“Il ministro Urso dice di essere 'alla ricerca di risorse nuove', peccato che quelle vecchie, gli oltre 6 miliardi destinati a Transizione 5.0, le abbia già fatte sparire. È paradossale: la principale misura industriale del PNRR è stata smontata pezzo per pezzo da questo Governo, che ha tagliato quasi 4 miliardi di euro e ora lascia le imprese in lista d’attesa, con una semplice 'ricevuta di indisponibilità delle risorse'. Altro che successo: è un fallimento annunciato”. Lo dichiara Ubaldo Pagano, deputato del Partito Democratico e capogruppo dem in Commissione Bilancio alla Camera.
“Hanno trasformato Transizione 5.0 - sottolinea il parlamentare - in un imbuto burocratico che blocca gli investimenti e alimenta la sfiducia del sistema produttivo. È l’ennesima dimostrazione dell’improvvisazione del Governo Meloni sul fronte delle politiche industriali. Invece di accompagnare la transizione energetica e digitale delle imprese, stanno mettendo in ginocchio chi vuole innovare, produrre e creare lavoro. Le imprese non chiedono nuove scuse, ma serietà, programmazione e regole chiare. Dalla siderurgia all’automotive, dal manifatturiero alla transizione verde, il bilancio dell’esecutivo è disastroso. Il ministro Urso si riempie la bocca di parole come 'reindustrializzazione' e 'rilancio', ma dietro gli annunci non c’è alcuna strategia, solo ritardi, tagli e propaganda”.
“La verità – conclude Pagano – è che questo Governo non ha una politica industriale: ha solo un elenco di fallimenti. E senza una visione vera, la prossima transizione rischia di essere quella dal futuro al passato”.
“È gravissimo che il ministro Giuli prosegua con la lottizzazione politica degli organi che dovrebbero guidare con terzietà e competenza le istituzioni culturali italiane. La nomina del coordinatore di Fratelli d’Italia di Cava de’ Tirreni, Gianpio De Rosa, e dell’ex deputato di Alleanza Nazionale, Luciano Schifone, nel Consiglio di amministrazione della Direzione regionale dei Musei nazionali della Campania è un atto eclatante e inaccettabile. Così come lo era la nomina di pochi giorni fa del dirigente di Fdi napoletano, Luigi Rispolo nel Cda dei Musei del Vomero”. Lo dichiara il deputato democratico e segretario regionale del PD Campania, Piero De Luca. “È scandaloso l'utilizzo di incarichi pubblici per finalità politiche e di parte. Ci chiediamo quali competenze culturali abbiano queste persone per ricoprire ruoli così importanti, che dovrebbero essere assegnati sulla base della professionalità, non dell’appartenenza politica. Il patrimonio culturale della Campania e dell’Italia non può diventare terreno di scambio o di propaganda. Il Ministro Giuli fermi immediatamente questa deriva e restituisca credibilità alla gestione delle nostre istituzioni culturali.”
“È inaccettabile che a fine anno le imprese italiane si ritrovino ancora una volta senza certezze, con i fondi per la Transizione 4.0 ormai esauriti e quelli per la Transizione 5.0 già svaniti nel nulla. Il governo e il ministro Urso devono assumersi la responsabilità di una gestione caotica e contraddittoria che sta mettendo in ginocchio il sistema produttivo nazionale.” Lo dichiara Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione attività produttive della Camera. Dopo aver tagliato e ridefinito in corsa il piano Transizione 5.0, creando confusione e incertezza tra migliaia di imprese che avevano già pianificato gli investimenti, ora si scopre che anche la misura precedente, la 4.0, è a secco. Il risultato è un deserto di strumenti per l’innovazione, mentre gli altri Paesi europei accelerano sugli incentivi industriali e sulla competitività. Urso aveva promesso una politica industriale stabile e di lungo periodo, ma siamo di fronte all’ennesimo stop and go, senza una visione e senza un piano credibile. Così si spaventano le imprese, si bloccano gli investimenti e si compromette la modernizzazione del Paese. “Il governo chiarisca subito dove sono finiti i fondi, con quali tempi e modalità intende riattivare le misure, e soprattutto garantisca continuità e trasparenza. Il sistema produttivo non può più subire i danni dell’improvvisazione e delle promesse non mantenute.”
“Il Piemonte non è più una delle Regioni che traina il Paese. Anzi è “in transizione”, cioè non più tra le più sviluppate in Europa. Abbiamo perso 3 punti percentuali di pil pro capite in sette anni: è la dimostrazione plastica, chiara ed evidente del fallimento Cirio”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico e deputata piemontese, sul declassamento del Piemonte a Regione “in transizione”.
“Il crollo del settore automotive, che più volte abbiamo denunciato, su cui governo nazionale e regionale non sono minimamente intervenuti, ha tolto 1500 posti di lavoro a Torino solo nell’ultimo anno - prosegue la deputata dem - Aumentano la cassa integrazione, il lavoro nero, quello sommerso. Il PNRR? È stato sprecato senza programmazione ma con un’accozzaglia di interventi inutili. Hanno tagliato sugli ospedali, sui sostegni alle famiglie per fare ridicole feste “identitarie”. E la lista sarebbe lunga.
Cirio, troppo impegnato a tagliare nastri e a fare il simpatico alle sagre, non si è mai accorto di tutto questo”.
“Oggi la Regione apre gli occhi e festeggia per 1,5 miliardi in più da spendere. Farebbe ridere se non fosse drammatico: si esulta perché arriveranno più fondi proprio per il declassamento. Cirio parlava di “Piemonte a un’altra velocità”, slogan buono per la campagna elettorale ma assolutamente lontano dalla realtà. Il Piemonte corre, è vero, ma all’indietro. Serve un piano industriale, una capacità di attrarre cervelli e investimenti, un netto cambio di passo. Tutto quello che l’attuale giunta, in quasi 7 anni, ha dimostrato di non saper fare” conclude Gribaudo.
“La decisione del gruppo Freudenberg di chiudere lo stabilimento di Rho è un fatto gravissimo, che colpisce un sito produttivo d’eccellenza e 42 lavoratori. L’intenzione dell’azienda, si legge nella nota diffusa dalla Fillea Cgil, è quella di spostare la produzione in Slovacchia e negli Stati Uniti, potenziando i siti del gruppo presenti in quegli Stati, con l’obiettivo di mantenere i margini di profitto fortemente ridotti dopo l’introduzione dei dazi da parte di Trump. È inaccettabile che il governo resti a guardare mentre le imprese italiane vengono messe in ginocchio da una guerra commerciale che sta già producendo danni pesanti”. Lo dichiarano in una nota congiunta Vinicio Peluffo, deputato rhodense del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive e il senatore Antonio Misiani, responsabile nazionale Economia per i dem.
“Presenteremo immediatamente – proseguono gli esponenti Pd - un’interrogazione parlamentare alla Camera per chiedere al governo quali iniziative intenda adottare per tutelare i lavoratori e contrastare l’impatto dei dazi sulla manifattura italiana. Lo stesso atto verrà depositato anche al Senato, perché serve una risposta coordinata e urgente. Non è accettabile che si perda un sito produttivo perfettamente funzionante, con commesse attive, investimenti recenti e accordi aziendali ancora in vigore, senza che il governo muova un dito per difendere occupazione e competenze.
“Il governo Meloni – concludono Peluffo e Misiani - aveva promesso un piano da 25 miliardi per neutralizzare gli effetti dei dazi, ma di quell’impegno non c’è traccia nella legge di bilancio. Il risultato è che realtà come Freudenberg pagano il prezzo di un esecutivo immobile e incapace di intervenire. Il Partito Democratico continuerà a chiedere misure concrete per proteggere l’industria e salvaguardare i posti di lavoro, perché il silenzio del governo è un silenzio colpevole”.
“Sicurezza ora, sviluppo subito: la Tirrenica da Tarquinia a San Pietro a Palazzi”, è il titolo della conferenza stampa del Pd che si terrà, oggi, mercoledì 12 novembre alle ore 13:00 presso la Camera dei Deputati. L’incontro intende riportare al centro dell’agenda politica la realizzazione della Strada Tirrenica, infrastruttura strategica per la sicurezza dei cittadini e per lo sviluppo economico del territorio. Nonostante l’urgenza dell’opera, negli ultimi mesi si sono registrati preoccupanti passi indietro da parte del Governo, che hanno rallentato e reso incerta una decisione attesa da decenni.
Interverranno: Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana; Luca Salvetti, Sindaco di Livorno; Gianni Chelini, Sindaco di Capalbio; Emiliano Fossi, Segretario del Partito Democratico Toscana; Marco Simiani e Laura Boldrini, Deputati PD; Ilenia Zambito e Silvio Franceschelli, Senatori PD; Francesco Gazzetti, Responsabile Infrastrutture del Partito Democratico Toscana; Leonardo Marras e Alessandro Franchi, rappresentanti del territorio eletti in Regione Toscana.
Nel corso degli interventi di fine seduta, il deputato dem Gian Antonio Girelli ha ricordato Jole Garuti, figura centrale dell’impegno civile e della cultura della legalità. “Ha fatto della coerenza e dell’impegno civile una forma di educazione alla libertà”, ha detto Girelli, sottolineando come Garuti, insegnante, formatrice e anima del Centro di documentazione ‘Saveria Antiochia – Osservatorio Antimafia’, abbia dedicato la vita a costruire una cultura della legalità concreta e quotidiana.
L'esponente dem ha ripercorso le tappe principali del suo percorso, dal ruolo tra le fondatrici di Libera a Milano fino al lavoro svolto al fianco di Saveria Antiochia, madre del poliziotto Roberto, ucciso dalla mafia: “Insieme hanno trasformato il dolore in impegno, creando un luogo di memoria attiva e cittadinanza consapevole. E ha ricordato anche l’impegno di Garuti nell’educazione dei giovani: “Ha insegnato che contrastare la mafia non significa solo denunciare il male, ma scegliere ogni giorno la giustizia, la responsabilità e il rispetto dell’altro”.
Con il suo intervento, Girelli ha voluto rendere omaggio alla testimonianza personale di Garuti: “La ricordiamo per la sua voce ferma, la sua mitezza ostinata, il suo passo lento e coraggioso. In lei vive la parte migliore della nostra società civile, quella che non si arrende e continua, con pazienza e tenacia, a costruire giustizia ogni giorno”.
“Palazzo Chigi ha tutti i motivi per essere nervoso: i centri in Albania sono un fallimento e i pochi numeri disponibili, ottenuti solo grazie alle ispezioni dei parlamentari di opposizione, parlano da soli. Sono la punta dell’iceberg di uno spreco enorme che, appena emergerà, farà tremare le vene ai polsi ai contribuenti italiani”. Lo dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, commentando le rivelazioni de L’Espresso sui timori del governo per un possibile danno erariale legato alla gestione dei centri per migranti in Albania. Secondo quanto riportato dal settimanale, il nervosismo a Palazzo Chigi cresce non solo per i risultati deludenti del progetto, ma anche per il rischio di un’inchiesta della Corte dei Conti.
“È l’ennesima prova – aggiunge l’esponente dem – che la propaganda del governo Meloni si scontra con la realtà. Il progetto dei centri in Albania non solo è crudele e disumano, non solo è inefficace, ma è anche potenzialmente dannoso per le casse pubbliche. Servirebbero chiarezza, trasparenza, rispetto dei diritti umani e dei cittadini che pagano i contributi, non operazioni di facciata fatte per nascondere il fallimento delle politiche migratorie”.
“La destra – conclude Scarpa –ha scelto di fare propaganda sulla pelle delle persone e ha prodotto soltanto violazioni e sprechi. Ora Palazzo Chigi teme che la verità venga a galla: e farà bene, perché il Paese merita di sapere come sono stati spesi i suoi soldi”.
“A due anni dalla morte di Giulia Cecchettin, suo padre Gino ci ricorda che la soluzione al femminicidio non può essere l’aumento delle pene. Lo abbiamo visto in questi anni, la repressione da sola non ferma la violenza. Eppure questo Governo, davanti a oltre 90 femminicidi nel 2025, continua a voltarsi dall’altra parte, ignorando che la vera prevenzione nasce dall’educazione affettiva, dal rispetto e dalla parità tra i generi.”
Lo dichiara Sara Ferrari, deputata del Partito Democratico e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere. “La scuola non è un campo di battaglia ideologico, è il luogo in cui si costruiscono i cittadini di domani. Lo Stato deve quindi garantire pari opportunità a tutti e non imporre una visione oscurantista. Questo disegno di legge non rafforza affatto l’alleanza tra scuola e famiglia, anzi la mette in discussione. Le contrappone invece di unirle, minando quella fiducia reciproca che è la base dell’educazione e della crescita dei nostri ragazzi. Come ricordano anche gli organismi internazionali, l’educazione al rispetto e all’affettività deve partire dalla giovane età, perché è solo intervenendo presto che si possono prevenire stereotipi, discriminazioni e comportamenti violenti. Questo ddl, permettendo ai genitori di vietare l’educazione sessuale ai propri figli, li priva di un diritto alla piena educazione e li lascia soli davanti ai social e al web” conclude la deputata Dem.
“Il grido d’allarme lanciato oggi dalla FIEG non può restare inascoltato. L’assenza nel disegno di legge di Bilancio di misure e risorse specifiche a sostegno dell’editoria quotidiana e periodica rappresenta una scelta grave e preoccupante. Davanti al termine di una serie importante e significativa di interventi di cui il Governo è pienamente a conoscenza, il mancato rinnovo dei fondi costituisce, ancora una volta, un tentativo di chiudere i rubinetti a un settore già penalizzato e indebolito. Una decisione che rischia di ridurre ulteriormente gli spazi della libera informazione, minacciando la pluralità e la qualità dell’informazione in Italia. Atti ostili, querele temerarie e riduzione dei fondi hanno effetti concreti e devastanti, mettendo a rischio il lavoro di giornalisti, editori e distributori e, con essi, il diritto dei cittadini a ricevere un’informazione libera e indipendente. Chiediamo al Governo di intervenire immediatamente nella manovra, ripristinando le risorse necessarie a sostenere l’editoria e tutelare la pluralità dei media. La politica ha il dovere di proteggere la stampa, senza ritardi né alibi” così il capogruppo democratico nella commissione di Vigilanza Rai, Stefano Graziano.
“L’ufficio stampa del Ministero della Cultura continua a diffondere notizie nascondendosi dietro fantomatiche “fonti MIC”. Un comportamento inqualificabile per chi dovrebbe gestire la comunicazione di un’istituzione pubblica. Ancora più grave è che la comunicazione in questione contenga un attacco e una minaccia nei confronti dei giornalisti di Repubblica. Chiediamo che l’ufficio stampa del Ministero assuma le proprie responsabilità e parli chiaro, senza nascondersi. Allo stesso tempo, il Ministro deve metterci la faccia: spiegare direttamente, senza alibi, le decisioni prese e mostrare chiaramente i documenti con cui il suo gabinetto ha comunicato i tagli previsti dalla manovra. Smentisca con i fatti non minacciando querele. La trasparenza non è un’opzione: è un dovere verso i cittadini anche per chi fa informazione dall’interno delle istituzioni. Una simile mancanza di chiarezza e responsabilità costituirebbe una grave violazione del codice deontologico” così i deputati democratici della commissione cultura della Camera.
“Con il consenso informato per l'educazione sessuale il governo vuole introdurre un obbligo generalizzato che va esattamente nella direzione contraria rispetto ai principi della nostra Costituzione. È un meccanismo burocratico, e soprattutto ideologico, che limita la libertà di insegnamento e svuota l'autonomia delle scuole negando alla scuola pubblica la sua funzione di luogo laico, aperto e democratico. Nonostante la maggioranza sia tornata indietro rispetto al divieto dell’educazione sessuale alle scuole medie, rimane un provvedimento sbagliato e dannoso che rende l’accesso all’educazione condizionato e comunque vietato fino alla scuola primaria, proprio nel giorno in cui Gino Cecchettin ha raccontato in audizione in Commissione Femminicidio la necessità di iniziare percorsi educativi fin dalla scuola dell’infanzia, per avere la speranza di cambiare in meglio la società.”. Così la deputata e vicepresidente del Gruppo Pd, Valentina Ghio in dichiarazione sulla pregiudiziale sul consenso preventivo sull'educazione affettiva.
“Invece di dare ai ragazzi gli strumenti per crescere con consapevolezza – sottolinea la parlamentare - il governo li lascia soli mentre prolifera l'utilizzo della rete come prevalente mezzo informativo di educazione sessuale, inclusi i modelli tossici e violenti. Un pericoloso arretramento culturale oltre che pedagogico, che colpisce quella fascia d'età dove si costruiscono le prime forme di consapevolezza relazionale ed emotiva”.
“Altro che tutela della famiglia, questo governo mette in atto un vero abbandono educativo di Stato in contrasto con gli articoli 33 e 117 della Costituzione, sulla libertà di insegnamento e l'autonomia della scuola e con l'articolo 3 dove si legge che la scuola è lo strumento con cui si rimuovono gli ostacoli che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini”, conclude Ghio.
«A Mogliano una sparatoria in pieno giorno, nel cuore della città, con tre feriti. A Treviso, nel centro storico, nuovi episodi di violenza e rapine, mentre crescono in modo preoccupante i furti in casa. Sono solo gli ultimi segnali di un disagio crescente nel territorio trevigiano, dove i cittadini chiedono più sicurezza e le forze dell’ordine continuano a garantire la loro presenza tra mille difficoltà. Ma il Governo Meloni, nella bozza della Legge di Bilancio 2026, sceglie di voltarsi dall’altra parte».
Lo dichiarano in una nota congiunta Giacomo Nilandi, Segretario del PD di Mogliano Veneto e Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico in provincia di Treviso, che ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Interno e dell’Economia per chiedere chiarimenti sulle mancate risorse destinate al comparto sicurezza e sulle conseguenze di questa scelta nei territori.
«La manovra non prevede assunzioni straordinarie, non copre integralmente i pensionamenti e addirittura innalza l’età pensionabile di chi ogni giorno rischia la vita per tutelare i cittadini. I sindacati di polizia - SAP, COISP, FSP Polizia e SILP CGIL - hanno parlato di una “disattenzione grave” e hanno ragione: nel 2026 potremmo perdere altri 1.300 agenti, mentre la carenza complessiva supera già le 10.000 unità. Tutto questo mentre nel Documento programmatico pluriennale 2025–2027 si stanziano oltre 31 miliardi di euro per il riarmo militare. È una scelta che dice molto sulle priorità di questo Governo».
Nilandi e Scarpa sottolineano come i recenti fatti di cronaca a Mogliano e Treviso siano il sintomo di un problema più profondo: «Serve una presenza più costante dello Stato nei territori, investimenti nelle dotazioni e nella formazione, e un riconoscimento concreto della specificità del lavoro delle forze dell’ordine. Non bastano slogan e passerelle: servono risorse, organici e rispetto».
«Chiediamo che il Governo - concludono i dem - riveda la manovra e metta finalmente la sicurezza delle persone e la dignità di chi indossa una divisa al centro delle proprie scelte politiche. Il Veneto e la Marca Trevigiana non possono essere lasciati soli di fronte a una crescente sensazione di abbandono e insicurezza».
“Sui problemi causati dal Cinipide ai castagni dal governo buone intenzioni ma nessun intervento concreta. La risposta alla mia interrogazione, svolta oggi nell’Aula di Montecitorio, conferma soltanto ciò che già sapevamo: mancano ancora azioni concrete e soprattutto risorse. Il settore della castanicoltura, strategico per molte aree interne e rurali del paese, è oggi in sofferenza: negli ultimi anni la produzione è crollata da 57 a 43 mila tonnellate. Questo significa perdita di lavoro, abbandono delle campagne e rischio di dissesto idrogeologico nelle zone montane”. E’ quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Ambiente della Camera.
“L’Italia - prosegue Simiani- è tra i principali produttori europei di castagne di qualità, con eccellenze riconosciute come il Marrone del Mugello IGP o quello dell’Amiata, ma senza un piano nazionale di sostegno rischiamo di compromettere un patrimonio economico e culturale. Paradossalmente, in Commissione Agricoltura giace ormai da anni una mia proposta di legge condivisa da tutte le forze politiche, che prevede misure per rafforzare la filiera e contrastare le fitopatie come il cinipide. È assurdo che sia bloccata però dal Ministro Giorgetti per soli 4 milioni di euro complessivi in due anni. Chiediamo al governo di passare finalmente dalle parole ai fatti: servono fondi strutturali e strumenti di difesa fitosanitaria adeguati per proteggere i castagneti e il reddito dei produttori. Difendere la castanicoltura significa tutelare le nostre montagne, la biodiversità e un pezzo fondamentale dell’identità agricola italiana”, conclude Simiani .
“Ieri a Bari, Antonio Tajani è salito sul palco per chiedere i voti dei pugliesi e ha collezionato gaffe e strafalcioni da manuale.
Ha confuso lo stadio San Nicola con il San Paolo di Napoli. Viene in Puglia a fare campagna elettorale, ma sembra non sapere nemmeno dove si trova. Portato in passerella come un santo in processione, il miracolo — quello di conoscere la città in cui parla — non è ancora avvenuto.
Bari non è Napoli. E i pugliesi non si lasciano prendere in giro così facilmente” così il deputato democratico Ubaldo Pagano.