelligenza ordinamentale. Una riforma che, sotto il velo della semplificazione, nascondeva il rischio di ferire l'unità della giurisdizione e di introdurre l'artificiosa bicefalia di doppi CSM, producendo più confusione che certezza del diritto.
Ora, però, occorre avere la forza di laicizzare il risultato e non trasformarlo in una rendita di posizione. Archiviata la stagione delle forzature e delle divisioni ideologiche, è il momento di innalzare il cantiere della giustizia giusta.
Dobbiamo edificare una riforma che non nasca dalla clava della contrapposizione, ma da una visione organica e fattuale, capace di garantire tempi certi ai cittadini e dignità agli operatori del diritto. La giustizia è l'infrastruttura immateriale più preziosa della nostra convivenza civile: per metterla in sicurezza servono costruttori di sintesi, non architetti di fratture. Mettiamoci al lavoro per una proposta che unisca il Paese che crede che la magistratura libera e indipendente sia una risorsa preziosa per garantire a tutti la giustizia” così il deputato democratico Luciano D’Alfonso.
“Le Italiane e gli italiani hanno fermato questa riforma e difeso la Costituzione. Una grande risposta democratica, di partecipazione e un segnale importante che mette in luce soprattutto il contributo cruciale dei giovani ed il fatto che l'astensionismo non è sempre lontano dalle urne. Ora è necessario lavorare per evitare ulteriori danni al paese da parte di questa maggioranza e il PD ha l’onere di contrastare l’aggressione al bene pubblico, alla tutela della biodiversità e degli animali messa in atto da parte di questo governo a colpi di slogan elettoralistici e succube delle corporazioni delle armi.
C’è una prospettiva ambientale del campo largo che può e deve essere intrapresa a difesa dell’interesse pubblico e della nostra Costituzione. Al campo largo spetta ora offrire proposte. È tempo di una nuova primavera!”. Lo dichiarano in una nota congiunta, le deputate del PD Eleonora Evi e Patrizia Prestipino.
«L’esito chiaro del referendum sulla giustizia, con una netta affermazione del No, impone alcune riflessioni. La prima riguarda il metodo: non si possono toccare punti fondamentali della Costituzione, come l’equilibrio tra i poteri dello Stato, in modo impositivo da parte della maggioranza. Il confronto parlamentare non è un orpello, ma un dovere democratico per chi governa.
La seconda riguarda il merito. I cittadini ci chiedono di affrontare i problemi reali della giustizia: la lunghezza dei processi, la carenza di personale, il ritardo nell’innovazione, il dramma delle carceri e la necessità di rivedere alcuni aspetti del sistema sanzionatorio. È su questi nodi che dobbiamo concentrare il nostro impegno.
Questo voto segna anche un ridimensionamento dell’idea che si possa governare imponendo dall’alto le regole su tutto. Le istituzioni democratiche funzionano se si fondano su equilibrio, rispetto e confronto.
Al tempo stesso, il risultato restituisce l’immagine di un Paese diviso, che ha bisogno di essere ricucito. È responsabilità di tutti, maggioranza e opposizione, lavorare per una stagione di confronto più serio e meno conflittuale, capace di rimettere al centro l’interesse generale.
Per il Partito Democratico e per le forze del centrosinistra si apre ora una fase nuova: costruire un’alleanza fondata su idee e proposte concrete, non soltanto sull’opposizione al governo. La difesa dei capisaldi costituzionali resta un punto fermo, ma da sola non basta: serve un progetto credibile sui grandi temi nazionali e internazionali.
All’interno del Partito Democratico, infine, credo sia necessaria una riflessione seria: l’unità è e deve rimanere un valore. Le diverse sensibilità sono una ricchezza, ma non possono trasformarsi in distanze incompatibili con una stessa comunità politica». Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Gian Antonio Girelli.
“La netta vittoria del No rappresenta prima di tutto una chiara bocciatura di massa che il popolo italiano ha inflitto al Governo Meloni. Gli italiani hanno ribadito che la nostra Costituzione non si tocca con colpi di mano o riforme pasticciate nate con l'unico scopo di sbilanciare l'equilibrio dei poteri. Siamo profondamente soddisfatti perché il Paese ha scelto con orgoglio la strada della stabilità democratica, respingendo con forza un progetto che avrebbe umiliato il ruolo centrale del Parlamento e soffocato quegli spazi di pluralismo che sono il cuore pulsante della nostra Repubblica.
In questa straordinaria mobilitazione civile, il Partito Democratico si è confermato il perno insostituibile della resistenza democratica, dimostrando di essere l'unico vero argine contro derive autoritarie e semplificazioni pericolose che minacciano le fondamenta della nostra libertà. Oggi non cade solo una proposta di legge sbagliata, ma crolla l'illusione di una destra che pensava di poter cambiare le regole del gioco a proprio piacimento. Il messaggio che arriva dalle urne è che la democrazia appartiene ai cittadini e non può essere piegata agli interessi di una maggioranza arrogante.
Prendiamo atto del risultato, rispettiamo chi ha votato sì, ma non ci fermiamo: il nostro lavoro è allargare il consenso attorno al campo largo per affrontare le elezioni politiche con la forza necessaria per vincere” così sui social il deputato democratico Stefano Graziano.