"Inizia da Gerusalemme, la nostra visita. Siamo una delegazione di deputate e deputati del Pd: con me ci sono Ouidad Bakkali, Mauro Berruto, Sara Ferrari, Valentina Ghio e l'ex ministro Andrea Orlando. Siamo partiti dai quartieri palestinesi di Gerusalemme est dove molte famiglie vivono sotto minaccia di espropriazioni e demolizioni delle proprie abitazioni da parte dei coloni e dell'esercito israeliano. Da qui proseguiremo e andremo a visitare altri luoghi dei territori palestinesi occupati. Proprio ora che il mondo ha smesso di guardare da questa parte, non possiamo fare calare l'attenzione su quello che accade in Cisgiordania dove ogni giorno i palestinesi vengono uccisi e scacciati dalle proprie terre". Lo scrive sui suoi canali social Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
«La risposta fornita oggi in Commissione Finanze dalla sottosegretaria Albano è del tutto insoddisfacente e conferma un problema strutturale che il Governo continua a ignorare: la progressiva erosione della base imponibile IRPEF dovuta al proliferare dei regimi sostitutivi, più volte denunciata da autorevoli analisi indipendenti.»
Lo dichiara il deputato Virginio Merola (PD–IDP), a seguito della risposta del MEF all’interrogazione a risposta immediata presentata dal gruppo.
«È un dato di fatto – prosegue Merola – che quote crescenti di reddito vengono sottratte alla progressività, esentando dal pagamento delle addizionali regionali e comunali i redditi assoggettati a imposta sostitutiva, come quelli del regime forfettario o della cedolare secca sugli affitti. Questa architettura fiscale produce una evidente iniquità orizzontale tra contribuenti con pari capacità contributiva: da un lato lavoratori dipendenti e pensionati che continuano a finanziare i servizi pubblici locali e il Servizio sanitario nazionale; dall’altro una platea crescente di soggetti che ne è esentata.»
«Alla nostra richiesta di una stima aggiornata e puntuale delle maggiori entrate potenziali per Regioni ed Enti locali qualora anche i redditi oggi in regime sostitutivo fossero assoggettati alle aliquote medie delle addizionali, con scomposizione regionale e per fascia di reddito, la sottosegretaria non ha fornito alcun dato numerico. Si è limitata ad affermare che le minori entrate delle Regioni sarebbero compensate dallo Stato attraverso una maggiore compartecipazione IVA, e quelle dei Comuni tramite i trasferimenti del Ministero dell’Interno.»
«Una risposta che non chiarisce l’impatto reale dei regimi sostitutivi sul gettito locale e che, anzi, contiene un’ammissione grave: dipendenti e pensionati pagano due volte. La prima volta attraverso le addizionali trattenute direttamente in busta paga o sulla pensione; la seconda attraverso la fiscalità generale, che deve compensare i mancati introiti degli enti territoriali. In pratica – conclude Merola – chi paga già tutto continua a sostenere anche ciò che altri non pagano.»
«Il Partito Democratico continuerà a chiedere trasparenza, numeri chiari e un confronto serio sulla riforma dell’IRPEF, affinché il principio costituzionale di equità fiscale non rimanga solo un enunciato.»
“Meloni fermi Salvini. Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è sbagliato, anacronistico e rappresenta solo l’ennesimo atto di incaponimento del ministro dei trasporti contro ogni buon senso e in violazione della legge. Le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate alle vere priorità del Mezzogiorno e alle infrastrutture indispensabili per Calabria e Sicilia: ferrovie moderne, sicurezza del territorio, mobilità quotidiana, collegamenti efficaci e sostenibili, risorse idriche. Non esiste alcuna giustificazione per disperdere miliardi in un’opera che non risponde ai bisogni reali dei cittadini e rischia di diventare un colossale spreco di denaro pubblico. Il governo sta andando a sbattere contro un muro e sta aprendo pericolose fratture istituzionali, come dimostrano gli attacchi alla Corte dei Conti e i continui tentativi di aggirare controlli e procedure. È un comportamento grave, che mina le regole e la credibilità del Paese.
Il Partito Democratico sarà presente sabato a Messina e continuerà a utilizzare tutti gli strumenti democratici per fermare un progetto irrazionale e difendere le vere priorità infrastrutturali dell’Italia. Ci candidiamo a rappresentare queste istanze con responsabilità e con uno spirito unitario, sostenendo le richieste che arrivano con forza da tutte le comunità coinvolte”
Così la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga.
La violenza contro le donne continua a essere un’emergenza: nei primi mesi del 2025, sulla base dei dati di alcune associazioni, si contano 70 femminicidi. Numeri che ci ricordano quanto sia urgente intervenire, oltreche' con modifiche del codice penale, con un cambiamento profondo della nostra cultura.
Il Parlamento, oltre ad aver definito giuridicamente il femminicidio, ha compiuto un passo storico con il voto unanime che inserisce finalmente nel nostro ordinamento il principio che senza consenso è stupro.
Una legge attesa, che mette al centro la volontà della donna e allinea l’Italia alla Convenzione di Istanbul, evitando che nei processi si giudichino ancora comportamento, abbigliamento o resistenza delle vittime.
È un risultato frutto di un lavoro condiviso e trasversale, che oggi rappresenta un punto fermo. Ma non basta. Per prevenire davvero la violenza servono educazione sessuo-affettiva, formazione degli operatori e sostegno concreto alle vittime. Educare non è un’opzione: è la condizione per costruire una società più giusta e la cultura del rispetto.
“Subito investimenti e Piano Nazionale per l'Educazione affettivo-sessuale nelle scuole”
Il Partito Democratico voterà convintamente a favore dell'introduzione del reato specifico di femminicidio, riconoscendo finalmente la natura odiosa e strutturale di questo crimine. È un segnale potente e un atto dovuto alle famiglie delle vittime che si sono sentite dire per anni che la loro tragedia era una questione privata. Lo Stato c’è e riconosce che uccidere una donna in quanto donna affonda le radici in un terreno specifico.
Tuttavia, non usiamo questa legge per pulirci la coscienza: la repressione, da sola, non fermerà i femminicidi. Riconoscere che il fenomeno è strutturale significa affrontarlo culturalmente, e per farlo bisogna colmare tre vuoti. Servono subito dati aggiornati e banche dati che comunichino tra loro per valutare l'efficacia delle misure; servono risorse certe e ingenti per i centri antiviolenza e per la rete di protezione. Ma soprattutto, serve il coraggio di agire sulla ‘sedimentazione millenaria’ del patriarcato, come riconosciuto anche da questo Governo. La radice si estirpa a scuola: è indispensabile introdurre un Piano Nazionale per l’Educazione all’Affettività e alla Sessualità, l'unico strumento in grado di dare ai nostri giovani gli strumenti per gestire il desiderio, il rispetto e il consenso, sottraendoli ai modelli tossici e alla confusione tra pornografia e realtà. La repressione punisce il colpevole; la cultura salva la vittima. Lavoriamo insieme sulla cultura, o questa legge sarà solo un monumento funebre.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico, Rachele Scarpa, durante la discussione in Aula sul provvedimento.
"Bene che oggi il Parlamento approvi due leggi che modificano il codice penale sul tema della violenza alle donne, ma bisogna agire anche sulla prevenzione". Lo dice la deputata Sara Ferrari, capogruppo del PD in commissione bicamerale sul femminicidio e la violenza. "Mentre oggi la Camera vota il reato di femminicidio, il Senato approva definitivamente la legge sul consenso nei rapporti sessuali, che ci avvicina finalmente ai Paesi europei più avanzati e promuove il rispetto per la volontà delle donne, che va insegnato fin da piccoli, per costruire rapporti corretti e non tossici. Così si fa prevenzione della violenza. Continueremo ad insistere però, affinché la destra convinca i suoi ministri, all'istruzione, alla giustizia, alle pari opportunità che questo è quello che serve per il vero contrasto al fenomeno strutturale della violenza, di cui deve farsi responsabile il sistema pubblico.
“Le priorità infrastrutturali del Mezzogiorno sono chiare da anni: collegamenti ferroviari efficienti, mobilità quotidiana per cittadini e pendolari, risorse idriche, investimenti sulla sicurezza del territorio, porti moderni e reti che uniscano davvero Calabria e Sicilia al resto del Paese. È su questo che dovrebbero concentrarsi le risorse dello Stato, non su un’opera propagandistica e insostenibile come il Ponte sullo Stretto.
Per questo saremo tutti in piazza a Messina, per dire con forza no al Ponte, un progetto che finirà per bloccare lo sviluppo del Sud invece di promuoverlo. Perché i fondi necessari stanno già sottraendo investimenti fondamentali ai territori, con l’obiettivo di finanziare un’opera inutile che anche la Corte dei Conti ha fortemente criticato.
Serve una nuova fase, seria e trasparente, che rimetta al centro le reali necessità delle comunità. Le violazioni emerse in questi mesi sono eclatanti: sia sul fronte della concorrenza, con procedure forzate e scorciatoie legislative, sia sul fronte ambientale, con rischi enormi ignorati o minimizzati.
Il Paese non ha bisogno di un monumento alla propaganda, ma di infrastrutture che migliorino davvero la vita delle persone. Continueremo a batterci, insieme ai cittadini, per difendere le vere priorità del Mezzogiorno e impedire che si sprechino risorse preziose in un progetto sbagliato in ogni suo aspetto” così una nota
Del capogruppo del Pd nella commissione trasporti della camera e segretario regionale in Sicilia, Anthony Barbagallo.
“Sulla violenza contro le donne, gli uomini non devono sentirsi chiamati in causa per solidarietà ma solo per responsabilità: è a noi uomini che spetta di cambiare”. Lo dichiara in Aula il deputato Pd, Andrea Rossi durante la discussione generale del disegno di legge sul delitto di femminicidio. “La violenza contro le donne – continua il parlamentare dem - non è un'emergenza improvvisa ma un fenomeno radicale strutturale e quotidiano, un sistema che mette in discussione la libertà e l'autonomia delle donne. E non si può dire 'mai più' se non si affronta il perché il numero di femminicidi non diminuisce”. “Oggi in Parlamento – aggiunge Rossi - con l'approvazione del reato di femminicidio si fa un passo comune e si afferma che questo non è un omicidio come gli altri né un'aggravante”.
“Ma la repressione non è sufficiente a invertire la rotta e cambiare la radice culturale che ancora oggi si chiama patriarcato, quella struttura che nega l'autonomia delle donne. È l'educazione la risposta: l'educazione al rispetto, al consenso, alla affettività e alla sessualità. Se non offriamo ai nostri giovani gli strumenti educativi minimi, il vuoto verrà colmato dai social, dalle polarizzazioni e dai modelli tossici che parlano più forte delle istituzioni”, conclude Rossi.
“Il governo ha operato un definanziamento silenzioso e inaccettabile delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) all'interno del PNRR, tagliando le risorse da 2,2 miliardi di euro a soli 795,5 milioni. Questa scelta, combinata con la decisione del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del GSE (Gestore dei Servizi Energetici) di confermare la chiusura dello sportello per i contributi al 30 novembre, configura di fatto una chiusura anticipata della misura, in totale contrasto con gli impegni europei e la visione di una transizione energetica giusta e partecipata. Stiamo parlando di un atto grave che rischia di vanificare le progettualità già avviate da centinaia di Comuni, enti del Terzo Settore e cooperative che, confidando nella dotazione originaria, si sono impegnati per contrastare la povertà energetica e favorire l’autoconsumo diffuso. Chiediamo se il governo sia a conoscenza degli effetti combinati della riduzione della dotazione finanziaria e della chiusura dello sportello GSE al 30 novembre 2025 e se non ritenga che tale scelta configuri una chiusura anticipata della misura rispetto agli obiettivi e agli impegni originariamente assunti, compromettendo il pieno conseguimento del target e di disperdere progettualità già avviate”. Così il vicepresidente in commissione Attività produttive Vinicio Peluffo e il capogruppo dem Alberto Pandolfo in un’interrogazione parlamentare.
“L’obiettivo originario del PNRR per le CER, che prevedeva l'installazione di 2 GW entro giugno 2026 e 5 GW entro fine 2027 di nuova potenza rinnovabile, è messo seriamente a rischio da questa gestione confusa e al ribasso da parte dell'esecutivo. Nonostante il ministero dell’Ambiente abbia prorogato lo sportello per recuperare i ritardi accumulati, il taglio drastico delle risorse e la chiusura forzata del bando creano incertezza, penalizzando proprio quei soggetti (in particolare i Comuni fino a 50.000 abitanti) che solo di recente hanno potuto finalizzare i progetti. È essenziale che il governo fornisca una risposta chiara e un piano di rifinanziamento strutturale che permetta alle CER di diventare il pilastro della decentralizzazione energetica del Paese, evitando che le scelte attuative si traducano in una clamorosa occasione persa a danno dei territori”.
“Sei milioni e 400 mila donne, in Italia, hanno subito almeno una violenza, fisica o sessuale, nel corso della loro vita. Dall’inizio dell’anno ci sono stati almeno 89 femminicidi, ma non esistono dati ufficiali. Sono numeri agghiaccianti ai quali devono sommarsi quelli della disparità salariale e occupazionale”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, nella giornata del 25 novembre.
“L’Italia è un Paese ancora profondamente sommerso nella cultura patriarcale e fatica a uscirne fuori, anche con l’aiuto di certe dichiarazioni da chi si trova nelle istituzioni - prosegue la deputata dem - La speranza arriva da quelle piazze piene di persone che lottano insieme, ma anche dalle donne nelle istituzioni che possono fare la differenza e da quei momenti di unità come nel caso della recente approvazione alla Camera della proposta di legge sul consenso libero, attuale e sempre revocabile”.
“C’è ancora tanta strada da fare, dobbiamo lottare ancora, sempre. Difendere tutte vuol dire lottare ancora. Il 25 novembre è tutti i giorni: dentro e fuori le istituzioni” conclude Gribaudo.
“Desidero esprimere il mio cordoglio per la scomparsa di Bruna Pinasco, una figura amata e stimata che ha accompagnato con discrezione e profondità uno dei protagonisti della nostra cultura. La sua presenza gentile e il suo ruolo umano, sempre vissuto con riservatezza, hanno lasciato un segno indelebile”: è quanto di chiara la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè sulla morte della moglie di Sergio Staino.
“Mi unisco al dolore dei familiari e di tutti coloro che le hanno voluto bene. La sua memoria resterà legata a una stagione significativa della vita culturale del nostro territorio, che continueremo a custodire con rispetto e gratitudine”: conclude.
“Nel voto di ieri c'è anche un pezzo di Toscana. La vittoria del Pd e l'affermazione forte del campo progressista portano con sé il lavoro, l'impegno e la visione della nostra regione. Alla Toscana, al nostro Partito democratico e alla nostra coalizione si deve un pezzo fondamentale della costruzione di quell'alleanza larga che ha permesso di vincere in Puglia e Campania. Ricordo la fatica, la pazienza, la perseveranza nel costruire questa opzione anche qui da noi: l’impegno del Pd Toscana in stretto collegamento con il nazionale, la volontà delle altre forze politiche di credere in questo progetto, il lavoro del presidente Giani in questa direzione. In certi momenti, molti ci guardavano come allucinati, come marziani. Oggi si capisce che eravamo terrestri con una visione ancorata alla concretezza.
Oggi il Pd e il campo progressista escono più forti nelle regioni che torniamo a governare, con una prospettiva vera e realistica: essere competitivi per le politiche del 2027 e per le amministrative del prossimo anno. È stata premiata la politica che parla di proposte, contenuti, idee. La politica che sta vicina ai problemi delle persone. Quanto più siamo davvero prossimi alle persone - e non occupati in discorsi politicisti - tanto più il Pd e il centrosinistra vengono premiati. Siamo contenti, soddisfatti, pronti a continuare questo percorso”. Così il segretario del Pd Toscana Emiliano Fossi.
“Sono dalla parte degli ispettori e le ispettrici del lavoro, che oggi sono scesi in piazza in tutta Italia e soprattutto sotto al Ministero del Lavoro. L’INL è un ente fondamentale per la prevenzione e la cultura della sicurezza sul lavoro, occorre preservarlo e garantire tutele e diritti a chi svolge un compito così importante”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’Inchiesta sulle condizioni di lavoro.
“Quello che chiedono è prima di tutto rispetto della figura professionale, troppo spesso dimenticata nonostante i solenni annunci fatti dal Governo dopo gravi infortuni sul lavoro, a cui non seguono mai azioni concrete per potenziare e rendere funzionale l’ente - prosegue Gribaudo - Sappiamo che ci sono addirittura difficoltà a coprire i posti messi a bando, segnale che indica come alle competenze, professionalità e responsabilità di queste lavoratrici e lavoratori non corrisponda un sufficiente riconoscimento”.
“Modernizzazione della struttura informatica, forme di welfare aziendale, trattamento economico adeguato, superamento della logica svilente dei numeri nelle attività di vigilanza per tornare ad un approccio più incentrato sulla qualità: ci chiedono un intervento immediato, che potrebbe essere inserito nel Decreto Sicurezza sul Lavoro, che così com’è è insufficiente per contrastare nel concreto le morti e gli infortuni” conclude Gribaudo.
Sala stampa della Camera dei deputati, martedì 25 novembre – ore 13:00
Si terrà oggi, 25 novembre, alle ore 13:00, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, la conferenza stampa di presentazione del Corteo Nazionale NO PONTE in programma a Messina il 29 novembre.
L’iniziativa è promossa da un fronte ampio e trasversale: oltre 80 associazioni, comitati, partiti e movimenti che negli anni hanno espresso un impegno costante contro il progetto del Ponte sullo Stretto e per un modello di sviluppo reale, sostenibile e fondato sui bisogni dei territori. Durante la conferenza stampa saranno illustrati i contenuti politici della mobilitazione, alla luce anche dei recenti rilievi e dinieghi della Corte dei Conti, che hanno messo in evidenza criticità rilevanti del progetto:
* assenza di coperture finanziarie certe,
* rischi di squilibrio nella spesa pubblica,
* elementi progettuali non definiti o incoerenti,
* timori fondati sui potenziali impatti economici, ambientali e sociali,
* incertezza sui tempi, sulla sicurezza e sulla governance dell’opera.
Si tratta di osservazioni che confermano quanto comitati, cittadini ed esperti denunciano da anni: il Ponte non è una priorità, non è una soluzione ai problemi strutturali del Sud e rischia di assorbire risorse fondamentali per infrastrutture realmente necessarie – dalla messa in sicurezza del territorio al trasporto pubblico, dai collegamenti ferroviari alla manutenzione ordinaria e straordinaria.
Il corteo del 29 novembre sarà dunque una grande manifestazione nazionale, aperta a tutti e tutte, per ribadire una visione alternativa: sviluppo, lavoro, mobilità, tutela dell’ambiente e sicurezza del territorio non si costruiscono con mega-opere irrealistiche, ma con investimenti concreti, verificabili e sostenibili.