“È arrivato il momento di parlare dei problemi reali dei cittadini, a partire da chi non riesce più a permettersi un affitto o una casa in cui vivere serenamente. In tutta Italia, da Nord a Sud, cresce l’emergenza abitativa: lo denunciano gli enti locali, le associazioni e le audizioni svolte in commissione. È un tema che non può più essere rinviato”. Lo ha detto in Aula alla Camera, Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente, richiedendo un’informativa urgente a Giorgia Meloni e Matteo Salvini sul Piano Casa.
“Il governo – ha aggiunto l’esponente Pd - da tempo annuncia un Piano Casa che però non arriva o appare frammentato e senza direzione. Nell’articolo 134 della manovra relativo al Fondo sociale per il clima, sono previsti quasi 9 miliardi per l’efficientamento energetico delle abitazioni, ma non c’è ancora chiarezza su come saranno utilizzati. È grave che una misura così importante resti sulla carta, mentre migliaia di famiglie non riescono più a sostenere il costo dell’abitare”.
“Serve – ha concluso Simiani - un confronto vero in Parlamento. Chiediamo che la commissione esamini subito le proposte di legge delle opposizioni già depositate e che il governo venga a riferire su quali interventi intenda adottare. Le famiglie, gli inquilini, chi ogni mese fatica a pagare l’affitto meritano risposte concrete, non annunci”.
“L’Europa vive un momento delicatissimo, stretto tra guerre, crisi geopolitiche e tensioni commerciali. In questo contesto serve più Europa, non meno Europa. Il mantra della presidente Meloni, che vuole un’Unione che faccia meno, è sbagliato. Noi chiediamo un’Europa che faccia di più e meglio, capace di proteggere davvero i cittadini di fronte a sfide globali che nessun Paese può affrontare da solo”. Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Ue, durante le dichiarazioni di voto sulle mozioni in materia di politiche di coesione.
“Le politiche di coesione – ha aggiunto l’esponente dem - sono il cuore del progetto europeo, ma oggi rischiano di essere svuotate. La proposta della Commissione di accentrare la gestione dei fondi, unificandoli con altri strumenti, mette in pericolo il principio di sussidiarietà e l’autonomia dei territori. È lo stesso modello che il ministro Fitto ha applicato in Italia, centralizzando le risorse del Fondo di sviluppo e coesione e producendo ritardi enormi. Così si indebolisce il Mezzogiorno, ampliando e aggravando i divari territoriali esistenti”.
“Il governo Meloni – ha concluso De Luca - con l’autonomia differenziata, con la gestione politicizzata dei fondi e con la resa ai dazi imposti da Trump, lavora contro l’Europa e contro l’interesse nazionale. Noi continueremo a difendere l’unità del Paese, la giustizia territoriale e sociale, e un’Europa solidale che sostenga famiglie, imprese e territori. Perché chi indebolisce l’Europa indebolisce l’Italia”.
“Altro che ‘manovra in divenire’: in divenire ci sarà solo la crisi di interi settori della cultura, a partire da quello cinematografico e audiovisivo, che il governo sta sacrificando sull’altare dei propri pregiudizi ideologici e dei veleni interni alla maggioranza apportando tagli scellerati”, così la capogruppo del Pd in commissione cultura alla Camera, Irene Manzi, replica al ministro Giuli, che ha cercato “di sminuire le critiche che tutti i settori della cultura stanno muovendo nei confronti della sua gestione”.
“Non esistono manovre in divenire – aggiunge Manzi – i conti dello Stato sono chiari, e i tagli che Giuli ha avallato in Consiglio dei ministri ricadranno sui comparti culturali per tutto il prossimo anno e compromettendo anche investimenti pluriennali. Il resto sono solo prese in giro, che confermano l’assenza di consapevolezza e ascolto del governo Meloni delle reali difficoltà che stanno attraversando interi settori di sua competenza come il cinema e lo spettacolo dal vivo , e che Giuli continua a fingere di non vedere.”
“Ancora una volta, la cultura viene trattata dal Governo come un costo da tagliare, non come un investimento per il futuro del Paese. Il taglio di oltre mezzo miliardo di euro al Fondo Cinema è un colpo durissimo per un settore già provato da incertezze, decisioni improvvisate e assenza di visione strategica. Le associazioni di categoria, con una rinnovata e non scontata unità, denunciano le gravissime ricadute occupazionali e produttive di questa scelta e chiedono lo stop a uno smantellamento che colpisce una delle eccellenze italiane riconosciute nel mondo”
Così in una nota il deputato democratico, componente della commissione cultura della Camera, Matteo Orfini. “Il Governo, - aggiunge il democratico - invece di ascoltare, continua a usare la cultura come strumento politico e ideologico, colpendo in modo pretestuoso i settori considerati “ostili” solo perché liberi e non allineati.
Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ignora colpevolmente gli appelli del mondo del cinema e delle arti, limitandosi a eseguire, come un liquidatore fallimentare, il mandato politico della Presidente Meloni: smantellare un comparto vitale, indipendente e pluralista. Un settore che fino alla "cura Meloni" ha restituito lavoro e ricchezza in misura assai superiore alle risorse pubbliche investite.
Chiediamo al Governo di fare marcia indietro su questi tagli irresponsabili e ingiustificati e di avviare un confronto serio con chi ogni giorno fa vivere la cultura italiana”, conclude Orfini.
“Uno strano silenzio da parte di chi, di fronte a certi fatti di cronaca, non perde occasione per commentare come un qualsiasi influencer. Non si perde mai occasione per puntare il dito quando la violenza riguarda ‘il diverso’, un manifestante o un migrante. Quando però la violenza nasce altrove, quando affiora in contesti che toccano certe aree o ambienti, allora tutto tace. Non si tratta di fare propaganda o di usare un episodio per colpire l’avversario politico. Sarebbe stupido, e anche ingiusto. Ma è altrettanto sbagliato fingere che non esista un problema, che la violenza non si annidi anche in luoghi e ambienti che preferiamo non guardare o vogliamo non vedere”. Così il deputato dem Andrea Rossi in un lungo post pubblicato sui social.
“Il tema – prosegue l’esponente Pd - non è nuovo. È la conferma di un fenomeno che attraversa la nostra società e che abbiamo già discusso: la violenza non è più un’eccezione, ma un linguaggio diffuso. È dentro le piazze, nelle curve, nei bar, nei social. È diventata un modo di stare nel mondo, una forma di appartenenza tossica. Proprio per questo serve uno sguardo più lucido e meno ipocrita con frange del tifo organizzato, che non va confuso con i tifosi e parte del mondo ultras. Non amo i giudizi affrettati e le contrapposizioni, il bianco e nero esiste solo come colore della squadra amata. Lo dico quindi a ragion veduta e per esperienza personale, visto la mia conosciuta passione per il calcio e per il tifo, di chi nella sua vita per decenni ha fatto l’abbonamento in curva. Chi vive la curva sa che quella è una comunità fatta di passione, di identità popolare, di emozione condivisa. Ma dentro quella stessa comunità, da anni, si muovono anche realtà che nulla hanno a che vedere con lo sport: gruppi che usano la passione per costruire potere, intimidazione, affari”.
“Ecco perché – conclude Rossi - serve parlarne, e serve farlo con serietà. Non bastano indagini occasionali o repressioni episodiche: serve un lavoro sistematico, trasparente, come quello proposto dal collega Mauro Berruto con l’idea di una commissione parlamentare d’inchiesta sul mondo del tifo organizzato. Non per generalizzare o condannare, ma per conoscere e capire se si annida uno strano intreccio con infiltrazioni malavitose, affari e ideologie. Se lo sport e il tifo rappresentano un fenomeno sociale che coinvolge milioni di italiani, devono essere anche un terreno di responsabilità politica e istituzionale. Il calcio, come lo sport in generale, è un patrimonio collettivo: appartiene a chi lo vive con passione, non a chi lo usa per fare violenza, propaganda o affari illeciti. Per questo mi chiedo perché il Parlamento continui a ignorare la proposta seria e concreta del collega Berruto di istituire una commissione d’inchiesta sul tifo organizzato. Non è un tema di destra o di sinistra: è una questione di verità, trasparenza e rispetto per chi vive lo sport per quello che è. Perché se di fronte a tutto questo si continua a tacere, allora sì, tutto tace, ma a perdere è la nostra idea di comunità”.
“La libertà di stampa è un principio fondamentale e irrinunciabile in ogni democrazia. Il tentativo di isolare o intimidire i giornalisti rappresenta un segnale grave e preoccupante per la salute del nostro sistema democratico. È inaccettabile che si cerchi di limitare l’informazione o di colpire chi svolge con serietà e indipendenza il proprio lavoro. Per questo chiediamo che il Governo e tutti coloro che hanno promosso querele temerarie contro il giornalista Ranucci le ritirino immediatamente. Allo stesso modo, è urgente che venga sbloccata la Commissione di Vigilanza RAI, ferma da oltre un anno. Il suo stallo impedisce il corretto funzionamento del servizio pubblico e costituisce, di fatto, un ostacolo alla libertà e al pluralismo dell’informazione. Bloccare l’informazione di un Paese significa minare le basi stesse della democrazia. È tempo che le istituzioni dimostrino rispetto per la libertà di stampa e per il diritto dei cittadini ad essere informati” così il capogruppo democratico in commissione di vigilanza Rai, Stefano Graziano a margine della manifestazione di piazza stanti apostoli a Roma ‘per la libertà di stampa’.
“La carenza di infermieri non si risolve accorciando i percorsi di studio, ma valorizzando la professione: migliori condizioni di lavoro e riconoscimento del ruolo. Chi lavora ogni giorno per la salute pubblica merita più riconoscimento e più risorse, non scorciatoie che rischiano di compromettere la qualità e la sicurezza delle cure. Poi magari arriveremo a proporre anche un liceo per avvocati e uno per commercialisti? Sono davvero senza parole”.
Così sui social il deputato democratico Mauro Laus replica alle parole del leghista Garavaglia, Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato che ha detto “Crisi infermieri? Colpa della formazione troppo lunga. Meglio un liceo abilitante.”
“Il Partito Democratico si asterrà sul ddl in materia di minori in affidamento, per un atteggiamento di responsabilità ma anche per una valutazione critica di un testo che, pur nascendo con buone intenzioni, rischia di produrre più burocrazia che tutela”. Lo ha detto in Aula alla Camera, la deputata Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione Infanzia e Adolescenza, nel corso delle dichiarazioni di voto finali.
“Condividiamo pienamente l’obiettivo di migliorare il monitoraggio dei minori collocati fuori dal nucleo familiare, ma la costruzione normativa approvata dalla maggioranza – spiega l’esponente dem – rischia di appesantire un sistema già complesso. I nuovi registri e osservatori istituiti dal provvedimento duplicano banche dati già esistenti, come il sistema informativo del ministero del Lavoro, creando sovrapposizioni e disallineamenti che non aiutano i Comuni né gli operatori del settore. Preoccupa inoltre la vaghezza della norma sui cosiddetti ‘collocamenti impropri’, che rischia di generare confusione sulle competenze tra servizi sociali, Tribunali e amministrazioni locali. E soprattutto, ancora una volta, non ci sono risorse: la clausola di invarianza finanziaria rende questo intervento un’operazione solo formale”.
“Per il Pd – conclude Di Biase – la vera priorità resta il rafforzamento delle famiglie, la prevenzione, il sostegno economico e psicologico ai nuclei fragili, e un fondo nazionale per l’affido. Continueremo a vigilare perché la tutela dei minori resti al centro delle politiche pubbliche, non della burocrazia”.
I gruppi parlamentari di PD, M5S, AVS, IV e +Europa hanno scritto al Presidente della Commissione Affari Costituzionali, Nazario Pagano, e per conoscenza al Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, per stigmatizzare formalmente la mancata convocazione delle sedute di interrogazioni a risposta immediata in commissione, nonostante le ripetute richieste dell’opposizione. Nella lettera si ricorda che, secondo l’articolo 135 ter del Regolamento della Camera, le interrogazioni a risposta immediata devono svolgersi due volte al mese. Tuttavia, dall’inizio dell’anno ad oggi, sono state svolte solo due sedute di question time (22 gennaio e 20 febbraio) e tre sedute di interrogazioni a risposta in commissione (2 aprile, 19 marzo e 28 maggio), per un totale complessivo di appena cinque atti di sindacato in dieci mesi. I gruppi sottolineano che “tale situazione non appare più sostenibile, comprimendo da un lato in modo inammissibile gli strumenti e le prerogative dei parlamentari, in particolare di quelli appartenenti ai gruppi di opposizione, e dall’altro indebolendo lo strumento principale con cui si rappresentano le esigenze di settori più o meno ampi della cittadinanza”. La richiesta dei gruppi è chiara: “le opposizioni devono poter interloquire con il governo nelle sedi istituzionali. Sono tante le questioni costituzionali aperte su cui è assordante il silenzio del governo, auspichiamo – concludono i capigruppo delle opposizioni della prima commissione di Montecitorio – che il Presidente Pagano presti attenzione a questa ennesima richiesta”.
Dopo una prima giornata ricca di spunti e di dialogo, mercoledì 22 ottobre proseguono gli Stati Generali sulla Salute e la Sicurezza sul Lavoro, organizzati dalla Commissione d’inchiesta parlamentare sulle condizioni di lavoro della Camera dei Deputati presieduta dall’onorevole Chiara Gribaudo, in collaborazione con la Presidenza della Camera dei Deputati.
L’appuntamento è alle 9.30 a Montecitorio, nella Sala della Lupa, dove si terrà il panel sulla formazione e sugli infortuni nell’ambito scolastico, con un saluto della Vicepresidente della Camera dei Deputati Anna Ascani e un intervento introduttivo di Patrizia Marrocco, vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta. Gli interventi saranno di Nunzia Catalfo (INAIL), Alessia Rosolen (assessora al Lavoro della Regione Friuli-Venezia Giulia), Mariaelena Dentesano e Dino Parelli che presenteranno la Carta di Lorenzo, Chiara Marciani (Assessora alle Politiche Giovanili e al Lavoro del Comune di Napoli) che racconterà Percorsi Sicuri. Educazione alla salute e sicurezza sul lavoro nei percorsi di formazione scuola-lavoro, Marco Ferro (fondatore Mindful safety), Raffaella Briani (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione), Massimiliano Sonno (Formedil).
Alle 11.30 si prosegue parlando di tecnologie nell’ambito della salute e la sicurezza sul lavoro, con un intervento introduttivo di Marco Cerreto (Deputato componente della Commissione parlamentare di inchiesta), con la presentazione del progetto Start da parte di Vincenzo Cangemi, Melania Talarico e Patrizia Agnello, con Stefano De La Torre (Safety on Chain Srl), Matteo Vellone (Antea Studio Srl), Giovanni Maria Riccio (Università di Salerno). Nel pomeriggio, dalle 14.30, si discute di Intelligenza Artificiale con uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che analizza le pratiche più virtuose adottate dalle imprese italiane in materia di salute e sicurezza sul lavoro, con Tiziano Treu e Michele Faioli, mentre a seguire ci saranno tre tavoli su patente a crediti e il nuovo accordo stato-Regioni sulla formazione, logistica e benessere mentale.
“Quasi duemila ex lavoratori Alitalia rischiano di restare definitivamente esclusi dal mercato del lavoro dopo anni di servizio e un lungo periodo di cassa integrazione. È una ferita sociale e istituzionale che il governo non può ignorare”. Lo dichiara il deputato Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti e primo firmatario di un’interrogazione ai ministri del Lavoro, delle Imprese e del Made in Italy e dell’Economia, insieme ai colleghi dem Andrea Casu, vicepresidente della commissione Trasporti e Arturo Scotto, capogruppo in commissione Lavoro.
“Con la cessazione delle attività di volo di Alitalia e il subentro di ITA Airways – spiega l’esponente Pd – quasi duemila lavoratori, molti dei quali con oltre 25 anni di servizio, si sono ritrovati senza tutele, senza prospettive e con una NASpI insufficiente a garantire una reale transizione occupazionale. È necessario prorogare gli ammortizzatori sociali e avviare un tavolo di confronto permanente con le parti sociali per individuare percorsi di reinserimento e riqualificazione professionale”.
“Il governo – conclude Barbagallo – deve inoltre verificare i criteri di assunzione adottati da ITA Airways, accertando se sia stata rispettata la priorità nei confronti del personale proveniente da Alitalia. Non è accettabile che chi ha servito per anni una compagnia di bandiera pubblica venga oggi abbandonato”.
“Il Partito Democratico voterà contro la proposta di legge Italia in scena perché si tratta di un provvedimento debole nei contenuti e improprio nella forma”. Lo ha detto in Aula alla Camera la deputata dem Giovanna Iacono, componente della commissione Cultura, intervenendo in dichiarazione di voto sulla proposta di legge sul Codice dei beni culturali e sull’istituzione del circuito “Italia in scena”.
“È singolare – spiega l’esponente Pd – che una proposta di legge riprenda esattamente il titolo di un libro del suo stesso proponente e presidente della commissione Cultura, Federico Mollicone. Un atto parlamentare non può trasformarsi in una vetrina personale o nel prolungamento di un’operazione editoriale: il Parlamento è il luogo in cui si tutelano l’interesse generale e la sobrietà delle istituzioni”.
“Nel merito – conclude Iacono – il testo presenta gravi criticità: vaghezza degli strumenti attuativi, assenza di un piano finanziario strutturato, eccessiva enfasi sulla promozione a scapito della tutela. La cultura non può ridursi a un format o a un brand: valorizzare significa rendere fruibile il patrimonio nel rispetto della sua identità e del suo valore pubblico. L’Italia non ha bisogno di nuove scenografie legislative, ma di investimenti stabili, risorse e tutele per chi lavora nella cultura. La cultura è un diritto, non un ornamento, e va sostenuta con politiche solide, non con slogan”.
“Mentre alla Camera maggioranza e opposizioni lavorano in concerto per contrastare la piaga delle morti sul lavoro e per dialogare sulla sicurezza durante gli Stati Generali con le parti sociali, quanto sta avvenendo al Senato è di una gravità assoluta: approvare la cosiddetta ‘certificazione di filiera’ significa fare un passo indietro sulla sicurezza e delegittimare il lavoro di qualità”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, al Senato per il convegno ‘Il decalogo sulla sicurezza sui luoghi di lavoro’.
“Dobbiamo dircelo chiaramente: mentre ai convegni proposte utili dal confronto, qualcuno forza e al Senato si approvano norme che legalizzano il caporalato - prosegue la deputata dem - Lo dico al Governo presente in sala: siamo ancora in tempo, fermatevi” ha concluso Gribaudo.
La norma sugli affitti brevi va anche bene ma per chi ha tante superfici affittate e fa trust, non per le piccole famiglie che integrano lo stipendio o la pensione e poi dovrebbe essere accompagnata da una più attenta normativa urbanistica sui troppo facili cambi di destinazione d’uso che stanno crivellando i centri storici”. Lo scrive in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“In questa finanziaria - continua Morassut - manca qualunque idea sugli affitti lunghi e sul sostegno al mercato dell’affitto per il quale sarebbe cosa buona e giusta favorire la destinazione all’affitto concordato coi Comuni del 20 per cento della nuova produzione edilizia residenziale, magari con qualche incentivo di superficie. Il mercato dell’affitto ‘lungo’ va totalmente ricostruito, perché sul vecchio patrimonio di proprietà sono passati cinquant’anni di storia e non tornerà più”.
In Italia serve “un sistema istituzionale ed elettorale alla francese: semipresidenziale, maggioritario, uninominale con il doppio turno. Non ha praticabilità immediata questo discorso? Si deve partire dalle idee e non dai numeri e soprattutto dalla gente che in grande maggioranza preferirebbe questo sistema”. Lo scrive il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, in un articolo sul Riformista in cui affronta molti dei temi che caratterizzano l’attuale dialettica nel centrosinistra.
Per Morassut, serve “una patrimoniale sulle grandi rendite e i grandi patrimoni, oltre i 10 milioni di euro. Una misura che può garantire ogni anno circa 15 miliardi in più per il bilancio dello Stato da destinare alla riconversione ecologica ‘giusta’, per sollevare le condizioni delle classi popolari e dei ceti medi nel campo della casa e della mobilità”.
E ancora: “Serve una nuova Legge Urbanistica Nazionale per il governo del territorio. Una legge semplice - sottolinea il deputato dem - ma forte e di pochi inderogabili principi che contenga le linee per la rigenerazione urbana e l’azione sulla casa e che sollevi le periferie e le aree interne gravate dall’insormontabile ostacolo del basso valore del mercato immobiliare”.
“Va detto con nettezza - scrive ancora Morassut - che il Pd si batte per nazionalizzare ILVA a Taranto e difendere l’acciaio italiano attraverso una riconversione sostenibile degli impianti, possibile solo attraverso la mano pubblica”.
Morassut ha poi rilanciato una sua proposta di legge depositata alla Camera, che ridisegna la geografia del Paese: “le Regioni - spiega - debbono essere ridotte ad un massimo di 12. Troppe Regioni sono un peso per la spesa pubblica ed opprimono l’autonomia del Comuni. Si torni, poi, alle Province elettive e si dia un ordinamento speciale con potestà legislative concorrenti alle tre grandi città metropolitane a vocazione internazionale come Roma, Milano e Napoli”.